Un abisso. E’ questo il termine di paragone migliore tra l’audizione della dott.ssa Vera Corbelli, presso l’Aula del V piano di Palazzo San Macuto, in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati sul tema dell’Ilva di Taranto, e quella dello scorso mese del prefetto di Taranto Demetrio Martino, già Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto.
Ma è anche il termine più appropriato per definire lo scenario nel quale rischiano di precipitare le bonifiche del SIN di Taranto di qui ai prossimi anni. Anche a fronte della notizia giunta ieri sera, secondo la quale al prefetto Martino sia stato prorogato l’incarico di Commissario straordinario per le bonifiche.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/29/bonifiche-a-taranto-e-il-caos-totale/)
L’audizione della dott.ssa Corbelli è durata oltre due ore, e ci ha restituito l’immagine più ‘vera’, scusate il gioco di parole, di un tecnico che ha ricoperto con dedizione e serietà, finanche con passione, il suo ruolo dal 2014 al 2020. Due ore nelle quali, in un paio di circostanze, la Corbelli ha alzato il tono della voce per ‘urlare‘ tutta la sua rabbia, la sua delusione, la sua frustrazione nei confronti del trattamento ricevuto dalle istituzioni. E per difendere il suo operato che in tanti, troppi, in questi ultimi anni hanno criticato senza averne il titolo per farlo. 
Quanto dichiarato dalla dott.ssa Corbelli in audizione, lo abbiamo riportato in tutti questi anni sia sulle pagine del quotidiano TarantoOggi (sino al settembre 2015) che su quelle del corriereditaranto.it. A cominciare da tutto il lavoro svolto nel suo sessennio, coadiuvata da una struttura di supporto di prim’ordine, tra cui l’ing. Raffale Velardo e l’ing. Gennaro Capasso che erano seduti al suo fianco nell’aula di palazzo San Macuto. Ma nei prossimi giorni ritorneremo sui vari interventi per fare il punto della situazione.
(leggi gli articoli sull’ex commissario Vera Corbelli https://www.corriereditaranto.it/?s=vera+corbelli&submit=Go)
Quello che oggi interessa però, è il quadro d’insieme. E’ tutto quello che è accaduto durante e dopo la fine del suo mandato. Che in questi anni non abbiamo mai mancato di denunciare. Alla commissione parlamentare d’inchiesta è stato plasticamente rappresentato uno scenario che definire desolante è poco.
Al di là della pila di documenti e di file lasciati in dote a parlamentari e senatori, che ancora una volta hanno dimostrato di conoscere molto poco delle vicende legate alle bonifiche del SIN di Taranto (con la sola eccezione del deputato taranitno Giovanni Vianello del gruppo Misto), la Corbelli ha smentito le tesi sostenute dal prefetto di Taranto Demetrio Martino e dal ministero della Transizione Ecologica. Il primo, nell’audizione di un mese fa, sostenne di non aver mai avuto accesso alla banca dati al momento del passaggio di consegne, ma di aver sollecitato il trasferimento di tutti i documenti cartacei, caselle di posta elettronica, dominio del sito internet, ma che non tutto gli sarebbe stato consegnato. Pertanto, ne ha dedotto che la banca dati in questione non sia mai esistita. Ma come riportammo nell’articolo di commento di quell’audizione, al prefetto è stato consegnata tutta la documentazione progettuale ed amministrativa relativa agli interventi strutturali da collaudare nonché agli interventi in corso ed a quelli aggiudicati in via provvisoria.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/06/05/bonifica-e-monitoraggio-accordo-tra-la-corbelli-e-listituto-superiore-di-sanita/)
Non solo. Perchè ad un certo punto viene letto alla Corbelli il testo di una mail inviata al prefetto Martino dal ministero dell’Ambiente, datata 13 settembre 2021. In cui viene riportato come lo stesso ministero non sia in grado di aiutarlo, in alcun modo, nel reperire questa banca dati. Peccato che non solo l’ISPRA (l’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sottoposto alla vigilanza del Ministro della Transizione Ecologica) abbia a suo tempo messo nero su bianco che quella banca dati esista eccome. Ma che allo stesso ministero, ogni tre mesi, dal 2014 al 2020, sia stata inviata una relazione in cui si informava lo stesso dell’operato della struttura commissariale guidata dalla dott.ssa Corbelli.
