Tag: #fiomcgil

  • “Segnala un amico alla Leonardo”

    “Segnala un amico alla Leonardo”

    “Sulle bacheche aziendali all’interno del sito Leonardo di Grottaglie, da qualche giorno, sono stati affissi annunci di ricerca di laureati STEM per tutto il gruppo, con i quali si chiede ai dipendenti di segnalare nominativi – corrispondenti ai requisiti – da poter valutare e poi eventualmente assumerli.

    Tale richiesta potrebbe sembrare quasi normale se non fosse per il fatto che ad ogni lavoratore, la cui segnalazione va poi a buon fine, vengono riconosciuti 1500 euro per un massimo di 5 segnalazioni a dipendente”. Così, in una nota, la segreteria di Taranto della Fiom Cgil.

    Per il sindacato quella di Leonardo “oltre ad essere una scelta decisamente sbagliata per un grande gruppo, è priva di una connessione con i propri dipendenti soprattutto vista la drammatica situazione del sito di Grottaglie in cui molti lavoratori sono in cassa integrazione e, con l’avvio di un ulteriore periodo di 13 settimane di CIGO, vedono allontanarsi sempre più l’obiettivo della piena occupazione”.

    La Fiom rimarca come sia “indispensabile aumentare le risorse per diversificare l’attuale processo produttivo legato ancora inevitabilmente alla monocommittenza di Boeing e investire concretamente sui propri lavoratori dando anche la possibilità ai tanti operai che nel corso degli anni si sono laureati di veder accrescere il proprio bagaglio lavorativo”.

    Non solo. I metalmeccanici della Cgil chiedono alla multinazionale di “interrogarsi seriamente sulle motivazioni per cui, negli ultimi anni, è diventata così poco attrattiva per i giovani laureati e riteniamo che la discussione vada affrontata sia rispetto agli investimenti necessari nel campo della ricerca, sviluppo ed intelligenza artificiale che nella capacità di saper coinvolgere attivamente le Università e Politecnici del territorio e non, invece, ricorrere alla strategia miope della monetizzazione delle segnalazioni ai dipendenti per ogni assunzione”.

  • AdI in AS, primi problemi per i lavoratori

    AdI in AS, primi problemi per i lavoratori

    Primi problemi in merito all’avvio dell’Amministrazione Straordinaria per Acciaierie d’Italia. La Fiom Cgil ha infatti richiesto un incontro ai Commissari al fine di garantire la corretta gestione dei ratei della tredicesima e delle ferie ai lavoratori che, ad oggi, hanno garantito di fatto la salvaguardia degli impianti e la produzione. “Infatti, abbiamo appreso che l’azienda sta operando la suddivisione in due cedolini del compenso di febbraio del 2024 sulla base dell’attivazione dell’amministrazione Straordinaria a far data dal 20 febbraio 2024 – dichiara la RSU Fiom Cgil -. A questo si potrebbe aggiungere, oltre al danno delle ferie trasformate in Cigo, anche la beffa dovuta dalla procedura di Amministrazione Straordinaria, che andrebbe ad intaccare le ferie maturate dai lavoratori che di fatto sono stati impossibilitati a poterne fruire”. A tal proposito, la Fiom Cgil di Taranto evidenzia “che a seguito della denuncia della Fiom Cgil, inoltrata all’Ispettorato del Lavoro, lo stesso ente ispettivo precisava che ciascun lavoratore avrebbe potuto usufruire del plafond di ferie maturate al termine del periodo di Cigo. In questa situazione, invece, i lavoratori si trovano a non poterne beneficiare“. Per tali ragioni i delegati della Fiom Cgil hanno chiesto di avviare un tavolo di confronto con i Commissari Straordinari “necessario a tutelare il salario e le ferie dei lavoratori, quest’ultime utilizzate impropriamente dalla gestione unilaterale di ArcelorMittal che puntualmente venivano soppresse a favore della cassa integrazione determinando di fatto un plafond di ferie molto elevato per i lavoratori”.

    Sullo stesso argomento interviene il Coordinamento USB Acciaierie D’Italia. “Come preannunciato giorni addietro, il passaggio all’amministrazione straordinaria e la successiva sentenza del Giudice, ha determinato l’insolvenza della società Acciaierie d’Italia, questo determina che dal 18 Febbraio la società è sotto controllo degli amministratori fallimentari. Quindi nel mese di Marzo i dipendenti avranno due cedolini: ADI fino al 19 febbraio e ADI IN AS dal 20 febbraio Per quanto riguarda le ferie risulteranno congelate già dall’entrata del Commissario straordinario, che come da nota ministeriale risale al 20 febbraio scorso. Riteniamo inaccettabile – fanno sapere dall’USB – che, dopo una gestione sconsiderata da parte di Acciaierie d’Italia, che non permetteva di avere un piano di smaltimento ferie, dove le stesse venivano sistematicamente trasformate in cassa integrazione, oggi i lavoratori si trovano le loro ferie ed i loro permessi “congelati” che finiranno nuovamente nell’istruzione al passivo. È vergognoso che dopo sei anni si possa nuovamente toccare le tasche dei lavoratori. Non è bastata la cassa integrazione selvaggia, il mancato pagamento del PDR e gli inquadramenti dei lavoratori bloccati. USB non accetterà silentemente questa nuova provocazione, lo Stato era socio di ArcelorMittal e non certo un soggetto esterno, per questo deve prendersi le proprie responsabilità e non farle pagare ai lavoratori”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/03/01/acciaierie-ditalia-e-fallita/)

     

  • FIOM CGIL: inaccettabile rinuncia fondi PNRR

    FIOM CGIL: inaccettabile rinuncia fondi PNRR

    Il segretario Generale Fiom Cgil Taranto Francesco Brigati, esprime il suo disappunto in merito allo spostamento dei fondi previsti dal PNRR destinati al progetto dell’impianto del preridotto.

