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  • Bonifica Yard Belleli, Sogesid accelera

    Bonifica Yard Belleli, Sogesid accelera

    Novità per quanto riguarda il bando di gara (pubblicato lo scorso febbraio) per i lavori relativi a messa in sicurezza, bonifica e infrastrutturazione primaria dell’ex Yard Belleli che misura circa 230 mila metri quadrati rientrante nell’area SIN di Taranto. La procedura di affidamento è infatti tuttora in corso, ma è stata conclusa la valutazione dell’offerta tecnica ed economica e, pertanto, nei prossimi giorni Sogesid pubblicherà la graduatoria. Secondo quanto riferito dalla società in house del ministero dell’Ambiente, a fronte della necessità di rimodulare il progetto ed i relativi importi sulla base delle risorse disponibili, in ragione di queste, salvo nuovo aggiornamento legato ai proventi del possibile utilizzo dei ribassi d’asta all’esito delle gare di appalto, si è dovuto optare per la momentanea modifica di alcuni interventi che interessano il nuovo concessionario della industrializzazione dell’area a valle della bonifica.

    Ricordiamo che la realizzazione della bonifica del secondo lotto (il primo è già stato bonificato) non è infatti in discussione, a prescindere dalla società che vi andrà ad operare. Per quest’area, i cui interventi sono stati pensati per venire incontro alla richieste e alle esigenze dei gruppi industriali, è previsto in particolare il completamento della bonifica già avviata col primo stralcio, col capping di circa 40 ettari di superficie, il marginamento della falda sul lato interno, dopo quello già ultimato nel primo lotto a ridosso del mare, l’ammodernamento della banchina portuale adiacente all’area interessata alla bonifica, la gestione dell’impianto TAF (trattamento acque di falda). Una volta conclusi i lavori di capping sui primi 110.000 metri quadrati su quest’area Cantieri di Puglia avvierebbe subito i lavori necessari per poter dare il via operativamente alla sua attività nell’arco di trenta mesi, per poi nella seconda fase espandersi – una volta conclusa l’opera di bonifica – nel resto dell’area.

    L’altra novità la registrammo lo scorso 4 luglio, quando tornò a riunirsi il Comitato di monitoraggio per l’accordo ex Ferretti, di cui fanno parte il ministero dell’Ambiente (ed altri ministeri interessati) oltre a Comune, Provincia e Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio. In quell’occasione la società Cantieri di Puglia ha ufficializzato al tavolo di aver sottoscritto un accordo contrattuale ed economico con il gruppo Ferretti, per subentrare nel suo progetto di costruzione di un nuovo sito produttivo nell’area dell’ex Yard Belleli di Taranto, avendo comprato le quote di Ferretti Tech la società creata a suo tempo per la realizzazione del progetto a Taranto. Quello che verrà è parzialmente diverso dal precedente, in particolar modo dal punto nella realizzazione di magazzini e capannoni, per questo ci dovranno essere delle interlocuzioni con i progettisti e con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per verificare se l’approvazione data a suo tempo al progetto Ferretti sia compatibile con quello di Cantieri di Puglia, oppure se sarà necessario approvare una variante. Entro fine mese ci dovrebbe essere una riunione in tal senso. Il progetto Cantieri di Puglia (portato avanti da Sea Style Company e Alba Holding prevede infatti la costruzione di scafi in acciaio e alluminio (e non in vetroresina come nel caso di Ferretti) di megayacht dai 50 metri in su e per farlo occorrono capannoni più alti e più lunghi rispetto a quelli precedentemente previsti, commisurati appunto a gusci di yacht in vetroresina intorno ai 30 metri: probabilmente occorrerà una variazione tecnica che non dovrebbe comportare difficoltà dato il medesimo codice Ateco.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/07/04/yard-belleli-subentra-cantieri-di-puglia/)

    Resta da capire in che modo e se cambieranno le economie del progetto. Quello del gruppo Ferretti approvato tempo addietro, prevedeva un valore complessivo di 201,2 milioni di euro, di cui 137,5 milioni di finanziamento pubblico (45.500.000 a valere sul Fondo Infrastrutture e 49.810.674,64 a valere su anticipazione dell’Autorità di sistema portuale) per il completamento della bonifica e le opere di infrastrutturazione e 63,6 milioni di investimento privato per l’attrezzaggio e la messa in esercizio di uno stabilimento produttivo per la costruzione di modelli e stampi per la produzione di scafi, coperte e sovrastrutture. Nello specifico la Regione Puglia si era impegnata per un finanziamento pari a 13,4 milioni a valere su proprie risorse nonché per 28,1 milioni di euro a valere sull’anticipazione di FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) disposte dal CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) in quota regionale su proposta del ministro per il Sud. Che su proposta del ministero dello Sviluppo economico aveva approvato un finanziamento di altri 35 milioni di euro, a valere sul FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) di competenza del MiSE, la misura del Contratto di Sviluppo richiesto dal gruppo Ferretti, più altri 14 milioni destinati dal Cis Taranto.

    Resta inoltre da capire se il subentro di Cantieri di Puglia a Ferretti, avrà anche un’altra conseguenza: ovvero la rinuncia o meno da parte della società dell’istanza ZES per avviare un programma di attività economiche e/o investimenti nell’interaarea ex Soico. Sull’area che si estende per circa 60.000 mq (di questi 9.462 metri quadri risultano coperti ed in particolare 8.635 metri quadri saranno destinati ad edifici industriali e 827 metri quadri ad edifici civili), Cantieri di Puglia voleva realizzare un polo della nautica nel porto di Taranto, destinato alla costruzione di scafi ed ai successivi allestimenti, nonché alle attività di refitting per yacht di medie-grandi dimensioni. La società aveva chiesto una concessione di 40 anni per “realizzare un cantiere navale per la costruzione ed il refitting di yacht di medio-grandi dimensioni nell’area portuale di Taranto, con conseguente incremento dei traffici portuali ed avvio di attività di innovazione e ricerca per la tracciabilità dei prodotti in arrivo presso l’impianto produttivo, (…) impegnandosi comunque a mantenere le attività in area Zes per la durata di almeno 10 anni dopo il completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, avvalendosi del regime di Zona Franca Doganale”. Il valore dell’investimento sarebbe pari a 63 milioni di euro e prevede già nel primo anno di attività l’impiego di 100 unità lavorative dirette, che dovrebbero raggiungere il tetto di 250 unità entro il terzo anno di attività. Per quanto attiene invece le attività dell’indotto, i numeri parlavano di un iniziale impiego di 15 unità sino a raggiungere la soglia di 250 unità. Sarà una coincidenza, ma anche l’investimento di Ferretti sull’area Belleli sarebbe stato di 63 milioni di euro. A fronte di questa eventuale rinuncia, sarà possibile per altre società avanzare istanza ZES per l’area ex Soico, che l’Autorità Portuale intende comunque destinare ad altre attività.

