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  • Quale futuro per le bonifiche?

    Quale futuro per le bonifiche?

    L’arrivo di un nuovo prefetto a Taranto, la dott.ssa Paola Dessì che arriva da Sassari e andrà a sostituire il dott. Demetrio Martino trasferito a Verona, non è una notizia importante soltanto dal punto di vista politico e della sicurezza cittadina. Perché tocca molto da vicino le delicate questioni ambientali del territorio ionico, in particolar modo quelle legate alle bonifiche.

    Il prefetto Dessì

    Questo perché, come i lettori ricorderanno, il prefetto Martino è ancora oggi il Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, carica che ricoprirà sino al 1 ottobre. A rinnovargli l’incarico fu l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi (dopo il via libera del ministero dell’Ambiente e dell’Interno), con un decreto datato 30 marzo 2022, ad un giorno dalla scadenza prevista il 31 marzo 2022. Il decreto dell’ex presidente del Consiglio Draghi, andrò a prorogare di un altro anno e mezzo l’incarico ottenuto nell’ottobre 2020, in modo tale da raggiungere i tre anni di mandato previsti dal decreto-legge approvato nell’ottobre del 2021 che conteneva disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose (detto dl ‘Recovery‘), tra cui alcune norme promosse dall’allora ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, in merito al Risanamento ambientale nella città di Taranto (sotto la dicitura provvedimento ‘Città di Taranto’).

    Certamente, quello che il prefetto Martino lascerà dietro di sé in qualità di Commissario straordinario per le bonifiche, non sarà ricordato per le azioni messe in campo in questi tre anni. Chiamato a sostituire l’ex commissario straordinario, la dott.ssa Vera Corbelli, il dott. Martino si è prestato al ruolo per spirito di servizio, trovandosi a gestire una macchina infernale com’è quella delle bonifiche nel SIN di Taranto. Probabilmente non avrebbe potuto fare più di quel che ha fatto, ovvero gestire l’ordinaria amministrazione. Se non fosse che di ordinario le bonifiche e i suoi lunghissimi iter burocratico-amminsitrativi non hanno mai avuto nulla. Anzi, il passaggio di consegne tra l’ex commissario Corbelli e il prefetto Martino è stato molto più difficoltoso di ogni più negativa previsione, tanto da essere finito all’attenzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, di cui si trova ampia documentazione nella relazione finale redatta dalla stessa commissione ed approvata dal Parlamento nel settembre dello scorso anno.

    (leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/20/bonifiche-il-prefetto-traghettatore-silenzioso2/)

    Il prefetto Martino

    Per non parlare della decisione, di cui probabilmente non sapremo mai l’origine né i reali motivi, di “sospendere e bloccare la gara“ del Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto del primo seno, mediante dimostrazione tecnologica. Mandando così in soffitta, temiamo per sempre, ogni possibilità di reale bonifica per il Mar Piccolo. Operazione che secondo un calcolo economico-scientifico mai chiarito, il prefetto stabilì in ben un miliardo di euro (mentre per la Corbelli sarebbero serviti altri 204 milioni di euro). Quanto meno, quest’anno è stato approvato l’accordo sulla “Valutazione dei tassi di decontaminazione in lotti di mitili trasferiti dal primo seno del Mar Piccolo al Mar Grande“, con la partecipazione del Comune di Taranto, di Arpa Puglia, del CNR Irsa, della Asl Taranto, della Capitaneria di Porto, delle associazioni di mitilicoltori e dei sindacati di categoria. Il progetto (di cui a lungo abbiamo riferito sulle colonne di questo giornale in questi mesi) prevede la possibilità di spostare i molluschi in determinate aree del Mar Grande in modo di agevolare non solo il completamento della loro maturazione, ma anche l’acquisizione di elementi utili alla definizione del quadro ambientale per le zone interessate dalla presenza di impianti per la mitilicoltura. E’ stata avviata la fase di sperimentazione che ha come finalità, da un lato, il monitoraggio dello “stato di salute” dei mitili e, dall’altro, consentire “l’adozione di provvedimenti idonei, proporzionati e coerenti con l’obiettivo della tutela della salute”. Ovvero per una eventuale revisione dell’Ordinanza Regionale n. 1989//2011 ovvero a mitigarne l’impatto, rispetto alle attività della miticoltura tarantina nello stato attuale, che prevede il trasferimento dei mitili dal primo al secondo seno entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno. Tra un anno, o forse anche prima, sapremo se questa strada sarà perseguibile o meno.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/11/mar-piccolo-ok-al-piano-b-servira/)

    Insieme al Mar Piccolo, l’altro grande intervento a tutt’oggi ancora in ballo è quello relativo all’interventodi bonifica dell’area PIP di Statte, il cui cambio di progetto della bonifica ha fatto lievitare i costi di intervento da una stima iniziale di 39 milioni ad oltre 80 milioni (in particolar modo perché inizialmente l’intervento prevedeva la bonifica del sito dai rifiuti e dagli inquinanti attraverso interventi in loco mentre poi è stato deciso di prelevarli e trattarli altrove). Da qui, l’idea di destinare i 14 milioni di euro non spesi sul Piano di Monitoraggio Intergrato (che l’ex commissario Corbelli mise a punto ma che poi non vide mai la luce anche in questo caso per scelta del prefetto Martino, nonostante fosse sostenuto con forza dall’ISPRA, da ARPA Puglia e dal CNR) all’intervento di bonifica dell’area PIP di Statte. Porposta che fu portata al vaglio del tavolo CIS del 13 luglio 2021, che ottenne il parere favorevole del MiTE (che aveva stoppato il precedente progetto di bonifica) e del comune di Taranto e di tutto il tavolo istituzionale. L’ultima parola doveva arrivare dal RUP del CIS Taranto (il dott. Paolo Esposito) al termine dell’istruttoria su tutti gli interventi previsti iniziata nel luglio dello scorso anno, terminata a dicembre, ma poi rimasta in un limbo a causa del fatto che dallo scorso gennaio è decaduto il ruolo del dott. Esposito senza che ad oggi sia stato sostituito.

    Del resto, come abbiamo riportato nelle scorse settimane, il CIS di Taranto risulta formalmente sospeso e non si riunisce dallo scorso dicembre: anche questo sicuramente non ha giovato all’azione del prefetto Martino. Il cui successore dovrebbe poter continuare a contare sulla struttura di supporto di cui è stato dotato nell’ultimo anno la struttura commissariale, anche per proseguire nella gestione di altri interventi come ad esempio quello previsto per le aree non pavimentate del cimitero San Brunone o quello previsto per la gravina Leucaspide e le aree contermini intorno al Mar Piccolo (che sembrano da tempo risucchiate dalle sabbie mobili dell’inerzia amministrativa).

    Dunque, stante così le cose, non ci resta che attendere la nomina del prossimo commissario straordinario, nella speranza che il futuro possa essere migliore rispetto al presente e al recente passato.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/08/12/il-cis-taranto-e-stato-congelato/)

  • Mar Piccolo, qualcosa si muove?

    Mar Piccolo, qualcosa si muove?

    Il prefetto di Taranto, Demetrio Martino, in qualità di commissario per le bonifiche, ha convocato per il prossimo 11 maggio un incontro per sottoscrivere l’accordo sulla “Valutazione dei tassi di decontaminazione in lotti di mitili trasferiti dal Primo Seno del Mar Piccolo al Mar Grande”. Invitati, oltre al Comune di Taranto, ARPA Puglia, CNR, Asl Taranto, le assocazioni AGCI AGRITAL TARANTO, UNCI AGROALIMENTARE, CONFCOOPERATIVE TARANTO/FEDERCOOPESCA, LEGACOOP AGROALIMENTARE TARANTO/DIPARTIMENTO PESCA, e i sindacati di categoria FAI Cisl, FLAI Cgil, UILA Pesca.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/04/26/mar-piccolo-a-che-punto-e-la-notte2/)

    La convocazione arriva anche a seguito delle sollecitazioni delle associazini dei mitilicoltori e dei sindacati, avanzate al prefetto lo scorso 13 aprile e rinnovate lo scorso 26 aprile. Con le quali si chiedeva “un incontro per avere delucidazioni circa gli sviluppi del tavolo tecnico tenuto a gennaio, del cui esito abbiamo avuto riscontro solo attraverso gli organi di stampa. Così abbiamo appreso della  volontà di avviare un approfondimento circa la possibilità di spostare i mitili in mar Grande, e fare in modo che completino lì la loro maturazione”. “Va ovviamente sottolineato che quella dello spostamento in mar Grande, è lontana dall’essere il superamento del problema; piuttosto si tratta di una soluzione tampone, quindi necessariamente temporanea. Va ripreso al più presto infatti il discorso delle bonifiche, tema centrale per il settore della pesca e della mitilicoltura. Sarà necessario quindi apprendere le attività che il Governo vorrà porre in essere in relazione agli interventi di bonifica del mar Piccolo che, per le note carenze di fondi, sono state abbandonate. Va dunque in sede politica assolutamente riaperta la grande partita delle bonifiche, e vanno riavviati i preziosissimi lavori del Cis, fermo ormai da più di un anno” concludevano associazioni e sindacati.

