Il 2025 ha riservato dischi interessanti con una particolare attenzione verso il mercato indipendente. Come da consuetudine, questo è un riepilogo di alcuni album che ho apprezzato e ho programmato in “Starsonia Indie News”, il programma di informazione musicale in onda dalle frequenze radiofoniche di Radio Cittadella.
Si spazia dal rock, al post punk, ai suoni elettronici ed ambient. Non è una classifica, ma è solo un’indicazione per chi vuole approfondire l’ascolto di musica nuova e differente. See You soon buona lettura con l’ultimo blocco.
Il 2025 ha riservato dischi interessanti con una particolare attenzione verso il mercato indipendente. Come da consuetudine, questo è un riepilogo di alcuni album che ho apprezzato e ho programmato in “Starsonia Indie News”, il programma di informazione musicale in onda dalle frequenze radiofoniche di Radio Cittadella.
Si spazia dal rock, al post punk, ai suoni elettronici ed ambient. Non è una classifica, ma è solo un’indicazione per chi vuole approfondire l’ascolto di musica nuova e differente. See You soon buona lettura del quarto blocco.
Discordia organizza anche per quest’anno una due giorni all’insegna della musica con la partecipazione di venditori hobbisti e collezionisti di materiale discografico come dischi in vinile, cd, cassette, vhs, dvd, libri, riviste.
Da sempre oggetto di culto per collezionisti e nostalgici, sta diventando per tanti giovani il “nuovo supporto” tutto da scoprire con il suo inconfondibile suono caldo ed il fascino delle sue realizzazioni grafiche.
Nonostante l’avvento dello streaming e del downloading digitale che consentono l’ascolto attraverso smartphone, tablet e pc, in qualunque luogo ed in qualunque momento, il vinile sta tornando prepotentemente sul mercato con dati di vendita in forte aumento negli ultimi anni. In USA secondo i dati RIAA e IFPI, nell’ultimo anno le vendite dei vinili ha superato quella dei CD e resta il supporto fisico piu acquistato. Se pensiamo che il vinile esiste da circa un secolo il fatto è davvero sorprendente.
Sempre più speso infatti gli amanti della musica preferiscono avere tra le mani un supporto fisico che oltre all’esperienza di un ascolto più meditato ed attento, rispetto al mordi e fuggi dello streaming, offre anche l’esperienza visiva e tattile. Col formato fisico si tende a progettare copertine e confezioni sempre più affascinanti, in alcuni casi vere e proprie opere d’arte che coinvolgono artisti di fama mondiale, basti pensare alla famosa banana di Velvet Underground & Nico o alla “vera zip” di metallo inserita nella copertina di Sticky Fingers dei Rolling Stones entrambe realizzate del grande Andy Warhol.
La due giorni offre un reale momento di scambio in cui condividere la passione per la musica, acquistare, vendere o scambiare cd, dvd, riviste, locandine, gadget e memorabilia musicali.
Non solo materiale per collezionisti, ma tanta buona musica a prezzi accessibili a tutti. Grazie al ricco parterre di standisti, provenienti da diverse città d’Italia, La Fiera del Disco soddisferà tutti i generi musicali: pop e rock anni 60/70 con particolare attenzione al progressive inglese ed italiano, la new wave, il punk e il post punk, l’hard rock ed il metal, ma anche la classica, il blues ed il jazz, il reggae e la black music. Non mancheranno le sonorità più moderne dell’elettronica sia essa house, minimal, tecno o disco.
La Fiera del Disco sarà aperta al pubblico nella giornata di sabato 13 e domenica 14 Dicembre dalle ore 10 alle ore 21 con orario continuato ed ingresso gratuito presso lo Spazioporto di via Niceforo Foca 28 a Taranto.
Era il 19 aprile del 1985, un venerdì soleggiato primaverile a Taranto, quando il palazzetto del Tursport a San Vito si apprestava ad accogliere un altro concerto storico: quello dei Cult.
Un periodo d’oro, unico, memorabile ed emozionante quello.
