Tag: #concessione

  • Porto, la Yilport prende ancora tempo

    Porto, la Yilport prende ancora tempo

    Bisognerà ancora attendere per piano di programmazione della San Cataldo Container Terminal per il Molo Polisettoriale di Taranto (società controllata dal gruppo turco Yilport che ha in concessione il Molo Polisettoriale dal 2019). E’ quanto comunicato ieri dal nuovo CEO e General Manager di Yilport Holding Alessandro Becce nel primo incontro con le organizzazioni sindacali di categoria Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti.

    Il quale, dopo aver chiesto ai sindacati di pazientare ancora un pò visto il suo arrivo da poco più di un mese, ha però assicurato che la SCCT ha affidato ad una società di consulenza ed ingegneria la redazione del piano di programmazione che sarà pronto, almeno questa è la previsione, entro maggio. Mentre entro settembre dovrebbero essere assunte altre 20 unità, la cui assunzione era in realtà prevista per dicembre ed è stato poi posticipata. Si è poi affrontato anche il discorso legato alla formazione degli oltre 330 lavoratori presenti ancora all’interno dell’Agenzia per la somministrazione del lavoro in porto e per la riqualificazione professionale, la Taranto Port Workers Agency S.r.l. (TPWA), di cui si attende ancora la proroga in vista dell’imminente scadenza del prossimo 31 marzo. Proprio all’indomani della firma del Protocollo tra Regione Puglia e Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, della durata di 36 mesi, per rispondere all’esigenza di individuare un percorso di sostegno per i 330 ex lavoratori dell’ex terminalista TCT.

    E proprio in questi giorni l’Autorità Portuale ha avviato la verifica della concessione per il periodo marzo 2023-febbraio 2024, di cui si attende un riscontro dalla società entro 15 giorni.

    Infine, è partito con il segno più il 2024 per quanto riguarda il traffico merci. Rispetto al gennaio 2023 il totale delle merci movimentate nel primo mese di quest’anno è stato pari a 1.067.263 (rispetto alle 992.479 di dodici mesi fa) pari a +7,5%. Registrano il segno più anche le Rinfuse liquide (337.589 rispetto a 279.629) +20,7% e le Rinfuse solide (552.455 rispetto a 495.028) +11,6%, così come gli sbarchi (582.219 rispetto a 524.955) +10,9% e gli imbarchi (485.044 rispetto a 467.524) +3,7%. Segno meno invece sia per le Merci in container (appena 3.572 rispetto alle 17.913 del gennaio 2023) -80,1% e per il totale delle merci varie (177.219 rispetto a 217.822) -18,6%. Ricordiamo che il traffico delle merci nel porto di Taranto nel 2023 si è assestato sui 14,61 milioni di tonnellate movimentate, segnando un lieve incremento del +0,3% sull’anno precedente(il 2022 si chiuse con 14.572.761 milioni di tonnellate movimentate).

    Il 2024 dovrebbe essere per il porto di Taranto l’anno del rilancio o del definitivo ridimensionamento. Tutto è ancora possibile, ma servirà la volontà di tutti perché si possa davvero concretizzare la svolta attesa da anni ed evitare che il porto di Taranto resti per sempre una grande incompiuta.

    (leggi tutti gli articoli sul porto di Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto&submit=Go)

  • Il porto di Taranto resta all’àncora

    Il porto di Taranto resta all’àncora

    Ancora dati negativi per quanto riguarda il traffico merci del porto di Taranto. Andando ad analizzare i dati del primo semestre del 2023 (le cui statistiche sono pubblicate a fondo pagine integralmente), il totale generale delle merci movimentate ammonta a 7.072.301 rispetto alle 7.702.080 del primo semestre 2022, con un calo pari a -629.779 (-8,2%).

    Le rinfuse solide movimentate sono state pari a 3.643.745 rispetto ai 4.201.562 del 2022, per un calo del -13,3%. Unico dato positivo quello della rinfuse liquide aumentate a 1.949.425 rispetto al 2022 (1.750.805) per un dato del +11,3%. In calo invece tutti gli altri parametri: quello delle merci in container (106.942 rispetto a 257.062 del 2022 con un calo pari a -58,4%), delle merci varie (1.372.189 a fronte delle 1.492.651 per un totale di -8,1%), così come quello degli sbarchi (4.079.813 rispetto ai 4.357.671 con -6,4%) e degli imbarchi (2.992.488 in confronto a 3.344.409 per un totale di -10,5%). In leggero aumento invece i passeggeri delle crociere, pari a 32.319 rispetto ai 31.314.005 del 2022 con un saldo positivo del 3%.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/07/20/svolta-dragaggi-entra-in-gioco-la-fincosit/)