    Anche il progetto Ferretti avrebbe dovuto avere anche una ricaduta occupazionale stimata di circa 200 unità. In questo caso però, urge fare ancora una volta una precisazione che riportammo tempo addietro: nel contratto sottoscritto con il gruppo Ferretti era prevista la clausola sociale che prevedeva che il 50% dei posti di lavoro dovrà arrivare dal bacino degli ex TCT. Dunque, in realtà i nuovi posti veri e propri sarebbero dovuti essere 100. Sempre nelle speranze e nei propositi iniziali, vi era la possibilità di creare un indotto di imprese tale da poter consentire l’assunzione dei tanti lavoratori inattivi da anni a causa della chiusura di molti siti produttivi tra Taranto e provincia. Obiettivo che sembra voler perseguire e proseguire Cantieri di Puglia. Staremo a vedere. E soprattutto si spera che i tempi previsti dal bando per la messa in sicurezza e la bonifica dell’area saranno rispettati senza incappare in lungaggini burocratiche o in errori tecnici come accaduto sul fronte della vasca di colmata (che di fatto confina via terra proprio con l’ex Yard Belleli).

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/08/02/per-i-dragaggi-ora-servono-270-milioni-1/)

  • “Per ex Ilva spero nel 2025”

    “Per ex Ilva spero nel 2025”

    “Oggi è stato pubblicato il bando sui principali quotidiani nazionali e internazionali per la manifestazione d’interesse. C’è tempo fino al 20 di settembre poi inizieranno le procedure di negoziazione e io mi auguro che entro la fine dell’anno o, più verosimilmente, nella prima parte del prossimo anno ci saranno dei player industriali di valore che potranno rilanciare con noi quello che può tornare a essere il principale sito siderurgico green d’Europa”. E’ quanto ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, al termine dell’incontro con i sindacati confederali e dei metalmeccanici sulla politica industriale.

    Scadrà infatti il 20 settembre Il bando per manifestare interesse per l’acquisizione dei beni e delle attività aziendali di Ilva in Amministrazione Straordinaria (AS) e Acciaierie d’Italia in AS, nonché delle altre società appartenenti ai rispettivi gruppi. Tra queste figurano Ilva Servizi Marittimi SpA, Ilvaform SpA, Taranto Energia Srl, Socova Sas, Adi Energia Srl, Adi Servizi Marittimi Srl, Adi Tubiforma Srl e Adi Socova Sas (il bando è allegato in fondo all’articolo).

    Quest’oggi a Palazzo Piacentini, sede del ministero delle Imprese e del Made in Italy, si è infatti svolto il tavolo convocato dal ministro Adolfo Urso con i sindacati con al centro il tema delle politiche industriali del paese e un focus sui settori automotive e siderurgia. Hanno partecipato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, e Giorgio Graziani, segretario confederale della Cisl. Per i sindacati dei metalmeccanici, erano presenti i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, rispettivamente Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella. Il ministero ha convocato anche i rappresentati dei sindacati Ugl e Usb.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/07/31/ex-ilva-ecco-il-bando-di-vendita/)

     

  • Ex Ilva, ecco il bando di vendita

    Ex Ilva, ecco il bando di vendita

    Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha firmato l’autorizzazione alla pubblicazione del bando per manifestare interesse per l’acquisizione dei beni e delle attività aziendali di Ilva in Amministrazione Straordinaria (AS) e Acciaierie d’Italia in AS, nonché delle altre società appartenenti ai rispettivi gruppi. Tra queste figurano Ilva Servizi Marittimi SpA, Ilvaform SpA, Taranto Energia Srl, Socova Sas, Adi Energia Srl, Adi Servizi Marittimi Srl, Adi Tubiforma Srl e Adi Socova Sas (il bando è allegato in fondo all’articolo).

    L’avviso, sottoscritto dai commissari straordinari di Ilva in AS (Danovi, Di Ciommo e Savi) e dai commissari di AdI in AS (Fiori, Quaranta e Tabarelli), sarà pubblicato sui siti web https://www.gruppoacciaierieditaliainas.it e https://www.gruppoilvainas.it, in lingua italiana e inglese.

    Tra gli obiettivi della procedura vi sono lo sviluppo della produzione siderurgica in Italia, l’esecuzione delle misure di tutela ambientale volte alla riduzione delle emissioni di CO2 e l’impegno alla decarbonizzazione dei processi produttivi, in conformità alle prescrizioni della normativa nazionale ed europea. Inoltre, è prevista la tutela dei livelli occupazionali, con l’obiettivo di ridurre significativamente il ricorso agli ammortizzatori sociali, mantenendo un costante dialogo con le parti sociali. La procedura di cessione mira, inoltre, a prevedere attività e forme di compensazione a favore delle comunità locali e a preservare la continuità dei complessi aziendali delle Società in AS, con l’obiettivo di riportarle rapidamente ai massimi livelli di attività.

    Le linee di indirizzo del bando sono state illustrate durante le riunioni con le organizzazioni sindacali a Palazzo Chigi, il 24 luglio, e a Taranto, lo scorso 26 luglio, negli incontri che il ministro Urso ha avuto con le autorità locali, sindaco e presidente della Regione, parlamentari e consiglieri regionali, sindacati e rappresentanti delle imprese dell’indotto, recependo le indicazioni emerse in quelle occasioni. Sarà pubblicato, inoltre, un nuovo invito a manifestare interesse per l’acquisizione di tutti i complessi aziendali di Sanac in AS presso gli stabilimenti di Assemini (CA), Gattinara (VC), Massa (MS) e Vado Ligure (SV), unitariamente intesi.

    Le manifestazioni di interesse potranno essere inviate entro il 20 settembre 2024.

    (leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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  • Bando per 39 soccorritori del 118

    Bando per 39 soccorritori del 118

    Finalmente siamo alle fasi conclusive, ed è quindi in dirittura d’arrivo la pubblicazione del bando per l’assunzione dei 39 soccorritori mancanti per il completamento dell’organico previsto per il servizio 118 Sanitaservice. Siamo stati ricevuti ieri dall’amministratore unico Dott. Pulito che ci ha ufficialmente confermato che verso martedì della prossima settimana, ci sarà la pubblicazione ufficiale del bando e successivamente, entro il 15 settembre, il termine ultimo per il deposito delle domande d’iscrizione da parte dei partecipanti.

    I criteri terranno conto di chi ha prestato servizio nel 118, soprattutto in provincia di Taranto, per dare la giusta possibilità a chi ha operato anche e soprattutto nel periodo Covid. A concludere, sarà effettuata anche la prova pratica con valutazione da parte di una commissione esterna. Come Usb, abbiamo chiesto che venga istituita anche una commissione di garanzia con esponenti di Sanitaservice.

    Ci teniamo ad evidenziare che la società ha tenuto conto di molti dei suggerimenti da noi forniti in merito ai criteri per l’espletamento del bando e di questo siamo pienamente soddisfatti. Tutto ciò conferma la volontà, poi tradotta in fatti concreti, di USB di evitare qualsiasi interferenza esterna che potesse minare la trasparenza e la meritocrazia del bando e dei suoi partecipanti. Usb continua a confermarsi realtà di controllo e tutela dei diritti di tutti i lavoratori, bocciando nettamente il clientelismo alimentato da altri.

