Breve premessa: ancora una volta, in pieno 2022, siamo costretti a fare i salti mortali, per venire a conoscenza delle decisioni che le istituzioni stanno prendendo nel ‘chiuso‘ delle loro stanze e delle loro riunioni, su una delle questioni più importanti e simboliche del nostro territorio: il futuro del Mar Piccolo di Taranto.
E’ francamente inconcepibile quest’aura di mistero che circonda questo argomento, che meriterebbe invece ben altra trasparenza da parte di tutti coloro i quali sono chiamati a decidere. Che da anni si riempiono la bocca di visioni futuristiche che ‘cozzano‘, termine migliore non esiste, notevolmente con la realtà vera e concreta che viviamo quotidianamente. Così come è altrettanto depriemente il silenzio e il disinteresse delle tante ‘anime belle‘ che animano la società civile tarantina, sempre in prima fila quando si tratta di parlare dell’ex Ilva, specie se si tratta di ottenere qualche mera visibilità locale o nazionale. E ci fermiamo qui.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/30/bonifica-mar-piccolo-regna-lincertezza2/) 
La notizia, che in realtà riportiamo da diversi mesi, dovrebbe essere oramai ben nota a tutti: l’intervento riguardante la bonifica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo è al momento da ritenere sospeso. Per i prossimi anni ad esser buoni. Del resto, è stato lo stesso prefetto di Taranto Demetrio Martino in qualità di Commissario straordinario per le bonifiche (ruolo che ricoprirà sino all’ottobre del 2023), ad aver deciso quasi un anno fa, di “sospendere e bloccare la gara di “Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto seno I mediante dimostrazione tecnologica“.
Resta ancora oggi un mistero chi abbia ‘consigliato‘ al prefetto Martino di agire in tal senso. Ed è incredibile che nessuna istituzione abbia chiesto conto al prefetto di chiarire e spiegare quali siano le basi scientifiche su cui poggia tale decisione. L’unica spiegazione che ad oggi è stata fornita durante le audizioni presso la Commissione Ambiente, le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive e la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, sarebbe quella secondo la quale la bonifica del bacino del Mar Piccolo costerebbe all’incirca 1 miliardo di euro. Risorse economiche che andrebbero ben oltre quelle in dotazione al commissario per tale intervento, pari a circa 45 milioni di euro. Mentre l’ex commissario, la dott.ssa Vera Corbelli, stimò un ulteriore fabbisogno per il completamento dell’intervento di risanamento dei sedimenti del Mar Piccolo pari a circa 204 milioni di euro. Tale ulteriore fabbisogno fu inserito nel programma di misure a medio e lungo termine trasmesso dall’ex Commissario Straordinario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 20 gennaio 2020 (il finanziamento era da ripartire in 7 anni).
Ma da dove derivi questa valutazione economica da parte del prefetto Martino non è dato sapere. Né lui stesso l’ha mai giustificata con documenti o studi alla mano. E, cosa ancora più incredibile, nessun ente o istituzione sembra aver voglia di approfondire o, come dire, mettersi di traverso.
Che fare, dunque? Negli ultimi mesi si sono svolte diverse riunioni sull’argomento convocate dal prefetto, a cui hanno partecipato i vari enti coinvolti come l’Istituto Ambiente Marino Costiero l’Istituto Talassografico di Taranto che dipende dal CNR (Centro Nazionale Ricerche), l’ARPA Puglia, la Capitaneria di Porto, il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL di Taranto, l’ISPRA, durante le quali è emersa la possibilità di seguire la strada di un vero e proprio compromesso tra il restare immobili e la bonifica dei sedimenti. Il tutto, s’intende, per cercare di salvaguardare la mitilicoltura tarantina, da anni bloccata da un lato dall’inquinamento da pcb dei sedimenti e dall’altro dalle restrizioni dell’ordinanza regionale attualmente in vigore.
leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/29/bonifiche-a-taranto-e-il-caos-totale/)
Lo studio del Talassografico: la stabulazione in laboratorio e Mar Grande
Stando ai rumors provenienti da queste riunioni che abbiamo raccolto in queste settimane, in ultima quella tenuta lunedì e di cui ha dato notizia l’amministrazione Melucci, senza ovviamente fornire alcun dettaglio, pare sia stato deciso di riprendere, potenziare e approfondire lo ‘Studio della decontaminazione da Pcb (Policlorobifenlili) e Metalli pesanti in mitili del Mar Piccolo di Taranto sottoposti a stabulazione in laboratorio e aree marine idonee alla Molluschicoltura” realizzato nel 2014 dall’Istituto Talassografico-CNR di Taranto.