    Nel primo trimestre del 2023 il traffico ha registrato un totale di oltre 3,1 milioni di tonnellate pari ad un calo del -12,9% sullo stesso periodo dello scorso anno, flessione generata dalle diminuzioni dei volumi di rinfuse solide (che riguardano principalmente le attività del siderurgico) che hanno totalizzato 1,6 milioni di tonnellate (-18,2%), di merci convenzionali con 687mila tonnellate (-7,9%) e di merci in container con 44mila tonnellate (-81,1%), con l’unica eccezione delle rinfuse liquide (che si riferiscono prevalentemente alle attività della Raffineria ENI) ammontate a 837mila tonnellate (+18,6%). E secondo trimestre (i cui dati sono relativi solo al bimestre aprile-maggio) il trend negativo non ha invertito la sua tendenza.

    Nel periodo aprile-maggio di quest’anno, infatti, il traffico è stato pari a 2,4 milioni di tonnellate, con una riduzione del -21,4% sul corrispondente bimestre del 2022 che si è generata principalmente ad aprile con un calo del -36,1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, flessione che il mese successivo è stata del -3,6%. Le rinfuse solide sono diminuite del -32,4% scendendo a 1,2 milioni di tonnellate. Riduzione anche per le merci convenzionali con 450mila tonnellate (-11,8%) mentre più contenuta quella delle rinfuse liquide con 731mila tonnellate (-4,6%). In crescita, seppur con numeri molto esigui rispetto alle enormi potenzialità del terminal container, il traffico di quest’ultimi, che è stato di 40mila tonnellate (+92,1%). Nei primi cinque mesi di quest’anno il traffico totale è ammontato quindi a 5,6 milioni di tonnellate, con un calo del -16,8% sul corrispondente periodo del 2022.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/06/26/porto-la-svolta-ancora-non-ce/)

    E’ chiaro dunque che in un contesto del genere la partita continua a giocarsi in particolar modo sulle attività del Molo Polisettoriale. L’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio guidata da Sergio Prete, sta portando avanti un’interlocuzione continua con il concessionario, la multinazionale turca Yilport che attraverso la società San Cataldo Taranto Container gestisce le attività del molo stesso. Al vaglio attualmente ci sarebbero alcune ipotesi di sviluppo del terminal, ma prima di fine settembre inizi di ottobre non sono previste riunioni ufficiali in tal senso (gli ultimi incontri di aggiornamento tra la società e i sindacati di categoria e tra l’Authority e le sigle si sono svolti lo scorso mese di giugno).

    Infine, notizia delle ultime ore, è stata scongiurata la possibilità che l’Autorità Portuale procedesse nei confronti di Acciaierie d’Italia, dando il via alla procedura di decadenza delle concessioni che la società ha in gestione sui vari sporgenti del porto su cui opera (ovvero il secondo, il terzo, il quarto e il quinto). La diffida era stata notificata nelle settimane scorse, a fronte del fatto che a seguito della richiesta avanzata dall’Authority sulle previsioni dei volumi di materie prime e di merci da movimentare nell’anno in corso, da parte di AdI non fosse arrivata alcuna risposta (nonostante l’obbligo di comunicazione sia previsto nell’atto concessori). L’ultimo giorno utile scadeva ieri, 21 luglio. La risposta è arrivata proprio ieri, anche se non ha del tutto soddisfatto l’Autorità Portuale, perché più che un piano industriale vero e proprio si tratta di previsioni, ma la documentazione inviata ha comunque evitato che il caso arrivasse al Comitato di Gestione e da lì in poi deflagrasse nella procedura di decadenza delle concessioni, che avrebbe dato il via ad un nuovo contenzioso.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/31/il-porto-di-taranto-va-difeso-e-aiutato/)

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  • Palazzo Uffici, il Comune deve 7 milioni

    Palazzo Uffici, il Comune deve 7 milioni

    La sentenza del Tar di Bari (la n. 807/2023) è del 27 febbraio scorso ed è stata pubblicata lo scorso 8 marzo, ma soltanto nelle ultime ore ne si è avuta conoscenza. Ieri, nella riunione della commissione Bilancio del Comune, il dirigente Stefano Lanza (Programmazione Economica Finanziaria e Risorse Umane) accompagnato dall’avvocato e funzionario dell’ente civico Giovanna LIUZZI, ha reso noto di aver messo da parte delle somme relative ai contenziosi di cui è oggetto il Comune di Taranto, oltre alla delibera di giunta (la 195) che approderà nel consiglio comunale della prossima settimana, che prevede una variazione di bilancio di quasi 14 milioni di euro. Di cui 7 milioni soltanto per il contenzioso che ha visto uscire sconfitto il Comune di Taranto all’interno dell’infinita vicenda legata al Palazzo degli Uffici, che dovranno essere versati entro il 31 luglio. Una tegola non da poco sui conti dell’ente civico.

