Tag: #generazioneZ

  • Poche parole, molte immagini

    Poche parole, molte immagini

    Il 2023 ha sicuramente lasciato il segno. Molti settori, segnati dalla crisi vissuta, cercheranno nel nuovo anno di gestire e superare i diversi problemi, così come altri campi fino ad ora sconosciuti proveranno a mantenere costante il successo quasi inaspettato che hanno ottenuto.

    A livello locale tra i vari fenomeni scoppiati nel 2023, troviamo l’interessamento da parte della Generazione Z, ad un genere di lettura che apparteneva ad una fetta minoritaria di lettori, i fumetti. Per cercare di capire meglio le dinamiche interne a questa arte in continuo cambiamento abbiamo intervistato Gian Marco De Francisco, direttore e fondatore della Scuola di fumetto e illustrazione Grafite a Taranto, che ci ha spiegato i punti di forza e le debolezze di questo mondo.

    Come spiega la nascita del fenomeno del fumetto?

    “I ragazzi negli ultimi anni hanno cambiato moltissimo i loro interessi, la cultura “nerd” è diventata cultura pop ed il classico “sfigatello” che leggeva i fumetti si è trasformato in ragazzo cool! I giovani si ritrovano nel racconto di storie che appartengono alla loro attuale quotidianità intimista ed individualista. È così che possiamo definire l’epoca che stanno e che stiamo vivendo. Questa narrazione accompagna la sensibilità del lettore, il quale si riconosce e non si sente giudicato.  vedono riflessa nei fumetti, in particolare nei Manga”.

    Questo interesse ha suscitato la curiosità sulla creazione del fumetto e sulla possibilità di diventare fumettista. Da quanto tempo insegnate questo mestiere sul territorio?

    “La scuola di Taranto, che ha sede presso l’istituto A. Volta, lavora da 10 anni. Ci siamo sempre stati, ma non avevamo così tani occhi puntati addosso. La formazione che offriamo abbraccia diverse fasce d’età e a livello locale i corsi ospitano 15/20 unità tra ragazzi e adulti. Lo studio non è dedicato solo al disegno con la matita, ma anche ad alcune tecniche come la prospettiva, l’anatomia, lo studio del personaggio, lo sviluppo delle sceneggiature, la creazione delle storie per allenare la creatività, le tecniche di inchiostrazione su carta e tavoletta grafica, l’utilizzo del colore e lo studio delle stesse tecniche in digitale”.

    Il tratto inconfondibile di De Francisco

    Ci sono delle opportunità lavorative valide per i ragazzi che intraprendono questo percorso di studi?

    “Si, da subito ho voluto creare collaborazioni ed ho cercato di instaurare un rapporto solido con le più grandi case editrici nazionali ed estere, proprio perché alla fine del trimestre organizziamo i colloqui professionali. Grazie a questi gli editori visitano le tre sedi della Puglia -Taranto, Bari, Lecce- valutano i lavori e le varie proposte dei nostri allievi. La DogHead casa di produzione per Netflix, tramite questi incontri, ha selezionato 40 nostri ex studenti, che sono stati regolarmente assunti e lavorano oggi sulla serie animata “Zero Calcare” ed altre serie animate”.

    C’è il timore che questa diventi una semplice moda passeggera?

    “Sicuramente è moda, non sono certo che passerà con tanta facilità. L’unica convinzione che ho è che dobbiamo essere in grado di anticipare il cambiamento che subirà e che sta già subendo, come tutte le cose che viviamo da qualche anno a questa parte. Proprio come il successo dei Manga dovuto al fatto che non tutti sono coinvolti dallo stesso, ma ogniuno riesce a trovare quello giusto per sé. Oggi l’intrattenimento che cercano i ragazzi è sempre più veloce e meno impegnativo, la lettura di un fumetto è più semplice della lettura del libro o romanzo”.

    Questa rapidità non potrebbe spingere i giovani a sviluppare un atteggiamento superficiale che si ripercuote, poi, nella vita quotidiana?

    “Si questo potrebbe verificarsi. Il libro ti spinge a costruire un mondo ed immaginarti determinate situazioni, mentre il fumetto attraverso i disegni ti definisce già la fantasia nella quale entrerai. Questa modalità di lettura, che può sembrare superficiale, nasconde una grande complessità in quanto mi hanno insegnato che il fumetto si legge tre volte: la prima in maniera fugace, la seconda associando il testo alle immagini e la terza per catturare tutte le finezze che ci sono all’interno”.

    Comix 2023 un vero e proprio successo, come si sente a ricevere un feedback così positivo dopo tutti questi anni di lavoro?