    Coordinamento Sanità Usb

  • Il porto avrà la nuova diga foranea

    Il porto avrà la nuova diga foranea

    L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ha assegnato i lavori per la realizzazione della “Nuova diga foranea a protezione del porto fuori rada di Taranto – tratto di ponente” basato su accordo quadro con unico operatore economico ex art. 54 co. 3 del medesimo d.lgs. 50/16, per un importo massimo di base che era stimato pari a 35.721.889,68. Ad aggiudicarseli la costituendo RTI R.C.M. COSTRUZIONI S.R.L./E-MARINE S.R.L di Sarno (Campania), prima classificata nella graduatoria di gara con un punteggio pari a 100/100 ed un offerto ribasso del 15,976%, pari a poco meno di 30 milioni. La RCM Costruzioni srl del gruppo Rainone di Salerno, non è nuova da queste parti: è l’impresa che fu designata all’esecuzione dei lavori per l’adeguamento di un tratto di banchina di levante del Molo Polisettoriale del porto di Taranto, da parte del Consorzio Stabile Grandi Lavori S.c.r.l. anni addietro, oltre ad aver effettuato la ricostruzione dell’impalcato della testata attualmente inagibile del molo a giorno San Cataldo del Porto di Taranto Lavori di rettifica ed impegnata nell’allargamento ed adeguamento strutturale della banchina di Levante del Molo San Cataldo e consolidamento della Calata 1 del Porto di Taranto.

    L’intervento, lo ricordiamo, è oggetto di finanziamento, per complessivi € 15.700.000,00, a valere sul Piano Complementare al programma degli interventi infrastrutturali in ambito portuale sinergici e complementari al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) nella “Missione 3” rubricata “infrastrutture per una mobilità sostenibile”, ed è stato inserito a valere sul bilancio di previsione 2023, sul capitolo U211/10 “Acquisizione, costruzione, trasformazione di opere portuali ed immobiliari – approfondimento fondali”. L’intervento è inoltre previsto nel vigente Piano Regolatore del Porto di Taranto (PRP) e rientra nella programmazione triennale dei lavori pubblici dell’AdSP MI 2022-2024, approvata con Decreto n. 132 del 21/10/2021, e confermata nella successiva programmazione 2023-2025, approvata con Decreto n. 117 del 17/10/2022.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/06/29/porto-ce-il-bando-per-la-diga-foranea/)

    La stazione appaltante, ovvero l’Autorità Portuale, in considerazione della consistenza e della articolazione degli interventi finanziati, nonché al fine di garantire il rispetto degli obblighi temporali stringenti, ha individuato nell’Accordo Quadro lo strumento più adeguato al rispetto delle scadenze temporali, la cui durata è stata stabilita in 4 anni (in conformità a quanto disposto dall’art. 54, c. l del d.lgs. 50/2016) con decorrenza dalla data della relativa stipulazione. Tale termine potrà essere prorogato sino all’ulteriore scadenza che fosse stabilita per l’esecuzione del PNRR/PNC da parte delle Autorità competenti. Salvo proroga, l’Accordo Quadro cesserà la sua efficacia, comunque, allo scadere del predetto termine anche nel caso non siano state interamente impiegate le somme stimate ovvero se nel corso della loro durata non sia stata affidata alcuna attività. Per “durata” si intende il periodo entro il quale l’Amministrazione potrà procedere all’affidamento dei singoli Contratti Specifici. L’Accordo Quadro cesserà di produrre effetti, in ogni caso, all’esaurimento dell’importo massimo stimato. L’affidatario è obbligato ad eseguire ed ultimare tutte le prestazioni che la Stazione Appaltante attiverà mediante i Contratti Specifici emessi sino alla data di scadenza dell’Accordo Quadro, anche qualora le prestazioni oggetto dei Contratti Specifici si  protraggano oltre tale termine.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/20/dal-pnrr-178-milioni-per-il-porto/)

    Lo scorso aprile l’Autorità Portuale affidò della direzione lavori e del coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione dei lavori della di protezione del porto e l’affidamento della progettazione di tre impianti di Cold Ironing, alla società veneta DBA Group S.p.A (tramite la sua Business Unit dedicata ai progetti infrastrutturali, la SJS Engineering). La nuova diga foranea, a gettata, integrerà quella esistente a paramento verticale, per completare le protezioni dal moto ondoso delle banchine destinate ad ormeggio ed operazioni portuali fuori rada. Dii circa 1.300 m di lunghezza, inclinata di circa 45° rispetto al Nord, come l’ultimo tratto dell’opera esistente, definirà un secondo canale di accesso al porto commerciale di Taranto. Si tratta di una struttura fatta a strati sovrapposti: uno strato centrale detto nucleo protetto da un geotessuto e poi, a salire, un filtro in massi naturali e una mantellata superficiale costituita da massi artificiali di tipo Tetrapod. Nel dettaglio i benefici previsti dovranno essere sia diretti che indiretti. Tra i diretti si evidenzia il miglioramento della sicurezza alla navigazione e dellemanovre di ormeggio, la sicurezza agli ormeggi, etc. Tra gli indiretti la migliore utilizzabilità delle banchine, l’incremento della operatività portuale, la riduzione dei fermi per condizioni meteo avverse. In termini economici si evidenzia il minor costo per gli armatori (controstallie) ed i servizi tecnico/nautici (riduzione dei tempi per ma- novre) nonché i migliori benefici sociali ed economici derivanti dalla maggiore produttività del porto. 

    Ricordiamo che l’AdSP integrò il progetto definitivo posto a base di gara nel settembre 2018. Il 4.2.2013, furono consegnati all’Autorità Portuale gli elaborati di Progetto Definitivo della “Nuova diga foranea del Porto fuori rada”, da parte della T.C.T. S.p.A. Il 26.2.2013 arrivò l’adozione dell’Adeguamento Tecnico Funzionale del Piano Regolatore portuale – Nuova diga foranea del porto fuori rada – I lotto funzionale. Il 25.07.2014 si concluse invece la Conferenza dei Servizi, convocata dall’Autorità Portuale, sullo stesso progetto definitivo. L’emissione del Decreto di compatibilità ambientale del MATTM – Direzione Generale per le Valutazioni Ambientali – di concerto con il MiBACT – giunse il 19.5.2015. A tal proposito, l’Autorità Portuale lo scorso anno ha richiesto una proroga alla validità temporale del decreto di compatibilità ambientale, che lo scorso 27 febbraio il ministero dell’Ambiente ha prorogato fino al 29 giugno 2029.

    La speranza è che ora si possa finalmente accelerare per un progetto atteso oramai da più di un decennio ormai.

    (leggi tutti gli articoli sulla diga foranea https://www.corriereditaranto.it/?s=diga+foranea&submit=Go)

  • Palazzo Uffici, il Comune deve 7 milioni

    Palazzo Uffici, il Comune deve 7 milioni

    La sentenza del Tar di Bari (la n. 807/2023) è del 27 febbraio scorso ed è stata pubblicata lo scorso 8 marzo, ma soltanto nelle ultime ore ne si è avuta conoscenza. Ieri, nella riunione della commissione Bilancio del Comune, il dirigente Stefano Lanza (Programmazione Economica Finanziaria e Risorse Umane) accompagnato dall’avvocato e funzionario dell’ente civico Giovanna LIUZZI, ha reso noto di aver messo da parte delle somme relative ai contenziosi di cui è oggetto il Comune di Taranto, oltre alla delibera di giunta (la 195) che approderà nel consiglio comunale della prossima settimana, che prevede una variazione di bilancio di quasi 14 milioni di euro. Di cui 7 milioni soltanto per il contenzioso che ha visto uscire sconfitto il Comune di Taranto all’interno dell’infinita vicenda legata al Palazzo degli Uffici, che dovranno essere versati entro il 31 luglio. Una tegola non da poco sui conti dell’ente civico.

