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  • Il lato “sociale” del fast food

    Il lato “sociale” del fast food

    “Invasione dei fast food nel Tarantino? Piuttosto porrei l’accento sui posti di lavoro creati”. Così Silvestro Colitti, licenziatario per Mc Donald’s dell’area di Lecce, Brindisi e Taranto.

    Nella provincia ionica, in particolare, tra fine 2024 e inizio 2025 sono stati aperti altri tre locali, che portano in totale a 4 i ristoranti della nota multinazionale presenti sul nostro territorio. A questi bisogna aggiungere, poi, i punti ristoro di Old Wild West e Burger King.

    “Nei miei store – spiega Colitti – lavorano 250 persone, di cui 180 assunte proprio dalle città in cui sono stati aperti o dalle zone limitrofe”.

    Inutile ribadire le cause del successo di queste catene: packaging accattivante, standardizzazione dei prodotti, velocità del servizio, gusto studiato appositamente per attrarre e soddisfare il palato di grandi e piccini, ma soprattutto prezzo accessibile a tutti.

    Quest’ultima, anche alla luce delle considerazioni espresse dai nostri lettori, sembra essere diventata la motivazione principale che spiegherebbe il successo sempre maggiore di questi locali, sempre pronti ad offrire ulteriori sconti e promozioni “salvaeuro”, soprattutto alle famiglie. Il che, in un contesto economico e sociale come quello attuale (ed in particolar modo, locale), garantisce affari d’oro.

    Un successo che va a scapito della promozione dei prodotti e dei ristoranti nostrani? Non è detto. Innanzitutto, come avanzato da una classe di una scuola tarantina che ha partecipato al progetto “Giornalista per un giorno” qualche mese fa, resta sempre valida la proposta di incentivare il numero di street food locali: una soluzione che potrebbe coniugare l’esigenza di cibo rapido ed a buon prezzo con la valorizzazione dei sapori della nostra terra.

    La diversificazione delle proposte culinarie in atto sul territorio tarantino, poi, sembra porre le basi per una solida convivenza pacifica: a ciascuno il suo, insomma, sulla base di esigenze e richieste differenti.

    Non mancano, tuttavia, alcune “ombre”: è di qualche settimana fa la notizia della mobilitazione da parte dei sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per “l`indisponibilità aziendale ad avviare un tavolo di trattativa per la definizione di un Contratto integrativo di gruppo, nonché il mancato adempimento di quanto previsto dalla contrattazione nazionale di settore in tema di diritti di informazione, con particolare riferimento ai dati aziendali richiesti e non ancora ricevuti”. Una posizione che rappresenta “una chiusura totale rispetto a quanto previsto dagli accordi interconfederali e dal Ccnl applicato”.

    Dal punto di vista della trasparenza sulla catena di approvvigionamento, poi, sono stati avanzati alcuni dubbi: “In Italia – si legge sul magazine Materia Rinnovabile – dove lo standard alimentare è piuttosto elevato, ci sono 600 McDonald’s che vendono carne proveniente da più di 15.000 allevamenti del territorio, ma solo il 6,6% di questi fa parte del progetto avviato con Coldiretti, Inalca e A.I.A a favore della sostenibilità. Eppure, a fronte di questi dati, il grande fast food è stato recentemente definito “un percorso di valorizzazione del Made in Italy” da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.”, Una presa di posizione che ha tempestivamente suscitato le critiche di Slow Food: “Non può essere presentato come operazione culturale e sociale che conduce verso l’eccellenza, la valorizzazione della biodiversità e del made in Italy, la sostenibilità, il benessere animale”.

    Tuttavia, non manca l’impegno nel sociale: a raccontarci alcuni progetti nell’ambito del CSR è proprio Colitti. “Il primo – spiega – è “Sempre aperti a donare” attraverso cui abbiamo la possibilità di donare pasti caldi alle persone più fragili del territorio in cui operiamo, un progetto che quest’anno è giunto alla sua quinta edizione e che ci ha dato la possibilità di aiutare concretamente chi ha bisogno, donando in media 500 pasti per ristorante.
    Tra le iniziative nazionali, anche “Insieme a te per l’ambiente” che in questi anni ci ha dato la possibilità di supportare le istituzioni nella riqualifica di aree pubbliche per i cittadini, organizzando giornate interamente dedicate alla raccolta di rifiuti abbandonati.
    Inoltre, ho scelto di aderire da subito anche a “Non sei sola, lasciati aiutare”, apponendo sulle porte dei nostri bagni degli adesivi che invitano le donne vittime di violenza a chiedere aiuto, attraverso il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522. Si tratta di un primo passo per affrontare un tema quanto mai urgente come quello della violenza contro le donne.

