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  • Ilva strategica? Lo sia anche l’indotto

    Ilva strategica? Lo sia anche l’indotto

    “Non ci può essere ripartenza dello stabilimento siderurgico se prima non si risolve il problema dei crediti dell’indotto”- lo ha ribadito il presidente di Aigi Fabio Greco intervenendo questa mattina al vertice in Prefettura con il Ministro Adolfo Urso. Il presidente, riconoscendo l’impegno del Governo nel voler risolvere la grave situazione dell’indotto, ha sottolineato – sulla scorta della esperienza del 2015 – la necessità che sia riconosciuta la strategicità dell’indotto ex Ilva. Aziende, alcune delle quali alla terza generazione, che sono complementari alla fabbrica e senza le quali non ci può essere futuro per l’acciaieria. Aigi, inoltre, considerata la precaria situazione in cui versano gli impianti, ha espresso al Ministro la disponibilità delle imprese dell’appalto ex Ilva, già dichiarata al commissario di AdI in as ing. Quaranta. Aigi ha infatti costituito una task force che sarà operativa sino al prossimo 7 marzo pronta ad intervenire per manutenzioni urgenti sia strutturali che ambientali con l’obiettivo di scongiurare problemi ai lavoratori diretti e alla città. Greco, nel ricordare l’ammontare del monte debiti accumulato da Acciaierie d’Italia nei confronti dell’indotto che si aggira sui 140 milioni di euro, 23 dei quali ceduti a Banca Ifis, ha indicato la strada attraverso la quale la situazione potrebbe appianarsi. Non attraverso ulteriori finanziamenti come previsto dall’articolo 1 del dl 9/24 che andrebbero ad indebitare ancora di più le aziende, ma tramite la cessione pro soluto del credito ad istituti bancari con garanzia Sace. Per giungere a questa risoluzione, Aigi ha reiterato la richiesta di istituzione di un tavolo tecnico tra Governo, Sace e indotto territoriale. Nel riconoscere anche l’attenzione e l’impegno della Regione Puglia e del Presidente Michele Emiliano, il presidente dell’associazione che raggruppa le principali aziende dell’appalto ex Ilva, ha rimarcato che una boccata di ossigeno potrebbe venire anche dalla disponibilità già manifestata dalla Regione che ha messo a disposizione l’avanzo di amministrazione per acquistare i crediti delle imprese dell’indotto. Un’altra condizione che allevierebbe lo stato di crisi delle imprese, il riconoscimento della clausola sociale e il blocco dei Durc. Condizioni che, alleggerirebbero lo stato di grave sofferenza delle aziende e dei loro lavoratori di cui si comprendono le preoccupazioni e per i quali è necessario che tutte le parti in campo si assumano le rispettive responsabilità. Lo stabilimento, l’indotto e i lavoratori sono legati a doppio filo e, comprendendo la disperazione di questi ultimi, Aigi è al lavoro insieme ai sindacati di categoria per trovare soluzioni a questa grave crisi. Il presidente di Aigi ha inoltre lanciato un appello al Ministro Urso affinché il Governo, nella fase di studio ed analisi degli investitori pronti a rilevare la fabbrica, valuti con particolare riguardo eventuali gruppi italiani disposti a scommettere sul rilancio in chiave ecocompatibile dell’acciaieria.

    “Va salvaguardato tutto l’indotto dell’Ilva, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda e della percentuale di fatturato realizzato in appalto per Acciaierie d’Italia”. È la richiesta avanzata dal presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in occasione dell’incontro di questa mattina in prefettura a Taranto. “Primo elemento imprescindibile è il pre riconoscimento di tutte le aziende, piccole medie e grandi, indipendentemente dal loro rating bancario, dello status di fornitori essenziali e strategici. Aziende che sono state – tutte – ancora una volta colpite direttamente e duramente dalla conduzione scellerata dell’ultimo management di Acciaierie d’Italia. Aziende che vogliono continuare a operare sul territorio avendo contezza di poter essere ristorate di quanto loro dovuto’, ha detto Toma, ribadendo la disponibilità di queste imprese a continuare a lavorare per l’amministrazione straordinaria”. “Perché questo possa avvenire, secondo Toma, tuttavia, oltre al già citato pre riconoscimento quali aziende essenziali e strategiche, serve ‘a certezza nei tempi di pagamento, la bancabilità delle fatture, garanzie precise, tutte certificate e documentate, estese anche alle controllate del gruppo” ha ribadito l’esponente di Confindustria. Inoltre, altra condizione, è che – ai fini della certezza del ristoro delle fatture – vanno eliminate tutte le percentuali di fatturazione con la grande industria (prima 70, poi 50, ora 35) che dal ministero sono state poste quale condizione per poter rientrare nel novero delle aziende da ristorare. “Potendo contare ora su nuovi interlocutori, Toma ha concluso dicendo che “il nostro auspicio, se guardiamo alle settimane future, è che presto il complesso siderurgico si doti di una veste nuova: un investitore privato che sia espressione delle grandi famiglie dell’acciaio italiano, o che lo sia almeno in parte, e che rilanci lo stabilimento in quella chiave green che tutti ci auguriamo, che è condizione imprescindibile per poter guardare al domani”.