    La lunga vicenda legata al Palazzo degli Uffici inizia 20 anni fa…

    La lunga causa civile ha visto da un lato la società Palazzo Uffici Taranto srl in liquidazione ed amministrazione giudiziaria nonché confisca in primo grado, contro il Comune di Taranto e la FINWORLD S.P.A. La società di progetto denominata PALAZZO UFFICI TARANTO s.r.l., era stata costituita il 3/5/2005, dall’Associazione Temporanea di Imprese composta da ROMAGNOLI S.p.A., capogruppo, ELETTRODINAMICA SIEL S.p.A. (ex SIEL EURO IMPIANTI S.p.A.) e INTEROMNIA (ex TARDITO COSTRUZIONI E IMPIANTI s.r.l.), che si era aggiudicato il bando del 14/1/2003, con il Comune di Taranto aveva indetto una procedura, mediante licitazione privata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, per l’affidamento di un contratto di concessione di lavori pubblici, avente ad oggetto la progettazione definitiva ed esecutiva, l’esecuzione dei lavori di restauro, il recupero ed adeguamento funzionale e tecnologico, nonché la gestione funzionale ed economica del Palazzo degli Uffici Taranto, per un investimento minimo previsto di €30.987.413,95. Il bando e gli accordi intercorsi tra le parti successivamente alla stesura dello schema di convenzione, prevedevano una concessione di anni 44,83 e un canone annuale previsto pari a €981.268,00. alla scadenza della concessione l’immobile, completo di ogni opera, impianto, allestimenti ed arredi realizzati e/o forniti in esecuzione del contatto, sarebbe stato riconsegnato al Comune che avrebbe dovuto, altresì, acquisire tutti i benefici economici discendenti dai contratti di locazione e/o dallo sfruttamento delle aree cedibili, con conseguente cessazione del diritto d’uso trasferito al concessionario.

    Con delibera  n. 540 del 25/8/2004 e successiva determina della Direzione LL.PP. n. 116 del 21/6/2005, il Comune aveva approvato il progetto definitivo per i lavori di ristrutturazione e ampliamento del Palazzo degli Uffici e aveva redatto il processo verbale di consegna frazionata dei lavori sulla scorta del progetto definitivo, limitatamente alla prima fase dei lavori; successivamente, il dissesto finanziario del Comune aveva determinato la sospensione della concessione sino al 21/12/2009. Ma è quanto accade l’11/3/2010 che segnerà un punto di non ritorno di tutta questa annosa vicenda: quel giorno con atto di cessione di ramo di azienda dell’11/3/2010, le quote della società Palazzo Uffici Taranto srl erano state cedute, attraverso plurimi trasferimenti, al Consorzio Stabile Aedars s.c. a r.l., il quale era divenuto socio unico della società in questione. Acquisizione accettata dal Comune di Taranto con determina della Direzione LL.PP. n. 293 del 13/5/2010, che rideterminava l’importo dell’intervento in €33.200.000,00, oltre a IVA al 10% e sottoscrivendo, in data 15/9/2011, l’atto aggiuntivo al contratto di concessione del 31/5/2004, che legittimava il Consorzio Stabile Aedars s.c. a r.l. ad eseguire i lavori con la propria struttura ovvero tramite i consorziati, affidandoli a sua volta alla società C&G Costruzioni s.r.l., comunicando tale circostanza con una nota del 22/2/2012 all’Amministrazione e stipulando con l’impresa consorziata un accordo quadro per il progressivo trasferimento delle quote della società Palazzo Uffici Taranto srl alla stessa Consorziata; finendo poi per sottoscrive in data 2/9/2011, con la società Finworld s.r.l. la garanzia fideiussoria n. OL206021, e consegnandola, successivamente, al Comune di Taranto.

    I contrasti tra il Comune e la società esecutrice dei lavori

    I lavori iniziarono il 23 luglio 2012 e procedono nonostante emerse la necessità di eseguire interventi aggiuntivi e di variante per €994.623,34. Poi però, il 21/3/2013, il Consorzio Stabile Aedars aveva ceduto alla propria consorziata C&G Costruzioni s.r.l., in qualità di impresa esecutrice della concessione, giusta delibera e lettera di assegnazione lavori del 3/11/2011, nonché in esecuzione dell’accordo quadro di pari data, quote rappresentative del 40% del capitale sociale della società Palazzo Uffici Taranto srl, altresì promettendo in vendita il residuo 60% e pattuendo dedicato piano di pagamento. Operazione che non piacque al Comune di Taranto, tanto da portare l’ente civico a chiedere un parere all’Avvocatura Comunale, ritenendo “insussistenti le condizioni normative e contrattuali per l’autorizzazione alla cessione delle quote societarie”, che esprimerà parere negativo su tale operazione. Da questo momento in poi però, tra il Comune e la società impegnata nei lavori iniziano a sorgere dei contrasti in relazione agli interventi eseguiti, quelli richiesti dall’ente civico, quelli effettuati dalla società e soprattutto riguardanti le somme impegnate nei lavori e quelle erogate dal Comune. Che da un lato chiede di non sospendere i lavori e di non procedere alla cessione del 40% delle quote e dall’altro minaccia la cessazione della concessione, oltre alla conseguente richiesta di risarcimento danni.

    Siamo nell’autunno del 2013. Il Comune non riconosce come valido il progetto esecutivo presentato dalla società. Ed inoltre fa presente di aver appreso che il 27/9/2013 la Prefettura di Roma aveva adottato, nei confronti del Consorzio Stabile Aedars Scarl di Roma, provvedimento interdittivo e, pertanto, aveva invitato quest’ultimo a comunicare, entro e non oltre il 20/11/2013, l’esistenza di finanziatori del progetto e i contratti di finanziamento. Di fronte alla sospensione dei lavori, alla mancata retrocessione della proprietà di quote rappresentative il 40% del capitale sociale ed alla mancata sostituzione dell’impresa affidataria e dell’impresa esecutrice, anche alla luce dell’interdittiva, con determina della 10^ Direzione Lavori Pubblici n. 28 del 5/2/2014, il Comune di Taranto aveva dichiarato, quindi, la risoluzione della predetta concessione “a causa dei gravi, reiterati e constanti inadempimenti della società alle obbligazioni discendenti dallo stesso contratto di concessione e alla normativa in materia di appalti pubblici, e, in particolare, della mancata retrocessione del 40% delle quote del capitale sociale alla C&G Srl, della sospensione unilaterale dei lavori e dell’abbandono arbitrario e senza giusta causa del cantiere” di cui richiede la restituzione. Per tutta risposta però, la società Palazzo Uffici Taranto srl ricorse al TAR Lazio ritenendo illegittime le pretese del Comune, attesa la pendenza del giudizio dinanzi al TAR, l’omessa verifica in contraddittorio e la mancata consegna al concessionario dello stato di consistenza: il T.A.R. Lazio aveva infatti accolto il ricorso proposto da Aedars, confermate da successive decisioni del Consiglio di Stato, e, per l’effetto, aveva annullato gli atti impugnati, ossia l’informativa prefettizia interdittiva e il provvedimento del 18.11.2013 con il quale il Comune di Taranto aveva avviato la procedura tesa alla risoluzione del contratto di concessione.

