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  • Bonifiche, accordo Confindustria-Uricchio

    Bonifiche, accordo Confindustria-Uricchio

    E’ stato firmato un accordo-quadro tra il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, e il commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto, Vito Felicio Uricchio. L’intesa prevede il coinvolgimento delle imprese nei percorsi di transizione giusta, mirati alla riduzione della contaminazione diffusa e puntuale, anche attraverso l’adozione di pratiche di economia circolare.

    L’accordo punta inoltre a promuovere e coordinare progetti sinergici a livello nazionale e internazionale, “con l’obiettivo di favorire – è stato spiegato – uno sviluppo sostenibile e condiviso”. Particolare attenzione è rivolta alla valorizzazione e diffusione delle conoscenze tecnico-scientifiche e imprenditoriali, unitamente alla sperimentazione di approcci innovativi nel settore ambientale. Tra i temi centrali vi sono le bonifiche, gli ambiti strategici per il rilancio del territorio e la salvaguardia dell’ambiente.

    All’incontro erano presenti il sub commissario per le bonifiche Stefania Fornaro e l’imprenditore Piero Chirulli, Ad di Serveco srl. “Con l’accordo quadro – ha sottolineato il presidente Toma – andremo a delimitare le are Sin per appurare, se sono ancora inquinate, come poterle disinquinare in modo da metterle nelle condizioni di attrarre investimenti sul territorio e creare sinergie”. Il commissario per le bonifiche Uricchio ha auspicato che il territorio possa favorire “la partecipazione più ampia delle imprese ai bandi sia locali, ricompresi nel Just transition fund”. 

    (leggi tutti gli articoli sulle bonifiche https://www.corriereditaranto.it/?s=bonifiche&submit=Go)

  • Ex Ilva, duro confronto su autotrasporto

    Ex Ilva, duro confronto su autotrasporto

    Un tavolo durato circa sei ore, all’interno del quale in più momenti i toni dei presenti si sono alzati di vari decibel, per affrontare la spinosa questione della modifica del “Tender Road” ossia le nuove regole per il trasporto stradale, per quanto riguarda le aziende dell’indotto del siderurgico ex Ilva. Alla presenza del prefetto Paola Dessì, erano presenti Maurizio Saitta Direttore Generale e Daniele Rossi Direttore Acquisti e Supply Chain di Acciaierie d’Italia, i commissari straordinaria di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, e le diverse sigle dell’indotto Aigi Taranto, Casartigiani Taranto, Confapi Taranto e Confindustria Taranto.

    Nei giorni scorsi, presso la portineria C dell’ex Ilva, un gruppo di autotrasportatori aveva manifestato la loro contrarietà riguardo al nuovo tariffario per l’autotrasporto, introdotto nel Capitolato Tecnico, sull’approccio orientato al ribasso dei prezzi, bloccando l’ingresso e l’uscita delle merci. Nello specifico, la principale critica riguarda un problema del nuovo algoritmo di assegnazione dei trasporti che privilegia le offerte più basse, penalizzando le tariffe proposte dagli autotrasportatori locali, superiori del 30-40% rispetto a quelle accettate. Di conseguenza, molte aziende locali si trovano nell’impossibilità di ottenere incarichi. Le richieste degli autotrasportatori tarantini è che vengano rivisti il tariffario e il metodo per l’affidamento dei viaggi introducendo la formula dell’offerta economicamente vantaggiosa, oltre all’eventuale ’introduzione della clausola sociale (per garantire stabilità occupazionale, pari opportunità e l’applicazione di contratti collettivi, estendendo le stesse tutele anche ai lavoratori in subappalto) che però non spetterebbe all’azienda ma al governo.

    A conclusione del lungo incontro, le parti hanno deciso di riunirsi quest’oggi venerdì 6 dicembre, in un tavolo tecnico, questa volta da tenersi nella sede della direzione generale di Acciaierie d’Italia, al quale parteciperanno i commissari straordinari e i rappresentanti delle associazioni degli autotrasportatori. In attesa di raggiungerei un accordo, gli autotrasportatori hanno deciso di rimuovere, almeno per il momento, i blocchi attuati da una decina di giorni davanti le portinerie dello stabilimento di Taranto. Che però potrebbero riprendere già lunedì mattina qualora la situazione non dovesse sbloccarsi.

    “Dopo una lunga e dura discussione, a volte anche con toni fin troppo accesi, siamo arrivati ad ottenere quello che chiedevamo da tempo, ovvero un incontro, domani mattina, in Acciaierie con i commissari straordinari”, ha dichiarato Vladimiro Pulpo, responsabile Trasporto di Aigi Taranto. “Ai commissari – ha aggiunto Pulpo – ai quali stiamo dando un segnale di grande responsabilità dal momento che abbiamo deciso di rimuovere i presìdi davanti le portinerie. Noi – ha poi concluso – vogliamo far capire alla città che non siamo quelli che vogliono far chiudere l’ex Ilva. Se protestiamo è perché vogliamo difendere le nostre aziende, il nostro personale, le nostre famiglie. Speriamo di arrivare ad una conclusione positiva della vicenda”. Sulla stessa lunghezza d’onda si è sintonizzato Giacinto Fallone di Casartigiani Taranto. “Abbiamo raggiunto – ha subito detto Fallone – un accordo di massima sulla convocazione di un tavolo tecnico in modo da trovare la formula giusta per far tornare a lavoro le aziende tarantine, quelle storiche ed anche altre non tarantine, che sono state estromesse dal Tender road. Speriamo di raggiungere un accordo soddisfacente per entrambi le parti. In caso contrario siamo pronti a riprendere i blocchi”.

    Positivo anche il commento di Fabio Greco, presidente di Confapi Taranto. La Confederazione delle piccole imprese, con la sezione Uniontrasporti (rappresentata da Alberto Rossi della Paratori spa) parteciperà al tavolo tecnico odierno. “Attestiamo il grande impegno messo già in campo dal Governo per salvare le aziende dell’indotto siderurgico di Taranto e confermiamo come con i commissari vi sia massima collaborazione. In merito alla questione odierna, la nostra proposta è di limitare l’utilizzo del metodo del massimo ribasso e optare per una soluzione economicamente più vantaggiosa senza andare ad inficiare il tender”. Per Confapi nel settore dei trasporti dovrebbe prevalere il principio del cosiddetto “giusto compenso” in linea con le disposizioni del “Codice Civile (Art. 36)” e con il “D. Lgs.81/2008”, che promuovono il rispetto degli standard minimi di sicurezza e qualità che sono valori imprescindibili in un contratto d’appalto. Che l’aggiudicazione con il metodo del massimo ribasso potrebbe però rischiare di compromettere l’osservanza di questi elementi fondamentali. Greco, durante l’incontro in Prefettura ha poi consegnato un documento ai commissari per quanto riguarda i pagamenti alle imprese dell’indotto visti i ritardi che si sono registrati in alcuni casi. “Confapi  reitera al Governo la richiesta di inserire nel cosiddetto decreto “salva indotto” l’articolo 6 della legge 23/2020 (decreto Covid) che consentirebbe di diluire in cinque anni le perdite in bilancio. Si garantirebbe in questa maniera la bancabilità e l’accesso al credito alla maggior parte delle aziende che alla fine dell’anno in corso dovranno registrare perdite in bilancio pari o superiori al 35% dei crediti vantati nei confronti di Acciaierie d’Italia”.

