Una violenta crisi scatenata dall’abuso di sostanze stupefacenti e alcol ha portato un giovane di 26 anni, di nazionalità tunisina, ad aggredire la madre all’interno della loro abitazione.
L’episodio è avvenuto nel cuore della città, e ha visto il tempestivo intervento della Polizia di Stato, che ha arrestato il giovane con l’accusa di maltrattamenti in famiglia.
La chiamata di emergenza è arrivata da una donna in forte stato di agitazione, che ha segnalato una situazione di grave pericolo all’interno del suo appartamento. La vittima, visibilmente scossa e in lacrime, ha raccontato di aver subito l’ennesima aggressione da parte del figlio, probabilmente in preda a una crisi legata all’assunzione di sostanze stupefacenti.
Al momento dell’arrivo della Squadra Volante, gli agenti hanno trovato la donna in evidente difficoltà, ma fortunatamente fuori pericolo. Nel frattempo, nella stanza accanto, il giovane, già alterato e violento, ha cercato di affrontare i poliziotti con un comportamento aggressivo. Nonostante l’agitazione, gli agenti sono riusciti a calmare la situazione.
Dopo aver ricevuto il primo soccorso, la donna si è gradualmente rasserenata e ha raccontato agli agenti il calvario che stava vivendo da tempo. Secondo quanto riferito, il giovane figlio, che abusava regolarmente di alcol e droghe, la maltrattava senza alcuna remora, nonostante il suo delicato stato di salute.
La vittima ha rivelato che l’episodio di maltrattamenti più recente risaliva al mese di ottobre, quando il figlio l’aveva strattonata violentemente, facendola cadere a terra in modo rovinoso. La donna, cardiopatica e recentemente operata, ha bisogno di continui accertamenti medici, ed è stata prontamente assistita dal personale sanitario del 118.
Alla luce dei fatti, e dopo aver acquisito tutte le informazioni necessarie, la Polizia di Stato ha proceduto con l’arresto del 26enne, che è stato accompagnato presso la casa circondariale di Taranto. Gli atti sono stati trasmessi all’Autorità Giudiziaria competente, che avvierà il procedimento legale nei confronti del giovane.
Intensificata nel corso del 2025 l’attività dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Taranto, impegnato nel contrasto all’immigrazione irregolare e nella gestione dei provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale.
Dall’inizio dell’anno, sono stati espulsi 25 cittadini stranieri irregolari, di cui otto rimpatriati nello stesso giorno del rintraccio.
L’azione della Polizia di Stato, diretta dal Questore Michele Davide Sinigaglia, ha interessato non solo i cittadini privi di titolo di soggiorno, ma anche coloro che si sono resi responsabili di gravi reati. Tra i soggetti già allontanati figurano tre pregiudicati, tra cui due cittadini georgiani — uno detenuto per violenza e resistenza a pubblico ufficiale e l’altro per aver accoltellato un connazionale e ferito tre agenti — e un cittadino albanese condannato per spaccio di sostanze stupefacenti.
Un ruolo rilevante è stato svolto dal monitoraggio costante della popolazione carceraria nell’istituto di pena del capoluogo, che ha permesso di identificare diversi detenuti stranieri. In alcuni casi, l’Autorità Giudiziaria ha potuto sostituire la pena detentiva con l’espulsione dal territorio nazionale, misura che contribuisce sia a ridurre il sovraffollamento carcerario, sia ad allontanare persone socialmente pericolose.
Le operazioni non sono però prive di difficoltà: spesso la mancanza del passaporto o di un documento di viaggio valido — nascosto o distrutto all’arrivo in Italia — rende più complesse le procedure di rimpatrio.
Sul fronte amministrativo, l’Ufficio Immigrazione ha proseguito l’attività di verifica dei requisiti per il rilascio o il rinnovo dei titoli di soggiorno.
Nel 2025, il Questore Sinigaglia ha firmato 72 decreti di rigetto delle richieste di permesso di soggiorno e 6 provvedimenti di revoca nei confronti di stranieri che avevano perso i requisiti originari.
Tra le principali motivazioni figurano la mancanza dei presupposti per la protezione internazionale, l’assenza di redditi continuativi e, in diversi casi, la pericolosità sociale desunta dalla condotta tenuta sul territorio italiano.
