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  • A Faggiano la “Festa della Vendemmia”

    A Faggiano la “Festa della Vendemmia”

    Il borgo di Faggiano si prepara a tingersi dei colori dell’autunno e a rivivere il fascino della tradizione contadina con la XIII edizione della “Festa della Vendemmia”, organizzata dall’Associazione per le Tradizioni Popolari di Faggiano.

    L’appuntamento è fissato per venerdì 29 e sabato 30 agosto 2025, a partire dalle ore 20.30, nella piazza centrale del paese.

    Come ogni anno, la rievocazione offrirà ai visitatori – e in particolare ai più giovani – la possibilità di scoprire le varie fasi della vendemmia così come venivano vissute in passato, prima dell’avvento della meccanizzazione delle cantine.

    Il cuore dell’evento sarà il suggestivo corteo dei contadini, che dopo la raccolta delle uve entreranno in paese accompagnati da carri addobbati, musiche folkloristiche, canti e balli popolari. In piazza centrale andrà poi in scena la dimostrazione della pigiatura tradizionale, dapprima con i piedi e successivamente con il torchio, da cui sgorgherà il mosto, simbolo della nascita del vino nuovo.

    Grande attenzione verrà riservata al coinvolgimento delle scuole, degli oratori e dei tanti ragazzi provenienti da fuori, che avranno l’occasione di cimentarsi personalmente nelle antiche pratiche della spremitura delle uve.

    La manifestazione sarà arricchita da un percorso enogastronomico dedicato ai prodotti tipici locali: dalla frisella pugliese con pomodoro e olio nostrano, ai formaggi delle masserie del territorio. Non mancherà l’area degustazione vini, dove le più rinomate cantine pugliesi presenteranno le loro etichette, con particolare attenzione al Primitivo di Manduria, eccellenza del territorio.

    Il programma prevede inoltre seminari e tavole rotonde con enologi ed esperti, che approfondiranno temi legati all’attualità del settore vitivinicolo, insieme a mercatini artigianali, spettacoli musicali, esibizioni di scuole di ballo, intrattenimento per bambini e numerose iniziative collaterali.

    La “Festa della Vendemmia” di Faggiano è un appuntamento che unisce memoria e futuro, comunità e ospitalità, tradizione e divertimento. Due serate per celebrare insieme la cultura del vino, la convivialità e l’anima autentica della Puglia.

     

     

  • Fondi dalla Regione per promuovere il brand Puglia

    Fondi dalla Regione per promuovere il brand Puglia

    Diversificare l’offerta delle vacanze in Puglia per 365 giorni l’anno puntando sui Prodotti Turistici che la caratterizzano: “Enogastronomia”, “Arte e Cultura”, “Mare e Nautica”, “Sport, Natura e Benessere”, “Wedding”.

    Sono questi i punti cardinali dell’Avviso Pubblico Prodotti Turistici pubblicato da Aret Pugliapromozione in attuazione del Piano Strategico del Turismo “Puglia365”. Il “Prodotto Turistico” consiste nell’insieme di beni e servizi di un territorio che, messi a sistema, compongono un’offerta in grado di rispondere alle esigenze di specifici segmenti della domanda turistica.

    “Diamo concretezza alle idee con un avviso interamente dedicato allo sviluppo dei prodotti turistici in Puglia. Come ho sottolineato più volte – dice Gianfranco Lopane, assessore al Turismo della Regione Puglia – per lavorare all’ampliamento della stagione turistica bisogna ragionare in termini di ‘prodotto turistico’ e non più di ‘destagionalizzazione’. Un cambio di approccio che parte dalla volontà condivisa di costruire un’offerta turistica diversificata e attrattiva durante tutto l’anno, superando il concetto tradizionale che vede le stagioni al di fuori dell’estate come un problema da risolvere anziché un’opportunità da sfruttare. Un cambiamento che, oggi, trova seguito nell’avviso ‘Prodotti Turistici’: una novità che sperimentiamo rivolgendoci agli operatori e stimolando sinergie con una disponibilità di quasi 1 milione di euro”.

    L’Avviso Prodotti Turistici riguarderà, ad esempio, la brandizzazione di spazi relativi ad attività settoriali specifiche di prodotto quali ad es. workshop, incontri di settore, fiere e manifestazioni nazionali ed internazionali che si svolgono in Puglia. Inoltre, comunicazione on e off-line di experience e tour dedicati verso i luoghi di produzione come cantine, birrifici, aziende agricole, caseifici, azienda olearia e/o frantoio, laboratori artigianali.

    Si investirà in azioni di promozione di esperienze miste, ad esempio enogastronomia e musica, wine trekking, bike tour legati alla conoscenza dei borghi abbinati ad esperienze enogastronomiche; cammini ed itinerari culturali legati alla conoscenza delle tradizioni e del patrimonio artistico materiale e immateriale.

    Ci sarà spazio per ⁠servizi di supporto alla visita e/o ai tour ad es. guide turistiche e/o ambientali, transfer, interpretariato e molto altro.