    Più defilata, ma non per questo meno interessata, Confindustria Taranto perché non rappresenta aziende di trasporto. Il presidente Salvatore Toma al tavolo ha ribadito la speranza che non si ripetano gli errori del passato, sia nella gestione dello stabilimento siderurgico con l’arrivo dei nuovi proprietari (che ci si attende arrivino tra l’estate o al massimo la fine dell’anno) sia nel pagamento dei crediti dell’indotto visto che da diverse settimane si stanno registrando nuove difficoltà: “Per noi è importante che lo Stato metta a disposizione una linea garantita da Sace pro soluto in modo che tutte le aziende possano andare ad anticiparsi le fatture relative” ha dichiarato.

    A dimostrazione di come tutto l’indotto che gravita attorno al siderurgico tarantino, come abbiamo scritto tantissime volte in questi anni, è una giungla dove troppo spesso in tanti hanno pensato ai loro interessi, finendo poi per scontrarsi con la dura realtà (vedi i due fallimenti e la complicata convivenza con l’ex ad Morselli), dove a pagare il prezzo più duro sono stati come sempre i lavoratori.

    (leggi tutti gli accordi sull’indotto https://www.corriereditaranto.it/?s=indotto&submit=Go)

  • Confindustria e Aigi: preoccupano i crediti

    Confindustria e Aigi: preoccupano i crediti

    “Va dato atto al Governo e in particolare al Ministro Adolfo Urso della straordinaria attenzione che oramai da più di un anno a questa parte viene rivolta alla vicenda ex Ilva nelle sue molteplici implicazioni: da quella della futura governance ai livelli occupazionali, dalla salvaguardia ambientale alla tutela delle imprese fornitrici”. A parlare è Salvatore Toma, Presidente di Confindustria Taranto, che così commenta le ultime notizie in ordine ai possibili acquirenti e all’imminente pubblicazione del bando di acquisizione dell’acciaieria, da mesi commissariata. Preoccupazione, tuttavia, viene espressa dallo stesso vertice degli industriali e dal Presidente della Sezione Metalmeccanica e Navalmeccanica Pasquale Di Napoli in ordine alle probabili ripercussioni economiche che la cessione dei crediti a Sace potrebbe comportare per le aziende fornitrici.

    “Anche sulla questione indotto – dichiarano Toma e Di Napoli – abbiamo particolarmente apprezzato le soluzioni adottate per il ristoro dei crediti che hanno visto al lavoro, peraltro, i tre commissari straordinari di Adi in A.S. ai quali va il nostro ringraziamento per la complessa operazione affrontata, cui sono venuti a capo nel giro di pochi mesi. Tuttavia – aggiungono – non possiamo che esprimere una contestuale preoccupazione per i costi che le aziende aderenti alla soluzione della cessione dei crediti a Sace dovrebbero ulteriormente affrontare, e che sta creando un diffuso senso di sfiducia in molti imprenditori”.

    Il riferimento è al costo dell’operazione Sace, che si aggirerebbe intorno al 12% e che pertanto comporterebbe per le aziende che cedono il credito (già certificato e quindi prededucibile) un ulteriore balzello oltre alla rinuncia, insita nella trattativa, del 30% dei crediti stessi avanzati nei confronti di Acciaierie. Confindustria Taranto, in sostanza, pur ritenendo la soluzione adottata una boccata d’ossigeno per l’indotto del siderurgico, (anche e soprattutto alla luce della passata esperienza dei fornitori di Ilva in amministrazione straordinaria del 2015, in cui tutti i crediti andarono a confluire nel passivo) avanza perplessità in ordine all’ulteriore -se confermato – costo dell’operazione e al diffuso senso di pessimismo che avrebbe suscitato in alcune aziende fornitrici. “Laddove queste cifre dovessero trovare conferma – aggiungono il Presidente di Confindustria e della sezione metalmeccanica – confidiamo anche in questo frangente in un possibile intervento del Governo al fine di rivedere al ribasso i costi dell’operazione Sace e consentire alle aziende di accedervi con una rinnovata fiducia. Ricordiamo – concludono – che si tratta per la gran parte delle stesse aziende che videro definitivamente persi i propri crediti, alcuni dei quali molto ingenti, solo nove anni fa, e che ora, sia pure a fronte di un ristoro, avvertono tutto il peso di quei costi aggiuntivi che dovranno sostenere assieme alla rinuncia di parte dei crediti maturati”.

    Sul punto interviene anche Aigi: “Abbiamo già avuto modo di ringraziare i commissari straordinari di AdI in a.s. per la celerità con la quale hanno gestito la vertenza delle aziende dell’indotto strategico partendo dalla certificazione dei crediti sino alle proposte di accordo giunte nei giorni scorsi. Ora attendiamo che vengano fugati solo alcuni dubbi rispetto alla complessa vicenda” – dichiara Vladimiro Pulpo, delegato di Aigi per il settore trasporti e la logistica. “Ci auguriamo che le nostre aziende riescano a recuperare il 70 per cento del credito spettante e che alla rinuncia iniziale del 30 per cento non si debbano aggiungere anche i costi della operazione di factoring con Sace, il che determinerebbe un ulteriore aggravio ai danni delle imprese”.

    “Un altro elemento che è fonte di forte preoccupazione per le nostre imprese che rappresentano l’80 per cento dell’indotto siderurgico, è legato al rischio che molte aziende vengano escluse dalla operazione di recupero dei crediti perché non considerate bancabili. Una condizione di cui godevano tutte le aziende dell’indotto prima che deflagrasse la seconda grande crisi legata allo stabilimento siderurgico poi sfociata nella dichiarazione di amministrazione straordinaria”- dichiara l’esponente del consiglio generale di Aigi il quale auspica che “le responsabilità della passata gestione non ricadano sulle spalle delle imprese. Ci auguriamo, al contempo, apprezzando gli sforzi del governo e dei commissari che hanno impresso alla vicenda una decisa accelerata”- sostiene Pulpo – “che l’operazione di recupero dei crediti avvenga nel più breve tempo possibile così come auspichiamo la ripartenza in chiave ecosostenibile dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa. Una fase di rilancio nella quale crediamo fortemente e di cui le aziende dell’indotto intendono essere considerate parte integrante

  • La HIAB vuole andare via da Statte

    La HIAB vuole andare via da Statte

    Una nuova vertenza del lavoro si è aperta sul territorio ionico. La direzione dell’azienda HIAB, che fa capo al gruppo Cargotec Coroporation ha infatti deciso di trasferire a Minerbio (Bo) le attività manifatturiere per la produzione gru attualmente prodotte nello stabilimento di Statte (Ta), con conseguente apertura di una procedura di proroga della Cassa integrazione per tutto il personale in forza a zero ore, pari a 102 unità. La decisione è stata comunicata alle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici FIM FIOM e UILM e le rispettive RRSSUU, in un incontro con i vertici aziendali nella sede di Confindustria Taranto che aveva convocato la riunione.

