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  • Un primo giorno di “scuola” all’insegna della compostezza

    Un primo giorno di “scuola” all’insegna della compostezza

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    Un segnale di discontinuità con il passato c’è, almeno per ora. Il nuovo Consiglio comunale di Taranto, al suono della campanella come se fosse il primo giorno di scuola, è composto da gente educata e rispettosa.

    Il tutto si è svolto all’insegna di quel garbo istituzionale che dovrebbe essere alla base di ogni occasione politica-amministrativa, con maggioranza e minoranza che hanno mostrato reciproco spirito di collaborazione.

    Come detto, sembra il primo giorno di scuola, i nuovi consiglieri inizialmente appaiono un po’ spaesati, tranne che con i telefonini. Infatti, c’è chi sui social o come stato di WhattsApp si è sparato subito la foto del cartoncino con il proprio nome e cognome. O chi si è fatto immortalare in posa dal proprio social media manager.

    Si familiarizza prima dell’adunata. Gli uomini quasi tutti impeccabili nell’abbigliamento (Lazzaro e Tartaglia una spanna sopra tutti per stile ed eleganza), tranne i fedeli alla linea (non la band CCPP), Contrario e Lenti che sfoggiano il solito look casual (polo per il primo, camicia leggera con sotto t-shirt con scritta Palestina libera per il secondo). Non passano inosservati, invece, i completi carta da zucchero di Lonoce o quello marrone quasi tabacco di Messina.

    Tra le donne look sobri sebbene la Mignolo si distingua con un vestito colorato, che non disturba affatto. Nessuna sfilata di moda, quindi.

    Prima dell’inizio della seduta d’esordio (alle 10.29, con un’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia) il sindaco Bitetti fa il giro largo: prima per salutare i giornalisti e poi per stringere la mano a uno a uno a tutti i Consiglieri comunali, a partire da quelli di opposizione che lui propone di definire di minoranza.

    La seduta viene aperta ed inizialmente presieduta dal consigliere anziano Di Gregorio che chiosa il suo breve intervento con un “Dio l’accompagni (riferito al sindaco Bitetti) in questa missione per la nostra città”.

    Prima del giuramento subito un colpo di scena: la consigliera Bianca Boshniaku chiede la parola per annunciare il suo passaggio al Gruppo Misto (si è autosospesa temporaneamente dal Partito Democratico):” Pensavo di ritrovare una comunità pulita e accogliente.Cosi non è stato”. Ha parlato di scelte non condivise del gruppo Pd (evidentemente qualche sua aspirazione non è stata soddisfatta, ndr). Aveva già fatto nel recente passato andata e ritorno dai dem.

    Arriva il giuramento ed il sindaco Bitetti non cela l’emozione. Ci sono dei problemi tecnici. L’audio in sala si sente troppo basso, i nuovi mostrano un certo impaccio con i pulsanti del microfono (luce rossa, luce verde) quando devono esprimere la dichiarazione di voto per l’elezione del presidente e del vicepresidente del Consiglio comunale.

    Bitetti propone Gianni Liviano (Demos), eletto all’unanimità, Lazzàro propone Tiziana Toscano (Fratelli d’Italia), eletta all’unanimità; segno di un accordo pregresso tra maggioranza e opposizione. Nella sua dichiarazione di voto il consigliere Luca Contrario si diverte ad esprimere un “Liviano tutta la vita”, che prende in giro Melucci con quel suo “Abbate tutta la vita”, passato alla storia recente dell’insolenza politica.

    A seguire il sindaco Bitetti procede con la dichiarazione delle linee programmatiche del suo mandato che altro non sono che una sintesi del programma elettorale. Ci si aspettava qualcosa di più dal primo cittadino che cita più volte lo slogan della sua campagna elettorale: “Taranto sarà….: una città europea, dinamica, inclusiva e accogliente” e via dicendo..

    Quando parla di piste ciclabili ai cronisti presenti scorre sulla schiena un brivido lungo pensando a quanto (forse troppo) già realizzato in tal senso dalla precedente giunta Melucci.

    La parte centrale della prima assise cittadina mostra qualche segno di cedimento nell’uditorio. Ci si distrae con i telefonini, ci si alza per andare in bagno. Qualcuno si disseta bevendo acqua, Si notano, però, troppe bottigliette di plastica specie dalla parte della maggioranza, che dovrebbe avere più a cuore le sorti del pianeta… Il sindaco, invece, dà il buon esempio e sorseggia dalla borraccia termica.

    Intanto ci tocca dare in parte ragione al consigliere Stellato ( quanto ci pesa…) che siede accanto a Di Cuia, suo nuovo capogruppo in Forza Italia. Il neo forzista che rinfaccia al sindaco di non aver praticamente fatto nulla rispetto al programma previsto per i primi 100 giorni di governo (ne sono trascorsi 40) soprattutto in ordine a sicurezza, decoro e pulizia. In effetti, a titolo di esempio lampante, i marciapiedi nei pressi di Palazzo di Città sono lerci e maleodoranti e non rappresentano certo un bel biglietto da visita.

    Stellato cita l’ex presidente di Kyma Ambiente (Mancarelli) parlandone come di un martire (per gli attacchi che ha dovuto subire) visto che la situazione della raccolta rifiuti non è per nulla migliorata.

    La consigliera Angolano (M5S), intanto,  nel suo intervento propone di svolgere in piazza il prossimo Consiglio comunale monotematico sulla vicenda ex Ilva.

    Il consigliere dei verdi Lenti, cita forse, inconsapevolmente, vista la giovane età, l’ex presentatore tv Enzo Tortora con un “Dove eravamo rimasti?”  e poi si toglie la camicia casual per far notare ancora di più una maglietta nera con la scritta Palestina libera.

