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  • “Raccontiamo la Taranto più bella”

    “Raccontiamo la Taranto più bella”

    A Taranto sta per arrivare un’ondata di opportunità e nessuno può permettersi di restarne escluso. È il momento di superare le divisioni che per troppo tempo hanno frenato la città, intrappolandola in un “vorrei ma non posso”, e di abbandonare finalmente quella mentalità ristretta che guarda con diffidenza e sospetto ogni novità.

    Ora serve unire le energie per dare alla città una nuova immagine, libera dai problemi ambientali, sanitari e occupazionali che spesso la mettono sotto i riflettori della cronaca nazionale. Raccontare, insomma, le sue bellezze storiche, artistiche, naturali ed enogastronomiche, per far innamorare il turista e rendere finalmente il capoluogo ionico meta e non più terra di passaggio verso altre destinazioni.

    Obiettivi ambiziosi, ma non impossibili da realizzare, quelli che Sandro Esposito, coordinatore del Tavolo del Turismo del Comune di Taranto e vice presidente del Comitato dei Giochi del Mediterraneo racconta ai microfoni del CorrierediTaranto.it.

    Con lui, a costituire questo nuovo organo consultivo dell’Ente, anche Antonella Millarte (giornalista e Capo Ufficio Stampa Pugliapromozione); Antonio Caso (informatico attivo in progetti sociali e di innovazione, anche a Taranto attraverso l’ETS 7Hub); Fabio Greco (Presidente Confapi Taranto e titolare del Bluebay Redidence Resort); Tullio Mancino (Direttore generale Confcommercio Taranto); Angelo Matacchiera (Ristoratore e albergatore); Francesca Intermite (Presidente Casaimpresa Taranto); Marcello De Paola (Presidente Federalberghi Taranto); Silvia Fumarola (Confindustria Taranto, delegazione Martina Franca); Giuseppe Caso (titolare bar e attività ricettive); Giorgio Guacci (Presidente UPALAP e direttore commerciale di COFIDI).

    Esposito, partiamo dalle finalità del Tavolo del Turismo. 

    “L’idea nasce dalla volontà ben precisa del sindaco di Taranto di tenere per sé tre deleghe assessorili, ovvero Turismo, Cultura e Sport. Sono i tre pilastri su cui tentare di rifondare una parte del business della città, così come avviene in tutto il resto della Puglia e, aggiungere, del mondo.

    Questo Tavolo non ha poteri deliberativi ma solo di consulenza ed è composto da amanti della città, come me, che non ci guadagnano nulla e hanno tempo a disposizione, che vogliono mettere a frutto le proprie esperienze di vita e lavorative per il bene della città. L’obiettivo? Condividere una strategia unica per il turismo, coinvolgere gli operatori locali in maniera un po’ più strutturata e attivare fondi regionali ed europei con l’unico scopo di realizzare qualcosa di positivo per la città.

    Taranto ha già una moltitudine di punti di forza, dalla Città vecchia al Marta, dall’Arsenale al Castello Aragonese, dalla naturale vocazione nautica ad eventi di richiamo già internazionale, fino alla Settimana Santa. E poi tutto il turismo estivo di tipo balneare, grazie ad un mare stupendo e ad un clima favorevole per quasi tutto l’anno, ma anche aspetti ancora poco sviluppati come il turismo lento, quello dei cammini, delle ciclovie, la Rotta dei due mari”.

    Quali strategie metterete in campo per destagionalizzare il turismo a Taranto?

