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  • Fratelli d’Italia: “No ad Abbate”

    Fratelli d’Italia: “No ad Abbate”

    “Siamo contrari alla possibile elezione del consigliere Abbate a Presidente del consiglio comunale”, affermazione secca da parte dei consiglieri comunali Vietri e Toscano e del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, Mongelli in una nota in cui spiegano il loro punto di vista: “Riteniamo Abbate inadatto a rivestire tale ruolo alla luce dei suoi noti comportamenti, della sua recente storia ma soprattutto perché riteniamo che egli non potrebbe garantire il buon funzionamento dell’Ufficio di Presidenza né il corretto svolgimento dei lavori del consiglio comunale né salvaguardare le prerogative delle minoranze. Farebbe davvero specie inoltre assistere a richiami mossi da un presidente come Abbate che in aula, da consigliere, ha assunto a più riprese comportamenti scomposti e irrispettosi dell’assise e dei colleghi consiglieri”.

    “Lo stesso non possiede peraltro alcuna delle caratteristiche personali che sono necessari per rivestire al meglio una carica di tale prestigio – prosegue la nota –  come ad esempio moderazione, capacità di ascolto e di buone relazioni con tutti i colleghi consiglieri. L’elezione del Presidente del Consiglio comunale infine non può essere esclusivamente figlia di una pattuizione politica per garantire la sopravvivenza della consiliatura come evidentemente appare agli occhi della città. Avendo quindi appreso dalla stampa di altre possibili candidature auspichiamo che la maggioranza del consiglio che sostiene il sindaco non converga su Abbate”.

     

  • Comune: il peggio deve ancora arrivare…

    Comune: il peggio deve ancora arrivare…

    La distanza tra la politica e la città è stata definitivamente sancita dal Consiglio comunale convocato ieri, giovedì 7 novembre, per votare sulla revoca dell’incarico di presidente dell’assise cittadina a Piero Bitetti, reo, secondo i 17 votanti+1 (il sindaco) di essere stato imparziale nello svolgimento delle sue funzioni.

    Un ennesimo giochetto politico del quale avremmo fatto tutti volentieri a meno, che conferma quanto l’attuale classe politica che governa la città sia, probabilmente, la peggiore di sempre. D’altro canto la parola più ascoltata nel corso degli interventi che hanno preceduto la votazione è: vendetta. In effetti è andato in scena un chiaro regolamento di conti che avrebbe chiuso il cerchio apertosi nel febbraio scorso con il fallimento del disarcionamento del Melucci bis.

    Un clima surreale ha accompagnato questo consiglio comunale che ha visto la presenza del pubblico delle grandi occasioni come si direbbe in gergo sportivo. Tanta gente dietro le transenne e tanti giornalisti presenti ad assistere a questa ennesima pagina buia della recente storia politico-amministrativa della città.

    Un consiglio comunale che assomiglia molto nei comportamenti, che abbiamo avuto modo di osservare, di una qualunque classe di scuola superiore. Si fa l’appello, ci sono gli assenti giustificati, i ritardatari, i distratti. E poi c’è chi sbadiglia, ridacchia, sta quasi tutto il tempo a vedere lo smartphone, chi mastica sguaiatamente una gomma, chi fuma furtivamente la sigaretta elettronica (non è vietato?), chi ha tutta l’aria di esserci solo per pigiare un bottone.

    Il premio cafone dell’anno lo vince un consigliere comunale che ha mire da sindaco il quale sotto i nostri occhi, mentre i colleghi intervengono nella discussione in aula, prima si dedica a leggere i messaggi su WhatsApp, poi gli parte l’audio di uno di questi,  da qualche boccata alla sigaretta elettronica. Infine si alza per uscire dall’aula e quando torna si siede per un po’ tra i banchi degli assessori (quando si dice la poltrona che fa gola…).

    Visti i miei 50 anni e passa non posso che fare il nostalgico e rimpiangere i politici della Prima e della Seconda Repubblica.