La band arrivò nella tarda mattinata, e il suo frontman Ian Astbury dopo un attimo di ambientamento nel Tursport, si fiondò insieme ad alcuni tecnici, con un pallone fra i piedi, nel campetto da calcio adiacente al palazzetto.
Resteranno nella mia memoria i suoi dribbling, la sua silhouette magrissima e la mise… in slip con indosso soltanto la maglia numero 9 del mitico centravanti gallese Ian Rush, idolo del Liverpool, squadra per cui Astbury tifava.
In quel concerto storico i Cult proposero vari brani dal loro primo disco Dreamtime, ma anticiparono delle tracce che sarebbero state inserite nel loro secondo disco “Love”.
Il disco fu pubblicato in autunno, il 18 ottobre 1985 dalla Beggars Banquet Records, in tutto il mondo, riscuotendo un successo strepitoso. Dopo quel tour che toccò anche Taranto, la notorietà dei Cult divenne enorme, decretandone un grande successo.
Love è l’album che ha definito l’identità sonora dei Cult, preparando il terreno per i successi più hard rock di Electric (1987) e Sonic Temple (1989). Resta però un lavoro unico nel loro catalogo, dove energia, misticismo e stile gotico convivono in perfetto equilibrio.
Un disco elegante, potente e spirituale, una pietra miliare del rock alternativo anni ’80, con una produzione impeccabile e brani che ancora oggi, dopo 40 anni, suonano attuali: She Sells Sanctuary, Rain, Revolution, ma anche Brother Wolf and Sister Moon che pur non essendo un singolo, è uno dei brani più amati dai fan dei Cult.
I primi tre brani citati, uscirono come singoli estratti dall’album e furono stampati in tutto i formati in vinile 12″ e 45″, con la sontuosa grafica che lasciava anche presagire la futura virata della band, dal post punk verso una specie di rock metal.
I Cult (originariamente Southern Death Cult) sono stati insieme ai Sister Of Mercy i più convincenti rappresentanti del post-punk di terza generazione.
Il cantante Ian Astbury e Bill Duffy sono i sopravvissuti rispetto alla formazione originaria: il 18 giugno 2023, infatti, li abbiamo visti ed ascoltati qui a Taranto per il Medimex.
Sono passati 40 anni e come “Love” sono tanti i dischi leggendari pubblicati nel 1985, un anno memorabile, che ha segnato la storia del rock.
David Byrne era assente da sette anni dalla scena discografica, intervallati da collaborazioni e soprattutto, dalla cura dedicata alla riedizione per il quarantennale, del film documentario, capolavoro del 1984 di Jonathan Demme “Stop Making Sense”.
Byrne è un personaggio davvero singolare, osservatore attento, ironico, intelligente e animato da quella curiosità per la bellezza celata dietro ogni cosa.
Queste sono le premesse che rendono “Who Is The Sky?” (è il titolo dell’album) un disco fresco e non del tutto inaspettato, per alcuni si tratta di un capolavoro, per altri un lavoro scontato e ripetitivo.
L’ album inciso per la Matador Records, è un inno alla vita ma anche una sfida allo stato attuale delle cose con quel tocco di leggerezza ironica che Byrne pone nelle sue liriche.
Essenzialmente “Who Is The Sky?” è un disco pop, accessibile, minimalista che gioca sulle apparenze e i doppi sensi con risvolti più profondi.
Byrne, gioca e si diverte nelle canzoni scritte con piglio ironico ed irrituale: “She Explains Things To Me”), con assoli vocali “When We Are Singing”) e canzoni surreali dove parla di portentose creme idratanti antiage “Moisturising Thing”.
Il produttore del disco è Kid Harpoon, noto per la sua collaborazione con artisti come Harry Styles e Miley Cyrus (autrice quest’ultima della cover di Psycho Killer, inserita nell’album “Everyone’s Getting Involved: A Tribute to Talking Heads’ Stop Making Sense” disco tributo di cover del 2024).
