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  • Vendita ex Ilva, tempi più lunghi

    Vendita ex Ilva, tempi più lunghi

    Si è svolto nelle scorse ore l’incontro tra il governo e i commissari straordinari dell’ex Ilva sulla relazione conclusiva in merito alla gara per l’assegnazione del complesso siderurgico, secondo quanto ha affermato per primo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, a margine di un evento di Enac, Enea e Gse. “C’erano i commissari, i ministri Foti, Urso e Calderone ed io però non dico nulla”, ha aggiunto Pichetto.

    A parlare è stato invece il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dell’audizione sul nucleare alla Camera. “I tempi per decidere a chi vendere l’ex Ilva saranno un po’ più lunghi rispetto a quanto previsto – con l’ipotesi di un annuncio già questa settimana – in quanto i commissari stanno valutando le proposte alla luce delle migliorie che sono state fatte dai partecipanti alla gara, non solo da parte degli indiani di Jindal”. “I commissari stanno approfondendo le tre proposte rimaste in campo, soprattutto alla luce delle ulteriori migliorie che alcuni di questi attori hanno ritenuto fare anche in questi giorni e in queste ore. E quindi, dato che la nostra è una procedura competitiva che consente, anzi incentiva, a differenza di altre, il rilancio competitivo perché ci siano ulteriori migliorie e anche ulteriori spiegazioni su alcuni aspetti che in ciascuna delle proposte andavano chiarite. È giusto che i commissari abbiano il tempo necessario a completare la loro analisi”, ha detto Urso.

    Ancora poche ore fa, e dico poche ore, non dico pochi giorni, sono arrivate da parte di alcuni di questi player delle proposte migliorative. Alcuni le hanno pure comunicate alla stampa e quindi è chiaro che vanno analizzate”, ha aggiunto Urso. La comunicazione del miglioramento dell’offerta alla stampa è stata fatta da Jindal ma, appunto, ha continuato Urso “ma non sono gli unici ad averlo fatto”.

    Il ministro ha poi confermato l’ipotesi che vedrebbe Invitalia tornare azionista di minoranza dell’ex Ilva al fianco del nuovo acquirente. “E’ un’ipotesi che stiamo considerando alla luce anche dal fatto che qualcuno degli attori lo ha espressamente richiesto, per migliorare il loro piano”, ha affermato Urso. Quindi, qualora la scelta del nuovo acquirente ricadesse su chi ha chiesto di essere affiancato dal socio pubblico italiano, Invitalia tornerebbe azionista, come lo era stata di Acciaierie d’Italia al fianco di ArcelorMittal, con esiti tutt’altro dei migliori.

    Intanto, sempre nella mattinata odierna si è riunito a Genova, presso il palazzo di Regione Liguria, il tavolo di confronto del Nord-Ovest sul futuro dell’ex Ilva. L’incontro, avviato su iniziativa del consigliere delegato allo Sviluppo economico e all’Industria Alessio Piana, ha coinvolto, oltre al presidente Marco Bucci (in videocollegamento) e agli assessori alle Vertenze aziendali Paolo Ripamonti e alle Politiche dell’occupazione Simona Ferro, l’assessore alla Logistica e alle infrastrutture strategiche della Regione Piemonte Enrico Bussalino, l’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Genova Mario Mascia, i sindaci dei Comuni di Novi Ligure e Racconigi Rocchino Muliere e Valerio Oderda, il direttore generale di Acciaierie d’Italia Maurizio Saitta, il direttore generale del gruppo Ilva Francesco Zambon, insieme ai rappresentanti territoriali delle sigle sindacali.

    La riunione è stata convocata per fare il punto della situazione, alla luce dei recenti sviluppi che riguarderanno i siti produttivi di Genova Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi.

    L’azienda, per voce del direttore generale di Acciaierie d’Italia Maurizio Saitta, ha espresso soddisfazione per l’incontro e ricordato come in questo anno di amministrazione straordinaria, seppure con limitate risorse a disposizione, ha portato avanti diverse attività di manutenzione sugli Stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Taranto, rimettendo le macchine dei siti del Nord in condizione di recuperare i livelli produttivi e i ritardi accumulati, ripristinando così la piena operatività di oltre il 70% degli impianti. Un risultato che ha permesso di recuperare rapporti costruttivi e collaborativi con tutti i clienti.

    Il 2024 ha fatto segnare un record negativo di produzione dell’ex Ilva, “anche se all’inizio dell’anno era insperabile arrivare a 2 milioni di tonnellate” ma per il 2025 si punta ad un totale che va dai 3,6 ai 4 milioni di tonnellate di acciaio” ha affermato il direttore generale di Acciaierie d’Italia Maurizio Saitta, che ha fatto il punto della situazione a margine del tavolo di confronto.

    “Quando siamo entrati in azienda con l’amministrazione straordinaria (iniziata a febbraio 2024, ndr) abbiamo trovato una situazione degli impianti disastrosa – ha spiegato Saitta -. Quest’anno, compatibilmente con l’amministrazione straordinaria, sono state fatte diverse attività su Genova e non solo. Sugli stabilimenti del nord abbiamo recuperato i livelli produttivi, le macchine di servizio hanno performato in tutt’altro modo”. Attualmente gli impianti sono circa al 70% dell’utilizzazione, “è il motivo per cui ci sono ancora personale in cassa integrazione” sottolinea Saitta, per cui gli impianti del nord subiscono anche il “regime di produzione ridotto di Taranto”. La situazione però sarebbe cambiata soprattutto con l’accensione del secondo altoforno il 15 di ottobre scorso, che può far guardare al 2025 con più ottimismo. Anche perché il prezzo dell’acciaio nero “dopo un forte calo ha invertito la tendenza” e perché “abbiamo recuperato i ritardi in termini di ordini e abbiamo venduto tutto il prodotto, abbiamo recuperato anche i vecchi clienti”.