    La dotazione finanziaria complessiva dell’Avviso Prodotti Turistici è di € 950.000, con un massimo di 55.000 euro per un singolo progetto. Due le scadenze per la partecipazione: entro l’11/09/2024 per le attività/iniziative da realizzarsi tra l’1 ottobre 2024 e il 30 novembre 2024, entro il 28/10/2024 per il periodo tra il 1 dicembre 2024 e il 31 marzo 2025.

    L’avviso pubblicato nel portale Aret Pugliapromozione è disponibile nel link qui di seguito https://tinyurl.com/r7jrxwz6

  • Il rituale della conserva che unisce

    Il rituale della conserva che unisce

    Non si conosce la data né l’autore della prima salsa di pomodoro o del primo ragù, anzi, la più antica fonte storica risale soltanto al 1839, con la pubblicazione della “Cucina teorico-pratica” a firma di Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino. All’interno di tale opera, il napoletano intitola un saggio “Sauza di pommadore ammature” (trad. “Salsa di pomodori maturi”), fornendo puntuali indicazioni di preparazione e consigli sulle modalità di consumazione di una delle salse d’accompagnamento alla base della cucina italiana. Altro che “piatti della nostra tradizione millenaria” e simili incensi: il pomodoro è tutto fuorché un antico ingrediente sulle tavole di tutto il mondo. Il nome di questo vegetale originariamente chiamato dagli aztechi “xitomatl” (da cui, poi, l’anglosassone “tomato”), arriva ai giorni nostri dopo non poche peregrinazioni e molto più in là rispetto alla scoperta delle Americhe. Infatti, tale prodotto della terra è ritenuto non commestibile ed impiegato per soli scopi ornamentali fino al XVI secolo, quando gli spagnoli iniziano a studiarne le proprietà organolettiche e nutritive, ma il frutto impiega molto tempo per diffondersi prima in Francia e poi in Italia, in un passaggio fumoso fra storia e leggenda che consacra un ingrediente rivoluzionario prima per la cucina di casa e poi per l’industria alimentare. Tuttavia, grazie a una libera invenzione dei francesi, il Belpaese adotta il neologismo “pomodoro”, così distante dal più etimologicamente coerente “tomato” inglese. I cugini d’Oltralpe, una volta entrati in possesso del frutto, pensano bene di attribuirgli fantomatiche proprietà afrodisiache, tanto da chiamarlo gergalmente “pomme d’amour” (trad. “pomo dell’amore”). Nulla di vero né scientifico, ma sarebbe altresì ingiusto trattare con assoluto scetticismo il potere dell’amore derivante dall’oro rosso, come si espone fra qualche riga.

    Se si desidera approfondire l’argomento, è fortemente consigliata la lettura del saggio “Il mito delle origini. Breve storia degli spaghetti al pomodoro” (2019, Laterza, 106 p.) del Prof. Massimo Montanari

    Il caso, spesso, decide il resto: i pomodori migliori del mondo oggi vengono coltivati in Italia e, in particolare, nel Mezzogiorno del Paese, grazie al clima favorevole e alla posizione geografica occupata dallo Stivale. Agosto, poi, è un mese campale per le Regioni del Sud, in quanto la maggior parte dei pomodori giunge alla piena maturazione, spandendo un ineguagliabile profumo per ettari ed ettari e riflettendo la luce del Sole sul turgido mantello rosso scarlatto. Forse il pomodoro (altro che pomo della discordia) è uno dei pochi elementi in grado di mettere d’accordo famiglie, amici e vicini non solo a tavola ma anche in cucina. Sono sempre meno ma ancora tantissime le famiglie che, potendo fare affidamento su una casa in campagna o al mare, o su uno spazioso appartamento in città, e magari su un piccolo appezzamento di terra o su quello appartenente a un contadino di fiducia, si ritrovano attorno a boccacci e passini per “fare” tutti insieme le conserve di pomodoro. Anziani, adulti, giovani e bambini trascorrono fianco a fianco da uno a tre giorni attorno a giganti pentoloni entro cui bollire i pomodori e sterilizzare i recipienti in vetro temperato per scongiurare lo sviluppo di muffe, botulino ed altri pericolosi microrganismi che possono essere rischiosi per la salute umana.

    Il momento della preparazione della conserva di salsa di pomodoro non è più necessario ed, ormai, neppure utile a risparmiare sul bilancio familiare. Dalla scorsa rivoluzione industriale i supermercati sono pieni di prodotti a base di pomodoro in scatola e in vetro anche di qualità eccelsa e a prezzi competitivi (di contro, da qui nasce il dramma del caporalato), ma allora perché trascorrere il proprio tempo così? È una questione spirituale, probabilmente; una laica preghiera al sapore di “pummarola”, che nell’ex Regno di Napoli ricrea armonia laddove la frenesia della “crescita” semina discordia. Il tenue e dolce odore della salsa preparata dalla nonna, si rinnova in un “sempre” che, invero, è ogni anno un nuovo inizio. E così nelle brigate di cucina domestica, anche a Taranto, ognuno ha una sua mansione ben definita da svolgere in tempi severamente scanditi, dalla nonna più anziana al nipotino più piccolo. La sveglia suona presto per tutti nel giorno delle conserve. I pomodori acquistati o colti il giorno precedente e ordinatamente stipati nelle cassette, si tergono della rugiada delle prime luci dell’alba, mescolandosi agli odori dei pini e della salsedine. C’è l’addetto al lavaggio dei frutti; affare meno semplice di quanto possa sembrare quando si ragiona in tonnellate e senza macchine industriali. C’è chi provvede alla bollitura e alla scolatura, chi sterilizza i barattoli o le bottiglie gelosamente conservate in dispensa da due o tre generazioni, sino a giungere al fulcro dell’opera: colui o colei che, con paziente olio di gomito, trasforma il pomodoro cotto in salsa, passandolo a mano o meccanicamente. Anche i più piccini possono collaborare, magari dedicandosi al confezionamento, all’assaggio o alle foglie di basilico a dir poco immancabili in ogni barattolo di conserva che si rispetti. E quando il sole è ormai alto a mezzogiorno e tutti, tamponandosi il sudore che gronda dalla fronte, guardano soddisfatti la distesa di bottigliette rosse create con le proprie mani, è il momento di buttare la pasta, per assaporare l’extra-fresco dei sapori per eccellenza.

