Sulle ricadute sanitarie in relazione all’attività produttiva attuale e soprattutto futura del siderurgico, da tempo si sta giocando una partita silenziosa lontano dai riflettori. Corredata da studi, pareri, dati scientifici, deduzioni e contro deduzioni, e dalla quale la gran parte degli attori protagonisti e non è del tutto esclusa.

Al centro della contesa, oltre all’AIA ed alla sua validità in relazione a diverse prescrizioni, vi è il documento di Valutazione d’Impatto Sanitario redatto da Acciaierie d’Italia nel giugno 2024, sviluppato nell’ambito del procedimento istruttorio del Riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Che in realtà fu voluto dalla precedente struttura commissariale di Ilva in AS, guidata dai commissari Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo e completato a giugno 2023. 

Lo scorso 4 novembre, la società ha prodotto una revisione del documento finalizzata all’ottemperanza alla prescrizione n. 2 del Parere Istruttorio Conclusivo (PIC), nell’ambito del procedimento di riesame dell’AIA rilasciata con decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il 25/07/2025. A cui sono seguite le richieste di integrazione da parte dell’Istituto Superiore della Sanità e dell’ISPRA, alle quali l’azienda ha provveduto nel mese di dicembre.

Le conclusioni del documento di revisione della VIS redatto dai consulenti di parte (prof. Alfonso Cristaudo e dott.ssa ing. Annalisa Romiti), ricalcano molto da vicino quelle del primo. Ovvero ‘risultati positivi’ “nel passaggio tra l’assetto ante operam a quello post operam: per la valutazione con approccio tossicologico (“rischio ampiamente accettabile), per quella con approccio tossicologico cancerogeno (“significativa diminuzione del rischio”), ed in ultimo con approccio epidemiologico (“una significativa riduzione dei casi attribuibili per 10.000 abitanti per tutte le cause analizzate”).

Nel parere dello scorso 26 febbraio però, l’Istituto Superiore della Sanità evidenzia che “diversamente da come descritto e richiesto nelle note e pareri dell’ISS, nonché richiesto dalle Linee Guida VIS, lo studio deve poter consentire un’analisi di confronto tra la situazione ante operam, nel caso gli impatti determinati dalle emissioni dello stabilimento siderurgico prossime alla capacità di produzione di 6 Mt/anno di acciaio prima della realizzazione delle misure di adeguamento previste dal Piano Ambientale 2017, e la situazione post operam, ovvero la stima degli impatti avendo considerato realizzate tutte le misure del Piano sempre per una produzione di 6 Mt/anno”.

Pertanto, per quanto riguarda le emissioni degli inquinanti NO2 ed SO2 del siderurgico, è stato chiesto ad AdI “di completare l’aggiornamento dello studio effettuando le stime di impatto determinate sul territorio dalle emissioni di NO2 e SO2 emessi dagli impianti dello stabilimento siderurgico nello scenario emissivo riferito ad una produzione di 6 Mt/anno del 2016, anno utilizzato come scenario di riferimento ante operam”.

Stesso discorso per quanto concerne le emissioni della centrale termoelettrica AdI Energia S.r.l. In questo caso è stato richiesto di completare l’aggiornamento dello studio effettuando “le stime di impatto determinate dalle emissioni di tutti gli inquinanti emessi dalla centrale nello scenario emissivo riferito al 2016, in linea con quello utilizzato come scenario di riferimento ante operam per lo stabilimento siderurgico” e di “integrare le stime di impatto dello scenario post operam per gli inquinanti (formaldeide, SOV e NH3), che non sono stati inclusi e descritti nello studio trasmesso”. Infine deve essere effettuata la valutazione integrata degli impatti del siderurgico e della centrale sia nello scenario ante operam che post operam. 

In relazione alla valutazione per esposizione cutanea per gli arenili, l’ISS ha richiesto di completare lo studio utilizzandoi valori di riferimento indicati dalla Regione, dell’US EPA (l’Agenzia Statunitense per la protezione ambientale di novembre 2024), che rappresenta una banca dati riconosciuta a livello internazionale, nella quale i dati dei parametri tossicologici vengono continuamente aggiornati”.

Stessa richiesta per il punto relativo alle valutazioni degli scenari di esposizione in zone ricreative (parchi, giardini e cortili), al quale si contesta anche che “è stata considerata la via di esposizione cutanea per contatto dermico di sabbia/suolo sulle zone ricreative senza, tuttavia, dettagliare i valori dei fattori di esposizione utilizzati”.