    Sulle aree di Cornigliano, che fanno gola a molte aziende soprattutto nel ramo della logistica (il Comune di Genova aveva raccolto quattro manifestazioni d’interesse), Saitta ha pochi dubbi, “servono tutte allo stabilimento, anzi, dipende da qual è lo sviluppo che uno vuole dare a questi impianti. Se li uso per un milione di tonnellate all’anno lo spazio è eccessivo ma ricordiamoci che parliamo di una situazione transitoria, un’amministrazione straordinaria. Se servivano prima possono servire anche domani. Non dobbiamo pensare a come ridurre le aree ma a come sfruttarle al meglio. Poi se fatto tutto questo dovesse esserci un eccesso è un altro discorso ma non bisogna fare i conti sul 2024”. Ma secondo Saitta non bisogna dividere neanche gli stabilimenti: “Secondo quello che ho imparato gli stabilimenti del nord sono funzionali al tutto. Non vuol dire che non possano vivere da soli, vuol dire che vivono bene se vivono nel tutto. Insieme si possono fare cose che con le singole parti non si possono fare: ecco perché il bando di gara privilegia chi offre per il tutto”.

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  • Futuro ex Ilva, Urso diffonde tranquillità

    Futuro ex Ilva, Urso diffonde tranquillità

    Nei prossimi giorni i commissari sceglieranno quale sarà il player industriale che ha fatto la miglior offerta, quella più in linea con le procedure della gara“. Continua a mostrarsi fiducioso il ministro Adolfo Urso a proposito del futuro dell’ex Ilva, a margine dell’inaugurazione della 53esima edizione di Mido, in vista della nuova scadenza per la presentazione delle offerte prevista per venerdì 14 febbraio (anche se non sono esclusi nuovi rinvii).

    “Mi auguro che questa vicenda così importante e significativa possa diventare un esempio, un modello di come la siderurgia può produrre in Italia e in Europa, nel percorso della sostenibilita’ ambientale”, ha detto ancora auspicando che Taranto diventi “il primo e più avanzato impianto siderurgico green d’Europa”.

    Sono tre le società indicate a concorrere per l’acquisizione dell’intero gruppo: Jindal Steel International dall’India, Baku Steel dall’Azerbajian e Bedrock dagli Stati Uniti. Stando a fonti vicine al dossier, gli americani del fondo d’investimento sarebbero già fuori dai giochi, mentre Jindal Steel International  starebbe lentamente indietreggiando dopo aver rilasciato nelle scorse settimane una serie di interviste a quotidiani locali e nazionali, nelle quali Narendra Kumar Misra, direttore delle operazioni europee di Jindal Steel International, pontificava sull’Ilva e la Taranto del futuro. Resterebbero quindi gli azeri della Baku Steel affiancata da Azerbaijan Investment Company società di stato controllata dal ministero dell’economia. Che porterebbe in dote, come confermato anche in passato dallo stesso ministro Urso, anche una nave rigassificatrice che rientrerebbe nel progetto di decarbonizzazione del siderurgico tarantino. Ma siamo ancora nel campo delle ipotesi al momento. 

    Il sistema dell’acciaio italiano si è invece mosso per singoli asset con Marcegaglia che emerge come punto di riferimento anche nell’aggregare diverse alleanze. Il gruppo di Gazoldo degli Ippoliti punta ai tre siti per la produzione di tubi: Socova a Sénas in Francia (dove a Marsiglia ha recentemente acquisito lo stabilimento di Fos-sur-Mer); Racconigi in cordata con Profilmec Group ed Eusider della famiglia Anghileri; Salerno, in cordata con Sideralba che è già partner di Marcegaglia per un sito in Tunisia. Sempre per singole attività, in gioco ancora Eusider, la siciliana Imc, la milanese Vitali, e la cordata creata dalla società beneventana Car Segnaletica Stradale con Monge e Trans Isole

    Anche rispetto ad un quadro di possibili barriere al commercio il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, si è detto tranquillo. “Non ho preoccupazioni sull’ex Ilva di Taranto”, ha infatti dichiarato il titolare del Mimit a margine del vertice sull’Intelligenza artificiale (IA) al Grand Palais di Parigi, rispondendo a chi chiedeva se non temesse che i dazi Usa sull’acciaio potessero rendere più difficile la cessione dello stabilimento pugliese, dopo l’annuncio da parte di Donald Trump di nuovi dazi del 25% su tutte le importazioni di acciaio e alluminio, che ha anche avuto effetti sulle borse di tutto il mondo, non sono tardate ad arrivare anche le reazioni in Italia di esponenti politici e dai rappresentanti dell’industria siderurgica nazionale.

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  • “Daremo un futuro all’ex Ilva”

    “Daremo un futuro all’ex Ilva”

    Presto si arriverà ad una conclusione positiva per l’ex Ilva. Ne è convinto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che a margine della presentazione di un francobollo per i 25 anni di Invitalia è tornato a parlare della procedura di vendita del gruppo.