    “Promuovere l’inclusione sociale e lavorativa – afferma Colitti – per me si traduce anche nell’offrire una possibilità di ripartire a donne vittima di violenza. Grazie, infatti, al dialogo con i centri antiviolenza ho attivato lo scorso anno un primo tirocinio e sono al lavoro per continuare a promuovere questo progetto di inclusione.
    Infine, ma non meno importate, grazie al dialogo quotidiano con le istituzioni locali e le associazioni che operano sul territorio, ho anche la possibilità di cogliere eventuali esigenze e di fare la mia parte portando avanti una serie di progetti locali. È da qui che è nata l’opportunità di promuovere l’inclusione lavorativa e sociale di rifugiati politici. Per queste persone, non siamo solo una porta aperta sul mondo del lavoro ma anche un’opportunità per entrare in una comunità e per sentirsi parte di questa. Negli ultimi due anni mi sono impegnato molto su questo fronte, collaborando con enti e associazioni locali, e ho attivato in totale 17 tirocini e assunto 10 rifugiati politici. Un impegno riconosciuto lo scorso anno in occasione del “Welcome Working for refugee integration” – il programma di UNHCR, Agenzia ONU per i rifugiati – e di cui sono particolarmente orgoglioso”.

     

     

  • Più street food di cibo locale a Taranto

    Più street food di cibo locale a Taranto

    Stiamo diventando come gli americani. In Italia il cibo mediterraneo sta cedendo il passo al fast food, il cibo veloce.  Infatti, secondo quanto riportato da “Il Sole 24 Ore”, solo nel 2024 sono previste cinquanta nuove aperture del McDonald’s e altre catene più note come Burger King, KFC, Old Wild West, Löwengrube.

    Il menù economico, i numerosi punti vendita, la presenza di sostanze gustose che creano dipendenza, l’attrattività del packaging, la velocità nel servizio, sono tutte caratteristiche che rendono desiderabile e stimolante consumare questi cibi. Andare nei fast food è quasi un rito per i ragazzi della fascia di età fra gli undici e quindici anni, un primo approccio con l’autonomia.

    Perché ai ragazzi della nostra età piace così tanto? Da un sondaggio condotto all’interno della nostra classe, che costituisce un campione veritiero di una fascia più ampia, è emerso  che la maggior parte degli studenti frequenta abitualmente i locali di queste multinazionali.

    La consumazione di cibi “fast” avviene almeno due volte al mese in coincidenza con le uscite del fine settimana. Infatti, gli intervistati ritengono che questo cibo sia un’occasione di socializzazione nella quale c’è libertà di movimento; l’ambiente “ispira” per i suoi colori e i suoi arredi. Inoltre, di grande appeal è l’impostazione, smart, inclusiva e sostenibile di questi luoghi. Infatti gli adolescenti si divertono a maneggiare i monitor per assemblare il menù da ordinare.

    Inoltre ciascuno è tenuto a ripulire il proprio tavolo utilizzando la raccolta differenziata che è presente. A corredo del cibo, il set di posate, le cannucce sono riciclabili.

    Questi posti amati anche dalle famiglie, presentano degli svantaggi. Negli ultimi 30 anni si è verificato un aumento della tendenza a mangiare fuori di casa con la conseguenza anche dell’aumento dei casi di obesità. Sono in correlazione le due cose? Le porzioni dei pasti nei fast food forniscono un apporto di calorie decisamente elevato e garantiscono ai clienti una grande quantità di cibo molto gustoso contenente zuccheri e grassi in gran numero che, come dicevamo prima, creano dipendenza.

    Mangiare una volta ogni tanto un “Burger King” non fa male, ma non bisogna esagerare. Piuttosto dovremmo concentrarci sulla qualità del cibo che mangiamo, traendo spunto dalla dieta mediterranea, conosciuta per essere una delle più salutari al mondo.

    Invece di aprire altri punti di grandi catene come il McDonald’s, una proposta sarebbe quella più accattivante di invogliare lo street food di cibi locali, promuovendo un’abitudine che in passato era sconveniente ma adesso è divenuta un punto di forza.

