Tag: #ilvainas

  • Lavoratori USB bloccano cancelli raffineria

    Lavoratori USB bloccano cancelli raffineria

    È iniziata all’alba di questa mattina una protesta dei lavoratori USB Ilva in As, che hanno occupato i cancelli della raffineria di Taranto situati nella bretella stradale tra l’Ilva e la raffineria, presso il varco mezzi pesanti. Lo rende noto la stessa Unione Sindacale di Base.

    La protesta è scaturita a seguito del mancato finanziamento dell’integrazione salariale per i cassintegrati. Inoltre, i lavoratori del sindacato USB – dichiara Francesco Rizzo – chiedono l’immediata convocazione sul DL Taranto per discutere circa le proposte che il sindacato USB ha presentato.

     

    [Foto del presidio diffusa dall’USB]

  • Ex Ilva, il Riesame decide sull’altoforno 2?

    Ex Ilva, il Riesame decide sull’altoforno 2?

    Potrebbe arrivare domani la decisione del Tribunale del Riesame di Taranto sulla vicenda dell’altoforno 2. Dopo l’udienza dello scorso 30 dicembre, che ha esaminato l’appello presentato dai legali di Ilva in amministrazione straordinaria contro la decisione del giudice monocratico, Francesco Maccagnano, di respingere la richiesta di proroga della facoltà d’uso per un anno dell’altoforno 2 del siderurugico, si attende l’importante verdetto.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/30/ex-ilva-sullaltoforno-2-il-riesame-decidera-in-pochi-giorni/)

    In realtà, come abbiamo già ampiamente spiegato, il tribunale del Riesame ha un termine ordinatorio per esprimersi che però non è perentorio: questo significa che potrebbero passare ancora diversi giorni. Ciò che lascia pensare che il verdetto arriverà domani, è legato al fatto che le modifiche impiantistiche che saranno implementate dall’8 gennaio in poi, previste dal cronoprogramma di spegnimento redatto dal custode giudiziario Barbara Valenzano, non consentiranno la successiva ripresa del normale esercizio dell’Afo2. Mentre il 18 gennaio, con il completamento della fase di abbassamento carica dell’altoforno, è previsto l’inizio del colaggio della salamandra (ovvero di quella parte di ghisa che col tempo si deposita nella parte bassa dell’altoforno e non viene mai fatta fuoriuscire, detta anche l’ultima lingua di ghisa solidificata), consistente nella foratura del crogiolo e nel colaggio degli ultimi fusi.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/10/ex-ilva-giudice-nega-proroga-afo-2-ultima-parola-al-riesame/)

    Nell’udienza del 30 dicembre, i legali di Ilva in AS hanno anche presentato ricorso contro l’ordine di esecuzione del giudice Maccagnano dello scorso 12 dicembre, inviato al custode gudiziario Barbara Valenzano, che stabiliva che dal 14 dicembre non ci sarebbe dovuta essere più alcuna attività presso l’altoforno 2 che fosse in contrasto con l’ordinanza con la quale aveva rigettato l’istanza di proroga presentata dai commissari straordinari di Ilva in AS.

    I legali di Ilva in AS, Angelo Loreto e Filippo Dinacci, depositarono anche una memoria integrativa, nella quale veniva nuovamente ribadita la necessità di un tempo non inferiore ai 12 mesi per ottemperare alle prescrizioni del custode giudiziario Barbara Valenzano, motivo per il quale è stato sottoscritto un contratto con la ditta Paul Wurth per 11,5 milioni di euro – un terzo già versati come anticipo – per installare le nuove macchine.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/12/ex-ilva-arriva-lordine-di-esecuzione-per-spegnere-laltoforno-2/)

    Nella relazione tecnica della Paul Wurth allegata all’istanza di proroga, sono indicate anche le tempistiche minime necessarie per la realizzazione e messa in esercizio del sistema di caricamento automatizzato della massa a tappare nella MAT in 9 mesi a partire dall’entrata in vigore di un apposito ordine”;  le tempistiche minime necessarie per la realizzazione e messa in servizio del sistema di caricamento automatizzoto delle aste della MAF e sostituzione delle MAF esistenti in 14 mesi a partire dall’entrata in vigore di un apposito ordine”; le tempistiche minime necessarie per la realizzazione e messa in servizio del sistema di campionamento automatico della ghisa in 10 mesi a partire dall’entrata in vigore di un apposito ordine”. 