    Una pianta di pomodoro ancora in fase di maturazione

    Una fatica immane; inutile se si pensa che in nella grande distribuzione organizzata, come si accennava, è reperibile una straordinaria varietà di conserve di pomodoro. È per questo che, forse, non è il gusto del “fatto in casa” in sé a spingere tanti pugliesi a rimboccarsi ancora le maniche per lo stancante rituale della passata, ma lo spirito di stare insieme e di condividere qualcosa di unico al mondo. Meglio di chiunque altro lo spiega Luciano De Crescenzo nel film “Così parlò Bellavista” (1984), quando la giovane figlia del Prof. Bellavista, passando dalla cucina, vede tutta la famiglia impegnata nelle conserve ed afferma: “Io non capisco perché in questa casa non dovete comprare i pomodori in scatola come fanno tutte le persone civili”. E Bellavista risponde: “Perché sono pomodori che non abbiamo conosciuto di persona”. La sinossi di un Mezzogiorno poeticamente arroccato su se stesso è tutta qui: nel cogente bisogno di dover conoscere i pomodori di persona prima di mangiarli.

  • “Sagra da Far’nèdd” a Castellaneta

    “Sagra da Far’nèdd” a Castellaneta

    Un vero e proprio fiume di turisti, visitatori e residenti domenica sera ha invaso il centro storico di Castellaneta in occasione della 19esima edizione della “Sagra da Far’nèdd e dei sapori di Puglia – Città di Rodolfo Valentino”, manifestazione organizzata dall’associazione UniComArt (l’unione di commercianti, artigiani e artisti di Castellaneta), sostenuta dalla Fondazione Rodolfo Valentino e patrocinata da Comune di Castellaneta e Regione Puglia. Il grande ritorno della “Sagra dei Record”, la sagra più lunga d’Italia con i suoi 2 km di percorso tra le viuzze di uno dei centri storici più belli di Puglia, non ha deluso le aspettative della vigilia regalando momenti di altissimo spessore culturale tra storia, musica ed enogastronomia.

    Un percorso di sapori e antichi profumi che ha permesso a migliaia di persone di gustare più di 10 bontà locali, dall’antipasto al dolce, tutte tipicamente pugliesi. I numeri testimoniano la maestosità dell’evento principe dell’estate della città di Rodolfo Valentino, uno dei più attesi tra i cartelloni delle principali città pugliesi: oltre 100 gk di pane di grano duro somministrato, più di 2 quintali di pasta, 8 quintali di pomodori, 10 mila bocconcini di mozzarella, 450 kg di focaccia, 60 di capocollo, migliaia di friselle, 12 quintali di anguria, 130 kg di gelato e poi oltre 300 litri di vino tra bianco e rosato e amaro pugliese a volontà. Infine lei, l’antica farinella: la farina di ceci che nel tempo ha sfamato decine di generazioni nelle sue innumerevoli declinazioni culinarie. Quest’anno è stata utilizzata nella focaccia, nelle friselle e addirittura nel gelato artigianale.

    Non solo enogastronomia, però, sotto il cielo stellato di Castellaneta: la 19esima edizione della “Sagra da Far’nèdd” ha offerto a tutti la possibilità di godere di una proposta musicale di altissimo spessore: in oltre 10 postazioni allestite nel centro storico si sono esibite dal vivo altrettante band coordinate dal direttore artistico Damiano Carenza. Insomma, un autentico successo in una location da favola: «Ripartire dopo qualche anno di pausa forzata non è stato facile ma alla fine abbiamo colto nel segno» ha dichiarato a sagra terminata il presidente dell’associazione Unicomart, Giuseppe Coriglione. «Ringrazio tutta la mia squadra, chi ci ha sostenuto, i tanti volontari e i partner istituzionali e commerciali. L’edizione di quest’anno per noi rappresentava un nuovo anno zero e un punto di partenza per rilanciarci. Abbiamo vissuto una notte da favola, promosso il territorio e le nostre bontà e donato una preziosa boccata d’ossigeno ai nostri commercianti perciò abbiamo centrato ogni obiettivo. Questo ritrovato entusiasmo – ha concluso il presidente – ci spingerà verso nuovi affascinanti traguardi».