    Gli interventi da ricordare

    Due sono quelli che ci hanno fatto riconciliare con la buona politica, quella fatta di rispetto delle Istituzioni ma soprattutto del cittadino-elettore: quello di Bitetti che si è difeso dalle accuse –  lette, in rappresentanza di coloro che hanno sottoscritto la mozione di revoca come se fosse una sentenza di primo grado dal consigliere Tribbia –  con grande lucidità e senso delle Istituzioni e quello del consigliere Di Cuia (Forza Italia), il quale dichiara di non ricordare un momento più basso della storia politica tarantina e sottolinea che le Istituzioni sono una cosa seria e che probabilmente più di qualcuno se lo è dimenticato, mostrando una mancanza di senso di responsabilità attraverso l’utilizzo strumentale dell’assise comunale.

    Le frasi cult

    Liviano definisce Melucci un “principe occasionale”, Battista bolla questa vicenda come una “guerra tra vecchia e nuova maggioranza”, Festinante fa outing dichiarando che “la politica è uno scambio di potere”. Ed ancora Musillo e Vietri, i quali hanno il merito, alzando i decibel dei loro interventi, di svegliare dal torpore i presenti: il primo parla di “scempio democratico”, il secondo afferma che il suo gruppo consiliare (Fratelli d’Italia che comprende anche la consigliera Toscano) “non andrà in soccorso di nessuno”,  anticipando che abbandonerà l’aula al momento della votazione così come faranno coerentemente Svolta liberale (Cosa, Festinante e Musillo), Lega (Battista) e Demos (Liviano).

    Melucci ed Abbate

    Il primo cittadino osserva, scruta, a tratti mostra il ghigno di sfida di questi ultimi tempi, oppure sembra assorto nei suoi pensieri con lo sguardo fisso nel vuoto. A Taranto si direbbe: “si sta vedendo la bella…”, ossia fa da spettatore compiaciuto a un duello. Alla fine, però, va a stringere la mano di Bitetti.

    Il ribattezzato “diciassettesimo” Abbate (papabile per la poltrona di prossimo presidente del Consiglio comunale), invece, prima dell’inizio della seduta del consiglio comunale passeggia nervosamente, poi quando comincia lo show, lui che solitamente ama prenderne parte, resta ai margini, stranamente silente. Un sussulto fantozziano lo ha quando gli viene chiesto di dichiarare il voto e si dirige, erroneamente, verso la postazione di Bitetti, suscitando qualche retropensiero simpatico…

    E non finisce qui. Purtroppo il peggio deve ancora arrivare…

     

     

     

  • Taranto laboratorio politico trash

    Taranto laboratorio politico trash

    Taranto sta diventando un vero e proprio laboratorio politico da studiare (per evitare che il modello venga imitato), un caso quasi unico in Italia. Nelle ultime 48 ore si è riacceso il sacro fuoco del trash. E quindi il fluido consigliere (regionale e comunale) Stellato gioca a fare il ‘Renzi dello Jonio’ (né con la destra né con la sinistra ma all’occorrenza in versione stampella di chi ne ha bisogno o palla da bowling per far cadere come birilli le giunte che non piacciono) che annuncia, sin da ora, la sua candidatura a sindaco (elezioni previste nel 2027 ma c’è chi la vede come una mossa strategica per capitalizzare qualcosa nell’immediato). A seguire il consigliere Abbate (l’ei fu diciassettesimo) che presto andrà all’incasso per aver salvato la caduta della giunta Melucci bis ricevendo l’incarico di Presidente del Consiglio Comunale.

    E per finire il senatore Turco (M5S) che stuzzica così, all’improvviso, Melucci – nelle vesti di Presidente della Provincia – accusato di inerzia per non aver dato ancora il via all’ampliamento a tre corsie della strada di collegamento tra l’aeroporto di Grottaglie e la Statale 7, in vista di un’ipotetica apertura ai voli civili dell’Arlotta per i Giochi del Mediterraneo del 2026. E lo “zar di Taranto” che fa? Risponde alla provocazione del parlamentare jonico dalla mail istituzionale del Comune di Taranto (non da quella della Provincia, ndc), usata , ultimamente, molto spesso a scopo personale per minacciare querele, fare propaganda politica, autoincensarsi. Dunque, Melucci assembla un comunicato stampa- sfogatoio, dai contenuti poco istituzionali e molto simili a quei post social tanto cari a certi politici (viene in mente Salvini, ndc), sviluppato in cinque punti. Vengono lanciate delle precise accuse all’ex alleato (ricorderete la firma del contratto dei cittadini nel corso della campagna elettorale per le comunali della primavera del 2022) dandogli, in estrema sintesi, del populista e dell’inconcludente.

