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  • Europee: chi e come votare a Sud

    Europee: chi e come votare a Sud

    Alzi la mano chi non ha capito come si vota e a cosa servono le Elezioni Europee 2024. Non c’è da vergognarsi: i partiti, specie in Italia, sono volutamente polarizzanti e laconici su questo tema, per una moltitudine di ragioni che possono riassumersi nell’intenzione di utilizzare questo turno elettorale al fine di riassettare il posizionamento politico interno a partire dal day after. L’8 giugno dalle 15.00 alle 23.00 e il 9 giugno dalle 07.00 alle 23.00, tutti i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni, residenti nelle cinque circoscrizioni del Paese (più la circoscrizione estero), possono recarsi presso la sezione di appartenenza per esprimere la propria preferenza in merito ai 76 membri del Parlamento Europeo, che rappresenteranno la nazione negli emicicli di Bruxelles e Strasburgo per il prossimo quinquennio. Per conoscere tutti i dettagli delle Europee 2024, si rimanda all’area dedicata del sito ufficiale del Parlamento Europeo ma, in questo articolo, saranno raccolte le principali informazioni che interessano gli elettori della IV Circoscrizione Abruzzo – Molise – Campania – Puglia – Basilicata – Calabria.

    A cosa serve il Parlamento Europeo?

    Il Parlamento Europeo è l’istituzione parlamentare monocamerale dell’Unione Europea, istituita nel 1962 ed eletta a suffragio universale dai cittadini degli Stati membri e conta 704 seggi più l’attuale Presidente, Roberta Metsola. Ricopre la funzione legislativa insieme alla Commissione Europea composta dai delegati degli Stati membri che, oltre a svolgere il ruolo esecutivo, conserva il potere di iniziativa legislativa. In altre parole, mentre in Italia la distinzione fra organo legislativo (Parlamento con sistema bicamerale perfetto) e l’organo esecutivo (Governo) è formalmente netta, a livello europeo l’iter legis prevede un processo di c.d. “codecisione” fra le due summenzionate istituzioni. Invero, la Commissione, con la Presidente Ursula von der Leyen, è il vero gancio traino della politica europea, lasciando ai parlamentari un ruolo che, seppur fondamentale, risulta “marginale” rispetto a quello assorbito nei cuori dei cittadini delle democrazie “giovani” come quella italiana.

    Fac-Simile della scheda elettorale per la IV Circoscrizione Italia alle Elezioni Europee dell’8 e 9 giugno 2024

    Come si vota per il Parlamento Europeo l’8 e il 9 giugno 2024?

    Una grossa differenza fra le Europee e le Politiche, sta nella possibilità di esprimere la preferenza in ordine al candidato o alla candidata alla carica di europarlamentare. In Italia, infatti, quando si vota per il Senato della Repubblica e per la Camera dei Deputati, non è possibile scrivere i nomi dei candidati preferiti: sono i partiti, secondo la legge elettorale nazionale, a decidere chi portare in Parlamento. L’8 e il 9 giugno 2024, invece, tutti i cittadini potranno esprimersi scegliendo da uno a tre candidati o candidate alla carica di europarlamentare, purché appartenenti alla medesima lista e di genere differente. I cittadini hanno, quindi, quattro opzioni di voto:

    Opzione 1 (X): barrare con una “X” il simbolo preferito lasciando pulite le righe accanto al partito selezionato, non esprimendo la preferenza in ordine ai candidati e limitandola al partito;
    Opzione 2 (M o F): barrare con una “X” il simbolo preferito e scrivere il cognome di una candidata donna o di un candidato uomo appartenente a quella lista sul primo rigo accanto al partito selezionato;
    Opzione 3 (M+F o F+M): barrare con una “X” il simbolo preferito e scrivere il cognome di una candidata donna o di un candidato uomo appartenente a quella lista sul primo rigo accanto al partito selezionato; scrivere il cognome di una candidata donna o di un candidato uomo appartenente a quella lista sul secondo rigo accanto al partito selezionato, purché appartenente ad un genere diverso da quello espresso sul primo rigo.
    Opzione 4: (M+F+M o F+M+F o M+F+F o F+M+M): barrare con una “X” il simbolo preferito e scrivere il cognome di una candidata donna o di un candidato uomo appartenente a quella lista sul primo rigo accanto al partito selezionato; scrivere il cognome di una candidata donna o di un candidato uomo appartenente a quella lista sul secondo rigo accanto al partito selezionato, purché appartenente ad un genere diverso da quello espresso sul primo rigo; scrivere il cognome di una candidata donna o di un candidato uomo appartenente a quella lista sul terzo rigo accanto al partito selezionato, indipendentemente dal genere di appartenenza.