  • Calici di Stelle, XX Edizione a Sava

    Calici di Stelle, XX Edizione a Sava

    Giunge alla XX Edizione lo storico evento dell’estate Savese Calici di Stelle “Notte di vino… notte di Stelle”! L’edizione più longeva di Puglia è solo a Sava che nell’occasione ospita più di venti stand di cantine pronte a far degustare il proprio vino, oltre alla presenza del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria che presso i suoi due stand farà degustare più di 60 etichette di produttori dell’areale del Primitivo. La serata del 10 agosto in Piazza San Giovanni sarà anche tappa del Taranto Swing Festival grazie agli Spaghetti Brothers in formazione completa e ai ballerini.

  • Orecchiette nelle ‘nchiosce: non tutto fila

    Orecchiette nelle ‘nchiosce: non tutto fila

    Grande successo per le “Orecchiette nelle ‘nchiosce – on the road” . I vicoli bianchi chiamati ‘nchiosce’ e le dimore storiche dell’antico centro di Grottaglie hanno ospitato l’evento culinario che celebra la tradizione enogastronomica pugliese con un pizzico di modernità. Come di consueto sono state fornite le mappe per ricercare i diversi stand per assaggiare le orecchiette ed i bicchieri per degustare vini locali e birre artigianali. Rispetto allo scorso anno, per evitare lunghe code e garantire una maggiore fluidità, in ogni postazione era disponibile il servizio di prevendita con la possibilità di ritirare il materiale e partire alla scoperta delle orecchiette. Questa organizzazione, però, non è riuscita a velocizzare i primi passaggi, al contrario ha creato diversi blocchi lungo tutto il percorso.
    Dopo qualche momento di disorientamento e rabbia a causa dei ‘furbi’ che cercavano di non rispettare le file, la gente veniva catturata e distratta dai profumi invitanti provenienti dagli stand. I piatti più apprezzati sono stati le orecchiette al pomodoro molese, capocollo martinese e fonduta di caciocavallo, orecchiette con saganaki di cozze con pomodori, vino bianco, succo di limone, feta, cipolla e peperoncino, orecchiette con ragout di polpo locale e polvere di tarallo e le orecchiette “all’acquasale” con tre pomodori, barattieri, cipolla rossa di Acquaviva, friggitelli, cacioricotta e pane croccante all’origano.

    Gli undici chef hanno preparato diverse ricette inedite per omaggiare la regina delle tavole pugliesi, l’orecchietta. Grazie alla loro creatività i presenti hanno potuto assaggiare le orecchiette con crema di fave secche, cipolla e insalata d’uva, le orecchiette allo sfusato amalfitano con pesto di fagiolini dell’orto della trattoria, con cacioricotta di capra ionica, quelle condite con pomodorino arrosto, terra di olive, panna di mandorle, olio extravergine al basilico e granella di mandorle tostate, orecchiette con tolica cicerchia pomodorini infornati, guanciale di maiale nero pugliese e zeste di lime, le orecchiette con sugo di pomodoro paesano di Crispiano confit al rosmarino, melanzane a funghetto, uovo stracciato e cacioricotta di capra ionica ed infine le orecchiette con caponata di verdura e lamelle di mandorla tostata.

    Tra queste troviamo anche delle versioni senza glutine, come le orecchiette con cozze, pomodorini datterini gialli, stracciatella e menta e quelle con vellutata di cime alle acciughe con olio all’aglio nero. Dopo il primo assaggio, ecco pronti i vari commenti, ad ogni nota positiva seguiva quella negativa. Apprezzatissimi i sapori e le associazioni di prodotti di alcuni piatti, ma molte persone sono rimaste deluse dalle quantità delle porzioni, ritenute troppo piccole, altri invece, si aspettavano condimenti più abbondanti, come le cozze ed il capocollo, specialmente dopo aver ‘aspettato’ così tanto in fila.

    Le lente passeggiate tra gli stand consentivano alle persone di osservare e fermarsi nelle cantine, nei birrifici artigianali locali e nei laboratori che offrivano la possibilità di imparare a preparare manualmente le orecchiette. L’antica arte della pasta fatta in casa spiegata zia Lella, grottagliese doc e da Nunzia Caputo, pastaia a Bari vecchia. Attività molto apprezzata da grandi, piccini e da tutti coloro che non riuscivano a rimanere in fila per la degustazione rinunciando al proprio piatto. Così come la possibilità di visitare il “Museo della ceramica” aperto e gratuito fino a mezzanotte.
    Musica ed intrattenimento hanno fatto da cornice a questa avventura tra le ‘nchiosce. In piazza Regina Margherita è stato allestito il palco che ha ospitato Franco Cosa, con il suo “Franco Cosa show”. Diversi brani che hanno fatto cantare e ballare i presenti sulle note dei grandi classici come Battisti, Pino Daniele e sui ritmi della tradizionale pizzica. Gli atti di inciviltà non sono di certo mancati. A fine serata quando i vicoli cominciavano a svuotarsi si iniziavano a vedere diversi angoli completamente ricoperti di spazzatura, bottigliette e piatti sporchi, nonostante fossero stati posizionati molteplici bidoni per la raccolta differenziata. Questi elementi negativi, non hanno fermato la grandezza dell’evento che è riuscito, come ogni anno, ad attirare i grottagliesi e gli abitanti di Taranto e provincia.

