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    Comuni Ricicloni 2025, Taranto ultima

    I dati della XXXII edizione del rapporto “Comuni Ricicloni 2025” di Legambiente, presentati durante l’Ecoforum nazionale sull’economia circolare, consegnano una fotografia chiara ma ancora insoddisfacente della gestione dei rifiuti in Italia e in Puglia.

    A livello nazionale i Comuni “Rifiuti Free” – quelli con produzione annua di rifiuto indifferenziato inferiore a 75 kg per abitante – sono 663, l’8,4% dei 7.896 comuni italiani, in lieve calo rispetto alla scorsa edizione.

    In Puglia la situazione è particolarmente critica: solo 2 Comuni pugliesi risultano virtuosi nella classifica nazionale dei Comuni Ricicloni 2025: si tratta di Leporano, nel Tarantino, e Sammichele di Bari, nel Barese.

    Un numero molto basso se confrontato con altre aree d’Italia e riflette le difficoltà strutturali dello smaltimento e del riciclo nella regione, che fatica a raggiungere gli standard fissati dalla normativa nazionale e europea (almeno il 65% di raccolta differenziata).

    Secondo i rapporti precedenti, infatti, la Puglia complessivamente resta tra le regioni con performance più basse di raccolta differenziata, con percentuali inferiori alla media nazionale e lontane dagli obiettivi di economia circolare. Nel passato dossier regionale era emerso che la Puglia si attestava attorno al 59% di raccolta differenziata, ben al di sotto della media nazionale del 66,6%, con grandi centri urbani come Taranto tra i dati più critici.

    Le criticità principali sono legate alla carenza di impianti di trattamento moderni, costi elevati di trasporto del rifiuto, ricorso persistente alle discariche e iniziative di prevenzione e qualità di raccolta ancora poco diffuse. Legambiente sottolinea come il divario territoriale tra comuni medio‑piccoli virtuosi e le grandi città sia ancora marcato e richieda interventi strutturali mirati.

    Taranto ultima tra i capoluoghi pugliesi: raccolta differenziata ferma al 23,7%

    I dati confermano una situazione fortemente critica per Taranto rispetto agli altri capoluoghi pugliesi. Nel 2024 la raccolta differenziata in città si ferma al 23,7%, il valore più basso tra i capoluoghi della regione e ben distante dalla soglia del 65% indicata come obiettivo nazionale.

    Il confronto con le altre città pugliesi evidenzia un divario molto ampio: Andria e Trani superano il 75%, Barletta e Lecce sono oltre il 67%, mentre anche realtà più in difficoltà come Bari, Brindisi e Foggia registrano percentuali significativamente superiori.

    Ancora più preoccupante è il dato relativo al rifiuto indifferenziato prodotto: a Taranto si raggiungono 404,5 kg per abitante all’anno, il valore più alto tra i capoluoghi pugliesi. Si tratta di quasi quattro volte il dato di Andria e oltre 120 kg in più rispetto a Bari.

    I numeri mostrano inoltre una mancanza di miglioramento rispetto al 2023: la raccolta differenziata registra addirittura una lieve diminuzione (-0,1%), mentre il quantitativo di rifiuto secco pro capite è in aumento.

    Il quadro appare ancora più evidente se confrontato con molti comuni pugliesi, diversi dei quali superano l’80% o addirittura il 90% di raccolta differenziata. Un dato che dimostra come modelli più efficienti di gestione dei rifiuti siano già realtà consolidata nella regione, mentre Taranto continua a rimanere indietro.

    Nonostante alcuni progressi locali nella raccolta porta a porta e campagne di sensibilizzazione, i numeri restano nettamente inferiori a quelli richiesti per rientrare nella graduatoria dei Comuni Ricicloni, testimoniando un ritardo rispetto al resto della regione e alle eccellenze pugliesi come Leporano. Per Taranto ciò significa non solo mancare gli obiettivi ambientali di legge, ma anche perdere opportunità legate alla circular economy e alla valorizzazione delle materie seconde derivanti dalla differenziata.

    Legambiente insiste affinché l’amministrazione comunale, i gestori del servizio e la Regione intensifichino gli investimenti su impianti di raccolta e di riciclo, rafforzino i servizi porta a porta e promuovano una campagna di educazione ambientale più incisiva, per colmare il ritardo rispetto alle buone pratiche già in atto in altri comuni pugliesi.