    “È una grande soddisfazione, avevamo già notato il cambiamento quantitativo subito dopo la pandemia, si percepiva la voglia di rivedersi e di condividere esperienze, ma questo ultimo anno in particolare per la Puglia è stato appagante, abbiamo registrato 22.000 presenze. Un pubblico generalista che anche solo per il piacere e la curiosità di conoscere questo mondo, ha partecipato attivamente alle iniziative. Non c’è stato un ritorno economico importante a livello territoriale, ma si è acceso un riflettore su un settore che per anni è stato messo in un angolo”.

    Come referente a livello locale, dato questo grande flusso di gente, sente di avere uno spazio adeguato a valorizzare questa forma di arte?

    “Facendo riferimento anche alle altre città che ospitano questi eventi posso affermare che sia Bari che Lecce hanno grandi spazi, palazzetti e teatri che accolgono queste iniziative, per non parlare della Fiera del Levante, mentre qui a Taranto dobbiamo adeguarci a strutture che ormai sono troppo piccole per una platea che continua a crescere. Sentiamo che gli spazi ed i servizi che ci mettono a disposizione iniziano ad essere stretti. So benissimo che problematiche di questo genere non si risolvono in poco tempo e l’Amministrazione necessita di tempi di programmazione più lunghi, ma anche attraverso la semplice partecipazione ad un tavolo di organizzazione, la collaborazione e la conoscenza delle reali necessità si farebbe la differenza”.

    Ai ragazzi che, presi dalla “moda del momento” decidono di iniziare un percorso di studi, cosa consiglia?

    “In questo mondo vige la meritocrazia che permette la naturale selezione durante gli anni di studio. Ci siamo trovati di fronte alunni che non avevano un vero e proprio talento, che hanno iniziato con l’omino stilizzato fatto male ed hanno terminato gli anni con dei veri capolavori, solo grazie alla dedizione e all’allenamento della passione. Bisogna avere il desiderio di coltivare questo mestiere. A volte il talento non basta, saper disegnare non vuol dire disegnare bene”,

  • La Costituzione Italiana e la Generazione Z

    La Costituzione Italiana e la Generazione Z

    “Ritengo che questo pilastro debba essere tra le vostre mani, nelle mani di ragazzi e ragazze che rappresentano il futuro di questo paese e a cui spetta l’onere e l’onore di difendere la Costituzione facendosi portavoce ed espressione naturale dei suoi contenuti. È attraverso essa che possiamo esercitare la democrazia, acquisire sempre più consapevolezza della libertà e dei diritti di cui oggi godiamo e che non dobbiamo mai dare per scontato. L’auspicio è che la Costituzione Italiana rappresenti per voi una guida preziosa per il vostro cammino personale e come cittadini di questo paese, invitandovi ad esplorarle comprenderla, farla vostra e a custodirne i valori ogni giorno”. Queste sono le parole che Sindaco Vito Parisi ha scritto all’interno delle copie della Costituzione italiana destinate ai neo 18enni del Comune di Ginosa.

    Abbiamo intervistato il Consigliere delegato alle Politiche Giovanili, Luca Melchiorre che ha spiegato i motivi che hanno portato a questa meritoria iniziativa dedicata alla Generazione Z

    Come è nata l’idea di donare una copia della Costituzione italiana?

    “È tutto iniziato da un percorso incentrato sui ragazzi, volevamo avvicinarli al mondo politico e mostrare le diverse opportunità che la loro terra offre. Ci siamo resi conto che i giovani hanno sempre tenuto lontano questo settore, come se non facesse parte della loro vita e non incidesse sulle scelte future. È così abbiamo deciso che il 15 dicembre tutti i neo 18enni riceveranno la propria copia della Costituzione Italina, all’interno del Teatro Alcanicés, sperando che possano prendere atto dei loro diritti e doveri”.

    Ci saranno delle attività inerenti al contenuto della Costituzione per assicurare la lettura e la comprensione del contenuto della copia?

    “Abbiamo pensato di non consegnarla solo ai neo 18enni, ma di coinvolgere anche i ragazzi della scuola superiore Perrone, è l’unico istituto che abbiamo sul territorio e i professori hanno accolto in maniera positiva l’iniziativa. La nostra idea è quella di far leggere, al suono della campanella, un articolo della Costituzione, successivamente ci sarà una discussione guidata dagli insegnanti dove i ragazzi potranno approfondire il tema e sviluppare le proprie riflessioni”.

    Visto il periodo storico che stiamo vivendo, come questa iniziativa potrà guidare i ragazzi?

