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  • Reintegro per licenziamento illegittimo

    Reintegro per licenziamento illegittimo

    Il Giudice del Lavoro di Taranto con decreto ha dichiarato l’antisindacalità della condotta della La Cisa Trasporti Industriali Srl, azienda appaltatrice dello stabilimento siderurgico ex Ilva, per aver licenziato il rappresentante sindacale della FIOM CGIL, assistita dall’Avv. Massimiliano Del Vecchio, senza il rispetto della procedura prevista dall’accordo interconfederale del 18 aprile 1966, che prevede il decorso integrale dei termini per l’esame conciliativo e l’eventuale concessione del nullaosta, ciò nonostante la predetta società datrice di lavoro non fosse iscritta alla associazione stipulante il predetto accordo. Il giudice ha così ordinato la reintegrazione del delegato sindacale, dichiarando l’inefficacia del licenziamento.

    La Fiom Cgil di Taranto rileva “con estrema soddisfazione l’esito di questo giudizio nel quale, ancora una volta attraverso l’abile condotta del proprio legale Avv. Massimiliano Del Vecchio, si è pervenuti a garantire la cessazione di un comportamento illegittimo e la rimozione degli stessi effetti nei confronti di un lavoratore che, nella fattispecie, ricopre anche incarichi sindacali. La tenacia e la determinazione dimostrati per il raggiungimento di questo obiettivo sono e saranno sempre elementi cardine imprescindibili nell’azione sindacale che la FIOM CGIL di Taranto intende perseguire” concludono dal sindacato.

  • Nuovo reintegro in Acciaierie d’Italia

    Nuovo reintegro in Acciaierie d’Italia

    “ArcelorMittal, oggi Acciaierie d’Italia, al momento della scelta dei lavoratori da assumere direttamente, quando è subentrata nella gestione dello stabilimento tarantino, ha individuato un escamotage al fine di aggirare le graduatorie e scegliere discrezionalmente chi assumere e chi lasciare fuori senza alcun requisito da considerare. Questa la trovata: il nuovo meccanismo andava a tagliare a priori i dipendenti impiegati in un determinato reparto, indicato dalla nuova gestione come superfluo. Peccato che, grazie all’impegno del legale Mario Soggia, supportato dalle ricerche messe in atto da alcuni dirigenti sindacali dell’Unione Sindacale di Base, in particolare Michele Altamura, è stato possibile smascherare ArcelorMittal che, se da un lato eliminava i lavoratori di un determinato reparto, andava poi a dar vita ad un altro con le stesse funzioni, ma con un nome nuovo. Così, nel reparto “rinominato” si riservava la possibilità di assumere liberamente”. Questa azione legale portata avanti dall’Usb attraverso l’avvocato Soggia, si affianca a tante altre avanzate e andate a buon fine, ma nel caso specifico il lavoratore interessato non era nemmeno in graduatoria. La decisione è stata assunta dal Giudice del Lavoro di Taranto Lorenzo De Napoli.

    Franco Rizzo, Esecutivo Confederale Usb, commenta così la sentenza: “Ennesima vittoria, direi ancora più incisiva delle altre, perché fa rientrare in fabbrica un lavoratore escluso in maniera del tutto arbitraria e discrezionale, e rivela la cattiva gestione di ArcelorMittal che pensa di poter spostare, anche eliminare, a suo piacimento i dipendenti come se fossero pedine. Siamo soddisfatti di aver visto giusto e va dato atto a chi nell’organizzazione, in questa particolare circostanza, ha voluto approfondire dinamiche non chiare, oltreché ovviamente allo straordinario lavoro messo in piedi dall’avvocato Mario Soggia”. 

    “L’insufficienza del numero dei mezzi interni allo stabilimento siderurgico determina una serie di conseguenze negative: il disagio personale per i lavoratori che, a fine turno, se  non si spostano in tempo dentro la fabbrica, arrivano tardi alla fermata dei mezzi pubblici e, nel caso del secondo turno, rischiano addirittura di rimanere per strada fino all’indomani. Così sono costretti a muoversi a piedi, come sono costretti ad ottimizzare i tempi e a recuperarli, spesso sacrificando il momento dedicato alla doccia prima di uscire dall’acciaieria, portando così su di sé, e quindi all’esterno, residui di polveri inquinanti. Dunque al disagio si aggiunge una questione di salute. E ancora va messa in conto l’emergenza. Cosa accade se, in una situazione di pericolo, è indispensabile spostarsi con mezzi che di fatto non ci sono? Chiediamo all’azienda: come devono comportarsi i lavoratori?”: è quanto si chiede Enzo Mercurio Coordinatore di fabbrica Usb. “Più volte la nostra organizzazione sindacale ha segnalato questo problema, come quello dell’impossibilità di cambiare gli indumenti e curare l’igiene, prima di uscire dal perimetro aziendale.  Quest’ultimo è stato denunciato allo SPESAL, ma senza riscontro alcuno – prosegue Mercurio -. Anche questo atteggiamento è sintomatico di una totale indifferenza della gestione nei confronti  dei diritti dei lavoratori, con particolare riferimento al rispetto della salute e della sicurezza. Torna dunque l’esigenza di chiedere al Governo di intervenire e fare presto, soprattutto nella definizione dei ruoli all’interno della società  che gestisce l’acciaieria, con l’aumento immediato della quota di partecipazione statale, e l’estromissione di un privato inaffidabile sotto ogni punto di vista” conclude il Coordinatore di fabbrica Usb.