L’orchestrazione del disco è affidata alla collaudata Ghost Train Orchestra, 15 elementi guidati dall’eccezionale frontman Byrne, coadiuvato dalla presenza di St.Vincent in “Everybody Laughs”, Tom Skinner (batterista degli Smile di Thom Yorke) e Mauro Refosco percussionista brasiliano già collaboratore di Byrne, Eno e Thom Yorke.
L’ascolto del disco richiede attenzione; è un vortice che va oltre i ritornelli allegri dal ritmo apparentemente impacciato, invece ingegnosi e talvolta irriverenti.
La sintesi perfetta è data dal brano d’apertura in perfetta sintonia con lo stile di Byrne: “Everybody Laughs”, un groove semplice ed efficace.
Sovente il pubblico dimentica di sorridere, scontrandosi con visioni opposte, senza cercare una mediazione possibile.
Dal pop classico, al minimalismo, all’avanguardia miscelata con una complessa e completa strumentazione, è questa la chiave di lettura di un disco atteso da sette anni, dove l’esuberanza umana è filtrata attraverso il rispetto reciproco delle differenze.
David Byrne con i suoi splendidi 73 anni, non ha smesso di giocare, divertirsi e stupire, come recentemente ha fatto con lo spot per i 40 di “Stop Making Sense”.
A proposito del suo autismo dichiarò: “L’Asperger è stato una forza generatrice della mia creatività che ho imparato a sfruttare come un “superpotere”, mi ha aiutato a concentrarmi e a trovare il modo di esprimermi attraverso la musica e l’arte.”
Da questo settembre il tour “An Evening With David Byrne – Who is the Sky Tour” partirà dal Nord America, per approdare in Italia con due concerti a Milano il 21 e 22 febbraio 2026 al Teatro degli Arcimboldi.
Stando ad una classifica stilata dal Sole24Ore nonostante in Puglia da qualche anno crescano i festival e il numero degli eventi, concentrati soprattutto nei mesi estivi, così come i tanti appuntamenti culturali e musicali, l’industria del tempo libero resta ancora indietro rispetto ad altre città italiane.
Nella classifica nazionale delle province con più imprese impegnate nei diversi settori del divertimento, infatti, Lecce, la prima pugliese, occupa solo la ventisettesima posizione, Taranto è al sessantunesimo posto (su 105 province prese in esame), seguita da Bari e Foggia nei due gradini più giù, alla novantaquattresima posizione invece si colloca Brindisi.
Il mondo variegato del divertimento comprende una serie di differenti attività organizzate in forma di impresa.Infatti, i dati, che provengono dalla piattaforma Movimprese di Unioncamere -Infocamere e dalla piattaforma, analizzano l’industria dello svago, comparto molto ampio, che ingloba centri fitness, discoteche e sale da ballo, sale giochi, organizzazioni sportive ed eventi, attività sportive, parchi tematici e di divertimento, stabilimenti balneari, e attività legate all’intrattenimento tra cui le tradizionali giostre, l’animazione per le feste e le sale gioco innovative di moderna concezione come i “Laser game” o “Escape room”. Sul podio delle province italiane c’è Savona che ha sorpassato Rimini, seconda, mentre al terzo posto Ravenna.
Delle pugliesi solo Lecce, con l’8,14% di attività dello svago ogni mille imprese, per un totale di 611 aziende, registra valori superiori alla media italiana, del 6,91% di attività ogni mille registrate. Un dato questo probabilmente legato all’alto numero di lidi attrezzati, ma anche di discoteche e locali da ballo, attivi in provincia.
Sono proprio gli stabilimenti balneari, circa 1500 in tutta la regione, a rappresentare la fetta più consistente dell’economia pugliese del relax. Unioncamere ha rilevato circa 41mila attività impegnate in un sistema produttivo che abbraccia, dunque, mare, sport, ballo e nuovissime tendenze, queste ultime collocate nel segmento delle attività di intrattenimento, occupano il primo gradino, con oltre 9mila imprese, e rappresentano oltre il 22% del totale; nelle economie marittime il sistema è costituito invece in larga parte dagli stabilimenti balneari, 7352 in Italia che costituiscono il 17,7% delle imprese dello svago.