    “Il miliardo di euro previsto dal PNRR, secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e da quanto confermato nel dossier di monitoraggio dell’attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza, verrà spostato sui Fondi di Sviluppo e coesione procurando, di fatto, un ulteriore rinvio al progetto di decarbonizzazione previsto per lo stabilimento siderurgico di Taranto.

    È inaccettabile che il governo possa rinunciare al miliardo stanziato dal PNRR per una questione legata a delle scadenze previste dallo stesso piano e non si interroghi sulle non scelte in merito al futuro della siderurgia e sulla scellerata gestione da parte di Arcelor Mittal di un sito ritenuto dai vari decreti di interesse strategico per il Paese.

    Nel frattempo il governo Meloni si sta rendendo complice di un possibile disastro occupazionale, industriale ed ambientale continuando a consentire alla multinazionale di agire sullo stabilimento siderurgico con il chiaro intento di eliminare un competitor di acciaio.

    La Fiom Cgil in più occasioni aveva lanciato un grido di allarme sulla possibilità che si potesse perdere l’occasione dei finanziamenti previsti dal PNRR sul processo di decarbonizzazione consegnandoci, di fatto, un quadro sempre più complesso per la risoluzione della vertenza ex Ilva e che inevitabilmente troverà l’opposizione dei lavoratori attraverso iniziative di mobilitazione al fine di rivendicare un piano industriale, ambientale ed occupazionale che possa traguardare seriamente una transizione ecologica e sociale”.

  • FIOM: “Ex Ilva, situazione insostenibile”

    FIOM: “Ex Ilva, situazione insostenibile”

    L’attuale gestione della fabbrica è fallimentare e non si possono attendere i tempi della politica per rilanciare uno stabilimento d’interesse strategico per il nostro Paese. Proprio ieri si è verificato un incendio ad un pullman che trasporta il personale all’interno dello stabilimento siderurgico: questo ennesimo avvenimento è la chiara dimostrazione di come la fabbrica così non abbia nessuna prospettiva a causa di una gestione che ha deciso di non fare investimenti e programmazione sulla manutenzione, dedicandosi ad attività di pronto intervento, quando necessario. In questi giorni la Fiom Cgil ha denunciato allo Spesal che il numero di pullman necessari a garantire il trasporto interno per raggiungere il reparto o la portineria di appartenenza è troppo ridotto; i lavoratori sono costretti a raggiungere a piedi la propria destinazione con le temperature torride e dopo una giornata di lavoro.

    È una vergogna che il governo consenta questo tipo di gestione della fabbrica che non rispetta i lavoratori e mette seriamente a rischio la loro sicurezza e la salvaguardia degli impianti. È una vergogna che i Commissari Straordinari, proprietari a tutt’oggi dello stabilimento, così come previsto dal contratto di aggiudicazione del giugno 2017, non intervengano in merito allo stato di criticità in cui versano gli impianti. Infatti, la Fiom Cgil ha più volte denunciato questa grave situazione di criticità ma, ad oggi, dopo l’avvenuta ispezione, il sindacato non ha avuto nessuna risposta dalla gestione commissariale, salvo l’assunzione in ADI di molti degli esperti che furono protagonisti di quella vicenda.

    Noi non ci rassegneremo a chiedere il cambio degli assetti societari necessario a rilanciare la produzione e a garantire la transizione ecologica. I continui  rinvii potrebbero seriamente mettere a rischio il futuro di migliaia di lavoratori e di un territorio stanco di attendere un processo di risanamento ambientale dall’ormai lontano 26 luglio 2012, in cui ci fu il sequestro preventivo degli impianti. La fabbrica non può essere gestita trascurando le manutenzioni e lasciando a casa migliaia di lavoratori in cassa integrazione semplicemente per trarne un beneficio economico. Nello specifico i lavoratori delle manutenzioni, che sono importantissimi, sono molto spesso lasciati a casa nonostante ci sia una forte richiesta dai reparti di produzione di interventi manutentivi e chi ha la delega per prendere le decisioni è “ingabbiato” dal numero dei lavoratori da collocare in cassa integrazione. La situazione non è più sostenibile e noi continueremo a denunciare e a mobilitarci per difendere un futuro diverso da quello che viviamo oggi con la gestione di Arcelor Mittal. Il governo Meloni non si renda complice del piano Mittal e cambi nell’immediato la governance per garantire un futuro a migliaia di lavoratori e ad una produzione ritenuta strategica per il nostro Paese.

    Acciaierie d’Italia, intanto, in una nota, informa che nella giornata di sabato 22 luglio scorso, si è sviluppato un incendio su un autobus vuoto parcheggiato nello Stabilimento di Taranto e quindi senza persone a bordo. Il mezzo aveva ricevuto un intervento di manutenzione programmata nella serata di venerdì ed era rientrato in servizio nella mattinata seguente prima di essere parcheggiato. L’incendio è stato immediatamente posto sotto controllo e spento senza alcun danno alle persone e all’ambiente. 