    Anche Casartigiani ha presenziato all’incontro con il ministro Adolfo Urso. Il coordinatore regionale Stefano Castronuovo ha ribadito la complicata situazione in cui versano le aziende dell’autotrasporto dell’indotto del siderurgico. Quest’ultime, a oggi, non hanno la possibilità di fornire i regolari servizi contrattualmente previsti perché hanno la necessità di recuperare i propri crediti, così come la regolarità contributiva e fiscale prevista per legge. Castronuovo, infatti, ha precisato che le PMI dell’autotrasporto e dell’indotto coinvolte, ai sensi delle Linee Guida EBA-GL Lom (Guidelines on loan origination and monitoring), non possiedono i requisiti di bancabilità, non di rado, e proprio a causa del malvezzo dei loro debitori di posticipare i pagamenti ben oltre quanto previsto dalla legge e dai contratti. Problematiche e preoccupazioni sul destino delle mPMI dell’indotto dell’Acciaieria, che sono state già ampiamente manifestate, nel corso delle scorse e varie interlocuzioni tra l’associazione datoriale degli artigiani e le istituzioni. Queste le richieste avanzate, stamattina, da Casartigiani al ministro delle Imprese Urso e al Commissario Quaranta: nell’ambito delle risorse stanziate, un fondo ad hoc di ristori da affidare ai futuri commissari per il pagamento diretto delle imprese creditrici già definite prededucibili, fondamentale per ripristinare la liquidità necessaria a ripartire e garantire la continuità operativa di AdI. “A tal fine, viste le difficoltà finanziarie, si auspica che vada a buon fine la possibilità, annunciata nel corso della riunione dal Ministro Urso, di utilizzare le risorse messe a disposizione dalla Regione Puglia, attraverso la surroga dei debiti con un limite economico che non prefigurerebbe gli aiuti di Stato. Nella definizione delle soglie di intervento si dovrebbe avere adeguato riguardo al mondo dell’autotrasporto le cui aziende hanno costi fissi di gestione che nella fattispecie assorbono già circa l’80% del fatturato. Su tale tema vi è l’assoluta necessità di tutelare l’interezza delle imprese del settore a livello nazionale, in quanto, tutelando l’insieme si possa garantire il salvataggio di una intera filiera che è molto più ampia rispetto a chi ha il contratto diretto con ADI e che di fatto potrebbe avere ricadute disastrose su tutti i territori interessati che vanno oltre i confini di dove hanno sede gli stabilimenti. Nel settore dell’autotrasporto, infatti, quasi sempre avviene che il servizio venga effettuato solo in parte dalla singola azienda titolare del contratto e tutto il resto venga subappaltato a vari subvettori. Altro punto fondamentale per assicurare la continuità lavorativa, e quindi la continuità produttiva dello stabilimento, è prevedere la garanzia dell’ottenimento del DURC regolare da parte delle aziende di autotrasporto (per cui è obbligatorio) attraverso la sospensione fino a dicembre 2024 di tutti gli oneri fiscali, contributivi e previdenziali, attraverso per esempio un apposito DPCM – prosegue Casartigiani -. Importante, d’ora in avanti e per il futuro, si ritiene necessario proseguire il dialogo avviato con la Presidenza del Consiglio, con commissari straordinari, per garantire il funzionamento dello stabilimento attraverso un apposito tavolo permanente di confronto con le associazioni maggiormente rappresentative dell’indotto, nello specifico è necessario definire: la gestione trasparente e corretta dei rapporti commerciali con le MPMI fornitrici; la revisione dei meccanismi che sovraintendono l’assegnazione dei servizi di trasporto tramite la piattaforma aziendale; la concertazione di contratti uniformi che prevedano la trasparenza delle tariffe e la corretta gestione dei rapporti di sub-appalto e sub-vezione; l’Inserimento della clausola sociale che tuteli le imprese dell’autotrasporto locali”. Castronuovo, dunque, ha ricordato altresì l’importanza dell’istituzione di un tavolo permanente: “Ringraziamo il ministro Urso, così come i commissari Quaranta e Danovi – ha detto il coordinatore regionale – per l’attenzione che stanno riservando alla complessa vicenda dell’ex Ilva di Taranto e per cui auspichiamo che si giunga, una volta per tutte, alla risoluzione. È di vitale importanza che venga istituito un tavolo permanente che ponga, costantemente, le ottimali relazioni industriali tra azienda in AS e aziende fornitrici, le associazioni maggiormente rappresentative e i commissari, in una prospettiva di rilancio degli stabilimenti. L’obiettivo, infatti, è evitare situazioni che in passato, e senza il presidio delle associazioni, hanno riscontrato diverse difficoltà nelle relazioni”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/27/salvare-lex-ilva-e-prioritario/)

  • Assistenza domiciliare: si cercano soluzioni

    Assistenza domiciliare: si cercano soluzioni

    La Direzione Servizi Sociali del Comune di Taranto sta vagliando una serie di soluzioni percorribili per affrontare la situazione venutasi a creare a carico dei cittadini che usufruiscono del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e Servizio assistenze domiciliare (SAD). Il 30 gennaio del 2023 il Consiglio Comunale di Taranto approvava il “Regolamento per l’Accesso al Sistema di Interventi e Servizi Sociali” che recepiva il nuovo quadro normativo per l’assistenza domiciliare dei cittadini.

