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  • Autotrasporto AdI allo stremo

    Autotrasporto AdI allo stremo

    Stefano Castronuovo, coordinatore regionale di Casartigiani Puglia

    Casartigiani chiede al Sottosegretario Alfredo Mantovano e ai Ministri Adolfo Urso e Marina Calderone un nuovo incontro. Urge chiarire, una volta per tutte, le modalità con cui si potrà disporre della cessione del credito rivolto agli istituti bancari. Confronto a cui dovrebbero partecipare, oltre agli esponenti dell’Esecutivo Meloni, anche SACE e ABI (Associazione Bancaria Italiana). Motivo per cui secondo la legge Marzano (articolo 3 comma 1 bis), per il coordinatore regionale di Casartigiani Puglia, Stefano Castronuovo, il Governo dovrebbe disporre la liquidità ad Acciaierie d’Italia cosicché quest’ultima possa pagare un acconto alle piccole imprese, prima che la ripartizione venga disposta dal Tribunale di Milano.

    Ancora, Casartigiani chiede anche l’istituzione di un tavolo di confronto sia al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano sia gli uffici competenti per far chiarezza sulle promesse di aiuto, avanzate mesi addietro, alle aziende dell’indotto. Sostegni che arriverebbero dai fondi regionali e che, nel decreto 4/ 2024 convertito in legge, il Parlamento ha autorizzato. Le aziende, ormai, sono giunte allo stremo e continuano a perdere liquidità. E la lentezza delle procedure, purtroppo, rischia ulteriormente di compromettere la situazione. Tuttavia, gli autotrasportatori hanno ripreso a lavorare nonostante nei contratti sia previsto il pagamento a 60 giorni. Contratti su cui Casartigiani, tempo addietro, ha chiesto maggiore chiarezza e trasparenza sia ai commissari straordinari che hanno disintermediato questo aspetto dei rapporti diretti con l’azienda.

    Secondo Castronuovo: «Gli autotrasportatori hanno ripreso a lavorare senza garanzie ma mossi da grande senso di responsabilità. Ricordiamo che nella futura gestione dell’azienda, in amministrazione straordinaria, sarà necessario tutelare le aziende locali, prediligendo quelle di autotrasporto con vezione diretta. Oppure, prediligere i consorzi che rappresentano una pluralità di aziende e non agenzie o imprese che pur non avendo mezzi propri utilizzano la subvezione violenta».

     

  • Eni e Porto: l’autotrasporto arranca

    Eni e Porto: l’autotrasporto arranca

    La vertenza dell’autotrasporto coinvolge anche Eni e il sistema Porto. Come più volte denunciato, da Casartigiani, il comparto è giunto ormai allo stremo perché non riguarda solo ed esclusivamente lo stabilimento ex Ilva ma è parte dell’intera filiera produttiva economica locale. Pertanto, Casartigiani Puglia sta valutando di estendere lo stato di agitazione degli autotrasportatori che operano per Eni e le committenze portuali. Nello specifico, gli autotrasportatori che lavorano ormai in “subvezione”, e senza un contratto diretto, con la raffineria di Taranto, sono contrattualizzati da aziende provenienti fuori regione. Situazione che di certo non agevola le piccole e medie imprese tarantine, i cui ricavi sono già drasticamente ridotti e compromessi dalla mancanza di lavoro dovuti alla disastrosa condizione in cui versa il siderurgico.

    Anche sul fronte del Porto, Casartigiani è sempre stata molto critica: la crisi che attanaglia l’infrastruttura ionica è sempre più forte, aggravata dalla mancanza di investimenti dalle aziende. In quest’area, classificata come “zona SIN” (Sito Interesse Nazionale), è complicato insediarsi e operare perché è necessario, in primis, munirsi di autorizzazioni e permessi specifici ambientali per cui è richiesto, preventivamente, sborsare ingenti somme di denaro. Costi richiesti che sono nettamente superiori rispetto ad altre realtà portuali come Bari o Brindisi. A questo si aggiunga che, molto spesso, gli imprenditori si ritrovano impantanati in cavilli burocratici che non agevolano la crescita delle aziende. E senza quest’ultime il numero di importazioni ed esportazioni, com’è noto, del traffico di merci è pressoché inesistente.

    Stefano Castronuovo, Coordinatore Casartigiani Puglia

    Casartigiani Taranto ha più volte rimarcato l’urgenza di avviare un tavolo permanente in cui la politica, le istituzioni, i sindacati e le associazioni di categoria facciano fronte comune per programmare maggiori azioni a sostegno delle imprese. Interlocuzioni costanti in cui si trovi un modo per semplificare e snellire gli iter burocratici, che ora come ora, allontano le committenze e le aziende che vogliono investire nel Tarantino. Questo il monito del coordinatore regionale di Casartigiani Puglia Stefano Castronuovo: «Le nostre imprese sono stanche perché non si sentono tutelate. Lo stesso vale per il territorio che sta scontando, anno dopo anno, l’assenza di un’adeguata programmazione. La provincia di Taranto è abbandonata a sé stessa e sconta un doppio malessere: sia ambientale che economico sociale, di cui sembrerebbe difficile liberarsi».