    Il problema nasce qui, ovvero dal fatto che nonostante il cantiere fosse stato restituito al Comune nella primavera del 2015, per la società l’azione del Comune è stata del tutto illegittima in quanto riteneva di aver effettuato tutti i lavori previsti e che lo stesso ente non avesse tenuto in considerazione le sentenze del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato. Da par suo, il Comune invece sottolineava le gravi e reiterate inadempienze contrattuali poste in essere dalla società attrice e, in particolare, il risarcimento dei danni patrimoniali, quantificati in €5.234.329,77 e danno da svalutazione monetaria e del danno all’immagine, da liquidarsi in via equitativa, nonché la condanna della società attrice e della convenuta alla corresponsione delle somme poste a garanzia delle polizze fideiussorie, pari €1.877.466,40. Mentre la società Finworld S.p.a., costituitasi in giudizio, deduceva l’insussistenza di qualsivoglia fideiussione rilasciata in relazione al contratto di concessione oggetto di causa, eccependo la propria carenza di legittimazione passiva e concludendo per la estromissione dal giudizio, vinte le spese di lite (comparsa di risposta depositata il 19/12/2017). 

    Il Tar dà ragione alla società e condanna il Comune

    Ora. Se nella sentenza i giudici del Tar di Bari hanno ritenuto legittimamente risolto di diritto il contratto da parte del Comune, il problema principale riguarda le partite di dare avere tra le parti, nonché le reciproche richieste risarcitorie. La partita si è giocata tutta sui lavori eseguiti. Nella sentenza del Tar si legge infatti che “le maggiori opere e/o lavorazioni eseguite e accertate dal D.L., deve rilevarsi che la realizzazione delle stesse si desume dai verbali di consistenza del 18/3/2014, del 25/3/2014 e dell’1/4/2014 (docc. 126, 127 e 128 fasc. attrice), tutti allegati al verbale di accertamento tecnico – contabile del 12/3/2015 della Commissione di Collaudo, da cui si evince che “si sono rilevate altresì lavorazioni eseguite, non rientranti nei progetti esecutivi stralcio di che trattasi, ma strettamente connesse, propedeutiche e consequenziali alle lavorazioni previste”. Sul punto, il c.t.u. ha evidenziato che “nello stato finale non sono stati contabilizzati anche altri lavori eseguiti. ma strettamente connesse, propedeutiche e consequenziali alle lavorazioni previste”. Inoltre “dagli esiti della consulenza espletata si evince che, a fronte delle notevoli difficoltà che i funzionari hanno dovuto affrontare per gestire, su indirizzi della propria Amministrazione, la concessione e per condurre i lavori, in alcune circostanze il loro comportamento non è stato compiutamente in linea con la vigente normativa” (pag. 103 dell’elaborato peritale)”. Quanto alla ingiustificata mancata approvazione e validazione del progetto esecutivo e del conseguente anomalo andamento dei lavori, il c.t.u. ha evidenziato che analizzando l’intero carteggio “è ragionevole, ritenere che le opere strutturali – i cui elaborati erano stati verificati (con la dizione “APPOVATO PER COSTRUIRE” da parte del D.L, ing. A. Moccia) fossero state completate e contabilizzate dal direttore dei lavori (ing. A. Moccia) alcuni mesi prima (n.4) dell’espressione del parere negativo del RUP (ing. A. Moccia)”. Il consulente conclude, pertanto, sostenendo che l’anomalo andamento della concessione è dipeso sostanzialmente “dalla mancata messa a disposizione del concessionario dell’immobile e delle aree di pertinenza nei modi e termini previsti dai patti contrattuali”. Mentre non è stato possibile eseguire il calcolo delle voci di danno citate secondo il “criterio documentale” per quanto concerne il danno da sottoutilizzo dei macchinari e delle attrezzature e quello discendente dalla maggiore spesa improduttiva per la manodopera, “in quanto la stazione appaltante non ha né ritualmente prodotto né consegnato a seguito di richiesta dello stesso c.t.u. la documentazione necessaria e, precisamente, il libro giornale dei lavori”.

    Il consulente ha, dunque, riconosciuto, tenuto conto, altresì, delle maggiori spese generali e della ritardata formazione dell’utile, a titolo di danno da anomalo andamento dei lavori subito dal concessionario un importo totale pari a €1.232.185,73. Per quanto attiene al lucro cessante, quale mancato guadagno che il concessionario si era prefigurato di ottenere dall’esecuzione del contratto, determinato dal consulente tenuto conto dell’importo contrattuale dei lavori e dell’importo dei lavori eseguiti da stato finale, non può che condividersi la quantificazione elaborata dal c.t.u. che tiene conto del lucro cessante relativo all’esecuzione dei lavori per un importo complessivo pari a €2.390.312,06. Pertanto, al concessionario deve essere riconosciuto l’importo di €1.510.177,00 a titolo di saldo lavori eseguiti e contabilizzati, oltre a interessi legali dalla domanda al soddisfo; l’importo di €1.343.729,68 per le maggiori opere e/o lavorazioni eseguite, oltre a interessi legali dalla domanda al soddisfo; l’importo di €1.232.185,73 a titolo di danno da anomalo andamento dei lavori e l’importo di €2.390.312,06 a titolo di lucro cessante, sui quali vanno riconosciuti gli interessi e il danno da svalutazione monetaria a decorrere dalla data dell’evento denunciato, identificabile nella intervenuta risoluzione di diritto risalente al 5/2/2014 (Cass. ord. n. 37798/2022). Nulla può invece riconoscersi a titolo di danni da perdita di chance e alla immagine, non risultando i medesimi in alcun modo comprovati.

    Allo stesso tempo però, per i giudici del Tar “la concessionaria, prima di sospendere i lavori, avrebbe dovuto provvedere al ripiegamento del cantiere e ad eseguire i lavori di messa in sicurezza dello stesso. Deve, pertanto, riconoscersi, in favore del convenuto ovvero del Comune, l’importo indicato dal c.t.u. nella misura di €599.852,68, comprensivo di IVA, come risultante dalla nota del RUP del 2/5/2019, riportante un elenco degli incarichi affidati a professionisti e dei lavori eseguiti strettamente connessi alla risoluzione contrattuale della concessione”. Al contrario, “deve ritenersi non dovuto l’importo di €86.921,12 a titolo di risarcimento del danno per le opere danneggiate per mancata esecuzione e/o completamento di finiture e accessorie non può essere riconosciuto; così come non è riconosciuto il risarcimento del danno discendente dalla mancata redazione del progetto esecutivo sulla base del progetto definitivo validato e approvato per poter indire una nuova gara per l’affidamento dei lavori, con conseguenti oneri di progettazione esecutiva, atteso che il concessionario, in ottemperanza al contratto di concessione, presentò un progetto esecutivo nei termini previsti che, nonostante fosse stato preventivamente verificato dal terzo advisor Conteco s.r.l. e nonostante fosse, come accertato dal c.t.u., validabile, non fu mai validato dal Comune di Taranto”. Del pari “non può essere riconosciuta la penale per ritardi nella redazione della progettazione e nell’esecuzione delle opere; quanto al danno all’immagine invocato, deve rilevarsi che lo stesso non risulta in alcun modo comprovato; la relativa pretesa va, pertanto, disattesa” si legge ancora nella sentenza.