  • Leonardo: l’Axist licenzia 35 lavoratori

    Leonardo: l’Axist licenzia 35 lavoratori

    Con una lettera indirizzata alle OO.SS ed RSU, l’azienda Axist – operante nel sito di Grottaglie nelle scorse ore ha comunicato la cessazione dell’attività e l’avviamento della procedura di licenziamento collettivo per tutti i 35 lavoratori in forza presso lo stabilimento di Leonardo Grottaglie.

    In una nota la FIOM-CGIL ritiene tale scelta “scellerata ed inappropriata “.”Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio “suicidio industriale” in un territorio ed uno stabilimento che, già in passato, ha pagato la fuoriuscita di oltre 700 lavoratori dell’indotto” – prosegue la nota -. Consideriamo inopportuna e priva di logica questa decisione da parte di Axist, poiché per sopperire alla crisi congiunturale che sta attraversando lo stabilimento di Grottaglie – infatti Leonardo continua a sostenere in tutte le sedi d’incontro un incremento dei volumi produttivi già nel prossimo anno, con una ripresa stabile delle attività nel 2024 – poteva ricorrere all’utilizzo di altri strumenti anche straordinari, che potessero garantire la salvaguardia occupazionale”.

    Inoltre, la Fiom ritiene “alquanto inspiegabile tale decisione poiché Axist svolge a tutti gli effetti lavorazioni indispensabili e di rilevante importanza per il ciclo produttivo delle fusoliere del 787, da ormai più di dieci anni e tra l’altro con attrezzatura di proprietà di Leonardo. All’azienda chiediamo di intervenire tempestivamente nei confronti di Axist, rispetto a quanto sancito nell’accordo Divisionale siglato il 17 Gennaio u.s. anche a salvaguardia della filiera dell’indotto. Non possiamo assistere all’interno della stessa Azienda/Divisione siti che, per far fronte ad un immediato problema, fanno ricorso all’incremento di personale esterno, mentre qui a Grottaglie si licenziano i lavoratori”.

    “Un’azienda come Leonardo ha anche una “responsabilità sociale” a cui non può sottrarsi o voltarsi dall’altra parte – conclude la nota – Come Fiom, solleciteremo l’intervento delle istituzioni e metteremo in campo tutte le azioni necessarie atte a salvaguardare il futuro di tutti i lavoratori e la tenuta occupazionale di un intero territorio” concludono dalla Fiom Cgil.

    Sulla decisione della dittaAxist intervengono anche le Rsu Uilm di Taranto: “La comunicazione da parte della società Axist srl, operante nella filiera dell’indotto Leonardo e nella fattispecie nel sito di Grottaglie, riguardante la procedura di licenziamento collettivo per 35 lavoratori, è del tutto inspiegabile, strumentale e inaccettabile“.

    La Uilm Taranto, a tal proposito, ha chieso un incontro urgente all’assessore regionale al Lavoro Sebastiano Leo e al presidente della task force regionale per l’occupazione Leo Caroli, chiedendo anche la presenza della stessa Leonardo, per discutere anche della richiesta di Cigs per 19 lavoratori della società Technoplants.

    “Ricordando che il 17 gennaio scorso le organizzazioni sindacali hanno siglato con la Leonardo Spa un accordo quadro per la gestione della crisi congiunturale legata agli effetti delle normative anti covid sul traffico aereo. In sede di rinnovo della cassa integrazione ordinaria, per i lavoratori diretti, la stessa società Leonardo ha comunicato una ripresa importante del mercato prevista già a partire dal secondo semestre del 2023 per quanto riguarda i velivoli a lungo raggio e, quindi, il B787 che vincola a tutt’oggi lo stabilimento di Grottaglie alle sorti di questa mono-commessa produttiva. Diventa dirimente – conclude la sigla sindacale – da parte della Leonardo la convocazione di un incontro sindacale specifico di analisi e monitoraggio rispetto agli investimenti industriali, al mantenimento dei processi produttivi e valutazione delle relative competenze distintive, all’avanzamento dei carichi di lavoro e alla fornitura dei dati sulle attività affidate alle ditte esterne dell’indotto. Non firmeremo alcun accordo che preveda anche un solo licenziamento“.

    Sulla vicenda dell’Axist si registra anche l’intervento della segreteria territoriale Fim Cisl Taranto Brindisi, attraverso il segretario generale Michele Tamburrano e del segretario aziende dell’appalto e indotto Pietro Cantoro.

    “Nel corso di un incontro di consultazione sindacale, avvenuto venerdì 13 maggio, la Axist azienda dell’appalto di Leonardo ha manifestato la volontà di non proseguire con la partnership in Leonardo, allungando di fatto l’elenco delle aziende che gettano la spugna. La Axist è un’azienda storica dell’indotto Leonardo, che presta attività di manutenzione e preparazione mandrino, prestazione nevralgica ed essenziale con un elevato know-how professionale presso il sito produttivo di Grottaglie. Purtroppo, la volontà espressa nell’incontro si è concretizzata con la decisione incomprensibile e unilaterale della Axist che, con una nota ufficiale a mezzo pec pervenuta alle organizzazioni sindacali nella mattinata di lunedì, ha comunicato la cessazione dell’attività e l’avviamento della procedura di licenziamento collettivo, che investe tutta la totalità delle 35 maestranze in forza allo stabilimento Leonardo Grottaglie”.

