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  • “No alle trivelle nel Golfo di Taranto”

    “No alle trivelle nel Golfo di Taranto”

    Il MoVimento 5 Stelle ha presentato una mozione al Consiglio Comunale di Taranto affinché la massima assise cittadina esprima la sua contrarietà allo sblocco delle concessioni di estrazione gas in zone di mare, tra cui il Golfo di Taranto, previsto dal cosiddetto decreto “Energia” approvato a novembre scorso dal Consiglio dei Ministri.

    “Il Governo Meloni, che ha confermato e rafforzato la sua volontà nel decreto Aiuti quater recentemente approvato in Parlamento, da il via libera all’aumento delle quantità estratte da coltivazioni esistenti ed al rilascio di nuove concessioni nei giacimenti situati tra le 9 e le 12 miglia dalla costa, riducendo così il limite precedentemente previsto dalla legge. Si tratta di una situazione che desta il massimo allarme non solo per la comunità ionica, ma anche per altri territori della nostra regione, atteso che tra le zone interessate dall’ampliamento dei permessi introdotto con il decreto in questione ce ne sarebbero ben tre in Puglia: oltre al Golfo di Taranto, anche le zone di mare prospicienti Brindisi ed Otranto” sostengono dal Movimento 5 Stelle.

    Per questa ragione nei giorni scorsi i consiglieri regionali M5S Galante, Barone, Casili e Di Bari hanno depositato una mozione in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta di farsi portavoce con il Governo nazionale “del no della Puglia all’aumento delle trivellazioni e di intraprendere ogni azione utile per contrastare il rilascio di nuove concessioni. L’iniziativa promossa a livello nazionale dal senatore Mario Turco, vicepresidente Nazionale del M5S, e dall’on. Leonardo Donno, coordinatore regionale del M5S Puglia, è stata presentata anche negli altri comuni pugliesi capoluogo di provincia ed analoghe iniziative sono in corso negli altri comuni e nelle altre regioni dove il Movimento è presente con suoi rappresentanti.

    “La consultazione popolare del 17 aprile 2016, proposta dalle Regioni, in merito alle trivellazioni in mare, nonostante il mancato raggiungimento del quorum, ha visto la partecipazione di quasi 16 milioni di cittadini con la netta preponderanza dell’86% (95%) dei suffragi favorevoli all’abrogazione della disposizione che estendeva la durata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi in mare (entro le 12 miglia dalla costa) sino all’esaurimento della vita utile dei relativi giacimenti. La scelta del Governo nazionale di aumentare la produzione del gas e avviare nuove trivellazioni è anacronistica ed insensata rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030 e a quelli più ambiziosi per il 2050, contraddicendo le politiche europee in ordine alla transizione verso fonti di energia pulita e rinnovabile” proseguono dal Movimento.

    “Il MoVimento 5 Stelle è da sempre attento ai temi che investono la tutela dell’ambiente e della salute, nonché la transizione energetica, attraverso la promozione di una politica green, per cui invoca una chiara presa di posizione contro lo sblocco delle trivellazioni varato con il decreto “Energia” dal Governo Meloni. Su questi temi, così come sull’annosa questione dell’impianto ex Ilva, non possiamo voltarci dall’altra parte, guardare indietro ed essere ambigui con la cittadinanza sul reale futuro della città” concludono dal Movimento 5 Stelle.

    (leggi tutti gli articoli sulle trivellazioni https://www.corriereditaranto.it/?s=trivelle&submit=Go)