    “Sicuramente le vicende che stanno accadendo nel mondo, non passano inosservate. Questo gesto simbolico che stiamo facendo, la consegna della copia della Costituzione, speriamo possa guidarli verso il rispetto dell’altro anche se diverso da noi, il rispetto della libertà di pensiero ed espressione del proprio io ed infine, il rispetto verso sé stessi”.

    Quali sono le speranze che riponete nei giovani?

    “Vogliamo che i ragazzi non vadano via. Stiamo vivendo un periodo di continui cambiamenti in cui paesi piccoli come Ginosa tendono a sentirli e subirli rapidamente. Loro partono per studiare, ma poi non ritornano e negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, abbiamo notato che molti sono rientrati solamente perché lavorano da remoto, ma non vogliamo questo. Devono sviluppare le loro competenze e le loro capacità sul territorio di appartenenza”.

     

     

  • ALFA è sold out al MArTA

    ALFA è sold out al MArTA

    Il terzo appuntamento sold out di Musica Fluida è con il cantautore che ha fatto cantare ragazzi e meno giovani in questa lunga estate caldissima. Lunedì 9 ottobre alle 16.00 arriva al museo MArTA Andrea De Filippi, in arte ALFA, ventitreenne genovese  che con la hit estiva “Bellissimissima” ha ottenuto il doppio disco di platino. Più di 415 mila iscritti al canale Youtube e oltre 1.5 milione di follower su TikTok, ALFA conta oltre 511 milioni di stream sulle piattaforme digitali e oltre 160 milioni di views su Youtube. Le sue canzoni sono state condivise in oltre 500mila video su TikTok e i suoi ultimi video sono entrati ai vertici delle tendenze di YouTube.

    Esponente della Generazione Z, ALFA è da sempre un giovane portatore di messaggi positivi. All’interno dei suoi testi non ci sono storie di disagio e periferia, ma l’amore, le incertezze sul futuro e le domande di senso del diventare adulti, temi cari ai ragazzi della sua età. ALFA è portavoce della normalità: in un mondo in cui per avere successo occorre essere “cool”, lui si presenta come un ragazzo semplice, normale, con le stesse ansie dei suoi coetanei.

    Musica Fluida è una rassegna promossa dall’Orchestra della Magna Grecia, insieme al MArTA e con il sostegno del MIC- Ministero della Cultura, della Regione Puglia, del Comune di Taranto e della Provincia di Taranto. Un format, attività tematica nel Museo prima e live dopo, che vuole intrigare gli adolescenti, conducendoli alla scoperta delle meraviglie del Museo Archeologico Nazionale. Il ticket unico, al costo di dieci euro, comprende un percorso di circa 45 minuti nelle sale. Ingresso ore 16.00, visita a scaglioni e poi concerto alle 18.30. Biglietti online su Ticketsms. Non si potrà entrare al museo solo per assistere all’esibizione musicale.

     

     

  • La generazione Z ancora protagonista

    La generazione Z ancora protagonista

    Un nuovo e fresco format arriverà al Museo Archeologico Nazionale di Taranto MarTA. Una rassegna in cui musica e cultura non sono mai state così vicine. Si tratta di “Musica Fluida”, l’evento promosso dall’ Orchestra della Magna Grecia, il Museo MarTA, con il sostegno del Mic (Ministero della Cultura), che propone cinque appuntamenti dedicati alla musica, alla scoperta delle perle archeologiche. I ragazzi, attraverso le visite guidate, che partiranno dalle 16:00, si immergeranno nelle meraviglie di Taranto, tra gli ori e il complesso di Orfeo e le Sirene.

    Un percorso di 45 minuti che li porterà anche dai loro idoli. Il live, che si terrà alle ore 18:30 presso la Sala Incontri al piano terra del Museo, sarà la ciliegina sulla torta che renderà indimenticabile il momento. Si parte con il primo ed imminente evento del 15 settembre. I protagonisti saranno i Colla Zio, gruppo musicale vincitore dell’ultima edizione di Sanremo Giovani, che ha scalato le classifiche con il singolo “Non mi va”, vincitore anche del premio Iannacci.

    Si continua con il secondo appuntamento del 4 ottobre, con la nuova stella emergente che ha catturato tutti i riflettori del panorama musicale dell’ultimo anno. Dopo aver vinto il talent Amici nella categoria cantante, per Angelina Mango c’è stata una pioggia di certificazioni di oro e di platino. Successo tutto meritato per la figlia d’arte di Giuseppe Mango e Laura Valente che ha la musica che le scorre nelle vene.