    La lunga vicenda legata al Palazzo degli Uffici inizia 20 anni fa…

    La lunga causa civile ha visto da un lato la società Palazzo Uffici Taranto srl in liquidazione ed amministrazione giudiziaria nonché confisca in primo grado, contro il Comune di Taranto e la FINWORLD S.P.A. La società di progetto denominata PALAZZO UFFICI TARANTO s.r.l., era stata costituita il 3/5/2005, dall’Associazione Temporanea di Imprese composta da ROMAGNOLI S.p.A., capogruppo, ELETTRODINAMICA SIEL S.p.A. (ex SIEL EURO IMPIANTI S.p.A.) e INTEROMNIA (ex TARDITO COSTRUZIONI E IMPIANTI s.r.l.), che si era aggiudicato il bando del 14/1/2003, con il Comune di Taranto aveva indetto una procedura, mediante licitazione privata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, per l’affidamento di un contratto di concessione di lavori pubblici, avente ad oggetto la progettazione definitiva ed esecutiva, l’esecuzione dei lavori di restauro, il recupero ed adeguamento funzionale e tecnologico, nonché la gestione funzionale ed economica del Palazzo degli Uffici Taranto, per un investimento minimo previsto di €30.987.413,95. Il bando e gli accordi intercorsi tra le parti successivamente alla stesura dello schema di convenzione, prevedevano una concessione di anni 44,83 e un canone annuale previsto pari a €981.268,00. alla scadenza della concessione l’immobile, completo di ogni opera, impianto, allestimenti ed arredi realizzati e/o forniti in esecuzione del contatto, sarebbe stato riconsegnato al Comune che avrebbe dovuto, altresì, acquisire tutti i benefici economici discendenti dai contratti di locazione e/o dallo sfruttamento delle aree cedibili, con conseguente cessazione del diritto d’uso trasferito al concessionario.

    Con delibera  n. 540 del 25/8/2004 e successiva determina della Direzione LL.PP. n. 116 del 21/6/2005, il Comune aveva approvato il progetto definitivo per i lavori di ristrutturazione e ampliamento del Palazzo degli Uffici e aveva redatto il processo verbale di consegna frazionata dei lavori sulla scorta del progetto definitivo, limitatamente alla prima fase dei lavori; successivamente, il dissesto finanziario del Comune aveva determinato la sospensione della concessione sino al 21/12/2009. Ma è quanto accade l’11/3/2010 che segnerà un punto di non ritorno di tutta questa annosa vicenda: quel giorno con atto di cessione di ramo di azienda dell’11/3/2010, le quote della società Palazzo Uffici Taranto srl erano state cedute, attraverso plurimi trasferimenti, al Consorzio Stabile Aedars s.c. a r.l., il quale era divenuto socio unico della società in questione. Acquisizione accettata dal Comune di Taranto con determina della Direzione LL.PP. n. 293 del 13/5/2010, che rideterminava l’importo dell’intervento in €33.200.000,00, oltre a IVA al 10% e sottoscrivendo, in data 15/9/2011, l’atto aggiuntivo al contratto di concessione del 31/5/2004, che legittimava il Consorzio Stabile Aedars s.c. a r.l. ad eseguire i lavori con la propria struttura ovvero tramite i consorziati, affidandoli a sua volta alla società C&G Costruzioni s.r.l., comunicando tale circostanza con una nota del 22/2/2012 all’Amministrazione e stipulando con l’impresa consorziata un accordo quadro per il progressivo trasferimento delle quote della società Palazzo Uffici Taranto srl alla stessa Consorziata; finendo poi per sottoscrive in data 2/9/2011, con la società Finworld s.r.l. la garanzia fideiussoria n. OL206021, e consegnandola, successivamente, al Comune di Taranto.