    La sede del Parlamento Europeo a Strasburgo

    Per votare è necessario portare con sé un documento d’identità od equipollente (Carta d’Identità; Carta d’Identità Elettronica; Passaporto; Patente di Guida), insieme alla Tessera Elettorale che, laddove smarrita od esausta nei suoi spazi riservati al timbro, potrà essere gratuitamente richiesta presso l’Ufficio Elettorale del proprio Comune di residenza per l’intera durata delle operazioni di voto, oltre che nei normali orari di apertura al pubblico.

    Durante le operazioni di spoglio, la scheda si dice “bianca” quando l’elettore la imbuca nell’urna senza aver apposto alcun segno su di essa, mentre si dice “nulla” quando l’elettore ha apposto segni che rendono impossibile determinare univocamente la sua libera volontà democratica. Per fare in modo che il proprio voto sia valido, è necessario:

    1. Non apporre il segno di “X” su più simboli;
    2. Non scrivere i cognomi dei candidati al Parlamento Europeo su righe diverse da quelle accanto al partito su cui si è apposto il segno di “X”;
    3. Non scrivere parole e frasi, né imprimere scarabocchi o simboli sulla scheda;
    4. Non deturpare la scheda elettorale od alterarne l’integrità;
    5. Non utilizzare alcuno strumento diverso dalla matita fornita dalla sezione elettorale per scrivere sulla scheda;
    6. Non piegare la scheda seguendo linee diverse da quelle già impresse.

    Quali sono i partiti e i candidati?

    Gli elettori della IV Circoscrizione esprimono 18 seggi sui 76 cui ha diritto la Repubblica Italiana. Le liste sono così ripartite con i relativi candidati:

    Partiti e candidati della IV Circoscrizione Abruzzo – Molise – Campania – Puglia – Basilicata – Calabria

    Perché votare alle Elezioni Europee 2024?

    A norma dell’Art. 48, 2° co. della Costituzione Italiana: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. L’Italia non è un Paese in cui è facile sentirsi in dovere di fare qualcosa nei confronti della politica, e l’Unione Europea è certamente l’organismo sovranazionale più imperfetto che sia mai stato concepito nella storia contemporanea, a causa della sua ibrida valenza teleologica. Tuttavia, i cittadini italiani, anche quelli della IV Circoscrizione che raccoglie alcuni fra i territori più disagiati del Paese, hanno la possibilità di scegliere chi mandare a sedere nella massima assise democratica europea. George Orwell nel romanzo “Animal Farm” del 1945 scriveva: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri”. In occasione delle Europee 2019, nella IV Circoscrizione votò soltanto il 46,46% degli aventi diritto e il dato, quest’anno, potrebbe scendere ulteriormente. Al libero cittadino la decisione finale: se restare nel recinto o provare a sfondarlo con tutti i mezzi a sua disposizione.

    Risultati delle Elezioni Europee 2019 nella IV Circoscrizione (Fonte: Eligendo – Ministero dell’Interno)
  • I tarantini “percepiscono” che qualcosa non va

    I tarantini “percepiscono” che qualcosa non va

    Quando si parla di un fenomeno confermato dalle evidenze si rischia di risultare ridondanti, ma anche nella piccola redazione di un giornale locale capita che l’informazione superi l’immaginazione. “Mediaticamente parlando” non è un buon periodo per Taranto (forse il “periodo” dura dall’approdo di Falanto, ma il punto non è questo), e a qualcuno non va proprio giù l’immagine riflessa nello specchio di una realtà immune da ogni tentativo mistificatorio, poiché soggiacente all’intelligibile percezione di chi, quotidianamente, fa a pugni con la città.