    A supporto delle loro tesi, nel corso dell’udienza i legali hanno richiamato anche la super perizia che il custode giudiziario Barbara Valenzano aveva consegnato al giudice Maccagnano a metà dicembre, nella quale si leggeva che le prescrizioni erano state attuate, in attesa di quelle principali, cosa che aveva portato la Procura a dare il suo ok per la proroga della facolta d’uso. Per il giudice Maccagnano, però, non è stato sufficiente.

    Secondo il pool difensivo dei commissari straordinari, Maccagnano avrebbe ‘frainteso’ le varie relazioni redatte sul’altoforno 2. La richiesta al collegio di giudici (presidente della prima sezione Giuseppe Licci, Caroli relatore, Lotito a latere) è stata quindi quella di emettere un’ordinanza per annullare la decisione del giudice Maccagnano, titolare del dibattimento sull’incidente mortale del giugno 2015 (dove perse la vita il giovane operaio Alessandro Morricella e da cui è partita tutta la vicenda) e consentire nei tempi richiesti la possibilità di ultimare le prescrizioni previste per mettere l’impianto in totale sicurezza per lavoratori e ambiente. Realtà questa, che per il giudice Maccagnano è lungi dall’essere quella attuale.

    Dalla decisione del Riesame dipenderà, in parte, l’eventuale conclusione positiva della trattativa tra governo e ArcelorMittal. Ed in parte il futuro del siderurgico. Staremo a vedere.

    (leggi tutti gli articoli sull’altoforno 2 https://www.corriereditaranto.it/?s=altoforno+2)

  • Collinette Tamburi, il punto sullo stato dell’arte

    Collinette Tamburi, il punto sullo stato dell’arte

    La delicata vicenda riguardante le così dette ‘collinette ecologiche’ dell’ex Ilva, di cui una (la numero 3) adiacente ai plessi scolastici ‘De Carolis’ e ‘Deledda‘ del rione Tamburi, è ancora lungi dal potersi definire risolta del tutto.

    Il corriereditaranto.it ha sempre affrontato la vicenda, come tutte le altre che riguardano il siderurgico e non solo, pubblicando tutti i documenti di cui siamo entrati in possesso, tutti i dati disponibili, fornendo sempre un’informazione corretta, documentata, seria. Ed esprimendo sempre un punto di vista molto chiaro sull’intera vicenda in generale: dispiace che anche chi ci segue da oltre 15 anni (compresa l’epoca del ‘TarantoOggi‘), metta in dubbio la nostra onestà intellettuale, le nostre idee, il nostro modo di fare informazione.

    Per chi dunque continua a nutrire dubbi, rimandiamo alla lettura di quest’articolo, nella speranza che di risultare ad essere il più chiari possibile. 

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/05/17/2arpa-alla-deledda-medie-nella-norma2/)

    Il sequestro dell’area e le decisioni delle istituzioni e degli enti di controllo

    Dopo il sequestro dell’area (di 9 ettari pari a 90.000 metri quadrati) da parte dei Carabinieri del NOE di Lecce lo scorso 5 febbraio (dopo un’indagine avviata nel secondo semestre del 2018) deciso dalla Procura di Taranto dopo una relazione tecnico-chimica sulle analisi effettuate di ARPA Puglia, il Sindaco Rinaldo Melucci, su indicazione del Dipartimento di Prevenzione della ASL di Taranto, firmò un’ordinanza (era il 1 marzo) che ordinava la chiusura temporanea delle due scuole (poi estesa sino alla fine dell’anno scolastico).

    Secondo le indagini infatti, le tre collinette ecologiche di proprietà di Ilva in amministrazione straordinaria costituiscono una enorme discarica abusiva composta di svariate tonnellate di rifiuti industriali derivanti dalle lavorazioni degli impianti del polo siderurgico quali loppa, scorie d’altoforno e altro che, esposti all’azione degli agenti atmosferici, hanno riversato nei terreni e nell’ambiente circostante, sostanze altamente tossiche e cancerogene come diossine, furani, pcb (policlorobifenili), idrocarburi e metalli vari.

