Questa settimana ai nostri microfoni un esponente della “Grande alleanza per Taranto”. Si tratta di Francesco Cosa, già consigliere comunale e assessore con Ippazio Stefàno, oggi sostiene con la lista SDS la candidatura di Walter Musillo a Palazzo di Città. Con lui parliamo del presente ma anche del passato e dei rapporti con il centrosinistra e con l’ex-sindaco (e oggi rivale elettorale) Rinaldo Melucci.
Che cosa l’ha spinta, assieme al gruppo di SDS, a entrare in questa maxi-coalizione a sostegno della candidatura di Walter Musillo a sindaco di Taranto?
«Devo fare prima un paio di precisazioni. Noi come lista SDS, che non era la lista SDS per Stefàno ma era “Sviluppo, Democrazia e Sud”, nel 2017 abbiamo sostenuto Massimo Brandimarte. Quando ci fu il ballottaggio noi abbiamo avuto un contatto con Rinaldo Melucci e lo abbiamo sostenuto, e poi sappiamo com’è andata a finire: Rinaldo ha vinto e Stefania Baldassarri, nonostante il vantaggio iniziale, ha perso le elezioni. Sulla base di quell’accordo al ballottaggio, noi auspicavamo durante l’amministrazione Melucci di dare un nostro contributo. I patti, con Rinaldo, prevedevano che avrebbe dovuto incontrare tutti i candidati. Le nostre liste erano fatte tutte di persone della società civile, molte delle quali alla prima esperienza (tranne me e Scasciamacchia), e quindi volevamo dare un contributo, anche perché dopo dieci anni di governo con l’amministrazione Stefàno avevamo tutte le carte in regola anche per dirgli come stavano i fatti, per mettere al suo servizio l’esperienza decennale di forza di governo. Se ci giriamo indietro, nessuno ha mai governato per dieci anni consecutivamente la città di Taranto perché tutte le giunte, compresa quella di Melucci, non hanno mai finito un mandato; l’unica fu Rossana Di Bello e poi il mandato finì un anno dopo la riconferma, con il dissesto. Queste due liste non sono mai state ricevute dal sindaco, in nessuna occasione. Ci siamo sentiti abbandonati anche da tutto il centrosinistra».
Quindi i rapporti si sono interrotti non soltanto con il sindaco Melucci ma anche con le forze che avevano sostenuto i dieci anni di amministrazione Stefàno?
«Assolutamente dimenticati. Le dico di più. Ad un certo punto Rinaldo Melucci voleva fare un percorso all’interno del Partito Democratico con la corrente “Liberdem”, che faceva riferimento a Michele Emiliano. Allora, proprio subito dopo la vittoria delle elezioni, si stava celebrando il congresso del Partito Democratico. Lui ci chiese di dargli una mano iscrivendoci al Pd perché voleva creare uno zoccolo duro a suo sostegno e a sostegno di Michele Emiliano».
Ricordiamo che Melucci si presentava da indipendente sostenuto dal PD, non come candidato organico.
«Infatti lui si candidava come civico indipendente, però aveva maturato la scelta di fare un percorso nel Partito Democratico, anche perché il PD era maggioranza relativa. Quando ci vedemmo ci chiese una mano e io, siccome era una persona giovane sulla quale anche noi riponevamo tanta fiducia, lo sostenemmo e cercammo di fare l’iscrizione nei circoli del Partito Democratico; non siamo stati messi nelle condizioni di farlo. Praticamente venivamo respinti, durante quel congresso che si celebrava tra Giampiero Mancarelli e Gianfranco Lopane. Non ci facevano entrare nei circoli, ci respingevano. Questo è il Partito Democratico, che oggi si lamenta tanto delle coalizioni fra destra e sinistra. Poi il Congresso di fatto non si celebrò, perché siccome non era praticabile un’elezione democratica del segretario provinciale, Gianfranco Lopane ritirò la sua candidatura e Giampiero Mancarelli, praticamente senza votazioni, divenne segretario provinciale. Fra cento persone che coinvolgemmo in questo progetto forse una decina riuscirono ad iscriversi».
