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  • “Chiudere il siderurgico di Taranto”

    “Chiudere il siderurgico di Taranto”

    Oggi in Commissione Petizioni al Parlamento Europeo si è parlato del caso Taranto. Ad essere ricevuti Rosa D’Amato (Europarlamentare Greens/EFA), Luciano Manna (Veraleaks), Maurizio Striano (Genitori Tarantini), Bartolomeo Lucarelli (LiberiAmo Taranto).

    “La Commissione europea deve andare avanti con la procedura d’infrazione sull’ex Ilva e deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Ue. La situazione ambientale e sanitaria a Taranto continua a essere insostenibile. Lo stabilimento va chiuso, quantomeno a partire dall’area a caldo, perché la salute dei tarantini va tutelata, così come vanno tutelate le altre attività economiche locali che intendono svilupparsi e portare avanti le loro attività pulite. Dobbiamo affrancarci dalla monocultura dell’acciaio che in tutti questi anni ha portato solo inquinamento, morti e malattie, sottraendo risorse a uno sviluppo realmente sostenibile e di lunga durata” ha dichiarata Rosa D’Amato, eurodeputata del gruppo Greens/EFA in conferenza stampa a margine dell’audizione in commissione Petizioni al Parlamento europeo dei rappresentanti delle associazioni Genitori tarantini, LiberiAmo Taranto e Veraleaks in merito alle due petizioni aperte dai cittadini della città pugliese per denunciare l’inquinamento legato all’ex Ilva.

    “Siamo tutti qui uniti per agire nella stessa direzione – aggiunge D’Amato -. Continueremo a fare esposti alla procura. La commissione Petizioni del Parlamento europeo chiederà chiarimenti al governo italiano e alla Commissione Ue. E noi proseguiremo le nostre battaglia sul territorio e in Europa. Ricordo anche alcuni risultati raggiunti: grazie all’impegno del mio ufficio e del mio gruppo, i Greens, siamo riusciti a evitare che i fondi del Just transition fund vadano all’ex Ilva. Perché la questione dell’ex Ilva è anche economica: se mettiamo sul piatto la spesa sanitaria che comporta lo stabilimento e le attività economiche che chiudono e non riescono a svilupparsi a causa della monoculture dall’acciaio, la bilancia pende chiaramente per la chiusura dello stabilimento“, conclude l’eurodeputata tarantina.

    (leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

  • Uniti per la pace: il Comitato di Taranto c’è 

    Uniti per la pace: il Comitato di Taranto c’è 

    Il Comitato per la Pace di Taranto aderisce e partecipa alla manifestazione di domani, 2 dicembre “Uniti per la pace” che si svolgerà domani mattina alle 09:30 in Piazza Marconi e in serata alle 18:30 in Via D’Aquino.

    “Ci saremo per chiedere alle istituzioni di adoperarsi per la sola via utile alla pace: la diplomazia. Chiediamo che si lavori per il cessate il fuoco immediato e che si arrivi ad una conferenza di pace che metta fine a questo conflitto che dura ormai da troppo tempo e che ha messo in ginocchio le popolazioni coinvolte – affermano dal comitato -. Gli eserciti che si fronteggiano costano alla vita delle persone un prezzo enorme e l’inverno non può che aggravare la situazione già drammatica”.

    “Ci riconosciamo nei valori universali della pace e del disarmo e per questo motivo ribadiamo la nostra netta contrarietà ad ogni ipotesi di partecipazione e al supporto del nostro Paese ad un conflitto armato tra Russia e Ucraina. Purtroppo registriamo che la direzione da noi auspicata e chiesta a gran voce anche alla manifestazione nazionale a Roma viene ancora ignorata permettendo che la guerra semini morte e distruzione: la risoluzione del Parlamento Europeo, infatti, chiude le porte alla trattativa e alla ricerca di una soluzione pacifica e il provvedimento inserito dal Governo italiano nella manovra permette ancora l’ulteriore invio di armi nei luoghi di conflitto – concludono dal comitato -. Noi continueremo a scendere in piazza a chiedere di fermare la guerra con delle trattative di pace. Ci saremo il 2 dicembre e ci saremo tutte le volte che si scenderà in piazza finché non si arriverà ad una conferenza di pace”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/11/18/il-2-dicembre-taranto-in-piazza-per-la-pace/)

  • Just Transition Fund: ok a fondi per Taranto

    Just Transition Fund: ok a fondi per Taranto

    E’ arrivato l’ok del Parlamento europeo agli 1,5 miliardi di euro in sovvenzioni dal bilancio Ue e 10 miliardi di euro in prestiti della Banca europea per gli investimenti (Bei), destinati alle regioni più colpite dalla transizione verso la neutralità climatica. E’ il piano di aiuti che dovrebbero permettere ai territori ancora dipendenti dall’industria ad alta intensità di carbonio di realizzare gli obiettivi del Green deal entro il 2050.

    In Italia, per ora si tratta di Sulcis-Iglesiente in Sardegna e Taranto in Puglia.

    Un po’ più della metà delle risorse dovrebbe andare a Taranto. Puglia e Sardegna potrebbero destinare a questi piani anche una quota della propria dote dei fondi strutturali classici, il Fondo per lo sviluppo regionale e il Fondo sociale. I due Piani territoriali comporranno un Programma nazionale unitario di cui sarà autorità di gestione l’Agenzia per la coesione territoriale, con una forte delega alle autorità locali per l’attuazione.

    I Piani dovranno fornire dettagli in merito alla necessità di diversificazione economica, riqualificazione professionale e risanamento ambientale a seconda delle peculiarità delle aree geografiche.

    Già avviate le consultazioni con le amministrazioni competenti per materia ai diversi livelli territoriali, ma anche con i soggetti privati interessati dal processo di transizione e de-carbonizzazione nelle aree in questione. Tra i soggetti coinvolti, il MiSE, il ministero per la Transizione ecologica e il ministero del Lavoro, le parti sociali e le autorità locali. In autunno dovrebbe arrivare l’ok definitivo.

    L’impiego dei fondi in particolare per Taranto dovrebbe vertere su tre direttrici: intervenire sul processo produttivo per ridurre la dipendenza dal carbone; sviluppare nell’area interessata la produzione di energie pulite, in particolare l’idrogeno, che consentano tra l’altro il riassorbimento di lavoratori; interventi compensativi di riqualificazione ambientale e sociale del territorio.

    Ma il processo di assegnazione e di identificazione dei beneficiari è in divenire e potranno presentare richiesta di finanziamento le regioni identificate da ogni governo nei piani nazionali per la transizione giusta.

    Fra le novità approvate dagli eurodeputati ci sono un aumento del 25% nelle sovvenzioni, l’assistenza finanziaria per la preparazione dei progetti destinati, nuove disposizioni per garantire il rispetto dei valori di protezione ambientale e parità di genere, criteri di assegnazione precisi nel caso ci fossero troppe richieste. Si spera così di mobilitare tra i 25 e i 30 miliardi di euro di investimenti pubblici nei prossimi sette anni. 

    (leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/05/06/just-transition-found-ok-ue-a-progetto-italia-su-taranto4/)