    Se tutto va bene, con questa classe politica, siamo rovinati…A meno che….un asteroide non azzeri tutto…

     

  • “Il Comune ora è gestito come un’azienda privata”

    “Il Comune ora è gestito come un’azienda privata”

    “Abbate che entra in maggioranza. Siamo nel surreale, ai confini della realtà. Un colpo di teatro, un finale che nessuno, nemmeno uno che viene dal palcoscenico come me, avrebbe mai potuto immaginare di scrivere”.

    L’ inizio dell’intervista, realizzata con Fabiano Marti – ex vicesindaco e assessore della giunta Melucci (uno e bis) – promette bene.

    Sui social, nei quali è molto attivo anche attraverso dei post sarcastici nei confronti dell’attuale amministrazione comunale, però, viene accusato di sputare nel piatto dove ha mangiato…

    “Quel piatto non è più lo stesso. Sono stati cambiati gli ingredienti principali ed aggiunto, tra l’altro, un condimento indigesto, rappresentato da Abbate. È diventato un piatto che non mi piace più, non riesco più a digerirlo e quindi ho tutto il diritto di manifestare il mio dissenso perché ho lavorato tanto per la mia città e vedere andare in fumo tutto quel lavoro mi lascia deluso, amareggiato e arrabbiato”.

    Lei, sino a qualche tempo fa, era uno dei fedelissimi di Melucci, faceva parte del ristretto cerchio magico. Rinnega tutto?

    “Avevo sposato quel progetto di rinascita di Taranto che ora non esiste più. Oggi parliamo di un’altra cosa. L’amministrazione comunale è gestita come un’azienda privata, da un amministratore delegato e da un gruppo di persone che sono lì con dei ruoli dirigenziali alcuni o come semplici dipendenti altri. Chi ne sta pagando le conseguenze sono i tarantini e questo mi dispiace tanto. Non rinnego nulla dei primi quattro anni di mandato, poi è cambiato tutto”.

    Quando ha cominciato ad avere il primo sentore di questa evoluzione politica di Rinaldo Melucci?

    “Nel momento in cui ha iniziato a non dialogare più con la sua squadra, compiendo delle scelte solitarie come quella di cambiare partito (dal PD a Italia Viva, ndc) senza dare spiegazioni a nessuno, accusando, poi, la coalizione che lo ha sostenuto. In realtà il secondo mandato è stato sin da subito molto complicato da gestire. Lui era molto diverso anche nei rapporti umani. Nel primo mandato e per tutta la campagna elettorale che ha preceduto la sua rielezione, attorno a lui c’è sempre stata una squadra coesa che lo ha sempre difeso. Il famoso cerchio magico, come lo ha definito lei, condivideva le scelte, c’era una bella connessione tra i suoi componenti, si aveva una visione comune”.

    Ma lei il 3 febbraio scorso sperava che la giunta comunale cadesse?

    “Con il senno di poi direi che sarebbe stato meglio azzerare tutto e ripartire dando di nuovo ai cittadini la possibilità di scegliere. Ripeto è venuto meno il progetto iniziale in cui ho fermamente creduto e non posso essere dalla parte di chi questo progetto l’ha distrutto. C’è un limite a tutto e questo limite è stato abbondantemente superato con l’ingresso in maggioranza di Abbate. Un’amministrazione che non ha più i numeri non deve cercare di restare in vita aggrappandosi a chi sino a poche ore prima l’aveva aspramente criticata, con modalità su cui è meglio stendere un velo pietoso. Stiamo parlando di coerenza, che in questa storia è totalmente assente”.

    In questo nuovo idillio (Abbate-Melucci), bisogna, però, essere in due. Si attendeva che il sindaco lo accogliesse quasi a braccia aperte in maggioranza?

