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  • Pd Grottaglie plaude alla ripresa del sito Leonardo

    Pd Grottaglie plaude alla ripresa del sito Leonardo

    “Ancora buone notizie sul fronte della ripresa della produzione di Boeing che naturalmente si riflettono positivamente anche sulle attività dello stabilimento di Grottaglie. Boeing riprende finalmente le consegne del suo B787-10 alla Compagnia aerea di bandiera olandese KLM. Dopo due anni di stop dovuti alla pandemia e ai problemi di Boeing con la FAA, che ha rallentato le consegne del 787 Dreamliner, arriva finalmente una boccata d’ossigeno che fa ben sperare per la ripresa della produzione che porterà ad interrompere la cassa integrazione dei lavoratori di Grottaglie. Questa notizia arriva dopo il via libera, dato qualche giorno fa dalla FAA che ha consentito a Boeing di riprendere la produzione e le consegne del B787 e fa il paio, anche, con l’accordo fra China Airlines, la compagnia di bandiera di Taiwan e Boeing per l’acquisto di 16 Dreamliner B787-9, che segnala la ripresa della domanda di questi velivoli”. E’ questo il commento della segreteria del Pd di Grottaglie alla ripresa dell’attività produttiva del sito di Grottaglie, ampiamente annunciata da tempo.

    “Come Partito Democratico di Grottaglie seguiamo sempre con attenzione le notizie che arrivano dal fronte Boeing perche abbiamo a cuore le sorti dello stabilimento di Grottaglie e di centinaia di lavoratori costretti a non avere certezze sul futuro del proprio posto di lavoro in questi anni di crisi del comparto. La programmazione dei carichi di lavoro dello Stabilimento Leonardo a Grottaglie, nel Piano di Trasformazione e Rilancio della Divisione Aerostrutture datato 10 gennaio 2022, già prevedeva il rientro in piena attività di 303 lavoratori quest’anno e di 610 lavoratori nel 2023. Però, a fronte delle nuove positive congiunture del mercato aeronautico mondiale, forse questi numeri andrebbero aggiornati in aumento. Per cui il PD di Grottaglie chiede che sia prontamente rivista quella programmazione, in dirittura del prossimo biennio industriale. E venga pure dato il nuovo traguardo temporale del rientro della intera platea storica di tutti gli addetti locali, 1.325 unità, oltre alle diverse centinaia di maestranze dell’indotto. È questo che ci aspettiamo, con chiarezza e rispetto nei confronti degli stessi lavoratori, delle imprese e delle Istituzioni, che sottoscrissero l’accordo di Programma con cui fu finanziato l’opificio di Grottaglie (ex Alenia)” concludono dalla segreteria del Pd di Grottaglie.

    (leggi il nostro articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/28/leonardo-confermato-piano-rilancio-grottaglie/)

  • Discarica Grottaglie, Pd ricorre a Corte Conti

    Discarica Grottaglie, Pd ricorre a Corte Conti

    I consiglieri comunali di Grottaglie del gruppo del Partito Democratico, Francesco Donatelli, Ciro Petrarulo, Alfredo Traversa, Giovanni Marinelli e Massimo Carrieri, hanno inviato alla Procura regionale della Corte dei Conti un esposto in cui chiedono di accertare le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti al fine di poter ristorare l’Ente comunale del notevole danno subito per il mancato recupero delle royalties per la discarica gestita dalla società Linea Ambiente srl, già Ecolevante spa, di circa 3.500.000 euro.

    “L’amministrazione comunale, nel 2016, – si legge nella nota stampa divulgata da Donatelli in qualità di Presidente del Gruppo Consiliare del PD di Grottaglie – allo scopo di conseguire la riscossione delle royalties ad esso dovute dalla società Linea Ambiente srl già Ecolevante spa, dava mandato al proprio ufficio legale di instaurare la procedura arbitrale per recuperare la somma di 6.042.737,54 euro. Ma la procedura si concludeva con il recupero di una parte del dovuto e cioè 2.841.380 euro“.

