Categoria: Cinema

  • “Il bene comune”, quando il cinema interroga lo spettatore

    “Il bene comune”, quando il cinema interroga lo spettatore

    Nel panorama del cinema italiano contemporaneo, sempre più orientato tra commedia e introspezione sociale, “Il bene comune” si inserisce come un’opera che prova a tenere insieme riflessione civile e narrazione accessibile.

    Il nuovo film di Rocco Papaleo racconta la storia di una guida turistica, Biagio, e un’attrice di “insuccesso”, Raffaella, che accompagnano quattro detenute sul massiccio del Pollino, alla ricerca del secolare Pino Loricato, simbolo di resilienza.

    Il film è un viaggio di trasformazione, fatto di incontri e cambiamenti, scandito da una musica che prende forma passo dopo passo, fino a diventare una voce collettiva.

    Viene qui affrontato un nodo cruciale della contemporaneità: il conflitto tra interesse personale e responsabilità collettiva. In un contesto che richiama da vicino le dinamiche della nostra società, la storia mette in scena dilemmi morali senza offrire soluzioni facili, ma invitando lo spettatore a interrogarsi sul significato stesso di “bene comune”.

    Rocco Papaleo, volto ormai riconoscibile per la sua capacità di oscillare tra ironia e malinconia, è qui alle prese con un personaggio complesso e profondamente umano.

    L’attore lucano offre un’interpretazione convincente di un personaggio mai completamente risolto; proprio questa ambiguità lo rende credibile. Attorno a lui un trio di attrici composto da Claudia Pandolfi, Vanessa Scalera e Teresa Saponangelo, offre prove intense e convincenti, contribuendo a costruire un microcosmo realistico, specchio di una società attraversata da disuguaglianze e tensioni etiche.

    Il film è stato descritto come un “dramedy” agrodolce che sventola la bandiera della resilienza, intrecciando i destini di un gruppo di persone diversamente sfortunate che si mettono alla ricerca dello straordinario albero, per trarne ispirazione.

    La musica e la fotografia rappresentano uno dei punti di forza della pellicola in quanto danno risalto all’ambientazione (la natura del Pollino), creando un senso di isolamento e di connessione con la natura.

    L’opera ha come limite e allo stesso tempo punto di forza (dipende dall’approccio soggettivo) quello di svilupparsi con un ritmo che a volte risulta essere troppo cadenzato, quasi (volutamente) rallentato poiché si evidenzia subito come un’opera che non punta a stupire, ma a far pensare.

    “Il bene comune” è adatto a chi cerca uno spunto di riflessione sulla propria esistenza e sulla capacità di superare le difficoltà, offrendo una visione ottimistica e incoraggiante della vita. E di questi tempi non è poco.

    Imperfetto ma significativo, trova il suo valore proprio nella capacità di restare aperto, senza volerci fornire per forza risposte definitive agli interrogativi esistenziali posti.

    *In programmazione al Multisala Savoia di Taranto e al Casablanca Multicinema di San Giorgio Ionico

  • ‘Un bel giorno’ si sorride e poi si dimentica

    ‘Un bel giorno’ si sorride e poi si dimentica

    La commedia sentimentale italiana negli ultimi tempi sta sfornando film a ripetizione e forse anche ripetitivi nella costruzione della storia. Tra i titoli da poco usciti nelle sale c’è ‘Un bel giorno’, film diretto e interpretato da Fabio De Luigi, con Virginia Raffaele come coprotagonista.

    Il film racconta la storia di Tommaso, un vedovo con quattro figlie, che decide di rimettersi in gioco e incontra Lara, una donna affascinante e brillante. Tuttavia, entrambi nascondono segreti sulla loro vita familiare, il che porta a una serie di equivoci.

    Vengono affrontati, dunque, con toni leggeri, temi come la famiglia, l’amore, la perdita e la rinascita, senza, però, mai cadere nel patetico o nel troppo sentimentale.

    Si tratta di una commedia gradevole, dal discreto ritmo, che crea un’atmosfera divertente grazie all’evidente feeling tra De Luigi – che in pratica rifà il personaggio impacciato, ironico a tratti spaesato visto in un’altra mezza dozzina di sue interpretazioni –  e la Raffaele, capace di imprimere vivacità e ritmo al suo ruolo. Una coppia inedita dopo quelle viste in precedenza (ad esempio De Luigi – Valentina Lodovini, De Luigi – Miriam Leone, De Luigi – Micaela Ramazzotti).

