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  • “Tornerà il mercato del pesce”

    “Tornerà il mercato del pesce”

    Un ventaglio di deleghe per Francesco Cosa, neo assessore in quota alla lista Per Bitetti, già in giunta con Ippazio Stefàno, tornato nell’alveo del centrosinistra dopo l’esperienza del 2022, quando scelse un’altra strada.

    Il sindaco Piero Bitetti gli ha assegnato le deleghe alle Attività Produttive per Blue Economy, Economia di prossimità per il Commercio e l’Artigianato, Rapporti Istituzionali con la Regione in materia di Sviluppo e Occupazione. Lo abbiamo intervistato.

    Assessore, la giunta è stata formata a venti giorni dall’insediamento. Come intende muoversi dopo aver ricevuto questo incarico?

    «Sono orgoglioso di far parte della giunta del sindaco Bitetti. Mi accingo a svolgere questo ruolo con un grande senso di responsabilità ma anche di abnegazione al lavoro, Appena Bitetti è partito per Bari dopo la riunione con gli assessori, io mi sono subito recato alla direzione Sviluppo Economico perché avevo la necessità di iniziare subito, anche perchè sono consapevole che tutte le associazioni di categoria e i cittadini hanno bisogno che la macchina amministrativa riparta. Quindi, non ho voluto perdere tempo. Ho fatto prima una riunione con il dirigente e successivamente ho salutato il personale. Proprio a questo proposito non posso non sottolineare il fatto che la precedente amministrazione ha lasciato un disastro dal punto di vista organizzativo della macchina amministrativa. Questa direzione è stata ridimensionata come risorse umane e sono anche incardinati servizi che non c’entrano nulla, come i dissesti statici. Penso che l’atto fondamentale per ripartire sia quello di fare una nuova macrostruttura che metta nelle condizioni le varie direzioni di lavorare in maniera coordinata tra di loro. Ovviamente è importante anche l’apporto che daranno gli assessori perché le materie che ognuno di noi tratta vanno ad intersecarsi con le deleghe di altri settori».

    Ha individuato già delle priorità in base alle deleghe ricevute?

    «Ce ne sono tante. La prima questione che mi è balzata agli occhi è il controsenso che Taranto non ha un mercato del pesce, perché quello di via delle Fornaci è un centro servizi anche se viene chiamato mercato ittico. La cosa incredibile è che manca il mercato del pesce, tanto è vero che circa un mese fa furono sgomberati gli operatori dalla piazzetta a ridosso della discesa Vasto. Quindi sto già lavorando da questo punto di vista. Inviterò tutto il partenariato, associazioni di categoria, associazioni datoriali, anche perché il sindaco nel discorso di augurio con gli assessori ha chiesto di parlare alla città e di ascoltare soprattutto la città. Dopodichè, ho già avuto modo di vedere che sui mercati vanno regolarizzate numerose posizioni. Sicuramente va fatto lo stato dell’arte per poi prepararci ai nuovi bandi perché ci sono tante postazioni nuove da assegnare».

    Al primo giorno di lavoro ha subito incontrato i mitilicoltori che manifestavano sotto Palazzo di Città. Cosa è emerso?

    «Hanno manifestato con garbo e senza eccessi richiamando l’attenzione sulle criticità di un settore in grande difficoltà e sollecitato misure di sostegno. Mi sono confrontato con la direzione che si occupa dei fondi Jtf e dei fondi ex Ilva e stiamo verificando i tempi di risposta. Ho fatto il punto della situazione sul progetto Sea Hub che ha una dotazione di circa 48 milioni di euro che riguarda direttamente e indirettamente tutto il settore della mitilicoltura. Abbiamo scandito il cronoprogramma per avviare gli interventi che ovviamente andranno seguiti con l’Autorità di gestione che è la Regione Puglia. La prossima settimana andrò a Bari per un incontro di approfondimento. Dopodichè ho parlato sempre con la direzione competente della questione riguardante i fondi ex Ilva da destinare ai mitilicoltori. Ci sono alcuni atti da preparare, ho dato già mandato alla struttura amministrativa di attivarsi per questa contribuzione, non sono aiuti. Stiamo trovando delle formule per far avere una ricaduta a tutto il comparto. Sul progetto Sea Hub ci sono tempistiche medio-lunghe, sono dotazioni economiche molto importanti per interventi strutturali lungo la costa, sul mercato ittico, sul secondo seno del mar Piccolo, i punti di sbarco. È molto complesso ma abbiamo già gli studi di fattibilità, quindi si tratta di fare quadrato con l’autorità di gestione e poi avviare le procedure negoziali. Sono molto concentrato sulla questione mitilicoltura. Per quanto riguarda la questione dei fondi ex Ilva ovviamente la dotazione è inferiore. Verificheremo con il sindaco la possibilità di aumentare lo stanziamento di 200mila euro assicurato dall’amministrazione precedente. In seguito partiremo con le interlocuzioni con i mitilicoltori».

