Categoria: Tradizioni cittadine

  • La Marina si unisce alla celebrazione Riti della Settimana Santa

    La Marina si unisce alla celebrazione Riti della Settimana Santa

    La Marina Militare di Taranto si unisce alla comunità locale per celebrare i Riti della Settimana Santa. Giovedì Santo, 2 aprile 2026, saranno allestiti gli altari della reposizione nella Cappella “Maria Immacolata” del Centro Ospedaliero Militare e nella Cappella di San Leonardo del Castello Aragonese di Taranto.

    Il programma prevede la celebrazione della S. Messa “in Coena Domini” alle 17:30 nella Cappella “Maria Immacolata” del Centro Ospedaliero Militare e alle 20:30 nella Cappella di San Leonardo del Castello Aragonese di Taranto. Durante le celebrazioni eucaristiche, saranno accolti gli Oli Santi consacrati dall’Arcivescovo Mons. Gian Franco Saba e sarà ricordato il rito della “Lavanda dei piedi” a 12 dei presenti.

    Al termine delle celebrazioni, sarà previsto il “Rito della Repositio” del Santissimo Sacramento nel Tabernacolo, sarà accesa la Lampada giubilare della Pace e si attenderà in preghiera l’arrivo delle “Poste dei Perdoni”. I Sepolcri saranno visitabili dai fedeli nei medesimi orari delle principali chiese tarantine.

  • Taranto, la Fede non ha prezzo

    Taranto, la Fede non ha prezzo

    Centomila euro per le sdanghe dell’Addolorata del Giovedì Santo, 103mila euro per Gesù morto del Venerdì Santo. I Riti della Settimana Santa tarantina tornano ad accendere la gara tra confratelli con offerte in deciso rialzo per i simboli principali, mentre arretrano quelle per quasi tutte le altre statue della processione dei Misteri. Le assemblee per l’aggiudicazione hanno confermato che, nonostante le crisi e i tempi che corrono, il legame tra i confratelli e i propri simulacri è ancora capace di muovere cifre da capogiro.

    Per le sdanghe dell’Addolorata – le travi in legno che sorreggono il simulacro – l’offerta vincente ha raggiunto i 100mila euro, contro i 40.200 dello scorso anno: quasi sessantamila euro in più. Imbattuta l’offerta del 2024: 113mila euro. Impennata ancora più marcata per la statua di Gesù morto, salita a 103mila euro. Una cifra record che polverizza i 45mila euro del 2025 e i 30mila del 2024. Anche la Vergine del Venerdì Santo ha visto un aumento significativo, toccando quota 65mila euro (40.100 nel 2025, 55.100 nel 2024). È una gara di cuore e portafoglio, dove i confratelli si contendono il privilegio di “nazzicare” – quel dondolio estenuante e ipnotico – sotto il peso della tradizione.

    L’assemblea della Confraternita dell’Addolorata, nella chiesa di San Domenico, ha visto più squadre sfidarsi a colpi di rilanci, con una prima chiamata di 70mila euro per la Vergine. Gara anche per l’aggiudicazione della troccola, lo strumento ligneo che detta l’andatura del corteo con il suo inconfondibile crepitio, aggiudicata a 30.200 euro (27.100 nel 2025, 35mila nel 2024).

    In apertura, il priore Giancarlo Roberti ha letto gli articoli dello Statuto e fornito le informazioni utili per il corretto svolgimento del corteo religioso, mentre padre spirituale don Emanuele Ferro ha richiamato tutti al senso profondo del rito: «la gara non è una guerra, ma finisce con una stretta di mano. Il Signore guarda al cuore delle nostre intenzioni». Un monito accompagnato dal riferimento all’attualità: «il privilegio di professare pubblicamente la nostra fede», ha aggiunto, ricordando quanto accaduto al Patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, fermato dalla polizia israeliana mentre tentava di accedere al Santo Sepolcro per una celebrazione privata nella Domenica delle Palme.

    La Croce dei Misteri resta stabile a 11.100 euro, mentre le Pesare, le pietre simboliche portate dai bambini, sono scese a 2mila euro, lontane dai 24mila euro dell’anno precedente. In calo la prima croce (4.700 euro dai 9.500 del 2025), in rialzo la seconda (7mila) e la terza (5.550). Valori contenuti per le mazze: 2mila, 2.200 e 2.550 euro. Il bastoncino sale leggermente a 6.100 euro, mentre la prima posta – che insieme al bastoncino forma il trono – scende a 5mila euro (6.400 nel 2025).

    Nella Concattedrale Gran Madre di Dio si è svolta la gara dell’Arciconfraternita del Carmine per il pellegrinaggio dei perdoni e la processione del Venerdì Santo, che torna al tradizionale itinerario nel borgo dopo la parentesi dello scorso anno legata al 350esimo anniversario e all’Anno Santo. In avvio, le raccomandazioni del padre spirituale don Marco Gerardo e del priore Antonello Papalia.