In questo studio, è stata studiata la variazione delle concentrazioni di PCB e metalli in mitili prelevati nel primo seno del Mar Piccolo in un’area contaminata e successivamente stabulati sia in vasca controllata, sia in un’area del Mar Grande destinata ai nuovi insediamenti di mitilicoltura. L’esperimento ha avuto la durata di 60 giorni e i campioni sono stati prelevati e analizzati ogni 15 giorni. L’obiettivo principale del lavoro è stato quello di valutare il comportamento dei molluschi bivalvi e quindi l’eventuale abbattimento della concentrazione dei contaminanti, trasferendoli da un’area più contaminata come quella del primo Seno del Mar Piccolo ad un’area meno impattata presente nel Mar Grande di Taranto.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/26/bonifica-mar-piccolo-ora-serve-decidere/)
Questo studio ha evidenziato che le cinetiche di depurazione hanno evidenziatoa la capacità di eliminazione dei PCB da parte dei mitili, e sono dipendenti da diversi fattori.
In laboratorio i livelli dei PCB nei mitili dopo 60 giorni sono risultati superiori a quelli dei mitili stabulati in mare anche in presenza in quest’ultimo caso di sedimenti più o meno contaminati. Pertanto, le condizioni ambientali, la disponibilità di cibo, i tassi di filtrazione, il metabolismo, il ciclo riproduttivo, etc. possono influire significativamente sui processi di eliminazione dei contaminanti. Parametri come il contenuto lipidico e l’Indice di Condizione possono dare informazioni importanti sullo stadio fisiologico dei molluschi in quanto essi variano significativamente con lo stadio di maturazione (Cardellicchio et al., 2008) e con la disponibilità di cibo (Bodin et al., 2004).
In generale per composti organici lipofili, come i PCB, i livelli di contaminazione risultano correlati positivamente con l’Indice di Condizione (Andral et al., 2004; Nesto et al., 2007). Questo indice segue una variazione stagionale che dipende anche dalla gametogenesi, raggiungendo valori minimi in corrispondenza dell’emissione dei gameti. Poichè i gameti contengono una elevata concentrazione di lipidi, essenzialmente lipidi neutri nei quali i PCB si ripartiscono, con la loro eliminazione diminuisce anche il livello di contaminazione (Hummel et al., 1990). La diminuzione dell’IC in questo studio, indica che la stabulazione dei mitili in entrambi gli esperimenti è avvenuta in concomitanza della fase iniziale di emissione dei gameti (spawning) che da studi pregressi è stata dimostrata essere massima in Mar Grande nei mesi invernali (Cardellicchio et al., 2008).
In questo lavoro, sebbene i lipidi e l’IC presentano un decremento in entrambe le condizioni sperimentali, l’analisi statistica (correlazione con indice di Pearson), non ha mostrato nessuna correlazione significativa (p<0.01) di questi parametri con i livelli di PCB nei bivalvi. La diminuzione di questi contaminanti nei mitili non sembra essere quindi unicamennte legata al ciclo riproduttivo degli organismi. A tal proposito, questo studio si concludeva sostenendo come sarebbe stato utile ripetere questo tipo di esperimenti in un periodo (da aprile a luglio) non corrispondente al ciclo riproduttivo del mitilo, in modo da valutare l’effettiva perdita di contaminanti legata alle mutate condizioni del sito di allevamento.