  • Bonifiche ex Ilva, tra numeri e politica

    Bonifiche ex Ilva, tra numeri e politica

    Alla fine è avvenuto quel che non doveva accadere. Ma che era fin troppo scontato si sarebbe verificato. Ovvero che l’infinita vicenda Ilva finisse per essere ancora una volta strumentalizzata nell’eterna, populistica e demagogica campagna elettorale che attanaglia da anni la politica italiana. Costellata di uomini e donne che si ritrovano spesso e volentieri dal nulla ad occupare scranni di Parlamento e Senato. A far parte di ministeri centrali per la vita economica e sociale di un’intera nazione e di milioni di cittadini. O a diventare governatori di Regione, presidenti di provincia, sindaci di comuni, senza disdegnare il ruolo di assessori o consiglieri. Il problema però, non si ferma a questo. Perché costoro, la stragrande maggioranza, pecca finanche di superbia finendo per straparlare di questioni complesse, senza avere nemmeno la briga di informarsi un minimo. Di andarsi a cercare e a leggere carte che sono sotto i loro occhi. E che a loro più che a chiunque altro sono facilmente accessibili.

    E così, invece di proporre soluzioni, di avere uno sguardo proiettato sul futuro, di affrontare seriamente come il ruolo che rivestono vorrebbe problemi irrisolti da anni, finiscono per accapigliarsi in questioni di lana caprina, incappando in brutte figure che finiscono per affossare ancora di più l’immagine della politica agli occhi di cittadini già di per sé poco interessati e attenti a ciò che accade intorno a loro. E’ così da anni siamo costretti a leggere comunicati che sfiorano il ridicolo o ad ascoltare affermazioni e prese di posizione imparate a memoria come le poesie negli anni della scuola materna, quando di fatto si ha ancora poca contezza di ciò che si sta dicendo e di cui si sta parlando.

    Ciliegina sulla torta, quanto dichiarato mercoledì alla Camera dei Deputati dal ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. Il quale durante il question time, interpellato sui fondi sequestrati alla famiglia Riva che anni addietro furono destinati per la bonifica e la decontaminazione delle aree interne al siderurgico Ilva, ha sostanzialmente dichiarato di saperne poco o nulla. E che in questi giorni, insieme ai tecnici del ministero, studierà le carte di cui è in possesso. Può sembrare paradossale ma questo è.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/11/bonifiche-ex-ilva-valutazioni-in-corso-1/)

    Ultimo motivo del contendere oramai da diversi mesi, sul quale ancora una volta cercheremo di fare chiarezza si spera in via definitiva, sono infatti le norme sull’utilizzo dei fondi sequestrati alla famiglia Riva, il così detto Patrimonio Destinato, acquisite dall’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva tra il giugno 2017 e il dicembre 2018, e pari ad 1,157 miliardi di euro. L’utilizzo di tali somme è vincolato dall’articolo 3, comma 1 del D.L. 1/2015, per finanziare interventi di risanamento e bonifica ambientale delle aree del siderurgico. 

    A valle dell’accordo tra lo Stato italiano e ArcelorMittal nel settembre 2018 per la gestione in fitto dei rami aziendali dell’ex Ilva, venne previsto che 617 milioni di euro venissero utilizzarti dai Commissari straordinari di Ilva in AS per la bonifica e la messa in sicurezza permamente delle aree esterne (alcune comprese ed altre non all’interno del Piano Ambientale 2017), mentre la restante parte venisse allocata nell’ambito della gestione di Acciaierie d’Italia di cui 352 milioni di euro destinati ad inteventi di decontaminazione nello stabilimento (previsto dal contratto di affitto) e 188 milioni di euro per le bonifiche del sottosuolo dello stabilimento così come previsto dall’Addendum del contratto sottoscritto nel 2018 con ArcerloMittal (poi diventata Accaierie d’Italia).

    Dal 2018 in poi sono iniziate le diverse operazioni, da un lato da parte dei Commissari straordinari di Ilva in AS e dall’altro da parte di ArcelorMittal.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/09/bonifica-ex-ilva-si-lavora-sulla-falda/ e l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/10/bonifica-falda-ex-ilva-azienda-ricorre-al-tar/)

    Secondo l’ultimo documento in nostro possesso, che la struttura commissariale ha inviato al governo lo scorso 12 aprile, all’8 aprile di quest’anno dei 540 milioni di euro in dotazione all’azienda93,2 milioni di euro (pari al 17%) risultano erogati a AdI da Ilva in A.S. a fronte di interventi consuntivati riconosciuti; 8,4 milioni di euro (pari al 2%) risultano erogati a AdI da Ilva in A.S. a fronte di interventi preventivati riconosciuti, mentre 8,5 milioni di euro (pari al 8,5%) risultano come fondi spesi da Ilva in A.S. su aree interne stabilimento fino al 31.10.2018.