    Fino a quel momento tale servizio era stato gratuito per tutti, anche per coloro con redditi importanti, mentre la nuova normativa introduceva la compartecipazione del cittadino alla spesa, in relazione al proprio reddito come risultante dell’attestazione ISEE.

    Si tratta di soggetti disabili fino a 64 anni di età e anziani che nella gran parte dei casi usufruiscono da svariati anni di tale servizio, per molti di loro sono conservate le relazioni dei Servizi sociali sull’entrata in vigore del nuovo Regolamento o comunque erano stati avvisati verbalmente dall’ufficio. Questi oggi devono, oltre a adeguarsi alla nuova normativa per le prestazioni future, anche pagare la loro quota di compartecipazione per l’assistenza ricevuta da un anno a questa parte.

  • Gli autotrasportatori non arretrano

    Gli autotrasportatori non arretrano

    Continua la protesta degli autotrasportatori di Casartigiani Taranto, alla portineria C area TIR del siderurgico ex Ilva, al fine di ottenere il pagamento di tutte le fatture scadute fino ad oggi. In relazione al decreto relativo all’indotto, si sta continuando a lavorare con il Ministero. Casartigiani ringrazia i ministri competenti, per la velocità con cui si sta operando al fine di tutelare la categoria degli autotrasportatori.

    Tuttavia, rileviamo alcune perplessità sulle soluzioni individuate in merito all’effettiva accessibilità da parte delle piccole imprese. Le problematiche principali si sostanziano su due profili. Innanzitutto, i tempi, relativamente all’effettiva ottenimento della liquidità utile al fine di garantire la ripartenza delle aziende stesse, molte delle quali, non sono bancabili a causa della postergazione dei pagamenti da parte di ADI, per tanto necessitano al più presto di liquidità per poter ripartire.

    In secondo luogo, sorgono problematiche in merito all’accertabilità dei crediti da parte del mercato delle banche italiane. Per questi motivi, gli autotrasportatori restano in protesta contro AdI che ad oggi continua a non saldare lo scaduto fin ora maturato, e che riteniamo sia l’unica soluzione per salvare le imprese.

  • Ex Ilva, la versione di Confindustria

    Ex Ilva, la versione di Confindustria

    “Avevamo auspicato in una ricomposizione, anche se solo temporanea, dell’intera questione, con un accordo fra le parti: così non è stato e non possiamo che prenderne atto, pur con una estrema preoccupazione per il futuro più imminente. La priorità rimane in tutti i casi la continuità produttiva dello stabilimento e la salvaguardia dei dipendenti diretti e indiretti e dell’indotto”. Così il Presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, commenta l’esito del vertice tenuto ieri a Palazzo Chigi fra esponenti del Governo e Arcelor Mittal e conclusosi, per molti versi inaspettatamente, con una rottura fra le parti in campo: da un lato il socio pubblico, Invitalia, e dall’altro il privato, Arcelor Mittal.

    Confindustria Taranto, esprimendo forti timori sugli scenari che potrebbero aprirsi a breve per le sorti dello stabilimento – in primis il ricorso all’amministrazione straordinaria già subita pesantemente nove anni fa, che oggi si vorrebbe scongiurare – fa appello al Governo affinché assuma il controllo di tutta la complessa questione e garantisca attraverso tutti gli strumenti possibili la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento. Allo stesso tempo, l’Associazione si rende disponibile ad ogni occasione di confronto col Governo utile a ricercare soluzioni, anche temporanee, per uscire dalla difficile situazione di impasse per poi arrivare a nuovi, possibili scenari che garantiscano l’auspicata stabilità.

  • Usb sul piede di guerra

    Usb sul piede di guerra

    “L’attuale situazione degli stabilimenti Ex-Ilva, oggi Acciaierie D’Italia, è ben nota a tutti: impianti fermi o in decadimento, assenza di manutenzione e gravi rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, cassa integrazione utile solo ad abbattere i costi addossandoli alla comunità e infine un piano industriale ed ambientale di cui non si riesce intravedere nemmeno un barlume di presupposto di realizzazione. Mentre vengono spese moltissime parole e iniziative di ogni genere, la discussione tra Governo e Arcelor Mittal continua indisturbata, con Lucia Morselli che durante il roadshow commerciale “Steel Commitment” si fa addirittura vanto di quanto le cose stiano andando per il verso giusto. E non c’è certo da stupirsi: Sembra infatti che tutti vogliano fare dei regali all’azienda, in un quadro di divisione e fughe in avanti dove nessuno riesce a ricomporre un quadro unitario che sia orientato per davvero a garantire gli interessi dei lavoratori e del territorio. Basti pensare ad esempio alle ambiguità presenti tra le rappresentanze delle imprese dell’indotto (vedi la dicotomia Confindustria\Aigi – Federmeccanica).