    Taranto è conosciuta per il suo mare e per i suoi prodotti ittici. Aprire uno street food a base di pesce potrebbe costituire un valore aggiunto per la nostra città e distinguerla all’interno del panorama della ristorazione. Sarebbe bello che le persone venissero di proposito nella nostra città per visitare le bellezze che offre, consumando una frittura di pesce nel cartoccio. Non è forse fish and chips? Ci piacerebbe vedere lo stesso entusiasmo che i turisti manifestano quando assaporano il famoso “cuoppo,” napoletano.

     

    A Taranto vorremmo avere un fast food di cibo locale con prodotti che vengano dal circondario e che diventi un punto di aggregazione magari dove trovare una libreria con postazioni multimediali dove poter soddisfare i gusti di lettura della nostra generazione, la possibilità di fare una partita alla play o ascoltare musica. In questo caso, meglio local che global…

     

  • Alimentazione e sport: l’allenamento inizia a tavola

    Alimentazione e sport: l’allenamento inizia a tavola

    C’è chi sostiene che allenarsi come un atleta, mangiare come un nutrizionista e dormire come un bambino sia la chiave per vivere sempre al 100%, ma sarà così? Abbiamo condotto un’indagine statistica a cui abbiamo unito il parere degli esperti del settore a quello delle persone comuni. In quale modo? Intervistando un allenatore, un nutrizionista e una pediatra e condividendo un questionario sul proprio stile di vita. Secondo te un’alimentazione sana contribuisce alla buona riuscita dello sport? 90,7% rappresenta la percentuale favorevole, il 9,3% rappresenta la percentuale contraria. Quante volte alla settimana ti capita di mangiare cibo spazzatura? 60,4% 1-2 23,1% 3-4 11% mai 5,5% più di 4 volte.

     

    È emerso dai risultati del questionario che, nonostante la consapevolezza dei vantaggi che porta una sana alimentazione, la dieta dei giovani tarantini è comunque costituita da una quantità non indifferente di cibo spazzatura.

    Da come tratto dalla nostra intervista alla specialista in scienze della nutrizione umana Cristina Sarli, una dieta ricca di grassi porta a sviluppare sovrappeso e obesità con conseguenti malattie a carico del cuore come infarti, ischemie, o all’instaurarsi di malattie metaboliche come il diabete e anche a malattie infiammatorie intestinali o addirittura a tumori.

    Per uno sportivo la dieta, invece, deve essere bilanciata ed equilibrata come in un qualsiasi altro individuo ma personalizzata al tipo di allenamento sport che pratica.  In linea di massima prevede i tre pasti principali +2 spuntini o snack. Deve prevedere carboidrati per dare energia proteine per sostenere i muscoli e le ossa, minerali fibre vitamine come protezione e una giusta idratazione.

    Come già anticipato abbiamo anche intervistato Fabio Palagiano, coach di basket da oltre 35 anni, durante i quali ha avuto esperienze con bambini, ragazzi e professionisti. Tra le nostre domande spiccano le seguenti: Quali sono i benefici che trae chi pratica sport?: “I benefici sono tanti, lo sport è maestro di vita e aiuta a migliorare lo sviluppo sociale offrendo opportunità per l’espressione personale, la costruzione dell’autostima, l’interazione e l’integrazione. Inoltre, sviluppa la concentrazione utilissima anche a scuola.’’

    Pensa che tutti i giovani debbano praticare sport e perché?: “Assolutamente sì, è fondamentale per il fisico, per la mente, ed è un’attività che sprona ad organizzarsi, a portare a termine un impegno o a concludere presto i compiti.’’

    Spinge gli allievi a seguire una buona alimentazione? Se sì, secondo lei, migliora le prestazioni seguire una corretta alimentazione?: “Certo, essa è fondamentale per svolgere una buona seduta di allenamento. Personalmente consiglio alle mie atlete di fare una ricca colazione, un pranzo a base di carboidrati e una cena a base di proteine. Infatti per affrontare allenamenti o gare è necessario garantire all’organismo un sufficiente apporto di energia. Eviterei pietanze fritte e bevande gassate.’’

    Abbiamo infine intervistato Federica Natalizio, pediatra dell’ASL e le abbiamo chiesto quali siano i benefici dello sport: ‘Sono sia fisici che psichici. Per quanto riguarda i benefici fisici, lo sport aiuta a combattere le malattie cardiovascolari e metaboliche, aiuta a rafforzare il sistema muscolo-scheletrico. Per quanto riguarda i benefici psichici: lo sport aiuta a ridurre lo stress e a combattere i disturbi dell’umore, perché aumenta il rilascio di endorfine.’’