    Per quanto riguarda invece i 467 milioni di euro di Patrimonio Destinato per la bonifica e messa in sicurezza, 442 milioni (pari al 95%) risultano essere già allocati per gli interventi previsti nelle 18 aree escluse (così dette perché non rientrano nel perimetro aziendale gestito da ArcelorMittal prima e da Acciaierie d’Italia poi ma in quello gestito dai Commissari Ilva), 93 milioni (pari al 20%) risultano impegnati in ordini attivi (in corso) e ordini conclusi nel periodo che va da novembre 2018 ad oggi, ed infine 30 milioni di euro (pari al 6%) risultano già utilizzati.

    Qualcuno adesso si chiederà: perché in seno alla struttura commissariale risultano 467 milioni e non i 617 inizialmente previsti? La risposta è nell’articolo 10, comma 2 D.L. 21 marzo 2022, n. 21, il Decreto Ucraina conosciuto anche con la dicitura ‘taglia prezzi’, approvato ieri in Senato e sul quale il governo ha posto la fiducia. E di cui abbiamo già parlato tempo addietro. Che in sintesi prevede di reindirizzare per un ammontare determinato nel limite massimo di 150 milioni di euro del Patrimonio Destinato, con decreto del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro della transizione ecologica, da adottare di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Presidente della regione Puglia, a progetti di decarbonizzazione del ciclo produttivo dell’acciaio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto, proposti anche dal gestore dello stabilimento stesso ed attuati dall’organo commissariale di ILVA S.p.A., che puo’ avvalersi di organismi in house dello Stato. 

    Dunque, stando ai documenti ufficiali in nostro possesso, al momento non si è configurato alcuno scippo, furto o latrocinio che dir si voglia alle spalle e sulla pelle della città di Taranto e degli interventi di bonifica previsti nelle aree dell’ex Ilva.

    (per chi vuole leggere i vari interventi posti in essere dai Commissari cliccare il link di questo articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/16/bonifiche-ex-ilva-a-che-punto-siamo/)

    Ed è qui che la politica nazionale, e poi quella locale, è andata in tilt. Rischiando una rottura non di poco conto all’interno della maggioranza di governo, nonché di riflesso in quella che governa la Regione Puglia e nella coalizione che sostiene alle prossime elezioni comunali del 12 giugno l’ex sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci.

    Perché se è vero che questa alleanza riuscì a cassare lo scorso febbraio l’art. 21 del decreto Milleproroghe Imprese di interesse strategico nazionale”, che prevedeva di utilizzare le somme finora rimaste inutilizzate del Patrimonio Destinato, che secondo la relazione illustrativa erano in tutto 575 milioni, per finanziareprogetti di decarbonizzazione ed elettrificazione del ciclo produttivo dell’acciaio” (450 milioni per l’attuazione del piano ambientale e di tutela sanitaria e 190 milioni alla bonifica del sito del siderurgico di Taranto e della connessa centrale termoelettrica), altrettanto non è accaduto stavolta

