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  • Vendita ex Ilva, offerte a gennaio

    Vendita ex Ilva, offerte a gennaio

    Come anticipato nei giorni scorsi, il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha posticipato al prossimo 10 gennaio la chiusura dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti relative all’acquisizione dell’ex Ilva, inizialmente prevista per il 30 novembre.

    I motivi sarebbero legati alla complessità della formulazione dell’offerta e al poco tempo disponibile per esaminare l’intero dossier, quindi un’esplicita richiesta delle società interessate. Oltre al fatto che in questo mese in più, potrebbero essere presentate altre offerte.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/11/27/vendita-ex-ilva-offerte-slittano-a-gennaio/)

    Nelle scorse settimane è tornata a visitare lo stabilimento una delegazione della società Baku Steel company, l’azienda siderurgica dell’Azerbaijian, interessata all’acquisizione di tutta l’azienda, che ha presentato una manifestazione di interesse a settembre (e che avrebbe chiesto anche la possibilità di insediare una nava rigassificatore nella rada di Mar Grande, dove far arrivare il gas azero per alimentare l’impianto di preridotto, materiale fondamentale per l’aattività produttiva basata sui forni elettrici). Nella delegazione, erano presenti emissari degli azeri ma anche consulenti italiani. È stata la seconda visita a Taranto dell’ultimo periodo dopo quella di Vulcan Steel che fa capo a Naaven Jindal i cui rappresentanti hanno svolto una visita durata alcuni giorni. E che il ministro Urso dovrebbe incontrare proprio in questi giorni, durante la sua visita in India.

    Il ministro Urso in missione in India in questi giorni

    Ricordiamo che nel bando redatto dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in AS, vengono indicati cinque requisiti fondamentali che il nuovo proprietario deve garantire: lo sviluppo di una produzione siderurgica in Italia, l’attuazione della decarbonizzazione dei siti, la tutela dei livelli occupazionali, l’individuazione di attività e forme di compensazione in favore delle comunità locali e, infine, la continuità dei complessi aziendali con l’obiettivo di riportarli rapidamente ai massimi livelli di attività. Per la valutazione delle offerte vincolanti, poi, verrà tenuto conto di sette parametri e criteri tra cui l’affidabilità, la credibilità del piano industriale e il grado di certezza circa il perfezionamento dell’operazione. I tre commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, che hanno curato il bando di vendita del polo siderurgico più grande d’Europa, hanno inoltre indicato un valore preliminare della cessione dell’azienda, comprensivo della dismissione dei magazzini, pari a 1,8 miliardi di euro.

    Dei quattordici player che hanno inviato le manifestazioni di interesse, sempre secondo indiscrezioni sarebbero in prima fila proprio Vulcan Green Steel (del gruppo indiano Jindal) e l’azienda siderurgica dell’Azerbaijan, Baku Steel Company. Nessuna movimento, invece, degli ucraini di Metinvest, dopo l’ingente investimento concordato per il rilancio di Piombino, e della canadese Stelco, appena passata nelle mani dell’americana Cleveland Cliff. Mentre resta sullo sfondo l’ipotesi dello spezzatino di Acciaierie d’Italia (profondamente temuta da sindacati e lavoratori) così come la sua cessione a una cordata di imprenditori italiani.

    Secondo altre indiscrezioni invece, una cordata tutta italiana potrebbe avanzare un’offerta sugli asset extra Taranto. Marcegaglia, Sideralba, Eusider, Industrie metalli Cardinale (e altri piccoli player) hanno manifestato interesse lo scorso settembre per gli impianti di Novi Ligure, Racconigi, Salerno, una società in Francia e forse Genova. La stessa Emma Margegalia aveva peraltro già detto di essere interessata a solo una parte dell’ex Ilva. Mentre la cremonese Arvedi, finora ai margini della trattativa ed impegnata nel rilancio dello stabilimento di Terni oltre che in quello di Trieste, potrebbe scegliere uno dei due soci stranieri per entrare in campo all’ultimo.