    Perché é importante lo sport per un bambino? ‘’Un bambino dovrebbe fare sport per prevenire le patologie cardiovascolari e metaboliche che ormai caratterizzano la nostra società. Imparare ad amare uno sport sin da piccoli aiuta inoltre a sviluppare senso di sacrificio e dedizione, aiuta a socializzare e a saper stare in gruppo e anche ad imparare a gestire le sconfitte.’’

    Quali malattie nota dalla cattiva alimentazione e dalla sedentarietà? ‘’La cattiva alimentazione e sedentarietà sono responsabili dell’obesità, che non è solo un fatto estetico, ma una vera e propria patologia che determina problematiche cardiovascolari, metaboliche come ipertrigliceridemia e ipercolesterolemia, diabete. Tutte queste patologie possono coesistere e determinare la cosiddetta “sindrome metabolica” che ormai può insorgere anche in età pediatrica. In più, possono esserci patologie anche a carico dell’apparato osteoarticolare.’’

    La nostra città è priva di infrastrutture sportive che possono ospitare diverse attività. Mancano solo due anni ai giochi del Mediterraneo 2026, di conseguenza, le nostre speranze relative alla costruzione di impianti sportivi quali lo stadio del nuoto, ad oggi inesistente, si stanno riducendo. I dati riportano che il 78,1% dei giovani che hanno risposto al nostro questionario pratica sport.

    Tra queste persone ci sono agonisti e non, quindi oltre a focalizzarci alla realizzazione degli impianti più importanti, dovremmo pensare che necessiteremmo, per esempio, di aree attrezzate per praticare sport all’aperto. Sono questi i problemi di cui si dovrebbe occupare chi amministra la città, ma vista la gestione dei Giochi del Mediterraneo pare che non abbiano a cuore la tematica sportiva. Il segreto per essere in buona salute è che il corpo sia in movimento e che lo spirito si riposi.

  • L’obesità è una malattia

    L’obesità è una malattia

    “Da studi effettuati su campioni significativi di bambini e adolescenti di età compresa tra 5 anni e 15 anni, emerge che, in tale fascia di età, il peso dei singoli aumenta in media di 2-3 kg all’anno. Poiché l’obesità e il sovrappeso favoriscono l’insorgere di varie malattie metaboliche che, spesso, hanno conseguenze piuttosto gravi sulla salute, è necessario guidare i bambini ed i ragazzi ad adottare stili di vita sani che prevengono la condizione di obesità e sovrappeso”.

    Questo è quanto trascritto dalla professoressa Sara Monaco, nonché referente alla salute, dell’istituto comprensivo statale “Martellotta” di Taranto. La problematica è rilevante a tal punto che lo stesso Istituto Superiore di Sanità, il 12 novembre 2020, ha svolto un’indagine nazionale coinvolgendo 50.000 tra bambini e bambine della III classe della scuola primaria per fotografare, tramite questionario, gli stili di vita dei bambini italiani, di monitorare il loro stato ponderale e di analizzare il contesto familiare e scolastico di riferimento.

    A questo proposito abbiamo chiesto al preside Giovanni Tartaglia, dell’istituto sopracitato, come viene gestita la mensa scolastica.

    G.T.: «Noi abbiamo la mensa attiva per la scuola dell’infanzia e dall’anno prossimo anche per la scuola elementare ma non la gestiamo noi. Siamo in joint venture con il comune, nel senso che la mensa è di competenza comunale per cui è il comune che appalta le società che vengono a fornirci il cibo per i bambini (…). È cibo che viene da fuori e in questo momento la società è la “Ladisa” ma credo che il comune abbia già fatto un nuovo bando per gli anni futuri quindi siamo in attesa». Le famiglie che usufruiscono di tale servizio, di conseguenza, versano una quota al comune per ciascun pasto.

    Per quel che concerne “l’educazione alimentare”, la scuola come si mobilita?

    «La scuola Martellotta ha una mission che è il benessere di tutta la comunità scolastica. Non può prescindere il benessere della persona se non si parte anche da un’educazione al cibo perché rappresenta l’energia e la forza per crescere bene. Per questo abbiamo attivato innumerevoli progetti quindi ringrazio il mio referente alla salute, alla comunicazione e tutto lo staff, dalle maestre, ai professori che sono quotidianamente impegnati a fare educazione civica e alimentare».