Il bilancio complessivo segna un aumento sensibile delle espulsioni rispetto agli anni precedenti, risultato dell’intensificazione dei controlli e della collaborazione tra le varie articolazioni della Polizia di Stato e l’Autorità Giudiziaria.
L’obiettivo, spiegano dagli uffici della Questura, è duplice: garantire la sicurezza pubblica e tutelare la legalità nei processi di permanenza e regolarizzazione dei cittadini stranieri.
Momenti di paura ieri sera in via Cesare Battisti, dove un giovane nigeriano di 20 anni, visibilmente ubriaco e armato di coltello, ha minacciato alcuni passanti.
Sul posto è intervenuta la Squadra Volante della Polizia di Stato, che ha arrestato il ragazzo in flagranza di reato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.
Alla vista degli agenti, il giovane ha reagito con maggiore aggressività, agitando l’arma e sferrando fendenti in direzione dei poliziotti. Solo l’esperienza degli operatori e l’utilizzo del taser hanno permesso di immobilizzarlo, evitando conseguenze peggiori per i presenti.
La scena ha attirato numerosi curiosi, creando tensione: gli agenti, con non poca difficoltà, sono riusciti a sottrarre il 20enne alla folla che aveva iniziato a inveire contro di lui.
Il giovane, regolare sul territorio nazionale ma senza fissa dimora, è stato condotto in Questura. Anche negli uffici della Polizia ha continuato a mostrare atteggiamenti violenti e agitati.
Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, il ragazzo è stato trasferito presso la Casa Circondariale di Taranto.
Arrestato dai Carabinieri di Taranto, nella notte tra il 19 e il 20 agosto, un uomo di circa 35 anni, senza fissa dimora, per tentato omicidio.
L’intervento dei militari dell’Arma è scattato a seguito di una segnalazione al numero unico di emergenza 112, che indicava una violenta aggressione in atto nei pressi del Ponte Sant’Egidio, in una zona centrale della città.
Giunti sul posto, i Carabinieri hanno trovato un uomo di circa 30 anni che presentava delle ferite al volto e al torace, causate da un’arma da taglio.
Secondo la ricostruzione iniziale, l’aggressore avrebbe inseguito e poi attaccato la vittima per futili motivi, peri poi darsi alla fuga. L’uomo è stato individuato e bloccato dai Carabinieri poco distante dal luogo dell’aggressione.
Il trentenne ferito è stato, invece, trasportato d’urgenza dal 118 presso l’ospedale “SS. Annunziata” di Taranto, dove è stata sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Attualmente è ricoverato in rianimazione, in prognosi riservata.
Nel corso del sopralluogo, i militari dell’Arma hanno rinvenuto e sequestrato un coltello a serramanico con lama di circa 7 cm, ritenuto compatibile con le ferite riportate dalla vittima.
Il 35enne è stato arrestato e condotto presso la Casa Circondariale di Taranto.
La Polizia di Stato ha arrestato un nigeriano di 26 anni per maltrattamenti in famiglia. Il personale della Squadra Volante è intervenuto in uno stabile del centro cittadino per la segnalazione giunta al NUE 112 di un uomo che tentava di sfondare la porta d’ingresso di un appartamento a calci.
Arrivati sul posto i poliziotti hanno raggiunto il giovane che, alla vista degli agenti, ha interrotto la sua azione e dopo essere stato riportato alla calma, è stato allontanato dal posto al fine di accedere all’interno dell’appartamento ed accertare le condizioni della compagna, una nigerina di 26 anni.
La donna, scossa per l’accaduto, ha denunciato il convivente che, poco prima, mosso da una morbosa gelosia nei suoi confronti, l’avrebbe colpita al capo ed al volto dopo una lite, nata dal regalo che un loro connazionale aveva fatto alla loro figlia neonata.
A seguito del racconto l’uomo, colto da uno scatto d’ira, l’avrebbe colpita dapprima al volto, al capo e poi sul corpo, minacciando anche di lanciarle addosso un tavolino ed una sedia, incurante che l’aggressione avvenisse di fronte alla figlia e ad una connazionale che per paura si era nascosta in una stanza.
