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    Lungomare, che succede?

    Tempi di completamento slittati di 7 mesi (dal 17 maggio al 28 dicembre 2025), costi lievitati e scarsa presenza di operai al lavoro, come segnalatoci quasi quotidianamente dai nostri lettori.

    Cosa sta accadendo ai lavori di messa in sicurezza e recupero ambientale della scarpata del Lungomare Vittorio Emanuele III?

    Cerchiamo di ricostruire gli ultimi step del travagliato iter di questo intervento strategico per la città di Taranto. Lo scorso 29 settembre la Giunta comunale ha approvato all’unanimità una cosiddetta “perizia di variante” ai lavori in questione.

    Di cosa si tratta? Per scoprirlo dobbiamo fare un passo indietro allo scorso 2024, quando la Direzione Ambiente del Comune ha richiesto il supporto del Politecnico di Bari, e in particolare del gruppo di Geologia Applicata del Dipartimento DICATECh, per un’attività di supporto tecnico-scientifico mirata a chiarire le criticità emerse nel corso dell’esecuzione dei lavori.

    Il progetto esecutivo redatto nel 2021, infatti, aveva impostato l’intervento come un’opera di consolidamento leggero, finalizzata soprattutto al recupero paesaggistico e alla protezione superficiale della scarpata. L’ipotesi iniziale era che il pendio fosse sostanzialmente stabile, con problematiche di erosione superficiale ma senza movimenti strutturali profondi.

    Con l’avvio dei lavori di pulizia delle aree, però, la realtà geologica del versante si è rivelata più complessa del previsto.

    Gli scavi e le indagini integrative hanno messo in luce una stratigrafia irregolare, con alternanza di sabbie, limi e argille plastiche, oltre alla presenza di una falda sospesa che riduce la coesione dei terreni fini.

    I tecnici hanno inoltre rilevato microfratture e segni di distacco nel fronte del pendio, indicatori di movimenti gravitativi locali e di un rischio di smottamento non previsto nella progettazione originaria.

    L’obiettivo del Comune, alla luce di quanto emerso, è di garantire la sicurezza strutturale e geotecnica del lungomare, ma anche di preservare l’impostazione paesaggistica dell’intervento, che prevede il recupero ambientale della scarpata e l’integrazione con il fronte urbano di corso Vittorio Emanuele III.

    “La scelta di coinvolgere il Politecnico – spiegavano dagli uffici tecnici – nasce dall’esigenza di avere una valutazione terza, indipendente e scientificamente fondata. L’opera deve essere non solo esteticamente armonica, ma anche strutturalmente sicura, considerando le reali condizioni geologiche del sito”.

    Sulla scorta della valutazione effettuata dal Politecnico, infine, il Comune di Taranto ha approvato la Perizia di Variante e Suppletiva con un aggiornamento che aumenta del 32,9% l’importo iniziale, ma senza cambiare gli obiettivi originari del progetto.

    La variante introduce importanti miglioramenti per garantire la sicurezza e la stabilità del versante: in particolare, barriere rinforzate, con strutture di diverse altezze (da 30 a 80 centimetri) sia rettilinee che curvilinee, per contenere eventuali smottamenti; micropali ridisegnati, studiati sulla base delle reali caratteristiche del terreno, per una maggiore solidità del fronte; nuovi terrazzamenti, con salti di quota ridotti, per migliorare la stabilità complessiva della scarpata; riorganizzazione delle aree verdi, con censimento e documentazione fotografica di tutti gli alberi presenti, insieme a un piano di manutenzione dedicato.

    L’intervento, quindi, mantiene le finalità originarie di sicurezza e recupero ambientale, rafforzandole e garantendo maggiore protezione per cittadini e visitatori del Lungomare tarantino.

    “Questa variante – ha dichiarato l’assessore all’Ambiente, Fulvia Gravame – è il risultato di un lavoro tecnico approfondito e condiviso con il Politecnico di Bari. L’obiettivo è garantire la piena sicurezza del lungomare, rispettando al contempo l’identità paesaggistica e ambientale della scarpata. Non si tratta solo di un’opera strutturale, ma di un investimento sulla resilienza del nostro territorio.”

    Le somme aggiuntive richieste, inoltre, saranno coperte tramite alcune variazioni di bilancio e finanziate tramite la devoluzione di mutui già esistenti, senza accendere, quindi, ulteriori debiti.

    Il tutto potrebbe, quindi, spiegare la scarsa presenza di operai sul cantiere: l’auspicio, tuttavia, è che i lavori possano ripartire e concludersi quanto prima, regalando finalmente alla città un Lungomare degno della bellezza del suo mare.

    Sarà, poi, compito successivo quello di preservarlo e valorizzarlo con opportune attività, similmente a quanto accade al Lungomare di Reggio Calabria, che al momento detiene la palma del chilometro più bello d’Italia, come lo definì Gabriele D’Annunzio.

    Insomma, c’è ancora molta strada da fare.

    Ph credits to: Paolo Occhinegro