Non a caso a far guadagnare a Savona il primo posto sono proprio i 445 lidi presenti sul litorale; la cifra più alta anche confrontando il dato con quello di territori altamente vocati e rinomati per la balneazione come Rimini, che ne conta 409.
Tornando nel dettaglio delle province pugliesi, nessuna appare nella Top ten dei differenti settori: a Bari le 824 imprese registrate sono il 5,94% del totale; Taranto ce ne sono 308, il 5,96%, a Foggia invece le 417 aziende impegnate nei vari settori del divertimento costituiscono il 5,93 della totalità delle imprese presenti, Brindisi, che si trova in classifica un gradino sotto Milano, ne conta 187, il 4,78 delle imprese globali della provincia.
“Economia della musica, dinamiche globali e prospettive italiane” è stato uno dei panel interessanti proposti dall’ultima edizione del Medimex 2025. L’incontro ha esplorato l’economia della musica a livello globale e nazionale, analizzando i dati di mercato, la rivoluzione digitale e lo streaming,
Il comparto musicale si conferma in continuo mutamento ed espansione; i trend, le mode, i canali di comunicazione cambiano ad alta frequenza e comportano la nascita di nuovi fenomeni.
Il 2024 ha segnato un traguardo importante per la discografia italiana: per il settimo anno consecutivo, il mercato è cresciuto, registrando un solido +8,5% e confermandosi il terzo più grande in Europa, dopo Germania e Francia (fonte dati Federazione Industria Musicale Italiana), settimo posto su scala globale.
mercato italiano 2
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In un panorama musicale globale sempre più influenzato dalla tecnologia, lo streaming si conferma il motore principale di questa crescita. Con un aumento del 13,5%. Lo streaming genera il 67% dei ricavi complessivi, attestandosi a 308,1 milioni di euro.
Non sorprende, quindi, che gli abbonamenti ai servizi di streaming siano il segmento più dinamico, con un balzo del 17,1% e ben 95 miliardi di stream nel 2024. Anche il video streaming cresce significativamente (+14,1%), dimostrando l’importanza dei contenuti audiovisivi per l’ascolto musicale. Complessivamente, il mercato digitale raggiunge i 312,2 milioni di euro, con un incremento del 13,1% rispetto all’anno precedente.
Enzo Mazza, Ceo di FIMI (Federazione industria musicale italiana), azienda che dal 1992 rappresenta le maggiori imprese produttrici e distributrici del settore discografico, ha contestualizzato l’andamento della scena musicale in questa determinata fase storica: “La geopolitica dell’economia della musica – ha detto – è cambiata radicalmente. C’è sempre una maggiore presenza di artisti che arriva dalle aree più disparate del globo, basti pensare al fenomeno del K-Pop della Sud Corea o alla crescita del mercato musicale in area africana. Il settore musicale ha ormai effettuato una totale transizione digitale, dal supporto fisico allo streaming, giungendo all’immaterialità. Sicuramente l’indicatore principale dell’economia della musica resta la sua capacità di trasformarsi, rivoluzionandosi o adattandosi alle nuove dinamiche”.
Insomma, i grandi mercati restano ancora principalmente quelli anglosassoni (Stati Uniti e Regno Unito) ma ci sono una serie di mercati emergenti che negli ultimi anni hanno costruito una forte rappresentatività, anche di generi musicali diversi: il già citato K-Pop (punta dell’iceberg le Blackpink, 55 mila spettatori di recente a San Siro, ndr) ma anche il mondo Latin, musica che ha raggiunto le classifiche di tutto il mondo.
E poi c’è da registrare la crescita di quei mercati considerati anni fa inesistenti o poco significativi per l’industria musicale come il mercato cinese: “Con lo streaming, gli abbonamenti ai servizi musicali la Cina è entrata nella top 10 e diventerà uno dei grandi mercati dei prossimi anni”.