    Dopo la presentazione delle offerte vincolanti, partirà una fase ulteriore di negoziazione come ha detto il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, che nelle previsioni si sarebbe dovuta concludere a marzo prossimo, un anno dopo l’amministrazione straordinaria e il commissariamento pubblico. Ma dopo che la scadenza per la presenteazione delle offerte vincolanti è slittata a gennaio, la cessione degli asset aziendali dell’ex Ilva difficilmente avverrà prima della prossima estate.

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  • Ex Ilva, i sindacati tornano a Roma

    Ex Ilva, i sindacati tornano a Roma

    Il Governo ha convocato a Palazzo Chigi le organizzazioni sindacati per un aggiornamento della situazione dell’ex Ilva per il 30 ottobre prossimo. Sono state convocate le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm, Usb e UglM.

    La convocazione arriva dopo che nei giorni scorsi i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella, avevano inviato una lettera alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al sottosegretario Alfredo Mantovano e ai ministri Urso, Giorgetti, Calderone e Fitto una richiesta per “la convocazione urgente di un incontro per proseguire l’aggiornamento della situazione del gruppo Acciaierie d’Italia in As – ex Ilva, in ragione dell’avviato processo di vendita degli asset del gruppo e della fase di verifica delle manifestazioni di interesse pervenute entro il 30 settembre 2024”.

    Del resto, soltanto pochi giorni fa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante il question time al Senato, aveva affermato che “se non si frappongono ostacoli, sempre possibili in un percorso così difficile, l’assegnazione dell’ex Ilva potrebbe avvenire già agli inizi del prossimo anno, dunque ad appena un anno dal nostro intervento di commissariamento”. “In questi sette mesi abbiamo rilanciato il sito produttivo con i lavori di manutenzione necessari, avviato il piano di ripristino degli impianti, tra pochi giorni sarà riattivato l’altoforno 1, il pagamento dei creditori”, aveva specificato Urso, sottolineando che ‘le aziende dell’indotto stanno già ricevendo quanto dovuto. Le stesse aziende ancora attendono da dieci anni i crediti della precedente amministrazione straordinaria. E tutto ciò in un clima di piena condivisione sociale. Per la prima volta i sindacati hanno siglato l’accordo per la cassa integrazione, consapevoli che ciò avrebbe consentito la realizzazione del programma di ripristino produttivo e occupazionale”.

    Riguardo la procedura di gara, Urso aveva ricordato che “il 20 settembre, pochi giorni fa, al termine della prima fase della procedura di vendita, sono pervenute 15 manifestazioni di interesse da parte di diversi player nazionali e internazionali, tre con riferimento all’intero complesso aziendale, dieci con riferimento a singoli rami di azienda, due con riferimento a un singolo petto. Ora inizia la seconda fase dove coloro che hanno manifestato interesse ma anche altri potranno avere le informazioni necessarie ai fini di formulare poi la loro proposta complessiva. Confidiamo che la procedura possa chiudersi con l’assegnazione di tutto l’asset produttivo in blocco a un unico player che abbia le capacità imprenditoriali e la visione di guidare questi stabilimenti verso un futuro produttivo solito e competitivo sulla strada della tecnologia green”.

    Ricordiamo che sono state 15 le manifestazioni di interesse da parte di attori internazionali e nazionali, alcuni dei quali hanno presentato una manifestazione di interesse per l’intero asset produttivo ed altri per parti non complete degli asset produttivi. Tra queste le indiane Vulcan Green Steel (ramo cadetto della famiglia Jindal) e Steel Mont e la canadese Stelco a loro volta da poco acquisiti dagli americani di Cleveland-Cliffs, le uniche che pare sarebbero interessate ad acquistare l’intero gruppo, a cui potrebbe aggiungersi il gruppo ucraino Metinvest dell’oligarca Rinat Akhmetov. Le altre aziende in corsa guarderebbero di più ai singoli asset come le italiane Marcegaglia, Sideralba (non Arvedi), mentre sullo sfondo resta il colosso giapponese Nippon Steel che nelle scorse settimane pare abbia preso contatti con il governo, non dovrebbe rientrare nel gruppo dei 15. La manifestazione di interesse potrà essere fatta per acquisire “i beni e le attività aziendali di Ilva in Amministrazione Straordinaria (AS) e Acciaierie d’Italia in AS, nonché delle altre società appartenenti ai rispettivi gruppi”. Tra queste ci sono Ilva Servizi Marittimi, Ilvaform, Taranto Energia, Socova, Adi Energia, Adi Servizi Marittimi, Adi Tubiforma e Adi Socova. La priorità, su indicazione dei commissari, sarà data alle manifestazioni di interesse complessive.