Questa era tutta una macro-premessa alla decisione di entrare adesso in questa coalizione con Musillo…
«Una premessa fondamentale. Io ho sempre continuato a fare politica, non avevo bisogno del ruolo istituzionale di consigliere o assessore, però non abbiamo avuto mai l’opportunità di avere un confronto con la giunta, con l’amministrazione, con i partiti. Niente, chiusi e arroccati con i loro amici. Ora, non è che si ricordano di Francesco Cosa un mese prima delle elezioni oppure quando diciassette consiglieri vanno a firmare dal notaio. Io sono stato chiamato da un esponente del PD, che era stato incaricato da Emiliano per sondare le liste civiche, ritenendo che io fossi una risorsa per la città, una risorsa per il centrosinistra. Giustamente gli ho detto: “Scusami, e per cinque anni non ero una risorsa? Vi ricordate il giorno prima delle elezioni che Francesco Cosa è di centrosinistra, che Francesco Cosa ha fatto l’assessore, che Francesco Cosa ha governato per dieci anni e per cinque anni mi avete messo completamente da parte?” Non era nuovo che io intraprendessi un percorso completamente diverso, anche perché quando mi ha chiamato questo esponente del centrosinistra mi ha detto “Anche se Rinaldo ti ha maltrattato – parole sue – comunque a Bari hanno deciso che il candidato è Melucci”. Non mi pareva neanche una discussione democratica. Forse sarò un nostalgico della politica, sono abituato ai vecchi tempi quando, si perdesse o si vincesse, la prima cosa che si faceva dopo le elezioni era l’analisi del voto, in cui si vedeva magari in quali quartieri avevamo preso più voti, in quali meno. Invece, in questa circostanza con Melucci non c’è stata nessuna analisi. C’è un sindaco sfiduciato, io mi aspettavo che tutto il centrosinistra si incontrasse, facesse almeno un’analisi politico amministrativa dove almeno potevano convincermi del contrario. Difficilmente, perché io comunque a questa amministrazione attribuisco tante cose negative come modus operandi amministrativo e non soltanto dal punto di vista politico. Però questa analisi non c’è mai stata, si è venuti con la proposta: “Francesco, tu e la tua lista volete appoggiare Melucci alle elezioni, sì o no? Prendere o lasciare”. Non mi pare che sia un metodo da centrosinistra o un metodo democratico, è un’imposizione dall’alto, in questo caso da Bari».
Quali sono queste critiche di metodo amministrativo all’azione di questi quattro anni e mezzo di Melucci?
«Innanzitutto, non ha mai riconosciuto il lavoro immane che ha svolto per dieci anni l’amministrazione Stefàno, che ha governato in una situazione di dissesto completamente diversa. Poi, a livello amministrativo, sono stati sperperati soldi; tutti i benefici che noi per fortuna avevamo tolto, dagli staffisti alle auto blu, ai contributi a pioggia a tutti le associazioni. Ci sono anche questioni che non sono state mai smentite dal sindaco, come quella di aver fatto un’azienda privata con un suo assessore, che sicuramente potrebbe non avere risvolti penali perché non ha avuto modo di operare, però eticamente è una cosa abbastanza grave per chi fa politica per i bisogni della gente. Vedere un sindaco che costituisce una società con socio al 49% un assessore in Giunta mi pare quantomeno poco etico, specialmente quando governi col PD che ha una carta etica, una carta di valori che evidentemente utilizza a proprio piacimento. I DS attaccarono fortemente la giunta Di Bello proprio da un punto di vista etico, negli anni prima del dissesto. Poi gli affidamenti diretti, utilizzando sempre la modalità sotto soglia; affidamenti di 39.000 €, affidamenti a parenti degli assessori, personaggi comunque discutibili che si trovavano nello staff del sindaco, anche con rinvii a giudizio. Pubblicamente non ha mai avuto un confronto. Lo stesso fatto del SailGP; tre milioni di euro che non hanno prodotto nulla nella città di Taranto».