    A differenza di altre vicende legate alle problematiche di inquinamento ambientale, la questione è stata sin da subito affrontata con un piglio diverso dalle istituzioni e dagli enti preposti al controllo. Procura, Prefettura, ISPRA, ARPA ed ASL, insieme ai Commissari Straordinari di Ilva in AS, dopo diversi vertici, misero a punto un piano distinto in due fasi: la prima, da effettuare immediatamente e riguardante la messa in sicurezza dell’area, la seconda sull’eventuale bonifica dell’area da effettuare dopo altre analisi (top soil e carotaggi).

    La prima fase, la messa in sicurezza dell’area, ha visto l‘approvazione (da parte di ARPA e ASL e con relativo ok di accesso all’area da parte della Procura) del progetto messo a punto dai Commissari Straordinari di Ilva in AS e si è conclusa a fine agosto: dopo aver ottenuto il via libera di ARPA Puglia e ASL, il sindaco di Taranto ha revocato l’ordinanza di chiusura, consentendo la riapertura delle scuole alcuni giorni prima del regolare inizio dell’anno scolastico.

    (leggi gli articoli https://www.corriereditaranto.it/2019/07/18/collinette-tamburi-partono-i-lavori-al-via-prima-fase/ e https://www.corriereditaranto.it/2019/08/22/collinette-fase-1-ok-ce-fiducia-su-riapertura-scuole/  e https://www.corriereditaranto.it/2019/08/31/tamburi-prima-fase-lavori-conclusa-riaprono-scuole3/ e https://www.corriereditaranto.it/2019/09/10/riaprono-scuole-tamburi-ordinanza-revocata/).

    A tal proposito, nel documento dello scorso 10 settembre del Dipartimento di Prevenzione della ASL di Taranto, “Rivalutazione dei provvedimenti disposti con Ordinanze Sindacali n. 9 c n. 10 del 2019“, viene spiegato il perché del via libera alla riapertura dei due plessi scolastici.

    A seguita dci superamenti delle CSC segnalati da ARPA Puglia presso le “collinette ecologiche” del quartiere Tamburi, su indicazione di questo Dipartimento, l’Amministrazione Comunale ha intrapreso, con carattere di urgenza e a titolo precauzionale i necessari provvedimenti in tutela della salute della popolazione pediatrica afferente all’ICS “Vico – De Carolis” viene ricordato nel documento della ASL.

    Come previsto dalle due Ordinanze, archiviata la sospensione delle attività didattiche, ARPA Puglia ha tempestivamente attivato iì monitoraggio della qualità dell’aria presso il plesso scolastico adiacente alla collinetta n. 3. con l’obiettivo di consentire una valutazione del potenziale rischio sanitario legato alla frequenza scolastica degli studenti” prosegue la nota della ASL.

    (leggi qui tutti gli articoli sulle relazioni di ARPA Puglia in merito al monitoraggio della qualità dell’aria della postazione Deledda https://www.corriereditaranto.it/2019/08/31/tamburi-deledda-dati-ok-a-luglio-anche-con-wind-day2/)

    Successivamente, il tavolo tecnico insediatosi presso la Prefettura di Taranto il 26 giugno e riunitosi nel periodo seguente presso la Procura di Taranto e Palazzo di Città, “ha richiesto la prioritaria messa in Sicurezza del sito, definendo le azioni necessarie a tale scopo sollecitando di conseguenza la realizzazione di un Piano di misure precauzionali, approvato lo scorso luglio” ricorda la ASL.

    Il documento della ASL che sancisce il via libera alla riapertura delle scuole

    Ad oggi, si legge nel documento della ASL, “gli esiti analitici relativi al periodo compreso fra la fine di marzo e il mese di luglio, esaminati di concerto con i tecnici di ISPRA. ARPA Puglia e del Comune di Taranto, non hanno evidenziato criticità di rilievo nei pressi dell’edificio scolastico. ridimensionanndo in modo rilevante il profilo di rischio ipotizzabile anche in assenza degli interventi programmati“.

    Inoltre, la ASL ricorda che “con nota del 2 settembre 2019 ILVA in AS ha comunicato di aver terminato tutti gli interventi previsti dal Piano citato in precedenza, individuati appositamente in sede di tavolo tecnico al fine di escludere il rischio di spolverio/dispersione dei contaminati rilevati nell’area di interesse in attesa delle azioni di definitiva bonifica. II sopralluogo effettuato dal Servizio di Igiene e Sanità Pubblica di Taranto, in data 9 settembre, ha confermato il completamento dei lavori di messa in sicurezza“.