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  • L’ex Ilva e il gioco degli altoforni

    L’ex Ilva e il gioco degli altoforni

    La prossima settimana, esattamente martedì 15 ottobre, si terrà presso lo stabilimento di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) a Taranto l’accensione del secondo altoforno, l’Afo 1.

    L’avvio dell’altoforno (che era stato preannunciato già negli scorsi mesi), si sottolinea in una nota di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria, “rappresenta un passo importante nel piano di ripartenza di Acciaierie d’Italia e conferma l’impegno dei Commissari straordinari, del Governo italiano e dell’azienda di procedere al ripristino delle attività produttive dello stabilimento siderurgico”. Per l’occasione saranno presenti il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso per il quale la ripartenza dell’impianto è “la dimostrazione di come il processo di ripristino degli impianti e dei livelli produttivi sia in atto”, e il commissario straordinario di Acciaierie d’Italia in As, Giancarlo Quaranta. Una cerimonia che però lascia il tempo che trova, visto che tra pochi mesi Afo 1 sarà nuovamente fermato. E che ci riporta ad anni molto lontani, quando spesso l’inaugurazione di un nuovo impianto o di sistemi che servivano per aumentare la sicurezza dell’azienda e con essa il rispetto delle norme ambientali, celava una situazione interna ed esterna alla fabbrica ben più complessa.

    Ricordiamo che dal dicembre dello scorso anno il siderurgico viaggia con un solo altoforno in marcia (il 4 che per diversi mesi ha prodotto ghisa al minimo delle sue capacità) dopo la fermata dell’altoforno 2 (l’azienda lo motivò a causa di problemi dovuti all’usura del nastro trasportatore che trasporta le materie prime, ma oltre a ciò erano stati riscontrati una serie di problemi tecnici e quindi si preferì fermarlo per evitare di creparlo), mentre l’altoforno 1 è fermo dall’agosto 2023 (impianto per il quale sono stati previsti investimenti per non meno di 100 milioni di euro per il rifacimento del crogiolo) dovuto inizialmente all’installazione del quarto filtro Meros, un sistema di depurazione dei gas di scarico che consente di ridurre i livelli di polveri e diossine, sull’impianto di agglomerazione che prepara la carica di minerali destinata agli altoforni. L’altoforno 1 resterà però attivo soltanto sino al prossimo febbraio. In quanto a marzo ne è prevista nuovamente la fermata, perché tra fine dicembre e gennaio dovrebbe essere attivato l’altoforno 2. Una volta che quest’ultimo sarà stabilizzato, verrà fermato l’altoforno 1 per la manutenzione (leggi rifacimento del crogiolo).