    Ci può citare qualche progetto tra questi che avete, o vorreste avviare in ambito alimentare?

    «Una delle nostre grandi scommesse riguarda l’outdoor education quindi tramite fondi sociali europei abbiamo creato delle aule in giardino e dei piccoli orti. I bambini e i ragazzi delle cosiddette scuole medie, attraverso diversi progetti sulla creazione del prodotto hanno compreso, lì dove sono troppo affannati sui loro tablet, che i pomodori e le zucchine dei supermercati in realtà fanno parte di una catena alimentare che cerchiamo di dimostrare attraverso le nostre serre. Negli ultimi tempi abbiamo prodotto delle verze, delle insalate e dei piccoli pomodori proprio per inculcare l’idea che il prodotto sano possa dare degli ottimi risultati».

    Immagino che quanto producete non può essere utilizzato nella mensa.

    «Esatto, li assaggiamo noi adulti perché bisogna capire che sul cibo non si scherza. I bambini vedono però la produzione e vedono quanto sia vero il fatto che la terra produce. Si innescano progetti di educazione alimentare e civica del rispetto dell’ambiente in un’ottica ecosostenibile ed è fondamentale per una sana crescita. Anche noi ci siamo accorti che c’è un incremento dell’obesità forse ereditata dall’America essendo stati i primi ad utilizzare i dispenser, bevendosi litri e litri di bevande zuccherate invece nei nostri ci sono litri e litri di acqua e prodotti sani».

    Questi distributori sono utilizzati in sostituzione di quella che comunemente è conosciuto come l’intervallo per la merenda portata da casa?

    «Facciamo una doppia merenda e per disposizione dei dipartimenti vari della nostra scuola, la merenda viene portata da casa ma non la solita merendina ma qualcosa prodotto in casa quindi il coinvolgimento non è soltanto per i bambini ma per tutte le famiglie. Noi ovviamente ci proviamo a dare delle dritte ma poi i bambini stanno nelle famiglie e portano queste best practice a casa (…)».

    Oltre le serre c’è anche dell’altro?

    «Sì, abbiamo realizzato la giornata delle arance e i miei prof., che non mi stanco mai di ringraziare, attraverso un progetto con l’AIRC, hanno acquistato reti di arance per fare le spremute. La vitamina C fa molto bene quindi i bambini hanno imparato a sbucciarle e a fare aranciate».

    La vice preside e biologa Raffaella Cosma, a proposito degli orti, collaborando con il responsabile del plesso di corso Annibale, Luigi Esposito, ci ha spiegato che è abitudine dei corsi di scienze di portare i ragazzi all’esterno perché avendo tanto terreno possono avere un approccio pratico e diretto. Piantano prima semi di fiori sino ad arrivare alla frutta e alla verdura per far comprendere da dove queste arrivano. Vedono così il processo evolutivo di altri esseri viventi imparando ad averne cura.

    Rita Solito – Nutrizionista

    Dottoressa, quando si può parlare di obesità e se c’è differenza con quella infantile.

    «L’obesità è una malattia che comporta un eccessivo aumento della massa grassa e può essere in assoluto o in determinati punti al livello del corpo. Per quanto riguarda la differenza tra l’adulto e l’adolescente, o la persona che si trova nell’infanzia, la differenza è di diagnosi. Nell’adulto, la prima cosa che si prende, se non si hanno a disposizione gli strumenti per calcolare, per esempio, il volume della massa grassa, sono i valori in assoluto. Si valuta l’indice di massa corporea, si prende l’altezza, il peso e si compie un calcolo matematico. In base al risultato si capisce se è un normopeso, obesità di primo, secondo, terzo o quarto tipo. Nel bambino invece per fare questa diagnosi c’è una differenza perché si prendono in considerazione anche il sesso e l’età specifica. Il bambino ha parametri diversi che non riguardano numeri precisi come nell’adulto che si arriva ad un indice di massa corporea sino a 50/60 e quant’altro. Nei bambini ci sono i percentili».

    Cosa sarebbero i “percentili”?

    «I percentili mettono in relazione sempre peso, altezza ed età del bambino e che sia maschietto o femminuccia. In base a questo ci sono parametri diversi ovvero che dal 95esimo percentile in poi ti ritrovi nella situazione di obesità, dal 120° in poi ti ritrovi in una situazione di obesità grave e indicano quelle conosciute come le “curve di crescita”. Nel bambino, in base a queste curve, si hanno delle differenze».