    (leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

  • Leonardo, vittoria Fiom in tribunale

    Leonardo, vittoria Fiom in tribunale

    Con sentenza del 20 gennaio u.s. il Tribunale del lavoro di Taranto, si è espresso a favore del lavoratore, nonché nostro dirigente sindacale, Ivan Garofalo, che ha voluto rivendicare, nei confronti dell’azienda, il proprio sotto inquadramento rispetto alla mansione svolta. Leonardo è stata condannata a riconoscere al lavoratore – assistito dall’avv. Stefania Pollicoro e dalla Fiom di Taranto – il 5° livello del Ccnl (in confronto all’attuale 3є) ivi compresi tutti gli arretrati a partire dall’1 Agosto 2014“. E’ quanto annunciamo dalla Fiom Cgil di Taranto.

    “Questo dimostra che difronte ai giudizi arbitrari se non vere e proprie discriminazioni, è possibile ottenere giustizia sulle materie del lavoro e vedersi riconoscere quanto previsto dal CCNL. Da tempo sosteniamo che nel nostro sito esiste un sottoinquadramento diffuso: ad oggi ci sono ancora quasi 400 lavoratori collocati nella 3° categoria nonostante lavorino in piena autonomia in un processo altamente tecnologico – denunciano dalla Fiom -. Leonardo non può riconoscere ai propri lavoratori il corretto inquadramento solo in seguito ad un’azione legale. Come Fiom, riteniamo non sia più rinviabile la discussione – così come previsto anche dall’integrativo – dell’avanzamento professionale degli operai e impiegati di Grottaglie, riconoscendo loro l’adeguamento contrattuale e retributivo previsto”.

    (leggi tutti gli articoli sulla Leonardo Grottaglie https://www.corriereditaranto.it/?s=leonardo&submit=Go)

  • ArcelorMittal: altra assunzione dopo esclusione graduatoria

    ArcelorMittal: altra assunzione dopo esclusione graduatoria

    “Ha 50 anni ed è un addetto alla distribuzione e al trattamento acque in area 12 presso il reparto DTA, all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. Insieme a molti altri colleghi era stato escluso dalla graduatoria stilata da Arcelor Mittal, graduatoria che avrebbe dovuto rispettare precisi requisiti, l’anzianità e i carichi familiari. Così non è stato, e a testimoniarlo sono le numerose sentenze del Giudice del Lavoro di Taranto, che a partire dal maggio del 2019, hanno ordinato alla multinazionale di assumere alcuni di questi lavoratori. In sede giudiziaria è infatti stato accertato quello che Usb sospettava: la scelta di coloro che sarebbero diventati dipendenti diretti di Arcelor Mittal era arbitraria, perché non basata sui presupposti previsti” si legge in una nota dell’Usb di Taranto.

    “Va evidenziato un breve passaggio della sentenza a firma della dott.ssa Maria Leone: “va rilevata la contrarietà a buona fede dell’azienda” con riferimento dunque alla selezione dei lavoratori da assumere, fatta dall’azienda. Dei ricorsi presentati dall’avvocato Mario Soggia, ufficio legale Usb, sono più di 20 quelli che hanno prodotto sinora una vittoria con il conseguente inserimento nel ciclo del lavoro della fabbrica di altrettanti lavoratori” prosegue la nota.

    Franco Rizzo, coordinatore provinciale Usb Taranto: “Una lunga serie di risultati positivi per la nostra organizzazione sindacale, per l’avvocato Mario Soggia e ovviamente per i lavoratori che tornano in azienda. Ci aspettiamo nei prossimi giorni, ed esattamente il 23 settembre, un’altra buona notizia e a seguire altre ancora. Segno tangibile del fatto che, ancora una volta, abbiamo visto chiaro. Intanto l’atteggiamento dell’azienda non cambia; in fabbrica si continuano ad applicare sempre gli stessi metodi di gestione, certamente lontani da quelli consoni. Inoltre, nonostante siano trascorsi già quattro mesi, il presidente del cda di Acciaierie  d’Italia, Franco Bernabè, ancora non si presenta alle organizzazioni sindacali”.