    Per questo motivo i consiglieri comunali hanno intrapreso “una doverosa azione per conoscere le ragioni del parziale introito nelle casse comunali. Ma si sono scontrati con un muro di silenzi e di chiusura a tutte le iniziative e proposte fino alla bocciatura, da parte del Sindaco e della maggioranza del Consiglio comunale, della mozione presentata e discussa il 30 giugno scorso – prosegue la nota -. Non solo. L’amministrazione comunale ha rifiutato l’acquisizione di un dettagliato e motivato parere, da parte del Responsabile dell’Ufficio Legale, ma anche di nominare un collegio di consulenti legali al fine di accertare eventuali responsabilità di amministratori, funzionari, collaboratori, professionisti incaricati o altri soggetti comunque coinvolti. Di fronte a questa chiusura – si conclude la nota – incomprensibile alla luce dell’ingente danno causato alle casse comunali, ai consiglieri è rimasta l’unica strada da percorrere: quella di ricorrere alla Magistratura contabile“.

    (leggi tutti gli articoli sulla discarica di Grottaglie https://www.corriereditaranto.it/?s=discarica+grottaglie&submit=Go)

  • Presidenza Provincia, si ritira anche Longo

    Presidenza Provincia, si ritira anche Longo

    Dopo il sindaco di Grottaglie Ciro D’Alò, con polemica politica di un certo peso annessa (contro l’atteggiamento politico del Partito Democratico e dopo il documento del 25 agosto dei consiglieri di maggioranza del comune capoluogo con il quale avrebbero chiesto ufficialmente al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci di candidarsi), arriva anche il ritiro della candidatura a presidente della Provincia di Taranto del sindaco di Maruggio, nonché attuale vicepresidente dell’ente, Alfredo Longo.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/08/27/provincia-dalo-arretra-e-attacca/)

    Dopo averla annunciata ad inizio agosto durante l’Assemblea dei sindaci Longo, nominato vicepresidente lo scorso 5 maggio dal presidente Gugliotti (ex sindaco di Castellaneta) e nella quale aveva di fatto annunciato l’indizione della consultazione e la sua stessa candidatura come civico (eletto nel gruppo “Progetto Comune” di area centrodestra), fa un passo indietro. Anche perché, numeri alla mano, vincere questa tornata elettorale è  praticamente impossibile, specie dopo il ritiro del collega D’Alò.

    Il sindaco di Maruggio sottolinea infatti come “pur essendo una figura civica e trasversale non posso non considerare il quadro che i partiti, il comune capoluogo e la Regione Puglia, stiano riservando alla Provincia di Taranto. L’elezione del Presidente è legata ad una assurda normativa che non permette ai cittadini di esprimere liberamente il proprio voto, ma dipende da sproporzionate rappresentazioni di forza che favoriscono più un accordo elettorale
    tra pochi piuttosto che un democratico confronto tra proposte politiche diverse. Spero che il metodo di lavoro che ho intrapreso, ovvero quello della collegialità e della partecipazione, rimanga un principio cardine nella mente e nel cuore del nuovo presidente della nostra meravigliosa Provincia“.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/08/28/melucci-il-dado-e-tratto/)

    Tutto questo è possibile perché, è bene ricordarlo, le elezioni per il presidente della Provincia (e per il rinnovo del Consiglio che si sono svolte lo scorso gennaio), sono consultazioni di secondo livello. A votare infatti sono solo i componenti dei consigli comunali che compongo il territorio provinciale (sindaci e consiglieri): voteranno dunque tutti i rappresentanti dei comuni della provincia ionica, tranne Pulsano che è commissariato. Inoltre vige il principio del voto ponderato, ovvero hanno un peso specifico maggiore le preferenze espresse dai rappresentanti dei comuni più popolosi (quindi Taranto, Martina Franca, Manduria, Grottaglie). In particolare, nella fase di calcolo finale dei voti, la scheda viola (quella assegnata al Comune di Taranto) pesa mettamente di più rispetto alle altre. Ogni voto proveniente dal capoluogo ionico vale 1.050 punti.