    L’incontro convocato dal prefetto Martino nel ruolo di Commissario Straordinario per le bonifiche, servirà dunque a chiarire ad associazioni e sindacati il progetto approvato lo scorso 17 gennaio (di cui abbiamo riferito lungamente negli scorsi mesi). Alla presenza del prefetto Martino, dei tecnici del dipartimento di Taranto dell’ARPA Puglia, della ASL di Taranto, del CNR, della Capitaneria di Porto e dell’amministrazione comunale, venne stabilito che prima della scadenza del mandato del prefetto Martino nel ruolo di Commissario straordinario per le bonifiche (ovvero il 1 ottobre 2023 a meno di una nuova proroga), sarebbe partito il progetto di ARPA Puglia, con il contributo di ASL Taranto e CNR, sui mitili del primo seno del Mar Piccolo. Quel giorno erano assenti perché non invitate, le associazioni dei mitilicoltori, che in passato avevano partecipato ad altri tavoli tecnici. E che invece dovrebbero e vorrebbero essere sempre presenti quando si discute e decide del loro presente e soprattutto del loro futuro lavorativo.

    (leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/04/22/cis-taranto-e-bonifiche-tutto-tace2/)

    Con alcuni mesi di ritardo l’11 maggio saranno messe a conoscenza di tale progetto. Che dovrebbe costare all’incirca tra i 200 e i 300mila euro (con gli enti coinvolti metteranno a disposizione mezzi e strutture in loro possesso), risorse che metterà a disposizione il commissario Martino attingendo dalla contabilità speciale in dotazione alla struttura commissariale, coprirà un arco temporale di sperimentazione all’incirca di un anno e consisterà nel prelevare, ogni 15 giorni, un campione di mitili messo a disposizione volontariamente da quattro cooperative di mililicoltori, per trasferirili nelle aree di mar Grande già individuate in passato per poi tornare a prelevarli, a seconda della grandezza del mollusco, tra i 30 e i 45 giorni dopo il loro arrivo. A quel punto si procederà all’analisi dei campioni per osservare se la concentrazioni degli inquinanti assorbiti dal mollusco durante la permanenza nel primo seno del mar Piccolo sia diminuita e se sì di quanto. L’obiettivo del progetto, qualora dovesse dare i risultati attesi, è quello di consentire una modifica dell’ordinanza regionale che prevede il trasferimento dei mitili dal primo al secondo seno entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno, posticipando tale limite temporale ad oggi tassativo. Di fatto e a grandi linee, è quanto anticipammo già l’estate scorsa.

    A conferma di quanto andiamo scrivendo e denunciando da almeno un paio d’anni a questa parte (per chi ha tempo e voglia si può rileggere i vari articoli linkati in pagina). Ovvero che l’interventoriguardante la bonifica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo (avviato dal precedente Commissario, la dott.ssa Vera Corbelli) è oramai da ritenersi sospeso. In realtà, possiamo anche affermare senza timori di essere smentiti, che l’intervento di bonifica non ci sarà e difficilmente sarà mai realizzato.

    Vedremo quale sarà, al termine dell’incontro del prossimo 11 maggio, il giudizio di associazioni e sindacati e se emergeranno ulteriori dettagli sul futuro del Mar Piccolo.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)

  • Mar Piccolo, a che punto è la notte?

    Mar Piccolo, a che punto è la notte?

    E’ indirizzata al Prefetto di Taranto, Demetrio Martino, in qualità di commissario per le bonifiche, la missiva a firma di diverse associazioni di categoria e sindacati dei mitilicoltori. Si tratta della richiesta di incontro di cui abbiamo riferito nei giorni scorsi, al fine di comprendere cosa si è deciso di fare in merito alla contaminazione dei mitili allevati nel primo seno del mar Piccolo di Taranto.

    “Chiediamo al commissario un incontro per avere delucidazioni circa gli sviluppi del tavolo tecnico tenuto a gennaio, del cui esito abbiamo avuto riscontro solo attraverso gli organi di stampa. Così abbiamo appreso della  volontà di avviare un approfondimento circa la possibilità di spostare i mitili in mar Grande, e fare in modo che completino lì la loro maturazione. E’ per noi importante ottenere ora una più dettagliata conoscenza delle attività poste in essere, e dei prevedibili tempi di conclusione – scrivono AGCI AGRITAL TARANTO, UNCI AGROALIMENTARE, CONFCOOPERATIVE TARANTO/FEDERCOOPESCA, LEGACOOP AGROALIMENTARE TARANTO/DIPARTIMENTO PESCA, FAI CISL, FLAI CGIL, UILA PESCA -.Ci duole rammentare che ci apprestiamo a vivere una nuova estate con le stesse, identiche criticità degli scorsi anni, peraltro più volte evidenziate. Per questa ragione, quindi per lavorare serenamente in vista della stagione calda, avevamo chiesto in diverse occasioni incontri chiarificatori e conseguenti decisioni. Va ovviamente sottolineato che quella dello spostamento in mar Grande, è lontana dall’essere il superamento del problema; piuttosto si tratta di una soluzione tampone, quindi necessariamente temporanea. Va ripreso al più presto infatti il discorso delle bonifiche, tema centrale per il settore della pesca e della mitilicoltura, come per altri settori economici locali, ma anche semplicemente nell’interesse della comunità ionica. Sarà necessario quindi apprendere le attività che il Governo vorrà porre in essere in relazione agli interventi di bonifica del mar Piccolo che, per le note carenze di fondi, sono state abbandonate. Va dunque in sede politica assolutamente riaperta la grande partita delle bonifiche, e vanno riavviati i preziosissimi lavori del Cis, fermo ormai da più di un anno”.

    La nota ricalca quanto da noi denunciato pochi giorni addietro, ovvero il grande silenzio che è calato sul Cis Taranto (riunitosi l’ultima volta in videoconferenza lo scorso 10 seettembre) e sulle bonifiche affidate al prefetto Marino in qualità di commissario straordinario, il cui incarico scadrà il prossimo 1 ottobre.

    (leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/04/22/cis-taranto-e-bonifiche-tutto-tace2/)

    E se qualcosa sul mercato ittico galleggiante e il cimitero San Brunone del rione Tamburi qualcosa in questi anni si è mosso seppur con grande lentezza (da pochi mesi il commissario ha al suo fianco la struttura di supporto (decisa dal decreto Recovery dell’autunno 2021), sull’argomento più importante ha stranamente avuto un decisionismo per noi ancora oggi inspiegabile: ovvero lo stop imposto all’iter avviato dall’ex commissario Corbelli sull’intervento previsto per la bonifica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo. Area sullla quale si è poi deciso di intervenire, alcuni mesi fa, attraverso la sperimentazione di un progetto di ARPA Puglia, con il contributo di ASL Taranto e CNR, sui mitili del primo seno. Sul quale si sono perse le tracce dallo scorso gennaio e non è un caso se i sindacati di categoria e le associazioni dei mitilicoltori, lo scorso 13 aprile ed ancora quest’oggi, abbiano sollecitato il commissario e prefetto Martino a convocarli per conoscere i dettaglie di questo progetto di cui conoscono i contenuti solo grazie agli articoli di stampa: al momento attendono ancora una risposta.

    Ricordiamo che lo scorso 17 gennaio, si svolse un tavolo tecnico che si è svolto oggi, alla presenza del prefetto Martino, dei tecnici del dipartimento di Taranto dell’ARPA Puglia, della ASL di Taranto, del CNR, della Capitaneria di Porto e dell’amministrazione comunale, durante il quale venne deciso che prima della scadenza del mandato del prefetto Demetrio Martino nel ruolo di Commissario straordinario per le bonifiche, sarebbe partito il progetto di ARPA Puglia, con il contributo di ASL Taranto e CNR, sui mitili del primo seno del Mar Piccolo. Quel giorno erano assenti perché non invitate, le associazioni dei mitilicoltori, che in passato avevano partecipato ad altri tavoli tecnici. E che invece dovrebbero essere invece sempre presenti quando si discute e decide del loro presente e soprattutto del loro futuro lavorativo. Ma tant’è.