    Anche qui – come detto – gara accesa per i due simboli principali, mentre molte altre offerte risultano in calo: la troccola a 27.300 euro (43.400 nel 2025, 35mila nel 2024), il gonfalone a 8.100 (10mila nel 2025), la Sacra Sindone a 24.600 (40mila nel 2025). Ribassi marcati per Ecce Homo (10mila da 40mila), la Cascata (10mila da 30.200) e Cristo all’Orto (25.100 da 33.200). Più contenute le variazioni per Crocifisso (35mila contro il 37.500 dello scorso anno) e Colonna (26.300 a fronte dei 33mila del 2025). Stabile la Croce dei Misteri a 11mila euro.

    Partecipare ai riti resta un privilegio ambito: i confratelli pagano per vivere una penitenza. Un impegno che spesso comporta sacrifici e rinunce durante tutto l’anno.

    Come da copione, però, le cifre hanno scatenato la «guerra» dei commenti sui social. La parola «vergogna» rimbalza tra un post e l’altro, ma chi è dentro le Confraternite rivendica il senso profondo di quelle offerte, destinate non solo ai riti ma anche a restauri, manutenzione delle chiese, pagamenti delle bande musicali e, soprattutto, tanta beneficenza silenziosa.

    In un messaggio pubblicato sulla pagina Facebook “Taranto è lui”, la moglie di un confratello prova a spiegare dall’interno questa realtà: «Non è idolatria, non è fanatismo … Quei soldi donati sono frutto di un amore che non si può comprendere dal di fuori», ricordando anche l’impegno quotidiano nelle attività solidali, come la mensa per i più bisognosi.

    Ed ancora: «Ogni anno la mia famiglia, da generazioni, si prepara in ogni modo alla Settimana Santa. Basta sentire sempre le stesse critiche. Non stai pagando una statua, non stai pagando una grazia, non stai riciclando soldi. Stai offrendo, donando ciò che hai per la tua convinzione più profonda, che per noi si chiama fede».

    Un racconto che riassume il senso di una tradizione in cui devozione, sacrificio e appartenenza continuano a intrecciarsi, al di là delle cifre.

     

  • Pasqua 2026: l’artigianato tarantino è pronto a deliziare

    Pasqua 2026: l’artigianato tarantino è pronto a deliziare

    La provincia di Taranto è pronta a celebrare la Pasqua con i suoi prodotti artigianali di alta qualità. Pasticcerie, gelaterie, panifici, biscottifici e pastifici lavorano con intensità e passione da settimane, offrendo prodotti che rappresentano il meglio della tradizione e della qualità.

    “Gli artigiani non hanno bisogno di inseguire nessuno — dichiara Fabio Paolillo, Segretario Generale di Confartigianato Taranto — perché sono già espressione di qualità autentica. Il nostro sistema produttivo è solido, consapevole e profondamente radicato nel territorio. Chi sceglie artigianale sceglie valore vero, non una promessa costruita dalla pubblicità. Scegliere artigianale significa anche fare una scelta chiara per il futuro del territorio. Rilanciare l’economia si fa anche scegliendo di comprare locale, e non abbiamo alcun problema a dirlo, anzi ne siamo orgogliosi: sono soldi spesi bene, che fanno girare l’economia della nostra provincia e che restano qui, a sostenere imprese, lavoro e comunità”.

    I prodotti artigianali tarantini sono sinonimo di qualità, freschezza e autenticità. Le colombe, le uova di cioccolato, i biscotti tradizionali e le specialità salate sono il risultato del lavoro di donne e uomini che ogni giorno mettono competenza e passione in ciò che realizzano.

    “Non siamo in competizione con l’industria — prosegue Paolillo — semplicemente perché parliamo due linguaggi diversi. L’artigianato è relazione, identità, fiducia. È attenzione al cliente, è capacità di soddisfare anche i palati più esigenti. Ed è per questo che continuiamo a crescere nella considerazione dei consumatori. Ai consumatori rivolgiamo un invito consapevole: guardare oltre marchi e campagne pubblicitarie e scegliere la qualità autentica, quella che nasce nei laboratori, nelle botteghe e nei forni del nostro territorio”.

    Confartigianato Taranto garantisce la qualità dei prodotti artigianali tarantini e invita i consumatori a scegliere la tradizione e la passione. “Le colombe migliori, il cioccolato di qualità, i prodotti che rendono davvero speciale la Pasqua sono artigianali. Non c’è partita. Sono qui, prodotti sul territorio. E Confartigianato garantisce ad occhi chiusi. Gli artigiani non fanno rumore, fanno qualità”.

  • Turismo e Settimana Santa, si deve fare di più

    Turismo e Settimana Santa, si deve fare di più

    La presidente di Confesercenti Taranto, Francesca Intermite, ha espresso preoccupazione per le prenotazioni turistiche in occasione della Settimana Santa, che non superano il 50% dei posti disponibili. Nonostante la città offra eventi suggestivi come i riti pasquali e il Mysterium Festival, un percorso culturale che unisce tradizione, fede e cultura, la domanda appare incerta e concentrata sul last minute.