    “Le cordate hanno fatto delle proposte serie, essendo una procedura competitiva abbiamo chiesto, in questo caso come anche in altre procedure giunte recentemente a pieno successo, per esempio il caso di Piaggio Aerospace, che coloro che abbiano manifestato l’interesse e poi abbiano presentato un piano finanziario industriale possano rilanciare, essendo una competizione e ora siamo nella fase del rilancio che si concluderà tra qualche giorno e sono convinto che ci sarà una conclusione positiva così come è accaduto in tutte le procedure che in questi due anni abbiamo affrontato” ha affermato Urso. “E in questo caso, ove avvenisse, ed è l’augurio di tutti, ci ritroveremo ad aver compiuto il percorso nell’arco di un anno. Perché l’amministrazione straordinaria è stata eseguita alla fine del febbraio dello scorso anno. Non è ancora passato un anno. E nel contempo, in questo anno, è stata indetta una gara internazionale per l’assegnazione e siamo in procinto dell’assegnazione” ha sottolineato il ministro.

    Lo Stato non resterà nell’azionariato dell’ex Ilva” ha poi nuovamente confermato il ministro spiegando di ritenere che l’esperienza degli anni scorsi, con Invitalia azionista di Acciaierie d’Italia, la società che gestiva l’ex Ilva e poi messa in amministrazione straordinaria non è stata un esempio positivo di partecipazione pubblica in una società. “Io ho l’impressione che in questi anni la presenza dello Stato non abbia contribuito per l’ex Ilva. Quindi di per sé la presenza dello Stato non sempre è una soluzione al problema” ha detto Urso. “Noi abbiamo una visione pragmatica e non ideologica: la presenza dello Stato sarà esaminata, ma non mi sembra che il bilancio di questi anni in cui Invitalia aveva una parte importante e significativa in Acciaieria d’Italia possa essere giudicata positiva”.

    “In questo anno – ha ricordato Urso – è stata ripristinata la piena produttività dell’altoforno 4 che era ormai in procinto di essere sospesa. E’ stato riattivato un altro altoforno e si stanno realizzando le iniziative perché anche il terzo altoforno tra pochi mesi sia in piena funzione”. Inoltre, ha continuato il ministro, “abbiamo dato ristoro alle imprese dell’indotto con una procedura nuova, innovativa ed efficace, le stesse imprese che ancora devono ricevere i crediti di dieci anni fa. Abbiamo realizzato un accordo con i sindacati per la gestione della cassa integrazione. Si è proceduto al ristoro, come giusto che fosse, dei cittadini di Tamburi e nel contempo si è dato vita al Tecnopolo di Taranto che dovrà gestire e realizzare la sua attività per quanto riguarda la transizione ambientale. Tutto questo, lo ricordo, in meno di un anno per fare del polo di Taranto l’impianto siderurgico più avanzato d’Europa” ha concluso Urso.

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  • “Su vendita ex Ilva coinvolgere i sindacati”

    “Su vendita ex Ilva coinvolgere i sindacati”

    “In un passaggio così delicato come la presentazione delle offerte per l’acquisizione degli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, la comunicazione deve avvenire non a mezzo stampa ma attraverso il confronto nelle sedi istituzionali, a partire da Palazzo Chigi, con il sindacato e l’azienda. Troviamo assolutamente inopportune le comunicazioni a mezzo stampa di chi ha la responsabilità di governare e di confrontarsi con la rappresentanza delle lavoratrici e dei lavoratori” Così in una nota la Fiom Cgil nazionale, in relazione al comunicato di Acciaierie d’Italia in AS sulle offerte ricevute dalle società interessate all’acquisizione degli asseti industriale del gruppo ex Ilva.

    Per la Fiom-Cgil, “considerati la strategicità dell’ex Ilva e gli accordi in essere, i presupposti sono la presenza in equity dello Stato, la garanzia del mantenimento dell’occupazione, gli investimenti necessari all’utilizzo degli impianti e alla transizione ecologica per la tutela della sicurezza e della salute ambientale”.

    Questo bando ha dei tempi di gestione che impattano con il piano di ripartenza. Noi abbiamo sempre chiesto che il percorso di vendita dell’azienda partisse dal presupposto del mantenimento occupazionale dei lavoratori, la decarbonizzazione, ma soprattutto la garanzia di capitale pubblico per avere un maggior controllo sul soggetto privato – ha invece dichiarato Loris Scarpa, coordinatore per la siderurgia per la Fiom Cgil nazionale -. L’altro aspetto che per noi rimane assolutamente fondamentale è che non ci può essere uno spezzettamento dell’azienda. Questa deve restare unita proprio per come sono strutturati gli stabilimenti. In ultimo c’è la questione dei tempi della vendita”.

    “Sulla chiusura dei termini delle offerte per l’acquisto degli stabilimenti dell’ex Uva è importante ribadire che questa volta bisogna dare un quadro normativo certo e duraturo”. È quanto dichiara il segretario nazionale della Fim Cisl, responsabile della siderurgia, Valerio D’Alò, a valle delle dieci proposte giunte per l’acquisizione degli impianti cli Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria. “Sicuramente si tratta di un primo passo in avanti verso quella che potrà esserie l’autonomia dell’impresa – osserva – ma che, rispetto  al  passato, va  governata  con  regole certe, perché gli investimenti che verranno proposti nel piano industriale di chi arriva, possano vedere una continuità nella loro  realizzazione. Ci vorrà una sorveglianza forte da parte dello Stato, perché non sono investimenti che prevedono poche risorse e soprattutto non prevedono pochi anni. E soprattutto – aggiunge – devono rispondere alle necessità ambientali di usare le migliori tecnologie possibili per la produzione d’acciaio, ma anche senza trascurare l’aspetto occupazionale”.