    Ovvero?

    «Nell’adulto ci si può “limitare” a vedere l’IMC (Indice Massa Corporea) o, in inglese, l’BMI (Body Mass Index) cioè il peso fratto il quadrato dell’altezza espresso in metri e non in centimetri, nel bambino, come detto, non si può fare ma si valuta l’adiposity rebound».

    Mi viene spontaneo chiederle di cosa si tratta.

    «È la curva che il pediatra va a vedere. Fino ai 12 mesi, questa adiposity rebound deve tendere a salire, quindi l’IMC del bambino deve salire. Successivamente questo tende a stabilizzarsi, quindi, così come aumenta il peso deve aumentare anche l’altezza in maniera proporzionale per poi invertirsi nuovamente intorno ai 5-6 anni perché quest’andamento deve tornare a salire in maniera esponenziale».

    Se ciò non accade cosa succede?

    «Quando un pediatra vede che questa inversione della curva va a verificarsi prima dei 5-6 anni, significa che c’è qualcosa che non sta andando bene. L’idea del bambino ben nutrito non è corretta oltre un certo punto altrimenti si parla di patologie. Il bambino obeso tenderà ad essere un adulto obeso».

    EDUCAZIONE ALIMENTARE

    Con il preside Tartaglia si è parlato delle responsabilità delle famiglie una volta che i bambini e le bambine, così come gli adolescenti e le adolescenti, giungono a casa. A questo proposito, da nutrizionista, che consigli può dare?

    «È molto importante che sia il genitore il primo ad essere educato, specialmente nella prima fase di vita del bambino là dove è tutto nelle sue mani. Anche la semplice abitudine alimentare e il gusto del bambino parte dallo svezzamento quindi si può pensare che già in quella fase il genitore andrebbe informato al fine di educare il proprio figlio ad una corretta alimentazione. Alimentazione che sia variegata per poi proseguire in tutte le tappe della crescita. Crescendo la questione cambia perché è il bambino che inizia ad essere selettivo e ad avere preferenze, spesso influenzato dalle abitudini alimentari familiari ma anche dai prodotti di marketing che ci circondano».

    Si riferisce anche ai fast food?

    «Certo, al cibo veloce, alle macchinette e quant’altro. Sicuramente è importante prevenire questa condizione abituando l’adulto attraverso una corretta informazione. Non da ultimo è importante lo sport quindi incentivare, sin da bambini, lo svolgimento di attività fisica senza obblighi. Intendo dire che si dovrebbe scegliere serenamente lo sport che i piccoli desiderano frequentare senza focalizzarsi sul classico calcetto o danza, se questi non piacciono».

    Fin ora abbiamo parlato di genitori non informati se invece lo sono, potrebbero incorrere in altri errori?

    «Sì, nel momento in cui l’adulto prende consapevolezza del fatto che il bambino, o l’adolescente, ha un eccesso ponderale, tende a togliere nutrienti dalla dieta. Ho saputo, anche nelle scuole, di mamme che hanno messo a dieta bambine che poi a scuola sono svenute. Parliamo di eventi gravi. Ritorna quindi il discorso che la non consapevolezza dell’adulto porta a delle privazioni, in questo caso, che non c’entrano con la dieta perché si vanno a compiere danni anche a livello psicologico che potrebbero portare a comportamenti alimentari insani nel ragazzo che ha dato lo sviluppo e nella ragazza che ha già avuto il menarca».

     

  • Lotta allo spreco alimentare, Taranto c’è

    Lotta allo spreco alimentare, Taranto c’è

    Lo spreco alimentare è un fenomeno diffusissimo che si riferisce alla perdita o allo spreco di prodotti alimentari sani e commestibili destinati al consumo.

    Questa problematica ci accomuna tutti e ha come protagonisti soprattutto i giovani, spesso infatti non ci rendiamo conto del comportamento sbagliato che assumiamo non contribuendo alla lotta contro lo spreco alimentare.

    A livello locale abbiamo svolto delle indagini per analizzare le abitudini alimentari dei nostri coetanei

    Su un campione di 100 ragazzi alla domanda: “Dove preferisci mangiare”, la maggior parte di loro ha risposto “Fast food” (46%)

     Da queste statistiche è possibile notare che i giovani preferiscono mangiare fuori casa, in particolare nei fast food; gli alimenti  maggiormente sprecati sono i dolci come i gelati e le crepes ma nella top 5 troviamo anche pizze e primi piatti.