    Una decisione che viene considerata preoccupante e grave dai sindacati “perché motivata semplicemente da ragioni di crescita dei profitti. Tutto questo fino ad ora è avvenuto al di fuori di un qualsiasi progetto industriale preventivamente discusso con le organizzazioni sindacali, nonostante sia stato richiesto più volte da quest’ultime un confronto in merito – sostengono i sindacati -. Le lavoratrici ed i lavoratori dipendenti della multinazionale HIAB Italia Srl in questi anni, con la loro competenza, esperienza e professionalità, hanno permesso all’Azienda di crescere, fino a farla diventare un grande Gruppo, annoverabile tra quelli in posizione di leadership mondiale nel settore di costruzione gru ed attrezzature per la movimentazione dei carichi su strada”. Per questo FIM FIOM e UILM “non considerano condivisibile la scelta di trasferire alcune attività svolte dal sito di Statte (Ta) in altri siti europei, nonché, il prossimo trasferimento totale dell’attività del sito jonico presso lo stabilimento di Minerbio (Bo), perché così si impoverirebbe il tessuto industriale, produttivo e sociale del nostro territorio in favore di un processo di pura delocalizzazione produttiva tesa esclusivamente ad abbassare i costi”.

    Per queste ragioni le organizzazioni sindacali hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione con effettato immediato e nella giornata di lunedì 15 luglio una mobilitazione con 8 ore di sciopero dello stabilimento di Statte (Ta), con presidio dei lavoratori presso la Prefettura di Taranto a partire dalle ore 8.00. Lo sciopero è a sostegno della richiesta avanzata da FIM, FIOM e UILM “per il ritiro immediato della proroga di CIGO che coinvolge 102 unità lavorative e per la salvaguardia del sito produttivo si Statte (Ta), per la definizione di un vero piano industriale che riguardi tutte le attività ed i prodotti realizzati dal gruppo, per la ricostruzione e qualificazione di un adeguato sistema di relazioni sindacali ed industriali, capace di dare risposta ai problemi occupazionali in termini di stabilità, formazione e riqualificazione professionale, miglioramento delle condizioni di lavoro e dell’organizzazione della produzione”. Pertanto, le organizzazioni sindacali richiedono “l’intervento del Governo, delle Istituzioni Locali e del Comitato SEPAC Regionale affinché istituiscano un tavolo di confronto e negoziazione per la definizione di un vero piano industriale di tutte le attività e di tutti i prodotti della multinazionale HIAB, idoneo ad affrontare l’insieme delle problematiche che riguardano le lavoratrici ed i lavoratori che operano lungo tutta la filiera produttiva in un’ottica di difesa dell’occupazione e qualificazione del nostro sistema industriale” concludono le segreterie e la RR.SS.UU di FIM, FIOM e UILM.

  • Protocollo per un’edilizia responsabile

    Protocollo per un’edilizia responsabile

    E’ stata siglata questa mattina nella sede della Prefettura di Taranto un’intesa tra le rappresentante sindacali di FILLEA CGIL, FENEAL UIL, FILCA CISL e datoriali di ANCE Confindustria, in attuazione di quanto previsto dal Protocollo sottoscritto da Ministero del Lavoro, Ministero dell’Interno e le Parti Sociali dell’edilizia il 16 maggio 2022 per l’inserimento socio-lavorativo di migranti nel settore.

    La finalità del protocollo d’intesa è favorire I’inserimento socio-lavorativo di richiedenti e titolari di protezione internazionale e altri cittadini stranieri in condizione di vulnerabilità tramite la promozione di percorsi formativi e opportunità di lavoro nel settore dell’edilizia.

    Lo scorso anno l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, ha premiato il mondo del lavoro edile per lo sforzo profuso nell’inserimento professionale di migliaia di profughi e richiedenti asilo, nell’ambito del “Welcome. Working for refugee integration”, nato nel 2017 come premio alle imprese che assumono rifugiati, e che oggi è un programma ampio che comprende formazione, accompagnamento e supporto specifico a chi intende assumere i profughi arrivati in Italia.

    “Il protocollo – sottolinea Francesco Bardinella Segretario generale delle Fillea CGIL di Taranto -\ è la dimostrazione concreta della responsabilità sociale che anima diverse iniziative che sindacati e associazioni datoriali riescono a mettere in campo e che vedrà protagonista nelle prossime settimane il Formedil Cpt Taranto che predisporrà una formazione mirata per ogni singolo beneficiario, con l’obiettivo di rispondere alle criticità occupazionali del settore. Formazione e opportunità di lavoro rappresentano i migliori strumenti da attivare per una politica di reale inclusione e accoglienza.”

  • Ex Ilva, svolta decisiva in settimana?

    Ex Ilva, svolta decisiva in settimana?

    Se riusciamo, come dovremmo riuscire, già questa settimana a profilare una svolta netta nella governance di Acciaierie d’Italia, anche la vostra azienda troverà un nuovo e diverso rilancio”. Queste le parole del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine dell’incontro con le Rsu e i dipendenti di Sanac a Cagliari. “Questa settimana – ha detto Urso – speriamo di portare sulla giusta via Acciaierie d’Italia e questo incoraggerà chi vuole rilanciare Sanac, perché il contesto in cui si inserisce sarà molto diverso da quello degli ultimi mesi. Su Sanac abbiamo chiesto ai commissari di procedere insieme ed evitare lo spacchettamento e sembra che si stia profilando una soluzione di alto profilo industriale con un gruppo capace di rilanciare gli stabiliment”», ha dichiarato il ministro. Gruppo industriale che, come confermato dalla stessa azienda, è la vicentina AFV Beltrame.