O ancora il mercato africano: sia l’area del Maghreb o quella della Nigeria, hanno registrato una crescita esponenziale grazie sia all’innovazione che alla possibilità di fare musica da soli e metterla in rete direttamente raggiungendo comunque una grossa fetta di potenziali ascoltatori.
“Pensate che, per fare un esempio, la Nigeria ma lo stesso il Senegal, sono passati sostanzialmente dalla musicassetta direttamente allo streaming, saltando l’era del CD”, ha sottolineato Mazza.
Siamo, dunque, in presenza di un mercato che è trainato dallo streaming, un trend che ha in sé un grande potenziale di crescita e sviluppo attraverso gli investimenti nelle nuove tecnologie.
Le case discografiche – major e indipendenti – continuano a investire, alimentando l’alternanza generazionale. Restano aperte sul tavolo alcune sfide per il futuro come la comprensione dei riverberi dell’IA generativa nel settore, la creazione di momenti di riflessione e di spazi che incoraggino la musica dal vivo nei contesti medio-piccoli, l’individuazione di linee programmatiche mirate a sostegno dei musicisti e della creatività.
“Quella dell’Intelligenza Artificiale è la terza rivoluzione per il settore musicale, dopo il download e lo streaming. Innovazioni dove la regolamentazione è e deve rimanere l’elemento chiave, oltre al modello di business”, ha evidenziato, ancora, il Ceo della Fimi.
“In un contesto in cui le piattaforme di AI generativa si sono allenate utilizzando contenuti protetti, l’obiettivo è stabilire regole che tutelino e valorizzino la crescita economica dell’intera filiera, confermando il quadro normativo europeo che garantisca una giusta remunerazione ai titolari dei diritti e permetta alle piattaforme di svilupparsi”.
La dimensione di un cantautore non è solo misurata da quanto vende o da quanti spettatori vanno al suo concerto ma anche da come arriva al cuore dei suoi ascoltatori. Che siano cento, mille o diecimila, non importa. È il caso, questo, di Niccolò Fabi, in giro per promuovere il suo nuovo disco “Libertà negli Occhi” (domenica sera a Spazioporto a Taranto), esempio raro di artista che ha mantenuto un suo status quo (né di nicchia né mainstream) e che ha cercato sempre di toccare l’anima dei suoi fan con una sensibilità fuori dal comune.
Fabi si commuove al termine dell’incontro esclusivo con un’ottantina di fan soprattutto quando uno di questi esprime con trasporto quanto significato possano avere nella vita di chi le ascolta le sue canzoni. Ma anche quando, poco dopo, ammette che Taranto è un posto speciale per lui, sottolineando che questa stata l’unica volta, sinora, in cui gli hanno rivolto domande o spunti di riflessione solamente degli uomini: “Lungi dall’essere statistica di genere, ma sappiamo quanto gli uomini facciano un’enorme fatica ad esprimere i sentimenti più profondi perché costretti a mostrare un altro tipo di atteggiamento. Il fatto che io possa essere l’esempio di un uomo che stimola altri uomini a parlare di sè con questa profondità è un privilegio”.
In realtà per lui quella tarantina è stata una giornata densa di emozioni, nel pomeriggio era stato al Parco Sorrisi dei Tamburi (da lui donato qualche anno fa grazie ad un progetto condiviso con l’Amministrazione comunale) ed aveva incontrato una comunità di migranti che gli ha intonato la canzone “Io sono l’altro” che tratta del nostro rapporto con coloro che di solito ignoriamo.
Il giornalista che si mischia tra il pubblico e che fa la sua domanda come un ascoltatore qualsiasi – “Mi chiamo Giovanni….” – è un aspetto che avevo sottovalutato e che invece si è rivelato il punto di forza di questa sorta di cortocircuito di emozioni che ha contraddistinto l’incontro con l’artista. Le risposte di Fabi, se si fosse trovato innanzi ad una platea di giornalisti, non sarebbero state certo così sincere e profonde.