    Nel piano di ripartenza presentato dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia sin AS ad inizio maggio a Roma in un incontro con i sindacati, gli interventi previsti per l’area altiforni era stato stimato in 6,2 milioni di euro, mentre quelli per i nastri trasportatori in 11,2 milioni di euro. Altri 30 milioni sono previsti per l’acciaieria 2, 8 per l’agglomerato, altri 7 per l’area parchi, altri 15,4 milioni per l’area sottoprodotti. In totale solo per il siderurgico di Taranto è stata prevista una spera di 193 milioni di euro. E’ quindi apparso subito chiaro che gli appena 6 milioni per l’area altiforni serviranno solo per la manutenzione straordinaria. Il ritmo produttivo registrato negli ultimi mesi, proiettato sull’anno, porterebbe a una produzione, al massimo, di 1,3 milioni di tonnellate, l’equivalente di appena il 20% di quei 6 milioni di tonnellate con cui l’intero sistema ex Ilva raggiungerebbe l’equilibrio. I commissari con il loro piano puntano a salire nel secondo semestre di quest’anno a un output di due milioni di tonnellate. In una fase transitoria, nel 2025, si stima di arrivare a 5 milioni di tonnellate con due altoforni (Afo 1 e Afo 2) per poi salire – fra il 2026 e il 2027 – a sei milioni di tonnellate: allo spegnimento di Afo 1 e Afo 2, sarà l’altoforno 4 a provvedere alla produzione di due milioni di tonnellate, da unire all’opera di due forni elettrici – che sostituiranno gli attuali – che, insieme, realizzeranno altri quattro milioni di tonnellate. Ma queste attualmente sono soltanto previsioni sulla carta, visto che bisogna fare i conti con una realtà che parla di 4.200 cassa integrati, impianti che necessitano di manutenzioni continue, un procedimento di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale ancora agli arbori, un bando di vendita che porterà all’eventuale assegnazione del gruppo non prima della prossima primavera e sul quale incombe il rischio di ‘spezzatino’ con la separazione degli impianti del nord Italia da quelli di Taranto (sul quale si capirà di più soltanto a partire dal prossimo dicembre).

    Del resto, i 150 milioni di euro assegnati dal governo attraverso il decreto Agricoltura ed i 320 milioni di euro del prestito ponte all’azienda sui quali la Commissione Europea ha dato il via libera da restituire entro il 2027, sono risorse che, come abbiamo avuto già modo di spiegare nelle scorse settimane, serviranno appena per continuare a pagare gli stipendi ai lavoratori diretti oltre che a provare a tenere in attività il siderurgico attraverso le manutenzioni straordinarie sugli impianti non più rinviabili. Interventi che come oramai ampiamente risaputo impattano positivamente o negativamente sull’ambiente e sulla salute di lavoratori e cittadini. E che quasi certamente avranno bisogno di un nuovo intervento governativo nei prossimi mesi.

    (leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

  • “Nostro interesse è un’Ilva sostenibile”

    “Nostro interesse è un’Ilva sostenibile”

    “Sono molto fiducioso. Mi auguro che diversi peer industriali facciano la manifestazione di interesse, sappiamo che molti hanno già visitato l’impianto, sia internazionali sia importanti aziende italiane”. Cosi’ Adolfo Urso, ministro dello sviluppo economico, a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio, in merito all’ex Ilva. Il nuovo capitolo “si è già aperto, perchè la procedura di assegnazione è in corso, i player industriali possono presentare la loro manifestazione di interesse entro il 20 settembre poi ci sarà una seconda fase in cui dovranno concretizzare i loro piani industriali e le loro offerte. Sono fiducioso; d’altra parte a pochi mesi dal commissariamento siamo riusciti a realizzare un piano di ripristino, di rilancio produttivo degli impianti e nel contempo a definire le modalità della gara con le procedure che sono già iniziate. Credo che sia un caso più unico che raro”, ha proseguito il ministro.

    “L’esperienza dello Stato dentro Acciaierie d’Italia è stata disastrosa che era all’epoca del governo Conte II azionista quindi pagante senza alcun potere di controllo” ha poi ricordato Urso. “Questa esperienza – ha ribadito – è stata disastrosa e ha condotto all’amministrazione straordinaria. Ora siamo alla fase invece di riapertura di un altro altoforno e quindi al ripristino dell’attività produttiva in condizioni di sicurezza assoluta”. Secondo Urso “l’interesse nazionale è avere un sito siderurgico produttivo green sostenibile sul piano ambientale, sociale ed economico e ci riusciremo a farlo” ha concluso.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/09/07/guardiamo-con-interesse-allex-ilva/)