    Ministro Urso che quest’oggi non ha partecipato al secondo ciclo di audizioni presso la Commissione Industria e agricoltura sul ddl n. 986 (d-l 4/2024 – Amministrazione straordinaria delle imprese di carattere strategico), a differenza di Invitalia, rappresentata per l’occasione dall’amministratore delegato Mattarella, che si è soltanto limitato all’analisi del decreto e ad aggiornare le ultime notizie provenienti dal tribunale di Milano. Audizioni che hanno visto invece protagonista il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. “Dopo l’amministrazione straordinaria di Ilva nel 2015 si torna a parlare di questa possibilità’ per Acciaierie d’Italia. A distanza di un decennio, la situazione che fronteggiamo oggi è per molti aspetti analoga a quella di allora – ha detto citando quanto detto da Confindustria in occasione dell’audizione di allora. “Confindustria – si legge in quel testo – predilige da sempre soluzioni di mercato, tuttavia non ha una posizione pregiudizialmente negativa rispetto a forme di intervento pubblico nel controllo e nella gestione di impresa, a condizione però che esse siano: inserite in un quadro chiaro di obiettivi di politica industriale tale da limitare gli interventi a situazioni di effettiva necessità; temporanee e con una precisa prospettiva degli esiti cui devono condurre; finalizzate a creare le condizioni economiche e ambientali tali da garantire il ripristino di una situazione di normalità, che consenta di restituire in tempi brevi al mercato le imprese interessate”, ha ricordato Bonomi. “In caso si procedesse per l’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia, la società che gestisce gli impianti ex Ilva, oltre a tutelare la produzione di acciaio si devono tutelare i crediti vantati dalle imprese dell’indotto – dichiarato ancora Bonomi -. La principale criticità dell’Amministrazione straordinaria è il sostanziale azzeramento dei crediti pregressi; dunque, il pesante impatto che avrebbe, come già nel 2015, sull’indotto. Riguardo a quest’ultimo, le stime di Confindustria Taranto sono di circa 80 milioni di euro di crediti pendenti; peraltro, ferma la forte composizione locale, i creditori di Ilva sono dislocati su tutto il territorio nazionale – ha ricordato -. E’ il motivo per cui crediamo che un sacrificio così importante alle ragioni delle tante imprese coinvolte, e dei rispettivi lavoratori, rendano necessarie e urgenti misure tempestive e incisive a supporto dei creditori di Acciaierie d’Italia: siamo consapevoli che, per le sue caratteristiche, l’accesso all’As comporta uno iato tra le petizioni di principio a favore dei creditori dell’indotto e le misure funzionali a tutelarli, la cui efficacia concreta rischia di essere assai limitata”. “Il primo profilo da evidenziare è la mancanza di dati pubblici attendibili sulla situazione di Ilva, sia per quanto concerne i livelli di produzione e lo stato di salute degli impianti, sia riguardo alla situazione finanziaria e, in particolare, ai crediti dell’indotto”, ha sottolineato Bonomi, parlando di totale “incertezza”. Rispetto a quanto previsto dal decreto per l’amministrazione straordinaria di imprese strategiche, Bonomi ha sollevato alcune criticità. In particolare, in relazione allo “strumento della prededuzione, come evidenzia l’esperienza della precedente amministrazione straordinaria, esso presenta alcune incognite, legate anzitutto all’effettiva consistenza dell’attivo residuo, nonché’ all’interpretazione che ne daranno prima i commissari e poi la magistratura”. Inoltre, ha continuato, “troviamo inaccettabile che la Relazione di accompagnamento al secondo decreto Ilva subordini il beneficio all’assenza di soluzione di continuità’ tra le forniture e l’accesso di Acciaierie d’Italia in As. Si tratterebbe di una distinzione tra creditori del tutto irragionevole, poiché’ tale da escludere imprese che, fino a qualche settimana o mese fa, hanno erogato beni o servizi ad AdI stessa, contribuendo a garantirne la continuità”. Per Bonomi, “è quindi necessario superare qualsiasi ambiguità’ sul punto, pena il rischio di un’ingiustificata penalizzazione per alcune categorie di imprese dell’indotto”. “Le nostre osservazioni sono per migliorarli ed evitare gli errori del passato, come per esempio questa volta è necessario perimetrare il più possibile l’ambito di intervento dei commissari”, ha continuato Bonomi, ricordando che “in passato e’ stato difficile perimetrare l’indotto Ilva, e ci sono stati ricorsi… dobbiamo mettere nelle condizioni commissari e magistratura di identificare bene il campo di gioco”. Ciò detto, Confindustria si augura che la soluzione per l’ex Ilva passi per un grande piano industriale, con un “sì convinto della politica, e per un ingresso solo ‘temporaneo’ dello Stato nella gestione. Se questo sarà il percorso che noi auspicabilmente speriamo sia seguito, ovvero un sì convinto da parte della politica e del governo a un grande piano industriale, ovvero una entrata temporanea dello Stato nella gestione dell’azienda che sia da ponte per poi transitarlo a soggetti idonei e competenti nella gestione, perchè è molto complicato gestire Taranto: ci si dovrà’ impegnare in maniera decisa anche in ambito europeo”. Perché’, ha aggiunto Bonomi, con le nuove normative Ue, si stima “che per ogni milione di tonnellata che viene prodotta ci saranno 100 milioni di euro in più di oneri aggiuntivi”. Quindi per Bonomi, è importante “non solo scrivere bene i decreti ma guardare al complesso dell’ambito in cui l’impianto di Taranto opera“.

    “Ci muoviamo tutti in una situazione di completa incertezza dei numeri e dei dati ma riteniamo fondamentale Taranto perche’ da li’ parte tutta una filiera fondamentale per la manifattura italiana. Se perdessimo l’acciaio potremmo restare seconda manifattura europea?” si è poi chiesto ancora Bonomi. “L’industria italiana i compiti a casa li ha fatti, siamo i primi in Europa per produzione di acciaio da forno elettrico, da parte nostra non è in discussione il processo di decarbonizzazione. Noi non conosciamo lo stato di salute degli impianti. Io non vedo a Taranto una produzione per forno elettrico – su quella siamo già coperti – a noi serve la produzione e ciclo integrato a caldo e abbiamo visto che l’idrogeno è una soluzione difficilmente percorribile”. Bonomi ha ricordato che l’acciaio è alla base della produzione industriale, spiegando che “il principale utilizzo e’ proprio nelle costruzioni, con una quota pari al 36,5%, comprensivo sia delle opere pubbliche, sia delle costruzioni private, oltre alle attività di manutenzione. Tra gli altri utilizzatori si ritrovano: la meccanica con il 20,2%; i prodotti in metallo con il 18,7% e l’automotive con il 17,1%; gli elettrodomestici (3,2%); gli altri mezzi di trasporto (2,7%)’. Se davvero l’Italia punta a tornare a produrre 1 milione di veicoli l’anno, poter disporre dell’acciaio di Ilva è un fattore strategico. Serve, allora, un piano di politica industriale. Lo stabilimento dell’ex Ilva di Taranto è importante per l’industria manifatturiera italiana e deve tornare a produrre ai suoi livelli del passato. Lo stabilimento di Taranto ha un ruolo ancora cruciale”, ha detto Bonomi, ricordando in conclusione che se non si produce in Italia l’unica alternativa è importare, spiegando che i tre principali esportatori del tipo di acciaio prodotto a Taranto sono Taiwan, Cina e India, per questo “sarebbe curioso cacciare gli indiani per poi andare a comprare l’acciaio da loro”. Il riferimento è ovviamente al gruppo franco-indiano ArcelorMittal, socio privato di Acciaierie d’Italia, che si punta a estromettere dalla gestione.