    Per rinfrescare la memoria, il progetto in questione, che dovrebbe costare all’incirca tra i 200 e i 300mila euro (con gli enti coinvolti metteranno a disposizione mezzi e strutture in loro possesso), risorse che metterà a disposizione il commissario Martino attingendo dalla contabilità speciale in dotazione alla struttura commissariale, durerà un anno e consisterà nel prelevare, ogni 15 giorni, un campione di mitili messo a disposizione volontariamente da quattro cooperative di mililicoltori, per trasferirili nelle aree di mar Grande già individuate in passato per poi tornare a prelevarli, a seconda della grandezza del mollusco, tra i 30 e i 45 giorni dopo il loro arrivo. A quel punto si procederà all’analisi dei campioni per osservare se la concentrazioni degli inquinanti assorbiti dal mollusco durante la permanenza nel primo seno del mar Piccolo sia diminuita e se sì di quanto. L’obiettivo del progetto, qualora dovesse dare i risultati attesi, è quello di consentire una modifica dell’ordinanza regionale che prevede il trasferimento dei mitili dal primo al secondo seno entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno, posticipando tale limite temporale ad oggi tassativo. Di fatto e a grandi linee, è quanto anticipammo già l’estate scorsa.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/17/mar-piccolo-senza-bonifica-si-al-piano-b/)

    Conferma di quanto andiamo scrivendo e denunciando da almeno un paio d’anni a questa parte (per chi ha tempo e voglia si può rileggere i vari articoli linkati in pagina). Ovvero che l’interventoriguardante la bonifica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo è oramai da ritenersi sospeso. In realtà, possiamo anche affermare senza timori di essere smentiti, che l’intervento di bonifica non ci sarà e difficilmente sarà mai realizzato.

    Ma a tutt’oggi la sperimentazione non è partita e risulta essere tutto fermo. Senza che nessuno batta un colpo. Un limbo silenzioso che tutto avvolge, ceh stride terribilmente con il rumore giornaliero prodotto dalla retorica sulla vicenda dell’ex Ilva, che oramai coinvolge personaggi di ogni tipo a tutte le latitudini del vecchio continente. Sui quali preferiamo stendere un velo pietoso. Mentre il Mar Piccolo resta lì, placido e assorto in tutta la sua bellezza e unicità, a far da specchio ad una realtà che non lo merita, nasconendo nelle sue profondità il veleno che in tanti gli hanno somministrato negli ultimi duecento anni almeno, e che a tutt’oggi gli impedisce di tornare libero come meriterebbe.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)

  • Bonifiche, struttura di supporto al prefetto

    Bonifiche, struttura di supporto al prefetto

    A volte ritornano. O forse sarebbe il caso di utilizzare la famosa frase ‘eppur si muove‘. Dopo mesi di silenzio infatti, registriamo una piccola ma importante novità in merito alle bonifiche per il SIN di Taranto. Lo scorso 3 novembre infatti, la Prefettura di Taranto ha comunicato alla Provincia che con DPCM del 1 settembre 2022 è stata definita la composizione della struttura di supporto al Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/13/il-grande-buco-nero-delle-bonifiche/)

    Dunque, è finalmente arrivato il decreto di attuazione di un provvedimento previsto dal decreto-legge approvato nell’ottobre 2021 che conteneva disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose (detto dl ‘Recovery‘), e che prevedeva alcune norme promosse dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, in merito al Risanamento ambientale nella città di Taranto (sotto la dicitura provvedimento ‘Città di Taranto’).

    Il prefetto Demetrio Martino potrà quindi usufruire di una struttura di supporto per l’esercizio delle funzioni commissariale, posta alle dirette dipendenze del Commissario, composta da un contingente massimo di personale pari a cinque unità di livello non dirigenziale, e una unità di livello dirigenziale non generale appartenenti ai ruoli delle amministrazioni pubbliche. Al momento però, sappiamo soltanto che ne farà parte il dipendente della Provincia di Taranto architetto Paolo Caramia, come espressamente richiesto dallo stesso Martino all’ente provinciale lo scorso 3 novembre.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/20/salviamo-le-bonifche-dallabisso3/)

    E’ bene infatti ricordare che sulla Gazzetta Ufficiale n.167 dello scorso 19/07/2022, venne pubblicato il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 30 marzo, che conteneva la proroga per il dott. Demetrio Martino dell’incarico di Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto. Decreto che trovava la sua ragion d’essere nella nota del 20 gennaio 2022, con la quale l’ex ministro della transizione ecologica (MiTE) propose la proroga del prefetto, e quella del 17 marzo 2022, con la quale l’ex ministro dell’interno comunicò il proprio nulla osta alla suddetta proroga vista quella che all’epoca era vista come imminente scadenza dell’incarico, ovvero il 31 marzo scorso. Il decreto era stato poi registrato alla Corte dei Conti il 16 maggio. Il decreto dell’ex presidente del Consiglio Mario Draghi, ha di fatto prorgato di un anno e mezzo l’incarico sommandolo all’anno e mezzo precedente (ottobre 2020-marzo 2022), in modo da raggiungere i tre anni di mandato previsti dal decreto-legge dell’ottobre 2021. Motivando tale decisione in quanto “il curriculum vitae del dott. Demetrio Martino è in possesso di capacità adeguate alle funzioni da svolgere, avuto riguardo ai titoli professionali ed alle esperienze maturate” (dopo lo scellerato defenestramento dell’ex commissario Vera Corbelli durante il governo Conte II). Il che è abbastanza singolare visto che lo stesso Martino, durante un’audizione in primavera presso la Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essi correlati, ammise candidamente di non avere la preparazione scientifica per ricoprire un ruolo così complesso, ma di averlo accettato per puro spirito di servizio.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/20/bonifiche-il-prefetto-traghettatore-silenzioso2/)

    Cosa farà, o non farà, da qui all’ottobre 2023 il prefetto in qualità di Commissario, lo sappiamo già dat empo. E riguarda in particolar modo la gestione dell’intervento dedicato alla bonifica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo, che come abbiamo più volte scritto nell’ultimo anno è stato sospeso e non sarà effettuato.

    Si sperimenterà il progetto del CNR di Taranto sulla stabulazione dei mitili in mar Grande e in laboratorio, per provare a salvaguardare la mitilicoltura del I seno. Un compromesso per provare a limitare i danni prodotti dalla mancata bonifica dei sedimenti, dalle alte temperature e dal poco spazio nel II seno del Mar Piccolo e dagli obblighi imposti dall’ordinanza regionale. E sarà portato avanti anche il progetto LIFE4marPiccolo sul quale torneremo prossimamente. Ma la bonifica vera e propria non ci sarà. Con buona pace del Tavolo permanente per la mitilicoltura, riattivato lo scorso agosto dall’amministrazione Melucci che ‘stranamente’ su questo argomento è poco loquace.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)

    Probabilmente non sapremo mai quali ‘scienziati’ abbiano ‘consigliato’ al prefetto di agire in questo modo, decidendo di “sospendere e bloccare la gara“ del Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto seno I mediante dimostrazione tecnologica. Né sapremo mai da quale calcolo economico-scientifico il prefetto abbia dedotto il dato secondo cui la bonifica del Mar Piccolo costerebbe ben 1 miliardo di euro (per la Corbelli sarebbero serviti altri 204 milioni di euro). Non lo sappiamo e non lo sapremo semplicemente perché il prefetto Martino in ogni audizione o tavolo in cui ha parlato di ciò, non ha mai fatto nomi e cognomi, non ha mai presentato studi e relazioni a sostegno di tale tesi.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/09/mar-piccolo-stop-bonifica-ce-piano-b/)