    “Sappiamo che cicli produttivi diversi possono prevedere numeri diversi e su questo, ovviamente, il sindacato non sarà d’accordo. Un occhio particolare, inoltre, dovrà essere tenuto alla  tenuta di tutto quanto il gruppo e non solo ad alcune sue parti, ma anche ai lavoratori in amministrazione straordinaria a cui bisognerà dare una risposta”. Per D’Alò, infine, nuove tecnologie e nuovi investimenti e nuovi impianti sicuramente potrebbero dare questo sbocco. “L’importante è che il piano abbia delle basi solide e uno Stato – conclude – che controlli la sua realizzazione”.

    “Dalla presentazione delle offerte per l’acquisto dell’ex Ilva non ci sono rilevanti novità rispetto ai mesi scorsi. Ci sono tre gruppi stranieri interessati all’intero Gruppo e vogliamo conoscere al più previsto i dettagli dei piani ambientali, occupazionali e industriali per giudicarne la credibilità e sostenibilità”. E’ quanto dichiara Rocco Palombella, Segretario generale Uilm. “Dobbiamo notare, purtroppo, che gli imprenditori italiani hanno presentato le offerte solo per singoli stabilimenti e noi rimaniamo fortemente contrari allo spezzatino perché porterebbe alla chiusura dei siti. Il percorso che porterà alla vendita definitiva durerà ancora mesi ma nel frattempo la situazione è drammatica con quasi tremila lavoratori in cassa integrazione, produzione al minimo storico, impianti fermi e l’appalto in forte difficoltà con il ritardo dei pagamenti e degli stipendi dei lavoratori da mesi” prosegue Palombella.

    “Chiediamo l’immediata convocazione di un tavolo a Palazzo Chigi con Governo e Commissari dell’ex Ilva per valutare le offerte presentate e la gestione attuale, con la verifica degli impegni presi in questi mesi dall’azienda. Per noi gli obiettivi fondamentali e inscindibili sono la tutela ambientale, la piena salvaguardia occupazionale, diretta, indiretta e dei 1.600 lavoratori in Ilva AS, la produzione di acciaio ecosostenibile e di qualità, la presenza e il controllo dello Stato nella società e non l’utilizzo di strumenti fumosi come la golden power. Per noi la vertenza non è chiusa, ora non c’è più tempo da perdere e bisogna accelerare per dare un futuro solido ai lavoratori e alle comunità e salvaguardare un asset strategico per il nostro Paese” conclude il segretario generale Uilm.

    “Ora che sono ormai state presentate le offerte vincolanti per l’acquisizione dello stabilimento siderurgico, è assolutamente indispensabile che le organizzazioni sindacali vengano convocate dal Governo per aprire una serrata fase di confronto. Ribadiamo l’esigenza di prediligere chi mostra interesse per l’intero asset produttivo e che quindi potrebbe dare  certezze in più per quel che riguarda la gestione unitaria della forza lavoro, assicurando un trattamento uguale per tutti”. Così invece Francesco Rizzo e Sasha Colautti dell’Esecutivo Confederale Usb.

    “Data la strategicità del comparto della siderurgia nel quadro complessivo dell’economia nazionale, ci aspettiamo che lo Stato mantenga la sua presenza all’interno della compagine societaria, rivestendo un ruolo attivo, che sia sinonimo di garanzia – proseguono -. Allargando lo sguardo alla complessiva situazione tarantina, è doveroso, quindi improcrastinabile   che il Governo stili un Piano Taranto, per dare risposte chiare ad un territorio che ha già pagato tanto sul piano sanitario, ambientale e produttivo-occupazionale per il puntuale, ed importante anche nei numeri, ricorso agli ammortizzatori sociali. Restiamo quindi in attesa di una tempestiva  convocazione a Palazzo Chigi” concludono Francesco Rizzo e Sasha Colautti Esecutivo Confederale Usb

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/01/11/vendita-ex-ilva-10-le-offerte-arrivate/)

  • Vendita ex Ilva, 10 le offerte arrivate

    Vendita ex Ilva, 10 le offerte arrivate

    I Commissari Straordinari di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria (AS) e di ILVA in AS comunicano che, entro il termine fissato alla mezzanotte di venerdì 10 gennaio 2025, sono pervenute dieci offerte per l’acquisizione degli stabilimenti ex Ilva. La scadenza, precedentemente prorogata a dicembre 2024, ha consentito una più ampia partecipazione al processo di presentazione delle offerte.

    Tra le offerte ricevute, tre sono per tutti i complessi aziendali: cordata Baku Steel Company CJSC + Azerbaijan Investment Company OJSCBedrock Industries Management Co Inc e Jindal Steel International.

    Sono sette le offerte interessate a singoli asset: cordata CAR Segnaletica Stradale Srl + Monge & C. SpA + Trans Isole SrlEusider SpAcordata Eusider SpA + Marcegaglia Steel SpA + Profilmec SpAI.M.C. SpAMarcegaglia Steel SpAcordata Marcegaglia Steel SpA + Sideralba SpA e Vitali SpA.

    Sebbene il termine stabilito non sia da considerarsi perentorio, eventuali proposte che dovessero pervenire successivamente saranno valutate esclusivamente qualora presentino condizioni particolarmente favorevoli per la procedura in corso.