Il cantautore romano cita un frase della cantautrice nord americana Joni Mitchell che rappresenta un bel traguardo per chi fa musica: “Se tu ascolti me, nelle mie canzoni, ti perdi una grandissima occasione. Se ascolti te, invece, ho raggiunto il mio scopo”.
Prima di cominciare questo tour di presentazione del disco, Fabi, pubblicamente – nel booklet che accompagna l’edizione limitata del cd ma anche nel corso di qualche intervista – aveva lasciato intendere che questo potesse essere il suo ultimo lavoro: “Spero che la vita possa sempre sorprendermi ma sinceramente sento di non avere molto altro da aggiungere al mio percorso di cantautore. Non voglio cadere nel trabocchetto della pubblicazione per inerzia. Si fa fatica a pensare a un territorio inesplorato e credibile artisticamente a questo punto della carriera. La musica non è fatta per descrivere la maturità. Sento che per me sta diventando sempre più difficile scrivere canzoni. E poi c’è il rischio di scrivere per mestiere”.
Fabi in realtà è un conservatore che aveva bisogno di conferme da sé stesso e dai suoi fan : “Nel momento in cui io mi dimenticavo dell’ansia di dover essere qualcosa in particolare, forse mi usciva una spontaneità che credo sia quello che voi dobbiate esigere da me, piuttosto che, chissà quale innovazione. Non credo che l’innovazione sia la mia caratteristica artistica principale. Ora che inizio a sentire un po’ il ritorno da parte vostra mi rendo conto molto meglio di quello che può significare un disco. Fino al giorno prima dell’uscita è evidente che il significato di quel disco è quello che rappresenta nella mia vita, quelle che sono state le ragioni che mi hanno portato a registrarlo, i dubbi che avevo, la sensazione magari di aver fatto qualcosa di buono, qualche canzone forse speciale, piuttosto che la delusione del non essere riuscito a fare esattamente quello che volevo”.
Quando Fabi comincia ad avere cognizione della percezione che gli ascoltatori hanno del disco, quando comincia a vedere le reazioni emotive che suscita, i collegamenti con le loro esperienze di vita, si rende conto che ha un valore completamente diverso e ritratta in parte quanto detto in precedenza: “Quando lo sento adesso il disco è immutabile, si è cristallizzato, mentre poco prima di pubblicarlo era una struttura aperta, e qui avevo sempre la sensazione di voler cambiare qualcosa. Adesso proprio è che non cambierei nulla. Forse nelle piccole note che ho inserito nel disco c’è qualche considerazione che a ripensarci non avrei messo perché ho capito che ha indirizzato un po’ troppo l’ascolto con quella previsione apocalittica che potesse essere l’ultimo disco”.
IL DISCO: LIBERTA’ NEGLI OCCHI
Uscito nel giorno del suo 57mo compleanno è un disco che parla del rapporto tra gioventù e maturità sin dalla copertina, nella quale cattura l’attenzione un pallone arancione. Non un pallone qualunque ma un Super Santos (oggetto cult dei nati negli anni ’70) che evoca ovviamente la gioventù ed il gioco: “Anche se nel disco parliamo di cose tristi occorre non dimenticarsi mai che la vita è anche un gioco”.
Niccolò Fabi ha cristallizzato un momento della sua vita in questo disco registrato dopo una “reclusione monacale” di una decina di giorni in una baia di montagna in Trentino. Ha fermato il tempo e restituito – grazie alla presenza non solo del suo sodale chitarrista Roberto Angelini, ma anche di collaboratori e musicisti più giovani – energia fisica e vitalità in una sessione di registrazione che è assomigliata anche ad una vacanza.
“Non c’è stato un disco che ho pubblicato che sia stato registrato nello stesso posto perché così nella mia vita io so che quando ascolterò quelle canzoni ascolterò il me stesso che era in quel luogo e gli darò una propria collocazione” ha affermato Fabi.