     

     

     

    Confrontando questi dati con le statistiche nel resto d’Italia è emerso che la situazione non è differente, gli

    adolescenti non si preoccupano di questo fenomeno sebbene il 78% dei giovani consumatori sia a conoscenza delle conseguenze di questo atteggiamento portando l’Italia ad essere il Paese con il maggiore spreco alimentare in Europa.

    Anche le famiglie svolgono un importante ruolo nella lotta contro lo spreco alimentare. Abbiamo chiesto ai nostri genitori quali tipi di alimenti fanno attenzione a non sprecare.

    Le famiglie pongono particolare attenzione a non sprecare carne e frutta.

    Tutti noi dovremmo perseguire un unico obiettivo. Si tratta del numero 12 dell’Agenda 2030 che promuove la produzione e lo sviluppo sostenibile, cioè l’utilizzo in maniera efficiente delle risorse naturali ed energetiche, cercando di adottare un comportamento rispettoso nei confronti dell’ambiente e dei prodotti chimici.

    La nostra classe ha avuto modo di intervistare l’assessore alla Protezione Civile del Comune di Taranto, Cosimo Ciraci, che ci ha spiegato nello specifico in che modo l’Ente Pubblico agisce nella lotta allo spreco alimentare. «Come Comune – ha affermato l’Assessore Ciraci – dal mese di giugno abbiamo dato vita ad un servizio con un duplice obiettivo: lottare contro lo spreco alimentare e fare del bene. Ogni sabato pomeriggio vengono recuperati dai commercianti del mercato Fadini i prodotti alimentari non più vendibili per essere poi donati alla Caritas Diocesana. L’ente benefico, poi, distribuisce i prodotti nelle diverse mense cittadine per preparare i pasti ai senza tetto».

    Anche il mondo della ristorazione fa tanto rispetto a questa problematica. Abbiamo ascoltato lo chef Agostino Bartoli, titolare del ristorante “Al Gatto Rosso” che cerca di porre attenzione a non eccedere nello spreco.

    «Durante la preparazione dei piatti- ha dichiarato il noto ristoratore tarantino – gli scarti vengono utilizzati in  iversi modi; ad esempio gli avanzi sono impiegati nei dish staff, vengono impiegati per abbellire le portate o per realizzare altre preparazioni come, la polvere di limone che viene usata nei sorbetti o viene riutilizzata per condire».

    Per combattere lo spreco alimentare è stata ideata una applicazione accessibile a tutti chiamata ”Too good to go”. Quest’app aiuta gli esercenti a non sprecare il cibo rimasto invenduto ma a venderlo ad un prezzo inferiore rispetto a quello posto sul mercato. Per comprendere in modo effettivo la modalità in cui viene utilizzata questa applicazione abbiamo intervistato Giuseppe Boschi, titolare del bar Salotto 42 e Nicola Ordini, direttore del supermercato biologico NaturaSI.

    In riferimento a una box del valore di 9 euro, il consumatore paga 1/3 del totale, cioè 3 euro e l’esercente ottiene un guadagno di circa 1 euro. Si evince, pertanto, che in questa maniera il titolare in questione è riuscito ad  evitare lo spreco alimentare eccessivo.

    Il direttore del negozio alimentare bio Nicola Ordini ha affermato che tramite l’app è possibile gestire in modo corretto le scadenze e aiuta oltre che la lotta allo spreco alimentare, anche quella allo spreco economico. Una volta individuati i prodotti in scadenza, essi vengono assemblati in un massimo di 4 box e all’interno si cerca di mettere tutti gli alimenti possibili, in particolare ortofrutta e prodotti freschi.

    Il titolare del supermercato è entusiasta della vasta richiesta, infatti le box vengono preparate e vendute in  pochissimo tempo.

    Sarebbe opportuno fermarci a riflettere per un attimo in merito all’importantissima tematica della lotta allo spreco alimentare.

    Se ognuno di noi quotidianamente partecipasse in modo attivo ad evitare nel proprio piccolo uno spreco sarebbe possibile diminuire tanti dei problemi odierni più gravi come l’emissione di Co2. Si tratta di piccole ma importanti azioni che, se compiute in modo collettivo, cambierebbero in positivo le sorti del nostro pianeta.