    Per non parlare dell’assenza totale di comunicazioni con l’esterno, visto che il sito su cui prima si poggiava l’attività dell’ex commissario Vera Corbelli fu chiuso due anni fa ed attualmente pare non ci siano le risorse per aprirne un altro. Nè vengono più pubblicate notizie, documenti e decreti nella sezione appositamente dedicata sul sito ufficiale della prefettura di Taranto. Semplicemente, non si sa assolutamente nulla di tutto quello che riguarda le attività in essere del commissario in merito alle bonifiche (ved nuovo appalto per la bonifica del cimitero San Brunone o dell’area PIP di Statte). Tutto è avvolto da un silenzio sinistro, a cui nessuno sembra davvero interessato. Noi, finché ci saremo, continueremo a vigliare, a mantenere accesa la luce e ad informare come dimostrano le decine, centinaia di articoli scritti negli ultimi anni. Ad maiora.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/30/bonifica-sin-taranto-serviranno-anni2/)

  • L’opposizione chiede ‘aiuto’ al prefetto

    L’opposizione chiede ‘aiuto’ al prefetto

    Si è svolto stamane l’incontro tra i consiglieri di opposizione del Consiglio comunale di Taranto e il prefetto di Taranto, Demetrio Martino. La riunione è stata convocata dal prefetto dopo che la scorsa settimana gli stessi consiglieri si recarono in Prefettura interloquendo con la dottoressa Famà, in merito alla denuncia degli stessi “sull’atteggiamento antidemocratico da parte dell’amministrazione Melucci preoccupante e non più tollerabile”. Il tutto, era il 28 ottobre, dopo aver abbandonato l’aula consiliare in polemica con il presidente del consiglio Piero Bitetti.

    Motivo del contendere la decisione del presidente del Consiglio comunale di non iscrivere all’ordine dei lavori del Consiglio Comunale le interpellanze e le interrogazioni da loro presentate, dopo aver contestato il fatto in due differenti e precedenti Conferenze del Capigruppo e aver effettuato una sollecitazione al presidente tramite pec, “con la quale si chiedeva allo stesso, in caso di norme regolamentari in contrasto, di far propria l’interpretazione più estensiva per tutelare il dibattito democratico in aula e i diritti dei consiglieri” denunciano i consiglieri. Nonostante ciò “il Presidente del Consiglio Comunale decideva di adottare l’interpretazione più restrittiva, non iscrivendo gli atti all’ordine del giorno, interrogazioni tutte frutto di questioni a noi poste dai cittadini e che riguardano la vivibilità e lo sviluppo della città, salvo poi allo stesso tempo chiedere lumi agli Uffici prefettizi“.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/28/lopposizione-va-dal-prefetto2/)

    Nel documento consegnato al prefetto, viene riportato l’art. 42 (Sedute consiliari dedicate al “QUESTION TIME”) del vigente regolamento, dal quale i consiglieri di opposizione desumono che “la ratio e la lettera delle disposizioni dimostrano, senza dubbio, che la seduta di Question time è pensata per dare spazio adeguato ai consiglieri, in seduta pubblica, per l’illustrazione delle proprie interrogazioni ed interpellanze a cui la seduta è appositamente destinata dalla disposizione regolamentare”. Inoltre, per i consiglieri “appare evidente che l’alternativa tra la risposta scritta e quella in aula non è rimessa ad una scelta dell’interrogato ma, al contrario, dall’interrogante (richiedente), il quale può scegliere alternativamente tra le due forme, non potendo chiederle entrambe. Certamente non può subire la scelta dell’interrogato. Del resto ciascun consigliere non avrebbe di fatto alcuna necessità di far transitare le proprie richieste d’informazioni su questioni amministrative per il tramite del Presidente del Consiglio Comunale, depositando interrogazioni se le risposte vengono fomite come una corrispondenza privata all’interrogante senza discussione in aula. Infatti ai sensi della 241/90 i consiglieri hanno già la facoltà di richiedere e ricevere risposte dagli amministratori e dai dirigenti e pertanto non avrebbero esigenza esigenza di formulare atti ispettivi che invece sono finalizzati alla evidenza pubblica delle questioni che si intendono discutere”.

    Inoltre, nel documento viene fatto notare come “il diritto di illustrazione, come quello di replica (soddisfazione/insoddisfazione}, sono connaturati all’istituto dell’interrogazione, come previsto da ogni sistema democratico di tipo assembleare (da quello parlamentare nazionale a quello consiliare regionale, fino a tutti quelli comunaliin genere}, per cui non si possono far dipendere dalla scelta dell’amministrazione interrogata di rispondere per iscritto o meno. In ogni caso, la norma attribuisce il diritto di illustrazione e di replica, a prescindere dalla modalità di risposta dell’amministrazione interrogata”. Mentre l’art. 31 comma S (interrogazioni e Interpellanze) del regolamento comunale dispone che “…. Il Sindaco o l’Assessore delegato, competente per materia, sono tenuti a rispondere per iscritto ai quesiti delle interpellanze e delle interrogazioni o a fornirla verbalmente nella seduta del Consiglio Comunale dedicata al “Question time” in caso di mancata risposta scritto”. “La suddetta disposizione – evidenziano ancora i consiglieri di opposizione – non esclude né il diritto di illustrazione dell’interrogazione in aula da parte dell’interrogante né che la risposta scritta sia letta nella seduta del questione time dall’interrogato, ma specifica solo che possa essere alternativamente data per iscritto o in aula, cosi rendendo possibile il meccanismo di illustrazione e di replica prevista dal comma 8 del citato articolo 42. In ogni caso, il comma 1 del predetto art. 31 consente al Consigliere d’interrogare anche il Segretario Generale, Il Direttore Generale, i dirigenti Interni e i presidenti dei C.d.A. delle società partecipate del Comune, per iquali non è prevista, a differenza del sindaco e dell’assessore l’alternativa della forma scritta a quella orale in consiglio (ubi tacuit noluit, ubi voluit dixit)“.

    Per finire l’opposizione evidenzia come gli venga negato “anche l’utilizzo dell’aula consiliare di Palazzo di Città che è il luogo deputato allo svolgimento delle iniziative dei gruppi politici. Pertanto per esperienza diffusa, non esistendo altro comune italiano in cui si nega l’illustrazione delle interrogazioni e delle interpellanze in aula, e per logicità, in quanto perderebbe di significato una seduta di “Question time” senza l’iscrizione ai lavori delle “domande” poste con gli atti spettivi” è stato richiesto al prefetto un indispensabile intervento di sensibilizzazione rivolto al Sindaco ed al Presidente del Consiglio Comunale in merito alle questioni esposte”.

    Il documento è stato firmato dai consiglieri Luigi Abbate (Taranto senza Ilva), Francesco Battista (Lega Salvini Premier), Massimo Battista (Una città per cambiare Taranto), Carmen Casula (Patto Popolare), Francesco Cosa (Gruppo Misto di opposizione), Massimiliano Di Cuia (Forza Italia), Mimmo Festinante (Gruppo Misto di Opposizione), Walter Musillo (Gruppo Misto di Opposizione), Tiziana Toscano Tiziana (Fratelli d’Italia) e Giampaolo Vietri (Fratelli d’Italia).

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/30/a-taranto-democrazia-sospesa/)

    Dall’amministrazione comunale hanno replicato sostenendo che la norma in questione prevede che la risposta ad interrogazioni e interpellanze giunga entro 30 giorni, rinviando ai regolamenti le modalità di disciplina. Il regolamento del Comune di Taranto applica infatti il termine restrittivo di 20 giorni rispetto al termine espansivo di 30 previsto dell’articolo 43, comma 2 del Testo unico enti locali. In pratica la risposta scritta deve arrivare entro 20 giorni, se ciò non avviene l’interrogante può chiedere al presidente del consiglio di inserire all’ordine giorno della seduta in Question time l’interrogazione o l’interpellanza per ricevere risposta orale. E’ chiaro che in questo caso scatta l’obbligo per sindaco ed assessori di partecipare al consiglio in modalità Question time. Dunque, se la risposta avviene per iscritto non c’è più bisogno della presenza fisica degli amministratori. L’articolo 42, comma 7 bis, del regolamento del consiglio comunale stabilisce, infatti, che “le risposte alle interrogazioni o alle interpellanze devono essere fornite in aula solo qualora non sia stata data risposta scritta, non essendo ammissibile una richiesta sia nella forma orale che in quella scritta”.

    E’ bene ricordare che un anno fa (poco prima dello scioglimento dell’assemblea per le dimissioni collettive di diciassette consiglieri il 15 novembre 2021) fu approvato un nuovo regolamento sul funzionamento del Consiglio Comunale, fortemente voluto dal sindaco Melucci e che aveva suscitato fortissime proteste delle opposizioni, che parlarono di “bavaglio”. Il vecchio regolamento, infatti, prevedeva l’obbligo per il sindaco, gli assessori e i dirigenti di essere presenti alla seduta in aula per fornire risposta in aula alle interrogazioni dei consiglieri, che poi avevano un minuto di tempo per dichiararsi soddisfatti o non soddisfatti della risposta ricevuta.