    Si è pentito della scelta fatta alle elezioni amministrative del 2022?

    «No. Quello che mi aveva diviso dal centrosinistra era la figura del sindaco. Quindi sono stato costretto, pur di combatterlo, a collocarmi momentaneamente in un’area opposta alla sua, tanto è vero che in consiglio comunale ho fatto sempre opposizione con il mio gruppo. Rimosso il problema, cioè Melucci, la mia scelta più naturale è stata quella non soltanto di tornare nell’alveo del centrosinistra ma avere l’opportunità di iniziare un percorso in un’area moderata, in una lista civica che fa riferimento a Sebastiano Leo, coordinatore regionale nonché assessore regionale, e anche una lista espressione di Decaro. Quindi ci ispiriamo a quel modello. Un modello che sicuramente ci vedrà impegnati a sostegno di Decaro se sarà lui il candidato governatore alle prossime regionali».

    Pensa che ci possa essere più stabilità con questa coalizione?

    «Assolutamente sì. Chiaramente non era semplice far quadrare la giunta perché ovviamente le ambizioni, anche legittime, erano tante. Al sindaco tocca anche un compito difficile, quello di trovare i giusti equilibri. Penso che lo abbia fatto al netto dei mal di pancia di qualcuno che secondo me saranno superati attraverso un dialogo costruttivo tra il sindaco, la maggioranza e la giunta. La città non ha bisogno di assistere a litigi della politica ma di vedere una politica che si rimbocca le maniche e dà risultati. Tra la vertenza dell’Ilva e la depressione economica della città sarebbe folle litigare per questioni o ambizioni personali. Ma il sindaco ha già detto che cercherà di valorizzare tutte le persone che in questa campagna elettorale hanno dato una grande mano per arrivare alla vittoria».

  • Piazza Sant’Egidio: troppi rifiuti

    Piazza Sant’Egidio: troppi rifiuti

    Nella centralissima piazza di Sant’Egidio, location di prima grandezza e d’apertura alla città vecchia, da qualche tempo sede provvisoria del mercato del pesce, ci appare una visione che potrebbe essere di certo migliorata: rifiuti, scarti del pescato, gusci di frutti di mare, un po’ di disordine. Tutto alla mercè di insetti e gabbiani predatori. Uno spettacolo quotidiano che si offre alla vista di passanti, cittadini e turisti: un biglietto da visita da rivedere proprio “non in linea” con una città che intende cambiare. Che intende ragionare in modo diverso, in modo innovativo. Una città che vorrebbe ambire a diventare una meta turistica.

    “Occorre cambiare modo di pensare, progettare e ragionare – afferma Angelo Matacchiera, coordinatore di Assohotel Confesercenti Taranto “Il problema è tutto qui, manca in città vecchia una sede dedicata al mercato del pesce. Eppure non sarebbe difficile pensare a questa soluzione. Basterebbe ispirarsi al mercato di Stoccolma il famosissimo Ostermallm Saluhall attualmente una meta turistica di primissimo piano nella capitale svedese”.

    “È stato nominato nel 2007 come uno dei migliori mercati coperti in Europa, vanta più di 130 anni di storia ed è situato in uno dei quartieri più eleganti di Stoccolma, la Venezia del Nord. Bene, noi possiamo fare lo stesso: perché non pensare ad un edificio abbandonato in città vecchia dedicato a questo fine da valorizzare e se poi, un palazzo storico potrebbe rivelarsi inadatto per logistica e parcheggi, perché non pensare all’area dell’ex Gambero, da tempo inutilizzata. Il mercato del pesce (e dei frutti di mare) unito anche ad un corner dedicato all’artigianato potrebbe diventare un grande, caratteristico, tradizionale attrattore turistico. E potremmo liberare la città vecchia da un mercato all’aperto con tutti i problemi di pulizia e decoro. Questo significa ragionare in modo diverso”.