    Ma oltre al fattore economico-industriale, vi è anche quello, decisivo, che riguarda la tutela dell’ambiente e della salute. Ad affrontarlo il direttore generale di Arpa puglia, Vito Bruno, che ricorda come “bisogna partire questa volta dalla protezione dell’ambiente e della salute per fare degli investimenti a Taranto che consentano comunque di aumentare i livelli produttivi, ma in un clima di sicurezza”. “Come primo punto – ha dichiarato Vito Bruno – Arpa Puglia ha chiesto l’estensione della tutela prevista ai lavoratori chi si occupano di sicurezza anche per i lavoratori che si devono occupare della implementazione, della gestione e della manutenzione dei presidi ambientali; chiediamo di estendere tutele sul lavoro per garantire la continuità in sicurezza delle attività, qualora sia nominata una Amministrazione straordinaria, anche ai lavoratori che si devono occupare dei presidi ambientali, perché non ci si può limitare alla sicurezza degli impianti, ma si deve evitare qualsiasi eventuale rischio che si possa propagare all’esterno dell’azienda e quindi a tutta la cittadinanza”. Come secondo punto, “abbiamo ricostruito, con fonti ufficiali, cioè attraverso le varie sentenze (la sentenza della “Corte europea dei diritti dell’uomo”, la sentenza della Corte d’Assise di Taranto, le affermazioni degli Ispettori Onu che hanno dichiarato Taranto “zona di sacrificio”, ciò che dice il Tribunale speciale di Milano e ciò che dice l’Avvocato generale della Corte di Giustizia nelle sue conclusioni), il contesto attuale: abbiamo chiesto, alla luce di tutto ciò, di fare inserire la valutazione del danno sanitario, con funzione preventiva nei procedimenti autorizzativi o nel riesame dell’autorizzazione, affinché diventi un presupposto per garantire l’effettiva tutela dell’ambiente e della salute a Taranto, e dare anche certezza a coloro che poi devono concretamente operare, essendo consapevoli che i livelli di produzione debbano essere accettabili e compatibili con una seria, concreta ed efficace tutela della salute – ha sottolineato il dg di Arpa puglia -. Come terzo punto, abbiamo evidenziato come nonostante ci siano tante norme speciali e tanti crediti – 12, 13 – in favore di Ilva, e nonostante una legislazione schierata più a tutela della produzione che dell’ambiente e della salute, quindi non bilanciata, i livelli produttivi non sono affatto cresciuti, anzi. In questi ultimi due anni sono addirittura crollati e quest’anno addirittura i livelli di produzione si calcolano a meno di 3.000.000 di tonnellate di acciaio. Bisogna, quindi, cambiare il paradigma e cercare invece di partire questa volta dalla protezione dell’ambiente e della salute per fare degli investimenti che consentano comunque di aumentare i livelli produttivi, ma in un clima di sicurezza per l’ambiente e per la salute dei cittadini di Taranto. Come ultimo punto, – ha concluso – abbiamo sottolineato che nonostante il forte calo della produzione che rischia di portare l’impianto addirittura alla sua chiusura, siano cresciuti negli ultimi anni, dal 2019 per la precisione, i livelli di benzene, che è un cancerogeno tra i più aggressivi per la salute umana. È inaccettabile che questi livelli di benzene permangano sulla città di Taranto. Esistono quindi problematiche gestionali o gravi carenze impiantistiche che stanno determinando questo ulteriore rischio per i cittadini di Taranto, già pesantemente martoriati negli anni, nonostante ci sia un evidente calo della produzione”.

    Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto, ha partecipato alla audizione in videoconferenza presso la 9ª Commissione del Senato. “Per Legambiente la continuità aziendale, finalità del decreto in esame espressamente richiamata dall’articolo 2 dello stesso, ed indicata nel testo come indispensabile a preservare la funzionalità produttiva degli impianti ed assicurare la salvaguardia dell’ambiente e la sicurezza dei luoghi di lavoro, da sola non assicura la salvaguardia nè dell’ambiente, né della salute, peraltro neppure menzionata nel decreto – ha dichiarato la rappresentante dell’associazione -. Siamo preoccupati per gli incidenti che si sono registrati nei mesi passati:  riteniamo necessario un check up completo degli impianti, sulla cui scorta si proceda rapidamente alle manutenzioni straordinarie necessarie ed al fermo di quelli che risultassero in condizioni non idonee al normale esercizio. Siamo allarmati dal costante incremento delle concentrazioni di benzene rilevate da Arpa Puglia nel quartiere Tamburi: i valori registrati dalla centralina di via Orsini risultano più che raddoppiati dal 2019 al 2022 e nei primi 7 mesi del 2023 risultano ancora superiori, con una media di oltre 4 microgrammi per metro cubo, ormai prossima al limite di 5, previsto dalla normativa”. Per Legambiente “è indifferibile che si proceda alla Valutazione dell’Impatto Sanitario delle emissioni dello stabilimento connesse alla attuale produzione, pari a circa 3 milioni di tonnellate annue, oltre che sulla quantità massima autorizzata, pari a 6 milioni di tonnellate. Gli interventi previsti dalla Autorizzazione Integrata Ambientale per le emissioni in atmosfera sono stati effettuati: è urgente sapere se sono efficaci e stabilire su basi scientifiche se, e quanto, gli impianti attualmente in uso possano produrre senza rischi inaccettabili per la salute di cittadini e lavoratori. Occorre avviare da subito la decarbonizzazione, non solo per i positivi effetti che ciò avrebbe sull’ambiente e sulla salute, ma anche per garantire in futuro occupazione diretta ed indiretta, magari ridotta, ma stabile. E’ questa la direzione che si sta percorrendo in Europa dove massicci investimenti sia pubblici che privati sono indirizzati su forni elettrici, impianti di preridotto, utilizzo dell’idrogeno. Tra poco anche la siderurgia dovrà pagare per le sue emissioni di anidride carbonica e questo incrementerà a dismisura il costo della produzione di acciaio fatta col ciclo integrale: sarebbe antistorico investire oggi su impianti che “vanno a carbone”, come le vecchie locomotive che fanno bella mostra di sé nei musei” ha concluso il presidente di Legambiente Taranto.

    All’audizione al Senato di oggi ha partecipato anche l’associazione PeaceLink, che per l’occasione aveva commissionato una ricerca su tutte le misurazioni con le medie orarie del benzene nella centralina di via Machiavelli del quartiere Tamburi di Taranto. “La ricerca ha riguardato gli ultimi undici anni, dal 2013 al 2023 – ha dichiarato Alessandro Marescotti presidente di PeaceLink Taranto -. La ricerca era finalizzata a conteggiare tutti i picchi di benzene registrati da Arpa Puglia che superassero il valore significativo di 27 microgrammi a metro cubo, soglia considerata significativa nella letteratura scientifica ai fini degli effetti avversi sulla salute e che viene presa come riferimento nella normativa californiana”. Nelle slides di PeaceLink sono riportati i link a tale normativa e ai relativi riferimenti scientifici. La ricerca ha evidenziato come nel 2023 vi siano stati più picchi di benzene che nei dieci anni precedenti. I picchi del 2023 sono stati 32 contro i 31 dei dieci anni precedenti. Nell’audizione questi dati sono stati portati da PeaceLink all’attenzione dei senatori per valutare l’attuale situazione che presenta anomalie del tutto evidenti e che evidenzia la pericolosità a cui è giunto il benzene con picchi orari sempre più frequenti. “Il benzene è un leucemogeno certo e i’esposizione al benzene determina, come ha ricordato anche la ASL di Taranto, un aumentato rischio di leucemie infantili” ha poi concluso il presidente Marescotti..

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/02/ex-ilva-commissariamento-piu-vicino/)

  • Aigi e Casartigiani ancora in protesta

    Aigi e Casartigiani ancora in protesta

    Esplode la rabbia delle imprese dell’indotto ex Ilva. Ieri mattina, i lavoratori di Aigi, ovvero l’associazione Aziende Indotto General Industries nata lo scorso anno dalla scissione da Confindustria Taranto, hanno sfilato in un lungo corteo bloccando il traffico della statale 100. Sono circa 4 mila lavoratori che avanzano 120 milioni di euro di crediti. Famiglie dal futuro incerto, il cui spettro dell’Amministrazione straordinaria pende sul capo come una spada di Damocle. Smarriti all’idea di dover rivivere le stesse dure condizioni, come già accaduto nel 2015, quando 150 milioni di lavori non sono stati pagati e sono rimasti impigliati nella procedura al Tribunale di Milano.