     

  • Ex Ilva, Fiom chiede cambio di rotta

    Ex Ilva, Fiom chiede cambio di rotta

    La Rsu Fiom Cgil quest’oggi ha deciso di non partecipare all’incontro previsto per l’area manutenzione centrale e Staff dello stabilimento siderurgico, per discutere nel merito dei numeri dei lavoratori coinvolti sulla base delle criticità presenti all’interno dello stabilimento così come è previsto dal decreto legge che riguarda i lavoratori addetti alle manutenzioni.

    Il motivo di tale scelta è spiegato in relazione “alla totale assenza dei responsabili dei reparti interessati. È evidente che in assenza del direttore di area e dei preposti dei reparti di manutenzione e di staff, gli unici che dovrebbero dare risposte alle tante emergenze presenti in fabbrica, abbiamo deciso di non partecipare ad un tavolo in cui avremmo dovuto discutere di numeri e non delle problematiche che da tempo denunciamo” afferma la Rsu Fiom Cgil. Che per l’appunto ricorda come “al termine dell’incontro del 13 marzo scorso tra la Direzione e le organizzazioni sindacali, che ha visto anche la presenza dei segretari generali, in cui si affrontava il tema dell’utilizzo della cassa integrazione e delle problematiche inerenti la Sicurezza e il Rilancio produttivo dello stabilimento, era stata definita una programmazione di incontri per discutere sull’utilizzo dell’ ammortizzatore sociale”. Inoltre, prosegue la Rsu, “continuiamo a verificare una mancata programmazione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie necessarie a garantire la sicurezza, la tutela dell’ ambiente e il rilancio produttivo dello stabilimento di Taranto. Per tali ragioni riteniamo indispensabile che durante le riunioni con le RSU sia garantita la presenza di tutti gli attori principali che determinano sia le attività lavorative che i numeri di Cigs”. “Abbiamo riscontrato anche una totale chiusura da parte dell’HR che, a fronte delle richieste avanzate dalla Fiom Cgil, ha deciso di proseguire la riunione sindacale – conclude la Rsu -. Riteniamo inammissibile questo atteggiamento indisponente da parte della Direzione Aziendale nei confronti delle rappresentanze dei lavoratori che da tempo denunciano uno stato di criticità degli impianti. Alla Fiom non servono confronti di facciata ma bensì tavoli di merito che affrontino tutte le problematiche presenti nel sito”.

    Intanto è stata sospesa l’assemblea degli autotrasportatori di Casartigiani Taranto, dinanzi la portineria C del siderurgico ex Ilva, che avrebbe dovuto tenersi fino al prossimo venerdì. Questa decisione è stata assunta in vista del confronto che si terrà a Palazzo Chigi, il prossimo lunedì 25 marzo, a cui parteciperà anche Casartigiani assieme ai sindacati dei metalmeccanici, per discutere col Governo sulla vertenza dell’indotto.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/18/ex-ilva-i-sindacati-tornano-a-roma/)

  • Autotrasportatori: torna la protesta

    Autotrasportatori: torna la protesta

    Gli autotrasportatori di Casartigiani Taranto riprendono l’assemblea permanente. Da domani, lunedì 18 marzo fino al prossimo venerdì 22, presenzieranno dalle 6:30 alle 19:00 davanti alla portineria C dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto.

    Le aziende sono giunte al limite della sopportazione. A complicare ulteriormente lo stato di salute di quest’ultime, oltre al mancato pagamento dei crediti, si aggiunga anche gli avvisi di fermo amministrativo dall’Agenzia delle entrate. Una situazione ormai allo stremo in cui gli autotrasportatori hanno le mani legate, perché se da un lato avanzano ancora liquidità, dall’altro non possono più far fronte ai pagamenti. Criticità che Casartigiani sta denunciando da tempo e a oggi sembrerebbero ancora inascoltate.

     

  • Indotto, partono i fermi amministrativi

    Indotto, partono i fermi amministrativi

    Oltre al danno, pure la beffa. E a pagarne le conseguenze sono, ancora una volta, gli autotrasportatori dell’indotto ex Ilva. Negli ultimi giorni hanno ricevuto i preavvisi di fermo amministrativo dall’Agenzia della riscossione, reintrodotto dopo il periodo di sospensione dovuto alla pandemia. Gli autotrasportatori sembrerebbero perseguitati dalle scadenze, nonostante non siano ancora stati saldati i crediti delle prestazioni lavorative del 2023.