    Pertanto, conclude la ASL, “si ritiene che al momento vi siano condizioni adeguate per procedere al ritiro dei provvedimenti inibitori precedentemente adottati per l’Istituto scolastico, ferma restando l’opponunità di mantenere un elevato livello di attenzione e proseguire nel monitoraggio dei dati provenienti dalle centraline di qualità dell’aria“. Ad ogni buon conto, anche in ragione della movimentazione del suolo legati ai lavori conclusi, per la ASL “si raccomanda di disporre un intervento di pulizia straordinaria preliminare all’utilizzo dei locali“, azione avvenuta nei giorni immediatamente antecedenti la riaperutra dei plessi scolastici.

    (leggi la relazione dello scorso maggio della ASL di Taranto sulla situazione della scuola Deledda https://www.corriereditaranto.it/2019/05/06/deledda-relazione-asl-dati-positivi-e-criticita2/)

    Inoltre, come abbiamo riportato nei giorni scorsi, è già iniziata la così detta fase 2: sono infatti già partite e sono attualmente in corso, le indagini ambientali secondo il piano redatto da ARPA Puglia (che siamo in attesa di ricevere e divulgare), mentre sono stati eseguiti i campionamenti del top soil (lo scorso aprile). E’ attualmente in corso anche la localizzazione dei punti di esecuzione dei sondaggi. Terminata tale fase, sarà possibile stilare un cronoprogramma più dettagliato e definitivo: al momento, è previsto avvio delle attività di sondaggio nel mese di ottobre.

    E’ bene precisare che la scelta dei punti dove effettuare i carotaggi e la profondità degli stessi, sono stati decisi da ARPA Puglia. 

    Una volta terminata la fase dei carotaggi e delle analisi, si deciderà come intervenire per effettuare la bonifica dell’area, che secondo quanto previsto dai tecnici potrò avvenire in concomitanza alla frequenza degli istituti da parte di docenti e alunni. Bonifica che avverrà secondo quanto stabiliranno gli enti preposti.

    (leggi gli articoli sulle collinette ecolodei Tamburi giche https://www.corriereditaranto.it/?s=collinette&submit=Go)

    Le preoccupazioni dei genitori, la confusione sui dati e sull’inquinamento in generale 

    Tutto questo non è servito però a rassicurare motli dei genitori degli alunni dei due plessi scolastici. Oltre a gran parte della galassia dei movimenti ambientalisti e dei comitati che da anni seguono le vicende legate al siderurgico.

    Sulla vicenda si è generata una confusione dovuta, probabilmente, ad una non troppo chiara spiegazione del problema.

    Nel testo dell’ordinanza di chiusura del Sindaco Melucci, si leggeva che “dalle evidenze cui agli accertamenti effettuati da ARPA Puglia nello scorso mese di settembre, le “collinette ecologiche”, costruite con svariate tonnellate di rifiuti industriali derivanti dalle lavorazioni degli impianti del polo siderurgico quali loppa, scorie d’altoforno, ha visto il superamento di concentrazione di alcuni contaminanti (metalli in particolare)“.

    In una successiva relazione di ARPA Puglia si leggeva inoltre che “è possibile osservare come le concentrazioni di microinquinanti organici mostrino complessivamente un andamento al rialzo per tutte le postazioni rispetto ai valori minimi per la serie storica, ormai decennale, registrati negli anni 2016-2017, e come la postazione “Deledda” si collochi nell’intervallo superiore per il parametro Benzo(a)pirene, mentre per le diossine risulta significativamente inferiore alle postazioni “Orsini”, “AGL2” e “Masseria Carmine”.

    (leggi tutti gli articoli sulla Deledda https://www.corriereditaranto.it/page/8/?s=deledda&submit=Go)

    Inoltre, veniva rilevato che “il flusso di deposizione di solidi totali calcolato sulla base dei dati disponibili, determinato per la scuola Deledda è risultato circa il doppio di quello determinato per la postazione di Talsano” quest’ultima presa a paragone in quanto definita centralina bianca. Anche i dati rispetto ad Arsenico, Cadmio, Nichel e Piombo “sono risultati maggiori nel sito “Deledda” rispetto alla postazione “Talsano”“. Così come i valori di Ferro e Manganese, elementi che “possono essere ritenuti traccianti delle attività industriali ed in particolar modo dello stabilimento siderurgico sono risultati rispettivamente circa 10 e 6 volte più alte di quelle determinate nel sito di fondo“. 