    I contrasti tra il Comune e la società esecutrice dei lavori

    I lavori iniziarono il 23 luglio 2012 e procedono nonostante emerse la necessità di eseguire interventi aggiuntivi e di variante per €994.623,34. Poi però, il 21/3/2013, il Consorzio Stabile Aedars aveva ceduto alla propria consorziata C&G Costruzioni s.r.l., in qualità di impresa esecutrice della concessione, giusta delibera e lettera di assegnazione lavori del 3/11/2011, nonché in esecuzione dell’accordo quadro di pari data, quote rappresentative del 40% del capitale sociale della società Palazzo Uffici Taranto srl, altresì promettendo in vendita il residuo 60% e pattuendo dedicato piano di pagamento. Operazione che non piacque al Comune di Taranto, tanto da portare l’ente civico a chiedere un parere all’Avvocatura Comunale, ritenendo “insussistenti le condizioni normative e contrattuali per l’autorizzazione alla cessione delle quote societarie”, che esprimerà parere negativo su tale operazione. Da questo momento in poi però, tra il Comune e la società impegnata nei lavori iniziano a sorgere dei contrasti in relazione agli interventi eseguiti, quelli richiesti dall’ente civico, quelli effettuati dalla società e soprattutto riguardanti le somme impegnate nei lavori e quelle erogate dal Comune. Che da un lato chiede di non sospendere i lavori e di non procedere alla cessione del 40% delle quote e dall’altro minaccia la cessazione della concessione, oltre alla conseguente richiesta di risarcimento danni.

    Siamo nell’autunno del 2013. Il Comune non riconosce come valido il progetto esecutivo presentato dalla società. Ed inoltre fa presente di aver appreso che il 27/9/2013 la Prefettura di Roma aveva adottato, nei confronti del Consorzio Stabile Aedars Scarl di Roma, provvedimento interdittivo e, pertanto, aveva invitato quest’ultimo a comunicare, entro e non oltre il 20/11/2013, l’esistenza di finanziatori del progetto e i contratti di finanziamento. Di fronte alla sospensione dei lavori, alla mancata retrocessione della proprietà di quote rappresentative il 40% del capitale sociale ed alla mancata sostituzione dell’impresa affidataria e dell’impresa esecutrice, anche alla luce dell’interdittiva, con determina della 10^ Direzione Lavori Pubblici n. 28 del 5/2/2014, il Comune di Taranto aveva dichiarato, quindi, la risoluzione della predetta concessione “a causa dei gravi, reiterati e constanti inadempimenti della società alle obbligazioni discendenti dallo stesso contratto di concessione e alla normativa in materia di appalti pubblici, e, in particolare, della mancata retrocessione del 40% delle quote del capitale sociale alla C&G Srl, della sospensione unilaterale dei lavori e dell’abbandono arbitrario e senza giusta causa del cantiere” di cui richiede la restituzione. Per tutta risposta però, la società Palazzo Uffici Taranto srl ricorse al TAR Lazio ritenendo illegittime le pretese del Comune, attesa la pendenza del giudizio dinanzi al TAR, l’omessa verifica in contraddittorio e la mancata consegna al concessionario dello stato di consistenza: il T.A.R. Lazio aveva infatti accolto il ricorso proposto da Aedars, confermate da successive decisioni del Consiglio di Stato, e, per l’effetto, aveva annullato gli atti impugnati, ossia l’informativa prefettizia interdittiva e il provvedimento del 18.11.2013 con il quale il Comune di Taranto aveva avviato la procedura tesa alla risoluzione del contratto di concessione.

    Il problema nasce qui, ovvero dal fatto che nonostante il cantiere fosse stato restituito al Comune nella primavera del 2015, per la società l’azione del Comune è stata del tutto illegittima in quanto riteneva di aver effettuato tutti i lavori previsti e che lo stesso ente non avesse tenuto in considerazione le sentenze del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato. Da par suo, il Comune invece sottolineava le gravi e reiterate inadempienze contrattuali poste in essere dalla società attrice e, in particolare, il risarcimento dei danni patrimoniali, quantificati in €5.234.329,77 e danno da svalutazione monetaria e del danno all’immagine, da liquidarsi in via equitativa, nonché la condanna della società attrice e della convenuta alla corresponsione delle somme poste a garanzia delle polizze fideiussorie, pari €1.877.466,40. Mentre la società Finworld S.p.a., costituitasi in giudizio, deduceva l’insussistenza di qualsivoglia fideiussione rilasciata in relazione al contratto di concessione oggetto di causa, eccependo la propria carenza di legittimazione passiva e concludendo per la estromissione dal giudizio, vinte le spese di lite (comparsa di risposta depositata il 19/12/2017). 