    Questo l’allarme lanciato dal presidente di Aigi Fabio Greco: “Aigi non presterà il fianco a chi cerca di manipolare le aziende dell’indotto in quella che è una battaglia tra titani ed un rimpallo di responsabilità sulle sorti dello stabilimento di cui si sta decretando la chiusura. Una sorte di cui certo noi non siamo responsabili”. Greco, inoltre, ha dichiarato che dal prossimo lunedì, 22 gennaio, le imprese bloccheranno i lavori e pertanto la sospensione sarà adottata “anche dalle aziende che erogano forniture indispensabili a garantire la sicurezza degli impianti e della tutela ambientale”.

    Neanche Casartigiani rinuncia alla lotta per la dignità. Così gli autotrasportatori, ieri mattina, hanno ripreso l’assemblea dinanzi la portineria C, nell’area TIR del siderurgico. Quest’ultimi l’avevano sospesa dopo l’incontro con i dirigenti dell’azienda Acciaierie d’Italia, perchè erano state saldate alcune fatture. Tuttavia, i pagamenti sono stati limitati a poche aziende e per cui gli autotrasportatori hanno ripreso il presidio: “Ormai sembra quasi diventata un’abitudine – ha detto Giacinto Fallone, rappresentante degli autotrasportatori di Casartigiani Taranto – trovarci qui a protestare per essere pagati. E lo stesso vale per l’Amministrazione straordinaria, l’appuntamento che si ripropone ogni dieci anni”. Fallone ha ricordato che su 150 solo 40 sono le aziende sopravvissute alle criticità che da diverso tempo attanagliano il comparto. Molte hanno chiuso i battenti in preda all’esasperazione, oppure i titolari sono emigrati altrove. Ancor peggio, ci sono stati colleghi che hanno perso anche la vita su strada, per lavorare ogni giorno e senza sosta: “Alcune imprese – ha proseguito il rappresentante di Casartigiani Taranto – hanno continuato a trasportare spinte dalla speranza e, al tempo stesso, dalla promessa che prima o poi sarebbero state saldate. Promesse che ovviamente non sono state mantenute, nonostante negli ultimi tre mesi siano perfino triplicati i fatturati. Per giunta, ora siamo senza denaro e con l’Iva da pagare”.

    Quale potrebbe essere una delle soluzioni per sbloccare i crediti? Greco ha spiegato che il Ministero potrebbe interloquire con Sace, il gruppo assicurativo-finanziario italiano direttamente controllato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze o con la Cassa Deposito Prestiti, per garantire, al più presto, il pagamento dei crediti ai fornitori e ai collaboratori. Si ricordi, infatti, che l’accordo delle aziende dell’indotto con Acciaierie d’Italia prevede che il pagamento delle fatture a 180 giorni. Diversamente, l’insediamento dell’Amministrazione straordinaria porterebbe via più tempo e si correrebbe il rischio di perdere le liquidità e di saldare le fatture.

    Anche il coordinatore di Casartigiani Puglia Stefano Castronuovo è critico nei confronti della Legge Marzano così come stilata (ovvero della normativa che regola il passaggio dell’Amministrazione straordinaria di un’azienda che si trova in un grande stato di crisi, come nel caso di Acciaierie d’Italia ndr.): “C’è bisogno di un nuovo intervento legislativo emergenziale – ha detto il coordinatore di Casartigiani Puglia – in quanto così si correrebbe il rischio di perdere ulteriore tempo. I lavoratori devono essere pagati ora, senza ulteriori rimpalli e rinvii”.

    La call con Urso e Morselli

    Il pagamento dei crediti, con annesse soluzioni, sono problematiche che le associazioni datoriali hanno esposto anche ai ministri delle Imprese del Made in Italy Adolfo Urso e del Lavoro Marina Calderone. Dopo il corteo, Castronuovo (Casartigiani) e Greco (Aigi) hanno partecipato alla video call con i titolari dei dicasteri, assieme a Confindustria, Confapi, CNA Taranto, Federmanager e Confartigianato Taranto. Durante il confronto con Urso e Calderone, Greco ha ribadito la forte preoccupazione di perdere i crediti maturati mentre Castronuovo ha avanzato un pacchetto di proposte per normare il comparto dell’autotrasporto: in primis, ha richiesto un “intervento normativo atto a garantire i crediti delle imprese maturati, escludendole da eventuali procedure fallimentari” e “concedendo al commissario straordinario nominato la possibilità di liquidare i crediti alle imprese di autotrasporto. Questo potrebbe avvenire in maniera prioritaria in quanto aziende indispensabili per il funzionamento dolo stabilimento industriale”.

    Ancora, è stata richiesta la “sospensione degli oneri previdenziali e fiscali per il periodo di amministrazione straordinaria delle imprese di autotrasporto della provincia di Taranto” e la “certificazione dei crediti delle imprese con possibilità di cessione”. Infine, sono state richieste delle “agevolazioni per gli investimenti di cambio di processo produttivo attraverso l’acquisto di rimorchi e semi rimorchi delle imprese di autotrasporto per l’acquisizione di nuove commesse”. Anche Confartigianato ha sollecitato il pagamento integrale e immediato dei crediti vantati dalle imprese fornitrici del 15 gennaio. Inoltre, la Confederazione ha ritenuto anche necessaria una dotazione specifica in favore del fondo FSBA per la gestione degli ammortizzatori sociali a beneficio dei lavoratori delle imprese artigiane dell’indotto in crisi.

    D’altro canto, Calderoni ha sottolineato che questo Governo vuole “continuare a produrre acciaio di buona qualità e in sicurezza, la stessa che si auspica per le aziende dell’indotto”. Urso, invece, ha specificato che “è solo l’amministratore delegato Morselli a dare le risposte”, così com’è “l’unico che può pagare i fornitori, perché è una sua responsabilità legale”. Diversamente, ha proseguito il ministro delle Imprese e del Made in Italy, se l’azienda non potesse pagarle perché “non c’è l’insolvenza”, allora “dovrebbe richiedere l’intervento dell’amministrazione straordinaria, cosicché i commissari possano toccare con mano la situazione”.

    Una riunione dagli esiti deludenti e le cui affermazioni hanno lasciato perplessi, più di qualche associazione datoriale. Queste in chiusura hanno riferito, senza remore, che questo ennesimo rimpallo inevitabilmente “porterebbe alla morte dell’indotto così come al collasso del sistema economico tarantino”.