    Sin qui gli aspetti positivi. Lascia, invece, un po’ delusi una sceneggiatura prevedibile che non offre grandi sorprese, tant’è che la seconda parte del film appare meno ispirata rispetto alla prima.

    In sintesi, ‘Un bel giorno’ è una commedia italiana piacevole, che intrattiene ma che non ha picchi come qualcuna delle ultime interpretate, ad esempio, da Edoardo Leo (‘2 Cuori e 2 Capanne’ o ‘Follemente’).

    In definitiva, un film che assolve al suo compito senza ambizioni particolari: raccontare, con leggerezza, le difficoltà e le possibilità dei sentimenti in età adulta.

    Lo si guarda piacevolmente ma lo si dimenticherà in fretta come quei film che scegliamo la sera da una piattaforma on line solo per il gusto di trascorrere un paio di ore “no brain”.

    In programmazione al multisala Casablanca (San Giorgio Jonico) e al  multisala Savoia (Taranto)

     

  • Torna al cinema “Moulin Rouge!”

    Torna al cinema “Moulin Rouge!”

    Arrivano in sala le celebrazioni di Moulin Rouge!, nuovo titolo della stagione Nexo Studios Back to Cult, la rassegna dedicata ai film che hanno definito epoche, linguaggi e generazioni.

    Il visionario lungometraggio diretto da Baz Luhrmann tornerà al cinema dal 9 all’11 marzo 2026. Uscito nel 2001 e interpretato da Nicole Kidman ed Ewan McGregor, Moulin Rouge! è molto più di un musical: è un’opera-manifesto che ha ridefinito il genere, fondendo immaginario pop, montaggio ipercinetico e rivisitazioni musicali capaci di attraversare epoche e stili.

    Ambientato nella Parigi di fine Ottocento, il film racconta la travolgente storia d’amore tra Christian, giovane scrittore idealista, e Satine, étoile del celebre locale parigino. In un universo teatrale e febbrile, personaggi storici e di fantasia – tra cui Henri de Toulouse-Lautrec – convivono in una narrazione sospesa tra romanticismo e dramma.

    Presentato in concorso al Festival di Cannes nel 2001, Moulin Rouge! ha segnato una svolta nella storia del cinema contemporaneo, contribuendo alla rinascita del musical cinematografico e influenzando profondamente l’estetica degli anni successivi.

    Il film ha conquistato due Premi Oscar, per la Miglior Scenografia e i Migliori Costumi, imponendosi come riferimento imprescindibile per stile e linguaggio visivo.

    Il ritorno sul grande schermo rappresenta un’occasione unica per riscoprire la potenza visiva e sonora di un’opera pensata per essere vissuta collettivamente, in un’esperienza immersiva che esalta musica, colore ed emozione.

    A Taranto e provincia sarà possibile vedere la pellicola presso il multisala Savoia del capoluogo ionico e al Casablanca Multicine di San Giorgio Jonico. 

  • San Valentino, tornano in sala due film cult

    San Valentino, tornano in sala due film cult

    Torna Nexo Studios – Back to Cult, la rassegna dedicata ai film che hanno definito epoche, linguaggi e generazioni. Il ciclo 2026 proporrà nuovi titoli iconici che torneranno sul grande schermo in occasioni speciali, offrendo al pubblico l’opportunità unica di riscoprirli nella loro dimensione cinematografica originaria. Un’occasione unica per rivivere tre titoli entrati a pieno titolo nel patrimonio della cultura visiva internazionale.

    E per San Valentino il successo è assicurato con due indimeticabili commedie romantiche del 1990:  Pretty Woman e Ghost.

    Considerato uno dei maggiori successi del genere, il film con Julia Roberts e Richard Gere ha raccolto un successo globale con oltre 463 milioni di dollari al botteghino. La storia d’amore tra Vivian e Edward è diventata un classico intramontabile, capace di superare decenni e creare vere e proprie tendenze, come testimonia il musical di Broadway del 2018 firmato da Bryan Adams, Jim Vallance e Jerry Mitchell.

    Ghost, che vede protagonisti l’indimenticato Patrick Swayze e Demi Moore racconta l’amore quando tutto sembra perduto, quando la morte irrompe senza chiedere permesso. È il film che ci ha insegnato che si può piangere davanti a un tornio per argilla e che una canzone può diventare memoria collettiva (“Unchained Melody”). Un racconto che parla di assenza, ma soprattutto di presenza. Di legami che resistono anche quando il corpo non può più farlo.