    Il 9 ottobre, invece, arriverà nella città di Taranto il giovanissimo cantante, musicista ed interprete Alfa che con la sua musica pop ha catturato i cuori più teneri. Il suo tormentone “Bellissimissima” è stato il pezzo più passato dalle radio conquistando il disco di platino.
    Il 18 ottobre sarà la volta di Clara, che porterà la sua grinta al Museo di Taranto. La cantante e attrice spopolata nel 2022 grazie alla serie TV  Mare Fuori, che sta appassionando i più giovani. Clara deve anche il suo successo a “Origami all’alba”, che è una delle canzoni più cantate e conosciute tra i giovani, scritta in collaborazione con il collega Matteo Paolillo. Il 29 ottobre sarà l’ultimo appuntamento, con i DJ e produttori musicali del genere House, Merk&kremont. Entrambi hanno collaborato con artisti che hanno scalato le classifiche nazionali, Fabio Rovazzi e Ghali, e faranno scatenare i giovani a ritmo di remix.

    “L’obiettivo è di alimentare la novità – ha affermato il maestro Piero Romano  – e rendere accessibile la conoscenza della nostra tradizione e delle origini, attraverso la musica contemporanea, capace di attirare anche i più restii”. L’evento punta principalmente ai ragazzi tra gli 11 ai 15 anni, ossia nella fascia pre-adolescenziale, perché la maggior parte tenderebbe a visitare un museo, attraverso le gite scolastiche. L’auspicio è che questi eventi possano trasformarsi in opportunità e per spronare i giovani a non giudicare con superficialità ciò che la città offre.

    I posti  disponibili sono 100. Per acquistare il biglietto (10 euro) è possibile recarsi da domani, alle 16, presso la sede dell’Orchestra della Magna Grecia in via Giovinazzi 28, oppure online su Tiketsms.

  • L’ abbandono silenzioso che fa rumore

    L’ abbandono silenzioso che fa rumore

    “Quite quitting”, ovvero abbandono silenzioso. Tutto nasce più o meno la scorsa estate, quando l’hashtag “#quietquitting”, lanciato su Tik Tok da un ingegnere ventenne di New York (Zaid Khan), raggiunge in pochi giorni nove milioni di visualizzazioni a colpi di “like” che ne condividono le modalità di applicazione e le motivazioni.

    L’essenza di questo concetto sta nell’imparare a lasciar correre, a non sovraccaricare, perché dopo un biennio (2020/2022) a dir poco faticoso – fra pandemia, guerra e crisi energetica –  la cultura del lavoro e del sacrificio a tutti i costi sembra non avere più l’appeal di una volta. Lo scenario, in precedenza, era già mutato con l’adozione dello smart working, un modello a cui molti non vogliono più rinunciare per dedicare maggiore attenzione al benessere personale.

    Un fenomeno quello dell’abbandono silenzioso, che sembra particolarmente diffuso nella Generazione Z, per la quale il denaro non rappresenta la priorità principale sul lavoro quanto un equilibrio tra lavoro e vita privata.

    Il mito del posto fisso, con il quale sono cresciute le generazioni dei boomer (nati tra gli anni ’50 e ‘ 60) e dei post boomer (nati tra gli anni 70 e 80), non esiste ormai più. Molto per la flessibilità del lavoro, che spesso fa rima con precarietà ma anche tanto dovuto a quella famosa concezione che bisogna lavorare per vivere e non vivere per lavorare.

    Si è imposto, quindi, un nuovo modello: fare lo stretto necessario, non dare troppa importanza ai problemi dell’ufficio ed eleggere a priorità un miglior equilibrio nella propria vita privata.

    Il fenomeno del quite quitting in Italia si è diffuso parallelamente al trend dei grandi abbandoni nell’ultimo anno ha creato una vera e propria emorragia nelle aziende: le dimissioni sono arrivate a rappresentare il 67% delle cessazioni totali dei rapporti di lavoro.

    Sono quasi 2,2 milioni le dimissioni volontarie registrate nel 2022. Un dato in crescita del 13,8% rispetto al 2021 secondo i dati in possesso del Ministero del Lavoro. Un dato che, secondo il rapporto Censis, si deve a tre fattori fondamentali: la difficoltà di fare carriera, gli stipendi troppo bassi e i contratti precari.

    Tra l’altro, laddove lo stipendio viene usato come tattica per attirare le risorse in azienda, da solo, non garantisce più la fidelizzazione sul lungo periodo.