    Le mancate riscossioni risalgono post 2015, anno in cui gli autotrasportatori non hanno incassato le fatture, in quanto l’azienda fu posta in amministrazione straordinaria. Per questo e in quello stesso periodo gli autotrasportatori non sono riusciti a pagare l’IVA e le altre imposte, che a oggi, risultano delle cartelle sospese e di cui l’Agenzia delle entrate pretende i pagamenti pregressi, attraverso il fermo amministrativo.

    Casartigiani ha più volte denunciato l’esasperazione degli autotrasportatori, che adesso è giunta al culmine. Pertanto, Casartigiani chiede che venga posticipato il pagamento di queste cartelle fino a quando non verranno saldati tutti i crediti attesi e maturati dagli autotrasportatori. Pagamenti di diritto che Casartigiani sta reclamando a gran voce da diversi mesi e nessuno, tra Governo e Azienda, pare voglia ascoltare: «Non è possibile che lo Stato dapprima ignori i suoi lavoratori e imprenditori e poi pretenda altre riscossioni. Le aziende si sentono perseguitate da chi non ha saputo tutelarle. Sono prostrate dalle tante scadenze economiche. Per una buona volta, ci si metta nei panni degli operatori coinvolti e si trovi una soluzione: Taranto è assediata da una crisi sociale e il conto alla rovescia sta per finire» lo dichiara Stefano Castronuovo, coordinatore Casartigiani Puglia.

    Sulla vicenda è intervenuto il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S: “Mentre Urso sulla siderurgia continua a vendere sogni, la realtà dell’ex Ilva di Taranto è sempre più disastrata proprio a causa dell’incapacità del governo, che si fa di giorno in giorno più conclamata. Domenica l’Aigi ha lanciato l’allarme sull’indotto: della cassa integrazione dei lavoratori ancora non si sa nulla, e senza la cessione dei crediti pro-soluto da noi chiesta nel dl Ilva tutte le imprese che ruotano attorno all’acciaieria si trovano prossime al baratro. Inoltre, gli autotrasportatori che lavorano con l’acciaieria stanno ricevendo in questi giorni i fermi amministrativi dei loro mezzi per oneri non pagati dopo il 2015. Cioè dopo il commissariamento voluto da Renzi-Calenda. Ora il copione infausto si ripete, e fa sorridere ascoltare Urso sostenere che il governo Meloni ha in mano il futuro della produzione di acciaio nel nostro Paese, quando non è in grado neanche di scongiurare il nodo dell’autotrasporto, oltre a quello dei portuali che dal 1° aprile finiranno in mezzo a una strada privi di cassa integrazione”.

  • Ilva strategica? Lo sia anche l’indotto

    Ilva strategica? Lo sia anche l’indotto

    “Non ci può essere ripartenza dello stabilimento siderurgico se prima non si risolve il problema dei crediti dell’indotto”- lo ha ribadito il presidente di Aigi Fabio Greco intervenendo questa mattina al vertice in Prefettura con il Ministro Adolfo Urso. Il presidente, riconoscendo l’impegno del Governo nel voler risolvere la grave situazione dell’indotto, ha sottolineato – sulla scorta della esperienza del 2015 – la necessità che sia riconosciuta la strategicità dell’indotto ex Ilva. Aziende, alcune delle quali alla terza generazione, che sono complementari alla fabbrica e senza le quali non ci può essere futuro per l’acciaieria. Aigi, inoltre, considerata la precaria situazione in cui versano gli impianti, ha espresso al Ministro la disponibilità delle imprese dell’appalto ex Ilva, già dichiarata al commissario di AdI in as ing. Quaranta. Aigi ha infatti costituito una task force che sarà operativa sino al prossimo 7 marzo pronta ad intervenire per manutenzioni urgenti sia strutturali che ambientali con l’obiettivo di scongiurare problemi ai lavoratori diretti e alla città. Greco, nel ricordare l’ammontare del monte debiti accumulato da Acciaierie d’Italia nei confronti dell’indotto che si aggira sui 140 milioni di euro, 23 dei quali ceduti a Banca Ifis, ha indicato la strada attraverso la quale la situazione potrebbe appianarsi. Non attraverso ulteriori finanziamenti come previsto dall’articolo 1 del dl 9/24 che andrebbero ad indebitare ancora di più le aziende, ma tramite la cessione pro soluto del credito ad istituti bancari con garanzia Sace. Per giungere a questa risoluzione, Aigi ha reiterato la richiesta di istituzione di un tavolo tecnico tra Governo, Sace e indotto territoriale. Nel riconoscere anche l’attenzione e l’impegno della Regione Puglia e del Presidente Michele Emiliano, il presidente dell’associazione che raggruppa le principali aziende dell’appalto ex Ilva, ha rimarcato che una boccata di ossigeno potrebbe venire anche dalla disponibilità già manifestata dalla Regione che ha messo a disposizione l’avanzo di amministrazione per acquistare i crediti delle imprese dell’indotto. Un’altra condizione che allevierebbe lo stato di crisi delle imprese, il riconoscimento della clausola sociale e il blocco dei Durc. Condizioni che, alleggerirebbero lo stato di grave sofferenza delle aziende e dei loro lavoratori di cui si comprendono le preoccupazioni e per i quali è necessario che tutte le parti in campo si assumano le rispettive responsabilità. Lo stabilimento, l’indotto e i lavoratori sono legati a doppio filo e, comprendendo la disperazione di questi ultimi, Aigi è al lavoro insieme ai sindacati di categoria per trovare soluzioni a questa grave crisi. Il presidente di Aigi ha inoltre lanciato un appello al Ministro Urso affinché il Governo, nella fase di studio ed analisi degli investitori pronti a rilevare la fabbrica, valuti con particolare riguardo eventuali gruppi italiani disposti a scommettere sul rilancio in chiave ecocompatibile dell’acciaieria.