    Il resto degli interventi scorre via senza grossi sussulti  a parte un botta e risposta tra Di Gregorio e Stellato.

    Insomma come primo giorno di “scuola” del nuovo Consiglio comunale, non c’è male. Anzi, rispetto al circo visto negli ultimi mesi del Melucci bis, c’è da essere soddisfatti per la compostezza emersa. Speriamo di memorizzare presto volti e nomi dei nuovi assessori e consiglieri comunali e di non dimenticarceli, sperando non ci sia turn-over come nel recente passato.

    Certo gli animi, probabilmente, si scalderanno a breve con il Consiglio comunale monotematico sulla vicenda ex Ilva, previsto per il 30 luglio. L’auspicio è che tutto resti nei limiti di un acceso dibattito…Il momento storico è delicato, però.

     

     

  • “Taranto sarà Taranto”

    “Taranto sarà Taranto”

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    “Taranto sarà Taranto: Il nostro obiettivo è restituire orgoglio, dignità e qualità della vita a tutte le tarantine e i tarantini. Lo faremo con un progetto articolato, coerente e inclusivo, che tiene insieme cura quotidiana e scelte strategiche”.

    Queste le parole di Piero Bitetti durante il discorso con cui ha esposto le linee programmatiche della nuova amministrazione, in occasione della prima seduta del Consiglio comunale, avvenuta questa mattina a Palazzo di Città.

    “Basta teatrini – aveva dichiarato alla stampa, prima dell’inizio dei lavori, il vicesindaco, Mattia Giorno –  c’è da fare squadra intorno al futuro di Taranto, mi auguro che il clima di questo Consiglio sia più sereno e responsabile e che si riesca ad entrare nel merito delle questioni, senza personalismi e superficialità. Questo è un luogo da onorare e rispettare”.

    Ed effettivamente, a parte qualche piccolo screzio, i lavori della prima giornata sono filati piuttosto serenamente.

    Ha aperto la seduta Vincenzo Di Gregorio, in qualità di consigliere più anziano; prima la convalida degli eletti al Consiglio, poi la prima sorpresa: Bianca Boshnjaku si autosospende dal PD temporaneamente e passa al Gruppo Misto, ribadendo lealtà alla maggioranza e al sindaco. “La politica stava diventando per me una matrigna, ma io non sono Cenerentola”, ha dichiarato, aggiungendo che le divergenze non riguardano la segretaria provinciale del partito, Anna Filippetti.

    Un rapporto tormentato quella della Boshnjaku col PD, che aveva già lasciato in precedenza circa un anno fa.

    Si passa poi all’elezione del nuovo presidente del Consiglio comunale: la proposta di Bitetti verte, come noto, su Gianni Liviano di Demos e viene accolta dall’assise all’unanimità. “Liviano tutta la vita”, afferma Luca Contrario, riprendendo le parole usate da Melucci durante l’elezione di Abbate, avvenuta dopo la revoca dell’incarico che era dello stesso Bitetti.

    Vice presidente della massima assise cittadina, invece, Tiziana Toscano di Fratelli d’Italia, proposta da Luca Lazzaro ed eletta anch’ella all’unanimità.

    Si passa poi alla lettura della composizione della Giunta, ovvero dei nomi dei neo assessori e rispettivi incarichi, successivamente Bitetti prende parola per parlare delle linee programmatiche: il sindaco riassume, in poche parole, il programma elettorale.

    Non arretreremo di un millimetro sulla difesa del diritto alla salute – afferma – Vogliamo una Taranto libera dalle fonti inquinanti, con una transizione industriale reale, accompagnata da un accordo di programma vincolante, un tavolo permanente di vigilanza ambientale, e il pieno coinvolgimento di cittadini e istituzioni. Lavoreremo per la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, senza lasciare indietro nessun lavoratore”. Ma si parla anche di mobilità, di sviluppo economico, di università e di politiche per i giovani e le famiglie, di una città inclusiva che sia priva di barriere architettoniche, di rigenerazione urbana e attenzione alle periferie, di una macchina amministrativa efficiente e di sport come volàno di sviluppo. Insomma, “Taranto sarà ciò che merita di essere: una città europea, dinamica, inclusiva e accogliente. Il nostro compito è costruire questo futuro. Insieme”.

    Seguono gli interventi dei consiglieri comunali, tra cui il debutto degli ex candidati a sindaco Luca Lazzaro (FdI), che rimarca l’importanza di un’opposizione costruttiva esattamente come Mirko Di Bello (Con Di Bello), Francesco Tacente (Prima Taranto) e Annagrazia Angolano (M5S), che ribadisce l’assoluta lealtà ai punti espressi dai pentastellati nella campagna elettorale.

    Interessante anche l’intervento del consigliere più giovane, Giandomenico Vitale (Unire Taranto): “Ringrazio Bitetti per aver riportato la democrazia nel Consiglio comunale”, ha dichiarato, sottolineando la presenza di tanti consiglieri giovani e affermando che è il momento di “Dare progetti e opzioni a questa città”.

    In chiusura della new entry Antonio Quazzico (Partito liberal-democratico-Azione) un pensiero  per il consigliere Massimo Battista, morto a ottobre 2024, cui l’aula intera ha dedicato un minuto di applauso in piedi.

    “Parlo di economia parallela e non alternativa” afferma Bitetti rispondendo agli interventi: un lungo discorso di venti minuti in cui ringrazia alcuni esponenti dell’opposizione per gli interventi puntuali ed equilibrati e sottolinea l’importanza del rispetto per le istituzioni.