     Pertanto, il Tar di Bari ha condannato il Comune di Taranto al pagamento, in favore della società attrice, della somma di €2.853.906,68, oltre a interessi legali dalla domanda al soddisfo e della somma di €3.622.497,79, oltre a interessi e danno da svalutazione monetaria a decorrere dal 5/2/2014; mentre ha accolto la domanda riconvenzionale per quanto di ragione e, per l’effetto, ha condannato la società attrice al pagamento, in favore del Comune convenuto, dell’importo di €599.852,68, oltre a interessi e danno da svalutazione monetaria a decorrere dal 7/11/2013. Sempre a carico del Comune di Taranto “la rifusione, in favore della società, delle spese processuali, che liquida in €28.690,52 (di cui €6.771,00 per esborsi), o nella misura di due terzi, le spese di c.t.u.”.

    Ora la partita arriva nel consiglio comunale della prossima settimana. Una tegola certamente pesante sui conti dell’attuale Amministrazione Melucci.

    (leggi tutti gli articoli sul Palazzo degli Uffici https://www.corriereditaranto.it/?s=palazzo+uffici&submit=Go)

  • Case a 1 euro, ecco tre nuovi lotti

    Case a 1 euro, ecco tre nuovi lotti

    Al via la terza edizione del bando pubblico “Case a 1 euro”. La misura, proposta per la prima volta dall’amministrazione comunale nel 2020, mira a ripopolare e rivitalizzare il tessuto economico del borgo antico. Gli immobili, attualmente di proprietà dell’ente civico, saranno ceduti agli aggiudicatari della procedura pubblica al valore simbolico di 1 euro. Le offerte dovranno pervenire entro il 31 agosto 2023 alle 12.00, all’Ente Direzione Patrimonio e Demanio Politiche abitative del comune, in Piazzale Dante.

    Stavolta sono tre le zone interessate. Il primo lotto è il più piccolo e comprende due immobili adiacenti in zona Immacolata Postierla, che insieme quotano oltre 180 metri quadrati e sono distribuiti su quattro livelli. Il secondo lotto, invece, si estende per 255 metri quadrati in via Giovanni Paisiello, in cui è compreso solo un immobile di tre piani ed è adiacente al gruppo di stabili che compone il terzo lotto. Quest’ultimo comprende 5 unità immobiliari che si estendono per oltre 640 metri quadrati, distribuiti su quattro livelli. Questo è il lotto più grande rispetto gli altri  e necessita di maggiori interventi di riqualificazione, per lo stato di profondo degrado in cui versa.

    Ai proponenti che destineranno le unità immobiliari ad abitazione verranno assegnati 10 punti. Alle unità immobiliari da destinare ad attività ricettive come alberghi, b&b o affittacamere, verranno assegnati 7 punti e alle unità immobiliari da destinare ad attività commerciali, culturali o del terziario verranno assegnati 4 punti. Alla gara pubblica possono partecipare i privati cittadini italiani, comunitari ed extra comunitari, le imprese individuali, le agenzie. Lo stesso soggetto può presentare una proposta progettuale per più lotti. A breve dovrebbero partire le visite guidate agli immobili coinvolti e sono ancora in fase di individuazione nuove aree di proprietà dell’ente civico da destinare al bando di riqualificazione.

    (leggi gli articoli sull’iniziativa case a 1 euro https://www.corriereditaranto.it/?s=case+un+euro&submit=Go)

  • Ex Cementir, il futuro resta un miraggio

    Ex Cementir, il futuro resta un miraggio

    Non poteva di certo giungere dall’ultima riunione presso la task force regionale per l’occupazione, svoltasi la scorsa settimana a Bari, la soluzione della vertenza ex Cementir, che quest’anno compie 10 anni.

    Tanti ne sono passati da quando, anche se quasi tutti non lo ricordano o più semplicemente non ne sono a conoscenza, nella primavera del lontano 2013, l’ex proprietà del gruppo Caltagirone annunciò il ritiro del progetto di ristrutturazionedel cementificio (denominato ‘Nuova Taranto Cementir‘ pari a 150 milioni di euro, grazie ad un finanziamento della Banca Europea degli Iventsimenti pari a 90 milioni di euro ed uno a fondo perduto della Regione Puglia dal Fondo Europeo per lo sviluppo regionale, finalizzato all’incremento dell’efficienza industriale ed alla mitigazione dell’impatto ambientale, sia in termini di consumi energetici che di riduzione delle emissioni in atmosfera), a fronte della crisi del mercato del cemento italiano ma soprattutto dell’incerto destino che attendeva il siderurgico dopo la tempesta giudiziaria dell’estate precedente, quella fatidica del 2012: ci avevano visto lungo.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/20/cementir-lidrogeno-e-unipotesi-possibile2/)

    E così quello della scorsa settimana tra i sindacati di categoria (FILCA Cisl, FILLEA Cgil e FENEAL Uil), i rappresentanti dell’azienda Cemitaly, di Confindustria Taranto e i tecnici regionali, si è rivelato essere l’ennesimo incontro interlocutorio durante il quale non sono emerse novità per il futuro del sito industriale e dei 51 lavoratori (8 impiegati, 10 intermedi e 33 operai) ancora coinvolti nella vertenza.

    Certo, quanto avvenuto negli ultimi 12 mesi aveva acceso qualche piccola speranza. A cominciare dall’ipotesi di ripartenza dell’attività produttiva, ferma dal 1 gennaio 2014 quando ci fu la fermata definitiva dei tre forni di produzione, con il sito che si trasformò in un semplice centro di macinazione. Ad alimentarla l’attuale amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, che durante l’incontro dello scorso 19 gennaio al MiMIT annunciò che tra gli obiettivi della società nel campo dell’economia circolare vi fosse il riavvio del cementificio collegato allo stabilimento. Ma durante l’incontro della scorsa settimana a Bari, a domanda diretta posta dai sindacati sulla reale possibilità che cio avvegna, i rappresentanti della Cemitaly si sono trincerati dietro un incomprensibile “no comment“. Non è dato sapere se abbiano preferito tacere perché ipotizzano che l’idea dell’ad Morselli sia irrealizzabile o comunque non possa avvenire sotto la loro gestione (visto che in questi anni hanno sempre ribadito l’impossibilità del riavvio della produzione di cemento, oltre ad aver messo in vendita il sito nel giugno 2021 per poi annunciare il licenziamento collettivo nel luglio dello stesso anno), o per tutelare un ipotetico segreto industriale.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/09/03/ex-cementir-la-storia-e-finita-nel-silenzio-generale/)

    Altro segnale di buona speranza era stato intravisto nlla proposta lanciata nel marzo di un anno fa dalla Fillea Cgil di Taranto e dal suo segretario Francesco Bardinella, ovvero riconvertire l’ex Cementir di Taranto (oggi denominata Cemitaly) in un impianto di produzione di idrogeno verde. Proposta che a parole piacque a tanti, visto che il 19 ottobreil Consiglio regionale approvò la mozione sull’ex Cementir di Taranto, primo firmatario il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio (Pd). Che intendeva promuovere e sostenere la candidatura dell’ex cementificio a sito per la produzione di idrogeno verde.