    Proprio questo passaggio è divenuto motivo di contesa, visto che l’interpretazione del presidente del consiglio Bitetti, corroborata dal parere del segretario generale Langiu, è che questa possibilità sia da ritenersi riferita all’ipotesi ormai residuale di una risposta data in aula. A questo punto, sempre lo scorso 28 ottobre, le opposizioni lasciarono l’aula per recarsi poi in prefettura.

    Il prefetto ha quindi ascoltato le rimostranze dei consiglieri di opposizione, che restano ora in attesa delle eventuali iniziative che il prefetto si è riservato di assumere. Alla prossima puntata.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/10/28/cosa-resta-del-question-time/)

  • Roccaforzata, prefetto sospende il sindaco

    Roccaforzata, prefetto sospende il sindaco

    Il Prefetto di Taranto, Demetrio Martino, con un provvedimento di ieri 4 agosto, ha dichiarato nei riguardi del Sindaco di Roccaforzata, Roberto Iacca, la sussistenza della causa di sospensione dalla carica di Sindaco, ai sensi dell’art.11 del D. Leg.vo 31 dicembre 2012, n.235, a seguito dell’applicazione delle misure coercitive disposte nei confronti del predetto dall’Autorità Giudiziaria.

    Il primo cittadino è stato posto agli arresti domiciliari all’alba di ieri 4 agosto dagli agenti della Squadra Mobile di Taranto insieme all’imprenditore Salvatore Molfetta, 59enne con precedenti penali ed il Sindaco di Roccaforzata, perché indagati con altre cinque persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di tentata concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, incendio, indebita percezione del reddito di cittadinanza. 

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/08/04/arrestato-il-sindaco-di-roccaforzata-2/)

  • Bonifiche, prefetto traghettatore silenzioso

    Bonifiche, prefetto traghettatore silenzioso

    E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.167 del 19/07/2022, il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 30 marzo, all’interno del quale ha trovato posto la proroga per il dott. Demetrio Martino dell’incarico di Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto.

    Dalla lettura del decreto, si ricorda la nota del 20 gennaio 2022, con la quale il Ministro della transizione ecologica (MiTE) propose la proroga del prefetto, e quella del 17 marzo 2022, con la quale il Ministro dell’interno comunicò il proprio nulla osta alla suddetta proroga vista quella che all’epoca era vista come imminente scadenza dell’incarico, ovvero il 31 marzo scorso. Il decreto è stato registrato alla Corte dei Conti il 16 maggio.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)

    Infine, come anticipammo tempo addietro, l’incarico al prefetto è stato prorogato al 1 ottobre 2023 anche perché, si legge sempre nel decreto, “il curriculum vitae del dott. Demetrio Martino è in possesso di capacità adeguate alle funzioni da svolgere, avuto riguardo ai titoli professionali ed alle esperienze maturate”. Il che è abbastanza singolare visto che lo stesso Martino, durante un’audizione nelle scorse settimane, ammise candidamente di non avere la preparazione scientifica per ricoprire un ruolo così complesso, ma di averlo accettato per puro spirito di servizio.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/20/salviamo-le-bonifche-dallabisso3/)

    Il decreto del presidente del Consiglio Mario Draghi infatti, ha prorgato di un anno e mezzo l’incarico sommandolo all’anno e mezzo precedente (ottobre 2020-marzo 2022), in modo da raggiungere i tre anni di mandato previsti dall decreto-legge approvato lo scorso ottobre che conteneva disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose (detto dl ‘Recovery‘), prevedeva alcune norme promosse dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, in merito al Risanamento ambientale nella città di Taranto (sotto la dicitura provvedimento ‘Città di Taranto’).

    Cosa farà da qui all’ottobre 2023 il prefetto in qualità di Commissario, lo sappiamo già. E riguarda in particolar modo la gestione dell’intervento dedicato alla bonifica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo, che come abbiamo più volte scritto nell’ultimo anno è al momento sospeso e non sarà effettuato.   Si sperimenterà il progetto del CNR di Taranto sulla stabulazione dei mitili in mar Grande e in laboratorio, per provare a salvaguardare la mitilicoltura del I seno. Un compromesso per provare a limitare i danni prodotti dalla mancata bonifica dei sedimenti, dalle alte temperature e dal poco spazio nel II seno del Mar Piccolo e dagli obblighi imposti dalll’ordinanza regionale.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/09/mar-piccolo-stop-bonifica-ce-piano-b/)

    Probabilmente non sapremo mai chi ha ‘consigliato’ il prefetto di agire in questo modo, decidendo di “sospendere e bloccare la gara“ del Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto seno I mediante dimostrazione tecnologica. Né sapremo mai da quale calcolo economico-scientifico il prefetto abbia dedotto il dato secondo cui la bonifica del Mar Piccolo costerebbe ben 1 miliardo di euro (per la Corbelli sarebbero serviti altri 204 milioni di euro).

    Dunque, come saranno adesso impiegati i quasi 50 milioni di euro in dote al Commissario Martino per l’intervento di bonifica in Mar Piccolo? Staremo a vedere.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/30/bonifica-mar-piccolo-regna-lincertezza2/)

    Insieme al Mar Piccolo, l’altro grande intervento a cui si dedicherà il prefetto è quello relativo all’intervento di bonifica dell’area PIP di Statte, il cui cambio di progetto della bonifica ha fatto lievitare i costi di intervento da una stima iniziale di 39 milioni ad oltre 80 milioni di euro (in particolar modo perché inizialmente l’intervento prevedeva la bonifica del sito dai rifiuti e dagli inquinanti attraverso interventi in loco mentre poi è stato deciso di prelevarli e trattarli altrove).

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/29/bonifiche-a-taranto-e-il-caos-totale/)

    Da qui, l’idea di destinare i 14 milioni di euro non spesi sul Piano di Moniraggio Intergrato all’intervento di bonifica dell’area PIP di Statte. Porposta che è stata portata al vaglio del tavolo CIS del 13 luglio 2021, che ha ottenuto il parere favorevole del MiTE (che aveva stoppato il precedente progetto di bonifica) e del comune di Taranto e di tutto il tavolo istituzionale. L’ultima parola doveva arrivare dal RUP del CIS Taranto al termine dell’istruttoria su tutti gli interventi previsti iniziata lo scorso luglio e che ad oggi non è ancora terminata.

    Anche in questo caso, sarebbe interessante conoscere chi sono i consiglieri del prefetto, che ha pensato bene di mandare in soffitta l’altro progetto portato avanti dalla Corbelli e sostenuto con forza dall’ISPRA, da ARPA Puglia e dal CNR, ovvero quello del Piano di Moniraggio Intergrato permanente di tutto il SIN di Taranto.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/06/30/bonifica-sin-taranto-serviranno-anni2/)

    Così come al momento non sappiamo quando e se il prefetto avrà a disposizione quella struttura di supporto per l’esercizio delle funzioni commissariale, posta alle dirette dipendenze del Commissario, composta da un contingente massimo di personale pari a cinque unità di livello non dirigenziale, e una unità di livello dirigenziale non generale appartenenti ai ruoli delle amministrazioni pubbliche. Né chi ne farà parte: si è attualmente in attesa del decreto di costituzione. Per non parlare dell’assenza totale di comunicazioni con l’esterno, visto che il sito su cui prima si poggiava l’ex commissario Vera Corbelli fu chiuso due anni fa ed attualmente pare non ci siano le risorse per aprirne un altro.

    Infine, un’ultima domanda: ma che fine ha fatto il CIS Taranto? Mistero. 

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/26/2bonifiche-martino-commissario-sino-al-20235/)

  • Mar Piccolo, stop bonifica. C’è piano ‘B’

    Mar Piccolo, stop bonifica. C’è piano ‘B’

    Breve premessa: ancora una volta, in pieno 2022, siamo costretti a fare i salti mortali, per venire a conoscenza delle decisioni che le istituzioni stanno prendendo nel ‘chiuso‘ delle loro stanze e delle loro riunioni, su una delle questioni più importanti e simboliche del nostro territorio: il futuro del Mar Piccolo di Taranto.