    E’ bene ora chiarire questo punto: la messa in sicurezza dell’area, effettuata con lavori specifici sul terreno, è stata stabilita proprio per evitare la possibilità che si verifichi lo spolverio di questi inquinanti verso le due scuole. Dunque parliamo di inquinamento dell’aria.

    Questo perché in base alle analisi aggiuntive chieste dal Prefetto di Taranto a marzo ad Arpa Puglia, come riportammo mesi addietro, in un documento dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale si evinceva che – relativamente a campioni di topsoil (strato superiore di terreno) prelevati lo scorso 5 aprile – che i “valori di policloro-dibenzo-p-diossine registrati nella postazione TS4 sono di 45,06 ng/Kg a fronte di un valore limite di 10, i valori di PCB nelle postazioni TS2, TS3 e TS4 registrano valori fino a 0,410 mg/kg a fronte di un valore limite di 0,06“. Sempre ARPA nella sua relazione evidenziava che “i topsoil Ts1 e Ts2 nono stati prelevati sulla collinetta retrostante il cimitero San Brunone, mentre Ts3 e Ts4 su quella retrostante il plesso scolastico Grazia Deledda e, in particolare, Ts3 nella parte sommitale mentre Ts4 nella porzione inferiore della suddetta collinetta immediatamente dietro la scuola“.

    Anche in questo caso è bene precisare che è stata la Asl di Taranto a chiedere che venissero effettuati i topsoil. Che furono chiesti già nel mese di febbraio. Siccome non era possibile escludere la possibilità che materiale di superficie ricadesse sulla scuola, si decise di procedere con la messa in sicurezza dell’area.

    (leggi gli articoli sulle scuole dei Tamburi https://www.corriereditaranto.it/?s=scuole+tamburi&submit=Go)

    Cosa ben diversa è invece cosa c’è sotto i terreni delle collinette. Che rigaurderà l’eventuale bonifica nella fase 2.

    Secondo le rimostranze di genitori e cittadini appartenenti ai vari movimenti, associazioni e comitati cittadini infatti, far riaprire le scuole in presenza di questi inquinanti nel terreno, equivale a mandare centinaia di bambini, consapevolmente, sotto una vera e propria bomba ecologica.

    Inoltre, viene contestata e denunciata la mancanza di nuovi dati inerenti i campionamenti, i topsool e i carotaggi. Non solo. Preoccupa la scelta della società che si sta occupando di tali rilevamenti: ovvero la SCA (Servizi Chimici Ambientali) di Mesagne, che anni addietro è stata coinvolta in un’indagine della Procura di Brindisi, che coinvolgeva un’imprenditore del luogo e la proprietà di un canile, per aver smaltito in maniera irregolare le feci dei cani nella discarica di Autigno, sito di proprietà del Comune di Brindisi, e scarti indicati come provenienti dalla ristorazione. Un perito chimico del laboratorio di analisi Sca di Mesagne, venne condannato alla pena di otto mesi, sospesa, con non menzione.

    La società in questione, risulta comunque accreditata presso Accredia (associazione riconosciuta che opera senza scopo di lucro, sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico), l’Ente Unico nazionale di accreditamento designato dal governo italiano, in applicazione del Regolamento europeo 765/2008, ad attestare la “competenza, l’indipendenza e l’imparzialità degli organismi di certificazione, ispezione e verifica, e dei laboratori di prova e taratura“: ciononostante è guardata con sospetto.

    Ciò detto, è bene ancora una volta chiarire un punto fondamentale: le ordinanza della ASL sono state dettate unicamente dai dati forniti da ARPA Puglia sia per quanto concerne i dati della qualità dell’aria che per ciò che riguarda i dati dei topsoil. Inoltre, lo ribadiamo ancora una volta, i carotaggi saranno effettuati nei punti e alle profondità indicate sempre da ARPA Puglia. 

    In conclusione. Lungi da noi voler entrare a gamba tesa sulle polemiche degli ultimi giorni e dei mesi passati, e lungi da noi riscivere per la milionesima volta il nostro pensiero sui legami e i rapporti che negli anni hanno inquinato ulteriolmente, a tutti i livelli, l’intera vicenda ambientale (per cui ancora una volta vi rimandiamo a questo link https://www.corriereditaranto.it/2019/05/17/2arpa-alla-deledda-medie-nella-norma2/), è bene chiarirsi su un punto dal quale non si può oramai più prescindere.