    “Va salvaguardato tutto l’indotto dell’Ilva, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda e della percentuale di fatturato realizzato in appalto per Acciaierie d’Italia”. È la richiesta avanzata dal presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in occasione dell’incontro di questa mattina in prefettura a Taranto. “Primo elemento imprescindibile è il pre riconoscimento di tutte le aziende, piccole medie e grandi, indipendentemente dal loro rating bancario, dello status di fornitori essenziali e strategici. Aziende che sono state – tutte – ancora una volta colpite direttamente e duramente dalla conduzione scellerata dell’ultimo management di Acciaierie d’Italia. Aziende che vogliono continuare a operare sul territorio avendo contezza di poter essere ristorate di quanto loro dovuto’, ha detto Toma, ribadendo la disponibilità di queste imprese a continuare a lavorare per l’amministrazione straordinaria”. “Perché questo possa avvenire, secondo Toma, tuttavia, oltre al già citato pre riconoscimento quali aziende essenziali e strategiche, serve ‘a certezza nei tempi di pagamento, la bancabilità delle fatture, garanzie precise, tutte certificate e documentate, estese anche alle controllate del gruppo” ha ribadito l’esponente di Confindustria. Inoltre, altra condizione, è che – ai fini della certezza del ristoro delle fatture – vanno eliminate tutte le percentuali di fatturazione con la grande industria (prima 70, poi 50, ora 35) che dal ministero sono state poste quale condizione per poter rientrare nel novero delle aziende da ristorare. “Potendo contare ora su nuovi interlocutori, Toma ha concluso dicendo che “il nostro auspicio, se guardiamo alle settimane future, è che presto il complesso siderurgico si doti di una veste nuova: un investitore privato che sia espressione delle grandi famiglie dell’acciaio italiano, o che lo sia almeno in parte, e che rilanci lo stabilimento in quella chiave green che tutti ci auguriamo, che è condizione imprescindibile per poter guardare al domani”.