  • Ex Ilva, il governo crede nella ripartenza

    Ex Ilva, il governo crede nella ripartenza

    Nuovo incontro quest’oggi a Palazzo Chigi fra Governo e sindacati sull’ex Ilva di Taranto. La riunione, con all’ordine del giorno l’illustrazione del Piano di ripartenza di Acciaierie d’Italia (società in amministrazione straordinaria che gestisce l’ex Ilva) è stata presieduta dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Per il governo erano presenti il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, il ministro per gli Affari europei, per le politiche di coesione, il Sud e il Pnrr, Raffaele Fitto, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Per i sindacati, presenti i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm-Uil, Usb e Ugl metalmeccanici. All’incontro hanno partecipato anche i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli e l’amministratore delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella. Per quanto riguarda i sindacati confederali, hanno preso parte all’incontro i segretari generale di Fim, Fiom e Uilm, rispettivamente Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella. Oltre ai commissari di Acciaierie d’Italia, era presente anche il commissario di Ilva in amministrazione straordinaria (la società ancora proprietaria degli impianti gestiti da AdI), Alessandro Danovi.

    In apertura Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha spiegato che l’oggetto della riunione aveva come obiettivo fornire un quadro di insieme alla presenza dei ministri interessati. Le questioni sono quelle già affrontate nelle scorse riunioni: concessione, prestito ponte, Piano di Ripartenza e Piano Industriale, ingresso dei nuovi soci, nonché la garanzia di occupazione, come in particolare le prospettive della cassa integrazione, sia quanto a estensione sia quanto a durata, correlata ovviamente ai piani che verranno illustrati e infine il piano di risanamento ambientale.

    Successivamente il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso ha ribadito quanto dichiarato nei giorni scorsi, ovvero che sarebbero sei i gruppi che, a ieri, hanno manifestato un interesse per la procedura di acquisto dell’ex Ilva. Si tratta di due operatori indiani (Vulcan Green Steel e Steel Mont), un ucraino (il gruppo Metinvest che in tanti considerano l’unico realmente in grado di poter acquisire l’ex Ilva e già fornitore di materie prime di Taranto), una canadese (la Stelco che in realtà è fallita ed è stata acquistata dall’americana Cleveland) e due italiani (Arvedi e Marcegaglia che però non hanno visitato gli impianti di Taranto e che pare siano interessati soltanto ad alcuni impianti del Nord, a partire da Genova, Novi Ligure e Racconigi). Il piano di ripristino degli impianti “sta avendo successo”, a detta del ministro Urso che ha confermato che “i tre altiforni installati nell’ex-Ilva di Taranto (1, 2 e 4) saranno in funzione tutti e tre nel primo trimestre del 2026”. Intanto si punta a far ripartire nei prossimi mesi l’altoforno 1 e 2 effettuando le manutenzioni di cui necessitano. Gli interventi faranno sì che “la capacità produttiva su base annuale nel 2025 giungerà a 6 milioni di tonnellate”, ha rassicurato il numero uno del Mimit. “Il processo di rinascita della siderurgia nazionale passa dal ripristino produttivo degli stabilimenti ex Ilva”. Allo stesso tempo, ha ribadito il ministro, “coloro che visitano gli impianti di Taranto e delle altre località produttive rimangono sorpresi dal processo di ambientalizzazione che è stato realizzato. Un processo che può fare di Taranto il sito siderurgico più sostenibile sul piano della tecnologia ambientale nell’intera Europa”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/07/15/ex-ilva-in-salita-il-rinnovo-dellaia-1/)

    Sono invece 114 i fornitori di Acciaierie d’Italia in As, per un totale di crediti di euro 172 milioni lordi che corrispondono a circa 120 milioni di crediti (netto hair cut) oggetto di possibile cessione, che hanno aderito alla richiesta della società che gestisce l’ex Ilva ha riferito ancora il ministro Adolfo Urso. Come era stato indicato dall’Aigi, l’associazione che raccoglie l’80% dell’indotto di Acciaierie d’Italia in As (la società che gestisce l’ex Ilva), la proposta indirizzata ai creditori – se accettata dalle parti – rideterminerà il credito nella misura pari al 70% rispetto al valore originario, con un riscadenzamento in 20 mesi. Relativamente a tali crediti, così rideterminati e riscadenzati, i rispettivi creditori avranno la possibilità di rivolgersi ad uno degli intermediari coordinati da Sace Fct (o ad altri di loro gradimento) per richiedere il perfezionamento di un’operazione di factoring pro-soluto che gli consenta di ottenere il pagamento degli stessi crediti anticipatamente rispetto ai 20 mesi, al netto delle competenze previste per tale tipologia di intervento.