“Libertà negli occhi” è un modo di guardare le cose del mondo con gli occhi di un uomo che indirizza consapevolmente la propria esistenza ma che si stupisce come un bambino innanzi alle meraviglie del creato – “Acqua che scorre, sole che sorge” – con la consapevolezza adulta di chi afferma che ” la vita va dove va il tuo sguardo”.
Il disco è aperto da una canzone che ha una lunga intro strumentale, “Alba”, incastonata lì dove doveva essere, ossia all’inizio dell’album. E’ la preferita di Fabi che ci introduce a quello che è lo spirito meditativo dell’album. L’atmosfera musicale rarefatta accompagna un testo che non invade ma che è una sorta di narrazione per lo stato d’animo di chi l’ascolta, un momento di riflessione ” capire se cambiare o no”. Un inizio elettronico, un crescendo di chitarre e suoni filtrati e questa frase mantra: “Io sto nella pausa che c’è tra il capire e il cambiare”.
Ci sono altri momenti catartici nel disco come il primo singolo “Acqua che scorre” che trasporta l’ascoltatore con la mente ma anche con delle sensazioni uditive e olfattive in quel bosco innevato della copertina, magari immaginando di esser seduto sulla riva di un ruscello ad ascoltare il rumore dell’acqua che scorre.
Altri due brani del disco, a parere di chi scrive, meritano attenzione ascolto dopo ascolto: “Chi mi conosce meglio di te”, con Roberto Angelini. Dopo una lunga intro strumentale, tra le note troviamo la tematica dell’ispirazione e della scrittura “Solo un foglio in attesa di inchiostro”. Poi la title track “Libertà negli occhi”, insieme di cartoline nostalgiche provenienti direttamente dall’infanzia, “disegniamo sopra un foglio bianco i nostri mostri e supereroi / tanto il finale della nostra storia lo decidiamo solamente noi”.
“Libertà negli occhi” è un disco intimo e introspettivo. Un disco che suona come dovrebbe suonare un disco di Fabi. Merita di essere ascoltato con attenzione.
Manca meno di un mese all’edizione 2025 del Medimex Taranto e Cesare Veronico, direttore artistico del Festival, è soddisfatto di come hanno reagito gli appassionati di musica all’annuncio della line-up (Primal Scream il 20 giugno, Massive Attack il 21 giugno).
“Ad ora è la migliore prevendita degli ultimi anni in assoluto. Gli abbonamenti stanno andando molto forte quindi questo dimostra l’attenzione complessiva nei confronti del Medimex e ovviamente in particolar modo dei tarantini. La percepisco come una bella dimostrazione di consolidamento della relazione tra noi ed il nostro pubblico. I Massive Attack viaggiano praticamente da soli e non escludo che si possa superare il record di biglietti venduti con Nick Cave o con i Placebo. Mi aspetto tantissimo dalla serata con Primal Scream- St Vincent. Sarà la sorpresa di questa edizione del Medimex. La band scozzese farà sudare e divertire, la cantante americana sul palco è una tigre”.
Sicuramente oltre che dei nomi in cartellone il merito è del costo calmierato dell’abbonamento (40 euro + diritti di prevendita Ticketone o Vivaticket, ndr) ma anche dei biglietti per le singole serate (25 euro per la prima serata, 30 euro la seconda, più diritti di prevendita) che sono davvero alla portata di tutti se si pensa che in giro per l’Italia con meno di 90 euro per singolo evento ormai non assisti più a nessun concerto di livello medio-alto.
Anche quest’anno Veronico ci riferisce che le richieste di abbonamento e biglietti sono giunte un po’ da tutta Italia e dai Paesi dell’Europa Occidentale come Inghilterra, Francia, Germania o Belgio.
Il direttore artistico di Medimex ci racconta un episodio curioso accaduto nel 2019: “Il tarantino abbiamo imparato a conoscerlo. Decide più o meno sempre all’ultimo momento di venire alla Rotonda del Lungomare. Con Patti Smith vendemmo il giorno del concerto addirittura 1000 biglietti in poco più di un’ora. Alla fine solo i tarantini che fanno la differenza”.