    Soltanto una settimana fa la comunità tarantina dibatteva sulla rispondenza alla realtà dei dati elaborati da Lab24 nello studio “Qualità della vita: bambini, giovani e anziani” relativo all’anno 2023. Come riportato in questo articolo, sul totale delle 107 province italiane, quella tarantina risulta al 106° posto per la qualità della vita dei giovani, al 75° per quella degli anziani e all’82° per quella dei bambini. È il caso di dire che Taranto non era riuscita ad eccellere neppure nel disastro generazionale che coinvolge i residenti fra i 18 e i 35 anni, lasciandosi sommessamente superare dal Sud Sardegna, ma grazie ai potenti mezzi tecnologici della Commissione Europea in collaborazione con Istat – e, probabilmente, poiché quanto segue riguarda il solo comune e non l’aggregato provinciale – il capoluogo ionico è riuscito a conquistare l’ambito ultimo posto in “qualcosa”. Questa volta non c’è un “potere oscuro” che punta il dito contro Taranto, né i freddi parametri tecnocratici del giornale di Confindustria ad osservare i Due Mari con sguardo arcigno. Scorrendo con gli occhi la classifica “Quality of life in European cities” sembra di ascoltare il Grillo Parlante de “Le avventure di Pinocchio” di Carlo Collodi, perché quando l’esecutivo europeo nelle mani di Ursula von der Leyen ha raccolto i numeri prodromici alla costituzione di tale ricerca, lo ha fatto usando il dato più genuino che esista: la percezione umana.

    A scanso di equivoci “Quality of life in European cities” compendia i risultati di 26 città italiane più 59 appartenenti ad altri Paesi UE, con il fine di “accrescere la conoscenza sulla qualità della vita percepita in ambito urbano”, come si evince dal sito dell’Istat. Leggendo questa frase al contrario, si può dire che Taranto è ultima in classifica con un “indice di gradimento” medio pari al 47,8%, a proposito della soddisfazione espressa dalle persone sul vivere nella propria città. Per chi fosse immune alla verità in percentuale, si afferma che su dieci persone che passeggiano ogni giorno su Via d’Aquino, più della metà di loro non è soddisfatto di vivere a Taranto. Del resto, come si può essere “felici” di vivere a Taranto quando viene negata gran parte della diagnostica e della prevenzione del Servizio Sanitario Nazionale per cui si pagano le tasse? O quando in famiglia sono più i disoccupati, gli inoccupati e i pensionati che i lavoratori? O, ancora, quando una vertenza industriale dura più della vita umana? E, per giunta, quando i trasporti pubblici sono forniti direttamente da Playmobil? Tali domande potrebbero continuare all’infinito, ma sfiorerebbero la sterile polemica, servile più ai sostenitori del trittico “sole, cuore e mare” che alla critica ragionata della condizione di un Terzo (e Quarto) Stato ridotto a sopravvivere fra tiepidi sotterfugi e sorprendenti stravaganze; unito dalla disperazione per un avvenire orbato.

    Il Cartogramma di Istat: “Persone soddisfatte di vivere nella propria città”. Cliccando sull’immagine è possibile consultare le tabelle ufficiali con i dati completi. Taranto appare altresì negativa sulla percezione della qualità della vita rispetto a cinque anni fa, e mantiene una posizione di fondo classifica nella maggior parte degli indici presi in considerazione dalla Commissione Europea.

    Due sono le principali criticità che balzano dalle tabelle fornite da Istat: innanzitutto, sino a metà classifica appaiono solo sei comuni italiani (Trento al 1° posto, Trieste al 9°, Cagliari al 18°, Bergamo al 24°, Brescia al 30°, Bolzano al 36°), tutti ricadenti nell’estremo Nord del Paese a sola eccezione di Cagliari (a sua volta parte del summenzionato e, a quanto pare, disastrato Sud Sardegna, aprendo un vortice spazio-temporale di idioscincrasie che, a confronto, interpretare i viaggi in “Interstellar” di Nolan diventa un gioco da ragazzi). Oltre al divario interno al territorio italiano, emerge il gap congenito all’Unione Europea fra l’Italia e le “fredde” città del Nord (ma anche dell’Est) come Copenaghen, Stoccolma, Lipsia, Danzica, Anversa, Cluj-Napoca… La lista è, purtroppo, interminabile, e viene da pensare che i tarantini siano un popolo troppo abituato a piangersi addosso, se sono più “felici” di vivere nella propria città persino gli abitanti di tanti luoghi che “sole, cuore e mare” non sanno neppure cosa siano per via di latitudine, cultura e clima.