    A Taranto Pretty Woman sarà visibile presso il multisala Savoia (ore 20.00) e a San Giorgio Jonico presso il Casablanca Multicinema (ore 20.10). Ghost, invece, in proiezione al Casablanca Multicinema (ore 20.00) e al multisala Savoia (ore 22.10).

  • ‘Marty Supreme’, come un giro sulle montagne russe

    ‘Marty Supreme’, come un giro sulle montagne russe

    Acquistando il biglietto per Marty Supreme si accede in realtà ad una duplice esperienza di intrattenimento: la visione di un film ed un giro sulle montagne russe.

    È questa, infatti, la percezione emotiva che ci trasmettono le repentine scalate e poi discese in picchiata del protagonista, i suoi decolli verso i sognati successi e i suoi atterraggi rovinosi nella realtà.
    Marty Mauser (Timothée Chalamet), venditore di scarpe di giorno e pazzesco talento del ping-pong la notte, è infatti pronto a tutto per vincere, dimostrare al mondo di essere il migliore ed elevarsi socialmente.

    Pericolosamente armato di una fiducia incrollabile nei propri mezzi, Marty volerà a Londra con la convinzione assoluta di laurearsi campione del mondo: qui si scontrerà con il quasi indecifrabile talento di Endo, prodigio giapponese che riscatta un intero paese tremendamente provato dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.

    Endo diventerà dunque un tremendo moltiplicatore di quella che è l’autentica ossessione di Marty per la realizzazione del proprio successo personale.

    Alla base di questo biopic ci sono le alterne fortune di Marty Reisman, stella del ping-pong a cavallo degli anni ‘50/60’: sportivo eccentrico e fuori dagli schemi, che più volte scommise e fece scommettere sulle sue sconfitte, intrattenendo rapporti pericolosi con allibratori e subendo anche pesanti squalifiche.

    Il talento quasi schizofrenico di Timothée Chalamet domina l’intera pellicola senza che nessuno degli altri co-protagonisti possa realmente definirsi tale: persino la sempre bellissima Gwyneth Paltrow (Kay) apparirà come uno dei tanti satelliti di quel sole folle.

    Sono tutti personaggi attirati nel vortice inarrestabile di Marty, ma destinati poi in qualche modo ad esserne dolorosamente scaraventati fuori.

    “E se il tuo sogno non dovesse alla fine avverarsi?”Risposta immediata: “Non mi passa neppure per la testa”. Questo è Marty.

    Decisamente interessanti le scelte tecniche e narrative fatte dal regista newyorkese Josh Safdie. Un’estetica cinematografica che strizza l’occhio alla Hollywood anni ’80, con un montaggio adrenalinico che consente alle due ore e mezza di scivolare via senza peso.

    Affascinanti alcuni contrasti concettuali intrinsechi alla pellicola: una storia ambientata nell’America degli anni ’50 che si apre con il brano “Forever Young” degli Alphaville (datato 1984), che continua ad essere accompagnata dalle moderne sperimentazioni elettroniche del musicista statunitense Daniel Lopatin, e che affida alcune incredibili evoluzioni della pallina da ping-pong alle evidenti “magie” dell’intelligenza artificiale.

    Marty Supreme, con quegli occhiali rotondi e quel baffetto a penna quasi adolescenziale, ha un aspetto che a prima vista nasconde la sua innata pericolosità: è personaggio totalizzante, riluttante a qualsiasi scelta di compromesso, potenzialmente dannoso (se non letale) per sé stesso e per chiunque entri nella sua orbita.

    Alla sua amante Rachel (Odessa A’zion) dirà in maniera perentoria: “La mia vita è il risultato delle mie scelte, la tua è il risultato di tanti strada-facendo”. Ma una storia ben raccontata sa sempre offrire un finale non banale: e così anche l’inarrestabile Marty, incarnazione umana di una pallina da ping-pong impazzita, si troverà al cospetto di un evento potenzialmente in grado, forse, di fargli cambiare lo sguardo sul mondo.