    Nella vicenda delle ‘collinette ecologiche‘, sono stati coinvolti, a seconda del loro campo di competenza, la Procura di Taranto, il Prefetto, l’ISPRA, l’APRA Puglia, l’ASL di Taranto e l’amministrazione comunale. Dunque i massimi e principali enti che operano nel campo dello stato di diritto all’interno del quale viviamo. Se però si ha la certezza che gli enti di cui sopra (elenco nel quale includiamo anche il Commissario Straordinario per le Bonifiche Vera Corbelli, anch’essa negli anni fatta oggetto di tante critiche e polemiche, anche da parte della Regione Puglia), operino volontariamente in malafede, bisogna avere il coraggio di dirlo e di dimostrarlo prove alla mano. Se non ci si fida delle istituzioni e degli enti di cui sopra, lo si dica chiaramente una volta e per tutte. Se si conoscono fatti, azioni, di singoli rappresentanti di questi enti che operano in contrarietà a quanto previsto dai loro ordinamenti e dalla legge, che lo si denunci nelle sedi opportune, finanche in altre Procure.

    Non è più accettabile cambiare idee e opinioni a seconda delle decisioni che questi enti prendono nel corso del tempo. Finendo per confondere ulteriormente i cittadini e generando un clima di sospetto generale, che finisce per inglobare tutti, senza alcuna distinzione. Ignorando e non raccontando volutamente quanto accaduto per decenni ante 2012 (quando c’era tutt’altro clima e molti protagonisti di oggi erano del tutto assenti dalla scena pubblica) e spingendoci tutti in un precicipizio buio e senza fondo, dove l’ingnoranza, la cattiveria, il rancore la faranno da padroni. Cancellando per sempre la conoscenza, la serietà, l’ontestà intellettuale, la competenza di cui abbiamo oggi più che mai un disperato bisogno. Ad maiora.

  • Ex Ilva, vertice a Roma tra Arcelor e Commissari

    Ex Ilva, vertice a Roma tra Arcelor e Commissari

    Un vertice a Roma al MiSE tra i vertici di ArcelorMittal Italia e i Commissari Straordinari di Ilva in AS è in programma questo pomeriggio alle 17,30. Al centro dell’incontro due punti: il primo, un aggiornamento sull’attuazione delle prescrizioni del Piano Ambientale, in particolar modo per quanto concerne la possibilità di accelerare ulteriormente i tempi e terminare alcuni lavori prima delle date previste.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/02/ex-ilva-problemi-in-falda-sotto-discarica-ok-filtri-a-manica3/)

    Il secondo tema che sarà trattato è il mancato pagamento dell’ultima rata del canone di affitto degli impianti, pari a 45 milioni di euro, che ArcelorMittal deve versare ad Ilva in AS (evento già denunciato dal sindaco Melucci in occasione della notizia del ricorso al Tar da parte della multinazionale contro il decreto del ministero dell’Ambiente sul riesame dell’AIA). C’è da dire che i termini non sono ancora scaduti, ed è quindi possibile che tutto rientri, senza arrivare all’escussione da parte dei commissari della garanzie fideiussorie come previsto dall’accordo sottoscritto lo scorso anno, a tutele di eventuali mancati pagamenti da parte di ArcelorMittal.

    E’ chiaro che l’incontro odierno servirà anche a fare il punto sulle vicende riguardanti la mancata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Salva Imprese, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 6 agosto, all’interno del quale è presente la norma che riscrive i termini dell’attuazione dell’esimente penale per i proprietari e/o gli affittuari degl impianti Ilva.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/08/16/ex-ilva-pronta-norma-immunita-per-arcelormittal/)

    Una norma necessaria ad evitare che ArcelorMittal restituisca ad Ilva in AS la gestione degli impianti il prossimo 6 settembre, dopo che con il decreto Crescita approvato nei mesi scorsi, il governo aveva cambiato i termini temporali della scadenza dell’applicazione dell’esimente penale prevista dalla legge del 2015 e che sarebbe terminata nel 2023. Norma sulla quale ad ottobre si pronuncerà la Corte Costituzionale, dopo la richiesta del gip di Taranto dello scorso febbraio.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/07/25/immunita-penale-la-consulta-arcelormittal-partecipera-al-giudizio6/)