Ed è proprio quello che adesso si vorrebbe fare. Nella riunione di lunedì scorso sarebbe stato deciso di riprendere questo studio e ripeterlo per un ciclo temporale pari a 12 mesi. Saranno individuate delle aree in mar Grande che andranno caratterizzate, si parla di una spesa tra i 2-300mila euro che metterà a disposizione il commissario Martino attingendo dalla contabilità speciale in dotazione alla struttura commissariale. Del resto, al di là del fatto che la stabulazione sia da sempre il metodo più a basso costo per la depurazione delle acque, sono diversi gli aspetti che andranno chiariti e verificati. 
Quello più importante riguarda il processo di crescita del mitile (la taglia) e la sua commerciabilità attraverso una valutazione qualitativa del prodotto (visto che si è sempre detto che la salinità del Mar Grande, essendo diversa da quella del Mar Piccolo che vanta la presenza di decine di sorgenti di acqua dolce come i citri, altera non poco la qualità del mitile così come lo abbiamo sempre conosciuto). Perché se è vero che i mitili vanno trasferiti dal I seno del Mar Piccolo entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno, è altrettanto vero che il loro trasferimento nel II seno li porta spesso a morire, a causa del poco spazio acqueo a disposizione ed alle alte temperature che portano i mitili a morire per anossia. Bisognerà dunque capire se e come reagirà il mitile e se sarà commercializzabile.
(leggi il nostro ultimo articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/12/09/bonifica-mar-piccolo-e-tutto-da-rifare/)
Un compromesso utile?
Di fatto, quello a cui si sta lavorando, è una sorta di grande compromesso tra il restare fermi senza far nulla e l’intervento di bonifica vero e proprio. Del resto, in tutti questi anni, nessuno è stato in grado di presentare con chiarezza un progetto serio, credibile e razionale su quello che dovrà essere il futuro del Mar Piccolo. L’idea di trasformare l’area dell’ex banchina Torpediniere a luogo per la nautica di diporto, con in più la presenza attiva del bacino dell’Arsenale, fa letteralmente a pugni con il proposito di dedicare il I seno alla rinascita della mitlicoltura tarantina (visto che tra l’altro previsto per legge che il Mar Piccolo diventi un’Area Marina Protetta). Settore verso il quale vi è una forte attenzione da parte delle istituzioni (dal contrasto agli abusivi e all’attenzione dedicata all’importazione illecita di mitili da altre zone d’Europa), con il prefetto che ha in più occasioni dichiarato di essere in attesa dell’applicazione della razionalizzare dello specchio acqueo prevista dal piano coste già approvato dal comune, che prevede la possibilità per i mitilicoltori in possesso della concessione per operare nel I seno, di ottenerne una seconda per operare nel secondo seno con un canone unico.
Tutto ciò detto, è chiaro che rispetto allo stare ancora completamente fermi come avviene da tantissimi anni, la scelta di provare questa strada non può che essere positiva. Non fosse altro per capire se sia o meno una strada praticabile. Del resto, il CNR di Taranto ed ARPA Puglia posseggono enormi conoscenze sul Mar Piccolo, frutto di anni e anni di studi e approfondimenti, per cui la nostra fiducia rispetto alla tutela dell’ambiente è massima. Come lo è nei confronti del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto e della Capitaneria di Porto per quanto attiene il controllo sanitario e commerciale del prodotto.
leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/20/salviamo-le-bonifche-dallabisso3/)
Abbiate almeno il coraggio di dire la verità al territorio
Resta però in noi fortemente radicata la sensazione che la decisione di confermare il prefetto nel ruolo di commissario straordinario per le bonifiche, anche solo sino all’ottobre 2023, sia stata una scelta sbagliata. E poco lungimirante. Anche a fronte del fatto che, come testimoniato dalle ultime audizioni a cui abbiamo assistito dallo scorso autunno ad oggi, a Roma e dintorni poco o nulla sanno rispetto a quanto avviene in riva alla città dei Due Mari. Non che qui si stia messi meglio, tra Comune, Provincia e Regione Puglia. Che spesso si muovono questi campi con quella tipica saccenza e presunzione di chi nulla conosce, ma che sa quanto conti avere nelle proprie mani il potere di decidere il destino di un intero territorio.