    Intermite sottolinea che la Settimana Santa è un’occasione importante per il turismo a Taranto, ma che è necessario lavorare per migliorare le performance del settore. La Valle d’Itria registra risultati migliori, con hotel e masserie 4 e 5 stelle attestate attorno al 60-65%, mentre Taranto si colloca tra il 60 e il 70%.

    La presidente di Confesercenti Taranto invita a considerare le variabili che influenzano le prenotazioni, come il calendario pasquale anticipato e i conflitti in atto, che potrebbero incidere sui costi energetici e sul prezzo delle camere. Inoltre, sottolinea l’importanza di avviare un confronto tra operatori del settore ed enti pubblici per garantire che il territorio sia attraente e offra servizi adeguati ai turisti.

    “È necessario avviare un confronto serio e basato su un’analisi obiettiva dei dati e delle capacità del territorio, tra operatori del settore ed enti pubblici chiamati a fare la propria parte per garantire che il contesto risponda, dal punto di vista dei servizi e dell’attrattività, alle istanze e alle aspettative del turista”, ha dichiarato Intermite.

    La presidente di Confesercenti Taranto spera che il settore possa migliorare le proprie performance in vista dell’estate e dei Giochi del Mediterraneo, che gli operatori attendono con ansia.

  • Processo a Gesù, il convegno

    Processo a Gesù, il convegno

    Un momento di riflessione tra diritto, fede e dignità umana. È in programma mercoledì 25 marzo alle ore 17.30, nel Salone dei Vescovi, il convegno dal titolo “Il Processo a Gesù”, inserito nel calendario del Mysterium Festival 2026.

    L’incontro, incentrato sul tema “Dignità umana e dialogo tra diritto e fede”, sarà introdotto da Carmen Galluzzo e vedrà una riflessione a più voci con gli interventi, tra gli altri, di Antonio Morelli e di Mons. Emanuele Ferro. Le conclusioni saranno affidate a mons. Ciro Miniero, arcivescovo di Taranto.

    L’appuntamento nasce dalla collaborazione tra il Club per l’UNESCO e l’Associazione “Marco Motolese”, con il coinvolgimento di Le Corti di Taras, ICO Magna Grecia, L.A. Chorus, ARCoPu e l’Arcidiocesi di Taranto. L’evento gode inoltre del patrocinio del Comune di Taranto, della Regione Puglia e del Ministero della Cultura.

    Il convegno rientra nel programma culturale del Mysterium Festival, manifestazione che accompagna la città nel periodo della Settimana Santa attraverso iniziative di carattere spirituale, artistico e culturale. La direzione artistica è affidata al Maestro Pierfranco Semeraro, in collaborazione con il Maestro Piero Romano, direttore artistico dell’ICO Magna Grecia.

     

  • Settimana Santa, le iniziative di Kyma Mobilità

    Settimana Santa, le iniziative di Kyma Mobilità

    Taranto si prepara a vivere i giorni più intensi e suggestivi dell’anno, quelli della Settimana Santa, quando la città rallenta il proprio ritmo per accompagnare il passo cadenzato dei Perdoni. In questo contesto, Kyma Mobilità ha presentato questa mattina un piano straordinario di servizi pensato per facilitare gli spostamenti di cittadini e turisti e garantire una mobilità più fluida durante gli eventi religiosi.

    Per consentire a tutti di partecipare ai Riti senza disagi legati al traffico, è stato predisposto un sistema integrato tra parcheggi di interscambio e navette dedicate. Nelle giornate di giovedì 2 e venerdì 3 aprile le aree Park&Ride Cimino e Democrate resteranno attive fino alle ore 22.00 secondo le consuete modalità tariffarie.

    Dalle ore 22.00 partirà invece il servizio di navette notturne gratuite che collegherà i parcheggi e i principali quartieri cittadini con il Borgo e la Città Vecchia, offrendo un collegamento continuo e senza costi aggiuntivi.

    Gli orari previsti sono:

    Giovedì 2 aprile: dalle ore 21.00 alle ore 04.45 del mattino seguente
    Venerdì 3 aprile: dalle ore 19.00 fino alle ore 04.45 del mattino seguente
    “Riti d’Amare”: la Settimana Santa dal mare

    Tra le iniziative più suggestive spicca “Riti d’Amare”, il tour speciale organizzato per la serata del Giovedì Santo. A bordo della motonave Adria sarà possibile assistere da una prospettiva privilegiata all’uscita della Processione della Beata Vergine Addolorata.

    L’escursione, in programma dalle 23.00 all’1.00 con imbarco alle 22.30, si svolgerà nel Mar Piccolo e sarà accompagnata da degustazioni di prodotti locali e musiche sacre. A mezzanotte, nel momento in cui la statua varcherà il portale di San Domenico, i passeggeri accenderanno piccole luci simboliche per unirsi idealmente al pellegrinaggio. ✨

    l costo del biglietto per il tour in motonave è di 15 euro, gratuito per i bambini sotto i sei anni.

    «Vogliamo che la Settimana Santa sia un momento di bellezza e riflessione per tutti – ha dichiarato la presidente Giorgia Gira –. Con la motonave Adria offriamo un’emozione unica, mentre il potenziamento delle navette dai Park&Ride garantirà una città vivibile e accessibile nonostante la grande affluenza prevista».