    Un evento di quelli che richiamano l’abusato meme: la vita è quella cosa che ti accade mentre eri impegnato a fare altri progetti.
    Scorrono i titoli di coda e la sensazione non è quella di aver assistito ad un capolavoro. Ma ad un buon lavoro, sì. E l’ambita statuetta dorata andrà a questa furia di Timothèe Chalamet?Chissà…

    *recensione a cura di Girolamo Piepoli

  • “2 Cuori e 2 Capanne”, riflessioni a cuor leggero

    “2 Cuori e 2 Capanne”, riflessioni a cuor leggero

    Se avete voglia di ridere ma anche di commuovervi, trascorrendo meno di due ore al cinema in modo spensierato, “2 cuori e 2 capanne” è il film che fa per voi.

    Stiamo parlando di una commedia romantica, del regista Massimiliano Bruno ( Nessuno mi può giudicare, Viva l’Italia, Confusi e felici, Gli ultimi saranno ultimi, Beata ignoranza e della trilogia di Non ci resta che il crimine) che affronta, con leggerezza e ironia, temi come l’amore, la libertà, il confronto generazionale, mettendo in contrapposizione, in uno dei cliché più classici, l’universo maschile e quello femminile, il ruolo del preside rigoroso e della professoressa moderna (l’ambientazione principale è quella di un liceo romano).

    La storia segue la vicenda di Alessandra, una professoressa di lettere anticonformista, e Valerio, un preside tradizionalista, che si incontrano per caso su un autobus (lui le rompe gli occhiali e lei non batte quasi ciglio…) e scoprono di lavorare nella stessa scuola dopo aver trascorso una notte di sesso. Alessandra, con grande stupore, scopre di essere incinta, nonostante Valerio le avesse giurato di essere sterile (al 99%).

    Alessandra è interpretata da Claudia Pandolfi –  assolutamente a suo agio nel ruolo di donna volutamente single, femminista convinta, libera ed indipendente – “Dormire insieme è una cosa seria”, “La famiglia è la morte della libertà”, in continuità con quello interpretato in FolleMente.

    Sempre da FolleMente arriva l’altro protagonista del film, Edoardo Leo che qui (re)interpreta, in modo come sempre credibile, l’uomo medio, etero convinto, tradizionalista, rigoroso, calciofilo (indossa spesso una maglia dell’Atletico Madrid), che però alla fine saprà sorprendere per la sua cultura nonostante venga preso in giro dai suoi colleghi: “Per lui Goethe è il terzino sinistro del Borussia Dortmund”

    I due, Pandolfi e Leo, risultano molto affiatati e riescono a trasmettere la chimica e l’attrazione dei rispettivi personaggi interpretati.

    Nel film appaiono con dei camei anche Carolina Crescentini (contemporaneamente nelle sale con “Le cose non dette” di Muccino, il cantante Daniele Silvestri e il comico e conduttore Valerio Lundini che interpretano sè stessi ospiti durante l’occupazione del liceo).

    In definitiva si tratta di una commedia leggera, con quel lieto fine a cui tutti noi oggi abbiamo bisogno di credere, che lascia spunti di riflessione senza imporli come quando in un certo senso ci invita a non trattare i giovani di oggi come una massa di decerebrati.

    Vanno, invece, guardati negli occhi e ascoltati. E nel film c’è passaggio indicativo in cui il preside (Edoardo Leo) si lascia alle spalle le sue sovrastrutture ed i suoi pregiudizi, osserva i suoi giovani alunni, cerca di capirli, scende in mezzo a loro e poi prende in carico le loro richieste dopo un iniziale pregiudizio.

    Non è, inoltre un caso che il film si chiuda con le immagini di una piazza gremita, tra striscioni e slogan che incitano alla bellezza e non all’odio.

    Una sola annotazione: il film è consigliato dai 6 anni in su. Trattasi di una forzatura se si pensa che ci sono passaggi (una strofa della canzone “Libera” di Giulia Mei “della mia fi.. farò la bandiera che brillerà nella notte nera…..”, le ripetute scene di sesso, la visione di due ragazze che si baciano, i personaggi principali che rollano una canna).

     

  • “Franco Battiato. Il lungo viaggio”

    “Franco Battiato. Il lungo viaggio”

    Arriverà nelle sale cinematografiche come evento speciale solo il 2, 3 e 4 febbraio 2026 “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, il primo film dedicato a uno degli artisti più influenti e visionari della musica italiana. Diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, il biopic sarà distribuito in esclusiva da Nexo Studios.