Il 26enne, dopo aver percosso la compagna, avrebbe prelevato due coltelli dalla cucina, nascondendoli in una borsa in pelle che portava a tracolla, asserendo che li avrebbe utilizzati per punire il connazionale “colpevole” di aver fatto un regalo a sua figlia.
Da successivi accertamenti in Banca Dati, è emerso che il cittadino nigeriano aveva un nota di rintraccio per la notifica dell’avvio di un procedimento di ammonimento del Questore di Taranto, relativo ad una precedente segnalazione della compagna nei suoi confronti per violenza domestica ed in particolare di percosse, emesso a maggio scorso dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Taranto.
Il 26enne è stato condotto ai domiciliari presso l’abitazione del fratello, da cui è successivamente evaso; rintracciato mentre si aggirava per le vie del Borgo, l’uomo è stato successivamente condotto in carcere.
Nel primo pomeriggio di mercoledì 4 giugno i Carabinieri di Martina Franca, nel corso di un servizio finalizzato al contrasto al narcotraffico, hanno arrestato una 39enne del Barese per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio.
I militari dell’Arma, durante un’attività di osservazione e pedinamento in alcuni luoghi di particolare interesse per gli acquirenti di sostanze stupefacenti, hanno intercettato un’utilitaria con una donna a bordo. La conducente, alla vista dei Carabinieri, ha tentato di coprirsi il volto con un cappello a visiera e poi, con una manovra fulminea, ha invertito la marcia per guadagnare la fuga, al fine di eludere il controllo.
L’atteggiamento ha subito destato sospetto nei militari dell’Arma Carabinieri che, dopo averla raggiunta e sottoposta a perquisizione, hanno rinvenuto tra gli scomparti di una borsa, posta sul sedile posteriore, un involucro in cellophane contenente 50 dosi ben confezionate di “cocaina”.
La droga sequestrata sarà consegnata al Laboratorio Analisi di sostanze stupefacenti del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Taranto, per accertare l’esatta quantità e la percentuale del principio attivo.
La donna, fatta salva la sua presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di condanna, è stata condotta presso la Casa Circondariale di Taranto.
I detenuti ospitati sono 940, circa il doppio della capienza prevista. Lo stesso direttore del carcere di Taranto, Luciano Mellone, 64 anni, di Massafra, ha parlato di “grave sovraffollamento”. Anche perché il personale (poco più di 300 unità), di contro, è sotto organico. Una situazione di difficoltà che peraltro riguarda molti istituti penitenziari italiani. Non mancano episodi di intolleranza, se non di violenza, da parte dei detenuti. Ma la direzione si sta prodigando anche con diverse attività inclusive e di reinserimento, come il progetto “Tutti i colori dello sport – Carceri” finanziato nell’ambito dell’avviso “Sport di tutti – Carceri”, piano nazionale integrato per lo sport in carcere realizzato da Sport e Salute in collaborazione con il Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo dell’iniziativa, presentata in una conferenza stampa all’interno del carcere, è quello di promuovere un percorso di sostegno e un’opportunità di recupero dei soggetti fragili inseriti in contesti difficili.
L’ASD Teknical Sport Massafra (campionato serie D di basket) è capofila del progetto per la pratica sportiva, mentre la società Scia’ Massafra Aps Ets si occuperà dele attività teatrali e il cantautore e scrittore Leo Tenneriello del laboratorio di poesia e scrittura.
Le attività in programma della durata di 18 mesi, che inizieranno a maggio, prevedono l’alternarsi di attività sportive e di carattere sociale. “Tutti i colori dello sport – Carceri” è rivolto a 50 detenuti, tra uomini e donne, della casa circondariale di Taranto.
“Le attività di rieducazione e inclusione – ha detto il direttore Luciano Mellone al corriereditaranto.it – ci sono e vanno abbastanza bene, pur con tutte le difficoltà che si incontrano dovute soprattutto a questo sovraffollamento. Questo impedisce di poter offrire a tutti i detenuti le stesse possibilità rispetto anche alle attività trattamentali perché, attraverso i corsi scolastici di scuola primaria e secondaria, i corsi universitari, attività organizzate con la biblioteca comunale di Taranto e prossimamente anche con quella di Massafra, e attività di natura musicale, teatrale e culturale, grazie ad alcune associazioni di volontariato, riusciamo a coinvolgere un buon numero di detenuti. Ma è sempre basso rispetto al totale”.
