Quando si parla di disabilità non si riesce mai ad andare oltre quelli che sono i pregiudizi più comuni, una sfilza di limiti messi uno dietro l’altro senza però effettivamente sapere se essi sono fondati o meno.
Ci sono delle realtà però che questi limiti li abbattono rendendo il tutto un mero pensiero senza alcun fondamento, una di queste realtà è proprio Medihability, un corso di nuoto rivolto a persone con disabilità portato avanti dallo staff della struttura Mediterraneo Village, promosso e finanziato dal Comune di Taranto, che ha concluso la prima metà della sua durata invitando i partecipanti e alcuni esponenti del Comune a partecipare ad una piccola serata riassuntiva dove sono stati consegnati gli attestati di frequenza.
La serata di chiusura si è svolta proprio a bordo delle piscine che hanno visto come protagonisti dai più piccoli ai più grandi atleti con disabilità. Ognuno di loro aspettava impaziente, godendosi il momento, affinché tutti i presenti potessero apprezzare il lavoro da loro svolto. L’odore di cloro pungente, i ragazzi intenti ad allenarsi e i partecipanti al progetto Medihability hanno animato la piscina del Mediterraneo Village, fino a creare un vero e proprio clima di festa.
“Medihability non è un semplice corso di nuoto, è uno strumento da rendere accessibile a tutti. Lo sport è inclusione”. Ed è così che l’assessore ai Servizi Sociali, Sabrina Lincesso, ha definito questo programma, sottolineando l’importanza di dare a tutti le stesse possibilità, creando un clima inclusivo che vada oltre i limiti fisici e che permetta a chiunque senza alcuna distinzione di poter vivere un’esperienza come quella vissuta dai nostri atleti tra una corsia e l’altra delle piscine del M.Village.
Ma le parole che più di tutte racchiudono il vero senso di questo progetto sono proprio quelle di Tiziana Lenoci, tecnico della struttura e professionista in questo campo da oltre 20 anni: “Noi operiamo in questo campo da tantissimo tempo ormai, passati i 20 anni, io da quando ho approcciato questo mondo ho conosciuto tantissime persone, ognuno con una propria storia e forza interiore. Con questo progetto diamo una possibilità a tutte quelle persone lasciate sempre un passo indietro dalla società”
Ed è proprio così, la società odierna se non si rispettano determinati parametri non ha un reale posto da affidare, lasciando indietro tutti coloro che non rientrano al 100% nella “normalità”, normalità che viene imposta e attorno cui tutto gravita creando dei veri e propri solchi per alcuni quasi impossibili da superare e costretti a adattarsi ad essi.
Adattamento che non sempre è semplice, che comporta uno sforzo fisico e mentale sia di chi possiede la disabilità che delle loro famiglie.
“Le famiglie giocano un ruolo importante, ringrazio tutti coloro che con impegno e costanza accompagnano i nostri atleti ai corsi pur circondati da impegni e difficoltà”.
Queste famiglie, spesso lasciate sole, trovano in progetti come Medihability un fedele e leale compagno che le aiuta a sopperire tutte quelle mancanze che la società offre loro. Con il solo obiettivo di dare ai loro figli, fratelli, genitori le stesse possibilità che una qualsiasi persona normodotata possiede. Non sempre è semplice, soprattutto quando la realtà è che nonostante i passi avanti fatti negli anni la vita di tutti i giorni è ancora un grosso rebus da risolvere se si rientra nella categoria del “diverso”.
Ci sono persone però, proprio come Stefania, che dedicano la loro esistenza a rendere più abbordabili campi della vita, di solito ostici, proprio come lo sport.
“Quando qualcuno vuole partecipare al programma capiamo insieme se c’è acquaticità, se si sentono a proprio agio e poi iniziamo con le attività. La loro disabilità non è un limite qui”
Chi partecipa al corso è circondato da personale preparato, con voglia di abbattere barriere che normalmente vengono poste nella vita di persone con disabilità, ad ognuno di essi viene assegnato un tecnico che lo seguirà una bracciata alla volta lungo tutto il percorso sportivo. Tutti i tecnici del progetto possiedono il brevetto FIN e in alcuni casi anche FINP e FISDIR, rendendoli altamente qualificati ad affrontare un’avventura del genere.
“Tutti coloro che ho avuto il privilegio di seguire mi sono rimasti nel cuore, ma la storia di un professore che veniva qui ad allenarsi è quella che più di tutte ricordo. Per qualche ragione quel giorno non era riuscito a restare a galla, l’ho recuperato e rianimato. Qui bisogna essere sempre concentrati oltre che preparati dal punto di vista tecnico”
Ma chi può partecipare a questo programma e come? Le persone a poter partecipare a questo programma sono tutte coloro che possiedono una disabilità che possa essere fisica o meno, non c’è alcun limite di età, viene solo richiesta la voglia di mettersi in gioco. La frequenza per le 90 persone selezionate è del tutto gratuita, vengono distribuiti in due quadrimestri: ottobre-febbraio e marzo-giugno, affinché possano essere tutti seguiti nel modo più responsabile e professionale possibile. Gli incontri sono due a settimana con un tempo totale in acqua di quaranta minuti. Per poter partecipare basterà contattare la struttura che sarà ben felice di mettersi a disposizione.
Vivere con una disabilità è complicato, una lotta continua verso un mondo standardizzato, ricco di pregiudizi e limiti da superare, ma questi limiti di cui tanto si parla esistono solo nel momento in cui ci sono delle persone a porli.
E per ogni persona, comunità che lo fa, ce ne saranno sempre in egual misura a cercare di smantellarli, di spianare una strada già ricca di curve.



