     

  • 45 bevute diverse al Taranto Beer Fest

    45 bevute diverse al Taranto Beer Fest

    Inizia il “Taranto Beer Fest” che, dopo lo straordinario successo dell’anno scorso con oltre 20,00 presenze, torna al Parco Cimino proponendo, da giovedì 8 a domenica 11 agosto, con inizio alle ore 20.00 quattro imperdibile serate. Sul grande palco dell’area spettacolo del Taranto Beer Fest ogni sera ci sarà – start ore 21.00 circa – uno spettacolo di cabaret con un grande artista nazionale, seguito da un concerto di importante band e, infine, un Djset per fare le ore piccole ballando sotto il palco!

    Parte alla grande la prima serata – giovedì 8 agosto – con Vincenzo Albano, il popolarissimo cabarettista di Zelig e Colorado: tarantino, da anni vive a Milano dove si è affermato sulla ribalta nazionale come comico, musicista, intervistatore e monologhista. Al Taranto Beer Fest Vincenzo Albano proporrà i monologhi, le riflessioni e i punti di vista di un comico quarantenne che fa i conti con la vita quotidiana e, soprattutto, con l’età che avanza, per poi farci riflettere con una sferzata caustica sui luoghi comuni e sulle manie di tutti noi, dallo sport allo shopping. A seguire ci sarà il concerto degli Après La Classe: con il loro inconfondibile ritmo allegro e gioioso, questi straordinari musicisti riescono a fondere perfettamente i ritmi tradizionali della cultura pugliese con i generi musicali più eclettici: dallo Ska-Punk al Rock, dal Reggae alla Dance. È una band capace di rappresentare un connubio perfetto tra radici e apertura alla multiculturalità. Il DJset di Ciro Merode concluderà la serata. Oltre gli spettacoli, il Taranto Beer Fest presenta anche un ricco programma di iniziative di intrattenimento per piccini e adulti (programma sulle pagine social Taranto Beer Fest) tra cui il mercatino dell’artigianato.

    C’è una grande area food and beverage con più di 1.000 posti a sedere e tantissimi stand gastronomici in grado di soddisfare anche i palati più esigenti, con braceria, panini gourmet, friggitoria, prodotti da forno e focaccia e gastronomia a base di pesce. Oltre a un “box bar” che proporrà altri tipi di bevande, sarà possibile degustare 45 tipi di birra alla spina, una selezione nazionale e internazionale, anche gluten free e no alcol, curata da Ivan Granieri, il “beer specialist” di Fiorino Distribuzione di Filiberto Fiorino! L’ingresso individuale al Taranto Beer Fest prevede al botteghino un ticket di 7 € che comprende la consumazione di una birra o una bevanda analcolica agli stand beverage, disponibile anche un ticket di ingresso da 10 € con la consumazione di due bevande; entrambi i ticket permettono l’accesso all’area del Taranto Beer Fest in cui tutte le attrazioni e gli spettacoli sono gratuiti; al Taranto Beer Fest i bambini fino a 12 anni entrano gratuitamente in compagnia di un adulto.

    Il Taranto Beer Fest è facilmente raggiungibile parcheggiando l’auto gratuitamente nel centro commerciale Porte dello Jonio gestito da Nhood, da dove si può raggiungere il Parco Cimino a piedi o con la navetta che parte ogni 15 minuti. Da un’idea dell’imprenditore Filiberto Fiorino, il “Taranto Beer Fest” è organizzato, con il patrocinio del Comune di Taranto e della Regione Puglia, da Athena Aps in collaborazione con l’Agenzia “Posizioni Note” di Leandra Attanasio.

  • Profumo di Orecchiette nelle ‘Nchiosce

    Profumo di Orecchiette nelle ‘Nchiosce

    È tutto pronto nel centro storico di Grottaglie, nel cuore del tarantino, per accogliere la decima edizione di “Orecchiette nelle ‘nchiosce – on the road”, l’evento culinario straordinario che si terrà il 6 e 7 agosto 2024. Con i suoi vicoli bianchi – chiamati ‘nchiosce – e le dimore storiche dell’antico centro, la città delle ceramiche si trasformerà in un percorso gastronomico che celebra la ricca tradizione culinaria pugliese e le sue più recenti rivisitazioni. Undici chef prenderanno parte a questa grande kermesse enogastronomica, offrendo agli ospiti una varietà di prelibate ricette che interpretano la regina delle tavole pugliesi: l’orecchietta. Dalle versioni più tradizionali alle opzioni senza glutine, i visitatori avranno l’opportunità di deliziarsi con una vasta gamma di sapori unici.