     

     

     

     

     

     

  • Sindacati e indotto sul piede di guerra

    Sindacati e indotto sul piede di guerra

    Alla vigilia dell’incontro previsto per domani a Palazzo Chigi tra il governo e i sindacati metalmeccanici per fare il punto sulla vertenza ex Ilva, l’azienda Acciaierie d’Italia ha inoltrato una richiesta d’istanza al Ministero del Lavoro in merito all’utilizzo della cassa integrazione straordinaria in deroga per l’anno 2024 che non prevede l’esame congiunto con le organizzazioni sindacali. Infatti, nella legge di stabilità il Governo Meloni ha stanziato ulteriori risorse per dare una copertura dell’ammortizzatore sociale anche per l’anno in corso, per le imprese di interesse strategico nazionale che hanno in corso piano di riorganizzazione aziendale con almeno 1.000 lavoratori dipendenti,  autorizzato con un decreto del ministero del Lavoro – a domanda e in via eccezionale – un ulteriore periodo di cassa straordinaria fino al 31 dicembre 2024. Fim, Fiom e Uilm esprimono “una netta contrarietà alle modalità di accesso alla cassa integrazione in quanto non consente alle organizzazioni sindacali di confrontarsi nel merito della procedura di cassa integrazione consentendo ancora una volta alla multinazionale di gestirla in maniera unilaterale. Infatti, ad oggi, non conosciamo gli assetti di marcia e la produzione per il 2024 e gli interventi che necessitano sugli impianti per rilanciare produzione di acciaio del sito di Taranto” affermano i coordinatori di Fabbrica Fim, Fiom e Uilm.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/01/08/ex-ilva-la-trattativa-sara-lunga/)

    Grande tensione si registra anche sul fronte indotto-credito-fatture emesse verso Acciaierie. Aigi, l’associazione che raggruppa molte imprese che lavorano nell’ex Ilva, ha reso noto che la Banca Ifis individuata dalla società siderurgica ha inviato nelle scorse ore una comunicazione ad Acciaierie d’Italia, specificando che l’istituto di credito “ha preso atto della comunicazione della presidenza del Consiglio dei ministri in data 8 gennaio 2024 in cui si rende noto l’indisponibilità di ArcelorMittal ad assumere impegni finanziari e di investimento nemmeno come socio di minoranza in Acciaierie d’Italia”. C’è quindi il “rischio di non continuità aziendale”, si legge nella lettera, e quindi si comunica “la revoca con effetto immediato del plafond pro-soluto da essa concessa sul debitore ceduto”. “Nessun ulteriore credito – afferma la banca -, rispetto a quelli la cui cessione era già stata perfezionata e resa efficace nei confronti del debitore ceduto, potrà ritenersi accolto in garanzia. I contratti già oggetto di cessione saranno disciplinati secondo le previsioni di contratto di factoring in essere tra le parti”. L’associazione ha chiesto ai ministri Urso, Fitto e Calderone, nonché’ al sottosegretario alla presidenza, Mantovano, di essere ricevuta domani. Evidenziando sia la rottura tra Governo e Mittal sul futuro di Acciaierie (“abbiamo sperato che si potesse giungere ad un accordo che conciliasse produzione, investimenti, interventi per la decarbonizzazione e lavoro”), ma anche la stretta bancaria, Fabio Greco, presidente di Aigi, scrive al Governo che le imprese “sono strangolate da una situazione finanziaria complessa già dal 2015 con la dichiarazione di amministrazione straordinaria”. “Ed ora – rileva Greco – sono sull’orlo del baratro a causa di crediti insoluti e mancati ordini. Saranno costrette a fare ricorso allo strumento della cassa integrazione”. Preoccupazione, infine, l’Aigi manifesta sul fatto che la banca delegata da Acciaierie alle operazioni sulle fatture, abbia “interrotto la cessione dei crediti alle aziende che ne avevano fatto ricorso”.

    Sulla crisi di Acciaierie d’Italia, il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, ha incontrato questa mattina a Roma, nella sede del Mimit, “in via riservata”, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. “Urso – riferisce Toma dopo il colloquio col ministro – ha detto che il ricorso all’amministrazione straordinaria per Acciaierie, anche se a tempo, è una delle ipotesi presenti sul tavolo. Non è l’unica, ma, purtroppo, è una delle ipotesi e non può essere esclusa. Inoltre, alla luce della comunicazione di Banca Ifis che ha sospeso i pro-soluti, ho detto ad Urso che questo è assurdo. Significa mettere benzina sul fuoco. Inoltre, se lo Stato dovesse prendere la strada dell’amministrazione straordinaria momentanea e a tempo, che non si ripetano, nel modo più assoluto, le problematiche che abbiamo avuto nel 2015. Bisogna prima di tutto salvaguardare le fatture delle aziende fornitrici. Questo è fondamentale. Perché’, ho evidenziato al ministro Urso – prosegue il presidente di Confindustria Taranto -, se per queste fatture si dovesse ripetere l’esperienza del 2015, quando già Ilva andò in amministrazione straordinaria, e quindi le fatture dovessero restare non pagate, insolute, veramente qui si innesca una bomba sociale. Il ministro ha detto che se sarà fatta la scelta dell’amministrazione straordinaria, si penseranno le tutele per le imprese dell’indotto”. Toma ha infine annunciato che a breve, forse già la prossima settimana, Urso potrebbe essere a Taranto. “Ho detto al ministro che come Confindustria Taranto siamo a disposizione per specificare cosa è l’indotto – conclude Toma -, perché’, purtroppo, nel 2015 ci sono stati problemi, con aziende inserite e non inserite”.

    Questa mattina, infine, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, si è recato al presidio di protesta degli autotrasportatori di Casartigiani che dal 2 gennaio stazionano con i loro mezzi sul piazzale della portineria C del siderurgico per rivendicare da Acciaierie il pagamento delle fatture arretrate e scadute. Condividendo i timori per il futuro di questi lavoratori e del territorio, il sindaco ha dichiarato: “In questa difficilissima fase, l’urgenza sono le risorse per l’indotto, per l’autotrasporto. È un problema che dovremo risolvere, anche intervenendo a garanzia del sistema bancario da parte di governo e azienda, perché qui c’è il rischio concreto che si fermi una città con implicazioni sociali imprevedibili” – “Noi come Amministrazione -ha concluso il sindaco- siamo disponibili ad affiancare le parti sociali per portare avanti questa battaglia per il futuro della filiera, dei lavoratori, della città. Noi crediamo ancora che il percorso da seguire debba essere tracciato da un accordo di programma tra le parti che vincoli tutti. In caso contrario, se si deve parlare solo di governance, solo di esuberi, saremo di fronte all’ennesimo errore che si registra nell’ambito della vicenda ex ILVA”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/01/10/ex-ilva-pm10-sotto-soglia-di-allarme-2/)

  • Ex Ilva, la versione di Confindustria

    Ex Ilva, la versione di Confindustria

    “Avevamo auspicato in una ricomposizione, anche se solo temporanea, dell’intera questione, con un accordo fra le parti: così non è stato e non possiamo che prenderne atto, pur con una estrema preoccupazione per il futuro più imminente. La priorità rimane in tutti i casi la continuità produttiva dello stabilimento e la salvaguardia dei dipendenti diretti e indiretti e dell’indotto”. Così il Presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, commenta l’esito del vertice tenuto ieri a Palazzo Chigi fra esponenti del Governo e Arcelor Mittal e conclusosi, per molti versi inaspettatamente, con una rottura fra le parti in campo: da un lato il socio pubblico, Invitalia, e dall’altro il privato, Arcelor Mittal.

    Confindustria Taranto, esprimendo forti timori sugli scenari che potrebbero aprirsi a breve per le sorti dello stabilimento – in primis il ricorso all’amministrazione straordinaria già subita pesantemente nove anni fa, che oggi si vorrebbe scongiurare – fa appello al Governo affinché assuma il controllo di tutta la complessa questione e garantisca attraverso tutti gli strumenti possibili la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento. Allo stesso tempo, l’Associazione si rende disponibile ad ogni occasione di confronto col Governo utile a ricercare soluzioni, anche temporanee, per uscire dalla difficile situazione di impasse per poi arrivare a nuovi, possibili scenari che garantiscano l’auspicata stabilità.