«Anche il fatto di non dare mai la giusta lettura delle cose. Il teatro Fusco lo ha fatto l’amministrazione Stefàno, il campo B l’ha fatto l’amministrazione Stefàno, la biblioteca comunale, tante cose sulle quali non abbiamo avuto mai nemmeno il modo di confrontarci con questa amministrazione, considerando che in questa Giunta e nel Consiglio Comunale c’erano tanti personaggi che avevano governato con noi come Lucio Lonoce, Piero Bitetti, Gianni Azzaro, Vincenzo Di Gregorio, che comunque erano stati artefici di una stagione importante».
«Ora io, ad esempio, non so nel bilancio comunale come sta la situazione, però sentendo i vari dirigenti, hanno dilapidato un patrimonio. Ezio Stefàno, quando uscì da Palazzo di Città, lasciò 40 milioni di avanzo di bilancio, accantonati per la causa che è ancora in corso e non sappiamo che fine hanno fatto e come andremo ad affrontare il piano di rientro per la famosa questione dei BOC».
A proposito, come stanno le cose allo stato attuale?
«Bisogna restituire la quota capitale, si deve fare una transazione. la OSL, con la chiusura del dissesto, ha finito tutte le procedure relative al pagamento dei debiti e ora l’unico debito che è rimasto in piedi è quello con Banca UPI, che poi è diventata Banca Bis. Pur avendo vinto la causa, non andremo a restituire gli interessi però 250 milioni andranno comunque restituiti, motivo per il quale ogni anno l’amministrazione Stefàno accantonava proprio in maniera previdente delle somme, per vincolarle e per permettere di affrontare una transazione che sarà fatta, penso, con la nuova amministrazione. Sono stati fatti anche tanti mutui durante l’amministrazione Melucci, non si è badato a spese».
In base a tutto quello che abbiamo detto finora, è chiaro perché SDS sostenga Walter Musillo, in virtù di questa esperienza comune i tempi dell’amministrazione Stefàno…
«In Walter riconosciamo un grande valore politico, personale, umano. Essere giunti all’individuazione della sua candidatura ci fa onore, perché è una persona con la quale abbiamo sempre collaborato, una persona che su tanti aspetti è molto vicina ai nostri ideali, quindi è ovvio che siamo soddisfatti sulla scelta del candidato sindaco».
…c’è invece un certo imbarazzo relativamente agli alleati e quindi alla presenza in questa coalizione di tutti i partiti del centrodestra?
«Quello che può sembrare un imbarazzo è stato superato. Per la prima volta noi, con tutte queste persone che rappresentano il centrodestra tarantino, anziché mandarcele a dire sui giornali ci siamo incontrati. Io non ho mai fatto tante riunioni in vita mia. La scelta di Melucci era “prendere o lasciare”, invece con tutti i partiti del centrodestra, con i vertici locali, con i vertici regionali e poi ovviamente con il Patto per Taranto, nelle persone di Musillo, Gugliotti e Stellato, abbiamo avuto anche un’interlocuzione a livello nazionale. Noi con queste persone ci siamo confrontati innanzitutto sulle idee, ci siamo confrontati sui programmi, ci siamo confrontati sul fatto di mettere in campo le migliori figure che si andranno a candidare nelle liste; quindi siamo arrivati al dialogo, forti di una politica che a livello nazionale è post-ideologica perché ha superato gli schieramenti di centrodestra di centrosinistra. Con Draghi LEU governa con la Lega».