    Il Tar dà ragione alla società e condanna il Comune

    Ora. Se nella sentenza i giudici del Tar di Bari hanno ritenuto legittimamente risolto di diritto il contratto da parte del Comune, il problema principale riguarda le partite di dare avere tra le parti, nonché le reciproche richieste risarcitorie. La partita si è giocata tutta sui lavori eseguiti. Nella sentenza del Tar si legge infatti che “le maggiori opere e/o lavorazioni eseguite e accertate dal D.L., deve rilevarsi che la realizzazione delle stesse si desume dai verbali di consistenza del 18/3/2014, del 25/3/2014 e dell’1/4/2014 (docc. 126, 127 e 128 fasc. attrice), tutti allegati al verbale di accertamento tecnico – contabile del 12/3/2015 della Commissione di Collaudo, da cui si evince che “si sono rilevate altresì lavorazioni eseguite, non rientranti nei progetti esecutivi stralcio di che trattasi, ma strettamente connesse, propedeutiche e consequenziali alle lavorazioni previste”. Sul punto, il c.t.u. ha evidenziato che “nello stato finale non sono stati contabilizzati anche altri lavori eseguiti. ma strettamente connesse, propedeutiche e consequenziali alle lavorazioni previste”. Inoltre “dagli esiti della consulenza espletata si evince che, a fronte delle notevoli difficoltà che i funzionari hanno dovuto affrontare per gestire, su indirizzi della propria Amministrazione, la concessione e per condurre i lavori, in alcune circostanze il loro comportamento non è stato compiutamente in linea con la vigente normativa” (pag. 103 dell’elaborato peritale)”. Quanto alla ingiustificata mancata approvazione e validazione del progetto esecutivo e del conseguente anomalo andamento dei lavori, il c.t.u. ha evidenziato che analizzando l’intero carteggio “è ragionevole, ritenere che le opere strutturali – i cui elaborati erano stati verificati (con la dizione “APPOVATO PER COSTRUIRE” da parte del D.L, ing. A. Moccia) fossero state completate e contabilizzate dal direttore dei lavori (ing. A. Moccia) alcuni mesi prima (n.4) dell’espressione del parere negativo del RUP (ing. A. Moccia)”. Il consulente conclude, pertanto, sostenendo che l’anomalo andamento della concessione è dipeso sostanzialmente “dalla mancata messa a disposizione del concessionario dell’immobile e delle aree di pertinenza nei modi e termini previsti dai patti contrattuali”. Mentre non è stato possibile eseguire il calcolo delle voci di danno citate secondo il “criterio documentale” per quanto concerne il danno da sottoutilizzo dei macchinari e delle attrezzature e quello discendente dalla maggiore spesa improduttiva per la manodopera, “in quanto la stazione appaltante non ha né ritualmente prodotto né consegnato a seguito di richiesta dello stesso c.t.u. la documentazione necessaria e, precisamente, il libro giornale dei lavori”.

    Il consulente ha, dunque, riconosciuto, tenuto conto, altresì, delle maggiori spese generali e della ritardata formazione dell’utile, a titolo di danno da anomalo andamento dei lavori subito dal concessionario un importo totale pari a €1.232.185,73. Per quanto attiene al lucro cessante, quale mancato guadagno che il concessionario si era prefigurato di ottenere dall’esecuzione del contratto, determinato dal consulente tenuto conto dell’importo contrattuale dei lavori e dell’importo dei lavori eseguiti da stato finale, non può che condividersi la quantificazione elaborata dal c.t.u. che tiene conto del lucro cessante relativo all’esecuzione dei lavori per un importo complessivo pari a €2.390.312,06. Pertanto, al concessionario deve essere riconosciuto l’importo di €1.510.177,00 a titolo di saldo lavori eseguiti e contabilizzati, oltre a interessi legali dalla domanda al soddisfo; l’importo di €1.343.729,68 per le maggiori opere e/o lavorazioni eseguite, oltre a interessi legali dalla domanda al soddisfo; l’importo di €1.232.185,73 a titolo di danno da anomalo andamento dei lavori e l’importo di €2.390.312,06 a titolo di lucro cessante, sui quali vanno riconosciuti gli interessi e il danno da svalutazione monetaria a decorrere dalla data dell’evento denunciato, identificabile nella intervenuta risoluzione di diritto risalente al 5/2/2014 (Cass. ord. n. 37798/2022). Nulla può invece riconoscersi a titolo di danni da perdita di chance e alla immagine, non risultando i medesimi in alcun modo comprovati.

