Si è svolto nelle scorse ore l’incontro tra il governo e i commissari straordinari dell’ex Ilva sulla relazione conclusiva in merito alla gara per l’assegnazione del complesso siderurgico, secondo quanto ha affermato per primo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, a margine di un evento di Enac, Enea e Gse. “C’erano i commissari, i ministri Foti, Urso e Calderone ed io però non dico nulla”, ha aggiunto Pichetto.
A parlare è stato invece il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dell’audizione sul nucleare alla Camera. “I tempi per decidere a chi vendere l’ex Ilva saranno un po’ più lunghi rispetto a quanto previsto – con l’ipotesi di un annuncio già questa settimana – in quanto i commissari stanno valutando le proposte alla luce delle migliorie che sono state fatte dai partecipanti alla gara, non solo da parte degli indiani di Jindal”. “I commissari stanno approfondendo le tre proposte rimaste in campo, soprattutto alla luce delle ulteriori migliorie che alcuni di questi attori hanno ritenuto fare anche in questi giorni e in queste ore. E quindi, dato che la nostra è una procedura competitiva che consente, anzi incentiva, a differenza di altre, il rilancio competitivo perché ci siano ulteriori migliorie e anche ulteriori spiegazioni su alcuni aspetti che in ciascuna delle proposte andavano chiarite. È giusto che i commissari abbiano il tempo necessario a completare la loro analisi”, ha detto Urso.
“Ancora poche ore fa, e dico poche ore, non dico pochi giorni, sono arrivate da parte di alcuni di questi player delle proposte migliorative. Alcuni le hanno pure comunicate alla stampa e quindi è chiaro che vanno analizzate”, ha aggiunto Urso. La comunicazione del miglioramento dell’offerta alla stampa è stata fatta da Jindal ma, appunto, ha continuato Urso “ma non sono gli unici ad averlo fatto”.
Il ministro ha poi confermato l’ipotesi che vedrebbe Invitalia tornare azionista di minoranza dell’ex Ilva al fianco del nuovo acquirente. “E’ un’ipotesi che stiamo considerando alla luce anche dal fatto che qualcuno degli attori lo ha espressamente richiesto, per migliorare il loro piano”, ha affermato Urso. Quindi, qualora la scelta del nuovo acquirente ricadesse su chi ha chiesto di essere affiancato dal socio pubblico italiano, Invitalia tornerebbe azionista, come lo era stata di Acciaierie d’Italia al fianco di ArcelorMittal, con esiti tutt’altro dei migliori.
Intanto, sempre nella mattinata odierna si è riunito a Genova, presso il palazzo di Regione Liguria, il tavolo di confronto del Nord-Ovest sul futuro dell’ex Ilva. L’incontro, avviato su iniziativa del consigliere delegato allo Sviluppo economico e all’Industria Alessio Piana, ha coinvolto, oltre al presidente Marco Bucci (in videocollegamento) e agli assessori alle Vertenze aziendali Paolo Ripamonti e alle Politiche dell’occupazione Simona Ferro, l’assessore alla Logistica e alle infrastrutture strategiche della Regione Piemonte Enrico Bussalino, l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova Mario Mascia, i sindaci dei Comuni di Novi Ligure e Racconigi Rocchino Muliere e Valerio Oderda, il direttore generale di Acciaierie d’Italia Maurizio Saitta, il direttore generale del gruppo Ilva Francesco Zambon, insieme ai rappresentanti territoriali delle sigle sindacali.
La riunione è stata convocata per fare il punto della situazione, alla luce dei recenti sviluppi che riguarderanno i siti produttivi di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi.
L’azienda, per voce del direttore generale di Acciaierie d’Italia Maurizio Saitta, ha espresso soddisfazione per l’incontro e ricordato come in questo anno di amministrazione straordinaria, seppure con limitate risorse a disposizione, ha portato avanti diverse attività di manutenzione sugli Stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Taranto, rimettendo le macchine dei siti del Nord in condizione di recuperare i livelli produttivi e i ritardi accumulati, ripristinando così la piena operatività di oltre il 70% degli impianti. Un risultato che ha permesso di recuperare rapporti costruttivi e collaborativi con tutti i clienti.
Il 2024 ha fatto segnare un record negativo di produzione dell’ex Ilva, “anche se all’inizio dell’anno era insperabile arrivare a 2 milioni di tonnellate” ma per il 2025 si punta ad un totale che va dai 3,6 ai 4 milioni di tonnellate di acciaio” ha affermato il direttore generale di Acciaierie d’Italia Maurizio Saitta, che ha fatto il punto della situazione a margine del tavolo di confronto.
“Quando siamo entrati in azienda con l’amministrazione straordinaria (iniziata a febbraio 2024, ndr) abbiamo trovato una situazione degli impianti disastrosa – ha spiegato Saitta -. Quest’anno, compatibilmente con l’amministrazione straordinaria, sono state fatte diverse attività su Genova e non solo. Sugli stabilimenti del nord abbiamo recuperato i livelli produttivi, le macchine di servizio hanno performato in tutt’altro modo”. Attualmente gli impianti sono circa al 70% dell’utilizzazione, “è il motivo per cui ci sono ancora personale in cassa integrazione” sottolinea Saitta, per cui gli impianti del nord subiscono anche il “regime di produzione ridotto di Taranto”. La situazione però sarebbe cambiata soprattutto con l’accensione del secondo altoforno il 15 di ottobre scorso, che può far guardare al 2025 con più ottimismo. Anche perché il prezzo dell’acciaio nero “dopo un forte calo ha invertito la tendenza” e perché “abbiamo recuperato i ritardi in termini di ordini e abbiamo venduto tutto il prodotto, abbiamo recuperato anche i vecchi clienti”.
Sulle aree di Cornigliano, che fanno gola a molte aziende soprattutto nel ramo della logistica (il Comune di Genova aveva raccolto quattro manifestazioni d’interesse), Saitta ha pochi dubbi, “servono tutte allo stabilimento, anzi, dipende da qual è lo sviluppo che uno vuole dare a questi impianti. Se li uso per un milione di tonnellate all’anno lo spazio è eccessivo ma ricordiamoci che parliamo di una situazione transitoria, un’amministrazione straordinaria. Se servivano prima possono servire anche domani. Non dobbiamo pensare a come ridurre le aree ma a come sfruttarle al meglio. Poi se fatto tutto questo dovesse esserci un eccesso è un altro discorso ma non bisogna fare i conti sul 2024”. Ma secondo Saitta non bisogna dividere neanche gli stabilimenti: “Secondo quello che ho imparato gli stabilimenti del nord sono funzionali al tutto. Non vuol dire che non possano vivere da soli, vuol dire che vivono bene se vivono nel tutto. Insieme si possono fare cose che con le singole parti non si possono fare: ecco perché il bando di gara privilegia chi offre per il tutto”.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)