    I Commissari Straordinari si riservano un periodo di tempo congruo per esaminare attentamente tutte le proposte ricevute, con particolare riguardo agli aspetti occupazionali, alla decarbonizzazione e all’entità degli investimenti, al fine di assicurare uno sviluppo sostenibile degli impianti e la massima tutela del lavoratori coinvolti.

    “La partecipazione così significativa di grandi attori internazionali conferma che siamo sulla strada giusta per il rilancio della siderurgia italiana”. È quanto rileva il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso in merito alla presentazione di dieci offerte per l’acquisizione degli stabilimenti ex Ilva, di cui tre per gli interi complessi aziendali da parte di player internazionali e altre sette per singoli asset. “Questa è la fase decisiva. Responsabilità, coesione e unità di intenti” ha concluso il ministro.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/01/08/vendita-ex-ilva-ce-attesa-per-le-offerte/)

  • Vendita ex Ilva, c’è attesa per le offerte

    Vendita ex Ilva, c’è attesa per le offerte

    Non ci sarà alcun nuovo rinvio della scadenza per presentare offerta per l’ex Ilva. Dopo un’estensione di 40 giorni rispetto alla prima scadenza del 30 novembre, il termine di venerdì 10 gennaio è stato confermato. Il conto alla rovescia è quindi partito, con i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria che attendono le buste con le offerte (i motivi del rinvio dei tempi sono stati motivati dalla complessità della formulazione dell’offerta e al poco tempo disponibile per esaminare l’intero dossier, quindi è stata un’esplicita richiesta delle società interessate, oltre al fatto che in questo mese in più, potrebbero essere presentate altre offerte), dopo che l’azienda nel febbraio dello scorso anno finì in amministrazione straordinaria dopo la rottura tra il gruppo franco-indiano ArcelorMittal e il socio pubblico di minoranza, Invitalia, sul sostegno finanziario per salvaguardare l’azienda.

    Secondo fonti vicine al dossier, tra le pretendenti vi sarebbero la società Baku Steel company, azienda siderurgica dell’Azerbaijian che a novembre è tornata a visitare lo stabilimento, interessata all’acquisizione di tutta l’azienda, ed ha presentato una manifestazione di interesse a settembre (all’interno della quale avrebbe chiesto anche la possibilità di insediare una nave rigassificatore nella rada di Mar Grande, dove far arrivare il gas azero per alimentare l’impianto di preridotto, materiale fondamentale per l’attività produttiva basata sui forni elettrici). Altra società interessata dovrebbe essere la Vulcan Steel che fa capo a Naaven Jindal fratello più giovane di Sajjan, impegnato con la sua Jws a Piombino. I Jindal interessati ora all’ex Ilva non hanno infatti nulla a che vedere dal punto di vista societario con i Jindal che nel 2016 parteciparono in cordata con Cassa Depositi e Prestiti alla gara vinta poi da ArcelorMittal.

    Dei quattordici player che hanno inviato le manifestazioni di interesse, sarebbero quindi in prima fila quindi Vulcan Green Steel (del gruppo indiano Jindal) e l’azienda siderurgica dell’Azerbaijan, Baku Steel Company. Nessuna movimento, invece, degli ucraini di Metinvest, dopo l’ingente investimento concordato per il rilancio di Piombino, e della canadese Stelco, passata nelle scorse settimane nelle mani dell’americana Cleveland Cliff. Mentre resta sullo sfondo l’ipotesi dello spezzatino di Acciaierie d’Italia (profondamente temuta da sindacati e lavoratori) così come la sua cessione a una cordata di imprenditori italiani.

    Secondo altre indiscrezioni invece, una cordata tutta italiana potrebbe avanzare un’offerta sugli asset extra Taranto. E potrebbe essere composta da Marcegaglia, Sideralba, Eusider, Industrie metalli Cardinale (e altri piccoli player) che hanno manifestato interesse per gli impianti di Novi Ligure, Racconigi, Salerno, una società in Francia e forse Genova. La stessa Emma Marcegalia ha peraltro detto in più occasioni di essere interessata solo una parte dell’ex Ilva e di far parte della partita. Mentre la cremonese Arvedi, finora ai margini della trattativa ed impegnata nel rilancio dello stabilimento di Terni oltre che in quello di Trieste, potrebbe scegliere di affiancare uno dei soci stranieri per entrare in campo in un secondo momento.

    Negli ultimi giorni, anche a seguito di una serie di notizie diffusesi da fonti vicine al dossier e citate anche dal settimanale L’Espresso, ci sarebbe un fondo di investimenti a stelle e strisce interessato all’acquisizione dell’ex Ilva. Si tratterebbe di Bedrock Industries dell’americano Alan Kestenbaum il quale starebbe valutando la possibilità di acquisire gli stabilimenti di Acciaierie d’Italia, al cui fianco potrebbe schierarsi l’italiana Arvedi. Oltre all’accesso alla data room, reso possibile dopo aver partecipato alla manifestazione di interesse per l’acquisizione di ex Ilva, Kesterbaum, ha voluto visitare gli impianti di Taranto, Genova e Novi Ligure.