    Il piano di cassa integrazione per i lavoratori di Acciaierie d’Italia in As è stato pensato ed elaborato non legato al piano industriale ha precisato dopo il Ministro Urso il commissario straordinario di AdI Giancarlo Quaranta, nel corso della riunione. La cig che l’amministrazione straordinaria prevede di attivare è pari a 4.700 unità, un numero inferiore rispetto alle 5.200 inizialmente previste. Il tema legato all’occupazione degli stabilimenti siderurgici sarà approfondito nell’incontro di domani (giovedì 24 luglio) al ministero del lavoro. A questo proposito, il commissario ha ricordato che il piano industriale abbraccia un periodo dal 2024 al 2030, mentre il piano di cassa integrazione va da luglio 2024 a giugno 2026, il periodo necessario per far ripartire tre altoforni e arrivare a sei milioni di tonnellate di produzione, e non legata a un piano industriale pluriennale. Il commissario straordinario Quaranta ha confermato che al momento è in funzione solo l’altoforno 4. Nella seconda parte di ottobre partirà l’altoforno 1, mentre tra fine dicembre e gennaio sarà attivato l’altoforno 2. Una volta che quest’ultimo sarà stabilizzato, verrà fermato l’altoforno 1 per la manutenzione. Il ritmo produttivo registrato nel corso dell’inverno, proiettato sull’anno, porterebbe a una produzione, al massimo, di 1,3 milioni di tonnellate, l’equivalente di appena il 20% di quei 6 milioni di tonnellate con cui l’intero sistema ex Ilva raggiungerebbe l’equilibrio. I commissari con il loro piano puntano a salire nel secondo semestre di quest’anno a un output di due milioni di tonnellate. In una fase transitoria, nel 2025, si stima di arrivare a 5 milioni di tonnellate con due altoforni (Afo 1 e Afo 2) per poi salire – fra il 2026 e il 2027 – a sei milioni di tonnellate: allo spegnimento di Afo 1 e Afo 2, sarà l’altoforno 4 a provvedere alla produzione di due milioni di tonnellate, da unire all’opera di due forni elettrici – che sostituiranno gli attuali – che, insieme, realizzeranno altri quattro milioni di tonnellate.

    Il commissario ha, inoltre, garantito, che si è al lavoro su tutte le attività di risanamento ambientale. “Stiamo lavorando all’ottemperamento del piano ambientale come da DCPM 2017 per elevare la produzione fino a 8 mln di tonnellate. Il 12 giugno abbiamo fornito tutte le richieste del Ministero dell’Ambiente, anche in riferimento alla marcia degli impianti e la valutazione dell’impatto sanitario (VIS) su marcia degli impianti a 6 mln di tonnellate. Ovviamente valutando le necessarie misure da mettere in atto in termini di sicurezza, ambiente e tutela sanitaria. Questo ci ha portato – ha sottolineato Quaranta – a rivalutare il piano di ripartenza perché alcuni impianti che pensavamo potessero ripartire velocemente non erano in condizioni come ad esempio i filtri a manica della centrale termoelettrica. Dopo l’estate – ha detto Quaranta – si partirà con l’Altoforno 1 e successivamente il 2 una volta completate tutte le attività di manutenzione che occorrono all’altoforno. Il Commissario ha annunciato che stanno facendo studi di fattibilità in merito alla decarbonizzazione e degli impianti entro 2030″.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/06/27/ex-ilva-una-vis-senza-polemica/)