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  • Il ritorno dei Misteri al Borgo

    Il ritorno dei Misteri al Borgo

    La processione dei Sacri Misteri torna nel Borgo e con essa Taranto ritrova uno dei suoi simboli più profondi. Dopo la parentesi dello scorso anno in città vecchia, legata alle celebrazioni per il 350esimo anniversario dell’Arciconfraternita, i riti riprendono il loro itinerario tra le vie del centro cittadino.

    «Ci ritroviamo nel solco della più rigorosa tradizione – spiega il priore della Confraternita del Carmine, Antonello Papalia – perché quest’anno torniamo alla normalità dopo un percorso straordinario. La processione attraverserà di nuovo il Borgo, lungo quel tracciato che si è consolidato negli ultimi cinquant’anni. I riti assumeranno di nuovo quella fisionomia storica che abbiamo vissuto per decenni, eccezion fatta per le ricorrenze del 2015 e del 2025».

    Papalia ha rivolto ai confratelli un messaggio che trascende la semplice organizzazione logistica, toccando corde spirituali e civili. «È il Tempo Santo nel quale il nostro cuore confraternale è chiamato a battere all’unisono, rinnovando la fede e il legame che ci unisce da secoli sotto il manto della nostra amata Madre del Carmine» ha sottolineato, ribadendo come la Quaresima sia un percorso collettivo.

    «Ogni passo compiuto insieme, ogni preghiera condivisa, ogni lacrima silenziosa davanti ai Misteri della Passione – ha aggiunto – rappresentano il segno concreto di una fede che si fa storia, tradizione e profondo coinvolgimento dell’anima». Papalia ha esortato a un «vero cammino spirituale che coinvolga mente, cuore e anima, affinché ogni gesto, ogni passo in processione e ogni preghiera diventino offerta».

    I prossimi appuntamenti prevedono mercoledì 25 marzo la venerazione della Beata Vergine Addolorata, seguita giovedì 26 dalla liturgia stazionale.

    La Domenica delle Palme vedrà la comunità riunirsi in piazza Maria Immacolata alle 9.45 per la benedizione delle palme, per poi celebrare la Santa Messa nella Chiesa del Carmine. La serata sarà invece riservata ai soli confratelli per l’assemblea straordinaria di assegnazione delle Statue e delle Poste. L’aggiudicazione dei simboli spesso è accompagnata dalle polemiche che montano sui social per le offerte dei confratelli che raggiungono anche cifre considerevoli. Un’antica diatriba che fa parte essa stessa della tradizione.

    Il Lunedì Santo ci sarà la prova delle sdanghe e il Martedì la liturgia penitenziale comunitaria nella chiesa San Pasquale Baylon, dove i partecipanti ai pellegrinaggi si ritroveranno uniti.

    Uno dei momenti più suggestivi e partecipati dei Sacri riti è il pellegrinaggio ai sepolcri del Giovedì Santo. Nel salone delle troccole alle 14.45 il saluto delle prime poste del pellegrinaggio alla Croce dei Misteri, l’indirizzo Spirituale e il saluto del padre spirituale don Marco Gerardo e del priore. Dalle 15, le poste di perdoni, usciranno dalla Chiesa del Carmine per attraversare la città in un cammino lento e silenzioso, fatto di preghiera e raccoglimento.

    «Andremo, così come l’anno scorso, nella cappella – sottolinea Papalia – che si trova all’interno dell’ospedale della Marina militare, dove sarà allestito un altare della reposizione. Per quanto riguarda il pellegrinaggio in città vecchia le poste faranno il percorso consueto con una moltitudine di sepolcri toccati: il primo è quello nel santuario dei Santi Medici, il secondo nella chiesa di San Domenico, il terzo nel centro Caritas San Cataldo che si trova alle spalle del Duomo, nel palazzo Santa Croce, poi San Cataldo, il santuario della Madonna della Salute per poi scendere dalla via Nuova e visitare San Giuseppe. Quindi le poste faranno ritorno da via Garibaldi e l’ultimo sepolcro sarà quello allestito nella cappella di San Leonardo all’interno del Castello Aragonese».

    Sono «tantissimi – tiene a evidenziare il priore – gli altari della reposizione nella città vecchia che torna a vivere in quei giorni in maniera importante. Le poste poi faranno ritorno al Carmine concludendo il loro pellegrinaggio. Una quarantina le coppie di confratelli che seguiranno questo percorso. Cerchiamo di non andare oltre per dare un equilibrio fra i due rami del pellegrinaggio, quelli in città nuova e quelli in città vecchia».

    Il momento culminante sarà il Venerdì Santo. Dopo la celebrazione della Passione al mattino e il rito della consegna della troccola alle 16.30, alle ore 17.00 si spalancherà il portone del Carmine. La processione dei Sacri Misteri inizierà il suo lento incedere tra le ali di folla del Borgo, accompagnata dalle note dolenti dei complessi bandistici Santa Cecilia, Chimienti, Francavilla Fontana e Lemma. Sfileranno i tradizionali simboli: la troccola, il Gonfalone, la Croce dei Misteri, le statue di Cristo all’Orto, Gesù alla Colonna, Ecce Homo, La Cascata, il Crocifisso, la Sacra Sindone, Gesù Morto e l’Addolorata. Tra un simulacro e l’altro, le «poste», segno di penitenza e devozione, accompagneranno il corteo in un’atmosfera sospesa, capace di attraversare il tempo e le generazioni.