    “Resto incredulo. L’incontro tra due mondi che erano totalmente all’opposto, rappresenta il momento più surreale degli ultimi tempi. Entrambi hanno tradito il loro elettorato. Questo va evidenziato ed è la cosa peggiore che potessero fare. Se facciamo due conti, credo che l’elettorato del Melucci, eletto sindaco per la seconda volta, non esista più per il 70-80%, essendo passati all’opposizione la maggior parte dei partiti della coalizione che lo hanno sostenuto alle elezioni del giugno 2022. Questo sindaco e questa amministrazione non rappresentano più l’elettorato che lo ha votato”.

    C’è ancora la politica nel suo futuro?

    “Assolutamente. La bella politica, la politica pulita, ovviamente nello schieramento di centrosinistra. Nell’immediato non so quali saranno i prossimi passaggi, non so se continuerò a farla a Taranto o altrove. Però quando ci sarà da esserci per la mia città, ci sarò sempre, perché la amo”.

     

     

  • Abbate in maggioranza, ora è ufficiale

    Abbate in maggioranza, ora è ufficiale

    Abbate è il sedicesimo consigliere della maggioranza Melucci. Il civico di Taranto senza I.LV.A. ha ufficializzato il suo passaggio durante la movimentata seduta del consiglio comunale, di oggi pomeriggio, a Palazzo di Città. Questi i chiarimenti sulla sua adesione: “Sono nato civico, resto civico e finirò i miei giorni politici, spero il più lontano possibile, da civico. Questa amministrazione cammin facendo e per varie ragioni ha assunto una connotazione civica, la stessa in cui mi identifico. Non posso sedere tra i banchi dell’opposizione, perché quest’ultima è caratterizzata dai partiti di centro destra e sinistra”. Abbate non risparmia, anche, la critica ai partiti: “Non ho padroni né padroncini e ho sempre sposato la causa di Taranto da uomo libero. Rimango coerente nelle mie scelte, senza virare altrove” ha concluso.

    L’entrata di Abbate, tuttavia, resta un clamoroso cambio di atteggiamento e di posizione proprio in virtù del fatto, che fino a qualche mese fa, ha pesantemente criticato la maggioranza per aver accolto Italia viva. Quest’ultimo è il partito fondato dall’ex ministro Matteo Renzi, quest’ultimo ritenuto da Abbate uno dei responsabili politici dei tanti decreti salva Ilva, approvati dal 2012 a oggi, dai vari Governi succeduti. La causa ambientale, peraltro, è stata sposata dal consigliere in maniera totale, dedicando al tema anche la lista civica attraverso il quale è stato eletto.

    La scelta del consigliere, inevitabilmente, ha scatenato il botta e risposta tra alcuni ex esponenti di maggioranza e dell’attuale. Molti di questi, tra cui il presidente del consiglio Piero Bitetti, hanno lasciato l’aula e i lavori si sono interrotti durante l’approvazione dei debiti fuori bilancio. La seduta, a cui si è unito anche il sindaco Rinaldo Melucci, è ripresa dopo una pausa di trenta minuti.

    Luigi Abbate dopo aver ufficializzato la sua adesione in maggioranza

    Melucci precisa: “Si lavora per la città”

    Reduce dall’incontro alla Camera di Commercio, durato quattro ore, sui Giochi del Mediterraneo, Melucci si è subito scusato del ritardo causato “dal lavoro”. È la prima volta che parla, in assise, dopo l’adunata al notaio, dello scorso 19 febbraio, dell’ex maggioranza e dell’opposizione per la sua caduta anticipata. Prima ha annunciato la definizione dei progetti, quali il Pala Ricciardi e lo Stadio Iacovone (leggi qui: https://www.corriereditaranto.it/2024/03/13/stadio-iacovone-lavori-si-faranno-a-settori-4/) poi non le ha mandate a dire, richiamando all’ordine i consiglieri assenti. Quest’ultimi sono gli esponenti dei partiti progressisti che negli ultimi mesi l’hanno sabotato: “Dove erano i partiti- ha chiesto Melucci in aula – quando servivano i fondi? Dove sono finiti, adesso, visto che per mesi mi hanno chiesto di fare certe cose per la città?” Melucci ha sottolineato che disertare il consiglio comunale “è un dispetto ai cittadini” e non a lui. Ha continuato: “Si andasse a fare questo tipo di politica a Bari! Noi siamo qui e stiamo lavorando per la città, mentre qualcuno continua a fare le passerelle politiche, nonostante l’operazione dal notaio non sia andata a buon fine”. Poi, è arrivata anche la stoccata al comportamento di Bitetti, circa la sua prolungata assenza in aula: “Non ho mai visto un presidente lasciare sguarnito il consiglio comunale. Il principio di terzietà evidentemente sta venendo meno” ha concluso Melucci, beccandosi anche l’applauso concitato della maggioranza.