    Anche Casartigiani ha presenziato all’incontro con il ministro Adolfo Urso. Il coordinatore regionale Stefano Castronuovo ha ribadito la complicata situazione in cui versano le aziende dell’autotrasporto dell’indotto del siderurgico. Quest’ultime, a oggi, non hanno la possibilità di fornire i regolari servizi contrattualmente previsti perché hanno la necessità di recuperare i propri crediti, così come la regolarità contributiva e fiscale prevista per legge. Castronuovo, infatti, ha precisato che le PMI dell’autotrasporto e dell’indotto coinvolte, ai sensi delle Linee Guida EBA-GL Lom (Guidelines on loan origination and monitoring), non possiedono i requisiti di bancabilità, non di rado, e proprio a causa del malvezzo dei loro debitori di posticipare i pagamenti ben oltre quanto previsto dalla legge e dai contratti. Problematiche e preoccupazioni sul destino delle mPMI dell’indotto dell’Acciaieria, che sono state già ampiamente manifestate, nel corso delle scorse e varie interlocuzioni tra l’associazione datoriale degli artigiani e le istituzioni. Queste le richieste avanzate, stamattina, da Casartigiani al ministro delle Imprese Urso e al Commissario Quaranta: nell’ambito delle risorse stanziate, un fondo ad hoc di ristori da affidare ai futuri commissari per il pagamento diretto delle imprese creditrici già definite prededucibili, fondamentale per ripristinare la liquidità necessaria a ripartire e garantire la continuità operativa di AdI. “A tal fine, viste le difficoltà finanziarie, si auspica che vada a buon fine la possibilità, annunciata nel corso della riunione dal Ministro Urso, di utilizzare le risorse messe a disposizione dalla Regione Puglia, attraverso la surroga dei debiti con un limite economico che non prefigurerebbe gli aiuti di Stato. Nella definizione delle soglie di intervento si dovrebbe avere adeguato riguardo al mondo dell’autotrasporto le cui aziende hanno costi fissi di gestione che nella fattispecie assorbono già circa l’80% del fatturato. Su tale tema vi è l’assoluta necessità di tutelare l’interezza delle imprese del settore a livello nazionale, in quanto, tutelando l’insieme si possa garantire il salvataggio di una intera filiera che è molto più ampia rispetto a chi ha il contratto diretto con ADI e che di fatto potrebbe avere ricadute disastrose su tutti i territori interessati che vanno oltre i confini di dove hanno sede gli stabilimenti. Nel settore dell’autotrasporto, infatti, quasi sempre avviene che il servizio venga effettuato solo in parte dalla singola azienda titolare del contratto e tutto il resto venga subappaltato a vari subvettori. Altro punto fondamentale per assicurare la continuità lavorativa, e quindi la continuità produttiva dello stabilimento, è prevedere la garanzia dell’ottenimento del DURC regolare da parte delle aziende di autotrasporto (per cui è obbligatorio) attraverso la sospensione fino a dicembre 2024 di tutti gli oneri fiscali, contributivi e previdenziali, attraverso per esempio un apposito DPCM – prosegue Casartigiani -. Importante, d’ora in avanti e per il futuro, si ritiene necessario proseguire il dialogo avviato con la Presidenza del Consiglio, con commissari straordinari, per garantire il funzionamento dello stabilimento attraverso un apposito tavolo permanente di confronto con le associazioni maggiormente rappresentative dell’indotto, nello specifico è necessario definire: la gestione trasparente e corretta dei rapporti commerciali con le MPMI fornitrici; la revisione dei meccanismi che sovraintendono l’assegnazione dei servizi di trasporto tramite la piattaforma aziendale; la concertazione di contratti uniformi che prevedano la trasparenza delle tariffe e la corretta gestione dei rapporti di sub-appalto e sub-vezione; l’Inserimento della clausola sociale che tuteli le imprese dell’autotrasporto locali”. Castronuovo, dunque, ha ricordato altresì l’importanza dell’istituzione di un tavolo permanente: “Ringraziamo il ministro Urso, così come i commissari Quaranta e Danovi – ha detto il coordinatore regionale – per l’attenzione che stanno riservando alla complessa vicenda dell’ex Ilva di Taranto e per cui auspichiamo che si giunga, una volta per tutte, alla risoluzione. È di vitale importanza che venga istituito un tavolo permanente che ponga, costantemente, le ottimali relazioni industriali tra azienda in AS e aziende fornitrici, le associazioni maggiormente rappresentative e i commissari, in una prospettiva di rilancio degli stabilimenti. L’obiettivo, infatti, è evitare situazioni che in passato, e senza il presidio delle associazioni, hanno riscontrato diverse difficoltà nelle relazioni”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/27/salvare-lex-ilva-e-prioritario/)

  • Ex Ilva, l’indotto prosegue la protesta

    Ex Ilva, l’indotto prosegue la protesta

    Sono ore di attesa per gli imprenditori dell’indotto ex Ilva che in presidio dinanzi la Prefettura di Taranto attendono notizie dal confronto in corso tra il socio pubblico Invitalia e quello privato ArcelorMittal che potrebbe essere decisivo per la vertenza che tiene appeso ad un filo il futuro delle imprese. Più di 80 quelle riferibili ad Aigi che vantano da AdI crediti per circa 140 milioni di euro. “Un grazie va intanto ai commercianti e a tutte le varie componenti della città che in queste ore così drammatiche per il futuro dell’indotto stanno dimostrando convinto sostegno alla causa ben comprendendo l’importanza che queste aziende hanno per l’assetto economico del territorio rappresentandone le fondamenta – afferma il presidente dell’associazione Fabio Greco -. Un grazie convinto perché dimostrando il loro sostegno hanno ben compreso la strategicità e la specificità dell’indotto ex Ilva che è rappresentato da aziende che lavorano su turni giornalieri 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 su ordini che riguardano la manutenzione ordinaria e straordinaria, fornendo e trasportando beni dello stabilimento e grazie ai quali la fabbrica produce e lo fa in sicurezza”. “Un indotto di valenza strategica che nel 2015 ha dovuto subire la prima amministrazione straordinaria dell’allora Ilva con una perdita netta di 150 milioni di euro che comprende tutte le aziende che sino ad oggi sono sempre state disponibili a garantire il minuto mantenimento e la messa in sicurezza degli impianti marcianti. Lo si specifica per sostenere il significato intrinseco di cosa è un indotto. Soprattutto quello strategico ionico – conclude Greco -. Nel mentre auspichiamo un accordo tra i due soci che allontani lo spettro del commissariamento e metta al sicuro i nostri crediti salvaguardando le nostre imprese e i nostri lavoratori che non sono differenti dai dipendenti diretti dello stabilimento. facciamo nostro lo spirito cristiano racchiuso nella giornata odierna che è anche di riconciliazione  sociale ed economica”.