    Sulla stessa linea si muove un altro imprenditore dei pubblici esercizi, Mino Palmisano, con grande esperienza commerciale proprio sul mitico pendio La Riccia. “Sì è ora di cambiare mentalità e metodo di approccio alla libera impresa. Vanno rivisti gli spazi e il modo di fare accoglienza, ristorazione, ospitalità. Taranto vecchia è bellissima e va valorizzata, sottratta alle ingerenze strumentali di pochi che dimostrano di non amare la città. Piazza Sant’Egidio va riportata alla sua antica bellezza, al suo vero splendore, un luogo aperto alla piccola ristorazione tradizionale”.

    “Sulla discesa che porta al nuovo water front, quale migliore biglietto da visita per un borgo antico tutto da scoprire. Il mercato del pesce certo va trasferito e va rivisto nella sua architettura espositiva e logistica: può essere, può diventare assolutamente anche un attrattore turistico.  I turisti ma anche gli stessi cittadini di Taranto hanno diritto a vivere la città vecchia”

  • Torna “l’olie de pesce sciorge”… Doc!

    Torna “l’olie de pesce sciorge”… Doc!

    Il pittoresco mercato del pesce di piazzetta Sant’Egidio appare popolato dalle prime ore del mattino e la domenica ancor prima dell’alba. I patiti del pesce fresco accorrono numerosi anche dalla provincia, consapevoli che non ne usciranno delusi. Dalle “paranze” e “paranzedde”, dalla vicina banchina di via Garibaldi, si scaricano di cassette di pesce catturato nell’appena trascorsa nottata di lavoro con gli equipaggi che poi si attardano davanti a una bottiglia di birra, commentando l’esito della battuta di pesca.

    Triglie, lutrine, calamari, cefali, gamberi e quant’altro popola gli abissi del Mar Jonio sono ancora vivi e non intendono accettare la fine della propria esistenza. Una mano impietosa raccoglie però le creature e le pone in un sacchetto di plastica per la gioia dell’acquirente. Immersi nel pentolone di sugo o arrostiti sulla graticola, quei pesci daranno modo al ghiottone di turno di ringraziare il Padreterno di averlo fatto nascere in una città di mare. E nella fattispecie la nostra che, nonostante quello che si dice in giro, è bella, bella assai.

    Fra le urla dei venditori sarà facile sentirsi rivolgere la fatidica domanda: “Signo’, u ‘ue l’olie de pesce sciorge?”. La forestiera, a digiuno di usi e costumi locali, ne resterà senz’altro interdetta, non sapendo che rispondere e temendo anche un invito equivoco. La gentile acquirente dei quartieri nuovi cittadini, non molto avvezza al vernacolo locale, a malapena tratterrà l’impulso di rispondere in malomodo, magari accostando il termine dialettale ai parenti stretti, preferibilmente di sesso femminile, del venditore. Mal gliene verrebbe, perchè “’u pisciauèle”, a giusta ragione offeso, sgranerebbe subito il rosario di maleparole, queste sì, nel più stretto “slang” dei due mari. Infatti non si tratta di una parolaccia. Lo sa molto bene la popolana che, sorridendo, darà di gomito alla vicina di spesa, indicando una bottiglietta, tipo quella dei succhi di frutta, dal contenuto giallognolo: è quell,o l’“olie de pesce sciorge”. Ne fa pubblicità un grande cartello scritto a mano, sopra la bancarella. Cinque euro la bottiglietta, prezzo modico. L’effetto del preparato, sostengono i pescatori, ha del miracoloso: sono sufficienti poche gocce (guai a sprecarlo!) e anche le ferite più profonde cicatrizzano in breve tempo. Alcuni sono anche assertori dell’efficacia nei confronti del mal di stomaco: anche se la puzza tremenda che si diffonde dal contenitore non invoglia certo a ingerirlo.

    Il prodotto si estrae dal fegato di un pesce il cui volto assomiglia, come dice il nome, a quello di sorcio (il pesce-vacca) e che, a quanto ci viene riferito, viene pescato nelle acque dello Jonio, nei pressi soprattutto di Policoro. “L’olie de pesce sciorge” era così ricercato nella Taranto dei tempi andati che i pescatori lo davano in dote alle figlie prossime al matrimonio. Ed in occasione delle festività più importanti era un regalo molto ben accetto da parte delle persone più care. Fa un certo effetto rivederlo in circolazione, dopo che per tanto tempo se ne erano perse le tracce. Per altri non è una sorpresa in quanto viviamo un periodo caratterizzato dalla grande diffusione di prodotti naturali. E cos’altro sarebbe questo particolare preparato, la cui ricetta si tramanda di generazione in generazione? Alcuni, celiando, pensano già a una denominazione d’origine controllata. “Olie de pesce sciorge doc”. Non suona male. Chissà!

    *foto Paolo Occhinegro

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