    Pensiamo con grande sincerità che la difesa dell’occupazione e dei territori dove risiedono gli stabilimenti debba essere svolta allontanandosi dalle solite liturgie precostituite, per garantire alle lavoratrici ed ai lavoratori un quadro di mobilitazione generale che sia per davvero di tutte e tutti. E lo diciamo al netto di tutto, nonostante riteniamo che alla luce di quanto stia avvenendo oggi ci siano comunque delle differenze di vedute (vedi la CIGS sottoscritta a marzo o le recenti dichiarazioni rilasciate a Genova sull’accordo di programma).

    Nonostante questi elementi di valutazione che ci dividono, siamo da subito disponibili ad una riflessione comune, da fare subito, per individuare al più presto una data per una durissima mobilitazione unitaria che sia caratterizzata da iniziative capaci di rapportarsi allo scontro in atto, che siano capaci di dare un segnale a questo Governo, che si sta dimostrando forte con i più deboli, ma debole con i più forti, ossequioso alle multinazionali ed incapace di fornire una chiara visione per un nuovo modello di sviluppo economico di questo paese dentro il quadro delle transizioni ecologica ed energetica. La Governance va cambiata e Lucia Morselli va cacciata subito. Lo stato deve effettuare subito il passaggio per diventare socio di maggioranza e per definire al più presto un piano industriale che garantisca la ripresa produttiva, la piena occupazione, portando a termine la necessaria transizione ecologica per dare le risposte che sono attese da anni da cittadini sempre più disillusi su classe politica e imprenditoriale.

    Con queste parole e con queste rivendicazioni riteniamo di poter convergere sulla data del 20 Ottobre con tutte le nostre strutture (Acciarie D’Italia, Ilva in AS, Appalti), affermando però la necessità di stabilire tra le nostre organizzazioni un percorso condiviso di iniziative e di dure mobilitazioni dentro un quadro di condivisione dei percorsi e di reciproco rispetto”. Lo comunica Usb Taranto in una lettera aperta a Fim, Fiom, Uilm.

  • Protesta Aigi: Fiom e Cgil puntualizzano

    Protesta Aigi: Fiom e Cgil puntualizzano

    Aigi conferma la manifestazione di domani, 9 ottobre, nei pressi di Acciaierie d’Italia. Il raduno è previsto alle 7.00 alla portineria C dello stabilimento siderurgico. Si prevede la presenza di circa 800 tra imprenditori e collaboratori, di mezzi tra i quali i tir, camion e autogrù. Alle 8.30, alla portineria C, seguirà una conferenza stampa e poi un corteo si muoverà verso la Prefettura. Alle 13.00 è previsto l’incontro con il Prefetto Paola Dessì mentre i mezzi si fermeranno al Ponte di Pietra.

    La manifestazione è stata indetta da Aigi, alla luce delle notizie del ricorso all’amministrazione straordinaria e conseguente Newco, non smentite dal Governo. “Un secondo bidone di Stato che replicherebbe quanto già accaduto nel 2015 – ha detto l’associazione delle imprese indotto Ex Ilva, nel comunicato stampa – che è costato all’indotto di Taranto ben 150milioni di euro. Riproporre lo stesso schema di 8 anni fa decreterebbe la fine dell’intera economia di Taranto, perché l’ennesima amministrazione straordinaria non consentirebbe i tempi tecnici per la ripresa e metterebbe in ginocchio tutte le imprese”.  Proprio ora che la fabbrica ha ottemperato, così come certificato, al 96% delle prescrizioni ambientali previste dall’Autorizzazione Integrata Ambientale: “E anche per queste ragioni – ha proseguito Aigi – quello in programma domani non sarà un blocco dello stabilimento di cui le imprese dell’indotto, alcune già alla terza generazione, sono parte integrante e rappresentano la componente economica più importante della città”.

    L’iniziativa intende mandare un messaggio chiaro al Governo: “La fabbrica che è stata dichiarata di rilevanza strategica nazionale va salvaguardata e rilanciata. Così come va rilanciata la produzione ecocompatibile autorizzata a sei milioni di tonnellate l’anno e vanno garantiti i crediti maturati dalle imprese e dai fornitori” ha continuato l’associazione.  “Senza certezze le imprese rischiano di crollare non potendo garantire  programmazione aziendale. Dunque diciamo no all’amministrazione straordinaria e né alla Newco, che porterebbe solo disastri” ha concluso l’associazione. Aigi. Quest’ultima, peraltro, ha già chiesto di essere parte attiva ad un tavolo di rilancio della grande fabbrica avendone le capacità tecniche e operative.

