Tag: #eugeniapontassuglia

  • Scudo anti-truffe per anziani

    Scudo anti-truffe per anziani

    Allarme truffe, ma anche un segnale forte di vicinanza e protezione. È stata scelta la sede dell’Arcivescovado per ospitare l’incontro «Fermiamo insieme le truffe», promosso dai Carabinieri con la Procura per un confronto diretto con chi, sempre più spesso, finisce nel mirino dei raggiri: anziani e persone fragili. In sala, volti attenti, silenzi carichi di preoccupazione, ma anche la voglia di capire, di reagire, di non sentirsi più soli.

    Ne hanno parlato il colonnello Antonio Marinucci, comandante provinciale dell’Arma, la procuratrice capo Eugenia Pontassuglia e l’arcivescovo Ciro Miniero. È stato proprio il presule a rompere il clima con un invito alla responsabilità collettiva: «Credo che dobbiamo porre tutti maggiore attenzione. Tante persone vengono a raccontarci le loro esperienze, sono vittime di un sistema. Che questo incontro sia una luce per dare più forza ai nostri anziani. Stare vicino a loro significa anche informarli e renderli più sereni».

    Parole che hanno fatto da cornice a un momento di forte impatto emotivo. Perché non si è parlato solo di numeri, ma di storie, paure, imbarazzi. «Condividiamo anche l’esperienza giudiziaria – ha spiegato Pontassuglia – che purtroppo viviamo ogni giorno. L’obiettivo è offrire piccoli suggerimenti per prevenire questi reati ed evitare di rimanerne coinvolti. Far entrare nella mente delle persone gli accorgimenti che devono adottare qualora malauguratamente incorrano in episodi di questo tipo».

    Situazioni, ha voluto puntualizzare, «che «possono capitare a chiunque. Possono sfruttare la disattenzione, la vulnerabilità di determinati soggetti e al tempo stesso la fretta in cui facciamo le cose. Mi riferisco in particolare alle truffe che vengono effettuate simulando di essere operatori bancari». «Magari – ha avvertito la procuratrice – stiamo facendo tutt’altro, riceviamo una telefonata attraverso la quale ci chiedono di disattivare un home banking e lo facciamo in automatico senza immaginare le conseguenze a cui andiamo incontro nel momento in cui lo riattiviamo inserendo le credenziali».

    Le truffe più frequenti, secondo l’osservatorio privilegiato della procura, «sono quelle porta a porta, si tratta di truffe commesse simulando incidenti stradali, simulando arresti inesistenti, e quindi giocando molto sull’emotività delle persone. Si dice che il nipote, il figlio o il fratello ha subito un incidente, ha bisogno di soldi perché rischia magari di essere arrestato, si dice sia andrà à a casa a ritirare questo danaro. Se questo denaro non si ha a disposizione si accompagna la vittima all’ufficio postale e glielo si fa prelevare. Quindi, massima attenzione a questo tipo di episodi, che – ha riconosciuto Pontassuglia – non sono chiaramente gli unici».

    Il quadro tracciato dal colonnello Marinucci è netto: «Si registra un numero di truffe in danno di anziani e persone fragili sempre maggiore. Aumentano le chiamate e i tentativi di raggiro. Purtroppo in alcuni casi i malviventi sono riusciti a carpire la fiducia dell’anziano e sottrargli i valori più cari non solo da un punto di vista economico ma anche affettivo. Abbiamo deciso con la dottoressa Pontassuglia di incontrare direttamente gli anziani per ribadire gli accorgimenti da adottare per prevenire le truffe. Questo incontro ha inteso offrire loro qualche consiglio pratico, nulla di cattedratico, per evitare di essere raggirati. Il momento più brutto non è solo il furto, ma anche quello dopo, quando la vittima non accetta di essere stata ingannata».

    Nella casistica rientrano la truffa dei falsi appartenenti alle forze dell’ordine, la truffa del finto nipote, dei finti rappresentanti delle compagnie di fornitura, dei call center, della falsificazione d’identità, del falso amico, dello specchietto, del bancomat, delle banconote bloccate.

    E ancora la truffa sentimentale (con relazioni virtuali sui social per carpire dati sensibili), della email ingannevole, del finto sms, della compravendita online. Un elenco lungo, inquietante, ma che è necessario conoscere per provare a difendersi. «Parte tutto dal contatto telefonico. Nessun appartenente alle forze dell’ordine – ha avvertito Marinucci – chiederà mai denaro. Non date informazioni, non fidatevi, chiamate subito il 112 o un familiare».

    Nella campagna di sensibilizzazione sono coinvolte anche le parrocchie. Del resto, a raccogliere le segnalazioni, le richieste di auto e di conforto non sono solo le forze dell’ordine ma anche i sacerdoti, confessori di quelle che le vittima considerano spesso una vergogna. La vergogna di aver subito una truffa, di non aver compreso il pericolo.

    Situazioni che hanno trovato eco nelle parole dell’arcivescovo Miniero: «Tante persone vengono a raccontare le loro esperienze, a confidare il disagio provato. Sono vittime di un sistema. Questa iniziativa è una luce per dare forza ai nostri anziani. Stare loro vicino significa anche informarli, aiutarli a comprendere i pericoli e a vivere con maggiore serenità».

    Durante l’incontro è stata evidenziata più volte la necessità di intercettare il rischio prima che si trasformi in trauma: il silenzio e il senso di colpa restano infatti tra gli effetti più dolorosi di questi reati, spesso sottovalutati nella loro portata emotiva e sociale.