    Si passa poi agli atti finali della seduta: elezione della Commissione elettorale (composta da due consiglieri di maggioranza e uno di opposizione), ovvero Annagrazia Angolano, Massimo Vozza e Patrizia Boccuni e successiva nomina della Commissione Comunale per la formazione dei Giudici Popolari, ovvero Francesco Tacente e Virginia Galeandro.

    Liviano dà poi la lettura dell’elenco dei Capigruppo: Alexia Serio, Antonio Lenti, Cosimo Festinante, Antonio Quazzico, Vittorio Mele, Patrizia Boccuni, Nicola Catania, Gianni Liviano, Emiliano Messina, Salvatore Brisci, Gianni Azzaro, Adriano Tribbia, Giampaolo Vietri, Massimiliano Di Cuia, Annagrazia Angolano, Bianca Boshnjaku, Mirko Di Bello.

    Viene successivamente costituita e approvata la Conferenza dei Capigruppo di cui si attende la decisione, che sarà presa durante la prima riunione fissata per domani mattina, sulla data del consiglio monotematico sull’ex Ilva, che con ogni probabilità potrebbe essere quella del 30 luglio.

    Infine è la volta della costituzione delle Commissioni consiliari permanenti, di cui Liviano legge i nomi dei rispettivi presidenti e vice presidenti: Vincenzo Di Gregorio e Antonio Lenti per il CAT, Patrizia Mignolo e Virginia Galeandro per Affari generali, Gianni Tartaglia e Luana Riso per Servizi, Nicola Catania e Stefano Panzano per Attività Produttive, Giandomenico Vitale e Alexia Serio per Ambiente, Luca Contrario e Antonio Quazzico per Bilancio, Adriano Tribbia e Luca Lazzaro per Garanzia e Controllo.

    Nel complesso sembra che tra opposizione e maggioranza si tenda la mano: “Preferisco parlare di minoranza, più che di opposizione”, commenta Bitetti, evidenziando il clima di ritrovata responsabilità. Sul tavolo le questioni da affrontare sono tante e tutte fondamentali per il futuro di Taranto, la classe dirigente emersa dal Consiglio sembra esserne consapevole.

    *foto Paolo Occhinegro

     

  • Consiglio Comunale, primo “strappo”

    Consiglio Comunale, primo “strappo”

    “Taranto sarà ciò che merita di essere: una città europea, dinamica, inclusiva e accogliente. Il nostro compito è costruire questo futuro. Insieme”, conclude così il suo discorso programmatico il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, nel giorno del primo Consiglio comunale che registra in avvio, ancor prima che il primo cittadino giurasse, il primo colpo di scena della nuova governance cittadina: la consigliera Bianca Boshniaku ha chiesto la parola per annunciare il suo passaggio al Gruppo Misto (si è autosospesa temporaneamente dal Partito Democratico).” Pensavo di ritrovare una comunità pulita e accogliente.Cosi non è stato”.

    Seguono l’elezione, all’unanimità del presidente e del vicepresidente del Consiglio comunale, rispettivamente Gianni Liviano (Demos) e Tiziana Toscana (Fratelli d’Italia). Il tutto si svolge all’insegna del savoir faire e fila tutto liscio, più o meno sino alla fine quando si è registrato un battibecco acceso tra il consigliere Stellato (ora in Forza Italia) e Di Gregorio (Pd).

    Prima dell’inizio del Consiglio comunale (alle ore 10.29, rispetto all’orario di convocazione previsto per le 9.30), il sindaco Bitetti aveva rilasciato delle dichiarazioni ai media presenti: ” L’emozione è inevitabile, indossare la fascia da primo cittadino, sentirsi rappresentanti di una comunità bella come la nostra, è certamente un onore ma anche una responsabilità. E quindi, ecco, serve la giusta emozione ma serve tanta responsabilità, tanto impegno a seguire i dossier aperti che riguardano la nostra collettività e su tutti i fronti”.

    Tra i dossier citati, quello più delicato riguarda la situazione dell’ex Ilva: “Si tratta di una questione che ci portiamo avanti da troppi anni, credo che sia arrivato il momento di mettere al primo posto la salute, che coinvolge tutti i tarantini e certamente guardare agli altri diritti previsti dalla Costituzione come il lavoro. Anche qui lo sforzo deve essere collettivo, ciascuno deve fare il suo, a partire dal Governo, che dovrà impegnarsi un po’ di più e guardare con maggiore attenzione a questo pezzo d’Italia che ha già dato davvero tanto. Per quanto ci riguarda non arretreremo di un millimitro sul diritto alla salute. Lavoreremo sulla chiusura dell’area a caldo del siderugico senza lasciare indietro alcun lavoratore”.

     

  • Consiglio comunale: il quadro è completo

    Consiglio comunale: il quadro è completo

    La nuova Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Piero Bitetti, con la nomina dei componenti della Giunta è operativa. Ora si attende la convocazione della prima seduta del Consiglio comunale. A convocarla sarà il vicesindaco Mattia Giorno in quanto consigliere anziano in coseguenza del fatto che è stato il candidato consigliere più suffragato alle elezioni del 25 e 26 maggio. Toccherà a lui presiedere la seduta in qualità di presidente del Consiglio comunale facente funzioni, nel corso della quale si procederà all’elezione dell’Ufficio di presidenza consiliare, ruolo per il quale è in lizza il consigliere comunale di Demos, Gianni Liviano.

    Allo stato attuale il Consiglio comunale 25-30 risulta così composto:

    Maggioranza (20 seggi)

    Pd (8 consiglieri): Enzo Di Gregorio, Luana Riso, Alexia Serio, Stefano Panzano, Virginia Galeandro, Marilena Devito, Luca Contrario e Bianca Boshnjaku.

    CON (4 consiglieri): Vittorio Mele, Daniela Galiano, Massimo Vozza e Patrizia Mignolo.