    Allo stesso tempo però, per i giudici del Tar “la concessionaria, prima di sospendere i lavori, avrebbe dovuto provvedere al ripiegamento del cantiere e ad eseguire i lavori di messa in sicurezza dello stesso. Deve, pertanto, riconoscersi, in favore del convenuto ovvero del Comune, l’importo indicato dal c.t.u. nella misura di €599.852,68, comprensivo di IVA, come risultante dalla nota del RUP del 2/5/2019, riportante un elenco degli incarichi affidati a professionisti e dei lavori eseguiti strettamente connessi alla risoluzione contrattuale della concessione”. Al contrario, “deve ritenersi non dovuto l’importo di €86.921,12 a titolo di risarcimento del danno per le opere danneggiate per mancata esecuzione e/o completamento di finiture e accessorie non può essere riconosciuto; così come non è riconosciuto il risarcimento del danno discendente dalla mancata redazione del progetto esecutivo sulla base del progetto definitivo validato e approvato per poter indire una nuova gara per l’affidamento dei lavori, con conseguenti oneri di progettazione esecutiva, atteso che il concessionario, in ottemperanza al contratto di concessione, presentò un progetto esecutivo nei termini previsti che, nonostante fosse stato preventivamente verificato dal terzo advisor Conteco s.r.l. e nonostante fosse, come accertato dal c.t.u., validabile, non fu mai validato dal Comune di Taranto”. Del pari “non può essere riconosciuta la penale per ritardi nella redazione della progettazione e nell’esecuzione delle opere; quanto al danno all’immagine invocato, deve rilevarsi che lo stesso non risulta in alcun modo comprovato; la relativa pretesa va, pertanto, disattesa” si legge ancora nella sentenza.

     Pertanto, il Tar di Bari ha condannato il Comune di Taranto al pagamento, in favore della società attrice, della somma di €2.853.906,68, oltre a interessi legali dalla domanda al soddisfo e della somma di €3.622.497,79, oltre a interessi e danno da svalutazione monetaria a decorrere dal 5/2/2014; mentre ha accolto la domanda riconvenzionale per quanto di ragione e, per l’effetto, ha condannato la società attrice al pagamento, in favore del Comune convenuto, dell’importo di €599.852,68, oltre a interessi e danno da svalutazione monetaria a decorrere dal 7/11/2013. Sempre a carico del Comune di Taranto “la rifusione, in favore della società, delle spese processuali, che liquida in €28.690,52 (di cui €6.771,00 per esborsi), o nella misura di due terzi, le spese di c.t.u.”.

    Ora la partita arriva nel consiglio comunale della prossima settimana. Una tegola certamente pesante sui conti dell’attuale Amministrazione Melucci.

    (leggi tutti gli articoli sul Palazzo degli Uffici https://www.corriereditaranto.it/?s=palazzo+uffici&submit=Go)

  • L’Autorità Portuale sceglie il ‘green’

    L’Autorità Portuale sceglie il ‘green’

    L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ha pubblicato un avviso pubblico con il quale intende espletare un’indagine di mercato per la ricerca di operatori economici interessati alla presentazione di proposte di Project Financing, finalizzate all’individuazione del promotore, per il successivo affidamento di un contratto di concessione per la progettazione, realizzazione, gestione e manutenzione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili su superfici di competenza deii’AdSP.

    La proposta deve prevedere la progettazione, la realizzazione, la manutenzione e la gestione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili sulle aree demaniali marittime e specchio acqueo individuati dall’AdSP – per le quali dovrà essere presentata, nella successiva fase di gara, domanda di concessione di aree demaniali marittime/specchio acqueo attraverso il Modello Dl (da redigere secondo le direttive ministeriali),modello di dichiarazione delle superfici (cfr. allegato n. 14 Regolamento “Procedure Amministrative in materia di demanio marittimo”), oltre che corrispondere annualmente il canone demaniale marittimo e prestare, per tutta la durata della concessione demaniale marittima, la cauzione e deve garantire il completo soddisfacimento. a costo zero. dei fabbisogni energetici diretti deii’AdSP come stimati nel DEASP allegato. 

    I progetti andranno realizzati in alcune aree, ricadenti nel territorio di competenza dell’AdSP, su cui poter realizzare l’intervento. Si tratta, in dettaglio di due aree: una demaniale di 23 ettari e l’altra di uno specchio acqueo di superficie di circa 70 ettari, per una perimetro pari 3358 metri.

    Il tutto rientra nella programmazione dell’Autorità Portuale che guarda all’utilizzo delle energie rinnovabili. Come ad esempio l’utilizzo di quella fornita a prodotto dal parco eolico near shore Beleolico gestito da Renexia, o il progetto di elettrificazione delle banchine (cold ironing) per ridurre o annullare l’uso gruppi elettro-generatori in dotazione alle navi. Oltre alla possibilità di realizzare un nuovo impianto per la produzione di energia da fonte rinnovabile solare tramite un sistema di conversione fotovoltaico, l’installazione di pannelli fotovoltaici su strutture offshore ubicate in un’area marina di circa 40 ettari nella rada esterna al porto di Taranto, in adiacenza alla recente nuova opera di colmata ed al promontorio di Punta Rondinella.