    E’ francamente inconcepibile quest’aura di mistero che circonda questo argomento, che meriterebbe invece ben altra trasparenza da parte di tutti coloro i quali sono chiamati a decidere. Che da anni si riempiono la bocca di visioni futuristiche che ‘cozzano‘, termine migliore non esiste, notevolmente con la realtà vera e concreta che viviamo quotidianamente. Così come è altrettanto depriemente il silenzio e il disinteresse delle tante ‘anime belle‘ che animano la società civile tarantina, sempre in prima fila quando si tratta di parlare dell’ex Ilva, specie se si tratta di ottenere qualche mera visibilità locale o nazionale. E ci fermiamo qui.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/30/bonifica-mar-piccolo-regna-lincertezza2/)

    La notizia, che in realtà riportiamo da diversi mesi, dovrebbe essere oramai ben nota a tutti: l’intervento riguardante la bonifica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo è al momento da ritenere sospeso. Per i prossimi anni ad esser buoni. Del resto, è stato lo stesso prefetto di Taranto Demetrio Martino in qualità di Commissario straordinario per le bonifiche (ruolo che ricoprirà sino all’ottobre del 2023), ad aver deciso quasi un anno fa, di “sospendere e bloccare la gara di “Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto seno I mediante dimostrazione tecnologica“.

    Resta ancora oggi un mistero chi abbia ‘consigliato‘ al prefetto Martino di agire in tal senso. Ed è incredibile che nessuna istituzione abbia chiesto conto al prefetto di chiarire e spiegare quali siano le basi scientifiche su cui poggia tale decisione. L’unica spiegazione che ad oggi è stata fornita durante le audizioni presso la Commissione Ambiente, le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive e la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, sarebbe quella secondo la quale la bonifica del bacino del Mar Piccolo costerebbe all’incirca 1 miliardo di euro. Risorse economiche che andrebbero ben oltre quelle in dotazione al commissario per tale intervento, pari a circa 45 milioni di euro. Mentre l’ex commissario, la dott.ssa Vera Corbelli, stimò un ulteriore fabbisogno per il completamento dell’intervento di risanamento dei sedimenti del Mar Piccolo pari a circa 204 milioni di euro. Tale ulteriore fabbisogno fu inserito nel programma di misure a medio e lungo termine trasmesso dall’ex Commissario Straordinario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il 20 gennaio 2020 (il finanziamento era da ripartire in 7 anni).

    Ma da dove derivi questa valutazione economica da parte del prefetto Martino non è dato sapere. Né lui stesso l’ha mai giustificata con documenti o studi alla mano. E, cosa ancora più incredibile, nessun ente o istituzione sembra aver voglia di approfondire o, come dire, mettersi di traverso.

    Che fare, dunque? Negli ultimi mesi si sono svolte diverse riunioni sull’argomento convocate dal prefetto, a cui hanno partecipato i vari enti coinvolti come l’Istituto Ambiente Marino Costiero l’Istituto Talassografico di Taranto che dipende dal CNR (Centro Nazionale Ricerche), l’ARPA Puglia, la Capitaneria di Porto, il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL di Taranto, l’ISPRA, durante le quali è emersa la possibilità di seguire la strada di un vero e proprio compromesso tra il restare immobili e la bonifica dei sedimenti. Il tutto, s’intende, per cercare di salvaguardare la mitilicoltura tarantina, da anni bloccata da un lato dall’inquinamento da pcb dei sedimenti e dall’altro dalle restrizioni dell’ordinanza regionale attualmente in vigore.

    leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/29/bonifiche-a-taranto-e-il-caos-totale/)

    Lo studio del Talassografico: la stabulazione in laboratorio e Mar Grande

    Stando ai rumors provenienti da queste riunioni che abbiamo raccolto in queste settimane, in ultima quella tenuta lunedì e di cui ha dato notizia l’amministrazione Melucci, senza ovviamente fornire alcun dettaglio, pare sia stato deciso di riprendere, potenziare e approfondire lo ‘Studio della decontaminazione da Pcb (Policlorobifenlili) e Metalli pesanti in mitili del Mar Piccolo di Taranto sottoposti a stabulazione in laboratorio e aree marine idonee alla Molluschicoltura” realizzato nel 2014 dall’Istituto Talassografico-CNR di Taranto.

    In questo studio, è stata studiata la variazione delle concentrazioni di PCB e metalli in mitili prelevati nel primo seno del Mar Piccolo in un’area contaminata e successivamente stabulati sia in vasca controllata, sia in un’area del Mar Grande destinata ai nuovi insediamenti di mitilicoltura. L’esperimento ha avuto la durata di 60 giorni e i campioni sono stati prelevati e analizzati ogni 15 giorni. L’obiettivo principale del lavoro è stato quello di valutare il comportamento dei molluschi bivalvi e quindi l’eventuale abbattimento della concentrazione dei contaminanti, trasferendoli da un’area più contaminata come quella del primo Seno del Mar Piccolo ad un’area meno impattata presente nel Mar Grande di Taranto.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/26/bonifica-mar-piccolo-ora-serve-decidere/)

    Questo studio ha evidenziato che le cinetiche di depurazione hanno evidenziatoa la capacità di eliminazione dei PCB da parte dei mitili, e sono dipendenti da diversi fattori.

    In laboratorio i livelli dei PCB nei mitili dopo 60 giorni sono risultati superiori a quelli dei mitili stabulati in mare anche in presenza in quest’ultimo caso di sedimenti più o meno contaminati. Pertanto, le condizioni ambientali, la disponibilità di cibo, i tassi di filtrazione, il metabolismo, il ciclo riproduttivo, etc. possono influire significativamente sui processi di eliminazione dei contaminanti. Parametri come il contenuto lipidico e l’Indice di Condizione possono dare informazioni importanti sullo stadio fisiologico dei molluschi in quanto essi variano significativamente con lo stadio di maturazione (Cardellicchio et al., 2008) e con la disponibilità di cibo (Bodin et al., 2004).

    In generale per composti organici lipofili, come i PCB, i livelli di contaminazione risultano correlati positivamente con l’Indice di Condizione (Andral et al., 2004; Nesto et al., 2007). Questo indice segue una variazione stagionale che dipende anche dalla gametogenesi, raggiungendo valori minimi in corrispondenza dell’emissione dei gameti. Poichè i gameti contengono una elevata concentrazione di lipidi, essenzialmente lipidi neutri nei quali i PCB si ripartiscono, con la loro eliminazione diminuisce anche il livello di contaminazione (Hummel et al., 1990). La diminuzione dell’IC in questo studio, indica che la stabulazione dei mitili in entrambi gli esperimenti è avvenuta in concomitanza della fase iniziale di emissione dei gameti (spawning) che da studi pregressi è stata dimostrata essere massima in Mar Grande nei mesi invernali (Cardellicchio et al., 2008).

    In questo lavoro, sebbene i lipidi e l’IC presentano un decremento in entrambe le condizioni sperimentali, l’analisi statistica (correlazione con indice di Pearson), non ha mostrato nessuna correlazione significativa (p<0.01) di questi parametri con i livelli di PCB nei bivalvi. La diminuzione di questi contaminanti nei mitili non sembra essere quindi unicamennte legata al ciclo riproduttivo degli organismi. A tal proposito, questo studio si concludeva sostenendo come sarebbe stato utile ripetere questo tipo di esperimenti in un periodo (da aprile a luglio) non corrispondente al ciclo riproduttivo del mitilo, in modo da valutare l’effettiva perdita di contaminanti legata alle mutate condizioni del sito di allevamento.

    Ed è proprio quello che adesso si vorrebbe fare. Nella riunione di lunedì scorso sarebbe stato deciso di riprendere questo studio e ripeterlo per un ciclo temporale pari a 12 mesi. Saranno individuate delle aree in mar Grande che andranno caratterizzate, si parla di una spesa tra i 2-300mila euro che metterà a disposizione il commissario Martino attingendo dalla contabilità speciale in dotazione alla struttura commissariale. Del resto, al di là del fatto che la stabulazione sia da sempre il metodo più a basso costo per la depurazione delle acque, sono diversi gli aspetti che andranno chiariti e verificati.