    CGIL e FIOM prendono posizione rispetto alla protesta delle imprese AIGI

    Giovanni D’Arcangelo (CGIL)  e Francesco Brigati  (FIOM) chiariscono la loro posizione rispetto la protesta di domani. Per i sindacati, le imprese dell’appalto di Acciaierie d’Italia, oggi divise tra Confindustria e AIGI, non farebbero “alcun cenno sull’attuale gestione” del privato responsabile di “aver portato lo stabilimento siderurgico in una fase di criticità sia in termini di produzione che di interventi manutentivi”, necessari a garantire la sicurezza dei lavoratori e la salvaguardia degli impianti.

    Per D’Arcangelo e Brigati sarebbe “del tutto evidente” che la manifestazione organizzata da AIGI rivendichi anche “ulteriori interventi e risorse pubbliche per saldare i debiti del privato”:  “Infatti, la richiesta degli imprenditori è chiara: saldare i debiti del privato, in questo caso di Arcelor Mittal. È ormai un classico della vertenza ex Ilva consegnare i profitti al socio privato e scaricare sulle risorse pubbliche le perdite di una gestione scellerata, quella della multinazionale, che non ha nessuna intenzione di investire sul sito di Taranto”. Le risorse pubbliche non devono essere utilizzate, a detta dei sindacati, per risanare i debiti del privato ma “per consentire un inevitabile processo di risanamento di un sito strategico per il nostro Paese, atteso dal lontano 2012, anno in cui avvenne il sequestro preventivo”.

    Dunque, si tratterebbe di un’iniziativa “strumentale”, quando sarebbe stato opportuno un confronto tra le parti: “Crediamo sia necessario ribadire – hanno comunicato le sigle sindacali – che i lavoratori dell’appalto si sono già resi protagonisti di uno sciopero indetto dalle categorie sindacali di CGIL CISL UIL, ovvero quelle dei lavoratori metalmeccanici, edili, delle pulizie e delle mense, dell’energia, dei trasporti e dei somministrati, lo scorso 28 settembre. Una protesta dalle rivendicazioni chiare e che domani parteciperanno al coordinamento nazionale degli RSU FIM FIOM UILM di ADI presso il MIMIT, con l’obiettivo di continuare con le mobilitazioni per dare una sterzata alla vertenza ex Ilva” hanno concluso.

     

  • Legambiente chiede la VIS su ex Ilva

    Legambiente chiede la VIS su ex Ilva

    “Il processo di decarbonizzazione dell’acciaio in Europa è partito, ma all’ex Ilva di Taranto è solo un fantasma: pensare di rifare AFO5 è come voler viaggiare a marcia indietro. Che aspetta il Ministero della Salute a produrre e rendere nota la valutazione dell’impatto sanitario dell’attuale impianto?” Se lo domanda Legambiente Taranto in una lunga nota stampa, proseguendo: “E’ recentissima la notizia che in Austria la società VoestAlpine ha avviato il cantiere per la costruzione di un forno ad arco elettrico (EAF) a Donawitz: produrrà 850mila tonnellate di acciaio nel 2027, senza utilizzare carbone. E’ prevista inoltre la costruzione di un secondo forno EAF a Linz con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 di quasi 4 milioni di tonnellate all’anno, gettando le basi tecnologiche per la produzione dell’acciaio di domani, con un investimento complessivo di 1,5 miliardi di euro”.

    “Si tratta dell’ultimo tassello di un processo impetuoso che ha investito l’Europa e che ha come obiettivo la decarbonizzazione dell’acciaio”, dichiarano congiuntamente Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto e Daniela Salzedo, direttrice di Legambiente Puglia: “In Italia invece siamo fermi e la decisione del Governo di non finanziare con i fondi PNRR la costruzione dell’impianto per produrre il preridotto a Taranto, demandandone genericamente la realizzazione all’uso dei Fondi di sviluppo e coesione, rende allo stato la decarbonizzazione un fantasma. Non si sa quando mai potrà realizzarsi e, peraltro, nella domanda di A.I.A. presentata da Acciaierie d’Italia, non ve n’è traccia. Nel contempo si pensa invece a ricostruire l’altoforno 5, per una produzione tradizionale, a carbone, di quasi 4 milioni di tonnellate annue di acciaio altamente impattante sia per le emissioni inquinanti che per quelle di anidride carbonica. Una scelta in controtendenza rispetto a quanto sta avvenendo in tutta Europa: se attuata, invece che procedere in direzione della decarbonizzazione si andrebbe a marcia indietro, si ridarebbe vita ad un dinosauro.”