    Via libera ai parcheggi a San Vito

    Approvata all’unanimità, ovvero con 19 presenti, la delibera sui parcheggi. Nello specifico, con la proposta di consiglio n17 del 25/01/2024, l’amministrazione comunale autorizza la società Miami Beach Srl alla costruzione di un parcheggio temporaneo, a raso di proprietà privata ad uso pubblico, in via Calamari a San Vito. Sarà dotato di cinquanta posti auto, destinati anche ai disabili. Il punto è stato anticipato in seguito alla richiesta di Giuseppe Fiusco (Gruppo Misto di Maggioranza) che ha sottolineato quanto la problematica dei parcheggi persista anche nelle località periferiche. Oltre al sindaco e la maggioranza, alla votazione si sono uniti anche i consiglieri di opposizione Antonio Lenti (Europa Verde) e Luca Contrario (Una strada diversa) esclusivamente per il “bene della comunità” hanno sottolineato. Contrario ha poi risposto alle precedenti dichiarazioni del primo cittadino, tacciandolo di “irresponsabilità”. La seduta si sciolta dopo l’approvazione di tutti i debiti fuori bilancio. Rinviati i punti all’ordine del giorno sul Contratto di servizi di Kyma Servizi (Infrataras) e sulle nomine delle commissioni Affari Generali, Assetto del Territorio, Bilancio e Attività Produttive.

    Bitetti: maggioranza chiede dimissioni

    I sedici consiglieri di maggioranza hanno sottoscritto una richiesta formale di dimissioni al presidente del consiglio per il suo allontanamento prolungato dall’aula (Leggi qui: https://www.corriereditaranto.it/2024/03/13/le-grandi-purghe-di-palazzo-a-taranto/). Quest’ultimo, durante l’approvazione dei debiti fuori bilancio, ha chiesto al consigliere più anziano di sostituirlo in aula, nonché Patrizia Mignolo (Taranto Futuro in corso) e non vi ha fatto più ritorno. A detta della maggioranza, Bitetti non starebbe più garantendo una “condotta imparziale” visto il ruolo che ricopre e come richiesto dal regolamento del Tuel. Piuttosto, starebbe assecondando le scelte del partito (CON) ormai in opposizione. Senza le dimissioni volontarie, l’incarico del presidente del consiglio potrebbe essere revocato solo nella massima assise e con 19 voti favorevoli. Numero difficile da raggiungere, dato che l’attuale maggioranza conta 16 consiglieri. Ma qualora questa richiesta venisse approvata, anche con i voti di qualche consigliere di minoranza, secondo rumors la carica potrebbe passare al nuovo entrato, ovvero Luigi Abbate.

     

     

     

     

  • Abbate vota con la maggioranza

    Abbate vota con la maggioranza

    Le criticità legate al decoro urbano e l’Amiu, ancora una volta, hanno diviso il consiglio comunale. Dopo il mancato scioglimento anticipato dell’amministrazione Melucci, quest’ultima è tornata tra i banchi della massima assise in modalità Question Time, oggi pomeriggio a Palazzo di Città, per discutere sulla situazione in cui versa l’igiene urbana e la municipalizzata di riferimento, sulla realizzazione del dissalatore sul fiume Tara e su altre mozioni dalle tematiche sociali. Assenti giustificati Vincenzo Di Gregorio (Partito Democratico), Massimiliano Stellato (Italia viva), Salvatore Brisci (Patto per Taranto) e Massimo Battista (Una città per cambiare Taranto).