    Siamo di fronte ad un segnale di come le priorità si siano modificate anche nella testa delle lavoratrici e lavoratori: se da qualche parte c’è uno smart-working più flessibile, se la retribuzione dove lavoro è troppo bassa o gli orari troppo disagevoli, se ho voglia di provarci davvero, un lavoro, magari anche sicuro, lo si può lasciare.

    L’esperienza di Marco

    Marco Tagliente, 37 anni, di Taranto, sposato con due figli, a fine 2020 ha lasciato un impiego a tempo indeterminato decidendo di investire sulle proprie capacità professionali. Ora ha aperto la partita iva per fornire consulenze nel mondo del marketing e della comunicazione.

    “Per molti dei miei parenti ed amici ho fatto un salto nel buio. ‘Ma come rinunci a stipendio fisso e contributi versati per lavorare in autonomia senza la certezza di un futuro assicurato?’  – racconta – E io li ho risposto che non volevo rinunciare alla mia famiglia, a me stesso, alle mie aspirazioni, al mio tempo libero.

    Un lavoro vissuto come una prigione

    “Durante i primi mesi di pandemia ho cominciato a riflettere sul mio futuro. Lavoravo dal lunedì al sabato da ormai una quindicina di anni per un’azienda privata, mi occupavo di gestione del personale, segreteria, approvvigionamenti. Le giornate erano infinite. Facevo le mie otto/dieci ore in ufficio e poi l’ufficio si spostava a casa. Telefonate dei titolari a tutte le ore, anche la sera tardi e nei fine settimana, messaggi WhatsApp dei colleghi, apparentemente tutti di carattere urgente, che non potevo ignorare anche se ero a cena fuori o al cinema. Ferie dieci giorni l’anno (con obbligo di rispondere al telefono) e solo d’estate, in agosto. Permessi, non retribuiti, ricevuti esclusivamente per problemi connessi alla salute mia o dei miei familiari (visite mediche, brevi convalescenze).

    Insomma mi sentivo imprigionato, stanco e sulla via della depressione, perché andare a lavorare in quelle condizioni negli ultimi tempi mi aveva causato anche un malessere psico-fisico (ansia, testa pesante, difficoltà di concentrazione, cattivo umore, stanchezza). Mi sentivo imprigionato. Basti pensare che per dieci anni non sono quasi mai riuscito ad accompagnare o a prendere da scuola i miei figli, oppure ad andare ad una loro recita scolastica.

    E quindi durante la pandemia mi sono domandato se fosse vita quella che stavo facendo. Non riuscivo ad immaginarmi in quel posto di lavoro da lì ad un altro anno. Per carità, ero anche conscio, che i problemi che avevo io erano comuni a tante persone- però magari io avevo la possibilità di fare una scelta differente, dovevo solo trovare il coraggio dentro di me.

    Quel coraggio, l’ho avuto, il lock down di tre anni fa, ci ha un po’ messo tutti davanti ad una rivalutazione di ciò che avevamo fatto sino ad allora. E’come se la maggior parte di noi stesse tirando una linea, questa era la percezione che avevo. E quindi ho preso la decisione: mi dimetto. Avevo già maturato da tempo una sorta di piano B per la mia vita, si trattava soltanto di metterlo in atto”.

    Più tempo per sé stessi

    “Da quel momento, quasi fine 2020 ad oggi, le mie giornate sono cambiate: non cominciano più alla stessa ora del mattino, non terminano alla stessa ora della sera. Certo, sono impegnato anche nei fine settimana, quando è necessario. A volte anche di sera tardi, quando devo consegnare un lavoro. Ma posso gestire il mio tempo libero, posso organizzarmi le giornate, posso finalmente dedicarmi di più alla famiglia, posso finalmente guardare il mio cellulare senza odiarlo. Guadagno di meno, non ho un posto fisso, ma sono felice ed è quello che conta. La ricerca della felicità non è semplice, spesso ti porta a qualche rinuncia e ti lascia cicatrici mentali, ma una volta trovata, quel peso che avevi sulla testa si alleggerisce e la fatica la percepisci di meno. Lavorare per vivere e non vivere per lavorare non ha prezzo…

    Quanti Marco Tagliente ci sono attorno a noi? Quanti non hanno il coraggio di prendere una decisione come quella sua? Ma anche quanti non possono farlo perché non hanno un piano B? Si discute tanto di salario minimo, di lavoro dignitoso, di settimana lavorativa corta. Il modello nord europeo è ancora tanto, ma tanto lontano, perché alle nostre latitudini già avere un impiego è una conquista…

     

  • Il dietro le quinte di “Giornalista per un giorno”

    Il dietro le quinte di “Giornalista per un giorno”

    Anche quest’anno più che insegnare, abbiamo appreso. Il progetto “Giornalista per un giorno” 2022, iniziativa del corriereditaranto.it e della Fondazione Oro6 per il sociale, ci ha riservato tante piacevoli sorprese provenienti dal mondo degli adolescenti delle scuole medie.

