Giungono notizie importanti sul fronte della vertenza della Tessitura Mottola srl del Gruppo Albini. Due giorni fa, il 19 luglio, è stato infatti sottoscritto il contratto preliminare di vendita tra Albini Group ed Ekasa Group, relativamente alla cessione dello stabilimento “Tessitura di Mottola”.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/06/06/tessitura-mottola-ce-una-nuova-offerta-1/)
Il promittente acquirente, secondo le informazioni fornite dalla Task Force regionale per l’occupazione guidata da Leo Caroli, ha già versato una caparra di €. 600.000, anche se tuttavia non ha ancora definito il piano industriale e il piano di ricollocamento dei lavoratori in cigs. Pertanto, dopo un colloquio con i rappresentanti locali di Ekasa, si è convenuto di incontrare le parti sociali ed istituzionali al Tavolo Sepac, a valle della definizione del piano industriale. Questo significa che il tavolo di monitoraggio del processo di
reindustrializzazione dello stabilimento Albini di Mottola, sarà fissato per la fine del mese di settembre, in anticipo rispetto alla sottoscrizione del contratto definitivo, prevista per il mese di dicembre, nonché, in anticipo, rispetto alla scadenza dell’ammortizzatore sociale.
Una notizia sicuramente importante, ma che va presa con le pinze, visto che al momento non ci sarebbe un chiaro piano industriale né occupazionale. E’ sicuramente un passo avanti rispetto all’ultima riunione dello scorso 6 giugno, quando i rappresentanti del gruppo
Albini informarono i tecnici della Regione Puglia e le sigle sindacali (i sindacati generali Cgil, Cisl e Uil e le organizzazioni sindacali di categoria Femca Cisl, Filctem Cgil, Uiltec Uiled Ugl Chimici), di aver ricevuto un’offerta vincolante per l’acquisizione dello stabilimento di Mottola da parte del gruppo Ekasa operante nel settore legno (produce e distribuisce infissi in legno e legno-alluminio De Carlo e serramenti). Affermando che entro luglio si sarebbe chiuso il preliminare di vendita (cosa avvenuta due giorni fa) ed entro dicembre la vendita definitiva. Con l’impegno, da parte dell’acquirente, a ricollocare tutti i lavoratori attualmente in forza (94 unità rispetto ai 109 per i quali ad ottobre venne firmato l’accordo per la proroga di altri dodici mesi di cassa integrazione straordinaria), a cui il 23 dicembre 2023 scadrà la cigs con la conseguente apertura della Naspi, ovvero della disoccupazione, che ha un periodo di copertura massima pari a due anni.
Le organizzazioni sindacali, che al momento non hanno commentato la notizia odierna, lo scorso giugno chiesero di aggiornare il tavolo con la presenza della nuova azienda per sottoscrivere impegno ad assorbire tutti i lavoratori ed entrate nel merito del piano industriale (tempi e modalità), incontro che avverrà a settembre.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/09/tessitura-due-manifestazioni-dinteresse/)
Prudenza è quindi la parola d’ordine, perché, secondo gli accordi stipulati tra azienda e sindacati in merito al rinnovo della Cigs e all’incentivo all’esodo, al termine del periodo di CIGS, la società procederà alla risoluzione dei rapporti di lavoro con tutti i lavoratori ancora in forzasulla base dei criteri di legge, intendendosi così derogati i termini di cui all’art. 8, comma 4, della legge 236/93. Qualora il processo di reindustrializzazione non si fosse formalmente concluso entro lo scadere del dodicesimo mese di CIGS per transizione occupazionale (23/12/2023) e contestualmente ne sussistessero i presupposti normativi ed aziendali, si potrà però valutare di richiedere, previo esame congiunto, una proroga al sostegno al reddito dei lavoratori. In tale ultima ipotesi sarà avviata una nuova procedura di licenziamento collettivo.
Ma la prudenza è assolutamente necessaria dopo la grande delusione ricevuta la scorsa estate, quando la Motion spa, multinazionale di Forlì, si tirò fuori dalla partita dall’oggi al domani, dopo aver confermato sino all’ultimo incontro la manifestazione d’interesse per il sito di Mottola presentata al ministero dello Sviluppo economico. Un investimento di circa 30 milioni di euro, con la possibilità di accedere ai contratti di sviluppo del MiSE, rifinanziati con 3,1 miliardi dal PNRR. E avendo presentato un business plan spalmato su quattro anni che prevedeva l’assunzione totale di 282 unità, l’ampliamento del capannone attuale e la costruzione di un secondo. Con l’obiettivo di far diventare quello di Mottola il più grande sito produttivo europeo maccatronico per la componentistica di letti e divani (quindi produzioni meccaniche di letti e divani da una parte e produzioni di reti letto per divani e materassi). Sappiamo tutti com’è andata a finire in quella che abbiamo definito essere anche una vertenza politica, vista la discesa in campo di pezzi importanti del Movimento 5 Stelle (l’ex viceministro Alessandra Todde, il senatore tarantino Mario Turco, vicepresidente del Movimento, braccio destro dell’ex premier Conte, il sindaco di Mottola, anch’egli del Movimento 5 Stelle, Giampiero Barulli senza dimenticare che una della Rsu è da anni attivista del Movimento) defilatisi poi tutti dopo il fallimento della trattativa con la Motion.
Adesso, attendiamo di conoscere i dettagli del piano industriale e del piano occupazione per il riassorbimento di tutte le maestranze. Che sia questa la volta buona? Staremo a vedere.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/12/16/tessitura-mottola-accordo-su-cigs-ed-esodo3/)