Uno scatto della conferenza stampa
Il direttore Mellone ed il Comandante Bellisario
Il direttore conferma che l’organico è “insufficiente. Se ce ne fossero di più sarebbe chiaramente meglio perché i servizi da svolgere sono tantissimi in quanto il numero elevato di detenuti porta un carico di lavoro notevolissimo un po’ in tutti i settori, anche per lo svolgimento dei colloqui con i familiari e così via. Però cerchiamo di fare il massimo possibile con le risorse a disposizione, sperando che la situazione possa in qualche modo migliorare”.
Quanto agli episodi di aggressioni agli agenti di penitenziari da parte dei detenuti, puntualmente segnalati dai sindacati, Mellone osserva che “anche il carcere di Taranto ospita soggetti che hanno problemi psichiatrici e non possono essere gestiti nelle famiglie e non riescono a gestirli nemmeno nelle comunità esterne. Alcune volte sono anche violenti. Alla fine la soluzione qual è? Teniamoli in carcere. Ma non sono facili, ripeto, da gestire. Possiamo contare sull’apporto del personale della Asl, con una equipe psichiatrica e una che segue i soggetti tossicodipendenti, che purtroppo sono tanti, sul personale sanitario e sul nostro personale”.
Il direttore assicura che “vengono svolte settimanalmente riunioni in cui c’è uno staff multidisciplinare che cerca di seguire al meglio questi soggetti. Ogni tanto capitano delle situazioni diciamo negative in cui alcune volte anche solamente per cercare di tenere fermi questi soggetti qualcuno si può infortunare. Nell’ultimo periodo non ci sono stati comunque eventi molto gravi e nemmeno episodi di autolesionismi, di suicidi. In generale il problema esiste”.
Il massimo dirigente della casa circondariale ricorda che “lo scorso anno è stato raggiunto il record assoluto di suicidi nei vari istituti penitenziari. Fortunatamente non ha toccato, almeno nell’ultimo anno e mezzo, questo istituto. Non è facile riuscire a prevenire questi gesti. Cerchiamo di farlo in tutti i modi. Purtroppo, non c’è una formula magica per riuscire a scongiurare questi eventi”.
I Finanzieri del Gruppo di Taranto, d’intesa con la locale Prefettura e in collaborazione con il Nucleo Operativo Metropolitano del Corpo di Bari e con l’Ufficio delle Dogane di Civitavecchia, hanno devoluto in beneficenza oltre 30.000 capi di abbigliamento alla Comunità Sant’Egidio di Roma, alla Casa Circondariale “Carmelo Magli” di Taranto e alla Caritas Diocesana, sedi di Bitonto e di Taranto, a seguito di decisione del Tribunale di Taranto.
La donazione dei generi di vestiario, consistenti in giacche in cotone per donna, rappresenta il positivo epilogo di un’operazione di servizio condotta dalla Guardia di Finanza di Taranto nel 2007 a contrasto del contrabbando.
In tale contesto le Fiamme Gialle joniche avevano individuato all’interno degli spazi doganali del porto di Taranto, due container, provenienti dai Paesi asiatici e diretti in Romania, scortati da documentazione ideologicamente falsa.
I conseguenti approfondimenti investigativi, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, avevano invece consentito di accertare che i container, giunti nella provincia di Roma, entravano nella disponibilità di un gruppo criminale che tentava di venderne illecitamente il contenuto.
Il blitz della Guardia di Finanza si concluse con l’arresto di 5 persone e con il sequestro dei generi di abbigliamento, operato congiuntamente con personale dell’Ufficio delle Dogane di Taranto.
Sette anni dopo, nel 2014, il Tribunale di Taranto condannò i 5 indagati a due anni e mezzo di carcere per il reato di contrabbando aggravato, prevedendo la confisca e la distruzione del vestiario.
La Prefettura di Taranto chiese poi di individuare soggetti giuridici meritevoli ai quali poter donare l’abbigliamento confiscato.