    L’idea era quella di agganciare tale proposta al decreto del ministro della Transizione ecologica (MiTE) del 21 ottobre 2022, relativo all’attuazione dell’investimento 3.1 “Produzione in aree industriali dismesse” e dell’investimento 3.2 “Utilizzo dell’idrogeno in settori hard-to-abate” della missione 2, componente 2 del Pnrr. Per l’Investimento 3.1, il ministero ha messo a disposizione 450 milioni di euro per la realizzazione di impianti di produzione di idrogeno verde o rinnovabile in siti industriali dismessi, per la realizzazione della “Hydrogen Valley”, dove l’idrogeno è prodotto a partire da fonti rinnovabili nella zona e utilizzato localmente. La Puglia ha avuto una somma pari a 40 milioni di euro, messi a bando all’inizio dell’anno. E quando sono state rese note attraverso il Burp regionale le 17 le proposte progettuali risultate idonee, di cui 5 che saranno finanziate nell’immediato, in molti pensavano di trovare un progetto sul cementificio, visto che ben due sono quelle finanziate in provincia di Taranto e nei pressi del siderurgico. Ma né quello della Solarind Green srl di Lecce che ha ottenuto un finanziamento di 10 milioni di euro (di cui ancora oggi non si conoscono i deattgli) né quello finanziato per 340mila della Panita srl di Cuneo (che investirà a Statte), riguardano l’ex Cementir.

    (leggi l’articolo sull’aggiornamento della bonifica della falda https://www.corriereditaranto.it/2021/06/16/italcementi-vende-ex-cementir-il-futuro-un-deserto/)

    Del resto, in tutta questa storia manca il soggetto che avrebbe dovuto presentare tale progetto. Di certo non potevano farlo i sindacati di categoria o i lavoratori coinvolti dalla vertenza. Né si poteva sperare che a farlo fosse la Italcementi, che a suo tempo dette disponibilità nel ‘cedere’ eventualmente lo stabilimento per un progetto simile, ma che certamente non opera nel settore dell’idrogeno. Meno che mai si poteva pensare che a farsi avanti fosse Acciaerie d’Italia, da anni alle prese con l’impresa impossibile (?) di riconvertire in dieci anni la produzione del siderurgico tarantino.

    Diverso invece il ruolo delle istituzioni, dal comune alla provincia di Taranto per finire alla Regione Puglia, che avrebbero potuto avviare un’indagine di scouting alla ricerca di soggetti privati disposti ad investire in tal senso. Ma come fin troppo spesso accade dalle nostre parti, alle parole non sono seguiti i fatti. Perchè come scriviamo da anni, è fin troppo facile riempirsi la bocca di parole come ‘transizione economica’, ‘transizione enegertica’, ‘economia circolare’, ‘hydrogen valley’, ‘eolico’, ‘fotovoltaico’, disencitivo all’utilizzo delle fonti fossili. Quando però si tratta di passare all’atto pratico, i risultati (disastrosi, per non dire fallimentati) sono sotto gli occhi di tutti. Ed a pagarne le conseguenze, oggi come ieri, sono sempre loro: i lavoratori. Che il prossimo 15 settembre vedranno scadere l’ennesimo ammortizzatore sociale, ovvero la cassa integazione straordinaria pe transizione occupazionale.

    E visto che il tema centrale resta quello di evitare che la transizione energetica e produttiva si trasformi in un dramma sociale di dimensioni apocalittiche, durante la riunione della scorsa settimane la Cgil di Taranto, ha avanzato nuovamente la proposta che i fondi messi a disposizione per il territorio di Taranto dal Just Transition Fund, siano utilizzati per riqualificare e dare un futuro lavoratori ai lavoratori dell’ex Cementir e delle tante vertenze dimenticate ed ancora irrisolte presenti nella nostra provincia, che riguardano centinaia di lavoratori.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/02/02/transizione-i-lavoratori-esclusi/)

    Del resto, già in tempi non sospetti, fu proprio la Commissione Europea nel suo rapporto sul JTF, ad evidenziare come la zona di Taranto “è fortemente dipendente dal punto di vista economico dall’acciaieria, che impiega circa 10.000 dipendenti, con circa ulteriori 10.000 che secondo le stime lavorano in società ad essa collegate nell’indotto. Questi posti di lavoro sono a rischio. La zona di Taranto dovrebbe subire notevoli perdite di posti di lavoro, che potrebbero non essere del tutto compensate dalla creazione e dallo sviluppo delle PMI; potrebbe quindi essere preso in considerazione il sostegno agli investimenti produttivi nelle grandi imprese, a condizione che gli investimenti siano compatibili con il Green Deal europeo”. 

    Noi continueremo a seguire anche questa vicenda, nonostante i nostri limiti. Semplicemente perché, come ripetiamo da sempre, lo sguardo sulla realtà deve essere sempre complessivo. Perché i lavoratori, per noi, sono tutti uguali. Perché il futuro economico e produttivo di un territorio, e la sua eventuale e futura riconversione e salvaguardia ambientale, lo ribadiamo ancora una volta, deve riguardare ed includere tutti. Nessuno escluso.

    (leggi tutti gli articoli sull’ex Cementir https://www.corriereditaranto.it/?s=cementir&submit=Go)

  • Kyma Ambiente, Cda confermato

    Kyma Ambiente, Cda confermato

    Il consiglio di amministrazione di Kyma Ambiente (Amiu) resta al suo posto. Questo è quanto deciso dal consiglio comunale monotematico svoltosi nel primo pomeriggio a Palazzo di Città, per discutere sulle problematiche dell’azienda dell’igiene urbana del Comune di Taranto. Diciassette consiglieri di maggioranza, presenti al momento del voto, si sono espressi contrari alla mozione all’ordine del giorno presentata dai consiglieri d’opposizione. I quali chiedevano la rimozione dell’attuale consiglio di amministrazione e la promozione di un tavolo permanente che avesse coinvolto sindaco, assessori e dirigenti all’ambiente, l’organo preposto al controllo analogo, il nuovo Cda aziendale, i sindacati e il consiglio comunale.

    Il capogruppo del Partito Democratico Bianca Boshnjaku, a nome di tutta la maggioranza, ha decretato “giusta e sicura la nuova strada indicata dal sindaco Melucci ai sindacati, che porterà i suoi frutti”. Ancora, il capogruppo dem ha aggiunto: “Aiutiamoci e aiutateci ad a rendere Kyma Ambiente efficiente, l’azienda non dev’essere motivo di scontro tra maggioranza e opposizione, perché gli unici a pagarne le conseguenze sono i lavoratori”. Il consigliere di maggioranza Gianni Liviano si è astenuto dalla votazione, perché nonostante abbia espresso “simpatia” per gli attuali dirigenti aziendali, ha sostenuto che “l’Amiu ha bisogno di cambiare rotta così come avrebbe bisogno di un management più competente. Lo dico in nome della verità e perché ho a cuore il destino dell’azienda e dei lavoratori” ha concluso, lasciando poi l’aula consiliare. Mossa che, ancora una volta, avrebbe alimentato i sospetti sulla sua permanenza in maggioranza, a differenza degli altri consiglieri presenti che hanno mantenuto una linea di compatezza a sostegno della giunta Melucci.

