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Ciò che sembrava definitivamente perduto, torna nuovamente possibile. Il Comune di Taranto potrebbe ottenere, anche se in forma minore, un risarcimento danni dell’inquinamento patito dall’attività industriale dell’ex Ilva sino al 2005, all’epoca gestito dal gruppo Riva. E’ quanto stabilito oggi dal Tribunale civile di Milano, dove il processo iniziato a Taranto si è trasferito dopo il fallimento della società Ilva, la cui ragione sociale era (ed è ancora oggi) nel capoluogo lombardo.

Secondo quanto stabilito dal giudice civile, il Comune di Taranto e i Commissari Straordinari dell’Ilva in Amministrazione Straordinaria dovranno trovare un accordo che soddisfi le richieste dell’ente civico e nello stesso tempo sia accettato dai commissari: di fatto un accordo transattivo tra le parti. Il tutto dovrà avvenire entro il prossimo 18 settembre.

Entro il prossimo 24 maggio gli avvocati che difendono il Comune di Taranto, Massimo Moretti e Giuseppe Dimito, dovranno formulare una proposta di accordo, dalla quale però saranno escluse le spese effettuate in questi anni per bonificare alcune aree della città, visto che dal 2013 quelle attività sono di competenza del Commissario straordinario (ieri Alfio Pini, dal 2014 Vera Corbelli). Ricevuta la proposta, gli avvocati di Ilva in AS avranno tempo sino al 22 luglio per accettare la proposta degli avvocati dell’ente civio oppure formulare una controproposta. L’accordo tra le parti dovrà essere raggiunto entro il 18 settembre, giorno in cui è stata fissata l’udienza nella quale il giudice del Tribunale civile di Milano valuterà l’eventuale accordo raggiunto dalle parti.

Ricapitolando gli ultimi eventi

Nell’agosto del 2017, il Comune di Taranto decise di impugnare in Corte d’Appello la decisione del giudice delegato all’amministrazione straordinaria dell’Ilva, Caterina Macchi, del Tribunale fallimentare di Milano, di negare all’ente il risarcimento dei danni ambientali chiesto per ben 3,3 miliardi di euro.

Come infatti si ricorderà, come tutti gli altri creditori, il Comune si è infatti insinuato nel passivo della società dell’acciaio finita in amministrazione straordinaria a gennaio 2015 a fronte di un’insolvenza di 3,9 miliardi i euro. Il Comune capoluogo aveva avanzato la richiesta dopo la sentenza con cui la Corte di Cassazione, nel 2005, ha definitivamente condannato l’Ilva, la holdingl Riva Fire, l’allora presidente della società, Emilio Riva, scomparso nell’aprile 2014, e l’allora direttore del siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso, perché riconosciuti colpevoli di “getto pericoloso di cose e imbrattamento“.

La richiesta risarcitoria dell’ente locale si è basata sulla stima dei danni subiti dall’ente locale per le emissioni del siderurgico di Taranto sino al 2006, visto che dopo l’entrata in vigore della legge 152/2006, la titolarità per chiedere il risarcimento danni è in capo unicamente al ministero dell’Ambiente. In particolare, ricordiamo che i danni erano stati così suddivisi: 2 miliardi per la parte ambientale, un miliardo per la lesione di immagine e 300 milioni per le conseguenze su beni mobili e immobili per i quali, direttamente o indirettamente, il Comune ha dovuto sostenere spese. Di questi ultimi, 25 milioni di euro erano stati chiesti per danni alle strutture e ai mezzi delle società comunali Amiu e Amat, che si occupano rispettivamente di raccolta rifiuti e trasporti pubblici.

Il giudice di Milano Macchi però, il 21 giugno 2017 respinse la richiesta del Comune, ha detto che non è provato il nesso tra causa ed effetto tra l’attività svolta dalla società e il preteso danno, ed ha ammesso il Comune solo per i crediti tributari (tasse locali) che la società non avrebbero versato, pari ad appena 17mila euro, ed appena 14mila per i crediti chirografi. Lo stesso dicasi per i danni patrimoniali e il danno di immagine lamentato dall’amministrazione comunale, ed anche per gli 800mila euro spesi dal Comune dal 2012 al 2015 per far fronte alle pulizie delle strade e delle zone limitrofe allo stabilimento dovute allo spolverio di minerale proveniente dai parchi, nonostante l’AIA del 2012 avesse previsto la copertura di quest’ultimi entro 36 mesi, mai avvenuta dopo il commissariamento dell’azienda prima e l’entrata in amministrazione straordinaria poi. E che soltanto adesso sta prendendo forma, con i lavori effettuati dalla ditta Cimolai e l’ex Ilva di proprietà della multinanzionale ArcelorMittal.

Di fatto, escludento le spese inerenti le bonifiche, gli avvocati del Comune potrebbero presentare una proprosta di risarcimento danni pari a 1 miliardo e 300 milioni di euro, ovvero quanto previsto dalla lesione d’immagine e le conseguenze per i beni mobili e immobili. E’ chiaro però che all’interno di un accordo transattivo, qualora questo venga raggiunto, la cifra sarà decisamente minore. 

Pillole di storia

Se mai quest’accordo sarà raggiunto, non potremmo che esserne lieti. Non soltanto per una sorta di risarcimento morale ed economico per la città (comunque inferiore a quello previsto economicamente parlando, perché quello morale è impossibile da risarcire), ma anche e soprattutto perché tanti anni fa, quando quasi tutta la città dormiva sui problemi ambientali, c’era chi già da anni portava avanti importanti battaglie (e non le sceneggiate a cui siamo costretti ad assistere da anni) per ottenere giustizia contro gli inquinatori.

Nell’agosto del 2010 il quotidiano ‘TarantoOggi‘ imbastì una vera e propria battaglia per spingere il Comune e la Provincia di Taranto, allora guidati da Ezio Stefàno e Gianni Florido, a ricorrere entro il 24 ottobre di quell’anno per evitare che entrassero in vigore i termini di prescrizione, così da impedire ai due enti la possibilità di chiedere il risarcimento danni. Sulla prima pagina del quotidiano, l’idea venne al direttore Marcello Di Noi, al sottoscritto e al collega Gianluca Coviello, partì un countdown giornaliero, sino alla data del 24 ottobre: una campagna che ebbe successo, visto che il Comune e la Provincia presentarono la richiesta entro i termini previsti.

A volte, ricordare un po’ di storia, non può che fare bene. Ad maiora. 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2017/08/30/lilva-riva-la-condanna-del-2005-cassazione-risarcimento-danni-perduto-la-gloriosa-battaglia-del-2010/)

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