Pertanto, per quanto attiene la Valutazione Tossicologica, l’ISS al fine di evidenziare la reale criticità dello stato attuale dell’aria e per individuare gli inquinanti di maggiore interesse su cui porre l’attenzione, ha richiesto di “considerare tutti gli inquinanti (valutazione per singola sostanza e cumulativa); tutte le vie di esposizione (inalatoria, orale e cutanea) per una valutazione del rischio aggregato; di utilizzare la concentrazione massima di ricaduta degli inquinanti, a prescindere dalla popolosità della zona impattata (medie giornaliere/orarie per il rischio acuto e medie annuali per quello cronico); di applicare i valori di riferimento più aggiornati e protettivi della salute, come ad esempio quelli dell’OMS per il rischio inalatorio e della Region US EPA per il rischio orale, sia per gli inquinati normati che non normati; di applicare il range di accettabilità del rischio cancerogeno US EPA, convenzionalmente individuato entro un intervallo di rischio posto tra 1×10-6 (meno di 1 caso su 1.000.000 di persone esposte per tutta la vita) e 1×10-4) più di 1 caso su 10.000), in cui si valuta l’applicazione di opportune azioni di mitigazioni, tenendo conto del contesto territoriale; di considerare anche il consumo di prodotti ittici nella valutazione dell’esposizione per via orale. La raccolta dei dati di bioaccumulo dei prodotti ittici è infatti prevista dalla prescrizione AIA n.77″.

Sulla descrizione dei profili di salute, l’aggiornamento degli studi epidemiologici e stime d’impatto tramite valutazione epidemiologica, l’ISS evidenzia che il profilo di salute deve essere rappresentato considerando tutte le cause d’interesse a priori.

Le cause d’interesse a priori nel caso dell’ex-ILVA sono le seguenti: insieme delle cause naturali, tutti i tumori, tumori della trachea bronchi e polmoni, tumori maligni del tessuto connettivo e altri tessuti molli, tumore maligno della mammella, tumore maligno della prostata, tumore maligno del rene, linfomi non Hodgkin, leucemie, malattie cardiovascolari, malattie ischemiche del cuore, infarto miocardico acuto, malattie cerebrovascolari, malattie dell’apparato respiratorio, malattie respiratorie acute, malattie polmonari croniche, asma, malattie glomerulari e tubulo-interstiziali, insufficienze renali, insufficienza renale cronica.

Per i codici nosologici riferiti alle diverse patologie vanno utilizzati i riferimenti riportati nell’ultimo rapporto SENTIERI disponibile (2023). Nella descrizione dei profili di salute, quale che sia la fonte (ad esempio, documentazione Valutazione Danno Sanitario, dati SENTIERI, dati dei registri tumori, etc.) per l’ISS vanno sempre considerate tutte le patologie d’interesse a priori.

La lettura complessiva dei dati relativi al profilo di salute permane dunque la seguente: “la popolazione interessata dalle emissioni dell’ex-ILVA – in particolare quella del Comune di Taranto – presenta diverse fragilità rispetto alla popolazione del territorio di riferimento (tanto regionale che provinciale). Tali fragilità riguardano spesso entrambi i sessi e sono presenti tanto per il profilo di salute generale, quanto per diverse patologie che compongono il profilo di salute specifico, ossia per patologie che vedono tra i possibili fattori di rischio anche gli inquinanti emessi dall’impianto ex-ILVA”.

Inoltre, nel parere ISS si legge che “le stime d’impatto tramite valutazione epidemiologica sono state aggiornate. Non è chiaro se quanto indicato in questo parere sugli scenari ante operam possa aver influito sulle stesse. Devono essere fate le opportune verifiche e, eventualmente, aggiornate le stime”.

Infine per gli aspetti relativi alla valutazione ecotossicologica, l’aggiornamento dovrà tenere conto delle raccomandazioni indicate nel parere inviato il 25 febbraio riguardante la prescrizione n.78 che prescrive al Gestore di presentare all’ISS e all’Autorità di controllo, entro 6 mesi dall’emanazione del provvedimento di rinnovo dell’AIA, una proposta di piano di indagini ecotossicologiche. Tali indagini devono riguardare i suoli, le acque superficiali interne e le aree marino-costiere potenzialmente impattate dall’installazione. La scelta delle stazioni di campionamento deve essere tale da rappresentare tutta l’area di impatto.

Acciaierie d’Italia dovrà rispondere entro il 3 aprile, al netto di eventuali proroghe. La questione quindi, è ancora una volta rinviata ad altri studi e approfondimenti: sino a quando?

*Sull’argomento leggi l’articolo Ex Ilva, una VIS (senza) polemica

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