    L’incontro “risolutivo” con i sindacati

    Stamattina il primo cittadino Rinaldo Melucci, l’assessore alle Partecipate Francesca Viaggiano, l’assessore all’ambiente Laura Di Santo, il presidente Giampiero Mancarelli avrebbero raggiunto un accordo con le sigle sindacali FPCGIL, FIT CISL, USB, Uil Trasporti, FIADEL Igiene Ambientale e SIUL, sul futuro dei somministrati della Tempor e la revoca del bando ARPAL. Punti sui quali i somministrati nei giorni scorsi hanno protestato.

    Secondo quanto si apprende dal verbale d’incontro, l’amministrazione si avvarrà della “possibilità di modificare o revocare il bando, per contemperare le necessità dei lavoratori” ed offre la “piena disponibilità di aprire un dialogo costruttivo e costante con le sigle sindacali”, attraverso incontri periodici, il cui prossimo si terrà l’11 aprile. Grazie al confronto tra le parti, l’amministrazione si impegnerà a trovare una soluzione sugli esuberi, a tutelare gli inidonei e a riorganizzare l’azienda”. Ancora, l’amministrazione lavorerà per “rivedere il contratto di servizio e determinare il nuovo fabbisogno dei servizi e del personale”. Peraltro, come si apprende dalla fine del verbale, il Comune di Taranto si impegnerà nella “riattivazione dell’impianto Pasquinelli“, per cui nel prossimo consiglio comunale “saranno determinate le procedure legate al nuovo affidamento”.

    Per il segretario della UIL trasporti, Carmelo Sasso, il percorso tracciato dal sindaco “potrebbe essere una premessa per capire il futuro dell’azienda, dei precari e dei lavoratori diretti dell’Amiu poiché l’apertura dell’amministrazione, sin ora mai avvenuta, avrebbe posto le basi di un dialogo diretto e razionale”. Franco Rizzo coordinatore dell’USB invece, ha dichiarato “accettabile la proposta di allungare ulteriormente l’accordo di prossimità”, così come “la revoca del bando per cui si attendono le prossime soluzioni che permetteranno di stabilizzare i lavoratori”.

    L’opposizione riprende i sindacati

    Nel corso degli interventi, i consiglieri di opposizione Luigi Abbate (Taranto senza I.L.V.A.), Massimo Battista (Una città per cambiare TARANTO), Francesco Battista (Lega) e Walter Musillo (Gruppo Misto) hanno ribadito le problematiche dell’azienda, come la mancata riuscita della raccolta differenziata, i debiti, la precarietà sul futuro dei somministrati e dei dipendenti del sito Pasquinelli. Massimo Di Cuia (Forza Italia) ha anche sottolineato l’importanza del confronto costruttivo tra le parti e il consigliere Giampaolo Vietri (Fratelli d’Italia) ha anche avanzato le richieste di “dimissione del presidente Mancarelli”. Francesco Cosa (Gruppo Misto) ha anche ripreso l’atteggiamento dei sindacati etichettandolo come “blando” nei confronti del sindaco, il quale gli avrebbe offerto la “cartucella” e con la revoca del bando Arpal avrebbe creato “tante illusioni ai ragazzi interessati”. Qui il confronto si è quindi acceso, coinvolgendo i sindacati e la platea dei lavoratori che subito dopo hanno abbandonato l’aula consiliare.

    Le risposte di Mancarelli

    Riguardo i servizi “deludenti” il presidente Mancarelli ha detto che “in difesa dei lavoratori che vengono strumentalizzati, loro stessi sono consapevoli di doverli migliorare e sulla strada giusta”. “Chi sostiene che la Tari dipende da Kyma ambiente afferma una cosa non vera” ha detto ancora. Il presidente dell’Amiu ha poi specificato che la crisi finanziaria è dipesa anche dai “due milioni e mezzo che non sono stati riconosciuti dalla Protezione Civile, rallentando la crescita dell’azienda”. Sul bando Arpal ha invece affermato che “il bando rispondeva ad una richiesta che va al di là dei 24 mesi degli interinali, procedura che non si è potuta attivare durante la pandemia. Ben vengano le attività risolutive verso chi non ha abbandonato l’azienda soprattutto nei momenti difficili”. Infine Mancarelli ha concluso il suo intevento rivolgendosi alla platea dei lavoratori: “Vi chiedo scusa per la pazienza, ma vi garantiremo nei prossimi anni che ci sarà l’aumento di un terzo dello stipendio. Insieme possiamo farcela, soprattutto contro chi vorrebbe rastrellare l’azienda e tutte le conquiste fatte negli anni”.

    (leggi tutti gli articoli sulla vicenda di Kyma Ambiente https://www.corriereditaranto.it/?s=kyma+ambiente&submit=Go)

  • Aeroporto Grottaglie, nuova vita agli aeromobili

    Aeroporto Grottaglie, nuova vita agli aeromobili

    Dare una nuova vita agli aeromobili, ovvero valorizzare gli aeromobili a fine vita. Sarà questo il compito di chi si aggiudicherà l’affidamento in subconcessione di un’area rientrante nel sedime aeroportuale dell’aeroporto ‘Marcello Arlotta’ di Grottaglie.

    Aeroporti di Puglia, infatti, ha pubblicato un “avviso commerciale per l’acquisizione di manifestazioni di interesse per la sub-concessione di area aeroportuale per insediamento produttivo per la realizzazione di attività di Disassembly, Dismantling & Recycling Aircrafts”. La società aeroportuale, d’intesa con l’Assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Puglia, intende svolgere una selezione concorrenziale tra operatori del settore al fine di raccogliere entro il 2 maggio prossimo le manifestazioni di interesse da parte di operatori economici idoneamente qualificati per lo svolgimento dell’attività con esperienza pregressa nell’attività industriale aeronautica, logistica o servizi strumentali alle stesse.

    “Dare all’aeroporto di Grottaglie la centralità che merita per generare sviluppo e occupazione – ha commentato l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci – è l’obiettivo di questo bando e, più in generale, della visione industriale della Regione Puglia rispetto a questa infrastruttura. Il settore dell’aeronautica è un settore su cui stiamo molto investendo; favorire la connessione tra imprese, generare nuove opportunità di sviluppo di un’intera filiera e farlo proprio a Grottaglie restituisce il senso del lavoro fatto in questi anni”.

    “Questo avviso – ha dichiarato il presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Maria Vasile – è la testimonianza diretta della possibilità di sinergia tra le imprese e la società aeroportuale. Il nostro compito è quello di sviluppare modelli di business complementari al trasporto aereo e di metterli a disposizione del mondo delle imprese. La scelta dell’aeroporto di Taranto-Grottaglie non è casuale. Riteniamo infatti che Taranto sia l’unico posto in Puglia in cui ci sia una competenza specifica in questo settore, trattandosi per altro di un’attività industriale compatibile con il modello di business individuato nel Piano Strategico di Aeroporti di Puglia”.

    (leggi tutti gli articoli sull’aeroporto di Grottaglie https://www.corriereditaranto.it/?s=aeroporto&submit=Go)