    Tornando alla situazione dei lavoratori, Quaranta ha poi detto che “la Cassa potrà interessare fino a 5200 lavoratori, numeri che scenderanno al 4700 come dato di partenza della discussione, come numero massimo. Questo perché al momento è in marcia solo l’AFO 4. Nella seconda parte di ottobre partirà l’AFO 1, mentre a fine dicembre gennaio AFO 2 – stabilizzato AFO 2 a inizio anno fermeremo AFO1 per la manutenzione del crogiolo. In queste condizioni avremmo la necessità di rivedere al ribasso il numero di persone coinvolte nella cassa. Prevediamo in questo senso un sistema di monitoraggio in merito sia ai numeri, che alla rotazione dei lavoratori in cassa accompagnato da un piano di formazione che coinvolgerà tutti i lavoratori. Questo, nell’ottica del bando che avrà al centro come premialità la decarbonizzazione e quindi un piano formativo dedito ai nuovi processi lavorativi. L’integrazione della Cassa sarà pari al 70% dello stipendio compresi i premi. Ove possibile, ha poi detto faremo ricorso allo smart-working ma anche maggiore flessibilità sull’orario di lavoro per alcune figure professionali fino al 31 ottobre. A questo, vorremmo riconoscere una tantum 1/2/3% legato al valore produttivo che ci poniamo ai lavoratori legata alla produzione, questo perché abbiamo trovato il personale “ spento” e senza motivazione per recuperare un clima positivo e di reciproca fiducia, tra azienda e lavoratori”.

    Il Commissario Fiori invece rispetto al bando di vendita ha detto che “verrà licenziato entro fine luglio fino a settembre per raccogliere le manifestazioni d’interesse. Valuteremo oltre al prezzo di vendita, la bontà del piano industriale, che significa il mantenimento del personale, affidabilità e l’impegno nel piano industriale alla decarbonizzazione. Un impegno che dovrà essere di lunga durata, oltre a questo abbiamo inserito un ristorno alle comunità locali”. Per la preparazione del bando sono al lavoro tanto i commissari dell’Ilva in As (commissariata dal 2015), la società ancora titolare della proprieta’ degli impianti, sia i commissari di Acciaierie d’Italia in As, la società che aveva la gestione degli asset, partecipata da ArcelorMittal poi estromessa con la decisione del Governo di procedere alla procedura di amministrazione straordinaria quest’anno. Il bando dovrebbe quindi superare i nodi della precedente gara per l’ex Ilva, che aveva appunto visto la scelta ricadere sull’offerta sul gruppo franco-indiano (poi affiancato da Invitalia), e comprendere non solo la gestione ma anche la proprieta’ degli impianti. Il Governo non vorrebbe correre il rischio di trovarsi di nuovo in situazioni come quella con ArcelorMittal e non si esclude la possibilità che lo Stato resti dentro l’ex Ilva in qualche modo. La soluzione che si cerca di scongiurare e che è considerata solo un piano B possibilmente da evitare è quella di uno ‘spezzatino’ con la cessione separata degli impianti.

    Riguardo alla questione lavoro, la ministra Marina Calderone ha sottolineato come sia importante sulle questioni occupazionali proseguire la fase di confronto al ministero del Lavoro, tenendo conto di quelle che sono le risorse che il ministero può mettere in atto sul lato della formazione e accompagnamento dei lavoratori. Da parte del Governo, ha garantito la ministra, c’è massima attenzione e massimo impegno a mettere in campo le risorse individuate all’interno del Decreto Coesione. Il ministro Picchetto Fratin, ha comunicato che l’iter riguardante l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) è stato messo in marcia a giugno e seguirà l’iter ordinario compresa la conferenza dei servizi.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/05/lex-ilva-sulla-strada-della-dismissione/)

  • “A fine luglio bando vendita ex Ilva”

    “A fine luglio bando vendita ex Ilva”

    A fine luglio dovrebbe partire la procedura per l’assegnazione degli impianti dell’ex Ilva. Siamo a un punto di svolta. E’ cose se avessimo superato un traguardo di metà in un percorso di montagna e ora siamo finalmente nella discesa”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine della presentazione del progetto RigeneRare del gruppo Iren.