    Anche le associazioni dell’autotrasporto richiamano nuovamente l’attenzione sulla crisi dell’ex Ilva. In una nota, nella quale il comparto sottolinea nuovamente i gravi problemi registrati confermando “di versare in gravi difficoltà a seguito dei mancati pagamenti che si stanno accumulando da mesi. Il grido d’allarme lanciato già dall’ottobre scorso è rimasto inascoltato”. “La questione riveste evidentemente carattere nazionale e coinvolge una molteplicità di aree del paese (Marghera, Taranto, Novi Ligure, Genova, Padova, Racconigi, Paderno…) con imprese che da Nord a Sud Italia hanno lavorato per Acciaierie d’Italia SpA assicurando il mantenimento del ciclo produttivo e accumulando milioni di euro di crediti. Dallo stabilimento di Taranto, in particolare, giungono notizie contrastanti e non confermate circa pagamenti effettuati in favore di pochissime imprese, in spregio a qualsivoglia principio di equità e proporzionalità”, scrivono le associazioni. Le associazioni si appellano al senso di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti, da AdI ai vari Dicasteri, allo scopo di evitare “che quanto già accaduto in precedenza con l’ex Ilva si ripeta con lo stesso, identico, copione che ha visto centinaia di aziende di trasporto costrette a chiudere i battenti o ad attivare intricati contenziosi per sperare di ricevere il giusto compenso per il lavoro prestato. Auspichiamo un intervento economico importante al fine di dare respiro alle imprese del comparto: un intervento straordinario a fronte di una straordinaria situazione di crisi. Una crisi la cui genesi non può certamente attribuirsi a chi ha sempre svolto il proprio compito con puntualità e serietà. Le associazioni, infine, ribadiscono la necessità di un tavolo permanente di confronto con le organizzazioni maggiormente rappresentative per la gestione, anche futura, delle relazioni industriali tra azienda e fornitori dei servizi di trasporto, “all’insegna della trasparenza e della correttezza che da troppo tempo sono venute a mancare”.

    Intanto si è sciolto il presidio degli autotrasportatori di Casartigiani Taranto. La maggior parte delle imprese che vi hanno aderito, operano in sub-vezione (ovvero in sub appalto) e hanno sempre garantito un puntuale servizio, senza essere saldate fino a dicembre 2023. L’assemblea, che è iniziata lo scorso 2 gennaio alla portineria C dell’area TIR del siderurgico ex Ilva, è stata sciolta in seguito alle dichiarazioni depositate presso il Tribunale di Milano sulla situazione dello stabilimento, rilasciate lo scorso venerdì. Nel corso dell’udienza, infatti, incentrata sulla composizione negoziata, l’ad di Acciaierie d’Italia ha dichiarato che “la fabbrica è al collasso e che entro la metà di febbraio potrebbero essere fermati tutti gli impianti a dimostrazione che un eventuale spegnimento degli impianti non è imputabile alle imprese di autotrasporto. Casartigiani esprime la sua massima solidarietà alle imprese dell’indotto ancora in protesta. E a tal proposito, il sindacato degli artigiani specifica che lo stato di agitazione permane, data l’importanza della tematica e le ricadute negative che la città potrebbe avere se non si arrivasse a una soluzione”. Queste infine le parole del coordinatore regionale di Casartigiani Puglia Stefano Castronuovo: “Questa vertenza, supportata da tutte le sigle maggiormente rappresentative del mondo del trasporto, è diventata una questione nazionale. Problema che, peraltro, è stato anche ampiamente sottoposto al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Ricordiamo che in questi quarantasei giorni di protesta le aziende hanno sacrificato il loro tempo, così come gli affetti personali, per il solo unico e sacrosanto diritto di essere pagate. Situazione, peraltro, dipesa gran parte dall’ostinazione dei due soci che fino a oggi non hanno fatto altro che litigare e creare confusione – prosegue Castronuovo -. Riteniamo, inoltre, che i Ddl emanati dal Governo non corrispondano alle esigenze dell’autotrasporto, che resta la categoria più debole dell’indotto, date le caratteristiche del servizio che prevede l’anticipazione dei costi pari all’ 80% tra i costi di manutenzione e carburante”. Il coordinatore regionale, inoltre, afferma di non aver sentito alcuna risposta, dall’ad Morselli, alla domanda diretta della subvezione dei trasporti. Quest’ultima è stata posta dal senatore e vicepresidente Giorgio Bergesio della Lega, durante l’audizione di ieri, in Senato, alla 9° Commissione sul D-l n. 4/2024 – decreto ex Ilva. “Ormai, da diversi anni, Casartigiani denuncia la problematica, giunta ormai al limite, perché anzitempo non è stata affrontata a dovere. Dunque, assieme alle altre sigle datoriali fa appello al senso di responsabilità con la speranza che si trovi, al più presto, un accordo che garantisca il futuro di queste aziende, già ulteriormente danneggiate da questa lotta” conclude Castronuovo.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/13/ex-ilva-la-versione-della-morselli/)