    Il rientro la mattina di Sabato Santo: il troccolante bussa tre volte con la punta del suo bastone, detto “bordone”, su una delle ante chiuse. Il portone si schiude, la folla applaude. Alle 22.30 la veglia pasquale e la celebrazione eucaristica nella Notte di Resurrezione del Signore. Al termine lo scambio degli auguri nel Salone delle Troccole.

    Sulla vitalità della Confraternita, Papalia non nasconde l’orgoglio: «Gli iscritti sono poco sopra i 2.800, una presenza che testimonia un radicamento importante. I novizi sono sempre tanti, circa quaranta quest’anno, e questo ci dà grande gioia e speranza per il futuro. Il corso è iniziato a novembre e si concluderà a luglio».

    Il pensiero del Priore va anche alla situazione internazionale. «Credo – spiega al corriereditaranto.it – che il tema delle guerre la farà da padrone sicuramente nei messaggi rivolti dal padre spirituale. Non è un periodo sereno e quale momento migliore della Resurrezione per trovare una via pacifica? Noi ci sentiamo piccolini rispetto a tutto quello che avviene nel mondo, ma la forza della preghiera è una forza potente e noi la metteremo senz’altro».

    Papalia riconosce che Taranto «ha bisogno di riscattarsi: speriamo che i progetti finanziati e i tanti cantieri aperti portino davvero a una “primavera felice” e possano consentire alla città anche di affacciarsi in maniera seria e convinta a un movimento turistico. I Riti della Settimana santa rappresentano un elemento identitario, un’occasione di riflessione collettiva e insieme un grande volano turistico e culturale».

     

     

     

  • Sacri Riti, sono i giorni dell’attesa

    Sacri Riti, sono i giorni dell’attesa

    Il silenzio della città si tinge di attesa. Tra le strade e le chiese, si percepisce il passo lento di chi si prepara alla Settimana Santa, un tempo che qui non è solo spirituale, ma profondamente collettivo. Il calendario della Confraternita dell’Addolorata e di San Domenico propone iniziative che intrecciano devozione, arte e cultura.

    Lunedì 23 marzo, alle ore 19, nella monumentale cornice della chiesa di San Domenico, è in programma il Concerto di Passione. Giunto alla sua 52esima edizione, l’evento vedrà la partecipazione della Fanfara di Presidio del Comando Interregionale Marittimo Sud della Marina Militare: un connubio tra istituzioni e tradizione.

    Pochi giorni dopo, venerdì 27 marzo, la comunità si ritroverà per la commemorazione dei «7 Dolori di Maria», la cosiddetta «Festa Piccola», un momento di intensa preghiera che prepara il cuore alla Domenica delle Palme. Sarà quella una giornata campale: dalla benedizione delle palme nel Cortile del Palazzo Episcopo alle ore 9, presieduta dall’arcivescovo Ciro Miniero, fino all’appuntamento più atteso dai confratelli: l’assemblea straordinaria per l’aggiudicazione dei simboli del pellegrinaggio dell’Addolorata. È qui che si decidono i volti e le spalle che porteranno il peso della tradizione nella notte più lunga dell’anno.

    Il cammino proseguirà nel Lunedì Santo con la celebrazione delle Sette Parole e la benedizione dei ceri e il giorno successivo con la Liturgia Penitenziale Comunitaria nella Chiesa di San Pasquale Baylon, in un abbraccio fraterno con l’Arciconfraternita del Carmine.

    Il priore Roberti

    Il priore Giancarlo Roberti sottolinea come quest’anno il percorso sia stato arricchito da momenti di profonda riflessione, anche fuori dalle mura della chiesa. «Una delle novità del 2026 per il legame, il culto per i defunti – spiega – è stata la celebrazione del culto della Via Matris dei Sette dolori di Maria, che sono la preghiera fondante di questo sodalizio, al cimitero San Brunone il 14 marzo con i confratelli e le consorelle in abito di rito. Con l’avvicinarsi della Pasqua, anche l’ascolto delle marce funebri e la preghiera in un luogo sì di tristezza, ma soprattutto di speranza, è stato un modo per prepararci bene alla Pasqua».

    Il cammino quaresimale è stato segnato anche da eventi straordinari, come l’arrivo delle Reliquie di San Padre Pio e la seconda edizione del concorso internazionale di marce funebri, che ha visto la partecipazione di compositori da tutto il Mediterraneo, comprese Malta e la Grecia. Grande successo ha riscosso anche la mostra fotografica «La Lunga Notte della Madre», che ha saputo coinvolgere le nuove generazioni. «Siamo stati invasi dagli studenti delle classi quarte e quinta di primaria – sottolinea Roberti- e della media di diverse scuole sia dalla provincia che da Taranto. Hanno mostrato grande interesse per i nostri riti».