    Unire Taranto (2 consiglieri): Patrizia Boccuni e Giandomenico Vitale.

    Per Bitetti (2 consigleiri): Giovanni Tartaglia e Cosimo Festinante.

    Demos (1 consigliere): Gianni Liviano.

    Dc (1 consigliere): Nicola Catania.

    AVS-Socialismo XXI-Possibile (1 consigliere):  Antonio Lenti

    Partito liberaldemocratico-Azione (1 consigliere): Antonio Quazzico.

    Opposizione (12 seggi)

    Fratelli d’Italia (3 consiglieri): Luca Lazzàro, Giampaolo Vietri e Tiziana Toscano.

    Forza Italia (1 consigliere): Massimiliano Di Cuia.

    Prima Taranto (2 consiglieri): Francesco Tacente e Adriano Tribbia.

    Patto popolare (1 consigliere): Massimiliano Stellato.

    Udc (1 consigliere): Emiliano Messina.

    Riformisti per Taranto-Psi (1 consigliere): Gianni Azzaro.

    Fortemente liberi (1 consigliere): Salvatore Brisci.

    Movimento 5 stelle (1 consigliera): Annagrazia Angolano.

    Con Di Bello (1 consigliere): Mirko Di Bello.

    GLI ASSESSORI

    Mattia Giorno (Pd): Progetti, opere e finanziamenti strategici, rapporti internazionali, grandi eventi, innovazione e politiche giovanili con delega di vice sindaco.
    Cataldino Giovanni (assessore tecnico) : Coordinamento Strategico dell’Azione di Governo e Governance delle Società Partecipate.
    Cosa Francesco (Per Bitetti): Attività Produttive per Blue Economy, Economia di prossimità per il Commercio e l’Artigianato, Rapporti Istituzionali con la Regione in materia di Sviluppo e Occupazione;
    Gravame Fulvia (Avs – Socialismo XXI – Possibile): Transizione Ecologica, Ambiente, Forestazione Urbana, Verde Urbano, Parchi Riserve e Aree Protette, Filiera del Recupero e del Riciclo;
    Lincesso Sabrina (Unire Taranto): Servizi Sociali e Politiche Abitative
    Lonoce Lucio (Pd): Lavori Pubblici

    Patronelli Giovanni (Con Bitetti): Urbanistica, Demanio marittimo, Riqualificazione Urbana per i Quartieri, le Coste ed il Litorale. Mobilità;
    Simeone Maria Lucia (Dc): Tributi, Pubblica Istruzione
    Stamerra Federica (Pd); Patrimonio, Personale e Politiche del Lavoro.

    Intanto il candidato del centrodestra, al primo turno delle recenti amministrative, Luca Lazzàro, ha ufficializzato il suo ingresso nel gruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale di Taranto. Attraverso un post su Facebook ha comunicato di aver accettato l’incarico di consigliere comunale, manifestando la volontà di proseguire l’impegno politico iniziato durante la campagna.  “Ho accettato con convinzione – ha dichiarato – e con lo stesso spirito con cui ho affrontato la candidatura: quello di chi crede che Taranto meriti una svolta vera”.

    Lazzàro ha annunciato la sua adesione al gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, dove siederà al fianco di Tiziana Toscano e Giampaolo Vietri. Con loro, costruirà una “opposizione solida e credibile, pronta a dare voce a chi chiede un governo diverso per la città”.

    Non ci fermeremo qui – ha aggiunto – Taranto ha bisogno di una nuova classe dirigente, e noi vogliamo essere all’altezza di questa sfida. Il cambiamento non si è interrotto: è appena iniziato”.

     

     

  • Demos perde pezzi del direttivo

    Demos perde pezzi del direttivo

    Con una lettera aperta Ignazio Aprile, Cosimo Bellanova e Cosimo Nume, hanno comunicato le proprie dimissioni dagli Organismi Direttivi di Demos Taranto.

    “Una decisione sofferta ma che si rende necessaria sulla scorta del percorso politico che si è sviluppato negli ultimi mesi, in occasione della prima esperienza elettorale di Demos Taranto, percorso che riteniamo si sia discostato, e non poco, dai valori fondanti che sono la forza di Demos e che hanno rappresentato per noi il motivo di una convinta adesione; primo fra tutti il valore della “Forza del Noi” quale cifra irrinunciabile delle scelte e delle progettualità politiche.

    Non a caso nel nostro manifesto, nell’indicare il “valore della comunità”, si definisce “l’individualismo sociale una minaccia per la coesione del paese, precondizione per lo sviluppo”, e si ammonisce contro il rischio che il “Noi” possa essere frainteso come un insieme di “io”, slegati dal contesto comunitario e talora ipertrofici.

    Abbiamo assistito negli ultimi mesi, e purtroppo tuttora, al succedersi di episodi ed occasioni nel corso dei quali a nostro avviso ha prevalso, e prevale, la logica di una comunità politica basata sull’io, da noi vissuta come espressione di “un uomo solo al comando”.

    Noi, come altri ed altre, compresi alcune candidate e alcuni candidati alle recenti amministrative, sembreremmo essere stati semplici vagoni di passaggio, funzionali a una narrazione a cui si è chiesto di prestare volto e voce, ma mai reale cittadinanza politica. Ora che il treno ha raggiunto il suo capolinea, riteniamo sia terminato anche il tempo concesso a ogni illusione residua.

    Non vogliamo qui indugiare nell’elenco di episodi, decisioni e comportamenti che, a nostro avviso, hanno sconfessato lo spirito originario di Demos, perché sarebbe una inutile e improduttiva analisi, dal momento che la nostra decisione è frutto della considerazione e della consapevolezza che l’anomalia valoriale di Demos Taranto sia oramai strutturale e pertanto immodificabile.