    Primo perché fu proprio il Partito Democratico durante la notte del 17 febbraio, a cercare un compromesso nelle commissioni congiunte I e V. Il deputato del Pd Francesco Boccia, braccio destro del governatore Michele Emiliano a Roma e molto vicino all’ex premier Giuseppe Conte, si presentò in commissione con una riformulazione dell’articolo 21, che prevedeva il trasferimento all’azienda di 150 milioni di euro dei 575 milioni su citati destinati a progetti di decarbonizzazione, da autorizzare con un decreto interministeriale “d’intesa il Presidente della Regione Puglia. Ma Forza Italia e Italia Viva si opposero. Molti temevano che quel passaggio prevedesse che quei 150 milioni potessero di fatto finire per essere gestiti dalla stessa Regione, magari attraverso la nomina di un commissario ad acta che sarebbe ovviamente indicato dallo stesso Emiliano. Per tale ragione non se ne fece più nulla e l’emendamento venne definitivamente cassato. E poche ore dopo tutti i partiti esultarono per tale decisione e se ne assegnarono il merito attraverso comunicati stampa di dubbia fattura. Omettendo tutto il resto.

    Poi l’altra notte, presso le commissioni riunite di Finanze e Industria del Senato, arriva l’esame del decreto ‘taglia prezzi’. Il Movimento 5 Stelle, attraverso il senatore tarantino Mario Turco (braccio destro dell’ex premier Giuseppe Conte che da mesi conduce una guerra nemmeno poi tanto sotterranea al primo ministro Mario Draghi), presenta un emendamento abrogativo in merito all’art. 10 comma 2, quello che prevede di reindirizzare i famosi 150 milioni di euro del Patrimonio Destinato in dotazione ai Commissari Ilva in AS per progetti di decarbonizzazione. Il governo non è d’accordo ed infatti vota dando parere contrario. L’indicazione dei vertici del Partito Democratico è di stare dalla parte del governo (non fosse altro perché è stato proprio il Pd a cercare di destinare la stessa somma per le stesse finalità pochi mesi prima) come faranno Lega e Forza Italia: ma il rappresentante dei Dem in commissione vota a favore dell’emendamento di Turco, insieme al Movimento 5 Stelle e a LeU (Liberi e Uguali). Si astengono Italia Viva e soprattutto Fratelli d’Italia: proprio grazie al partito di opposizione di Giorgia Meloni la votazione finisce 14 a 14 ed il governo si salva in extremis, con l’emendamento di Turco che viene respinto.

    Stando a quanto dichiarato dal rappresentante dei Dem in commissione, tal Stefano Collina, il voto a favore da lui espresso rispondeva alla volontà di non rompere l’alleanza politica sottoscritta poche ore prima a Taranto, proprio dal senatore Turco e dal candidato sindaco Melucci. E che il rischio era calcolato in quanto aveva previsto che la votazione sarebbe finita comunque in parità.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/19/per-ilva-fondi-sace-e-150-milioni-dei-riva/)

    Ora. Ci asteniamo dal commentare il comportamento dei singoli partiti, così come dei singoli personaggi politici a qualsivoglia livello essi siano. Così come evitiamo di chiederci su quali basi alla fin fine si poggiano determinate alleanze politiche a Roma, Bari e Taranto. Quello che chiediamo da anni e anni, restando come sempre inascoltati, è una politica che scelga finalmente la serietà e la competenza per affrontare questioni complesse di difficile soluzione. Basterebbe semplicemente questo: e sarebbe già tanto. Ed invece il basso livello a cui siamo decaduti, anche per colpa di una società civile che spesso ha rincorso guru e obiettivi irrealizzabili finendo per disperdersi in mille rivoli, fa si che lo stato attuale delle cose sia questo. Dove regna una confusione e un pressappochismo totale sull’intera quesitone ambientale e sanitaria di Taranto e il suo futuro economico e sociale. Che appare sempre più fosco a guardare chi ci governa e rappresenta partendo da Roma, passando da Bari ed infine arrivando qui nella splendida città dei Due Mari, pronta ad assistere all’ennesimo giro di giostra delle prossime elezioni amministrative. Auguri.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/04/ex-ilva-trattativa-su-proroga-del-contratto/)

    Ps: infine, qui sotto, trovate il documento depositato lo scorso 12 aprile dai Commissari Straordinari di Ilva in AS, quello che con molta probabilità il ministro Cingolani non ha ancora letto. 

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