Parliamo, ricordando in cosa consiste questa famosa banca dati, di 5 volumi (pagine totali 3853) contenenti l’elenco dei 96.389 documenti tecnico-scientifici e banche dati prodotti dalla Corbelli in qualità di Commissario Straordinario i cui relativi file (spazio totale occupato 992 GB), organizzati in 11.994 cartelle, sono contenuti in un apposito hard disk; 11 registri protocollo in formato cartaceo (anni dal 2014 al 2020) e relative note in formato digitale (n. 1 hard disk); 1 registro dei decreti in formato cartaceo e relativi decreti originali in formato cartaceo ed in formato digitale (inseriti nell’hard disk di cui sopra). In totale stiamo parlando di 118 mila file.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)
Fa una certa impressione, lo diciamo con cognizione di causa, vedere un tecnico, un impiegato dello Stato (visto che ancora oggi la Corbelli è segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, nonché Commissario Straordinario per l’attuazione dell’intervento di messa in sicurezza e gestione dei rifiuti pericolosi e radioattivi siti nel deposito ex Cemerad, nel territorio del Comune di Statte), smentire in maniera così clamorosa altre istituzioni dello Stato. Com’è possibile che il ministero dell’Ambiente affermi di non essere in grado di reperire il materiale di cui sopra, quando per anni ha partecipato anche alle riunioni del CIS di Taranto, dove veniva sempre dedicata una finestra sugli interventi di bonifica? Oltre ad essere parte integrante di quella Cabina di Regia al cui interno sono presenti tutti gli enti e le istituzioni interessate dal percorso di bonfica del SIN di Taranto?
(leggi il nostro ultimo articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/12/09/bonifica-mar-piccolo-e-tutto-da-rifare/)
Come fa un prefetto, che ha riconosciuto ancora volta, durante un’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta di fronte a parlamentari e senatori, di non avere le competenze tecnico-scientifiche per ricoprire un incarico di siffatta natura (cosa del resto del tutto legittima visto che non si capisce perché un uomo di legge, un uomo dello Stato, un prefetto debba essere sobbarcato di un impegno così gravoso in un territorio di certo non avaro di problemi di altra natura) a ritenersi però all’altezza di esprimere giudizi tecnici di merito sulle bonifiche e sulle decisioni del precedente commissario (il cui curriculum e la stima degli enti di ricerca, delle Università e degli enti preposti alla salvaguardia ambientale come ISPRA, CNR ed ARPA Puglia parlano da soli) criticandole e definendole sbagliate? Tra l’altro senza portare a sostegno di tale tesi alcun documento scientifico? Tanto da decidere, d’imperio, di sospendere la gara europea di partenariato sulla bonfica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo, come confermato dalla stessa Corbelli in audizione? Come fa il prefetto, e su quali basi, a sostenere che il Mar Piccolo vada bonificato tutto e che per farlo bisognerebbe impiegare una cifra pari ad 1 miliardo di euro? E’ fin troppo evidente che più di qualcosa non quadra.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2016/01/15/mar-piccolo-e-area-170-ha-tra-reti-carcasse-e-un-inquinamento-conosciuto-e-taciuto-senza-vergogna/)
Ma c’è di più, ed è forse questo il punto più dirimente dell’intera vicenda. Su quali basi è stato deciso, nell’estate del 2020, che l’incarico di Commissario Straordinario non andasse più prorogato alla dott.ssa Corbelli? Quali valutazioni tecnico-scientifiche furono effettuate sul suo operato? Chi ha deciso che il percorso intrapreso andasse fermato e con esso tutto il sistema integrato creato negli anni, i rapporti con enti e Università, le collaborazioni? Quali organi tecnici hanno valutato negativamente l’intera azione sui singoli interventi, anche da un punto di vista economico con i relativi capitoli di spesa?