    Quello più importante riguarda il processo di crescita del mitile (la taglia) e la sua commerciabilità attraverso una valutazione qualitativa del prodotto (visto che si è sempre detto che la salinità del Mar Grande, essendo diversa da quella del Mar Piccolo che vanta la presenza di decine di sorgenti di acqua dolce come i citri, altera non poco la qualità del mitile così come lo abbiamo sempre conosciuto). Perché se è vero che i mitili vanno trasferiti dal I seno del Mar Piccolo entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno, è altrettanto vero che il loro trasferimento nel II seno li porta spesso a morire, a causa del poco spazio acqueo a disposizione ed alle alte temperature che portano i mitili a morire per anossia. Bisognerà dunque capire se e come reagirà il mitile e se sarà commercializzabile.

    (leggi il nostro ultimo articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/12/09/bonifica-mar-piccolo-e-tutto-da-rifare/)

    Un compromesso utile?

    Di fatto, quello a cui si sta lavorando, è una sorta di grande compromesso tra il restare fermi senza far nulla e l’intervento di bonifica vero e proprio. Del resto, in tutti questi anni, nessuno è stato in grado di presentare con chiarezza un progetto serio, credibile e razionale su quello che dovrà essere il futuro del Mar Piccolo. L’idea di trasformare l’area dell’ex banchina Torpediniere a luogo per la nautica di diporto, con in più la presenza attiva del bacino dell’Arsenale, fa letteralmente a pugni con il proposito di dedicare il I seno alla rinascita della mitlicoltura tarantina (visto che tra l’altro previsto per legge che il Mar Piccolo diventi un’Area Marina Protetta). Settore verso il quale vi è una forte attenzione da parte delle istituzioni (dal contrasto agli abusivi e all’attenzione dedicata all’importazione illecita di mitili da altre zone d’Europa), con il prefetto che ha in più occasioni dichiarato di essere in attesa dell’applicazione della razionalizzare dello specchio acqueo prevista dal piano coste già approvato dal comune, che prevede la possibilità per i mitilicoltori in possesso della concessione per operare nel I seno, di ottenerne una seconda per operare nel secondo seno con un canone unico.

    Tutto ciò detto, è chiaro che rispetto allo stare ancora completamente fermi come avviene da tantissimi anni, la scelta di provare questa strada non può che essere positiva. Non fosse altro per capire se sia o meno una strada praticabile. Del resto, il CNR di Taranto ed ARPA Puglia posseggono enormi conoscenze sul Mar Piccolo, frutto di anni e anni di studi e approfondimenti, per cui la nostra fiducia rispetto alla tutela dell’ambiente è massima. Come lo è nei confronti del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto e della Capitaneria di Porto per quanto attiene il controllo sanitario e commerciale del prodotto.

    leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/20/salviamo-le-bonifche-dallabisso3/)

    Abbiate almeno il coraggio di dire la verità al territorio

    Resta però in noi fortemente radicata la sensazione che la decisione di confermare il prefetto nel ruolo di commissario straordinario per le bonifiche, anche solo sino all’ottobre 2023, sia stata una scelta sbagliata. E poco lungimirante. Anche a fronte del fatto che, come testimoniato dalle ultime audizioni a cui abbiamo assistito dallo scorso autunno ad oggi, a Roma e dintorni poco o nulla sanno rispetto a quanto avviene in riva alla città dei Due Mari. Non che qui si stia messi meglio, tra Comune, Provincia e Regione Puglia. Che spesso si muovono questi campi con quella tipica saccenza e presunzione di chi nulla conosce, ma che sa quanto conti avere nelle proprie mani il potere di decidere il destino di un intero territorio.

    Da mesi chiediamo che il CIS Taranto venga nuovamente riunito e che lo stesso abbia il coraggio di prendere delle scelte definitive su tutti i progetti ancora in bilico. In particolar modo sul futuro del Mar Piccolo e quindi sulla sua bonifica. Come scriviamo da anni, bisogna trovare il coraggio e la volontà di risolvere un problema ultra decennale, partendo da quella che è la verità, ma che nessuno ha voglia di affermare pubblicamente: e cioè che per intervenire seriamente bisognerebbe ridurre drasticamente le attività della mitilicoltura per almeno 4-5 anni. Spostare dove sarà possibile gli allevamenti. Ma soprattutto, ed è qui da sempre il vulnus di tutta la situazione, sostenere e ristorare economicamente con risorse adeguate e certe i mitilicoltori per tutti gli anni in cui saranno costretti a restare fermi.

    Altrimenti, si dica chiaramente, una volta e per tutte, che il bacino del I seno del Mar Piccolo non si può e non si vuole bonificare. E che quindi tutto resterà così sino a quando la natura non farà il suo corso, anche magari attraverso interventi di bio-rimedio. Che ARPA Puglia ha stimato all’incirca in 400 anni.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)

    E se così dovrà essere, sarebbe anche ora che si chiarisca al territorio un’altra verità storica che in tanti da anni volutamente ignorano o fingono di non sapere: e cioè che il primo seno del Mar Piccolo è stato inquinato innanzitutto dall’attiità dell’Arsenale della Marina Militare: non a caso l’area più inquinata da PCB è quella denominata ‘170 ha‘, antistante l’arsenale, che si estende sino a ridosso del canale navigabile e della costa meridionale dell’isola sede della città vecchia, dove sono stati rilevati superamenti delle soglie di idrocarburi pesanti con superamento delle soglie CSC (concentrazione soglia di contaminazione) D.Lgs. 152/06 per PCB, Mercurio, IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), Metalli Pesanti (Mercurio compreso). In tale area, la situazione ambientale è resa ancora più critica dal transito di grandi navi che producendo turbolenze dell’acqua possono provocare la risospensione dei sedimenti.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2016/01/15/mar-piccolo-e-area-170-ha-tra-reti-carcasse-e-un-inquinamento-conosciuto-e-taciuto-senza-vergogna/)

    Altro ed alto impatto hanno poi avuto negli anni gli inquinanti trasportati dalla falda profonda, attestata nei Calcari di Altamura, che attraverso la zona PIP di Statte e ha trascinato con se gli inquinanti (in gran parte PCB) presenti in quei terreni adiacenti al siderurgico (basti pensare alla storia di aziende come la San Marco Metalmeccanica e la Matra di cui tante volte abbiamo scritto negli anni). Senza dimenticare gli aspetti idrodinamici del Mar Piccolo: il modello di circolazione delle acque nell’intero bacino ha confermato alcune caratteristiche peculiari e prevalenti, come ad esempio la marea quale principale forzante capace di determinare correnti significative ed in misura minore il vento; la presenza dell’Idrovore dell’ex Ilva (la cui zona dagli studi effettuati durante il sessennio della dott.ssa Corbelli risulta essere quella a più bassa contaminazione, con attendibili indicatori di una apprezzabile attenuazione della contaminazione rispetto al 2010), che ha condizionato e condizione tutt’ora, in maniera sostanziale, la circolazione delle acque nel 1° Seno, determinando una corrente prevalente e continua diretta verso la sua bocca.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2015/12/11/rinsace-larea-dellex-matra-un-mare-di-pcb-bonificato/)

    Ma tutto questo, chissà come mai, in questa città nessuno lo dice o lo vuol dire.

    In attesa che, ed è questa la nostra ultima speranza, queste proposte d’intervento che possano finalmente traguardare il I seno del Mar Piccolo ed i suoi mitilitcoltori verso un nuovo, limpido futuro. Staremo a vedere.

    (leggi qui tutti gli articoli sulle bonifiche https://www.corriereditaranto.it/?s=bonifiche)

  • Taranto e la festa della Repubblica

    Taranto e la festa della Repubblica

    Anche a Taranto si è onorato il 2 Giugno, nel 76° Anniversario della proclamazione della Repubblica.

    Stamattina, intorno alle 9.30, in Piazza della Vittoria, il Prefetto Demetrio Martino, accompagnato dall’ammiraglio di squadra Salvatore Vitiello, ha depositato una corona di alloro al Monumento ai Caduti; in seguito, sulla Rotonda Marinai d’Italia del Lungomare Vittorio Emanuele III, il Prefetto, dopo la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha dato il via alla cerimonia di consegna di due medaglie d’onore, conferite a deportati ed internati nei lager nazisti quale tributo del sacrificio e delle sofferenze subite. Presente anche l’arcivescovo di Taranto, Monsignor Filippo Santoro.

    Rilasciate poi 22 onorificenze dell’Ordine al “Merito della Repubblica Italiana”, conferite dal Capo dello Stato a cittadini della provincia, benemeriti nella Pubblica Amministrazione, nelle attività private, nel volontariato, nella cultura e nell’arte.