    Il film offre uno sguardo intenso e coinvolgente sulla vita, sulle passioni e sulla ricerca interiore di Franco Battiato, raccontandone il percorso umano e artistico dagli esordi fino alla maturità. Protagonista è Dario Aita, che interpreta un giovane Battiato nel delicato passaggio dalla Sicilia a Milano negli anni Settanta, periodo cruciale per la formazione del suo linguaggio musicale e spirituale. Il racconto accompagna l’artista lungo i momenti chiave del suo cammino verso il successo, fino al ritorno nell’amata terra d’origine.

    Coprodotto da Rai Fiction e Casta Diva Pictures, “Franco Battiato. Il lungo viaggio” non è solo la cronaca di una carriera straordinaria, ma soprattutto il racconto di un viaggio interiore. La naturale inclinazione alla spiritualità del musicista si evolve in una ricerca sempre più consapevole, che attraversa musica, filosofia e dimensione esistenziale. Al centro della narrazione anche l’evoluzione del suo talento e alcuni incontri fondamentali che hanno segnato profondamente il suo percorso creativo e umano.

    Tra questi spiccano figure decisive come Giuni Russo, Juri Camisasca e Giusto Pio, amico fraterno e coautore di molti dei brani più iconici del repertorio di Battiato. Relazioni artistiche e personali che hanno contribuito a definire un universo musicale unico e inconfondibile.

    Accanto a Dario Aita, il cast comprende Elena Radonicich, Simona Malato, Ermes Frattini, Nicole Petrelli e Giulio Forges Davanzati, oltre ad Anna Castiglia e alla partecipazione straordinaria di Joan Thiele. Le musiche originali sono firmate da Vittorio Cosma con Giuvazza Maggiore, in un lavoro sonoro che dialoga con l’eredità musicale del Maestro senza imitarla.

    Dopo l’uscita nelle sale, “Franco Battiato. Il lungo viaggio” sarà trasmesso prossimamente su Rai 1 e RaiPlay, portando al grande pubblico il ritratto intimo e rispettoso di un artista che ha segnato in modo indelebile la cultura musicale italiana.

    A Taranto il film sarà trasmesso presso il cinema Savoia e a San Giorgio Jonico al multisala Casablanca. 

     

  • “Di chi sono i nostri giorni?”

    “Di chi sono i nostri giorni?”

    Dopo alcuni barocchismi figurativi e ritratti incisivi del potere (da Il Divo a La Grande Bellezza), Paolo Sorrentino imprime una svolta più sobria e riflessiva, quasi confidenziale, esplorando l’animo di un protagonista tanto istituzionale quanto fragile.

    Al centro del racconto c’è il personaggio di Mariano De Santis, magistralmente animato da un Toni Servillo che ha meritato la Coppa Volpi a Venezia 2025 per la migliore interpretazione maschile.

    De Santis è un Presidente della Repubblica immaginario, vedovo, cattolico e giurista, che vive gli ultimi giorni del suo mandato con il peso delle scelte ancora da fare e di un certo passato personale ancora da liberare.

    Lontano dall’idea del potere come fasto o parata, Sorrentino ci mostra un uomo sospeso tra protocollo e sentimentalità, alle prese con due dossier di grazia che lo chiamano a un verdetto decisivo tra legge e coscienza: “Oggi mi è capitato di vedere la verità da vicino e, invece, il diritto te la mostra sempre da lontano”.

    Raffinata e fondamentale la presenza scenica di Dorotea De Santis, figlia del Presidente, anche lei ottima giurista e di fatto principale consigliere di suo padre. Una elegante Anna Ferzetti veste alla perfezione i panni di questa seconda voce assolutamente necessaria allo sviluppo dialettico della storia: un alter ego al contempo dolce e forte, sicuramente salvifico per il protagonista.

    La sceneggiatura intreccia con maestria il personale e l’istituzionale, lasciando spazio a riflessioni che toccano la fede, il dubbio, la responsabilità. La relazione del protagonista con la memoria della moglie defunta è evocata con eleganza e intimità narrativa, suggerendo che la vera grazia – quella che tocca il cuore e non solo la mente – è un atto di liberazione e sublimazione personale.

    Nonostante le ampie e sfarzose ambientazioni quirinalesche, l’esteta Sorrentino sembra qui aver preferito una macchina da presa più raccolta, contemplativa, quasi introspettiva. Le inquadrature assorbono la luce in modo pacato, rallentano il ritmo e permettono allo spettatore di indugiare nello spazio emotivo dei personaggi. Questo approccio minimale non è privo di rischi; alcuni momenti narrativi sembrano arrancare, ma è proprio in questa misura che risiede il senso profondo dell’opera: un invito a confrontarsi con il fatto che le scelte più cruciali non vivono solo nei grandi gesti, ma soprattutto nelle pieghe più sottili e silenziose della nostra esistenza.