    Io nelle prossime ore riceverò due importanti investitori internazionali. Come sapete hanno manifestato il loro interesse già quattro player internazionali di grande livelli e altri player italiani e penso che ne saranno altri quando inizieranno le procedure”, ha aggiunto Urso. Sull’ex Ilva, ha continuato il ministro, “abbiamo una riunione mercoledì 25 luglio con i sindacati a Palazzo Chigi con questa cabina di regia coordinata dal sottosegretario Mantovano in cui illustreremo il piano industriale e finanziario anche alla luce del giudizio estremamente positivo che è giunto dalla Commissione europea che ha ritenuto che il piano metta il gruppo nelle condizioni di restituire il prestito ponte al tasso di interesse previsto dalla stessa Commissione”.

    Il ministro fa riferimento alla riunione convocata dalla Presidenza del Consiglio che ha accolto a richiesta di un incontro avanzata da Fim Fiom Uilm sulla situazione dell’ex Ilva. La convocazione da Palazzo Chigi è per il 24 luglio alle ore 10 presso la Sala Verde. L’indomani si terrà invece l’incontro presso il ministero del Lavoro ha convocato per continuare la discussione riguardo la richiesta di Cigs di 5.200 lavoratori di Acciaierie d’Italia in As (la società che gestisce l’ex Ilva). Sono stati convocati le organizzazioni sindacali (Fim Fiom Uilm Usb Ugl) e i rappresentanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy e delle Regioni in cui sono presenti gli stabilimenti del Gruppo (Puglia, Veneto, Liguria, Piemonte e Lombardia).

    (leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

  • “Ok al prestito ponte per l’ex Ilva”

    “Ok al prestito ponte per l’ex Ilva”

    Sulla ex Ilva ci sono “due novità principali, la prima è il giudizio positivo della Commissione europea. Ne ho parlato l’altra sera con la Vestager su quello che l’Italia sta facendo per il rilancio della siderurgia italiana e per il ripristino della produzione da parte degli stabilimenti dell’ex Ilva ai fini della concessione autorizzativa per quanto riguarda il prestito ponte, che giungerà presto, lei stessa lo ha confermato”. E’ questo l’annuncio del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine della 53esima edizione del Convegno Nazionale Giovani Imprenditori di Confindustria, in corso a Rapallo. Sui tempi del prestito ponte, Urso ha detto di ritenere che “entro un mese sarà possibile erogare le risorse in linea con i programmi per il ripristino produttivo che i commissari si sono dati”.

    La seconda novità annunciata dal ministro è che “la prossima settimana iniziano le visite ricognitive negli stabilimenti dell’ex Ilva da parte di tre importanti attori internazionali. Entro luglio noi pensiamo di poter attivare le procedure per l’assegnazione degli impianti con un programma di ripristino produttivo, che prevede la ripresa del secondo altoforno in ottobre e la riattivazione del terzo a metà del prossimo anno, cosi’ da giungere a livelli potenziali produttivi di 6 milioni di tonnellate”, ha detto (i commissari vorrebbero lanciare entro l’estate il bando di gara finalizzato a riportare Acciaierie sul mercato dopo l’avvio dell’amministrazione straordinaria avvenuta lo scorso 20 febbraio). Le prime visite si dovrebbero svolgere nelle due settimane iniziali di giugno.

    Secondo indiscrezioni i primi a visione gli impianti saranno gli indiani di Vulcan Steel e di Steel Mont che visiteranno gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. Nella seconda settimana dovrebbe toccare agli ucraini di Metinvest. Questi sono infatti i gruppi che già alcuni mesi avrebbero manifestato il loro interesse per l’ex Ilva, anche se non è chiaro in quale misura. Nelle prossime settimane, forse, se ne capirà di più.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/31/ex-ilva-cavalli-lascia-dopo-80-giorni/)