    La vera domanda è: quanto c’è di vero in tutte queste classifiche che “girano” fra centri di ricerca ed istituzioni? L’inferenza statistica è un processo di generalizzazione limitato al campione preso in esame, ed anche se è quasi impossibile conoscere l’opinione di ogni essere umano su un determinato tema, la precarietà dell’esistenza stessa richiede all’umanità di formare delle “certezze” terrene, pronte ad essere smentite da quelle elaborate ad opera dei posteri. Persino la Giustizia funziona così nelle democrazie contemporanee, anche se con un alto livello di accuratezza. Per le certezze assiomatiche ci sono le confessioni religiose, i talk show televisivi e i partiti politici, ma la matematica resta l’unica scienza nemica della democrazia (e, per questo, funziona). Infatti, non si saprà mai con certezza quanto siano esattamente soddisfatti i cittadini dal proprio stile di vita urbano ma, considerando che i dati riportati sono relativi al 2023, e che dalla 1^ alla 37^ posizione la forbice di gradimento va dal 95,4% al 90%, si può tranquillamente affermare che seppur dovessero essere intervistati tutti i trentini (i primi) e tutti i tarantini (gli ultimi), il risultato si scosterebbe di molto poco, negando il Vangelo di Matteo. Dulcis in fundo, vale la pena di prendersela con Istat e con la Commissione Europea se i tarantini continuano a scappare dalla loro città o a viverci male?

    Troppo spesso, nei comunicati stampa che giungono in redazione da Comune, Provincia e Regione, si scopre una Taranto che è già proiettata all’anno 3000 alle voci di sostenibilità ambientale, commercio, trasporti, cultura, urbanistica, attività produttive e persino sanità, ma quando si sottolineano le mestizie afferenti al continuo “panem et circenses” di cui è correo ogni singolo meridionale (perennemente distratto da “sole, cuore e mare”) si rischia di passare per delatori o, peggio, “pesantoni”. Del resto, se nel mondo fosse andato tutto bene non sarebbe nato il giornalismo che – almeno in teoria – avrebbe il dovere di fornire un’interpretazione veritiera dei fatti. E la verità è che tante cose buone stanno accadendo a Taranto in questi anni: la città è un perpetuo cantiere edilizio, gli eventi brulicano in ogni grande teatro del centro o anfratto di periferia, la mobilità vive una fase rivoluzionaria, ma delle due una: o il campione preso in considerazione da Istat unisce una serie di “pazzi” da accompagnare al più presto in un istituto psichiatrico, o questi “pazzi” per “sentirsi a casa” non avvertono il bisogno dell’ordinarietà. Tante delle opere che sono adesso in fase attuativa, rappresenterebbero, infatti, un’ideale “ordinaria amministrazione” in una città normale dell’Occidente. A Trento non è una notizia se viene rifatto il manto stradale di una via, semplicemente perché un brecciolino scevro di crateri lunari è una misura minima di civiltà per distinguersi dal c.d. “Terzo Mondo”, condannato a percorrere sterrati e terra battuta. A Taranto, invece, se l’amministrazione comunale riprogramma il lavaggio notturno delle strade, sembra che Kyma Ambiente sia prossima al processo di beatificazione per volontà di Papa Francesco quando, invece, è “normale” – meravigliosamente, sorprendentemente, igienicamente normale – lavare le strade di un Comune che conta oltre 185.000 abitanti; annuali pagatori di Tari.

    Invero, i cittadini di Taranto sono liberi di riconoscersi o meno nel campione preso in esame da Istat. Costoro possono decidere in piena autonomia di non prendere in considerazione questo presunto “disfattismo” o “pessimismo”, che viene scagliato contro chiunque non si accontenti di un ombrellone piantato in spiaggia, di un ruoto di cozze “allattamate” e di una bottiglia per sbicchierare insieme agli altri homo sapiens in costume. Il fortunato che ha affermato di vivere bene a Taranto ha il pieno diritto di discostarsi da questi maledetti “poveri” che si lamentano sempre: “sole, cuore e mare” attendono le anime belle e le pance piene. Serve nuovo materiale fresco per farcire le storie di Instagram e rimpinzare i social di autoreferenziali #nonveniteinpuglia, nella speranza che il prossimo fine settimana il cielo sia sereno, perché se piove niente mare. E se non c’è neanche il mare altro che 47,8%: la città potrebbe finire sull’orlo di una crisi di astinenza da ozio nel giro di poche ore. Il mare è fondamentale per vivere bene, forse perché molti tarantini hanno le branchie o, forse, perché se non ci fosse quello specchio d’acqua madida finirebbero per andare a votare alle Europee dell’8 e 9 giugno per pura “noia”. E non c’è niente di peggio che trovarsi davanti a una scheda elettorale laconica, distante, priva di risposte: è meglio fare un bel tuffo.