    Se è vero, come siamo certi che sia, che Demos si ispira ad una proposta comunitaria e solidale, in netta contrapposizione agli individualismi e a fenomeni disgregativi, alla riscoperta del valore irrinunciabile del bene comune, a noi è parso di vivere nella nostra realtà una dimensione differente, soprattutto in termini di collegialità delle scelte.

    Ciò nonostante il nostro impegno è stato sempre disinteressato e leale. Abbiamo contribuito, ciascuno con le proprie forze, alla costruzione di un risultato dignitoso, nella speranza di veder crescere un laboratorio politico generativo e coerente, fondato sulla collegialità politica del “Noi”, Ma senza collegialità non c’è “Noi”, e senza “Noi” non c’è futuro.

    Con questa consapevolezza, e con la responsabilità che deve accompagnare ogni scelta pubblica, concludiamo il nostro cammino negli organismi direttivi provinciali e cittadini del partito, restando coerenti con quella idea di politica che mette al centro le persone, il “Noi” e non l’ipertrofico “io” di pochi”.

  • Nuova Giunta: c’è da attendere

    Nuova Giunta: c’è da attendere

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    Si è concluso il primo giro di consultazioni tra il Sindaco di Taranto, Piero Bitetti, e  tutte le forze politiche che compongono la maggioranza. “Un confronto ampio, costruttivo e partecipato, durante il quale ogni gruppo ha confermato con entusiasmo lo spirito di unità e collaborazione che ha caratterizzato la recente campagna elettorale.

    Un incontro nel quale “tutte le forze politiche hanno espresso piena fiducia nel Sindaco, chiedendo di lavorare insieme per definire le priorità dell’azione amministrativa da avviare nei primi mesi di mandato. Tra i temi più sentiti e condivisi, è emersa con forza la questione del decoro urbano, considerata da tutti come una priorità immediata”.

    Il Sindaco e i rappresentanti della coalizione hanno concordato sul metodo che dovrà caratterizzare questa nuova fase amministrativa, in netta discontinuità con il passato: massima trasparenza, valorizzazione delle competenze, coinvolgimento attivo e ascolto costante, sia tra le forze politiche che nei confronti della città e dei cittadini.

    Il Sindaco ha inoltre illustrato i criteri che guideranno la composizione della nuova Giunta, improntati a principi di equilibrio e rappresentatività: valorizzazione delle competenze, rispetto della parità di genere e adeguata considerazione del peso elettorale delle singole forze politiche.

    Vi è certezza, però, che le consultazioni proseguiranno per trovare la quadratura giusta della nuova Giunta. Tutti i partiti e le liste che hanno sostenuto Bitetti nel corso della campagna elettorale vogliono avere una rappresentatività all’interno del prossimo esecutivo, questo è chiaro. Non sarà un compito facile per il sindaco Bitetti ma farà appello alla sua capacità di mediazione.

    Un ruolo certamente importante, non necessariamente una poltrona, lo avranno coloro che in questo periodo si sono visti con una certa continuità accanto al primo cittadino: Gianni Florido, Gianni Cataldino e Lucio Lonoce.

    Per la carica di presidente del Consiglio Comunale in lizza ci sarebbero due nomi: Gianni Liviano di Demos e Enzo Di Gregorio del Pd, entrambi dotati di capacità di dialogo e di equilibrio.

    Per il ruolo di vicesindaco: Mattia Giorno del Pd, il candidato consigliere più suffragato delle elezioni, resta in pole position.

    Capitolo assessori: a quanto sappiamo il sindaco Bitetti vorrebbe destinare due deleghe sulle nove che saranno assegnate, ad altrettanti tecnici.

    A tal proposito, nei giorni scorsi abbiamo sottoposto ai nostri lettori un sondaggio attraverso il quale chiedevamo come vorrebbero che la nuova Giunta fosse composta: il 53,5% chiede che sia un mix tra tecnici e uomini di partito, il 39,5% che sia formato esclusivamente da tecnici (quindi persone competenti al posto giusto) e solo il 7% da persone provenienti dal mondo della politica.

     

  • Elezioni: slitta il tavolo del centrosinistra

    Elezioni: slitta il tavolo del centrosinistra

    Slitta il tavolo del centrosinistra convocato per lunedì pomeriggio, sembra per un lutto che ha colpito un esponente di uno dei partiti della coalizione. La situazione per quanto riguarda le alleanze e soprattutto la scelta definitiva del candidato sindaco non è limpidissima. Anzi. Pd e Con hanno proposto, se non imposto il nome di Piero Bitetti. Il campo largo però è a rischio perché il M5s ha votato contro questa proposta e dichiarato apertamente che intende puntare su un esponente della società civile. Si tratta, a quanto si è appreso, dell’ex presidente dell’Ordine dei Medici Cosimo Nume (detto Mimmo), ma non è detto che quest’ultimo accetti. E al momento è impensabile che Bitetti possa fare un passo indietro e che la coalizione si faccia condizionare dai diktat dei pentastellati, anche se all’interno dello stesso Partito democratico (vedi in consigliere regionale ed ex comunale Enzo Di Gregorio) non sono mancati i mugugni, così come tra Europa Verde, AVS e Socialisti del XXI secolo.

    Il Movimento Cinque Stelle in caso di muro contro muro correrà da solo? E se dovesse ricevere, un garbato diniego, da Mimmo Nume, scommetterà su un altro candidato? È tutto in divenire. I pontieri sono al lavoro, ma la mediazione non è semplice e il partito del malpancisti non vuole affatto rassegnarsi.