    L’edizione di quest’anno sarà resa ancora più memorabile grazie alla partecipazione dei cuochi che hanno preso parte alle edizioni precedenti. I talentuosi chef, tutti pugliesi, hanno dimostrato la loro straordinaria abilità e creatività culinaria su scala nazionale e internazionale. Accanto a nomi nuovi, saranno presenti quindi gli chef che negli anni hanno caratterizzato la manifestazione e che hanno avuto successo. Tuttavia, ciò che renderà questa riunione così speciale è il loro profondo legame con l’evento stesso e con tutta l’atmosfera festosa che lo circonda. Oltre a portare con sé le loro eccellenti competenze culinarie, gli chef porteranno anche il loro affetto per questa celebrazione unica e per la vibrante comunità che la rende possibile. La loro presenza contribuirà a rendere l’esperienza di quest’anno ancora più coinvolgente e indimenticabile per tutti i partecipanti.

    Le cantine e i birrifici artigianali locali esalteranno ulteriormente l’esperienza culinaria, mentre due laboratori permetteranno ai partecipanti di imparare a preparare manualmente le orecchiette. In uno di questi laboratori ci sarà Nunzia Caputo, pastaia a Bari vecchia, famosa per le sue ‘inimitabili’ orecchiette fatte in casa. Grazie alla sua maestria, Nunzia è diventata non solo la cuoca più famosa di Bari, ma anche una celebrità sui social, sbarcando addirittura oltreoceano.

    Dal capoluogo pugliese a Grottaglie, nei laboratori ci sarà anche zia Lella, Aurelia Arces, grottagliese doc, maestra nel mettere “le mani in pasta” e nel realizzare le orecchiette. I laboratori saranno aperti a persone di tutte le età, dai bambini ai grandi, per trasmettere questa antica arte della pasta fatta in casa. Non mancheranno i momenti dedicati all’inclusione e alla solidarietà: ad Orecchiette nelle ‘nchiosce 2024 ci sarà anche “Orecchiette, la pasta che vorrei”, laboratorio di inclusione sociale di ragazzi autistici, attivo ad Ostuni.

    Artisti di strada, dj set e gruppi musicali garantiranno un’atmosfera vivace e divertente per tutta la durata dell’evento. Ci sarà la tradizionale postazione live di “Radiorecchiette” e le due serate saranno caratterizzate da un programma di eventi: il 6 agosto, si esibirà la Skanderground Band; il 7 agosto sarà sul palco Franco Cosa, con il suo “Franco Cosa show”. Il palco sarà allestito in piazza Regina Margherita. Nella manifestazione, ci sarà anche un omaggio a Walter Chiari. Il grande artista di origini grottagliesi sarà ricordato dall’attore e regista Alfredo Traversa, con il suo “sarchiapone”. Altri spettacoli si terranno nelle ‘nchiosce, animate dai Pizzicati int’allu core e dagli Swing Jazzati.

    Per i ticket delle degustazioni e delle bevande, in ogni postazione sarà disponibile il servizio di prevendita per evitare lunghe code e garantire una migliore fluidità nel percorso dell’evento. Il percorso gastronomico troverà spazio nelle ‘nchiosce, ma anche in antiche residenze e b&b presenti nel centro storico. Sono previste tre aree parcheggio: zona industriale per chi arriva da Taranto e San Giorgio Jonico (con bus navetta gratuito); zona stadio per chi arriva da Brindisi-Francavilla Fontana (con bus navetta gratuito); palazzetto dello sport Campitelli per chi arriva da Martina Franca – Valle d’Itria (con bus navetta gratuito); zona cimitero per chi arriva da Montemesola-Crispiano (a piedi). Dalle ore 19, si potrà accedere dagli ingressi: Castello, via Garibaldi, piazza Rossano, Sant’Antonio, via Vittorio Emanuele II.

    Per ulteriori informazioni, visita il sito www.orecchiettenellenchiosce.com o la pagina Facebook www.facebook.com/orecchiettenellenchiosce. Tel: 327.3341089

     

  • Mitilicoltura, nuove perdite sostanziose

    Mitilicoltura, nuove perdite sostanziose

    “A fronte delle fantasiose notizie emerse nei vari comunicati stampa che da diverse fonti raccontano visioni contrastanti degli stessi scenari con grave danno della credibilità e minando l’unità di tutto il comparto le scriventi associazioni e organizzazioni sindacali esprimono il loro forte rammarico e sdegno. La mitilicoltura tarantina sta subendo per l’ennesima volta perdite sostanziose, in alcuni casi deleterie per il mantenimento delle società e dei lavoratori in esse impiegati. Giudichiamo irrispettoso, nei confronti dei mitilicoltori in difficoltà, raccontare di un mercato in salute con prodotti che sono andati a ruba e di lavoratori che non hanno problemi. Comunicati roboanti che raccontano una storia che alcuni vogliono sentire per derubricare dalle proprie agende e dalle proprie coscienze il destino dei nostri lavoratori. Fondamentale è l’apporto degli organi di controllo (Capitaneria, Guardia di finanza, Asl ecc.) affinché dette prescrizioni siano rispettate e siano tutelati tanto i cittadini, attraverso il puntuale rispetto della ordinanza sanitaria vigente, quanto i mitilicoltori che rispettano tutte le norme (fiscali, sanitarie e del lavoro) e che non sono certamente in grado di competere nelle attuali condizioni.