  • Ex Ilva: delusione per le misure del Governo

    Ex Ilva: delusione per le misure del Governo

    Apprezziamo la rapidità con cui il Consiglio dei ministri ha approvato giovedì scorso il nuovo decreto a tutela delle imprese coinvolte nella crisi di Acciaierie d’Italia. Tuttavia le soluzioni individuate non sono in linea con le esigenze espresse dal vasto mondo produttivo che rappresentiamo”. Questo il giudizio di Confartigianato, Casartigiani e CNA della Puglia rispetto alle “Disposizioni urgenti a tutela dell’indotto delle grandi imprese in stato di insolvenza ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria”, contenute nell’ultimo decreto licenziato dal CdM con l’obiettivo di trovare soluzioni nell’ambito della complessa crisi dell’ex-Ilva.

    Secondo le tre associazioni di categoria, che hanno scritto ai Ministri Urso e Calderone, le soluzioni prospettate, in primis la possibilità per le aziende coinvolte nella crisi di usufruire del supporto del Fondo Centrale di Garanzia per richiedere prestiti per liquidità, non solo comportano “la trasformazione di un giusto credito per un lavoro svolto nell’ennesimo debito verso il sistema bancario”, ma sono concretamente inattuabili con riguardo alle piccole imprese, che – spesso proprio a causa dei ritardati pagamenti – non hanno adeguati parametri di bancabilità.

    Occorre insomma percorrere altre vie. La richiesta è innanzitutto di continuare a lavorare nella direzione dell’integrale pagamento dei crediti sospesi, perché per le imprese artigiane e le piccole imprese, i cui flussi finanziari prevedono di norma l’anticipazione delle spese, la perdita, la riduzione, la postergazione e o anche il semplice ritardo nell’erogazione di quanto dovuto significherebbero inevitabilmente chiusura, con tutto quanto ne consegue in termini economici e sociali. Soluzioni alternative, ma comunque subordinate a questa, possono prevedere sistemi di cessione di una parte dei crediti maturati, purché con adeguate garanzie e con la finalità di non gravare le imprese, già provate da questa situazione, con ulteriori oneri economici. Se così non fosse, oltre che la loro sopravvivenza, sarebbe a serio rischio anche quella dello stabilimento siderurgico.

    Infatti, “come chiaramente emerso in maniera trasversale e condivisa tra tutte le parti sociali in questi giorni, non è possibile garantire la continuità produttiva dell’acciaieria senza salvaguardare le imprese dell’indotto e dell’autotrasporto che finora si sono sobbarcate – in condizioni tutt’altro che facili – l’onere di assicurare il funzionamento degli impianti, l’approvvigionamento di materie prime, la consegna dei prodotti in uscita e quindi, in definitiva, la vita stessa degli stabilimenti”.

  • Protesta ex Ilva, l’appello di Aigi, Casartigiani e Confapi

    Protesta ex Ilva, l’appello di Aigi, Casartigiani e Confapi

    Taranto è di tutti noi: abbracciamola insieme. Alla manifestazione di lunedì mattina, 29 gennaio, promossa dai sindacati, parteciperanno anche AIGI Confapi e Casartigiani.

    Queste le parole delle tre associazioni datoriali sulla protesta: “Una vicinanza che i più definiscono straordinaria, probabilmente, perché non è mai stata realizzata in precedenza. Un’unione che è frutto d’intenti comuni, per cui non sono state necessarie riunioni estenuanti, compromessi e bilancini per sottolineare presenza, visibilità e il lavoro faticoso di questi giorni. In questo periodo ognuno ha fatto la sua parte, con competenza e dedizione assoluta: chi sobbarcandosi le più faticose interlocuzioni e chi stazionando, con i propri mezzi, davanti ai cancelli. E questo sarà il risultato finale, ovvero la squadra che domani protesterà ai piedi del siderurgico. Non esistono le ragioni del sindacato contrapposte a quelle delle imprese”.

    Questo l’appello di Aigi, Casartigiani e Confapi: “Chiediamo a tutte le associazioni di categoria e gli ordini professionali di unirsi alla protesta. Cerchiamo, tutti insieme, di arginare lo tsunami che starebbe per abbattersi sulla comunità. Taranto è di tutti noi: abbracciamola insieme!”.

    Le replica del CUP

    Il CUP (Comitato Unitario Professioni) Taranto aderisce all’appello. Anche l’organismo a cui aderiscono gli Ordini e Collegi professionali, che rappresentano oltre 13.000 professionisti del territorio, sostiene la vertenza delle aziende indotto dello stabilimento siderurgico impegnate a rivendicare il loro legittimo diritto a vedersi liquidati i crediti vantanti nei confronti di Acciaierie d’Italia.