    Tuttavia, il priore non dimentica il contesto difficile in cui la fede si muove. «I riti della Settimana Santa – osserva – arrivano in un momento difficile non solo per le guerre, ma anche per la situazione che vive la città, alla ricerca di un riscatto. Sicuramente a livello economico e sociale ci sono diversi problemi. Mi auguro che presto qualcosa possa cambiare in meglio. Per le tensioni internazionali è chiaro che preferiremmo tutti che queste guerre terminassero perché stiamo assistendo ovunque a massacri anche di tanti innocenti».

    Nonostante i lavori di restauro e consolidamento della cupola di San Domenico abbiano imposto piccoli adattamenti, l’essenza del rito rimane intatta. Nella sua lettera agli iscritti, Roberti ha scritto che «la Chiesa ci invita a vivere un cammino di conversione, preghiera e rinnovamento interiore, preparandoci con cuore sincero alla celebrazione del Mistero Pasquale. In questo spirito di adattamento e collaborazione, continuiamo a vivere la Quaresima come tempo favorevole per tornare all’essenziale, lasciandoci guidare dalla Parola di Dio e dall’esempio della Vergine Addolorata».

    Il culmine resta il pellegrinaggio del Giovedì Santo. A mezzanotte, il crepitio della troccola aprirà il corteo, seguita dalle pesare, la Croce dei Misteri, i crociferi a piedi scalzi e le poste, fino al trono e alla statua dell’Addolorata portata a spalla da quattro confratelli in abito di rito e quattro forcelle. Tre mazzieri regolano il corteo e gestiscono i cambi dei confratelli lungo il percorso. Per i confratelli, è il momento della verità. «Quello della Settimana Santa – evidenzia Roberti – è il momento in cui ci si ritrova, un momento di riflessione non solo spirituale. Poi le emozioni per i confratelli che partecipano non sono mai le stesse, soprattutto durante il pellegrinaggio. È un momento intimo e personale. Il confratello ha sognato per un anno di aggiudicarsi una posta o un simbolo. Poi c’è qualcuno che sicuramente riporrà i suoi sogni nel cassetto ma magari ci riproverà l’anno successivo. Sono emozioni difficili da descrivere».

    La Confraternita dell’Addolorata conta circa 1.800 iscritti, con 45 novizi pronti a unirsi al cammino spirituale. Roberti è impegnato attivamente anche nelle opere di carità, tra cui Casa e Sant’Anna. «Non si può pensare alla città – conclude – senza i riti della Settimana Santa». Taranto, ancora una volta, si affida allo sguardo materno dell’Addolorata per ritrovare, oltre il buio della passione, la luce della resurrezione. È il momento in cui la tradizione diventa esperienza, il dolore si trasforma in speranza e la comunità si raccoglie nel mistero della Pasqua.

     

     

     

  • La Via Crucis, un faro verso il riscatto sociale

    La Via Crucis, un faro verso il riscatto sociale

    La parrocchia Corpus Domini, situata nella zona conosciuta come “case bianche” nel quartiere periferico Paolo VI, ha dato l’opportunità a 20 ragazzi, tutti dai 15 ai 23 anni, di poter organizzare in occasione della Quaresima una Via Crucis alternativa.

    Si terrà, domani, venerdì 20 marzo e avrà inizio alle ore 19. I ragazzi hanno voluto sperimentare e rendere il momento diverso e innovativo rappresentando la passione di Cristo attraverso le ombre cinesi.

    “L’idea nasce dai ragazzi stessi che ogni anno organizzano una delle Vie Crucis settimanali in parrocchia. Quest’anno, volendo fare qualcosa di diverso, hanno scelto questo metodo”.

    Don Marco Salustri, parroco della Corpus Domini, che segue e motiva i ragazzi che frequentano la propria parrocchia in numerosi progetti, introduce così l’inizio di questo viaggio fatto di ombre e luci:

    Il messaggio che vogliamo mandare è quello cristiano: la Via Crucis per noi cristiani non è il ricordo di una tragedia o una specie di spettacolo del dolore, ma fare memoria dell’amore di un Dio che addirittura muore per la sua creatura. Ed è un messaggio di speranza: perché la Via Crucis non termina sulla croce, ma con la resurrezione, a significare che Dio è capace di tirare fuori il bene anche dal male più tremendo”.

    E proprio come le ombre cinesi, che giocano e creano un intreccio indissolubile fra la luce e il buio, la chiesa e la scuola Falcone, anch’essa situata nei pressi della parrocchia, creano lo stesso connubio sfruttando la luce delle persone che credono fermamente nella riqualificazione del loro quartiere.

    Da anni queste due istituzioni collaborano fianco a fianco affinché la zona che le ospita e chiamano casa non sia illuminata unicamente dai riflettori della cronaca nera locale. Etichettati e spesso emarginati agli angoli dallo stesso quartiere, provano a riqualificare dal basso ciò l’amministrazione pubblica, ha trascurato, ossia la periferia delle periferie.