    L’associazione ambientalista ci tiene a sottolineare uno sguardo verso l’Europa: “Gli esempi di quanto sta avvenendo in Europa sono davvero tanti: in Olanda la Tata Steel, ha assegnato alle italiane Danieli e Tenova l’incarico di progettare e realizzare un nuovo impianto per la produzione di acciaio tramite la tecnologia DRI presso il proprio sito di Ijmuiden, con lo scopo di ridurre l’impatto ambientale della sua acciaieria passando dall’utilizzo di altiforni tradizionali a quello di impianti DRI H2-ready, cioè pronti per utilizzare l’idrogeno verde come gas riducente – al posto del metano – senza dover subire modifiche strutturali. La stessa cosa ha fatto Salzgitter Flachstahl nella Bassa Sassonia in Germania. Sempre in Germania Thyssenkrupp Steel ha chiesto alla Paul Wurth -SMS Group la costruzione di un impianto di riduzione diretta alimentato a idrogeno presso la sede di Duisburg con l’obiettivo di abbattere da subito le emissioni di 3,5 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. L’investimento ammonta a oltre 1,8 miliardi di euro. L’impianto avrà una capacità di 2,5 milioni di tonnellate di DRI, e il completamento è previsto entro la fine del 2026″.

    La rivoluzione dell’idrogeno è già cominciata – puntualizza Legambiente Taranto andando fino in Scandinavia – in Finlandia Blastr Green Steel vuole investire 4 miliardi di euro per costruire una acciaieria green ad Inkoo. L’obiettivo è produrre 2,5 milioni di tonnellate di acciaio low carbon dal 2026. La nuova acciaieria utilizzerà idrogeno verde, ottenuto sul posto con elettrolizzatori alimentati da fonti rinnovabili. Si punta a ridurre le emissioni complessive del 95% rispetto ai metodi tradizionali” sottolineano Daniela Salzedo e Lunetta Franco “In Svezia avanza il progetto della H2 Green Steel di una acciaieria totalmente alimentata da idrogeno verde a Boden. L’obiettivo è produrre 5 milioni di tonnellate di acciaio pulito. La società ha già raccolto un finanziamento azionario di circa 1,5 miliardi di euro. L’avvio della produzione è previsto entro la fine del 2025 e la società ha già contratti per circa la metà della produzione pianificata, nonostante l’acciaio verde sia più costoso di quello ad alta intensità di CO2. Sempre in Svezia procede veloce il progetto HYBRIT con cui il gruppo siderurgico SSAB sta sviluppando un impianto pilota in grado di produrre acciaio ‘carbon free’ grazie all’utilizzo di idrogeno verde. E’ già in funzione a Svartöberget un sito sperimentale per lo stoccaggio di H2. La previsione è di produrre annualmente 1,3 milioni di tonnellate di DRI utilizzando idrogeno (una prima consegna è stata già effettuata alla Volvo) e 2,7 Mt/anno nel 2030.”

    “Intanto in Spagna Arcelor Mittal – incalza l’associazione – prevede di sostituire i due altiforni tradizionali attualmente operativi nello stabilimento di Gijón con un forno elettrico ed un impianto per la produzione di preridotto L’impianto dovrebbe entrare in funzione nel 2025 con una capacità di 2,3 milioni di tonnellate annue. Anche ad Hamilton, in Canada, Arcelor Mittal sta realizzando un impianto per la produzione di preridotto con una capacità di 2,5 milioni di tonnellate all’anno, completamente ‘hydrogen ready’”.

    “Insomma solo a Taranto non si muove nulla ed è scandaloso – tuonano gli ambientalisti – che a tutt’oggi il Ministero della Salute non abbia prodotto e reso nota la valutazione preventiva dell’impatto sanitario atteso per lo stabilimento siderurgico di Taranto” concludono la direttrice di Legambiente Puglia e la presidente di Legambiente Taranto ” Si tratta di un documento che attendiamo dal 27 maggio 2019, quando fu disposto il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale, poi scaduta il 23 agosto di quest’anno, al fine di introdurre eventuali condizioni aggiuntive motivate da ragioni sanitarie, così come richiesto formalmente dal Sindaco del Comune di Taranto. Un riesame che non si è mai concluso. L’11/07/2022, il Ministero della Transizione Ecologica ha dato avvio alla fase finalizzata ad aggiornare le valutazioni sanitarie relativamente allo scenario emissivo post-operam, ma a tutt’oggi non abbiamo notizie. Legambiente ritiene sia urgente ed irrinunciabile l’acquisizione in via prioritaria della valutazione preventiva di impatto sanitario redatta secondo le linee-guida definite dall’Istituto Superiore di Sanità, commisurata al quadro emissivo correlato ad una produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio effettuata con gli attuali impianti a valle degli interventi ambientali previsti dal DPCM del 2017. I cittadini di Taranto non sono cittadini di serie B: hanno il diritto di sapere“, chiosa Legambiente Taranto.