    “L’elemento, a nostro avviso, più sconcertante è che, a fronte di una seppur minima ripresa prevista per i mesi di settembre e ottobre, tale da garantire alcune settimane di lavoro, perviene un totale rifiuto di voler valutare percorsi alternativi. Crediamo che, alla luce delle dichiarazioni della committente Leonardo (quest’ultima nelle occasioni di confronto intravede riprese e incrementi dei volumi produttivi sin dal 2023, con un trend stabile delle produzioni nel 2024), Axist debba rivedere immediatamente le sue decisioni con la revoca dei licenziamenti, in considerazione che la stessa società Axist potrebbe utilizzare ancora strumenti di ammortizzatori, anche straordinari per traghettare l’attuale difficoltà, preservando contemporaneamente l’intero personale – affermano dalla Fim Cisl -. Tante, troppe le maestranze dell’indotto dello stabilimento grottagliese che in questi ultimi anni hanno perso il proprio posto di lavoro gettando nello sconforto centinaia di famiglie. A fronte di questa ennesima volontà di depauperamento del sito oltre che del territorio, la Fim Cisl non rimarrà inerme e contrasterà con ogni iniziativa il percorso scellerato, al fine di salvaguardare tutto il personale in questione. La committente Leonardo e le istituzioni territoriali, devono dare le dovute risposte e garanzie a tutta la filiera dell’indotto, non dissipando inutilmente professionalità consolidate nel tempo nel comparto Aeronautico”.

    (leggi gli articoli su Leonardo Grottaglie https://www.corriereditaranto.it/?s=leonardo+grottaglie&submit=Go)

  • Ex Ilva, “lavoratori tornino i veri protagonisti della transizione ecologica”

    Ex Ilva, “lavoratori tornino i veri protagonisti della transizione ecologica”

    Francesco Brigati, della Fiom Cgil Taranto, torna sullo sciopero di venerdì scorso. L’esponente sindacale pone nuovamente in evidenza quanto la situazione dell’ex Ilva, e conseguentemente per i lavoratori diretti e indiretti, è divenuta insostenibile visto il grande clima d’incertezza. Naturalmente, Brigati parla della presenza ai cancelli dell’ad Lucia Morselli, dell’atteggiamento del Governo: insomma, la situazione è davvero molto complicata e il futuro di fabbrica e soprattutto dei lavoratori appare sempre più incerto e difficile.

    La giornata di mobilitazione dei lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in AS e appalto ha mostrato, per chi ancora non se ne fosse accorto, una situazione che è divenuta insostenibile per una vertenza che dura ormai da troppi anni e non riesce a trovare una risoluzione definitiva alle tante problematiche che attanagliano la fabbrica e la città.
    Lo sciopero del 6 maggio è riuscito ed ha avuto una straordinaria partecipazione dei lavoratori stanchi di subire continui ricatti, di perdere il salario con il costante utilizzo della cassa integrazione straordinaria e di rinviare il tema della transizione ecologica a periodi non ben definiti e senza investimenti certi che garantiscano un serio processo di risanamento ambientale.
    Ma la giornata di sciopero sarà ricordata anche per l’ingresso in scena, presso la portineria A, dell’Amministratore Delegato di Acciaierie d’Italia, quest’ultima contestata da tutti i lavoratori per tale uscita improvvida e offensiva verso chi manifestava anche per la cattiva gestione dello stabilimento siderurgico.
    La Morselli ha avuto anche il barbaro coraggio di chiedere ad un delegato della Fiom, attraverso un uomo del suo staff, di poter utilizzare il megafono che prontamente gli è stato negato ed è stata invitata ad allontanarsi in quanto è stato chiaro a tutti che quell’azione era una chiara provocazione ai lavoratori in sciopero.
    Centinaia di lavoratori hanno risposto a quella provocazione con un corteo spontaneo partito dalla portineria D, poi direttosi presso la presso la portineria A, dove si trovava l’Amministratore Delegato, con un coro di voci che intonava “via da Taranto”. In quel momento mi è tornato in mente il 2012, in occasione del sequestro preventivo dell’area a caldo, dove si determinò una rottura insanabile tra la città, i lavoratori e i Riva. Rottura che che si è ricreata con l’attuale gestione targata Morselli soltanto dopo pochi mesi dal suo arrivo.
    Il governo dovrebbe chiedersi cosa stia accadendo a Taranto nella gestione di quella fabbrica, di un bilancio sconosciuto a molti, di una produzione che non riesce a decollare per l’assenza di interventi manutentivi e di investimenti necessari a garantire una produzione a 6 milioni di tonnellate annue. Cosa accade in quella fabbrica? Quali sono gli investimenti su sicurezza e ambiente? Come viene utilizzata la cassa integrazione? Quale sarà il futuro piano ambientale e industriale? Cosa pensa di fare il governo nell’eventualità in cui non sarà concesso il dissequestro?
    Potrei elencare tanti altri interrogativi che in questi mesi non hanno trovato risposte dal Governo e che la mobilitazione del 6 maggio ha provato a mettere al centro la questione della transizione ecologica e sociale per un vero cambio di passo nella gestione di quella fabbrica.
    L’unico rammarico? Aver visto la Morselli e non il Governo che continua a latitare e a non dare risposte alle tante domande che i lavoratori legittimamente continuano a chiedere. Ad oggi nessuna convocazione è arrivata e deve essere chiaro a tutti che noi non ci fermeremo e continueremo a mobilitarci per avere risposte certe sul futuro occupazionale, ambientale e produttivo. Non ci fermerete!”