  • Università Jonica: è in evoluzione?

    Università Jonica: è in evoluzione?

    Nel 2023 il Dipartimento ha registrato 378 iscrizioni, un numero in calo rispetto agli anni precedenti. Se però si considera questo dato escludendo i marinai dai civili, come spiegato dal prof. Paolo Pardolesi – Direttore del Dipartimento Jonico in “Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture”allora il numero, sui vari corsi di studio, è in aumento di 40 unità rispetto all’anno precedente. “La marina – ha proseguito Pardolesi – ha optato per una diversificazione da parte dei cadetti che prima si iscrivevano esclusivamente al corso di SGAM (Scienze e Gestione delle Attività Marittime), quest’anno invece si è diversificato con vari corsi di studio di UniBa. Ne consegue che da noi sono calati i cadetti perché soltanto una categoria (35 cadetti) ha continuato a seguire SGAM, le restanti sono passate su corsi di studio differenti. Dal punto di vista numerico siamo quindi in leggero aumento: il corso di economia cresce di circa 30 unità in più; i corsi di giurisprudenza confermano più o meno i numeri dello scorso anno invece c’è una forte riduzione su SGAM ma è una riduzione ponderata perché deriva appunto da una scelta della Marina di diversificare i corsi di studio che possono essere frequentati dai propri cadetti e quindi si sono spalmati su più corsi invece che sul singolo”.

    Lei recentemente ha dichiarato che bisognerebbe fare, sempre del Dipartimento Jonico, un hub culturale. Cosa intende con questo?

    “Ritengo che il Dipartimento, da quando sono diventato Direttore e cioè circa un anno e tre mesi fa, ha due compiti. La prima mission è quella di fare del Dipartimento quello che per il suo DNA è un luogo di formazione e di ricerca di alto profilo. Ho parlato di hub culturale perché per un verso il Dipartimento deve creare un ponte prezioso tra il mondo accademico, che non deve restare chiuso in se stesso, e il mondo della creatività, dell’innovazione sociale e dell’imprenditorialità. D’altro canto l’obiettivo deve essere quello di diventare una sorta di cuore pulsante delle sinergie tra il mondo istituzionale (quindi Comune, Provincia e Regione) e il mondo imprenditoriale per valorizzare da un lato gli studenti quindi i giovani, e dall’altro i territori. Questo perché abbiamo bisogno di fare in modo che ci sia un circolo virtuoso di sviluppo culturale sostenibile. Bisogna cioè investire sui nostri giovani, sulle loro intuizioni e sulle loro idee, oltre a formarsi ed andare all’estero. Ecco l’idea dell’hub culturale! Noi siamo aperti alla città, al territorio e vogliamo poter interagire e favorirne la sua crescita e quella dei giovani. L’obiettivo, mio personale, è che anche le famiglie abbiano quest’idea di cambiamento perché Taranto e il territorio Jonico meritano di essere collocate in maniera differente rispetto all’idea che se ne ha ora e cioè di una città resiliente all’Ilva. Bisogna credere invece che questa sia una città meravigliosa, qual è, e che deve poter essere intesa come terra di grandi opportunità e questo passa anche da un cambiamento di narrazione”.

    In che modo, ad oggi, l’Università collabora con il mondo imprenditoriale?

    “Sotto tanti punti di vista. Innanzitutto sotto il profilo organizzativo. Sotto il profilo della formazione e della ricerca con i dottorati cosiddetti industriali. Per esempio nel 2021 siamo riusciti ad essere il Corso di Dottorato in Diritti, Economie e Culture del Mediterraneo che ha realizzato il più grande upgrade in numero di posti di dottorato industriale proprio grazie alla sponda di Confindustria e delle imprese joniche che hanno fortemente investito sulla ricerca di alti profili. Poi abbiamo collaborazioni sotto il profilo culturale e scientifico, eventi, convegni e anche progettualità di ricerca quindi c’è un’intensa collaborazione con Confindustria, con il presidente Salvatore Toma a cui ci lega un rapporto di amicizia e di stima. Vi è volontà comune di fare rete e far crescere ancor più il territorio”.

    SEDE DI TARANTO DEL POLITECNICO DI BARI

    Il Politecnico di Taranto dell’UniBa quest’anno ha registrato 150 immatricolazioni distribuite tra i 4 corsi di laurea, su una capienza massima di 230 iscrizioni.

    A Gianluca Percoco – professore di Tecnologie e Sistemi di lavorazione e Presidente del Centro Taranto Politecnico – abbiamo chiesto in che maniera l’università opera con il mondo del lavoro.

    “Noi siamo un’università tecnica quindi fondamentalmente la nostra interfaccia naturale sono le industrie, le aziende manifatturiere, per quanto riguarda tutta una serie di corsi di laurea nonché le aziende di software per quanto riguarda l’ingegneria informatica e anche gli studi d’ingegneria e architettura per quanto riguarda le professioni più tradizionali dell’ingegneria civile e architettura. Noi a Taranto abbiamo due corsi di laurea tipici della sede jonica, ovvero non ci sono repliche a Bari, e sono ingegneria dei sistemi aereospaziali e ingegneria industriale e dei sistemi navali. Questi sono i due corsi di laurea che hanno il maggior numero di iscritti e abbiamo relazioni sia con aziende più vicine al settore aereonautico, come ad esempio Leonardo e stiamo iniziando ad avere delle relazioni con l’ambito dell’ingegneria navale con enti come Mariscuola e con l’Arsenale Militare. Siamo anche ai primi contatti con le aziende manifatturiere che si spera verranno ad investire da queste parti in quel settore. Poi naturalmente abbiamo anche relazioni con alcune aziende del settore dell’informatica, da questo punto di vista vi è ancora Leonardo”.

    Il professore ha poi spiegato che a Taranto, dallo scorso anno, è attiva l’iniziativa “Job Corner” che nasce da un’esigenza delle aziende manifatturiere locali, che non includono l’ex-Ilva, di trovare nuove figure professionali. Gli imprenditori locali hanno sollecitato, e sollecitano, frequentemente Percoco con richiesta di nuovi laureati per poterli introdurre nei loro organigrammi. Tra le aziende vi è Siderplus srl ed Eni le quali, oltre che con il docente, si interfacciano direttamente con l’ufficio placement che serve per fare il matching tra i laureati del politecnico e le aziende che richiedono nuove figure quindi c’è una ricaduta in termini lavorativi. “I nostri laureati – ha proseguito il presidente – trovano lavoro entro 3 anni dalla laurea. Sino all’anno scorso eravamo l’università con il numero più alto, da questo punto di vista, anche più alto dei politecnici del Nord e quest’anno siamo in attesa dei nuovi dati. Quando informalmente le aziende mi richiedono delle figure, io ho difficoltà a fornirgliele, ecco perché è nata l’iniziativa Job Corner nella quale le aziende si presentano ai nostri ragazzi, hanno uno spazio prenotato a loro dedicato, io informo i ragazzi della loro presenza e i ragazzi durante le ore di pausa tra le lezioni, se interessati, vanno a vedere di cosa si tratta e quindi c’è uno scambio d’informazioni”.

    Si può parlare di percorsi innovativi nelle università? Cosa sono gli Istituti Tecnici Superiori? Ne parleremo nel prossimo articolo.

    *Fine prima parte