    Oltre all’accordo sottoscritto da Renantis e BlueFloat Energy con Yilport, la società terminalista che gestisce in concessione il terminal container di Taranto. L’intesa prevede che alcune aree del terminal container di Taranto possano essere usate per l’assemblaggio e la costruzione dei parchi eolici previsti in Puglia. Attività, quest’ultima, che avverrà usando la materia prima, l’acciaio, fornita da Acciaierie d’Italia, ex Ilva, la quale in cambio riceverà energia rinnovabile per le esigenze del ciclo produttivo.

    Vedremo dunque quali società risponderanno quindi all’avviso pubblico dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/20/dal-pnrr-178-milioni-per-il-porto/)

  • Porto, Yilport ha inviato il nuovo piano

    Porto, Yilport ha inviato il nuovo piano

    E’ stato presentato quest’oggi, alla presidenza dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, il nuovo piano industriale redatto dalla  società San Cataldo Container Terminal (controllata dalla Yilport Holding SAholding del gruppo turco Yildirim). Sul cui contenuto però, al momento non ci sono dettagli. Quest’ultimi saranno infatti discussi domani mattina alle 12,30 insieme ai sindacati di categoria per un primo confronto informale. Dopo di che sarà necessario convocare il Comitato di Gestione dell’Authority per la valutazione del piano industriale e le decisioni conseguenti.

    Lo scorso 11 aprile, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Sergio Prete, al termine di una riunione fiume che durò oltre tre ore, concesse atri quindici giorni di tempo alla società per presentare un piano industriale che contenesse garanzie e certezze per il futuro del traffico merci del Molo Polisettoriale del porto di Taranto. A quest’ultimo vertice presenziò un’ampia delegazione guidata da Robert Yuksel Yildirim, Chairman e CEO di Yilport, del co-ceo Nicolas Sartini, (affiancati dai dirigenti di Yilport e della società San Cataldo Container Terminal) l’Autorità Portuale ed i rappresentanti delle sigle sindacali di categoria FiltCgil, Fitcisl, Uiltrasporti di Taranto.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/05/porto-prete-richiama-agli-impegni-yilport/)

    Al centro della vertenza il futuro del terminal container, in concessione per i prossimi 49 anni (1.800 metri lineari di banchina e un milione di metri quadrati di aree) dal luglio 2019 al gruppo turco che nei fatti, tra pandemia Covid e guerra in Ucraina, non è mai partito davvero.

    Una discussione, quella dello scorso aprile, a tratti accesa, durante la quale sono state discusse tutte le criticità evidenziate ad inizio marzo, nelle lettera di richiamo che lo stesso Prete inviò alla società, sollecitando la stessa ad una sorta di verifica sulla gestionedel terminal e sui risultati conseguiti sino ad ora, molto lontani dalle ‘promesse‘ e dagli obiettivi annunciati nel dicembre 2019 prima e nel settembre 2020 poi (la verifica riguarda l’intera progettualità, così come i lavori sul piazzale e il revamping delle gru).

    Qualora dal nuovo piano industriale presentato quest’oggi dovessero emergere ancora titubanze e promesse non ancorate a dati certi, è molto probabile che si possa addivenire in breve tempo ad una rivisitazione dell’atto di concessione. L’ipotesi più realistica, in un primo momento, prevederebbe una revoca parziale della concessione, sottraendo parte della banchina e delle aree alla parte privata per restituirla all’usufrutto pubblico. Qualora però la vicenda dovesse prendere una piega del tutto negativa, si arriverebbe ad una revoca totale della concessione e ad una nuova procedura di gara. Ma al momento quest’ultima restal’ipotesi più remota che in particolar modo l’Autorità Portuale vorrebbe evitare di prendere in considerazione, almeno per il momento. Staremo a vedere. Già da domani.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/28/porto-concessione-yilport-in-bilico/)

  • Ecco il bando per lo Iacovone da 50 milioni di euro

    Ecco il bando per lo Iacovone da 50 milioni di euro

    Il Comune di Taranto ha pubblicato un bando di concessione – con procedura di dialogo competitivo – per il rilancio dello stadio Erasmo Iacovone. Il concessionario selezionato al termine della gara (successiva al dialogo competitivo) sara’ incaricato della progettazione, della costruzione e della gestione del nuovo impianto calcistico. Il Comune ha avviato l’operazione in vista dei Giochi del Mediterraneo del 2026 che si svolgeranno nella citta’ pugliese. La notizia è riportata da diversi siti specializzati del settore edilizia e dall’agenzia di stampa Radiocor del Sole24Ore.