    Assolutamente non banale la colonna sonora, in particolare quella sequenza elettronica sincopata che viene adoperata, a più riprese, come una sorta di defibrillazione sonora per lo spettatore.

    (Nota spoiler: all’inamidato Presidente piace Guè Pequeno)

    Stessa funzione defibrillante viene assegnata alle comparizioni sceniche della esuberante Coco Valori, amica di lunga data del De Santis e altra figura chiave del racconto: autentico fiume in costante piena, brillantemente impersonata da un’istrionica Milvia Marigliano.

    La Grazia è un’opera matura e meditativa, attraverso la quale Sorrentino ci restituisce un cinema di impegno e sentimento. No, non è un capolavoro sfolgorante, certamente è un film che si lascia portare dentro e che rimane a lungo.

    Come quella domanda sospesa: “Di chi sono i nostri giorni?”

    *Recensione a cura di Girolamo Piepoli

  • “Il cinema coccola i sogni dei ragazzi”

    “Il cinema coccola i sogni dei ragazzi”

    Duemila studenti provenienti da ventidue plessi scolastici di undici istituti di Taranto e provincia partecipano alla terza edizione di “Pricò – Il Cinema è Giovane”, sezione scuole del festival Vicoli Corti, in programma in questi giorni all’auditorium TaTÀ.

    L’iniziativa ospita il Premio Pricò nell’ambito della Giffoni School Experience, con un ricco calendario di proiezioni, laboratori, masterclass e attività formative finanziate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dal Ministero della Cultura.

    Per quattro giorni, alunne e alunni delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado assistono alla visione di cortometraggi professionali e scolastici che affrontano temi di forte attualità: bullismo, discriminazioni, identità, inclusione, fragilità emotive, ma anche relazioni familiari e questioni ambientali. Gli studenti sono protagonisti attivi: votano il corto preferito, partecipano ai dibattiti e ai Movie Lab, percorsi pensati per comprendere il linguaggio audiovisivo e sviluppare uno sguardo critico.

    Il progetto è ideato da Il Serraglio APS, con responsabile Vincenzo Madaro, e comprende masterclass sui mestieri del cinema, laboratori di produzione di cortometraggi – uno attualmente in lavorazione al liceo artistico “V. Calò” di Taranto con il regista Saverio Cappiello – e la realizzazione di spot sui diritti in collaborazione con Amnesty International Italia. In programma anche cineforum, esperienze di giuria studentesca in festival, mentoring con supporto psicoterapeutico e incontri dedicati ai docenti sull’uso dell’audiovisivo in classe.

    Tra le scuole partecipanti figurano il liceo “V. Calò” di Taranto e Grottaglie, gli Istituti Comprensivi “G. Pascoli”, “San Giovanni Bosco”, “De Amicis-Manzoni” e il liceo “D. De Ruggieri” di Massafra, l’I.C. “Giovanni XXIII” di Statte, l’I.I.S.S. “Lentini-Einstein” di Mottola, gli I.C. “C.G. Viola”, “Vico-De Carolis” e l’I.I.S.S. “Liside-Cabrini” di Taranto. Collaborano CGS Taras, Brigadoon, Savoia Cityplex e altri cinema e teatri del territorio; l’iniziativa gode del patrocinio della Provincia di Taranto e dei Comuni di Taranto e Massafra.

    «Anche quest’anno ospitiamo una tappa importante del Giffoni: si tratta di due progetti che rientrano nel Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola», sottolinea Vincenzo Madaro. «Continueremo con la nostra attività di formazione, di produzione di cortometraggi e di cineforum».

    Per Sabrina Sica, dell’ufficio comunicazione del Giffoni Film Festival, è la seconda esperienza a Taranto all’interno della quinta edizione di School Experience, che coinvolge sette regioni: «Alla base c’è il cinema come strumento di approfondimento, proiettato nel presente ma anche e soprattutto sul futuro». Centrale l’incontro con i ragazzi, che hanno mostrato entusiasmo e partecipazione, applaudendo cortometraggi capaci di parlare il loro linguaggio e di raccontare esperienze vicine al vissuto quotidiano. «È da loro – conclude Sica – che vogliamo creare nuove opportunità, approfondendo fragilità e incertezze, ma anche coccolando sogni e aspettative».