  • Ex Ilva, i sindacati: “Sciopero riuscito”

    Ex Ilva, i sindacati: “Sciopero riuscito”

    Secondo i sindacati, lo sciopero all’ex Ilva di oggi ha visto una grande partecipazione dei lavoratori. Solo qualche attimo di tensione per la presenza ai cancelli dell’ad Lucia Morselli, ma per il resto sembra essere scivolato senza grandi problemi.
    La protesta di 24 ore, proclamata unitariamente dalle sigle sindacali, si concluderà domani mattina alle 7.00.
    “Lo sciopero di oggi di 24 nello stabilimento Acciaierie d’Italia di Taranto ha visto una grande partecipazione dei lavoratori. Il presidente Draghi batta un colpo, stiamo perdendo un asset strategico dell’industria del nostro Paese”: a dichiararlo è Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom Cgil e responsabile siderurgia.
    “Invece che ai cancelli nel giorno dello sciopero, l’Amministratore delegato di Acciaierie d’Italia dovrebbe presentarsi più spesso nelle sedi in cui il confronto tra le parti potrebbe aiutare ad individuare gli strumenti per dare una prospettiva ed uno sbocco positivi ad una vertenza ormai senza tempo”, aggiunge l’esponente sindacale.

    “Noi non abbiamo mai immaginato, e tantomeno preteso, di scegliere gli AD di qualsiasi azienda, ma l’Amministratore delegato di Acciaierie d’Italia si rassegni all’idea di poter scegliere i sindacati che vorrebbe e risponda alle questioni poste con lo sciopero di oggi: dal mancato accordo sulla cigs alla mancata risalita produttiva, dalle questioni della sicurezza agli investimenti ordinari e straordinari necessari per assicurare una prospettiva credibile di attuazione delle linee di un piano industriale semplicemente presentato e mai condiviso dal sindacato e dai lavoratori – continua Venturi -. Sembra si sia scelta la strada di un’involuzione autoritaria nei rapporti in tutti gli stabilimenti del gruppo tra inaccettabili pressioni, sospensioni, licenziamenti disciplinari, per non dire di ciò che sta avvenendo nelle imprese dell’indotto. Questo clima è cresciuto dopo l’ingresso del capitale pubblico con Invitalia, e rappresenta l’altra faccia di una medaglia che vede la ‘diserzione’ del Governo dagli impegni assunti e dagli annunci ripetuti sul ruolo strategico di Taranto nel fantomatico piano nazionale della siderurgia. Lo sciopero di oggi è solo l’inizio della mobilitazione”.
    Parla di “sciopero sin qui riuscito, allo stabilimento Acciaierie D’Italia di Taranto, dove non si vedeva una massiccia adesione di manifestanti da diversi anni. Dalle 7.00 di questa mattina i lavoratori di Acciaierie D’Italia, insieme ai colleghi dell’Appalto e di Ilva in Amministrazione Straordinaria, protestano per le tante risposte che continuano a non arrivare, da parte del management dell’azienda e del Governo centrale” la FIM Cisl.

    “La riuscita dello sciopero di oggi al siderurgico di Taranto – dichiara il segretario generale FIM, Roberto Benaglia – è un fatto molto positivo che evidenzia come i lavoratori e il sindacato dei metalmeccanici non si arrendono di fronte alla crisi e alle difficoltà storiche, nonché alla situazione difficile in cui versa tutto il polo di Taranto”.
    Il tempo passa e la tensione sale tra i lavoratori, che garbatamente hanno aderito all’iniziativa del sindacato. Come sindacato – continua Benaglia – denunciamo il fatto che il 2022 rischia di essere un altro anno perso e negativo, in quanto gli obiettivi della produzione di acciaio, pari a 5,7 milioni di tonnellate, che l’azienda solamente un mese fa aveva dichiarato di raggiungere, in queste condizioni è chiaro che non potranno essere centrati. La difficoltà e l’incertezza che l’attuale gestione procura allo stabilimento e a tutta Acciaierie d’Italia non è più sopportabile. Abbiamo bisogno di un nuovo confronto che permetta di togliere il siderurgico dalla situazione di debolezza e di scarso funzionamento in cui oggi si trova”.
    Da qui l’appello al Governo che “deve rispondere, non solamente delle prospettive future e dei programmi verso la decarbonizzazione, ma soprattutto degli impegni che lo riguardano, come principale azionista per risollevare la produzione e rilanciare i volumi, riducendo il numero di persone messe in cassa integrazione. Solo così potremo ritrovare chiarezza nelle relazioni industriali e soprattutto un confronto che guardi in avanti. Proseguiremo l’iniziativa sindacale e – conclude Benaglia – cercheremo in tutti i modi di riaprire un confronto con l’azienda con il Governo su questi obiettivi”.