Da mesi chiediamo che il CIS Taranto venga nuovamente riunito e che lo stesso abbia il coraggio di prendere delle scelte definitive su tutti i progetti ancora in bilico. In particolar modo sul futuro del Mar Piccolo e quindi sulla sua bonifica. Come scriviamo da anni, bisogna trovare il coraggio e la volontà di risolvere un problema ultra decennale, partendo da quella che è la verità, ma che nessuno ha voglia di affermare pubblicamente: e cioè che per intervenire seriamente bisognerebbe ridurre drasticamente le attività della mitilicoltura per almeno 4-5 anni. Spostare dove sarà possibile gli allevamenti. Ma soprattutto, ed è qui da sempre il vulnus di tutta la situazione, sostenere e ristorare economicamente con risorse adeguate e certe i mitilicoltori per tutti gli anni in cui saranno costretti a restare fermi.
Altrimenti, si dica chiaramente, una volta e per tutte, che il bacino del I seno del Mar Piccolo non si può e non si vuole bonificare. E che quindi tutto resterà così sino a quando la natura non farà il suo corso, anche magari attraverso interventi di bio-rimedio. Che ARPA Puglia ha stimato all’incirca in 400 anni.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)
E se così dovrà essere, sarebbe anche ora che si chiarisca al territorio un’altra verità storica che in tanti da anni volutamente ignorano o fingono di non sapere: e cioè che il primo seno del Mar Piccolo è stato inquinato innanzitutto dall’attiità dell’Arsenale della Marina Militare: non a caso l’area più inquinata da PCB è quella denominata ‘170 ha‘, antistante l’arsenale, che si estende sino a ridosso del canale navigabile e della costa meridionale dell’isola sede della città vecchia, dove sono stati rilevati superamenti delle soglie di idrocarburi pesanti con superamento delle soglie CSC (concentrazione soglia di contaminazione) D.Lgs. 152/06 per PCB, Mercurio, IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), Metalli Pesanti (Mercurio compreso). In tale area, la situazione ambientale è resa ancora più critica dal transito di grandi navi che producendo turbolenze dell’acqua possono provocare la risospensione dei sedimenti.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2016/01/15/mar-piccolo-e-area-170-ha-tra-reti-carcasse-e-un-inquinamento-conosciuto-e-taciuto-senza-vergogna/)
Altro ed alto impatto hanno poi avuto negli anni gli inquinanti trasportati dalla falda profonda, attestata nei Calcari di Altamura, che attraverso la zona PIP di Statte e ha trascinato con se gli inquinanti (in gran parte PCB) presenti in quei terreni adiacenti al siderurgico (basti pensare alla storia di aziende come la San Marco Metalmeccanica e la Matra di cui tante volte abbiamo scritto negli anni). Senza dimenticare gli aspetti idrodinamici del Mar Piccolo: il modello di circolazione delle acque nell’intero bacino ha confermato alcune caratteristiche peculiari e prevalenti, come ad esempio la marea quale principale forzante capace di determinare correnti significative ed in misura minore il vento; la presenza dell’Idrovore dell’ex Ilva (la cui zona dagli studi effettuati durante il sessennio della dott.ssa Corbelli risulta essere quella a più bassa contaminazione, con attendibili indicatori di una apprezzabile attenuazione della contaminazione rispetto al 2010), che ha condizionato e condizione tutt’ora, in maniera sostanziale, la circolazione delle acque nel 1° Seno, determinando una corrente prevalente e continua diretta verso la sua bocca.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2015/12/11/rinsace-larea-dellex-matra-un-mare-di-pcb-bonificato/)
Ma tutto questo, chissà come mai, in questa città nessuno lo dice o lo vuol dire.
In attesa che, ed è questa la nostra ultima speranza, queste proposte d’intervento che possano finalmente traguardare il I seno del Mar Piccolo ed i suoi mitilitcoltori verso un nuovo, limpido futuro. Staremo a vedere.
(leggi qui tutti gli articoli sulle bonifiche https://www.corriereditaranto.it/?s=bonifiche)