    Ricordiamo che nel bando redatto dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in AS a fine luglio, vengono indicati cinque requisiti fondamentali che il nuovo proprietario deve garantire: lo sviluppo di una produzione siderurgica in Italia, l’attuazione della decarbonizzazione dei siti, la tutela dei livelli occupazionali, l’individuazione di attività e forme di compensazione in favore delle comunità locali e, infine, la continuità dei complessi aziendali con l’obiettivo di riportarli rapidamente ai massimi livelli di attività. Per la valutazione delle offerte vincolanti, poi, verrà tenuto conto di sette parametri e criteri tra cui l’affidabilità, la credibilità del piano industriale e il grado di certezza circa il perfezionamento dell’operazione. I tre commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, che hanno curato il bando di vendita del polo siderurgico più grande d’Europa, hanno inoltre indicato un valore preliminare della cessione dell’azienda, comprensivo della dismissione dei magazzini, pari a 1,8 miliardi di euro.

    I futuri acquirenti, che dovranno portare avanti il processo di decarbonizzazione dell’ex Ilva, guardano con interesse anche alla realizzazione dell’impianto di riduzione diretta da 2.5 milioni di ton/anno nello stabilimento di Taranto, che sarà realizzato da DRI d’Italia attraverso il finanziamento assegnato ai sensi della legge 29 aprile 2024, n. 56., nel rispetto delle tempistiche previste dal piano di decarbonizzazione del sito produttivo di Taranto (il famoso miliardo di euro stralciato dal PNRR dal governo Meloni e rientrato dalla finestra attraverso i fondi di coesione).

    Dopo la presentazione delle offerte, partirà una fase ulteriore di negoziazione come ha chiarito a più riprese il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che nelle previsioni si sarebbe dovuta concludere a marzo prossimo, un anno dopo l’amministrazione straordinaria e il commissariamento pubblico. Ma dopo che la scadenza per la presentazione delle offerte vincolanti è slittata a gennaio, la cessione degli asset aziendali dell’ex Ilva difficilmente avverrà prima della prossima estate, con il rischio concreto di trascorrere un altro anno in amministrazione straordinaria (non a caso il governo ha provveduto già ad aumentare di altri 100 milioni di euro il prestito ponte di 320 milioni attraverso un articolo del Milleproroghe che sarà approvato nelle prossime settimane). Anche perché a svolgere un ruolo centrale all’interno della trattativa, sarà da un lato la questione occupazionale e dall’altro quella ambientale con il prossimo rilascio della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale da parte del ministero dell’Ambiente, che potrebbe contenere prescrizioni più stringenti in tema di emissioni, smaltimento di rifiuti e gestione delle acque rispetto alle autorizzazioni precedenti.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/12/28/ex-ilva-100-milioni-in-piu-dal-governo/)

  • Vendita ex Ilva, offerte slittano a gennaio?

    Vendita ex Ilva, offerte slittano a gennaio?

    Potrebbe slittare al al prossimo 10 gennaio la chiusura dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti relative all’acquisizione dell’ex Ilva, inizialmente prevista per il 30 novembre. Sarebbe questa, secondo indiscrezioni vicine al dossier, l’intenzione del ministero delle Imprese e del Made in Italy, pare soprattutto a fronte di un’esplicita richiesta delle società interessate.

    I motivi sarebbero legati alla complessità della formulazione dell’offerta e al poco tempo disponibile per esaminare l’intero dossier. Ricordiamo che nelle scorse settimane è tornata a visitare lo stabilimento una delegazione di Baku Steel company, l’azienda siderurgica dell’Azerbaijian, interessata all’acquisizione di tutta l’azienda, che ha presentato una manifestazione di interesse a settembre. Nella delegazione, erano emissari degli azeri ma anche consulenti italiani. È stata la seconda visita a Taranto dell’ultimo periodo dopo quella di Vulcan Steel che fa capo a Naaven Jindal i cui rappresentanti hanno svolto una visita durata alcuni giorni.

    Ricordiamo che nel bando redatto dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in AS, vengono indicati cinque requisiti fondamentali che il nuovo proprietario deve garantire: lo sviluppo di una produzione siderurgica in Italia, l’attuazione della decarbonizzazione dei siti, la tutela dei livelli occupazionali, l’individuazione di attività e forme di compensazione in favore delle comunità locali e, infine, la continuità dei complessi aziendali con l’obiettivo di riportarli rapidamente ai massimi livelli di attività. Per la valutazione delle offerte vincolanti, poi, verrà tenuto conto di sette parametri e criteri tra cui l’affidabilità, la credibilità del piano industriale e il grado di certezza circa il perfezionamento dell’operazione. I tre commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, che hanno curato il bando di vendita del polo siderurgico più grande d’Europa, hanno inoltre indicato un valore preliminare della cessione dell’azienda, comprensivo della dismissione dei magazzini, pari a 1,8 miliardi di euro.

    Dei quattordici player che hanno inviato le manifestazioni di interesse, sempre secondo indiscrezioni sarebbero in prima fila Vulcan Green Steel (del gruppo indiano Jindal) e l’azienda siderurgica dell’Azerbaijan, Baku Steel Company. Nessuna movimento, invece, degli ucraini di Metinvest, dopo l’ingente investimento concordato per il rilancio di Piombino, e della canadese Stelco, appena passata nelle mani dell’americana Cleveland Cliff. Mentre resta sullo sfondo l’ipotesi dello spezzatino di Acciaierie d’Italia (profondamente temuta da sindacati e lavoratori) così come la sua cessione a una cordata di imprenditori italiani.