    “Partiamo dal presupposto che settembre e giugno stanno diventando i mesi più indicati per fare turismo balneare, soppiantando i classici luglio e agosto per via del caldo eccessivo; esistono tipologie di turismo che possono essere sviluppate durante tutto l’arco dell’anno, penso al turismo culturale, a quello religioso; poi ci sono il turismo archeologico evoluto, il turismo esperienziale, quello scolastico, quello musicale, persino quello dei congressi: per esempio, la scorsa settimana a Taranto si è svolto il congresso dei magistrati tributari, della durata di due giorni, che ha portato in città un bel po’ di presenze. Insomma, l’obiettivo generale che ci poniamo è quello di aumentare l’attrattività ma soprattutto la permanenza turistica nella città: finora, infatti, a Taranto il turista arriva di passaggio per recarsi nella Valle d’Italia o in Salento.

    Certo, ci sono tante criticità da affrontare e risolvere: dalla crisi industriale alla scarsa integrazione tra città vecchia e città nuova, fino ad un’offerta di eventi piuttosto frammentata e ad una modesta ancora integrazione tra pubblico e privato. Bisognerebbe, poi, implementare la comunicazione e attuare un’operazione di marketing che veda tutti a bordo.

    Il vero banco di prova, a mio avviso, sarà costituito dai Giochi del Mediterraneo; in questi giorni abbiamo realizzato un convegno su cibo e accoglienza, chiamando a raccolta tutti i ristoratori perché dobbiamo comprendere che in quel periodo avremo qui cittadini di 26 Paesi e non tutti gradiranno tubettini e cozze, mi permetta la battuta.

    A fine mese partiranno dei corsi gratuiti per tutti i ristoratori, per i pasticceri, per i panificatori: trascorreremo alcuni giorni con la Federazione italiana dei cuochi e Federalberghi, per apprendere piccole lezioni di cibo alternativo”.

    A proposito del turismo archeologico di cui parlava prima, si attende a giorni il tavolo con Soprintendenza e cooperative per la questione della chiusura del circuito delle Tombe a camera.

    “Ovviamente è un incontro a cui parteciperò e considero scontato che si trovi la soluzione per riaprire il circuito in tempi brevi, anche perché ai primi di aprile abbiamo già imbastito la seconda edizione di ArcheoCardio, una passeggiata archeologica che prevede proprio il passaggio dalle Tombe a camera”.

    Parliamo del turismo crocieristico: siamo passati dai 45 approdi del 2024 ai 36 dello scorso anno, fino ai 28 di questo 2026. C’è da dire che, sulla scorta delle testimonianze raccolta dagli operatori del settore, non si tratta di un settore che movimenta granché a livello di strutture ricettive e ristorazione, trattandosi perlopiù di escursioni già organizzate che durano appena poche ore.

    “Parlo da tarantino come sempre, ovviamente: dal 21 agosto al 3 settembre avremo in città 4.200 atleti, 3.300 tra delegati e persone che giungeranno dai 26 Stati che fanno parte dei Giochi. Quest’anno, quindi, possiamo fare a meno di qualche nave da crociera e nello stesso tempo impegnarci tutti per dare l’immagine migliore della città e gettare il seme per la stagione turistica successiva, invogliando la gente a tornare a Taranto.

    A proposito di questo voglio dirle un altro dato: abbiamo bisogno di 3.000 volontari, ragazzi che sappiano parlare inglese e raccontare la nostra bellissima città; saranno i veri ambasciatori del territorio.

    Non dimentichiamo, insomma, che i Giochi sono un punto di partenza per Taranto, non un traguardo.

    Alle crociere sicuramente non rinunceremo. Ma penso pure che, grazie all’aumento di quel minimo della tassa di soggiorno, l’amministrazione comunale potrà investire nel miglioramento dell’accoglienza turistica. Penso, ad esempio, alle vele ombreggianti che ci sono in Spagna, a Barcellona, e che potrebbero accompagnare il turista nel tragitto dalla Ringhiera al Duomo di San Cataldo. piccole accortezze che fanno la differenza e inducono il turista ad una sosta in un posto caratteristico della Città vecchia”.

    Esiste già una programmazione per la stagione turistica 2026 o siete a lavoro per ultimarla?

    “È in itinere, la priorità assoluta adesso è quella dei Giochi del Mediterraneo perché mancano soltanto 175 giorni”.