    Su Kyma Ambiente (Amiu)

    L’azienda guidata dal presidente Giampiero Mancarelli è salva grazie ai 13 voti contrari, in cui spicca anche quello del civico Luigi Abbate (Taranto senza I.L.V.A.) e la cui collocazione nell’attuale perimetro politico, stando all’evidenza, sembrerebbe porsi in maggioranza. In questa mozione, al primo punto all’ordine del giorno e proposta da Gianni Liviano (Gruppo Misto di minoranza). Il consigliere chiede al primo cittadino, in quanto socio unico della partecipata, un rinnovamento dei vertici aziendali con la sostituzione di figure più competenti e un maggiore impegno nella pulizia cittadina. Proposta su cui inevitabilmente si è palesata, ancora una volta, l’incoerenza politica che caratterizza alcuni schieramenti: se da un lato l’attuale maggioranza (di estrazione civica) ha continuato a difendere l’operato, oggettivamente inefficiente del management aziendale, dall’altra i progressisti nonché ex fedeli di Melucci (quali Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle, Europa Verde e civici) ne hanno sottolineato “l’inadeguatezza”, gli stessi che peraltro lo scorso 5 aprile 2023 hanno decretato la salvezza di Mancarelli (leggi qui: https://www.corriereditaranto.it/2023/04/05/kyma-ambiente-cda-confermato-1/).

    Dettaglio che il centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega e Svolta Liberale) non ha perso occasione di rimarcare, prendendone le distanze. Dopo il lungo e a tratti vivace botta e risposta, tutto politico, Mancarelli ha chiarito che fin quando guiderà l’azienda “non avverrà la privatizzazione”, una scelta che peraltro, ha sottolineato rivolgendosi agli ex consiglieri di maggioranza, “taluni soggetti ben conoscono”. Ha proseguito il presidente di Kyma Ambiente: “Non abbiamo la bacchetta magica e siamo altrettanto consapevoli che la situazione sia complicata. Tuttavia, mi preme sottolineare che fin quando l’azienda rimarrà in piedi, non si troverà in uno grave stato di insolvenza”. Sulla richiesta di chiarimento in merito all’aumento della Tari, Mancarelli ha specificato che è dipeso anche “dai costi di conferimento in discarica, in cui la politica non c’entra nulla”, mentre sui lavoratori Pasquinelli “sono in corso tutti gli accertamenti” e sul Contratto di servizi “dovrebbe esssere redatto a breve”. Tra i voti favorevoli, al rinnovamento della gestione di Amiu, risalta quello del presidente del consiglio Piero Bitetti (CON Taranto) ormai in linea con la posizione politica assunta dai vertici regionali. Sul tredicesimo voto contrario, di Abbate, quest’ultimo ha risposto: “Sono un uomo libero; quindi, il mio voto è scevro da condizionamenti. Come ho giá specificato, riguardo la mancata firma per la caduta anticipata dell’amministrazione Melucci, non intendo spalleggiare chi, come in questo caso, ha contribuito ulteriormente ai vari fallimenti amministrativi e aziendali”.

    Sul dissalatore sul fiume Tara

    L’animato botta e risposta politico poi si è spostato sulla mozione relativa alla realizzazione del dissalatore sul fiume Tara, approvata con 19 voti favorevoli. Nonostante il progetto sia stato finanziato e sia partito l’iter autorizzativo presso la Regione Puglia, la proposta presentata da Antonio Lenti (Europa Verde) impegna il sindaco e l’amministrazione a opporsi al progetto di costruzione. Al tempo stesso, si invita la giunta a eseguire i lavori di sistemazione e rinaturalizzazione della foce, attualmente in stato di abbandono. Benché tutti i presenti fossero d’accordo sulla votazione, è insorto il dibattito circa la collocazione politica dei vari gruppi consiliari: Svolta liberale ha invitato il MoVimento 5 Stelle, attualmente in maggioranza in Regione Puglia, a sollecitare il presidente Michele Emiliano per fare marcia indietro su questa questione. Invece, il pentastellato ha replicato, al gruppo civico supportato dal centrodestra, di domandare all’Esecutivo nazionale quali siano le loro posizioni sulle varie vertenze che interessano il territorio tarantino.

     

  • Una città senza firma…

    Una città senza firma…

    Ce lo meritiamo. La degna conclusione (ma anche prosecuzione) di uno dei capitoli più bui della storia politica di Taranto. Una città che, tra le 18 e le 19 di ieri sera, pendeva dalle labbra di un consigliere comunale diventato improvvisamente latitante, dichiaratosi da tempo tra i più acerrimi rivali del sindaco Melucci (primo firmatario della mozione di sfiducia) ma disposto a far saltare il banco all’ultimo momento.

