Entra sulle note di una canzone di Enzo Jannacci e parte subito con il suo monologo satirico, che ripercorre gli ultimi cinque anni della politica italiana, senza nemmeno dire buonasera al pubblico. Marco Travaglio si presenta così, nudo e crudo, al pubblico del gremito teatro Orfeo.
Il direttore de “il Fatto Quotidiano” parla ininterrottamente per oltre due ore senza bere nemmeno un sorso di acqua, seduto quasi sempre su uno sgabello davanti ad un leggìo. L’unica micro pausa che si concede è per dare uno sguardo allo smartphone, chiedendo anticipatamente scusa perché purtroppo attende aggiornamenti dalla sua redazione sull’eventuale risposta di Israele ai bombardamenti dell’Iran.
“I migliori danni della nostra vita” prende in giro con un sguardo un po’ fazioso l’attuale Governo Meloni. Travaglio, però è uno dei giornalisti più documentati d’Italia, ed ha una memoria che fa un baffo al miglior processore esistente: ricorda date, fatti, persone e soprattutto scivoloni dei politici che ci governano. E li passa in rassegna tutti ma proprio tutti, strappando una risata, a volte amara (viene veramente voglia di dire “Povera Patria” come cantava Battiato), a volte grassa, perché sembra di star ad ascoltare le barzellette di Pierino, tanto care alla nostra infanzia. E ciò capita quando racconta le gaffe del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida – “Sono ignorante, non sono razzista” – o a quelle del ministro della Cultura Sangiuliano quando da giurato al Premio Strega ha candidamente ammesso di non aver letto i libri per i quali era stato chiamato a votare, o all’ingenuità del gigante buono Crosetto (ministro della Difesa), che pubblica orgoglioso su X (ex Twitter) la foto di un foglietto con i conti di una partita di burraco da lui vinta e pretende di non essere preso in giro. Travaglio la definisce: “L’armata BrancaMeloni”.
Per la verità ne ha anche per la sinistra dormiente che spesso, come sottolinea, ha governato con il pilota automatico per non dar fastidio ai poteri forti e alle lobby. Passa in rassegna Gentiloni, Renzi, Letta, li schernisce uno a uno. Poi si sofferma sul “divino” Draghi uno che ha coniato, è il caso di usare proprio questo verbo, il termine pilota automatico associato al governo. “Non solo ha messo il pilota automatico ma anche la retromarcia”, dice Travaglio, riferendosi al fatto che l’ex numero uno della Banca Centrale Europea, quando è stato al governo, ha operato una vera e propria restaurazione, smontando di fatto le misure innovative introdotte dai 5 stelle verso i quali Travaglio, però, appare troppo indulgente, non rivolgendo loro alcuna critica se non quella di aver governato con Salvini, alle prese ora con i Lego…
Come accennavamo in apertura, la parte finale del suo monologo satirico, Travaglio la dedica alla politica internazionale ed agli scenari di guerra attuali, smascherando le tante castronerie scritte in questi ultimi due anni da molti quotidiani nazionali (ovviamente il Fatto Quotidiano non ne ha scritte….), come le notizie che riguardavano la salute di Putin, dato per malato terminale più volte, o la sconfitta imminente della Russia nella guerra con l’Ucraina. In mezzo quel rimbambito del presidente USA, Biden, che sembra essere più di là che di qua, tanto da scatenare l’ilarità generale quando Travaglio tira fuori una battuta esilarante: “Non è che hanno scambiato le cartelle cliniche di Putin e Biden?”.
Arrivato alla fine di questo serrato monologo, Travaglio, apparso un po’ stanco, saluta e se ne va tra gli applausi, tiepidi, del pubblico. L’impressione è che la durata del suo show satirico sia eccessiva e che ciò faccia perdere al giornalista piemontese la brillante verve che mostra negli interventi televisivi, dai tempi più stringati e per questo più efficaci e pungenti.