    Presente a Taranto il segretario nazionale Valerio D’Alò il quale afferma: “Evidentemente chi si deve convocare non sa cosa vuol dire vivere con 900 euro al mese. Il Governo sta perdendo tempo, perché dall’entrata a maggio nella governance, quale socio di maggioranza di Acciaierie D’Italia, ha spostato in avanti la scadenza, aspettando un possibile dissequestro. La realtà – spiega ancora D’Alò – è che se non dovesse realizzarsi il dissequestro, vogliamo capire che cosa bisognerà fare: A chi rimarrà l’azienda? Quale sarà l’asset societario? Risposte fondamentali per evitare il solito scaricabarile. Diciamo no alle solite e ripetute scuse per non fare nulla. E quando in uno stabilimento siderurgico qualunque vede questo tipo di manutenzioni non fatte, tutto questo si trasforma in mancanza di sicurezza e in cassa integrazione”.
    Ed è proprio sull’argomento cassa integrazione che si sono interrotte le relazioni sindacali con Acciaierie D’Italia. “Un mancato accordo sulla la cassa integrazione evidentemente giustificato, in considerazione che l’aumento dei volumi produttivi sperati e proposti dall’azienda non si sono consuntivati e quindi per le persone non avranno nessuna prospettiva per rientrare dalla cassa integrazione. I lavoratori vogliono risposte – conclude D’Alò – da un Governo assolutamente sordo e assente che sa di doversi prendere delle responsabilità e ancora non se le assume”.

    “Oggi lo sciopero a Taranto di 24 ore è contro ArcelorMittal e contro il Governo. Dopo oltre un mese dal mancato accordo sulla cassa integrazione straordinaria al Ministero del Lavoro, nessuno si è mosso a parte qualche dichiarazione a latere e l’unica strada che avevamo è scioperare. Non potevamo continuare a subire. Mi auguro che il Governo intervenga , altrimenti intensificheremo le nostre iniziative. Taranto sta messa malissimo, a Genova la situazione è esplosiva malgrado lì facciano una produzione di mercato come la banda stagnata. Due grandi stabilimenti senza nessun tipo di relazioni industriale. Inoltre si è instaurato un clima di terrore nelle fabbriche con lavoratori sospesi o licenziati. Questa situazione rischia di pesare come un macigno. Abbiamo inviato più volte lettere ai ministri ma non abbiamo mai ricevuto una risposta. Non avevamo altri strumenti se non lo sciopero”. Così Rocco Palombella, segretario generale Uilm.
    “Il Governo è diviso su Ilva – insiste il leader Uilm – da una parte si vorrebbe salvare lo stabilimento e dall’altra si ritiene una questione irrecuperabile. Dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Draghi ci aspettavamo atti concreti che non vediamo”.
    “Dopo il gravissimo fatto del mancato accordo al Ministero del Lavoro, perché il Governo non ha convocato l’azienda – domanda Palombella – e perché non verifica i livelli produttivi che sono ai minimi, lontani dall’obiettivo dei 5,7 milioni previsti per quest’anno, in un contesto di mercato dell’acciaio che fa segnare record. Nell’agenda di Governo Ilva non esiste più”.

    “L’ultimo incontro con il ministro Giorgetti risale a tempo fa – continua – poi non abbiamo ricevuto nulla, nessun tipo di riscontro. Si va verso le elezioni politiche del 2023 senza posizioni concrete su nessuna vertenza, senza assumersi responsabilità e nessun tavolo effettivo su vertenze importanti”.

    “Il nuovo piano industriale, la decarbonizzazione e la produzione con il pre ridotto rimangono un libro dei sogni, progetti annunciati ma mai formalizzati, mai discussi e mai definiti dettagliatamente con date, riferimenti o fonti di finanziamento” prosegue.

    “Nel frattempo – sottolinea Palombella – Mittal a livello globale ha fatto utili per oltre 4 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2022, segnando il record dell’80% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Allo stesso tempo ha completamente marginalizzato Taranto, tenendo il sito a scartamento ridotto e 3 mila persone in cassa integrazione. Inoltre la scelta dell’attuale amministratore delegato vuol dire solo una cosa: annientare lo stabilimento di Taranto. Come se non bastasse hanno chiesto lo sconto sia sul prezzo di acquisto che sull’affitto. Vogliono un regalo, è assurdo”.

    “La situazione dei 1.700 lavoratori di Ilva As – conclude – deve essere presa in carico seriamente dal Governo e dai Ministri competenti. Non è possibile pensare che queste persone possano fare solo le bonifiche o stare in cassa integrazione a vita”.
    Infine, per lo Slai Cobas “fin dal primo giorno in cui ArcelorMittal si è insediata in questo stabilimento è stata chiara la volontà di non rispettare gli accordi presi, ma d’altronte il principio sul quale si basa l’attuale sistema è solo il profitto, ottenuto con meno operai e più produzione. È in questo contesto che si inserisce questa nuova macro ondata di cassintegrazione voluta dall’azienda che, è sempre bene ricordarlo, ha anche lo Stato come socio. Da qui dobbiamo partire per capire come non sia possibile una conciliazione tra lavoratori e padroni, tra sfruttati e sfruttatori, e discernere tra chi rappresenta gli uni e chi rappresenta gli altri. Dal primo novembre del 2018 ad oggi si sono susseguiti ben tre governi, e nessuno di essi ha mai compiuto un’azione favorevole nei nostri confronti, hanno sempre assecondato il modo d’agire criminoso dell’azienda: dal mancato rispetto dell’accordo alla inesistente enfasi sulla sicurezza, dai licenziamenti pretestuosi e ricattatori alla cassintegrazione permanente da tre anni a questa parte, sfruttando anche la cassa covid quando lo stabilimento è sempre stato regolarmente in marcia, sino ad una delle manovre più infime e vergognose fatte da governo Draghi, lo spostamento dei fondi dalle bonifiche dell’area esterna allo stabilimento alla presunta decarbonizzazione del siderurgico. Siamo tutti ben consapevoli che la nostra forza risiede nel numero. Quando i lavoratori sono uniti ed hanno la determinazione, data dall’immiserimento galoppante, dal rischio di perdere il lavoro, la salute, a volte anche la vita, essi divengono una forza inarrestabile”.