    Secondo altre indiscrezioni invece, una cordata tutta italiana starebbe prendendo piede per avanzare un’offerta sugli asset extra Taranto. Marcegaglia, Sideralba, Eusider, Industrie metalli Cardinale (e altri piccoli player) che hanno manifestato interesse a settembre, starebbero facendo quadrato per valutare la possibilità di presentarsi in gruppo. Nel mirino Novi Ligure, Racconigi, Salerno, una società in Francia e forse Genova. La stessa Emma Margegalia (foto) aveva peraltro già detto di essere interessata a solo una parte dell’ex Ilva. Mentre la cremonese e green Arvedi, finora ai margini della trattativa, potrebbe scegliere uno dei due soci stranieri per entrare in campo all’ultimo.

    Ricordiamo infine che dopo la presentazione delle offerte vincolanti, partirà una fase ulteriore di negoziazione come ha detto il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che nelle previsioni dovrebbe concludersi a marzo prossimo, un anno dopo l’amministrazione straordinaria e il commissariamento pubblico, anche se forse adesso, qualora la scadenza dovesse slittare a gennaio, potrebbe traguardare la cessione degli asset aziendali dell’ex Ilva non prima della prossima estate.

    (leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

  • AdI, prossimo check il 30 novembre

    AdI, prossimo check il 30 novembre

    Martedì si è svolto un vertice tra i commissari di Acciaierie d’Italia in A.S., secondo quanto confermato anche dal sito specializzato Siderweb, che avrebbe di fatto confermato le ricostruzioni emerse nei giorni scorsi, vale a dire 15 manifestazioni di interesse, di cui solo tre per l’intero perimetro del gruppo.

    Conferme ufficiose anche sui nomi dei tre offerenti: Vulcan Steel, Stelco e Baku Steel, che allo stato attuale restano su una corsia privilegiata, salvo il fatto che dopo l’accesso alla data room la manifestazione di interesse si trasformi in una vera e propria offerta vincolante di acquisto.
    Fonti vicine alla procedura hanno rimarcato che fino al 30 novembre potranno anche essere presentate offerte da parte di soggetti che non hanno inviato la manifestazione di interesse; pertanto, anche alcuni di quelli che sono stati definiti i grandi assenti dalla stampa, Arvedi, Metinvest e  Nippon Steel, potrebbero rientrare in corsa.

    Quanto alla gestione della gara dal 1° dicembre, al momento tutti gli scenari restano aperti, compresa la possibilità che si arrivi ad una fase di rilanci per le offerte ritenute migliori se vi sarà una pluralità di interessati; fermo restando che, ad essere privilegiate, resteranno quelle per l’intero gruppo.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/09/21/ex-ilva-15-le-manifestazioni-dinteresse/)

  • Ex Ilva, a ottobre riparte l’altoforno 1?

    Ex Ilva, a ottobre riparte l’altoforno 1?

    Terminata la pausa agostana, che come ogni anno silenzia anche i problemi più importanti, si apre l’ennesimo autunno caldo (e forse decisivo) per la vertenza del siderurgico ex Ilva.

    Nella mattinata di ieri infatti, in esecuzione del verbale di accordo del 26 luglio, l’azienda ha convocato le organizzazioni dei metalmeccanici per un incontro di monitoraggio sullo stesso e alla corretta applicazione della cassa: una sorta di riunione preparatoria per gli incontri con le RSU delle varie aree che si svolgeranno nei prossimi giorni. FIM-FIOM e UILM durante la riunione hanno chiesto informazioni all’azienda sulla ripartenza di AFO1, che la stessa ha confermato entro il mese di ottobre. Nello stesso mese è prevista anche la partenza dei percorsi formativi che coinvolgeranno i lavoratori sospesi a zero ore in cassa integrazione. I dettagli relativi alla programmazione e modalità di partecipazione ai corsi saranno forniti nei prossimi giorni. Alle organizzazioni sindacali è stato anche confermato che al personale collocato in cassa integrazione a zero ore nel mese di agosto verrà riconosciuto nel cedolino del 12 settembre 1 giorno di ferie come previsto al punto 14 dell’accordo sottoscritto. FIM-FIOM e UILM hanno inoltre ribadito, come previsto nel punto 11 dell’intesa, la reintroduzione delle normali turnazioni in osservanza della quota rimpiazzo.

    Nel frattempo, in vista della scadenza del 20 settembre del bando del ministero delle Imprese e del Made in Italy per le manifestazioni d’interesse del compendio industriale ex Ilva oggi Acciaierie d’Italia, è già partito il toto nomi e il toto scommesse sui gruppi industriali e maggiormente interessati ai vari impianti del gruppo siderurgico italiano. Lotteria alla quale ci sottriamo volentieri, visto che difficilmente prima della seconda metà di novembre si capirà chi è interessato a cosa e in quali modalità. Al di là della mezza ammissione la scorsa settimana di Emma Marcegaglia, i nomi sul tavolo sono gli stessi da mesi (Metinvest e Stelco) con la new entry Jindal che persa la gara nel 2017 con ArcelorMittal e che da anni latita in quel di Piombino.

    Sempre in questi giorni, ed anche nelle ultime ore, sono state diffuse una serie di numeri e cifre sull’ex Ilva da parte di varie testate giornalistiche di settore (Il Sole 24 Ore, MilanoFinanza), agenzie di stampa, nonché testate locali come il “Quotidiano di Taranto”. Ricavate dall’ultima relazione di 61 pagine dei commissari di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria, Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli. Che è bene ribadire non contiene chissà quali segreti.