(leggi tutti gli articoli sull’ex Cemerad https://www.corriereditaranto.it/?s=cemerad&submit=Go) 
Queste domande le poniamo da almeno due anni. Senza aver mai ricevuto alcuna risposta. E le ha poste pari pari alla Commissione anche la dott.ssa Corbelli. La quale ha chiesto sì di venire anche e giustamente criticata, ma che questo almeno avvenga con dati scientifici concreti alla mano. Ma è chiaro che un confronto pubblico, limpido, su basi scientifiche, non ci sarà mai. Visto che la dott.ssa Corbelli, come ha dichiarato pubblicamente in audizione, dal prefetto non ha ricevuto alcuna risposta. Così come dal ministero dell’Ambiente su diverse questioni.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/06/18/bonifica-cimitero-san-brunone-e-tutto-da-rifare/)
Non solo. Perché è anche ora che la grande ipocrisia che ruota attorno a questa vicenda venga smascherata defintivamente. Come proviamo a fare da anni. Nell’estate del 2020 al governo, nel suo secondo mandato, c’era l’ex premier Giuseppe Conte. Al ministero dell’Ambiente c’era il dott. Sergio Costa. Il CIS di Taranto era affidato in delega al senatore tarantino del Movimento 5 Stelle Mario Turco. Rinaldo Melucci era ancora sindaco di Taranto, mentre il governatore Michele Emiliano era in procinto di ottenere il secondo mandato alla guida della Regione Puglia (entrambi uomini del Partito Democratico). Tutti loro, tranne il dott. Costa almeno non pubblicamente, per anni hanno criticato, a fasi alterne, con toni differenti, l’operato della dott.ssa Corbelli. E certamente non le hanno reso la vita facile. Né hanno pronunciato una sola parola al momento del mancato rinnovo dell’incarico. Né, guarda caso, intervengono mai in maniera diretta sull’argomento bonifiche. Si presume che qualcosa su tutto questo la sappiano eccome.
(leggi tutti gli articoli sulle scuole dei Tamburi https://www.corriereditaranto.it/?s=scuole+tamburi&submit=Go)
Ancora oggi infatti, risultano essere alleati sia al governo che in Regione che alle prossime elezioni amministrative di Taranto. Ma il tema delle bonfiche, a differenza di quello riguardante l’ex Ilva (di cui si parla e straparla come sempre a vanvera), è avvolto da un sinistro silenzio. Com’è possibile che un tema così centrale per il presente e il futuro di questo territorio, come le bonfiche del SIN di Taranto, non venga mai affrontato da nessuno? Perché nessuno a livello politico prende di petto la questione? Dov’è tutta quella società civile, sempre presente sui media ogni qual volta si parla di Ilva, e che si vanta di essere impegnata da anni nella difesa dell’ambiente e della salute? Perché non chiedono conto a chi di dovere, leggi i nomi di cui sopra, del loro operato? Delle loro decisioni politiche? Delle loro critiche del passato alla Corbelli e del silenzio totale sull’operato del prefetto Martino? Sarà forse perché dopo anni di pseudo conflitti politici e sociali oggi sono, ancora una volta, tutti sulla stessa barca elettorale?
leggi gli articoli sul Mercato Ittico Galleggiante https://www.corriereditaranto.it/?s=mercato+ittico+galleggiante&submit=Go)
Resta, alla fine di tutto, la sensazione che questo territorio abbia sprecato ancora una volta un’occasione storica, probabilmente irripetibile. In particolar modo per quanto concerne la bonifica del I seno del Mar Piccolo. E ancora una volta, quando sarà troppo tardi, assisteremo a questa inifinita tragicommedia tutta tarantina, che saremo costretti a riviverla per chissà quanti anni ancora, in cui tutti si stracceranno le vesti, imprecando contro chiunque. Solo che ormai, dopo tanti anni, a questa finta sceneggiata non crede più nessuno. Ad maiora.
(leggi qui tutti gli articoli sulle bonifiche https://www.corriereditaranto.it/?s=bonifiche)