    Don Marco, al centro, con due dei ragazzi ideatori della Via Crucis con le ombre cinesi

    “Per noi fare rete è fondamentale perché la scuola, insieme alla parrocchia, rappresentano i soli due punti di aggregazione positivi presenti sul territorio. Don Fabio, il viceparroco, insegna religione alla Falcone e spesso funge da ponte tra le due realtà”.

    In un contesto etichettato dalla pluralità come “degradante”, la Falcone e la Corpus Domini hanno deciso di dare una nuova chiave di volta alla situazione che li contraddistingue, organizzando da anni momenti sani di aggregazione sia per i più piccoli che per i più grandi, dando loro un’opportunità di scorgere la luce anche se circondati dal buio reputazionale, spronandoli ad ambire di più e a creare le basi per un futuro solido lontano dai preconcetti della gente:

    “La zona delle case bianche è spesso sinonimo di criminalità, mentre invece vogliamo far vedere che c’è anche e soprattutto tanta bellezza e ricchezza”.

    Questa parte di periferia tarantina, da sempre in lotta fra il bene e il male, è popolata anche e soprattutto da gente comune, ricca di sfumature, che crede nel cambiamento e nel volerlo attuare con o senza l’aiuto di chi dovrebbe occuparsene. Caparbi e convinti cercano di diffondere una nuova immagine della realtà in cui vivono mostrando a chi da fuori giudica e sentenzia che esiste anche del buono, che seppur relegato nell’ombra dall’opinione generale esso esiste:

    “Come dice il detto: ‘Spesso fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce’. Noi vogliamo invece che si parli di questo bene che viene fatto e della speranza che i nostri giovani hanno per un cambiamento che spesso viene promesso dall’alto ma che poi invece parte e cresce dal basso”.

    Ed è proprio dal basso, dalle persone comuni senza alcuna nomina particolare, che il faro del cambiamento e della rivalutazione è puntato proprio verso “le case bianche” nella speranza che la bellezza e la ricchezza di cui Don Marco parla sia vista anche da chi ha in mano il futuro della città.

    La Via Crucis, il Grest estivo, il gruppo scout e altre iniziative del genere hanno il solo scopo di tenere lontano il male e le cattive abitudini di chi vive in quartieri “difficili” ma soprattutto regalare loro l’opportunità di creare legami e mettersi alla prova creando nel loro piccolo uno spiraglio di rivalsa.

     

     

     

  • Taranto e Granada, un ponte di fede

    Taranto e Granada, un ponte di fede

    Non solo fotografie. Non soltanto memoria. La mostra «Granada e Taranto – Un puente de fe / Un ponte di fede», ospitata al secondo piano dell’Archivio di Stato di Taranto, è soprattutto un racconto condiviso: quello di due città lontane che scoprono di avere gesti, simboli e rituali sorprendentemente simili.

    L’esposizione è stata inaugurata sabato scorso alla presenza del presidente dell’associazione La Veste Rossa Gigi Montenegro, della direttrice dell’Archivio di Stato Valentina Esposto, del rappresentante delle confraternite granadine Adelardo Mora Guijosa e dell’assessore comunale alla Pubblica Istruzione Maria Lucia Simeone.

    Un progetto culturale che prova a mettere in dialogo le tradizioni della Settimana Santa di Taranto e Granada attraverso fotografie, documenti e manufatti artigianali, un interessante video documentario, mostrando come due realtà geograficamente distanti possano condividere una stessa intensità spirituale.

    La mostra è la seconda tappa di un percorso itinerante. La prima si è svolta nella sede dell’associazione Artava, in via Duomo, dal 31 gennaio al 7 febbraio. Ora l’esposizione prosegue all’Archivio di Stato fino al 12 marzo, prima di approdare a Granada dal 22 al 26 marzo, negli spazi del Real Colegio Mayor de Santa Cruz.

    «Questa – spiega Montenegro – è una mostra che andrà anche a Granada. Abbiamo voluto documentare ancora una volta ciò che avviene nei tre giorni del Triduo sacro a Taranto. Questo per noi significa promuovere il territorio e metterlo a confronto con quello più celebrato ma non per questo migliore di quello di Taranto».

    La Settimana Santa di Granada, come quelle di molte città della Spagna meridionale, è caratterizzata da una straordinaria partecipazione popolare e da un patrimonio artistico di grande rilievo. Il confronto tra queste due esperienze, attraverso fotografie, oggetti artigianali e documenti originali che dialogano tra loro, mette in luce interessanti affinità e differenze che arricchiscono lo sguardo. Accanto agli scatti dedicati ai riti tarantini compaiono infatti le immagini della Semana Santa di Granada.

    «Gli spagnoli sono molto interessati alle nostre tradizioni – racconta Montenegro – e sono attratti da alcuni particolari sui quali mi chiedono spesso spiegazioni. Solo parte della mostra sarà esposta a Granada perché ovviamente alcuni documenti non possono essere fatti uscire dall’archivio. Porteremo però copie dei frontespizi e le spiegazioni di documenti del Settecento».