Una città senza sindaco, ancora per poco. Abbiamo chiesto a Veronico se ci sono stati dei rallentamenti nell’organizzazione di questo grande evento: “Assolutamente no. Abbiamo trovato massima disponibilità da parte del Commissario prefettizio e dei suoi collaboratori. Le cose viaggiano nella stessa maniera in cui viaggiavano con la presenza del sindaco. D’altronde il rapporto con la città è consolidato. I tarantini sono orgogliosi di questa manifestazione. Abbiamo sempre avuto rapporti eccellenti con tutte le istituzioni tarantine: dalla Questura, alla Prefettura, alla Marina Militare, al Conservatorio, all’Università, al MArTA, sino al mondo dell’associazionismo culturale. Il Medimex è il frutto di un grande lavoro di squadra di Puglia Sounds e della Regione Puglia ma anche della collaborazione di rete che c’è con la città di Taranto”.
Domenica 25 maggio alle 19, arriva allo Spazioporto/Cineporto di Taranto il cantautore Niccolò Fabi per un incontro con i suoi fans per presentare il suo ultimo disco “Libertà negli occhi”, uscito venerdì 16 maggio per BMG
Decimo album di inediti della carriera del cantautore, “Libertà negli occhi” sarà disponibile negli store fisici e online in due esclusive versioni, entrambe in edizione limitata e numerata; la versione in formato vinile e la versione in formato CD, quest’ultima accompagnata da un libretto di 56 pagine contenente, oltre ai testi delle canzoni, uno scritto inedito a firma del cantautore e una serie di fotografie che raccontano e trasportano nell’atmosfera intima della baita in cui il disco è stato registrato e prodotto.
Chiunque acquisterà il disco in formato fisico presso la Feltrinelli di Taranto in Via Di Palma – CD o VINILE – avrà la possibilità tramite QrCode di scaricare la versione digitale dell’album, che sarà disponibile su tutte le piattaforme streaming solo a partire dal 13 giugno.
Il nuovo album di Niccolò Fabi si compone di nove nuove canzoni, scritte tra Roma e il Lago dei Caprioli di Pellizzano (TN). Da sempre molto legato al Trentino Alto Adige e alle sue montagne, Niccolò ha scelto il Lago dei Caprioli (località Fazzon, val di Sole) come luogo in cui vestire le sue canzoni e giocare a sperimentare insieme ai sei compagni di viaggio che ha voluto al suo fianco per la realizzazione di questo nuovo progetto: Roberto Angelini, cantautore e suo ventennale compagno di musica, Alberto Bianco – cantautore – e Filippo Cornaglia – batterista – con cui condivide il palco e collabora da quasi 10 anni, Emma Nolde, nuova perla del cantautorato italiano, Cesare Augusto Giorgini, cantautore e producer conosciuto grazie all’esperienza presso Officina delle Arti Pierpaolo Pasolini, e Riccardo Parravicini, sound engineer a cui si accompagna da più di quindici anni.
Tutti insieme, lontani dalla frenesia, dai doveri e le responsabilità del quotidiano, «con il desiderio unico di fotografare un momento di felicità, un momento in cui la libertà si cristallizza in un tempo presente, puro e senza scelte, come quello dei bambini».
“Libertà negli occhi” è il risultato di una vera e propria residenza artistica. Un modo antico, ma abbastanza inusuale di questi tempi, di pensare alla creazione di un disco; trascorrendo dieci giorni in un luogo sperduto tra le montagne di fronte ad un lago ghiacciato circondato dalla neve e trasformando un grande sala, tutta in legno con una vetrata immensa, in uno studio di registrazione con un universo di strumenti con cui sperimentare e divertirsi creando e suonando insieme.
«Libertà è anche un modo di guardare le cose e indirizzare la propria esistenza. Parafrasando quello che pensano i motociclisti prima di entrare in curva la vita va dove va il tuo sguardo».