Un proverbio probabilmente risalente all’età medievale recita che “il riso abbonda sulla bocca degli stolti” e, in effetti fino a tutto il Rinascimento ridere era considerato un atto privato, quasi un piccolo orgasmo, tanto che raramente veniva riprodotto nelle arti visive, come al contrario accadde dal Settecento in poi, quando invece soprattutto in ambienti raffinati era frequente la competizione tra motti e sorrisi arguti.
Al riso e alle sue plurime valenze sociali è dedicato un breve quanto denso libro pubblicato poche settimane fa da Il Mulino ed intitolato “Perchè ridiamo. Alle origini del cervello sociale”. Ne sono autori l’etologa dell’Università di Pisa Elisabetta Palagi, nota studiosa del gioco tra i mammiferi, e il neuroscienziato Ernesto Caruana, docente a Parma e autore di oltre cinquanta “papers” specialistici sull’argomento.
Lo scambio interdisciplinare tra i due studiosi ha prodotto un testo agile e godibile, ma soprattutto ricco di informazioni assai preziose intorno ad un fenomeno che ancora non è stato del tutto indagato. Si sa, infatti da tempo che ridere impegna molti meno muscoli facciali che arrabbiarsi o piangere (rispettivamente 12 contro 43 e 20), ed è noto anche il fatto che il primate umano è l’unico tra i mammiferi a giocare anche da adulto e praticamente per tutta la vita, implicando in tale attività anche quella del ridere.
Nel libro scopriamo che sono oltre 60 le specie animali a ridere, tra cui cani, foche, delfini e mucche oltre a tutti i Primati, ma solo nell’uomo sembrerebbe distinguersi nel riso un’attività “telica”, ossia orientata ad uno scopo, rispetto ad una modalità di tipo “paratelico”, cioè orientata al mero gioco come scambio sociale. Interessante è anche notare che già nel 2010 l’antropologa Sophie Scott aveva dimostrato che finanche presso le popolazioni più remote e isolate abitanti la foresta amazzonica il suono della risata era assai più riconoscibile di qualunque altra emissione vocale generata dall’apparato boccale e dal torace dell’uomo, mentre per il celebre Robin Dunbar dell’Università di Oxford la risata in compagnia (trenta volte più frequente che in solitudine) avrebbe la stessa funzione che nelle scimmie ha lo spulciarsi reciproco, tanto è vero che tra i pediatri è noto il fenomeno per cui un bambino ride se a provocargli il solletico è una persona conosciuta, mentre non lo fa in caso contrario.
Già in età risorgimentale e quindi a fine Ottocento grazie al medico Duchenne si era, inoltre mesa in evidenza la differenza tra sorriso e riso, e soprattutto si era osservato empiricamente che almeno due sono i tipi di riso tra gli esseri umani: quello spontaneo, simile a un vocalizzo o ad un richiamo primitivo e caratterizzato da una fase iniziale esplosiva che ne denota la sincerità, e quello per così dire “subdolo”, che coinvolge altri muscoli facciali rispetto al primo ed ha spesso significato sociale adattativo o di diversa natura: Caruana e Palagi nel libro mettono in evidenza il fatto che dal punto di vista anatomico la differenza tra i due tipi di riso sta tutta nella sollecitazione o meno dei muscoli orbicolari dell’occhio, attivati solo nel primo caso. Chi è dotato di quella forma di intelligenza nota come “intelligenza sociale” prima ancora che dalla prossemica, riesce a cogliere queste sfumature letteralmente guardando in viso l’interlocutore.
In fondo sappiamo che, come già scriveva molti anni fa Terry Eagleton nella sua seminale “Breve storia della risata”, “…possiamo cogliere i segni della ribellione al codice sociale e, al contempo, rinnegarlo. Basta dire che si scherzava…”. Ed è, quindi lo spazio della risata qualcosa che afferisce anche al modo di relazionarci al gruppo e a ciò che vogliamo comunicare anche in maniera implicita, utilizzando lo schermo del gioco/riso al fine di creare un’atmosfera di sospensione del giudizio nella quale tutto è permesso, cioè si può scherzare, ironizzare, persino sbeffeggiare anche ciò che normalmente è ritenuto inviolabile o addirittura sacro, ossia separato dal resto.
“Perchè ridiamo. Alle origini del cervello sociale”
di Elisabetta Palagi e Ernesto Caruana
Il Mulino Editore- 2024
184- Euro 19,00
Giudizio: 5 stelle su 5