Però è anche vero che il governo Draghi è un governo atipico, perché governo di unità nazionale. Qui stiamo parlando di una coalizione politica…
«E noi siamo un governo di unità cittadina, un governo di emergenza perché la città è stata lasciata dall’amministrazione Melucci al 98esimo posto sulla qualità della vita nella classifica nazionale; quindi è peggio dell’Italia, è emergenza cittadina. Quando c’è emergenza si devono tirare fuori le migliori competenze, come abbiamo e come stiamo cercando di fare. Badare alle questioni di cuore, nel senso della destra e della sinistra… anche perché il sociale è sia di destra che di sinistra. Poi devo dire che questa coalizione comunque è bilanciata, perché ci sono forze di centrodestra e forze di centrosinistra, che sono racchiuse nel patto per Taranto. Poi voglio dire un’altra cosa: in questi anni sono nate le liste civiche, che a livello locale l’hanno spesso fatta da padrone. Io, ad esempio, con la lista SDS presi il 9%, eleggemmo 7 consiglieri comunali nella prima tornata e forse sei nella seconda. Nelle liste civiche molte volte si vanno a racchiudere cittadini che sono sia di destra che di sinistra. Io potrei fare esempi della lista SDS; non erano tutti di sinistra, anzi, c’erano persone di estrema destra. Questo superamento delle barriere è dovuto al fatto che le liste civiche hanno fatto questo salto, perché a livello locale l’impegno di una persona è più dedicato alla risoluzione dei problemi territoriali, specie dopo che sono saltate le circoscrizioni. In questi giorni ha fatto tanto scalpore questa grande alleanza per Taranto. Il problema è sotto gli occhi di tutti, il primo a fare alleanze col centrodestra è Emiliano, che durante la campagna elettorale ha fatto accordi con Pippi Mellone di Maglie, che è vicino a Casapound e a Forza Nuova, e ha fatto accordi con la Lega, ora ha nominato assessore Rocco Palese di Forza Italia. Non è che quando le cose le fa Emiliano sono buone e quando le facciamo noi a Taranto sono brutte. Lo stesso Melucci, pur di rimanere incollato saldamente alla sua poltrona, ha messo in giunta esponenti di centrodestra e nessuno degli alleati di centrosinistra ha gridato allo scandalo, anzi. Pur di rimanere fino a fine consigliatura non hanno mosso ciglio. Ora non capisco perché questi attacchi continui nei confronti di questa coalizione che si è venuta a creare. La cosa molto importante è che Musillo non è stato un candidato imposto dall’alto. Ci sono state decine e decine e decine di riunioni, riunioni democratiche dove ognuno diceva la sua. Anche Fratelli d’Italia, che è stato l’ultimo partito a scegliere, prima l’ha deciso a livello nazionale, poi regionale e poi c’è stato un incontro a livello locale, quindi tutto si può dire tranne che questa coalizione sia nata come un’accozzaglia. Anzi, è nata attraverso un dialogo costruttivo e poi i punti di vista diversi che sicuramente ci sono e ci potrebbero essere vanno messi all’interno di un programma condiviso. Tra l’altro, con noi c’è anche un candidato che si chiama Vincenzo Fornaro, che ha tutta la mia stima e che è un ambientalista convinto, che tranquillamente può convivere con forze liberali come Forza Italia e Fratelli d’Italia».
Domenica, alla presentazione, sulle domande di programma Musillo si è mostrato molto cauto perché c’è ancora parecchia discussione da fare. Possiamo anticipare qualche punto?