    Proprio quei documenti, secondo Montenegro, aiutano a raccontare una storia spesso poco conosciuta: «Li esporremo anche in Spagna per chiarire che non è vero che a Taranto abbiamo copiato dagli spagnoli. È molto probabile che sia accaduto esattamente il contrario». Un  tema che spesso accende il dibattito tra studiosi e appassionati delle tradizioni pasquali.

    Le fotografie dedicate ai riti tarantini sono state realizzate dallo stesso Montenegro insieme al figlio. «Ne avevamo scelte una ventina – racconta – l’anno scorso e altrettante quest’anno. In questa edizione ne abbiamo combinate alcune per mettere in evidenza dettagli particolarmente significativi».

    Tra gli oggetti esposti figurano una riproduzione della troccola, abiti confraternali tarantini, una miniatura della processione del Carmine e alcuni pezzi provenienti dalla collezione Guida.

    C’è anche una curiosità storica che cattura l’attenzione dei visitatori. «Abbiamo esposto – racconta Montenegro – il divieto di usare la troccola nel 1708. Fu un editto scritto dall’allora sostituto dell’arcivescovo. È un documento che sorprende molti visitatori».

    A dare profondità storica alla mostra sono però soprattutto le carte conservate dall’Archivio di Stato. «Quando pensiamo alla Settimana Santa tarantina – precisa la direttrice Valentina Esposto – immaginiamo immediatamente le processioni, le statue, i gesti che ogni anno si ripetono e che fanno parte della memoria collettiva della città».

    Ma «dietro la tradizione – continua – esiste una storia fatta di documenti, di atti, di donazioni, di decisioni e di consuetudini che nel tempo hanno contribuito a costruirne forma e significato».

    Tra le carte più preziose conservate nell’Archivio figurano documenti molto conosciuti dai tarantini. «Due in particolare – spiega Esposto – sono notissimi: la cosiddetta donazione Calò con la quale il nobile Francesco Antonio dona le statue del Cristo morto e dell’Addolorata alla confraternita del Carmine e la donazione del canonico Cosa che dona la statua della Vergine Addolorata alla confraternita di San Domenico».

    Documenti che raccontano la nascita di alcuni dei simboli più amati dei riti cittadini. «Sono carte apparentemente silenziose – osserva la direttrice – ma che custodiscono la memoria profonda della città».

    L’Archivio di Stato aveva già ospitato una mostra dedicata alla Settimana Santa lo scorso anno, in occasione del Giubileo. «Fu un’esperienza che ebbe un grande successo di pubblico – ricorda Esposto – con visitatori di ogni età, famiglie, turisti, semplici curiosi».

    Tra i commenti lasciati nel libro delle firme uno in particolare è rimasto impresso alla direttrice. «Una visitatrice scrisse: “Mi rivedo bambina con i miei genitori e poi ragazza adulta, mamma, nonna. La settimana santa ha attraversato ogni momento della mia vita”. Credo che quella frase racchiuda perfettamente il senso che questi riti hanno per molti tarantini».

    Nasce anche da questo aneddoto la decisione di riproporre l’iniziativa con una prospettiva diversa. «Quest’anno abbiamo voluto aggiungere una sfumatura nuova – rileva Esposto – ed è nata la collaborazione con l’associazione La Veste Rossa che da tempo coltiva il rapporto con la Spagna».

    Nella mostra «vedrete accanto ai documenti di Taranto, alle fotografie, ad oggetti artigianali prodotti da artigiani che sono vissuti negli anni ‘60 e ‘70 raccolti da Ottavio Guida, che per tanti anni è stato direttore di questo istituto, un bellissimo video dei Riti delle settimane sante andaluse. Le fotografie esposte invece sono del fotografo spagnolo Armando Lopez Murcia, che ha ricevuto numerosi premi per i suoi scatti ed è stato vincitore del concorso per il manifesto della Settimana Santa di Granada. Dopo il 12 marzo una parte della mostra sarà disallestita e le fotografie, alcuni oggetti e la riproduzione di tre dei nostri documenti più importanti corredata da tutti i testi esplicativi e narrativi saranno trasferiti a Granada.

    L’Archivio si prenderà qualche giorno di pausa per sostituire la documentazione che va in Spagna. Quindi sostituiremo quel materiale con altro che appartiene ai nostri fondi archivistici e riaprirà dal 23 marzo, liberamente visitabile durante gli orari di apertura dell’archivio di Stato».

    Questo dialogo culturale guarda anche al futuro. «La mostra vuole essere un piccolo ponte culturale tra Taranto e Granada, un’occasione – conclude la direttrice – per conoscersi meglio e costruire ponti in un momento storico in cui troppo spesso i ponti vengono abbattuti invece di essere costruiti».

    Un ponte che potrebbe presto diventare anche istituzionale. «C’è già un patto di amicizia tra le due città – ricorda Montenegro – e il consiglio comunale ha dato mandato al sindaco di proseguire il percorso verso il gemellaggio. Io spero che si possa arrivare presto a questo risultato».

    Intanto il dialogo tra le due tradizioni continua tra le sale dell’Archivio. Tra fotografie, documenti e simboli di fede che raccontano una storia antica.