  • Aigi all’erta su Ponte e acciaio

    Aigi all’erta su Ponte e acciaio

    L’Associazione Indotto AdI e General Industries (Aigi) interviene a seguito dell’apertura della Fiera del Levante

    “L’Italia non può perdere lo stabilimento siderurgico di Taranto che il Governo ritiene strategico e alla cui ripresa produttiva sono legati i grandi progetti come il Ponte sullo Stretto. Le parole del Ministro Salvini alla cerimonia inaugurale della Fiera del Levante se pur rassicuranti sul piano della ritenuta strategicità della fabbrica tarantina per il Governo, non lo sono state altrettanto sul fronte dei programmi reali che riguardano il futuro della fabbrica, futuro che è legato a doppio filo alla mancata programmazione industriale insieme alle incertezze che ruotano sull’assetto societario.

    Gli imprenditori dell’indotto, coloro i quali continuano a mantenere in vita la fabbrica di Taranto, pur vantando esosi crediti, chiedono che alle parole, agli intendimenti, seguano fatti concreti. A cominciare da una programmazione industriale seria che preveda l’aumento della produzione in chiave green fino ai limiti consentiti dalle attuali disposizioni e che garantisca occupazione e il ritorno alla normalità per le aziende dell’indotto. Una ripresa che si attende dal 2018 che rilanci la competitività dello stabilimento sui mercati internazionali. Ad oggi non si conosce né si vede attuato il piano industriale dell’attuale gestione.

    Se l’acciaio prodotto a Taranto è ritenuto indispensabile per la realizzazione del Ponte sullo Stretto ed è considerato acciaio di alta qualità che viene richiesto da Fincantieri per la realizzazione dei propri progetti, non si comprende perché questa fase di stallo duri da così tanto tempo e perché il Governo insieme al socio privato, chiunque esso sia e chiunque esso sarà, si attardi a far partire investimenti e produzione. Aigi ha già chiesto, anche per il tramite del Prefetto di Taranto, la convocazione di un tavolo tecnico dove poter approfondire e definire le sorti dello stabilimento, delle imprese, dei lavoratori e del futuro economico-sociale della città.

    Se la fase di rilancio con investimenti mirati all’aumento della produzione di acciaio non avverrà in tempi strettissimi si dovrà purtroppo dare ragione a quanti dicono che la chiusura della fabbrica più grande d’Europa era stata decisa già da tempo e che quello a cui stiamo assistendo è un film dal finale tragico”.

  • AdI, i sindacati chiedono tavolo a Roma

    AdI, i sindacati chiedono tavolo a Roma

    In data 27 luglio 2023 si è riunito il Consiglio di Fabbrica di Acciaierie d’Italia, Appalto e Indotto di Fim – Fiom – Uilm – Usb per discutere della fase complicata in cui versa lo stabilimento di Taranto, nonché delle varie questioni e tematiche che interessano il siderurgico ed il futuro dei lavoratori. Segue la nota unitaria delle sigle sindacali.

    “In apertura dei lavori il Consiglio di fabbrica ha ricordato, osservando un minuto di silenzio, il collega Antonio Bellanova, vittima di un omicidio sul lavoro, verificatosi martedì scorso al porto di Taranto e che il governo e la politica devono necessariamente intervenire per evitare una strage inaccettabile.

    Il Consiglio di Fabbrica, dopo attenta discussione, dibattito ed analisi approfondita circa le problematiche connesse ai vari temi affrontati e le relative difficoltà presenti all’interno dello stabilimento, ritiene non più rinviabile un serio confronto con il Governo finalizzato ad affrontare le tematiche ad oggi rimaste in sospeso in merito alla questione occupazionale, ambientale, sanitaria e produttiva dello stabilimento siderurgico di Taranto. Infatti, l’ex Ilva rappresenta una delle vertenze irrisolte ed emblematiche che dal lontano 2012 ci trasciniamo dietro, senza ancora una chiara prospettiva industriale che possa finalmente coniugare in maniera concreta salute, ambiente e lavoro.

    Assistiamo, invece, a continui annunci su possibili provvedimenti di rilancio per il sito di Taranto che, di fatto, non hanno mai prodotto nessun giovamento ai lavoratori e al territorio ionico, se non alla multinazionale che continua a tenere in ostaggio il governo e a determinare il mancato rilancio produttivo di tutto il gruppo ADI. Inoltre, la gestione aziendale continua a scaricare sui lavoratori le scelte sbagliate.

    La situazione, pertanto, risulta totalmente fuori controllo e crediamo che non si possa continuare a gestire uno stabilimento a ciclo continuo, definito d’interesse strategico per il nostro Paese, senza avere una programmazione in merito al rilancio della produzione di acciaio. L’unica vera programmazione maniacale che l’amministratore Delegato è in grado di fare è quella sui numeri della cassa integrazione. Tant’è, che l’aumento spropositato di cassa integrazione nelle aree di officine e di manutenzione di produzione, oltre ai lavoratori dell’area laminazione, dimostra la mancanza di pianificazione di attività manutentive di carattere ordinario e straordinario, così come i continui ritardi sugli approvvigionamenti e la mancanza di attrezzature e mezzi che compromette, di fatto, non solo la tenuta degli impianti ma soprattutto la sicurezza dei lavoratori.

