L’Ordine degli Psicologi di Puglia ha lanciato un allarme sulla violenza giovanile, sottolineando che non si tratta solo di episodi isolati (l’ultimo l’accoltellamento a Bergamo di un insegnante da parte di un 13enne), ma di un sintomo di un disagio più profondo. Giuseppe Vinci, presidente dell’Ordine, afferma che la violenza giovanile è il prodotto di un ambiente segnato da disuguaglianze sociali, povertà educativa e indebolimento dei legami.
I giovani crescono in un contesto dove le opportunità sono scarse e i modelli identificativi incerti, e questo può portare a gesti impulsivi e violenti. I social media amplificano questo fenomeno, rendendo la violenza uno spettacolo. “I ragazzi non apprendono solo da ciò che diciamo loro, ma soprattutto da ciò che vedono”, afferma Vinci. “E troppo spesso il mondo degli adulti consegna messaggi contraddittori: chiede rispetto, ma pratica aggressività; invoca regole, ma legittima scorciatoie; condanna la sopraffazione, ma premia l’esibizione, la derisione, l’annientamento dell’altro”.
La soluzione non è solo la sanzione, ma la ricostruzione di legami, la riduzione delle disuguaglianze e una più seria assunzione di responsabilità da parte del mondo adulto. L’Ordine degli Psicologi di Puglia chiede investimenti in sostegno psicologico nelle scuole, programmi di educazione alle relazioni e contrasto alla povertà educativa.
“Molti adolescenti vivono immersi in una cultura in cui il confine tra esperienza e rappresentazione si assottiglia”, sottolinea Vinci. “Il dolore diventa contenuto, il conflitto diventa performance, la trasgressione diventa linguaggio di appartenenza. Se a questo si sommano isolamento, solitudine emotiva e assenza di riferimenti adulti credibili, la violenza può apparire non solo possibile, ma perfino normale”.
L’Ordine degli Psicologi di Puglia richiama la necessità di un investimento più ampio e strutturale per affrontare questo problema. “I ragazzi ci stanno dicendo, anche nei modi più distorti, che c’è un disagio le cui manifestazioni estreme devono essere fermate, ma che va ascoltato e affrontato con strumenti sociali, educativi, psicologici all’altezza della complessità del presente”, conclude Vinci.
Secondo il report della Procura presso il Tribunale dei Minorenni di Bari, i reati commessi dai minori sono aumentati del 42,6% nell’ultimo anno, colpendo soprattutto le province di Bari, Bat e Foggia.
I dati sono preoccupanti: 847 delitti iscritti dalla Procura per i minorenni, con un aumento del 42,6% rispetto all’anno precedente. Il Garante dei diritti dei minori della Regione Puglia, Piero Rossi, ha espresso la sua preoccupazione per la qualità dei reati e ha sottolineato l’importanza di individuare le cause del problema e di concentrare l’attenzione sulla prevenzione sociale.
Attualmente, i giovani reclusi nei 17 Istituti penali per minorenni (Ipm) in Italia sono oltre 600, e il numero totale dei giovani interessati da provvedimenti restrittivi è salito a 4.747 nei primi nove mesi del 2025. Oltre il 50% dei minori detenuti è di nazionalità straniera, e l’81,4% dei soli minorenni è detenuto in regime di custodia cautelare, in attesa di una sentenza.
Il fenomeno della devianza minorile è complesso e richiede una risposta articolata, che coinvolga non solo le istituzioni, ma anche la società civile e le famiglie. È necessario lavorare sulla prevenzione, sull’educazione e sulla rieducazione, per aiutare i giovani a trovare alternative alla violenza e alla delinquenza.