    Il periodo della concessione non e’ stato ancora deciso perche’ sara’ determinato “in base all’investimento“. Il potenziamento dello stadio Iacovone non e’ solo funzionale allo svolgimento dei giochi ma mira anche a “inserire l’impianto nel piu’ ampio quadro dell’offerta sportiva di livello internazionale“.

    Per questo, si richiede una capienza di almeno 20mila persone e sia omologato per le gare internazionali. Il valore indicato nell’avviso e’ di 50 milioni di euro. Aggiudicazione in base al criterio dell’offerta economicamente piu’ vantaggiosa, in base all’offerta tecnica (fino a 80 punti su 100) e al ribasso sul prezzo e sul canone della concessione (massimo 20 punti su 100). Per partecipare c’e’ tempo fino al 14 ottobre prossimo.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/06/11/2uno-iacovone-allinglese/)

  • Porto, Autorità e Yilport il 30 firmano concessione

    Porto, Autorità e Yilport il 30 firmano concessione

    Pur essendo ancora un’indiscrezione, la settimana prossima, martedì 30 luglio, l’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio e la holding turca Yilport firmeranno l’atto di concessione per l’utilizzo della banchina del Molo Polisettoriale. A limare gli ultimi dettagli di un documento molto complesso e che sarà importante leggere in ogni passaggio e dettaglio, l’incontro avvenuto ad Istambul tra il presidente dell’Autorità Portuale Sergio Prete e Robert Yildirim, Ceo di Yilport (come testimonia la foto).

    Sembra dunque si sia arrivati ad un passo dal traguardo, dopo che gli uffici legali delle due parti hanno smussato gli ultimi dettagli, con le relative clausole, dopo una serie di interlocuzioni a distanza negl scorsi mesi. Ripetiamo, sono solo indiscrezioni ma pare proprio che il tutto sia stato compiuto.

    Ricordiamo che 29 giugno 2018, è stata protocollata presso l’AdSP una lettera ‘riservata e confidenziale’ con la quale la società di diritto turco Yildirim Holding AS manifestava un interesse al rilascio, a sé stessa o ad altra società controllata, di una concessione demaniale marittima ex art. 18 citato avente a oggetto l’occupazione, in via totale ed esclusiva, dell’intero molo polisettoriale, per una durata iniziale di 49 anni, con facoltà di estensione per ulteriori 35 anni. E che il successivo 4 luglio 2018, poi, veniva protocollata una seconda lettera, proveniente da un’altra società di diritto turco, la Yilport Holding AS, controllata al 100% dalla Yildrim Holding AS, la quale, facendo seguito alla manifestazione di interesse di quest’ultima, formalizzava la propria domanda di rilascio di concessione demaniale marittima dell’intero Molo Polisettoriale del Porto di Taranto, per la durata di 49 anni, con possibilità di proroga per ulteriori 35 anni.

    (leggi qui l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/18/porto-tar-stop-definitivo-a-set-arriva-concessione/)

    La definitiva sentenza del Tar di Lecce è stata accolta con soddisfazione anche dai sindacati di categoria, che adesso si attendono un’accellerata per quanto riguara l’interlocuzione con la società turca. Dopo un primo incontro informale avvenuto lo scorso dicemebre infatti, ci si attende entro agosto il primo di una serie di incontri in cui si entrerà nel merito del piano industriale (nel link dell’articolo qui sotto potete rileggere i primi numeri ufficiosi previsti dalla Yilport nella bozza del piano industriale) e del piano occupazionale.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2018/12/13/2porto-primo-incontro-tra-yilport-e-sindacati2/)

    A tal proposito i sindacati attendono che il governo accolga la loro richiesta per recuperare l’anno perso dall’Agenzia del Lavoro in cui sono stati collocati in cig, i quasi 500 lavoratori ex TCT. Secondo il provvedimento approvato nel dicembre del 2016, l’Agenzia avrebbe dovuto avere durata triennale, con scadenza dicemebre 2019: i sindacati proveranno a spostarla di un anno, ovvero a dicembre 2020. Così come prossimamente è prevista la partenza della formazione per i primi 30 lavoratori per quanto riguarda le attività commerciali.

    La prossima settimana potrebbe dunque essere quella decisiva per conoscere il prossimo futuro del Molo Polisettoriale del porto di Taranto. 

    (leggi gli articoli sul porto https://www.corriereditaranto.it/page/6/?s=porto&submit=Go)