    Proprio lui, Luigi Abbate di “Taranto senza Ilva”, il personaggio con il microfono sempre aperto, lo “stalker” della malapolitica, l’imbarazzante protagonista delle “vaiassate” in consiglio comunale, è stato artefice di un clamoroso colpo di scena: “Non firmo perché non sono il pupazzo di Emiliano”.

    E probabilmente questo circo, fatto solo di clown, nani e ballerine, meritava un tale epilogo, se è vero che si sono ritrovati tutti assieme a firmare le dimissioni, per mandare a casa il Melucci bis, centrodestra, centrosinistra, progressisti e liste civiche. Il primo cittadino era riuscito nell’impresa storica di mettersi contro trasversalmente tutto il panorama politico locale. Ora resta appeso ad un filo, con un indice di governabilità ai minimi termini.

    Quanto accaduto è l’inequivocabile segnale di questi tempi fluidi in cui l’ideologia politica non esiste più, soverchiata dalla logica mercantilistica di un “manuale Cencelli” aggiornato ai tempi moderni.

    Taranto è rimasta una città senza firma, anonima, come anonimi sono i protagonisti della sua politica.

     

  • Clamoroso: Abbate non firma

    Clamoroso: Abbate non firma

    Incredibile colpo di scena. L’avversario più acerrimo, davanti alle telecamere, del Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci alla fine fa una giravolta e non va a firmare dal notaio Monti dove erano già sfilati nell’ordine: Piero Bitetti e Stefania Fornaro (Con), Lucio Lonoce e Vincenzo Di Gregorio (Partito Democratico), Luca Contrario (Una strada diversa), Antonio Lenti (Verdi), Mario Odone (Movimento 5 stelle), Gianni Liviano (Demos), Massimiliano Di Cuia (Forza Italia), Francesco Cosa, Walter Musillo e Cosimo Festinante (Svolta liberale), Giampaolo Vietri e Tiziana Toscano (Fratelli d’Italia), Francesco Battista (Lega), Massimo Battista (Una città per cambiare). Servivano diciassette firme per far cadere il Melucci bis. Alla fine è venuta meno la firma del personaggio, di questa politica clownesca, meno prevedibile.

    Il consigliere di “Taranto senza Ilva” Luigi Abbate, ricercato come non mai, alle 19.00 circa ha diffuso il seguente comunicato dove dice di non voler essere il pupazzo di Michele Emiliano, il presidente della Regione Puglia.

    [pdf-embedder url=”https://www.corriereditaranto.it/wp-content/uploads/2024/02/Comunicato-stampa-19-febbraio-2024.pdf” title=”Comunicato stampa 19 febbraio 2024″]

     

  • Comune, l’opposizione invita alla sfiducia

    Comune, l’opposizione invita alla sfiducia

    Sfiduciare il sindaco Rinaldo Melucci: questo è l’obiettivo della mozione presentata, il mese scorso, dai consiglieri comunali di opposizione Luigi Abbate e Massimo Battista.  Alla raccolta firme hanno aderito, sinora, 10 consiglieri ovvero Francesco Battista (Lega), Giampaolo Vietri (Fratelli d’Italia), Tiziana Toscano (Fratelli d’Italia), Massimiliano Di Cuia (Forza Italia), Walter Musillo (Svolta Liberale), Francesco Cosa (Svolta Liberale), Cosimo Festinante (Svolta Liberale), Antonio Lenti (Europa Verde). Quest’ultimo è una delle ex forze politiche di maggioranza, che componeva la coalizione di centrosinistra Ecosistema Taranto, ora passato in opposizione.

    “Si tratta di una iniziativa bipartisan. – hanno detto Battista e Abbate – Non è un’azione del centrodestra o delle destre, ma è una raccolta di firme che coinvolge più realtà ideologiche: due consiglieri civici trasversali, un verde di sinistra e gli altri consiglieri su menzionati di centrodestra”.