    Stando alla relazione, il valore di cessione di pertinenza di Acciaierie – applicando quanto previsto dal contratto di affitto stipulato tra Acciaierie d’Italia e Ilva – sarebbe pari a 620 milioni di euro: 212 milioni di euro, pari al 20 per cento del valore di cessione del complesso aziendale e 407 milioni di euro, pari al 100 per cento del valore del magazzino di pertinenza di Acciaierie. Il valore di realizzo per Acciaierie, in seguito alla cessione, ammonterebbe a 1,124 miliardi di euro e 1,320 miliardi di euro, “rispettivamente nel caso di mancata realizzazione delle azioni risarcitorie e di incasso integrale” si precisa nella relazione. Al 29 febbraio 2024 i ricavi ed altri proventi di Acciaierie d’Italia ammontano a circa 370 milioni di euro nei primi due mesi del 2024 a fronte di costi operativi complessivi, ammortamenti e svalutazioni per circa 570 milioni di euro: “Il risultato operativo risulta quindi negativo per circa 200 milioni di euro, mostrando uno sbilanciamento in termini di gestione dell’operatività ed una apparente inefficienza in termini di costo di produzione”. Per quanto riguarda la posizione debitoria delle società, come ampiamente risaputo, Acciaierie d’Italia riporta al 29 febbraio 2024 passività correnti complessive per circa 3,5 miliardi di euro di cui circa 1,5 miliardi legate a debiti commerciali, oltre a circa 500 milioni di euro di passività non correnti. Il patrimonio netto risulta negativo per 40 milioni di euro. In particolare, i commissari hanno individuato “interventi di massima urgenza per circa 320 milioni di euro il cui avvio è previsto nell’immediato per garantire continuità operativa, sicurezza e adeguato presidio ambientale”.

    Il Piano Industriale redatto dai commissari straordinari “si propone di aumentare il valore del complesso aziendale al momento della prevista cessione attraverso il ripristino dell’operatività aziendale nel breve e l’avvio di un percorso di rilancio che – si legge ancora – in una logica di radicale discontinuità rispetto alla precedente gestione, consenta al complesso aziendale di raggiungere i livelli di break-even nel breve periodo”. Tale percorso “dovrà essere portato a compimento dall’acquirente ma impone già oggi scelte la cui procrastinazione causerebbe una perdita di valore, deleteria tanto per i creditori quanto per l’acquirente stesso” osservano i commissari. Per raggiungere un risultato operativo positivo, si suggerisce nella relazione “un incremento dei volumi di produzione fino al break-even, pari a circa 6 milioni di tonnellate all’anno di crude steel”. Il Piano prevede anche la produzione di “4 milioni di tonnellate all’anno da forno elettrico a partire dal 2028”. Si confermano centrali anche la salvaguardia dei livelli occupazionali “perseguendo il ritorno in tempi accelerati ai massimi livelli di attività esprimibili dalla Società e ponendo le basi per una riduzione significativa a regime del ricorso ad ammortizzatori sociali rispetto alla situazione attuale” e la riduzione delle emissioni di CO2 dei processi produttivi “al fine di perseguire una sempre maggiore Sostenibilità, intesa sia in termini di impatto ambientale sia in termini di costi legati alle emissioni di CO2 e relative quote”. L’attuale quadro regolatorio prevede, ricordano ancora i commissari, una progressiva riduzione delle quote gratuite assegnate dal sistema ETS, con un dimezzamento atteso al 2030 e un azzeramento completo entro il 2035.

    Gli investimenti previsti nell’arco del Piano Industriale sono pari a circa 1,8 miliardi di euro. Gli interventi necessari al ripristino della piena operatività degli impianti esistenti ammonterebbero a 900 milioni di euro, e “consentiranno di raggiungere a partire da fine 2025 una capacità produttiva annuale di crude steel di circa 6 milioni di tonnellate, allineata a quanto necessario a garantire il break-even della società” si osserva. L’investimento per l’introduzione di tecnologie produttive a minore impatto emissivo da avviare nel 2025 è stimato a 680 milioni di euro “per l’installazione di capacità produttiva da forno elettrico per circa 4 milioni di tonnellate di crude steel, ad integrazione e parziale sostituzione della produzione da altoforno”. Nel Piano Industriale si prevede un contributo positivo dalle posizioni patrimoniali antecedenti al 29 febbraio 2024, risultanti dall’incasso di crediti commerciali – tra cui crediti pregressi incassabili stimati in 44 milioni di euro nel 2024 e 51 milioni di euro nel 2025 – e dal pagamento di debiti pregressi al 29 febbraio 2024 per totale di 170 milioni di euro.

    (leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

  • “Guardiamo con interesse all’ex Ilva”

    “Guardiamo con interesse all’ex Ilva”

    “L’ex Ilva è importante e quindi con molta attenzione, perché bisognerà capire bene gli scenari e le condizioni, stiamo guardando e valuteremo se fare una manifestazione di interesse e probabilmente la faremo. Il processo è ancora molto lungo”. Lo ha affermato la presidente e ad di Marcegaglia Holding, Emma Marcegaglia, a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio, in merito ad un interesse per l’ex Ilva. “Le tempistiche – ha aggiunto – sono quelle dettate dal governo, e cioè di presentare una manifestazione di interesse entro il 20 settembre per poi fare un’eventuale offerta vincolante entro fine novembre. Noi siamo grandi trasformatori di acciaio, siamo da sempre i primi clienti di Ilva”.

    (leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)