    Dunque, il prossimo 18 settembre a meno di clamorosi ma ad oggi non previste nuove candidature (ricordiamo che nelle scorse settimane sia il sindaco di Statte Franco Andrioli rappresentante del gruppo “Terra Ionica”, sia Fabrizio Quarto, sindaco di Massafra si sono defilati), il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci sarà il nuovo presidente della Provincia di Taranto. Il tutto, ancora una volta come oramai da tanti anni accade a queste latitudini e non solo, con il beneplacito, o sarebbe meglio dire con il ‘permesso‘ del goverantore Emiliano (che a detta del sindaco di Grottaglie due anni fa gli aveva promesso l’appoggio elettorale per la presidenza dell’ente di via Anfiteatro), vero deus ex machina di tutta la politica pugliese del così detto campo largo pseudo progressista. Auguri.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/08/22/2elezioni-provincia-melucci-in-pole/)

  • Politiche, il Pd presenta la sua squadra

    Politiche, il Pd presenta la sua squadra

    “Manca esattamente un mese alla data fissata per le elezioni politiche del 25 settembre, elezioni che non abbiamo voluto, ma alle quali ci prepariamo con le idee molto chiare e soprattutto programmi che segnano distanze siderali dalla destra”: così il commissario del Partito Democratico di Taranto, candidato al Senato nel collegio plurinominale della Puglia, Antonio Misiani, nel corso della presentazione delle candidature del Partito Democratico, tenuta a Faggiano pochi minuti prima del dibattito nell’ambito della Festa dell’Unità.

    “La destra a Taranto, a differenza nostra, non va oltre la centralità della siderurgia. Il Partito Democratico è, senza se e senza  ma, il partito della decarbonizzazione, che punta su un’industria che finalmente inizia a rispettare ambiente e salute, pur nella consapevolezza della necessità di dover dare risposte ai tanti lavoratori che temono per la loro stabilità professionale. Poi – prosegue il senatore Misiani – uno sguardo costante è rivolto a tutte le risorse non adeguatamente utilizzate, quelle che ci permetteranno di promuovere uno sviluppo economico alternativo alla monocultura dell’acciaio. E quindi turismo in tutte le sue declinazioni, valorizzazione delle attività manifatturiere e portuali indipendenti dall’acciaieria, rilancio dell’agricoltura e della pesca”.

    Poi con riferimento a temi di respiro nazionale: “Per quel che riguarda la materia energetica, che tanto preoccupa imprese e famiglie, va senza dubbio fissato un tetto massimo sul costo dell’energia elettrica. Come PD, abbiamo proposto anche il raddoppio del credito d’imposta per gli extra costi di gas ed elettricità per le imprese e un contratto luce agevolato che faccia leva su contratti di lungo periodo da fonti rinnovabili”. Ieri sera, in piazza Aldo Moro a Faggiano, erano presenti, oltre al senatore Misiani, i candidati alla Camera nel collegio plurinominale Taranto-Altamura: Ubaldo Pagano (deputato uscente), Francesca Viggiano e Barbara Panunzio, il candidato alla Camera nel collegio uninominale: Giampiero Mancarelli,  e la candidata al Senato nel collegio uninominale Taranto-Brindisi: Maria Grazia Cascarano.

  • Comune, Viggiano nominata assessore

    Comune, Viggiano nominata assessore

    Con la nomina di Francesca Viggiano si completa la giunta Melucci. All’avvocato Viggiano il sindaco ha affidato la delega agli Affari Generali e Risorse umane.

    “Sono molto soddisfatto”: è questo il commento del senatore Antonio Misiani, commissario provinciale del PD Taranto, in relazione alla delega  assessorile agli Affari Generali e Risorse Umane, affidata a Francesca Viggiano, consigliera comunale PD, ora componente dell’esecutivo del comune di Taranto.

    “Con la nomina di Viggiano- aggiunge Misiani –  la squadra del sindaco Melucci potrà contare sul contributo di una donna di grande esperienza e competenza, che ha dimostrato il suo valore e le sue capacità nel corso del passato mandato amministrativo. Con l’elezione del presidente del consiglio comunale, il quadro dei ruoli politici del comune sarà completo”.

    Sempre nella giornata di oggi, i consiglieri del PD hanno scelto Gianni Liviano come proprio capogruppo. “A stretto giro intanto – conclude  il senatore Misiani-  il Partito Democratico solleciterà un confronto con il sindaco anche sull’assetto futuro delle società controllate dal comune, che il primo cittadino ha annunciato di voler riorganizzare”.

