Non arrivano buone notizie in merito alla delicata vertenza della Tessitura Mottola srl del Gruppo Albini. Nella giornata di ieri si è infatti svolta una nuova riunione della task force regionale per l’occupazione presieduta da Leo Caroli, alla quale però non hanno partecipato né il gruppo lombardo né gruppo èKasa. La motivazione della mancata partecipazione al tavolo delle due società, si trova all’interno di due distinte lettere inviate alla task force, che saranno inviate alle organizzazioni sindacali nei prossimi giorni, ma il cui contenuto è
stato rivelato alle stesse durante la riunione di ieri.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/12/01/tessitura-albini-ci-sara-laccordo/)
Il gruppo Albini ha motivato la sua assenza al tavolo a fronte del presidio permanente in atto da quasi due mesi all’esterno del sito produttivo di Mottola, con l’intento di impedire lo svuotamento della struttura. L’atteggiamento messo in atto da Femca Cisl, Uiltec Uil e Slai Cobas per il sindacato di classe, non è piaciuto alla società che aveva già chiesto nell’ultimo incontro che i tecnici incaricati dalla azienda in liquidazione potessero entrare nello stabilimento, per poter effettuare verifiche sui macchinari e smontarli, anche nella prospettiva di accorciare i tempi per la liberazione dell’immobile, ai fini della sua cessione e della reindustrializzazione. Tra l’altro, il gruppo Albini contesta il fatto che tale presidio e i blocchi ai cancelli siano una violazione dell’accordo sottoscritto il 4 ottobre dello scorso anno.
Il gruppo èKasa, da par suo, ha fatto presente che sino ad oggi ha partecipato ai tavoli per cortesia istituzionale, ma che non è affatto vincolata alla partecipazione degli stessi. Inoltre, pur confermando la prosecuzione della trattativa privata con il gruppo Albini (dopo l’offerta vincolante formalizzata il 15 maggio scorso, Tessitura di Mottola ha sottoscritto con l’azienda èKasa il 19 luglio successivo, il contratto preliminare di vendita del compendio immobiliare di Mottola (con il versamento di una caparra di 600mila euro e 3.400.000 euro a conclusione) con l’acquisto che dovrebbe diventare definitivo entro il 29 dicembre), ha confermato che assumerà i lavoratori in base al fabbisogno e alle esigenze dell’azienda, facendo ampiamente intendere ancora una volta di non essere interessata, al momento, al raggiungere e sottoscrivere alcun accordo con le organizzazioni sindacali. Del resto, nell’ambito del tavolo della task force regionale del 14 novembre, la èKasa aveva depositato una dichiarazione scritta con la quale chiarì, tra le altre cose, di esercitare l’attività di produzione di serramenti ed infissi e di essere pertanto interessata alla mera acquisizione del compendio immobiliare, libero dai macchinari e da ogni altro vincolo riconducibile alla precedente proprietà.
E che la società voglia avere le mani libere lo si è evinto anche dalle prime linee guida del piano industriale, che prevede investimenti per circa 7/8 milioni di euro, con l’impegno ad “assorbire la forza lavoro, secondo le esigenze organizzative aziendali ed a valle di mirato percorso di formazione e riqualificazione professionale, attingendo anche dal bacino degli ex lavoratori di Tessitura di Mottola, dalla stessa collocati in Naspi a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro”. Dall’acquisizione dell’immobile, secondo quanto emerso nei precedenti incontri. servirebbero non meno di 12 mesi per effettuare lavori presso lo stabilimento, che riguarderebbero soprattutto l’installazione dei macchinari, e solo successivamente potrà essere avviato il primo impianto che occuperebbe all’incirca tra i 15 e i 20 lavoratori. Altro non è stato specificato, come ad esempio quando verrebbe messo in funzione il secondo impianto, e senza al momento aver presentato un piano industriale e un piano occupazionale.
La situazione, dunque, non è delle migliori. Con la task force regionale che prova a recitare il ruolo di intermediario tra le parti, lavorando ad un addendum all’accordo del 4 ottobre scorso che però al momento non sembra sortirà gli effetti sperati. Al momento l’unica certezza per i 91 lavoratori coinvolti dalla vertenza, è la data cerchiata in rosso del 23 dicembre, quando scadrà la Cassa Integrazione Guadagnai Straordinaria, a fronte del fatto che il quadro normativo vigente non consente la proroga della stessa (concessa ai sensi dell’art.22-ter, D.Lgs 148/2015), né rende possibile il ricorso ad altri ammortizzatori sociali in deroga finalizzati ad assicurare ulteriore protezione del reddito e della contribuzione dei lavoratori, in costanza di rapporto di lavoro. Nonostante alcuni partiti politici, come ad esempio il Movimento 5 Stelle che in questa vertenza ha recitato e recita ancora un ruolo poco chiaro (il sindaco Barulli, al secondo mandato è del Movimento 5 Stelle, senza dimenticare il senatore Mario Turco a lungo protagonista e che lo scorso 8 novembre si recò ai cancelli del sito produttivo, oltre al fatto che una RSU della Cisl è molto vicina al Movimento stesso) continui a chiedere un altro anno di ammortizzatori sociali. né è possibile usufruire della clausola sociale per la riassunzione obbligata dei lavoratori da parte di èKasa, perché all’atto della sottoscrizione dell’accordo dell’ottobre scorso non vi erano investitori interessati all’acquisizione dell’azienda. Pertanto, come previsto dall’accordo quadro sottoscrittoal gruppo Albini e dalle organizzazioni sindacali, scatterà la risoluzione dei rapporti di lavoro solo ed esclusivamente attraverso il criterio della non opposizione, al cui riguardo l’azienda Tessitura di Mottola in liquidazione si è già resa da tempo disponibile ad offrire forme di incentivazione dell’esodo e/o interventi di integrazione al reddito dei lavoratori che saranno posti in NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego), l’attuale indennità mensile di disoccupazione per i prossimi due anni.
Tutto il resto, per il momento, resta avvolto nel limbo dell’incertezza.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/11/15/tessitura-mottola-il-lavoro-da-salvare/)