  • Fiom-Cgil chiede incontro urgente

    Fiom-Cgil chiede incontro urgente

    La segreteria provinciale Fiom – Cgil di Taranto ha inviato una richiesta di incontro urgente ai Commissari Straordinari Ilva in As per avere delucidazioni sulle possibili conseguenze di slittamento degli adempimenti contrattuali soprattutto con riferimento al futuro del territorio e dei lavoratori che da tempo attendono un cambiamento che possa dare una chiara prospettiva ambientale ed industriale.

    Nella missiva si legge che “la complessità della vertenza ex Ilva necessita di un approfondimento e del massimo della chiarezza rispetto alle fasi previste dagli accordi sottoscritti con Arcelor Mittal, in particolar modo della clausola sospensiva inerente il dissequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto”.

    Inoltre si ricorda che “ lo scorso 4 aprile ’22 i legali dei Commissari di Ilva in Amministrazione straordinaria hanno presentato alla Corte d’Assise di Taranto un’istanza di dissequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico con dei tempi che appaiono tardivi rispetto a delle scadenze previste dagli accordi sottoscritti con la multinazionale”.

    Secondo la Fiom- Cgil la scadenza del 31 maggio – data in cui dovrebbero concludersi le clausole sospensive previste dall’accordo del 10 dicembre 2020, rivisitato a marzo del 2021, tra il Ilva in AS e Arcelor Mittal per garantire l’ingresso di INVITALIA nel capitale sociale di Acciaierie d’Italia in quota di maggioranza al 60% – sembra allontanarsi per evidenti criticità rispetto all’adempimento contrattuale delle suddette clausole sospensive.

    È del tutto evidente che in assenza del dissequestro penale degli impianti dell’area a caldo – si conclude –  non potrà concludersi l’iter sui futuri assetti societari con conseguenze gravi dal punto di vista degli investimenti ambientali, sul processo di transizione ecologica e ripercussioni pensatissime per i lavoratori che continuerebbero a vivere in una condizione di precarietà con ammortizzatori sociali che di fatto hanno già falcidiato i salari.

     

  • Leonardo Grottaglie, prosegue monitoraggio sanitario dei lavoratori

    Leonardo Grottaglie, prosegue monitoraggio sanitario dei lavoratori

    È stato ratificato il secondo verbale di riunione del Comitato per l’applicazione e verifica protocollo condiviso del 14 marzo 2020 presso lo stabilimento della Leonardo Finmeccanica di Grottaglie. Si sono susseguiti due incontri, uno il primo aprile ed uno oggi, si è discusso di sorveglianza sanitaria relazionando i casi di potenziali contagi e relative azioni di contenimento, informano dalla Fiom Cgil. Si è anche discusso dell’applicazione ed estensione dei medesimi parametri per i lavoratori di ditte esterne. Sono stati inoltre limitati gli orari di accesso al sito, per i turnisti quindi si potrà entrare non prima delle 5:55 per il primo turno, delle 13:55 per il secondo turno, delle 21:55 del terzo turno.

    Qui sotto il contenuto del Verbale siglato in data odierna e le linee guida per la gestione di casi di contagio o sospetto contagio Covid.

    Dal verbale:

    Sorveglianza sanitaria

    Il medico competente ha relazionato comitato circa i casi di potenziali contagi verificatesi e le relative azioni di contenimento. Dall’inizio dell’epidemia nello stabilimento di Grottaglie hanno osservato e superato un periodo di quarantena 31 dipendenti per contatti diretti e indiretti secondo il protocollo allegato. In questo momento tra dipendenti sono ancora in quarantena ed è stato accertato un caso positivo attualmente in quarantena dal 12 marzo.

    Il medico competente ha confermato che continua L’osservazione di casi così detti Ipersensibili, ricordando a tal fine che le comunicazioni devono avvenire tra il medico competente e il medico curante del dipendente.

    Sanificazione e igienizzazione

    Nei giorni 28 e 29 marzo, 4 e 5 Aprile è stata effettuata nuovamente la sanificazione e l’igienizzazione di tutti gli ambienti dello stabilimento, sia i reparti produttivi che gli spazi comuni (bagni, spogliatoi, aree ristoro), uffici, open space, sale riunioni, aule, in ottemperanza alle disposizioni ministeriali.

    Sono aumentate le frequenze di pulizie in tutto lo stabilimento,  durante gli orari di cambio turno è prevista apposta pulizia dei locali.

    Il refill dei kit pulizia sulle postazioni di lavoro avviene da parte della logistica attraverso segnalazioni dei responsabili Ma tale sistema deve essere ottimizzato attraverso l’aumento della frequenza di tali operazioni. È stato inoltre predisposto il contenitore per il refill degli spray da parte dei Lavoratori posto presso la dispensa area sistemi. Si raccomanda a tutti i lavoratori di utilizzare correttamente i kit pulizia,  previsti per l’utilizzo di gruppo/squadra e non individuale.