  • Comune, Lonoce premiato da Emiliano?

    Comune, Lonoce premiato da Emiliano?

    Tutto è bene quel che finisce bene. Almeno così pare. Ed in politica, per far sì che ciò accada, spesso la strada da seguire è soltanto una: accontentare tutti, trovare un ruolo a tutti coloro i quali lo ‘meritano‘ o ne hanno ‘diritto‘ secondo le logiche del politichese.

    E’ in questo modo, secondo fonti ben informate, che è stata dissinescata la prima mina su cui la nuova amministrazione Melucci avrebbe rischiato metaforicamente di saltare. E di farlo soprattutto nel giorno in cui si presenta alla città nella casa di tutti i cittadini: il primo consiglio comunale in programma mercoledì 27 luglio a Palazzo di Città, quando i consiglieri comunali neo eletti dovranno a loro volta eleggere il presidente della massima  assise cittadina.

    Che secondo un accordo politico pre-elettorale, che pare non tutti conoscessero (cosa alquanto rischiosa e controproducente qualora fosse vera), spettava alla terza lista in ordine di preferenze della coalizione guidata da Rinaldo Melucci, ottenuta dalla lista civica CON formazione politica creata ad hoc esattamente un anno fa dal governatore Michele Emiliano, dove il più suffragato è risultato Piero Bitetti (con 1512 voti), poltiico di lungo corso e che aveva ricoperto la carica di presidente del consiglio comunale dal 2012 al 2017.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/23/consiglio-comunale-parla-bitetti/)

    Agguerrito concorrente Lucio Lonoce, esponente del Partito Democratico (cassintegrato di ex Ilva in AS), anch’egli tra i più suffragati nell’ultima tornata elettorale come spesso gli accade (ben 1632 voti, secondo più suffragato alle spalle del consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio primo con 1932 preferenze), presidente del consiglio comunale durante la prima amminsitrazione Melucci, motivo per il quale aveva offerto la propria candidatura in continuità con il recente passato.

    Onde evitare la conta fraticida con conseguenze imprevedibili, si è scelto di correre ai ripari. Non solo attribuendo, di fatto, la carica al consigliere Bitetti. Ma soprattutto attraverso una mediazione politica: nelle scorse ore si sarebbe infatti svolto un incontro a cui hanno preso parte, in particolare il presidente della giunta regionale Michele Emiliano, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, il senatore e commissario jonico del Pd Antonio Misiani, l’onorevole Ubaldo Pagano del Pd ed il segretario regionale del partito Marco Lacarra. Al termine del quale il consigliere Lucio Lonoce avrebbe ottenuto la promessa di essere valorizzato non solo in quanto politico di lungo corso e tra i più suffragati, ma anche per aver fatto un passo indietro nella disputa per il ruolo di presidente del consiglio comunale. E secondo i ben informati, il ‘premio‘ consisterebbe in una nomina all’interno del consiglio di amministrazione dell’Acquedotto Pugliese, che arriverebbe direttamente dal governatore Emiliano.

    Difficile dire al momento quanto corrisponda a verità tale ipotesi (visto che durante la campagna elettorale si vociferava della possibilità che Bitetti ottenesse da Emiliano un posto all’interno del cda di Aeroporti di Puglia). Ma certamente nei prossimi giorni si capirà meglio come è stata risolta la querelle in questione. Conclusasi con sorrisi e pacche sulle spalle non certo e non soltanto per rispetto delle istituzioniStaremo a vedere.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/07/22/comune-mercoledi-il-primo-consiglio/)

  • Misiani nuovo commissario Pd Taranto

    Misiani nuovo commissario Pd Taranto

    Il segretario del Partito Democratico Enrico Letta ha nominato il senatore Antonio Misiani, responsabile Economia e Finanze del partito, commissario del Partito democratico della provincia di Taranto.