    Siamo ancora in attesa della presentazione di un Piano industriale orientato ad un rilancio della produzione delle attività del sito ionico. La transizione ecologica, un processo irreversibile ed epocale, a Taranto viene solo evocata negli annunci ma, in assenza di una visione di futuro, resta un puro esercizio retorico che serve esclusivamente da megafono elettorale a discapito del futuro di migliaia di famiglie.

    Nel contempo ci troviamo di fronte ad una crisi sempre più dilagante che colpisce tutti i lavoratori, in particolar modo quelli dell’Appalto e dell’Indotto, già in sofferenza per le continue procedure di Cig e purtroppo non ultimi, procedure di mobilità e cessazione di attività di impresa. Per alcune aziende dell’Indotto, inoltre, oltre alla scadenza della dote di ammortizzatori sociali, siamo in presenza di un continuo procrastinarsi di scaduti che inevitabilmente generano mancate retribuzioni e stipendi di lavoratori già in sofferenza.

    Per tali ragioni Fim – Fiom – Uilm e Usb ribadiscono, ancora una volta, la necessità di un cambio immediato della Governance con il passaggio dello Stato nella maggioranza societaria necessario a voltare una pagina così drammatica per l’intera comunità ionica . L’incertezza del futuro di migliaia di lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in Amministrazione Straordinaria e Appalto, infatti, non può continuare ad essere oggetto di inutili ed inefficaci slogan della politica.

    Come Organizzazioni Sindacali da anni rivendichiamo un serio confronto tra le parti, utile a trovare soluzioni concrete rispetto alle preoccupazioni dei lavoratori e di un territorio lacerato dalla crisi. Serve accelerare sulle scelte che permettano di cambiare la gestione e di riprendere un’attività produttiva che oggi è totalmente carente e tenuta sotto scacco con le gravi conseguenze da un punto di vista di desertificazione industriale e sociale.

    Nei prossimi giorni sarà avviata una campagna di contro informazione a mezzo stampa rispetto alla campagna pubblicitaria di Acciaierie d’Italia che rappresenta una realtà distorta rispetto alle tante problematiche, quelle si tangibili, che si vivono nei reparti e che daremo evidenza con tutti i dettagli necessari.

    Infine, in merito a quanto emerso dal confronto odierno il Consiglio di Fabbrica e le segreterie di Fim – Fiom – Uilm – Usb hanno deciso di avviare, già dalle prossime settimane, un calendario di assemblee con i lavoratori in preparazione delle future iniziative di mobilitazione necessarie a riaprire un tavolo di confronto con il Governo che affronti in maniera risolutiva il rilancio dello stabilimento, della salvaguardia dell’occupazione, insieme alla tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori e dei cittadini. Il Governo non si renda complice della desertificazione industriale che Arcelor Mittal ha deciso di pianificare nei confronti del sito di Taranto. Noi non lo consentiremo e per impedirlo avvieremo iniziative di mobilitazione necessarie a rimettere al centro dell’agenda politica una vertenza che dura ormai da troppi anni”.

  • Tandem formazione Confindustria + Adi

    Tandem formazione Confindustria + Adi

    “Quella di ieri è stata una giornata col segno più, un momento di crescita per tanti aspetti che speriamo possa costituire l’avvio di una progettualità più grande nel segno della decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico”. Così il Presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma commenta l’apertura della Scuola di Alta Formazione inaugurata ieri dall’Ad Lucia Morselli nella sede di Adi.

    “La nostra Confindustria e Adi – dichiara ancora il Presidente – perseguono gli stessi obiettivi, lavorano per costruire le stesse competenze, collaborano con il sistema accademico e auspicano lo stesso futuro per l’acciaieria e per le tante aziende fornitrici che vi operano. A volte, sono contestuali e speculari anche le iniziative portate avanti, come quelle di ieri: mentre Adi presentava la Technical Academy, in Confindustria Taranto si parlava di green economy e sostenibilità ambientale in occasione del ciclo di formazione destinato ai docenti pugliesi degli istituti superiori di II grado, portato avanti dall’Its Academy Cuccovillo in collaborazione con il Philip Morris Institute for Manifacturing Competences, proprio alla scopo di costruire competenze e specializzazioni adeguate per le sfide 4.0. Un percorso che Confindustria ha sostenuto fortemente. E in questa stessa occasione, in cui nostre aziende di eccellenza hanno illustrato le loro best practices 4.0, erano presenti studenti che hanno seguito percorsi formativi di tertiary education (scuola-azienda) proprio in Acciaierie d’Italia. Sarà nostro piacere, pertanto, nella prossima utile occasione, condividere in questa o in altre sedi i nostri investimenti per il futuro anche con Adi, quale interlocutore d’eccellenza del territorio ”.

    Ieri pomeriggio, in occasione della chiusura del corso di formazione per i docenti pugliesi a cura dell’Its Cuccovillo, molteplici testimonianze hanno riguardato proprio i processi di decarbonizzazione e l’utilizzo di risorse alternative e sostenibili, presenti e in collegamento docenti e studenti degli istituti superiori.