«Proprio in queste ore stiamo organizzando dei tavoli tematici per coinvolgere tutti i cittadini. Ogni lista porterà il proprio contributo e si farà sintesi. Ad esempio, Walter durante la conferenza stampa di domenica ha annunciato che rimetterà i consigli circoscrizionali o comunque delle rappresentanze delle circoscrizioni, che sono fondamentali per mantenere quel contatto tra il cittadino e la politica. Poi abbiamo da colmare tutte le lacune di questi anni. Ad esempio, abbiamo un piano delle coste che è in approvazione alla Regione Puglia e che noi bloccheremo con tutte le nostre forze, perché è un documento scellerato che se venisse approvato bloccherebbe Taranto per altri vent’anni. Toglieremo certamente alcuni tratti di piste ciclabili che ha fatto Melucci, che sono forse al limite della sicurezza stradale, come via Lombardia. Poi, ovviamente, cercheremo di investire meglio i soldi e fare una lotta agli sprechi. In questi anni ci sono stati tanti sprechi fatti passare come cultura, però non era cultura. Hanno finanziato progetti in cui i cittadini, per andare, dovevano pagare, progetti che hanno visto soltanto una nicchia della città partecipare e la popolazione larga a casa. Punteremo sulla cultura. Ovviamente rimane sempre la questione Ilva, sulla quale comunque faremo degli approfondimenti importanti e al momento non mi sento di rilasciare dichiarazioni perché ci sono delle partite importanti a livello nazionale, come ad esempio la distrazione dei fondi che erano per le bonifiche, che a quanto pare si tentava di convogliare sulla proprietà. Usciremo con un programma che alcuni della coalizione hanno definito come un decalogo, cioè non faremo il libro dei sogni, ma faremo dei punti programmatici secchi e che auspichiamo di realizzare, perché l’amministrazione Melucci a quanto pare rispetto al programma non ha realizzato neanche un punto, mi dice chi l’ha scritto».
«L’appello che mi sento di lanciare è di fare una campagna elettorale sobria. Quello che vedo è odio, odio personale. Io intervengo in questa campagna elettorale dopo cinque anni in cui, per fortuna, ho potuto vedere la politica anche dal di fuori, perché quando si è emotivamente coinvolti si vedono le cose in maniera anche distorta. Stando fuori ho avuto anche l’opportunità di riconoscere gli errori che sono stati fatti durante il nostro governo. Mi accingo a questa campagna elettorale in maniera molto serena e mi auguro che la serenità sia da parte di tutti, anche se in questi giorni, purtroppo, sui social si sono sbizzarriti un po’ tutti. La città di Taranto deve uscire forte, deve uscire unita, qui invece mi sa che si sta peggiorando. Abbiamo subìto per dieci anni critiche gratuite con il sindaco Stefàno perché avevamo parti di potere forte della città contro, ma alla fine siamo stati gli unici che hanno governato per dieci anni. Purtroppo, l’arroganza che l’ha fatta da padrona in questa amministrazione ha prodotto le dimissioni di 17 consiglieri comunali, che secondo me non sono dei traditori ma sono delle persone che hanno delle motivazioni politiche per arrivare a firmare dal notaio. Qui invece si è andati sempre con la strafottenza, con poca umiltà. La politica è umiltà, la politica è sobrietà, non è benefit, non è andare a Roma e andare in sette al ristorante. Io ho avuto la fortuna di fare l’assessore con Ippazio Stefàno e quando andavamo a Roma andavamo e tornavamo in giornata, mangiavano alla stazione di servizio e pagava pure Ezio Stefàno. Ora se si va in assessorato al bilancio o dal dirigente si vedono fatture su fatture su fatture di tavolate di chi andava a Roma, mangiava, dormiva, e non mi pare che i cittadini vogliano questo dalla politica. I cittadini vogliono i sacrifici, vogliono che un consigliere comunale faccia il proprio dovere ma non che abbia dei benefit, i benefit già stanno nel ruolo».
Ha parlato con Ezio Stefàno di questa nuova esperienza politica?
«Ezio è come un secondo padre per me, quindi è ovvio che ne ho parlato. Ha condiviso alcune cose, condivide il fatto che comunque siamo dinnanzi a una stazione post-ideologica. Ezio mi rivedrà nei prossimi giorni, però e ovvio che finalmente si gode la sua pensione, continua a fare il medico e quindi vede le dinamiche cittadine soltanto con una grande esperienza. Ovviamente, lui è al corrente di tutto e io accetto sempre i consigli».