    Queste le parole del presidente Giovanni Prudenzano: “Come professionisti che assistono quotidianamente gli imprenditori, conosciamo molto bene tutte le difficoltà che stanno affrontando in questo momento in cui vedono in pericolo il frutto del lavoro svolto per anni con professionalità e diligenza all’interno dello stabilimento siderurgico”. Conclude Prudenzano: “Più in generale, se tali crediti non dovessero essere riscossi, numerose aziende locali sarebbero costrette a chiudere i battenti, soprattutto quelle monocommittente, andando così a depauperare ulteriormente il tessuto produttivo locale”.

  • Gli autotrasportatori non mollano

    Gli autotrasportatori non mollano

    Garantire la liquidità dei crediti e delle fatture scadute alle imprese dell’autotrasporto dell’indotto, ancor prima che si concretizzi il rischio che la gestione dell’ex Ilva passi in amministrazione straordinaria. Questo è quanto richiesto nella missiva di Casartigiani Puglia inviata oggi ai ministri Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e del Lavoro Marina Calderone.

    Secondo il coordinatore regionale di Casartigiani Puglia è inammissibile che la fine e la chiusura dello stabilimento venga attribuita ai lavoratori dell’indotto che nell’ultimo mese hanno fermato i lavori: «Se siamo giunti a questo punto – ha detto Stefano Castronuovo – è solo unicamente colpa dell’amministrazione delegato. Pertanto, non accettiamo che ci vengano addossate delle responsabilità e delle colpe inesistenti. Gli autotrasportatori e i lavoratori dell’indotto hanno prestato servizio, fino al mese scorso, pur anticipando ingenti somme di denaro che non sono ancora state restituite».

    Castronuovo rimarca la disperazione in cui vivono le tante famiglie, negli ultimi anni, coinvolte nella vertenza ex Ilva: «Non è possibile – ha continuato il coordinatore regionale – che in un Stato democratico e di diritto, come l’Italia, vengano totalmente ignorati i diritti costituzionali delle piccole imprese. Siamo stanchi di essere considerati la ruota del carro, qui non è in ballo solo il futuro di un singolo comparto ma dell’intera comunità tarantina, che ormai da troppo tempo paga l’amaro prezzo e le conseguenze dei diktat dei piani alti».

    Le richieste formulate da Casartigiani Puglia:

    – garantire alle imprese dell’indotto la liquidità necessaria immediata utile a consentire allo stabilimento la continuità produttiva assicurando fin da subito pagamento integrale e immediato dei crediti vantati dalle imprese fornitrici alla data odierna;

    – consentire al commissario straordinario che dovesse essere nominato la possibilità di liquidare i crediti alle imprese di autotrasporto in maniera prioritaria in quanto aziende indispensabili per il funzionamento dello stabilimento industriale;

    – in caso di amministrazione straordinaria, ove residuino crediti sospesi, garantire che le imprese dell’indotto e dell’autotrasporto possano ottenere un finanziamento dei crediti maturati e certificati dall’Agenzia delle Entrate sulle fatture emesse ad Acciaierie d’Italia S.p.A. a tasso agevolato, utile ad ottenere liquidità con restituzione diretta tramite la procedura prevista dal D.L. 23 dicembre 2003, n. 347; sempre eventualmente assicurare la possibilità di procedere a certificazione dei crediti vantati dalle imprese fornitrici dirette e in sub-vezione con possibilità di cessione;

    – assicurare non solo alle imprese di autotrasporto, che operano con contratto diretto con Acciaierie d’Italia S.p.A., ma anche a quelle che abbiano operato in regime di sub-vezione la sospensione degli oneri previdenziali e fiscali per il periodo di amministrazione straordinaria;

    – prevedere agevolazioni per gli investimenti di innovazione del processo produttivo attraverso l’acquisto di rimorchi e semi rimorchi delle imprese di autotrasporto per l’acquisizione di nuove commesse;

    – prevedere lo stanziamento di una dotazione finanziaria ad hoc per il fondo FSBA a supporto di misure di sostegno al reddito dei lavoratori delle aziende artigiane dell’indotto Acciaierie d’Italia, sia operanti con contratto diretto che in sub-appalto

    – disporre l’aggiunta, nel comma 1 dell’art. 2 D.L.18 gennaio 2024, n. 4, del vincolo di utilizzo parziale del previsto finanziamento di 320 milioni di euro per l’anno 2024 per il soddisfacimento dei crediti dell’indotto di cui dell’autotrasporto ai fini della garanzia della continuità produttiva;

    Pertanto, come già precedentemente annunciato, gli autotrasportatori di Casartigiani rimarranno in assemblea, alla portineria C del siderurgico, fino a quando non verranno saldati tutti i crediti e le fatture.