    Alle celebrazioni, alle quali sono state invitate tutte le massime Autorità civili, militari e religiose della provincia, intervenuti inoltre 200 studenti degli istituti scolastici Alfieri, Colombo-R. Carrieri, Pertini, San Giovanni Bosco, Vico-De Carolis, Pascoli di Massafra, Elsa Morante di Crispiano, nonché gli alunni del “Progetto Pedibus” della Scuola “Viola- Cesare Battisti” di Taranto.

     

     

  • Bonifica Mar Piccolo, regna l’incertezza

    Bonifica Mar Piccolo, regna l’incertezza

    Nuova audizione questo pomeriggio, in videoconferenza, presso l’Aula della Commissione Ambiente, le Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera dei deputati, in merito all’attuazione del Programma per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’intera area di Taranto, per il prefetto Demetrio Martino, rinominato commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto sino al 1 ottobre 2023.

    Di fatto, come ampiamente prevedibile, non si è registrata alcuna novità rispetto al recente passato ed all’ultima audizione dello scorso 29 aprile, che lo stesso prefetto svolse, sempre in videoconferenza, presso l’Aula del V piano di Palazzo San Macuto, presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/29/bonifiche-a-taranto-e-il-caos-totale/)

    Il prefetto Martino ha ancora una volta riepilogato la gestione finanziaria delle risorse destinate alla contabilità speciale del commissario straordinario, che ad oggi ammontano ad un saldo pari a 55 milioni di euro, rispetto ai 214 milioni dei provvedimenti per il finanziamento degli interventi risalenti all’accordo di programma del 26 luglio 2012, a cui vanno ad aggiungersi altri 67 milioni che devono ancora essere destinati alla contabilità speciale. Dal 2016 al 2022 sono stati spesi 92,4 milioni di euro. Mentre 74,1 milioni sono di fatto risorse finanziare che non fanno capo direttamente al commissario ma ad altri organi, come i 10 milioni di euro che furono destinati a parte della bonifica del sito ex Cemerad di Statte, i 53 milioni per il dragaggio dei fondali del Molo Polisettoriale del porto di Taranto, mentre altri 12 milioni di euro sono destinati al finanziamento di alcuni progetti per i quattro comuni dell’area di crisi ambientale di Taranto.

    Il prefetto ha poi ricordato i vari interventi terminati ad oggi come la conclusione dell’appalto per gli interventi di ventilazione meccanica scuole Tamburi (che venne inserito nel tempo dalla dott.ssa Corbelli) oltre agli interventi sulle strutture interne e sui terreni delle stesse, quella dell’appalto per la rimozione del Mercato Ittico Galleggiante, l’affidamento al Comune di Taranto dell’intervento di completamento del marine litter per 4 milioni (per un importo totale 7-8 milioni) e la ripresa dell’appalto per la bonifica delle aree del cimitero San Brunone(per un valore pari a 13 milioni), .

    Si è poi brevemente accennato all’intervento di bonifica dell’area PIP di Statte, il cui cambio di progetto della bonifica ha fatto lievitare i costi di intervento da una stima iniziale di 39 milioni ad oltre 80 milioni di euro (in particolar modo perché inizialmente l’intervento prevedeva la bonifica del sito dai rifiuti e dagli inquinanti attraverso interventi in loco mentre poi è stato deciso di prelevarli e trattarli altrove). Da qui, l’idea di destinare i 14 milioni di euro non spesi sul Piano di Moniraggio Intergrato all’intervento di bonifica dell’area PIP di Statte. Porposta che è stata portata al vaglio del tavolo CIS del 13 luglio 2021, che ha ottenuto il parere favorevole del MiTE (che aveva stoppato il precedente progetto di bonifica) e del comune di Taranto e di tutto il tavolo istituzionale. L’ultima parola doveva arrivare dal RUP del CIS Taranto al termine dell’istruttoria su tutti gli interventi previsti iniziata lo scorso luglio e che ad oggi non è ancora terminata.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/26/2bonifiche-martino-commissario-sino-al-20235/)

    Infine, un capitolo è stato dedicato alla bonifica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo. Il prefetto ha confermato quanto da noi pubblicato giorni addietro, ovvero che sarebbe in corso da parte di ISPRA uno studio per verificare la possibilità di intervento per mitigare il problema legato all’inquinamento presente nei sedimenti in varie aree del bacino. Pare dunque definitivamente tramontata l’idea a suo tempo portata avanti dall’ex commissario Vera Corbelli, dopo la decisione presa dallo stesso prefetto quasi un anno fa, di “sospendere e bloccare la gara“ del Partenariato per l’innovazione, prevista dal bando per l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva e della realizzazione degli interventi di risanamento ambientale e messa in sicurezza dei sedimenti nelle aree prioritarie del Mar Piccolo di Taranto seno I mediante dimostrazione tecnologica. Resta ancora oggi un mistero su chi abbia consigliato al prefetto Martino di agire in tal senso.

    Così come non è ancora chiaro quello che realmente sarà realizzato in Mar Piccolo, visto che l’idea di trasformare l’area dell’ex banchina Torpediniere a luogo per la nautica di diporto, fa letteralmente a pugni con il proposito di dedicare il I seno alla rinascita della mitlicoltura tarantina (visto che tra l’altro previsto per legge che il Mar Piccolo diventi un’Area Marina Protetta). Verso la quale vi è una forte attenzione da parte delle istituzioni (si è accennato alla lotta agli abusivi e all’attenzione dedicata all’importazione illecita di mitili da altre zone d’Europa), con il prefetto che ha dichiarato di essere in attesa dell’applicazione della razionalizzare dello specchio acqueo prevista dal piano coste già approvato dal comune, che prevede la possibilità per i mitilicoltori in possesso della concessione per operare nel I seno, di ottenerne una seconda per operare nel secondo seno con un canone unico.

    Infine, un passaggio sull’Osservatorio Galene (altra idea dell’ex commissario Vera Corbelli) sparito dai radar da tempo immemore: con il presidente dello stesso, Leonardo Giangrande (anche presidente di Confcommercio Taranto) che ha rassegnato tempo addietro le sue dimissioni dall’incarico, come dichiarato dallo stesso prefetto Martino: si attende però la riunione dello’Osservatorio e la nomina di un nuovo presidente, se mai ciò avverrà.

    (leggi gli articoli sull’Osservatorio Galene https://www.corriereditaranto.it/?s=osservatorio+galene&submit=Go)

    Resta forte in noi la sensazione che la decisione di confermare il prefetto nel ruolo di commissario straordinario per le bonifiche, anche solo sino al 2023, sia stata una scelta politica sbagliata. E poco lungimirante. Anche a fronte del fatto che, come testimoniato dalle ultime audizioni a cui abbiamo assistito dallo scorso autunno ad oggi, a Roma e dintorni poco o nulla sanno rispetto a quanto avviene in riva alla città dei Due Mari.

    E’ ora che il CIS di Taranto venga nuovamente riunito e che lo stesso abbia il coraggio di prendere delle scelte definitive su tutti i progetti ancora in bilico. In particolar modo sul futuro del Mar Piccolo e quindi sulla sua bonifica. Come scriviamo da anni, bisogna trovare il coraggio e la volontà di risolvere un problema ultra decennale, partendo da quella che è la verità, ma che nessuno ha voglia di affermare pubblicamente: e cioè che per intervenire seriamente bisognerà ridurre drasticamente le attività della mitilicoltura per almeno 4-5 anni. Spostare dove sarà possibile gli allevamenti. Ma soprattutto, ed è qui da sempre il vulnus di tutta la situazione, sostenere e ristorare economicamente con risorse adeguate e certe i mitilicoltori per tutti gli anni in cui saranno costretti a restare fermi.

    Altrimenti, si dica chiaramente, una volta e per tutte, che il bacino del I seno del Mar Piccolo non si può e non si vuole bonificare. E che quindi tutto resterà così sino a quando la natura non farà il suo corso, anche magari attraverso interventi di bio-rimedio. Che ARPA Puglia ha stimato all’incirca in 400 anni. A meno che, ed è questa la nostra ultima speranza, enti come ISPRA ed ARPA Puglia non riescano a tirare fuori dal cilindro qualche proposta d’intervento che possa finalmente traguardare il I seno del Mar Piccolo ed i suoi mitilitcoltori verso un nuovo, limpido futuro. Staremo a vedere.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/20/salviamo-le-bonifche-dallabisso3/)