    Misiani è nato a Bergamo nel 1968, laurea in Economia politica all’Università Bocconi di Milano. Nel 2006 è stato eletto alla Camera dei Deputati e nel 2018 al Senato. In entrambi i rami del Parlamento è stato membro della Commissione Bilancio. È stato viceministro dell’Economia e Finanze del governo Conte II. Dal 2009 al 2013 è stato Tesoriere nazionale del Partito Democratico. Fa parte della Presidenza nazionale di ALI – Autonomie Locali Italiane.

    Andrà a sostituire Nicola Oddati, dirigente nazionale dem e nominato commissario dei democrat di Taranto nel luglio 2020 insieme al consigliere regionale del Pd Giovanni Chianese, come organismo preposto per sostituire la segreteria provinciale del partito a seguito della dimissioni di Gianpiero Mancarelli (poi nominato presidente della società partecipata all’igiene urbana ex AMIU ora Kyma Ambiente).

    Oddati si è dimesso lo scorso 29 aprile subito dopo la notizia che lo vede indagato dalla Procura di Napoli, insieme ad altre 12 persone (tra le quali figura anche Luciano Santoro, ex segretario del Pd ionico): secondo l’accusa Santoro avrebbe provato a “indirizzare” la gara da 4,5 milioni di euro, stanziati dal Comune di Taranto per trasformare palazzo Carducci, edificio a pochi metri dal Museo Diocesano e la cattedrale di Taranto, in un contenitore culturale: un tentativo che secondo i magistrati napoletani sarebbe avvenuto attraverso gli interventi che Santoro avrebbe offerto a Oddati e all’impresa riconducibile all’amico di vecchia data, l’imprenditore campano Salvatore Musella. Che però attrverso il suo avvocato di non aver vinto la gara in questione.

    Comune di Taranto che proprio pochi giorni fa ha pubblicato il bando di gara per il Recupero del Palazzo Carducci da destinare ad attività culturali in Città vecchia  denominato “Intervento C.I.S. finanziato con delibera CIPE 10/2018 Procedura aperta di importo superiore alla soglia di rilevanza comunitaria, ai sensi dell’art. 60 del D. Lgs. n. 50/2016 e s. m. e i., per l’affidamento del servizio di architettura e ingegneria inerente la direzione lavori-contabilità e il coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione“.

  • Salviamo le bonifiche dall’abisso

    Salviamo le bonifiche dall’abisso

    Un abisso. E’ questo il termine di paragone migliore tra l’audizione della dott.ssa Vera Corbelli, presso l’Aula del V piano di Palazzo San Macuto, in Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati sul tema dell’Ilva di Taranto, e quella dello scorso mese del prefetto di Taranto Demetrio Martino, già Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto.

    Ma è anche il termine più appropriato per definire lo scenario nel quale rischiano di precipitare le bonifiche del SIN di Taranto di qui ai prossimi anni. Anche a fronte della notizia giunta ieri sera, secondo la quale al prefetto Martino sia stato prorogato l’incarico di Commissario straordinario per le bonifiche.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/04/29/bonifiche-a-taranto-e-il-caos-totale/)

    L’audizione della dott.ssa Corbelli è durata oltre due ore, e ci ha restituito l’immagine più ‘vera’, scusate il gioco di parole, di un tecnico che ha ricoperto con dedizione e serietà, finanche con passione, il suo ruolo dal 2014 al 2020. Due ore nelle quali, in un paio di circostanze, la Corbelli ha alzato il tono della voce per ‘urlare‘ tutta la sua rabbia, la sua delusione, la sua frustrazione nei confronti del trattamento ricevuto dalle istituzioni. E per difendere il suo operato che in tanti, troppi, in questi ultimi anni hanno criticato senza averne il titolo per farlo.

    Quanto dichiarato dalla dott.ssa Corbelli in audizione, lo abbiamo riportato in tutti questi anni sia sulle pagine del quotidiano TarantoOggi (sino al settembre 2015) che su quelle del corriereditaranto.it. A cominciare da tutto il lavoro svolto nel suo sessennio, coadiuvata da una struttura di supporto di prim’ordine, tra cui l’ing. Raffale Velardo e l’ing. Gennaro Capasso che erano seduti al suo fianco nell’aula di palazzo San Macuto. Ma nei prossimi giorni ritorneremo sui vari interventi per fare il punto della situazione.