    Il confronto con le nuove generazioni ci ha fornito tanti spunti di riflessione e fatto comprendere che molto spesso noi adulti sottovalutiamo la loro capacità di analisi della realtà.

    L’importante è saperli ascoltare, stimolare, coinvolgere. Ci sorprende, ad esempio, constatare la loro cosciente percezione che quello dell’influencer non è una reale professione ma un semplice modo per fare dei soldi, facili, in età giovane.

    Eppure trascorrono consapevolmente tantissimo tempo su Tik Tok e su Instagram, i social che seguono per “svagarsi il cervello”, una sorta di grossa bolla virtuale “no brain” nella quale basta solo passare dalla visione di un breve filmato all’altro.

    Cosi come hanno coscienza che “con i nostri cellulari riusciamo a parlare con persone che sono distanti da noi, riducendo le distanze, eppure innalziamo muri con quelle che ci circondano. Il nostro navigare in rete si è trasformato in un naufragare. Alziamo lo sguardo da questi schermi e puntiamolo alla realtà”.

    Generazione Z che ha una visione innovativa della propria città, una Taranto che punta alla mobilità sostenibile, alla sostenibilità ambientale, a valorizzare sempre più la risorsa mare per riconvertirsi.

    Generazione Z che affronta tematiche importanti, a volte delicate, come quelle dello spreco alimentare, dell’anoressia, della disabilità, dell’aumento del consumo di alcool tra gli adolescenti, di volontariato e povertà e che denuncia l’inciviltà nell’articolo “la storia di Taranto calpestata”, quello che ha vinto la borsa di studio, in cui affermano che occorre “proteggere quanto di più prezioso possieda questa straordinaria città dei due mari, far risplendere il lungo elenco di gioielli che le appartiene affinché si possa raccontare il maestoso passato di una Taranto che, per alcuni versi, viene ancora bistrattata dai suoi stessi abitanti”.

    Infine, ci ha colpiti la sensibilità di un alunno, Michele Caricasole, che ci ha voluto lasciare un appunto su un foglio: ”Taranto, patria di due mari stupendi e di monumenti antichi. Un tuffo nell’antichità ma incombe una  minaccia: l’ex Ilva. Cosa vedono i miei occhi? Vedono una bellissima città, piena di storia, separata dal resto del mondo da un enorme cupola di fumo nero”. Riflessioni, purtroppo, amare. . .

    APPUNTI DAL FONDO DELL’AULA

    Che lavoro farai da grande? Quest’anno abbiamo sondato gli studenti delle terze classi delle scuole media per capire verso quali mestieri sono orientati. E le risposte sono state spesso molto interessanti quanto, in taluni casi, originali.

    Emerge come professione più gettonata quella della criminologa (al femminile perché sono tutte ragazze quelle che la vogliono svolgere).

    In una classe ne ho trovate addirittura cinque in un sol colpo. La spiegazione è semplice: l’influenza di certe serie tv diffuse, soprattutto da Netflix, che esaltano questa figura professionale in grado di affascinare gli adolescenti.

     

    Tra le professioni più inconsuete, troviamo quelle che una volta, forse una quarantina di anni fa, erano al contrario molto comuni, come il macellaio, il pasticciere, il panettiere, l’agricoltore, il pompiere. Strano ma vero.

    Non poteva mancare la “professione” per eccellenza, quella del calciatore. E tra tanti novelli Messi, Cristiano Ronaldo e Haaland, spunta un inimmaginabile De Sciglio (difensore, spesso criticato della Juventus).

    La spiegazione stoppa presto l’ilarità generale: “mi piace perché è un giocatore umile, tatticamente prezioso, che non fa mai polemiche e che si mette a disposizione dell’allenatore e dei suoi compagni di squadra”.

    Il momento della merenda resta il più gradito della giornata scolastica, in alcuni casi scandita proprio dalla pausa per mangiucchiare qualcosa (addirittura in alcune classi ci sono due time-out per la merenda, uno alle 10 ed uno alle 12, sempre molti attesi).

    Scuola che vai, merenda che trovi. Le periferie non tradiscono mai. Ci sono dei veri e propri pic-nic organizzati sui banchi o addirittura in improvvisati privè all’interno della classe. Dunque, via libera ad enormi panzerotti o a focacce farcitissime ma soprattutto a paninazzi con dentro salumi dal profumo inconfondibile (mortadella, salame, prosciutto) che vengono però “impreziositi” dal tocco “gourmet” dato dalle patatine in busta dal gusto deciso, sbriciolate.