    Si racconta che per salvare il prodotto basta collocarlo più in profondità di 4/5 metri. Cosa non possibile perché preme ricordare che la morìa in atto avviene nelle acque del secondo seno del Mar Piccolo ove la profondità è bassa e non permetterebbe una simile procedura, cosa invece fattibile nelle acque del primo seno del Mar Piccolo. Ci chiediamo: è forse a questo che si faceva riferimento? Auspichiamo che si tratti di una svista poiché sarebbe grave rifornire i consumatori di prodotto proveniente dal primo seno, dove allevare il prodotto adulto è severamente vietato per motivi sanitari. Fra l’altro, nei tavoli istituzionali, il CNR non ha mai espresso né divulgato studi che indicano lo spostamento in profondità dei mitili nel mar piccolo di Taranto come soluzione alla moria.  Ed è altresì grave attribuire erroneamente dichiarazioni ad un Ente che rappresenta un riferimento importante della nostra comunità. Un’altra cosa grave dichiarata è stata che il prodotto proveniente dall’estero viene reimmerso nel Mar Piccolo. Ricordiamo che c’è una ordinanza che lo vieta.

    Ognuno è libero di esprimere opinioni al riguardo ma sarebbe opportuno dare una lettura attenta della realtà per non rischiare di togliere, a quei lavoratori che hanno perso tanto, anche la possibilità di raccontare la dolorosa verità senza rischiare di essere chiamati bugiardi. Auspichiamo che chi millanta rosei scenari, ad uso social per scopi pubblicitari, possa confrontarsi con il mondo reale e con la propria coscienza, considerando che non pochi problemi sono stati acuiti negli ultimi anni grazie ad una visione “fiabesca” della mitilicoltura. Crediamo che tanto abbiamo da rivendicare ad un contesto che ci vede sempre più vittime, possiamo pretendere con viva forza il giusto riconoscimento anche in termini morali del nostro lavoro, ma questo si può realizzare solo se abbiamo una comune visione di ciò che manca, di ciò che ci spetta e di tutte quelle cose che potrebbero migliorare la nostra condizione”. Lo affermano in un comunicato stampa Legacoop Agroalimentare Taranto Dipartimento Pesca, Agci Agrital Taranto, Confcooperative Taranto Federcoopesca, UNCI Agroalimentare, Casaimpresa Confesercenti Taranto, FAI CISL, FLAI CGIL e UILA Pesca.

  • 2 e 3 agosto “L’Uva Noscia” a Grottaglie

    2 e 3 agosto “L’Uva Noscia” a Grottaglie

    È tutto pronto per i prossimi 2 e 3 agosto, nelle cui serate si svolgerà la Festa dell’Uva “L’Uva Noscia” di Grottaglie (Taranto): una grande manifestazione per celebrare l’uva da tavola, la regina delle tavole pugliesi, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare sempre di più il settore. Da quest’anno, la festa si svolgerà nel centro storico di Grottaglie, con un percorso enogastronomico che partirà dalla zona del Castello episcopio e si snoderà nelle caratteristiche vie dell’antica città delle ceramiche e dell’uva da tavola, fino al palco che sarà posizionato in piazza Regina Margherita. Si inizia alle ore 20, ad ingresso libero.

    La mappa e il programma

    Sarà un itinerario per far conoscere, in esposizione, le migliori varietà di uva da tavola del territorio; intorno a questo, ci saranno in entrambe le serate percorsi gastronomici, per gustare l’uva e piatti della tradizione, e una grande festa, con spettacoli, musica, artisti di strada. Un parcheggio per le auto dei visitatori, con navetta gratuita, sarà disponibile nella zona industriale. Due ingressi: per chi raggiunge il centro storico dal lato Sud del paese, entrata da via Martiri d’Ungheria; dalla parte Nord di Grottaglie, l’ingresso è invece da via Castello. Il percorso si snoderà nelle vie: Castello, Battista, Risorgimento, D’Alessandro, San Nicola, Pinnino, San Francesco, per arrivare nel cuore di piazza Regina Margherita, dove ci sarà il palco che ospiterà i dibattiti e gli spettacoli e una grande esposizione delle varietà di uva da tavola del territorio. In piazza Rossano ci saranno gli espositori del settore agricolo.

    Piatti della tradizione, cibo di strada e prodotti tipici pugliesi

    Oltre alla degustazione dell’uva, per le vie del centro storico ci sarà una grande festa gastronomica, con prodotti tipici pugliesi, cibo di strada e della tradizione. Si potranno assaggiare: la fetta di pane a bruschettone con caciocavallo impiccato, capocollo di Martina Franca e salumi; il cuoppo di pesce fritto del mar Ionio, panini con polpo arrosto, cozze tarantine ripiene e fritte e risotto ai frutti di mare con uva senza semi; zampina, bombette pugliesi ripiene con vari condimenti, fegatini e capocollo cotti alla brace; pettole artigianali salentine dolci e salate, spiedini di patate dolci di Mola di Bari; pucce alla fiamma con polpette di carne al sugo e parmigiana artigianale di melanzane; focacce tipiche pugliesi a tranci, hamburger di scottona e insalate vegan; panzerotti fritti al momento con preparazione live; pizza a portafoglio, vari gusti, preparata al momento; pasta fresca realizzata a mano, cotta al momento e servita con uva come nelle antiche tradizioni; crêpes dolci e salate, zucchero filato e caramelle gommose; calzone ripieno e cotto al forno a legna; birra Raffo pugliese alla spina, prosecco, vini e bevande in sette punti del percorso. Per le degustazioni, non ci saranno ticket, ogni attività drink e food gestirà in autonomia la proposta di cibo e bevande.