    A Taranto ultimamente si ha sempre la sensazione di essere in ritardo, forse perché è un modus nostrano quello di ridursi all’ultimo momento? Dai Giochi alle BRT, si tratta di eventi e infrastrutture programmate da anni, eppure assistiamo ad una corsa contro il tempo per finire tutto entro le scadenze previste. 

    “Purtroppo è la verità. Posso dire che sia io che Ferrarese siamo arrivati relativamente da poco tempo e che gli impianti sono in linea con il cronoprogramma.

    È chiaro che avere già molte situazioni sistemate ci avrebbe garantito più tranquillità, ma ora non possiamo fare altrimenti. Dobbiamo accelerare, quindi stiamo lavorando H24 per assicurare il miglior risultato.

    Io, però, torno a ribadire questo concetto: sta passando da Taranto non un treno, bensì una nave di opportunità su cui dobbiamo salire tutti, perché i Giochi sono dei tarantini e non del Comitato. Dobbiamo unire gli sforzi per dare a questa città l’occasione che merita e ai nostri ragazzi la possibilità di costruirsi qui un futuro diverso”.

    Sandro Esposito

    Lei ritiene che Taranto sia pronta per questo salto? Non solo per ospitare i Giochi, ma anche per proporsi come meta turistica di livello internazionale. Penso alla necessità di corsi sulla ristorazione di altri Paesi, alla barriera linguistica costituita dall’inglese che per molti operatori del settore non è ancora bagaglio obbligatorio. 

    “Le rispondo con la mia solita umiltà: non siamo pronti al 100% e sicuramente emergeranno delle criticità perché, a dirla tutta, è la prima volta che la città si trova a presiedere un evento del genere; da parte nostra facciamo e faremo di tutto per arrivare preparati nel migliore dei modi”.

    Non pensa che questo percorso di formazione, chiamiamolo così, debba proseguire al di là dei Giochi, per dare davvero seguito alla vocazione turistica della città?

    “Assolutamente sì e non dobbiamo inventarci nemmeno grandi cose: anche vedere il tramonto dal nostro bellissimo Lungomare è un’esperienza per cui il turista torna, come ho fatto io che mi sono recato tre volte in Grecia per andare a vedere il sole tramontare alle isole Santorini. Abbiamo un grandissimo potenziale, dobbiamo solo imparare a gestirlo e sfruttarlo nel migliore dei modi”.

    Cosa ci aspetta dalla prossima stagione turistica, oltre ai Giochi?

    “Tantissimi eventi che precederanno i Giochi del Mediterraneo e costituiranno una sorta di test, di prove generali prima dell’evento: uno di questi coinvolgerà sicuramente il nuovo centro sportivo Magna Grecia.

    Poi c’è il Medimex, ma anche una serie di attività su sport e cultura, sport e salute, sport e turismo, molte delle quali vorremmo che diventassero appuntamenti permanenti per la città. E lo dico a gran voce: ritengo giusto che ciascun quartiere della città sia coinvolto nell’ospitare gli eventi, non solo il Borgo.

    Senza dimenticare la Settimana Santa: la prossima settimana ho appuntamento con i priori delle due Confraternite (San Domenico e Carmine, ndr) perché vorrei realizzare un gemellaggio tra le due congreghe e allestire mostre ed eventi emozionali a tema.

    Posso aggiungere una cosa? Io ho 64 anni e ogni 24 dicembre mi commuovo perché vedo Taranto piena di ragazzi: è diventato un vero e proprio evento, al punto che dai comuni limitrofi vengono qui per assistere alla città che brulica di giovani, di musica, di festa. Perché non creare eventi fissi che portino questi flussi in altri periodi dell’anno? Perché non dare vita ad un business che permetta alle generazioni del futuro di costruire qui il proprio avvenire e non altrove? Noi ce la stiamo mettendo tutta”.