    Nel 2017 fu Gianni Liviano, ora esponente di Demos, a proporre la candidatura di Nume. Non riuscì nell’intento. La storia evidentemente si ripete, ma ora sono i Cinque Stelle a corteggiare l’ex presidente dell’Ordine dei Medici. “Nume è un nostro amico, una persona – dichiara al corriereditaranto.it Gianni Liviano – a cui vogliamo bene, una risorsa importante per la città, ha un vissuto di grande profilo e di grande spessore. Mi pare però che il percorso su Piero Bitetti sia molto avviato. Anche Bitetti, con caratteristiche differenti da Nume, è una persona dalla grande esperienza e dalle grandi competenze”.

    Perché il M5S spende il nome di una figura stimata della società civile? Si potrebbe fare un altro ragionamento: se il senatore Mario Turco avesse pensato di poter vincere si sarebbe candidato lui. I pentastellati vorrebbero proporre Nume nella speranza (o forse l’illusione) di farlo diventare il candidato di tutto il centrosinistra, ma con scarse possibilità di riuscita. Nume, per più mandati presidente dell’Ordine dei Medici, sarebbe disponibile a fare il candidato dei Cinque Stelle per raccogliere una percentuale (secondo le previsioni) bassa? Si lascerebbe entusiasmare dall’ipotesi di misurarsi da solo contro il resto del centrosinistra, il centrodestra e i candidati civici, come un cavaliere errante? E ne varrebbe la pena?

     

  • Toto sindaco: il fattore tempo incombe…

    Toto sindaco: il fattore tempo incombe…

    Il fattore tempo è ormai condizionante per la città di Taranto. Si corre per arrivare in tempo con l’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo, si deve necessariamente correre per scegliere il candidato sindaco, approntare liste e programma in vista delle elezioni amministrative che sono praticamente dietro l’angolo (presumibilmente l’11 maggio, ndr).

    Il rischio di ritrovarsi candidati la maggior parte dei consiglieri comunali uscenti è molto alto visto che partiti e movimenti non vogliono certo perdere il pacchetto di voti garantiti da questi.

    L’illusione che possa esserci una ventata di novità è spazzata dalle riunioni che le due coalizioni, quella di centrosinistra e quella di centrodestra, stanno organizzando a ritmo sostenuto negli ultimi giorni, nel corso delle quali trovare un accordo su un nome che possa concorrere alla poltrona di sindaco è piuttosto complicato.

    Nel Partito Democratico tre i nomi in corsa: Mattia Giorno (ex assessore della giunta Melucci ed ex fedelissimo del fu sindaco), Francesca Viggiano (vicepresidente regionale del Pd, ed ex assessore della prima giunta Melucci, anche lei fu fedelissima…), Vincenzo Di Gregorio (consigliere regionale ed ex consigliere comunale). Il nome su cui puntano a Bari, da proporre al tavolo del centrosinistra della prossima settimana è il primo: giovane, rampante e soprattutto “scelto” dal governatore di Puglia, Michele Emiliano.

    Il movimento politico Con non ci starebbe, però, e spingerebbe per candidare l’ex presidente del Consiglio comunale, Piero Bitetti ed ha dato un termine (lunedì prossimo) entro il quale trovare un accordo.

    Il Movimento5Stelle (4% alle scorse amministrative in coalizione con Melucci), prova a dire la sua e terrebbe in caldo il nome del senatore Mario Turco (vicepresidente nazionale) ma il peso politico specifico attuale dei pentastellati non è tale da poter imporre delle scelte. Tutto dipenderà dagli accordi nazionali, dalla volontà di azionare la modalità “campo largo” anche perché le campagne elettorali sono due: prima le amministrative e poi le regionali.

    Bisognerà capire anche l’orientamento di Europa Verde che in rampa di lancio avrebbe un suo nominativo: l’ex europarlamentare Rosa D’Amato, già nel M5S. Demos dell’ex consigliere comunale Gianni Liviano chiede insistentemente che il candidato della coalizione esca dalle primarie generali.

    Nella coalizione di centrodestra vige la stessa incertezza. Non c’è ancora un candidato forte sul quale puntare. Si è fatto largo negli ultimi giorni il nome di Francesco Tacente, presidente del CTP, uomo più di centro che di destra visto che ha aderito al movimento politico “Io C’Entro” che, aspira ad essere ago della bilancia ma in realtà è un calderone che tiene assieme i sostenitori della giunta Melucci, in molti casi anche ex appartenenti alla giunta stessa.

    Questo aspetto è oggetto di discussione all’interno di Fratelli d’Italia che vorrebbe esprimere un altro tipo di candidato, ossia uno che si identifichi fortemente con la coalizione che attualmente è al governo. E quindi il nome sarebbe quello di Massimiliano Di Cuia, consigliere regionale e coordinatore provinciale di Forza Italia. In alternativa è spuntato anche Luca Lazzàro, presidente regionale di Confagricoltura.

    Il coordinatore cittadino di FdI, Gianluca Mongelli, intanto, assicura che il candidato sindaco debba essere espresso dal tavolo provinciale del centrodestra e chiaramente identificabile con la storia e i valori dell’alleanza. Si dichiara aperto al civismo ma esprime un veto nei confronti di quelle figure provenienti dalla giunta Melucci che magari vogliono prodursi nell’ennesimo salto della quaglia.

    Per il momento l’unico candidato sicuro è il civico Mirko Di Bello (coalizione di liste sintetizzate in “Adesso”) che si è portato avanti già presentandosi più volte all’opinione pubblica e che gode sui social di una serie di follower piuttosto accaniti.

    Il poco tempo a disposizione sicuramente non produrrà programmi elettorali innovativi: il centrosinistra ha già fatto sapere che la linea tracciata con “Ecosistema Taranto” è quella giusta. E’ solo finito nella mani sbagliate (Melucci). Il centrodestra punta a ristabilire la normalità in una città che ha perso di vista gli aspetti essenziali del vivere comune (ordine, decoro, pulizia, sicurezza, attenzione verso le periferie) .