  • Il Cinema è Giovane

    Il Cinema è Giovane

    Ventidue plessi scolastici di undici diversi istituti, per un totale di duemila studenti di ogni ordine e grado. È a loro che si rivolge “Pricò – Il Cinema è Giovane”, la sezione dedicata alle scuole dello storico festival massafrese Vicoli Corti – Cinema di Periferia, che torna anche quest’anno a Taranto e provincia.

    Il progetto ideato e prodotto da Il Serraglio APS, con Vincenzo Madaro nel ruolo di responsabile, è stato nuovamente ammesso a finanziamento per il bando “Il cinema e l’audiovisivo a scuola – Progetti di rilevanza territoriale” del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. Un risultato di rilievo che conferma il valore dell’iniziativa e l’impatto generato negli scorsi anni. Pricò – Il Cinema è Giovane giunge quindi alla sua terza edizione e si presenta ancora una volta come un percorso di educazione al linguaggio cinematografico che coniuga visione, formazione e orientamento professionale per studenti e docenti.

    Si comincia in questi giorni, con il Premio Pricò, che andrà in scena all’auditorium TaTÀ dal 13 al 16 gennaio, in occasione di una tappa di School Experience, la rassegna itinerante del Giffoni Film Festival dedicata alle opere realizzate in ambito scolastico. Si tratta di una partnership prestigiosa che si rinnova dopo la fortunata esperienza del 2024. Le scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado, scaglionate per giornate, assisteranno alla proiezione di cortometraggi che sono divisi in due sezioni: corti professionali e corti realizzati dalle scuole.

    I film in visione affrontano temi cari alle giovani generazioni: la lotta al bullismo e alle discriminazioni, l’identità e l’inclusione, le fragilità emotive, le relazioni amicali e familiari, l’amore per la natura e il rispetto dell’ambiente. Gli studenti tarantini coinvolti voteranno il loro cortometraggio preferito. Inoltre, martedì 13 gennaio spazio alla formazione docenti con il laboratorio “Digital Prof” a cura del team di Giffoni, mentre nella mattinata del 16 gennaio si terrà un webinar di presentazione di NextUs, piattaforma internazionale di cinema creata come strumento di supporto alla didattica. Alla tappa tarantina di School Experience collabora anche il CGS Taras. L’evento ha il patrocinio della Provincia di Taranto, del Comune di Taranto e del Comune di Massafra.

    Oltre al Premio Pricò, sono molteplici e articolate le linee d’azione del progetto. Immancabili le masterclass per gli studenti sui mestieri del cinema, alla presenza di  professionisti del settore, e i laboratori di produzione con la realizzazione finale di cortometraggi di finzione (uno già in fase di lavorazione con gli studenti del liceo artistico “V. Calò” di Taranto, sotto la guida del regista Saverio Cappiello) e di spot sul tema dei diritti, in collaborazione, questi ultimi, con Amnesty International Italia. Previsti anche cineforum in sala guidati da esperti, la partecipazione degli studenti a festival in qualità di giurati, e un’attività di mentoring sul linguaggio cinematografico con supporto psicoterapeutico per l’educazione emotiva e affettiva. Ai docenti invece saranno riservati incontri formativi con esperti del linguaggio audiovisivo per portare il cinema dentro la didattica in modo consapevole e innovativo.

    Questi gli istituti scolastici coinvolti nelle attività del progetto Pricò – Il Cinema è Giovane: il liceo artistico “V. Calò” per le sue sedi di Grottaglie e Taranto, a Massafra l’I.C. “G. Pascoli”, l’I.C. “San Giovanni Bosco”, l’I.C. “De Amicis-Manzoni” e il Liceo “D. De Ruggieri”, l’I.C. “Giovanni XXIII” di Statte, l’I.I.S.S. “Lentini-Einstein” di Mottola e a Taranto l’I.C. “C.G. Viola”, l’I.C. “Vico-De Carolis” e l’IISS “Liside- Cabrini”. Il progetto si avvale di diversi partner: l’associazione Brigadoon – Altre Storie del Cinema, Savoia Cityplex, Nuovo Cinema Vittoria di Grottaglie, Coop. Teatrale CREST, Teatro delle Forche, Intervallo Film, WeShort, REC-Recitazione e Cinema.