    Patatine che poi vengono consumate in maniera singolare, come da foto, per non “sporcarmi le mani”, come riferito da uno dei “geni” della merenda.

    La novità di quest’anno, forse influenzata da qualche lezione di educazione alimentare, è stata la presenza maestosa su un banco di un enorme grappolo di uva, oggetto di una sorta di pellegrinaggio del chicco.

    E poi merende sul posto, quindi in classe, oppure all’aperto ed ancora merende che arrivano dal bar della scuola con un carrello e viene consegnata in piccoli cesti oppure merende provenienti dai distributori automatici.

    MOMENTI SIMPATICI

    Arrivo in una classe particolarmente “vivace”, i decibel del brusio di fondo, mi riferiscono sia solitamente costante per quasi tutte le sei ore di lezione. Capita, però, che mentre facciamo vedere un video sulle 5 W del giornalismo, una ragazzina chieda di uscire per andare in bagno ed al rientro in classe trovi un silenzio per lei surreale, cosi surreale da farle esclamare a gran voce in dialetto nostrano:”Madòòòò, c’è jè tutt’ stu silenzie!!!”

    Si parla della borsa di studio, spiego che è di 500 euro ed in più di un’occasione mi si chiede “A testa?”, risposta “Siiiiii e che siamo il Corriere della Sera?”.

    Quest’anno anziché l’autografo mi è stato richiesto addirittura un selfie (sic!) ed anche in questo caso ho risposto sorpreso:”sei proprio sicuro di volerlo fare?”.

    MOMENTI DA DIMENTICARE

    Intere classi, quasi completamente disinteressate al progetto, ma non solo, anche a qualsiasi stimolo proveniente dal personale docente, che spesso appare rassegnato.  Ci cadono le braccia a sentire e a vedere professori che non riescono a svolgere pienamente il loro lavoro e che quotidianamente si impegnano in una “semplice” attività di vigilanza, assimilabile a quella degli educatori delle comunità educative per minori a rischio.

    Collego il mio notebook alla Lim e cerco la connessione wi-fi; tra le reti disponibili mi imbatto in una nominata, da qualcuno della classe, con una brutta bestemmia! Cosi no è!

    CONCLUSIONE

    “Giornalista per un Giorno” tornerà presto, probabilmente già nel secondo quadrimestre dell’attuale anno scolastico. E’ un progetto che usa un linguaggio chiaro, semplice, diretto, che entra in punta di piedi in classe modulando i suoi contenuti a seconda dell’utenza che si ha di fronte.

    Non siamo così presuntuosi e pretenziosi nell’essere convinti di aver erudito, in poche ore, intere classi possano diventare subito dei giornalisti ma quantomeno siamo convinti di averle incuriosite nei confronti di una professione che funge da bussola, in grado di orientare lettori molto spesso confusi, distratti e sommersi quotidianamente da una marea di informazioni.

    Nel nostro piccolo tra l’altro abbiamo cercato di invogliare la generazione Z a non soffermarsi soltanto al titolo ed alla foto di un articolo come di sovente fanno, ma di leggerlo per almeno un minuto (questo era il metro di misurazione del numero di letture tarato su Google Analytics) .

    Inoltre, il corriereditaranto.it ha voluto premiare non solo l’articolo più letto, il cui successo magari è dettato dalla capacità di una classe di condividerlo quanto più possibile tra social e chat ma anche l’articolo giornalisticamente più interessante e meglio scritto, proprio perché di sovente, nel nostro lavoro quotidiano, ci capita di veder valorizzata la quantità (like, visualizzazioni, interazioni, letture) a discapito della qualità.

    Infine, siamo ben felici di aver affrontanto nel corso di alcune lezioni anche la tematica, sempre calda, del bullismo, facendo vedere un video di sensibilizzazione al problema realizzato dall’associazione culturale Triumphalia in collaborazione con l’Unicef di Taranto. Ringraziamo tutti gli Istituti scolastici per la disponibilià mostrata  e la bella accoglienza ricevuta.

  • Navigare a vista, generazioni a confronto

    Navigare a vista, generazioni a confronto

    Che i ragazzi siano sempre “connessi” è noto a tutti, ma che lo siano anche molti adulti ed anziani ci stupisce ancora tanto a causa dell’apparente dualismo che, invece, pone inspiegabilmente tre generazioni l’una accanto all’altra.