    Il corriereditaranto.it a tutti i candidati porrà tre quesiti che non riguardano i programmi, che lasciano il tempo che trovano:

    Come pensano di recuperare gli astensionisti che nelle ultime tornate elettorali sono arrivati ad essere quasi un avente diritto al voto su due;

    Se hanno intenzione di far conoscere nel corso della campagna elettorale la squadra degli assessori che andrebbe a collaborare con il sindaco in modo che l’elettore abbia un quadro più ampio di voterà;

    Se per evitare i continui cambi di casacca non sia il caso di far firmare ai consiglieri eletti un documento nel quale dichiarano di dimettersi automaticamente nell’eventualità in cui mutino schieramento politico (da opposizione a maggioranza e viceversa).

    Vedremo se ci sarà realmente la volontà di un cambio di registro o se le prossime  saranno le elezioni della restaurazione, quelle dei soliti noti, di coloro che portano in dote un pacchetto di voti (1000/2000) “irrinunciabile”, pronti come dei serpenti a cambiare pelle a seconda dell’occasione…

  • Liviano: “Ora costruire la comunità”

    Liviano: “Ora costruire la comunità”

    Prosegue il nostro giro di orizzonti all’interno del mondo politico tarantino per carpire l’aria che tira dopo il defenestramento del sindaco Melucci. Oggi abbiamo avvicinato Gianni Liviano, consigliere comunale uscente di Demos, tra i 17 che hanno firmato le dimissioni contestuali (poi se ne sono aggiunti altri due) per far cadere la giunta Melucci.

    Liviano, era una mossa inevitabile quella che avete scelto di fare?

    «Direi di sì. Era in atto da tempo una crisi determinata dalla relazione tra il sindaco e il consiglio e tra il sindaco e la città soprattutto. C’era un vulnus relazionale. Le ultime decisioni di Melucci raccontavano una situazione di fortissima confusione: penso agli asili nido, alla gestione dei Giochi del Mediterraneo, alla vicenda della squadra di calcio».

    Perchè Melucci ha perso il controllo della situazione?

    «Perché lui, a un certo punto del suo percorso politico, ha completamente rinunciato all’orizzonte valoriale del suo impegno. La politica è stata messa da parte. Le persone che gli stavano attorno hanno anteposto la logica del mercato alla prospettiva politica. C’è stato un momento in cui anche con i suoi fedelissimi ha fatto fatica a reggere. Lì dove non c’era più la politica, non c’erano persone capaci di portare una visione di comunità e la relazione era ormai basata solo sul “cosa sta per me” era inevitabile che si arrivasse a una implosione».

    Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da litigiosità e instabilità. I partiti come possono ritrovare credibilità? Da dove si riparte?

    «A volte si antepone l’aspettativa di governo all’idea della centralità della comunità. Cioè la città anziché essere il fine dell’esperienza politica qualche volta diventa lo strumento perché il fine sembra essere il potere. Se i partiti riescono a recuperare questa idea di essere strumento per il bene della comunità, ciascuno a partire dal suo punto di vista, della sua opinione, perché è chiaro che un partito di destra la penserà diversamente da uno di sinistra sui grandi temi, allora è possibile riallacciare il feeling con la comunità e l’elettorato. A me sembra invece che ci siano dinamiche che non agevolano. Occorre ridimensionare l’arroganza che in alcune circostanze accompagna alcuni attori della politica. Bisogna recuperare una idea di condivisione, di confronto, di sforzo di sintesi e di rispetto delle diversità».

    Liviano, lei è stato candidato in quota Pd ed è stato anche capogruppo prima di fare altre scelte e aderire a Demos? Ritiene di fare autocritica?

    «Partiamo dall’inizio. Sono stato consigliere regionale e penso di aver fatto anche bene perché molte cose che si stanno realizzando adesso sono partite da un lavoro che ho fatto io, come il piano strategico per Taranto, la legge speciale per Taranto, la legge sul parco del mar Piccolo. Mi pare che non ricandidandomi alla Regione abbia dimostrato una serietà nell’approccio perché ho dichiarato che Emiliano non mi piace come politico e non intendevo sostenerlo. Poi ho provato a costruire un terzo polo alle scorse elezioni comunali.

    In realtà, però, le persone con cui dialogavo hanno deciso di schierarsi o con il centrodestra o con Melucci, quindi è stato sostanzialmente impossibile costruire questo terzo polo. Io sono uno di centrosinistra e mi sono candidato come indipendente nel Partito democratico. Mi sono dimesso da presidente della Commissione Bilancio e da capogruppo dopo tre mesi perché ho detto che era impossibile dialogare con Melucci, che non rispettava le persone. Quindi sono stato il primo a dire che non poteva funzionare. Non penso, per queste ragioni, di dover fare autocritica. Mentre altri amici sono passati dal centrosinistra, dove erano segretari del Pd, a essere candidati del centrodestra (Walter Musillo, ndr), io non sono questo tipo di persona. Rispetto le loro scelte ma non le faccio. Sono di centrosinistra e resto nel centrosinistra. Nel giugno 2022 ho sostenuto il candidato sindaco del centrosinistra dopo aver provato a metterne un altro e rinunciando successivamente alla posizione di capogruppo del Pd».

    Si ricandiderà alle prossime amministrative?

    «È troppo presto per dirlo, mi candiderò sicuramente alle prossime elezioni regionali, non so alle amministrative».

    Ha scritto un libro dal titolo emblematico: “Volevo fare il sindaco”. Le piacerebbe candidarsi nuovamente alla carica di primo cittadino?