    Abbate e Battista richiamano all’appello anche gli ex consiglieri di maggioranza, ora all’opposizione ovvero Vincenzo Di Gregorio (Pd) e Lucio Lonoce (Pd), Mario Odone (M5S), Gianno Liviano (Gruppo Misto) e Luca Contrario (Taranto Crea), a firmare alla mozione: “Se davvero vogliono sfiduciare il sindaco Melucci lo dimostrino, diversamente dovremmo credere che il loro passaggio sia finto e di facciata. Riteniamo il Consiglio Comunale la sede naturale per sfiduciare il Sindaco, dinnanzi all’intera città, senza sotterfugi, di modo che ogni consigliere assuma pubblicamente una posizione chiara, assumendosi le proprie responsabilità politiche“.

  • Comune: consiglio senza colpi di scena

    Comune: consiglio senza colpi di scena

    Approvata all’unanimità la proroga delle concessioni demaniali marittime del Comune di Taranto, per finalità turistico ricreative e sportive. Lo ha deciso oggi il Consiglio comunale. Nello specifico, la direzione Patrimonio e Demanio predisporrà i permessi, dell’uso dei manufatti amovibili nelle concessioni demaniali marittime fino al 31 dicembre 2024. Inoltre, è stato approvato il nuovo “Codice di comportamento dei dipendenti del Comune di Taranto”, documento in cui vengono esplicati gli obblighi di condotta di chi opera per l’amministrazione.

    Il nuovo Codice di comportamento

    Il regolamento si estende a tutti i “collaboratori o consulenti”, con qualsiasi tipologia di contratto, ai “titolari di organi e di incarichi negli uffici di diretta collaborazione delle autorità politiche, nonché nei confronti dei collaboratori a qualsiasi titolo di imprese fornitrici di beni o servizi che realizzano opere a favore dell’amministrazione”. Tra i principi che il dipendente deve rispettare sono annoverati “l’integrità, la correttezza, la buona fede, la proporzionalità, obiettività, trasparenza, equità e ragionevolezza”.

    Inoltre, dal regolamento si apprende che il dipendente “non chiede, né sollecita, per sé o per altri, regali o altre utilità”, salvo quelli “d’uso di modico valore effettuai nelle normali relazioni di cortesia e di consuetudini internazionali”. Ancora, nel regolamento è specificato che il “dipendente non deve accettare incarichi di collaborazione, consulenza, ricerca, studio o qualsiasi altra natura da soggetti privati” e che “deve comunicare tempestivamente al responsabile dell’ufficio la propria adesione ad associazione o organizzazioni”. Sulla parte relativa ai contratti e gli atti negoziabili, il dipendente “non deve ricorrere a mediazione di terzi, né corrispondere o facilitare la conclusione di un contratto”.

    La situazione politica

    La maggioranza è ancora sul filo del rasoio. Il secondo punto all’ordine del giorno (Codice di comportamento dei dipendenti – ndr) è stato approvato, anche stavolta, con il voto del sindaco Rinaldo Melucci e di sedici consiglieri, tra cui il Movimento5Stelle. Durante la votazione, infatti, i consiglieri d’opposizione, fino a quel momento presenti in aula, Giampaolo Vietri (Fratelli d’Italia), Massimiliano Di Cuia (Forza Italia), Walter Musillo, Francesco Cosa, Mimmo Festinante (Svolta Liberale), Giovanni Liviano (Gruppo Misto) e Antonio Lenti (Europa Verde), sono usciti per far decadere il numero legale, accusando il pentastellato Mario Odone (che invece è rimasto seduto) di far da “stampella” alla maggioranza Melucci.

    Quest’ultimo ha respinto le accuse al mittente, rispondendo al Corriere di Taranto.it, che il Movimento5Stelle siede tra i banchi consiliari “nell’esclusivo interesse della città” perché diversamente, ovvero disertare i lavori, sarebbe una “mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini che attendono i provvedimenti”. Assenti giustificati per motivi di salute Salvatore Brisci (Patto per Taranto), Stefania Fornaro (CON Taranto), Giuseppe Fiusco, Tiziana Toscano (Fratelli d’Italia), Francesco Battista (Salvini Lega Premier), Luigi Abbate (Taranto senza I.l.v.a.) Massimo Battista (Una città per cambiare Taranto). Al termine della seduta, il presidente del consiglio, Piero Bitetti, ha augurato buon anno alla comunità di Taranto.