    È previsto installazione di un dispenser di gel igienizzante in autoclave/debugging. Il refill dei dispenser è curato da LGS tramite segnalazione dei responsabili.

    Organizzazione ingressi

    Ingresso al sito In conformità a quanto definito nel precedente verbale al punto turnistica sarà consentito non prima di 20 minuti rispetto all’inizio del turno.

    Fuori da questo arco temporale non sarà consentito l’ingresso in stabilimento.

    Gestione DPI anti  covid-19

    Le mascherine ad uso Anzi contagio covid-19 saranno le mascherine chirurgiche.

    Laddove la lavorazione lo richiede verranno normalmente fornite le mascherine previste come DPI,  Comunque efficaci all’anti contagio.

    Gestione ditte esterne

    RSPP ha illustrato le modalità di raccordo tra Leonardo Grottaglie le ditte esterne presenti sul sito, consistenti nello scambio di informazioni ed evidenze con cui le ditte operano ai fini del contenimento del contagio covid-19 incoerenza con le linee guida Leonardo. In caso di contatti stretti tra dipendenti di ditte esterne e positivi o sospetti positivi le ditte informeranno tempestivamente ai referenti Leonardo e il medico competente anche attraverso i medici competenti della ditta stessa. Stesso processo informativo in caso contrario.

    Si è inoltre avviata, tra il primo aprile ed oggi, la discussione finalizzata ad uniformare le turnistiche a 15 turni dei reparti produttivi che viaggiano a 17-18-21 turni.

  • Ex Ilva, riparte il treno nastri. La Fiom: “Nessun trionfalismo”

    Ex Ilva, riparte il treno nastri. La Fiom: “Nessun trionfalismo”

    Quest’oggi ArcelorMittal Italia ha comunicato alle organizzazioni sindacali la ripartenza, tra il 10 e il 13 marzo 2020, del treno nastri 1, per due settimane a 15 turni, per poi fermarsi una settimana. Secondo quanto riferisce l’azienda, subito dopo la ripartenza ci sarà una settimana di fermata utile a verificare ulteriori prospettive per continuare la marcia dell’impianto treno nastri 1.

    La Fiom Cgil ha chiesto “alcuni approfondimenti, ai responsabili della multinazionale presenti al tavolo, in merito alla scelta aziendale della ripartenza del TNA/1. Nella fattispecie abbiamo chiesto se la produzione giornaliera abbia subito degli aumenti, ci risulta, infatti, che al momento la produzione sia ferma a circa 13 mila tonnellate giornaliere, se è previsto l’utilizzo di bramme provenienti da altri stabilimenti o se ci siano problemi al Tna/2 tali da spostare parte della produzione al TNA/1” si legge in un comunicato stampa a firma del Coordinatore Rsu Fiom Cgil Francesco Brigati, Rsu Fiom Giuseppe D’Ambrosio, Rsu Fiom Fabio Boccuni.

    Le relazioni industriali, come spesso capita in molti incontri, non hanno dato risposte agli interrogativi posti” prosegue la Fiom Cgil “e troviamo positivo seppur ingiustificabile che si riparta con un impianto, fermo ormai da molti mesi, senza che vi sia una prosepttiva chiara. Inoltre riteniamo fondamentale conoscere come l’azienda intenda proseguire con la trasformazione delle bramme in coils senza conoscere nel dettaglio la reale capienza del semilavorato“.

    Pertanto, “nessun tono trionfalistico sulla ripartenza del TNA/1, al contrario riteniamo che Arcelor Mittal continui ad essere poco trasparente e a non fornire elementi utili alle organizzazioni sindacali per avere un quadro chiaro rispetto agli assetti produttivi. La ripresa produttiva del Tna/1 prevede il rientro di 180 persone (75 ese, 46 toc,29 man mec, 32 manele). Inoltre, rientreranno da subito tutti i tecnici della manutenzione, più 8 operai elettricisti e 7 meccanici, 16 unità in torneria cilindri e 14 in esercizio. Per quanto riguarda i lavoratori dislocati in altri impianti l’azienda ha comunicato che verranno tutti reintegrati al tna 1 ad eccezione di 9 unità che rimarranno momentaneamente alle batterie” prosegue la nota.

    La Fiom Cgil ritiene infine “che l’assenza di trasparenza rispetto agli attuali e futuri assetti produttivi non dia certezze in riferimento alle reali intenzioni della multinazionale, soprattutto in una fase in cui è ancora in piedi il contenzioso giudiziario tra Arcelor Mittal e Ilva in a.s“.

    Sulla ripartenza del treno nastri 1 dal 10 marzo prossimo, è intervenuta anche la Fim Cisl. “Rientreranno così al lavoro 182 unità su 203. In particolare ne rientreranno 100 dalla Cigo, 39 già dislocate in altri reparti e 43 dalle rotazioni. Gli operai saranno così ripartiti: 75 esercizio, 46 torneria cilindri, 29 manutenzione meccanica, 32 manutenzione elettrica. Dalla cassa integrazione rientreranno circa 100 unità lavorative, 39 dalla mobilità in altri reparti e 43 infine dalle rotazioni“.