    «Sarebbe un onore grande, tutti sarebbero contenti di poter fare il sindaco».

    Gianni Liviano cosa augura alla città?

    «Il futuro più radioso del mondo. Mia madre diceva che dopo ogni notte c’è sempre l’aurora, frase evocata dalla Bibbia. Ho fiducia e speranza che questa città possa rinascere, anche ricompattandosi e ricostruendo comunità».

  • “Formazione politica per i giovani”

    “Formazione politica per i giovani”

    Costruire ponti, costruire comunità. Per Gianni Liviano è un mantra, un modo di essere, uno stile di vita. Il consigliere comunale, voce fuori dal coro anche quando è in maggioranza, da tempo ha aderito a Demos, Democrazia solidale, associazione (costituita nel 2014 in seguito alla scissione della fazione di sinistra dei Popolari per l’Italia) diventata partito, che si colloca nell’alveo del centrosinistra. Segretario nazionale è Paolo Ciani, presidente Mario Giro.

    L’obiettivo è concentrarsi sull’ascolto delle esigenze e dei problemi e su tutti i tipi di fragilità. Anche a Taranto Demos sta avviare un corso di formazione politica, chiamato “La convivialità delle differenze”, con «la volontà di creare una comunità». Gli incontri si terranno nella sede di via Fiume 12 dalle ore 15 alle 17.

    Tre i moduli previsti, tutti di sabato. Il primo s’intitola “L’Io, il Tu, il Noi”: l’8 febbraio relatore l’avvocato e scrittore Cesare Paradiso, il 15 febbraio don Francesco Mitidieri e il docente della Lumsa Fabio Mancini, il 22 febbraio la sindacalista della Cgil Tiziana Ronsisvalle e il docente Antonio Cecere e l’1 marzo la sociologa Carla Sannicola. Il secondo è chiamato “Le Rotture”: l’8 marzo relatore il docente universitario e sociologo Franco Chiarello, il 15 marzo ancora il docente Fabio Mancini e il 22 marzo il giornalista Davide Carlucci. L’ultimo modulo s’intitola “Le Speranze”: il 29 marzo don Paolo Oliva, il 5 aprile il commissario regionale di Europa Verde Rosa D’Amato e l’ambientalista Leo Corvace, il 12 aprile la direttrice di “Mosaico di Pace”, Rosa Siciliano.

    Perché questo corso? «Mi pare – spiega Liviano – che questo sia un momento difficile per l’umanità. Facciamo fatica a riconoscere l’altro come valore e siamo sempre più disinteressati al bene comune. Stiamo educando generazioni autocentrate. In tanti mostrano assoluto disinteresse verso la politica (il sempre decrescente numero di persone che si recano a votare ne è testimonianza). La scuola di formazione alla politica, pur essendo aperta a tutti gli interessati, ha dunque come destinatari preferenziali i giovani».

    Liviano, di professione commercialista e revisore dei conti, oltre all’impegno politico, si è sempre dedicato al sociale. Fondatore dell’associazione “Le città che vogliamo”, è promotore dell’iniziativa estiva svolta presso i Missionari Saveriani per la formazione all’educazione, alla legalità, alla giustizia, alla solidarietà.

    «Per me – sottolinea – presupposto per fare Politica (che è cosa diversa dalla politica a cui siamo più abituati) è dare valore all’altro, che si interfaccia con noi nel cammino della vita». Liviano non nasconde di aver sempre avuto l’ambizione di costruire un «cantiere di umanità, cioè un luogo dove educazione e formazione si intreccino alla ricerca di nuovi itinerari comunitari».  Il consigliere di Demos ritiene che «l’indifferenza rappresenti un pericolo e metta in discussione la democrazia. La democrazia, a livello nazionale e mondiale, non è più un valore così ambito e scontato come lo era fino a qualche decennio fa. Abbiamo il dovere di restituire ai giovani la necessità di sentirsi appartenenti ad una comunità in cui le diversità sono percepite come ricchezza e mai come limite».

    Oggi in pochi, sostiene, «puntano sulla formazione politica. Accade perché tanti politici concepiscono il loro impegno solo come espressione di potere e di governo dei territori. Chi fa politica in questo modo ha come obbiettivo del suo impegno la ricerca del ruolo e come strumento la ricerca del consenso. Per questo tipo di politici le persone sono lo strumento (che consente di prendere i voti) e non il fine (perché il fine è rappresentato appunto dalla ricerca di ruoli).  Poi esiste la Politica, che è una cosa diversa dalla politica di cui abbiamo parlato prima. Per noi la Politica è interessata alle persone e ha sempre una prospettiva educativa verso tutti e verso i giovani in particolare».

    Lo scenario politico a Taranto. La maggioranza non è più quella scaturita dal voto di giugno 2022 e ciclicamente si ripropongono voci di crisi che potrebbero portare a un nuovo scioglimento anticipato del consiglio comunale.

    «Questo – commenta Liviano – è un momento importante per la nostra città. In questi anni arriveranno a Taranto, tra Giochi del Mediterraneo, Legge speciale per Taranto (per la quale mi sono prodigato in Regione), tavolo Cis, Pnrr, e Just transition fund, circa 2 miliardi di euro.  Mai nel passato sono arrivati così tanti fondi e chissà se masi più arriveranno. Non possiamo sprecare occasioni così propizie. Il sindaco Rinaldo Melucci, per oggettivi limiti caratteriali e per una evidente confusione politica, non si sta purtroppo dimostrando adeguato alle importanti sfide che la nostra città sta affrontando. Per questa ragione io credo che sia utile interrompere quanto prima possibile la sua esperienza, nel suo interesse – conclude Liviano (autore peraltro del libro “Volevo fare il sindaco”) – e nell’interesse della città».