    È difficile spiegare, ma cercheremo di farlo, come sia possibile che talvolta tra coloro i quali giudicano o addirittura condannano a priori tutto ciò che ruota intorno al mare magnum di Internet, si nascondano gli “influencer” più seguiti del pianeta, pronti a fare concorrenza ai propri figli o nipoti.

    Infatti, esplorando, con la curiosità di un Ulisse 2.0, il mondo dei social ci imbattiamo in TikToker di ogni età, veri e propri idoli della cosiddetta Generazione Z, balzati agli onori della cronaca ballando, cantando, creando sketch o sponsorizzando prodotti.

    Così, dall’anonimato della propria stanza alla fama conquistata a suon di like, il passo è breve e in men che non si dica si ritrovano ad essere dei veri e propri punti di riferimento per milioni di persone, dei modelli da seguire o da imitare.

    Il ventiduenne Khaby Lame, senegalese di nascita, ma da sempre in Italia, ha superato i 143,3 milioni di followers con i suoi brevissimi ma originali video, diventati improvvisamente virali in tutto il mondo e non solo tra i ragazzi.

    Ma tutto ciò non fa notizia perché, continuando a navigare, scopriamo che tra i più seguiti influencer ci sono quattro arzilli novantenni italiani: Severino, Giovanna, Mario e Luigina, diventate delle vere star. O ancora, senza muoverci dalla nostra scrivania, ci imbattiamo in un’altra inaspettata realtà “virtuale” che ha come protagonisti altri quattro anziani statunitensi che hanno trasformato la casa di riposo in cui alloggiano in un vero e proprio set da cui pubblicano ogni giorno, su Tik Tok, una nuova performance: balletti, challenge e consigli di moda per assecondare tutti i gusti e le tendenze.

    Dunque, per analizzare meglio il fenomeno e per comprendere se quello dell’influencer venga percepito come un lavoro svolto da professionisti, una opportunità per il futuro, un modo per ottenere facili guadagni o un modello da seguire, abbiamo fatto un sondaggio sottoponendo alcune domande a tre campioni di 20 persone ciascuno, rappresentativi delle diverse fasce di età: i giovanissimi tra i 12 ed i 19 anni, gli adulti tra i 20 ed i 45 anni e gli over 45.

    Ne è emerso quanto segue:

    – l’80% dei giovani lo considera un lavoro redditizio che non richiede un impegno eccessivo, il 75% degli adulti un lavoro poiché garantisce un ritorno economico, mentre il 50% degli over 45 lo ritiene un lavoro ben remunerato e l’altra metà solo un modo per apparire;

    – se tra i più giovani il 65% si dice attratto da questo lavoro perché consente di socializzare e di guadagnare, il 55% degli adulti e l’80% degli over 45, non lo sceglierebbe mai come lavoro per tutelare la propria privacy;

    – per il 65% dei ragazzi gli influencer sono modelli da seguire poiché capaci di dispensare consigli “di vita” e di influenzare migliaia di persone, mentre per il 70% degli adulti non sono da considerarsi modelli poiché raggiungono gli obiettivi senza sacrifici; gli over 45 si dividono al 50% tra chi si ispira a loro e chi non li apprezza affatto;

    -infine, riguardo la professionalità, stupisce che per il 55% degli under 20, gli influencer non siano dei professionisti –tranne qualche rara eccezione- ma solo abili nello sponsorizzare prodotti, che per il 50% degli adulti lo sono solo coloro i quali si sono formati adeguatamente, mentre per il 65% degli over 45 sono persone capaci che si impegnano quotidianamente.

    Stupisce, dunque, il possibilismo degli over 45 che non disdegnano affatto le nuove frontiere della comunicazione a cui guardano con la curiosità e gli occhi di un bambino che muove i primi passi in un mondo ancora tutto da esplorare. Un mondo in cui la solitudine appare più lontana e le distanze anagrafiche si dissolvono con un semplice clic.

    Quanto alla possibilità di socializzazione offerta dall’essere influencer (dato emerso dalle risposte dei più giovani) non è sempre vero. La socializzazione nel mondo reale è un processo che si svolge nel tempo anche attraverso il contesto in cui si vive, mentre nel mondo virtuale, essa è immediata, veloce e anche molto pericolosa perché non conosciamo l’identità di chi si dichiara nostro amico.

    In conclusione la figura dell’influencer è stata accettata un po’ da tutti anche se il mondo degli adulti stenta ancora a catalogarla come una possibile professione ma la ritiene semplicemente legata a momenti di svago e perché no, di socializzazione.