    Animazione, arte, musica e laboratori

    Le vie del centro storico saranno animate da artisti di strada, giocolieri, mangiafuoco, trampolieri, spettacoli musicali e dj set che faranno ballare e cantare i visitatori; ci saranno laboratori di pasta fresca, di ceramica, cucito, pizzo macramé, artigianato in legno, pittura, gastronomia; in via Martiri d’Ungheria ci sarà il mercatino degli hobbisti. Le vie saranno illuminate da meravigliose catene di luci, che esalteranno la bellezza del nuovo basolato recuperato attraverso i lavori di rigenerazione urbana e i palazzi storici della città delle ceramiche e dell’uva da tavola. Le stesse strade sono abbellite con realizzazioni artigianali, “li fisciuli”, scialli dipinti e ricamati a mano realizzati dal gruppo “Li fiure”, per accogliere turisti e grandi e piccoli visitatori. I visitatori saranno invitati ad acquistare un bicchiere in ceramica artigianale grottagliese, per promuovere l’artigianato ceramico: il bicchiere ha il logo della festa dell’Uva Noscia (ceramiche Rosaria Spagnulo).

    Il 2 agosto, si esibirà la scuola di danza Alex Dance, con un saggio dedicato al femminicidio, con i maestri Alessandro di Ponzio e Maria Lucia Santoro e l’attrice Raffaella Caso. Sul palco di piazza Regina Margherita ci sarà poi uno spettacolo di pizzica con Giancarlo Paglialunga, uno dei re della Notte della Taranta e gli Arneo Tambourin Project, gruppo di 11 elementi; infine, dj set con Antonio Nigro from Cromie Disco, per far ballare i giovani. Presenterà Annarita Santese.

    Il 3 agosto, ci saranno sul palco gli interventi istituzionali, tra questi il sindaco di Grottaglie Ciro D’Alò, il vicesindaco Vincenzo Quaranta, il consigliere comunale con delega alla promozione delle tradizioni e agricoltura Giulio De Carolis, il presidente dell’associazione Amici della Foc’ra Massimo D’Abramo, altre istituzioni comunali e regionali e rappresentanti delle associazioni di categoria e del mondo agricolo, con un dibattito sull’uva da tavola. Si esibirà poi la scuola di danza “In punta di piedi” – asd centro professionale danza di Roberta Nuzzo; successivamente, si terrà uno show anni ’90 chiamato “9@’s e dintorni super music”, con musica, effetti speciali, coreografie e costumi, ballerine. Dopo lo spettacolo, dj set con Kokò e Domy Pentassuglia. Spettacoli musicali anche nelle vie del centro storico. In programma il dj set con Sandra Santoro, che farà ballare e cantare con allegria; il coinvolgente spettacolo di canto “Dolci note DoRetì” di Tiziana Anti, con 50 bambini. Si esibirà inoltre il cantautore Franco Miceli, con la sua voce e musica e sono attese altre sorprese.

    Per informazioni: Whatsapp: 3287051962. Per il programma completo: pagina Facebook e Instagram: L’Uva Noscia – la festa dell’uva di Grottaglie.

    L’uva grottagliese

    L’uva da tavola del territorio di Grottaglie è famosa in tutto il mondo e, proprio per la sua bontà e qualità, raggiunge ogni anno i mercati ed i consumatori italiani ed esteri, in particolare quelli del centro-Nord Europa. L’Uva Noscia – la festa dell’Uva di Grottaglie, sarà inoltre una grande festa per assaggiare le tipicità pugliesi, divertirsi con gli spettacoli e stare insieme, condividendo il gusto della regina della tavola e l’allegria dell’estate. Dolce, profumata e croccante, bianca, in diverse cultivar – come la tradizionale Victoria, eccellenza del territorio, la più coltivata – ma anche rossa e nera; con o senza semi (sono le uve apirene, sempre più apprezzate dal mercato, per esempio la bianca Arra 30, dal chicco corposo e allungato, o la rossa Arra 19, con un acino tondo, bacche dal colore intenso che possono raggiungere grandi dimensioni e una buona elasticità di maturazione): i visitatori potranno apprezzare le novità del mercato agricolo e conoscere da vicino questo grande prodotto dei vigneti locali, per valorizzare una produzione fatta di conoscenze e competenze antiche, ma moderna nelle tecniche, nella commercializzazione e nella presentazione. Delle novità, opportunità e prospettive di questo settore agricolo, si discuterà in incontri tematici che saranno organizzati nelle due serate, alla presenza delle istituzioni, dei produttori e delle associazioni di categoria. L’obiettivo è confrontarsi e fare rete, per promuovere sempre di più il prodotto e sostenere questa importante fetta dell’economia agricola.