Due piazze, due mobilitazioni che si intrecciano nello stesso giorno e raccontano la stessa rabbia.
A Grottaglie, il corteo regionale in solidarietà al popolo palestinese; a Taranto, la protesta contro l’attracco della petroliera Seasalvia.
Un filo rosso lega le due iniziative: la denuncia di un territorio che non vuole essere complice di guerre e traffici di armi.
Stamattina, da piazza IV Novembre a Grottaglie, centinaia di persone hanno iniziato a marciare verso lo stabilimento Leonardo.
Il Coordinamento cittadino per la Palestina, che ha promosso l’iniziativa con l’adesione di decine di associazioni, parla di “giusta rabbia di chi chiede a gran voce lo stop alle politiche di guerra e lo stop alla fornitura di armi verso lo Stato di Israele che da troppo tempo assedia e stermina impunemente la popolazione palestinese”.
Per i promotori, “il genocidio in corso in Palestina e le nuove spese per il riarmo rappresentano un’occasione per aumentare i profitti di Leonardo, che ha tra gli azionisti anche lo Stato italiano. Non possiamo accettare che a due passi dalle nostre case si producano strumenti di morte”.
La manifestazione di Grottaglie arriva poche ore dopo il presidio al porto di Taranto. Ieri sera la nave Seasalvia, rimasta per giorni nel Golfo, ha ricevuto l’autorizzazione ad attraccare per imbarcare 30mila tonnellate di greggio, che secondo sindacati e associazioni sarebbero destinate all’aviazione israeliana. Attivisti e cittadini si sono radunati al varco est, come due giorni fa, quando la mobilitazione aveva impedito l’avvio delle operazioni. Questa volta, però, la nave ha attraccato.
Il clima si è fatto teso. L’Usb ha denunciato l’aggressione a un proprio dirigente, colpito con una borsetta al volto e medicato con tre punti di sutura. Per il sindacato, “l’attracco della Seasalvia costituisce un elemento che deve essere affrontato anche dalla piazza di Grottaglie. Il nostro intento è il blocco di ogni attività della Raffineria Eni di Taranto fino a quando non verranno fermate le operazioni di carico e la nave non lascerà il porto vuota”.
Anche il movimento Giustizia per Taranto non usa mezzi termini: “L’autorizzazione al rifornimento di greggio per Israele è un gesto gravissimo che, di fronte al genocidio in corso a Gaza, suona come uno schiaffo alla nostra città e alla sua rabbia”.
Il Coordinamento Taranto per la Palestina richiama all’unità delle due piazze: “Come da programma, oggi ci incontreremo a Grottaglie per protestare contro la Leonardo spa. A seguire, sposteremo il corteo a Taranto davanti ai cancelli Eni per opporci all’attracco della Seasalvia nel nostro porto. La città di Taranto si oppone”.
Secondo fonti portuali, una volta lasciata Taranto la Seasalvia non raggiungerà Israele ma Porto Said. Una precisazione che non placa la rabbia degli attivisti, che annunciano nuovi sit-in davanti alla raffineria per impedire il passaggio delle autobotti. “Non possiamo accettare – è il messaggio comune – che le nostre città diventino retrovie di guerra. Vogliamo che Taranto e Grottaglie siano luoghi di pace, non complici di massacri”.