    (leggi gli articoli sull’ex commissario Vera Corbelli https://www.corriereditaranto.it/?s=vera+corbelli&submit=Go)

    Quello che oggi interessa però, è il quadro d’insieme. E’ tutto quello che è accaduto durante e dopo la fine del suo mandato. Che in questi anni non abbiamo mai mancato di denunciare. Alla commissione parlamentare d’inchiesta è stato plasticamente rappresentato uno scenario che definire desolante è poco.

    Al di là della pila di documenti e di file lasciati in dote a parlamentari e senatori, che ancora una volta hanno dimostrato di conoscere molto poco delle vicende legate alle bonifiche del SIN di Taranto (con la sola eccezione del deputato taranitno Giovanni Vianello del gruppo Misto), la Corbelli ha smentito le tesi sostenute dal prefetto di Taranto Demetrio Martino e dal ministero della Transizione Ecologica. Il primo, nell’audizione di un mese fa, sostenne di non aver mai avuto accesso alla banca dati al momento del passaggio di consegne, ma di aver sollecitato il trasferimento di tutti i documenti cartacei, caselle di posta elettronica, dominio del sito internet, ma che non tutto gli sarebbe stato consegnato. Pertanto, ne ha dedotto che la banca dati in questione non sia mai esistita. Ma come riportammo nell’articolo di commento di quell’audizione, al prefetto è stato consegnata tutta la documentazione progettuale ed amministrativa relativa agli interventi strutturali da collaudare nonché agli interventi in corso ed a quelli aggiudicati in via provvisoria.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/06/05/bonifica-e-monitoraggio-accordo-tra-la-corbelli-e-listituto-superiore-di-sanita/)

    Non solo. Perchè ad un certo punto viene letto alla Corbelli il testo di una mail inviata al prefetto Martino dal ministero dell’Ambiente, datata 13 settembre 2021. In cui viene riportato come lo stesso ministero non sia in grado di aiutarlo, in alcun modo, nel reperire questa banca dati. Peccato che non solo l’ISPRA (l’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sottoposto alla vigilanza del Ministro della Transizione Ecologica) abbia a suo tempo messo nero su bianco che quella banca dati esista eccome. Ma che allo stesso ministero, ogni tre mesi, dal 2014 al 2020, sia stata inviata una relazione in cui si informava lo stesso dell’operato della struttura commissariale guidata dalla dott.ssa Corbelli.

    Parliamo, ricordando in cosa consiste questa famosa banca dati, di 5 volumi (pagine totali 3853) contenenti l’elenco dei 96.389 documenti tecnico-scientifici e banche dati prodotti dalla Corbelli in qualità di Commissario Straordinario i cui relativi file (spazio totale occupato 992 GB), organizzati in 11.994 cartelle, sono contenuti in un apposito hard disk; 11 registri protocollo in formato cartaceo (anni dal 2014 al 2020) e relative note in formato digitale (n. 1 hard disk); 1 registro dei decreti in formato cartaceo e relativi decreti originali in formato cartaceo ed in formato digitale (inseriti nell’hard disk di cui sopra). In totale stiamo parlando di 118 mila file.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/02/24/ambiente-svenduto-le-verita-taciute-sul-mar-piccolo/)

    Fa una certa impressione, lo diciamo con cognizione di causa, vedere un tecnico, un impiegato dello Stato (visto che ancora oggi la Corbelli è segretario generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, nonché Commissario Straordinario per l’attuazione dell’intervento di messa in sicurezza e gestione dei rifiuti pericolosi e radioattivi siti nel deposito ex Cemerad, nel territorio del Comune di Statte), smentire in maniera così clamorosa altre istituzioni dello Stato. Com’è possibile che il ministero dell’Ambiente affermi di non essere in grado di reperire il materiale di cui sopra, quando per anni ha partecipato anche alle riunioni del CIS di Taranto, dove veniva sempre dedicata una finestra sugli interventi di bonifica? Oltre ad essere parte integrante di quella Cabina di Regia al cui interno sono presenti tutti gli enti e le istituzioni interessate dal percorso di bonfica del SIN di Taranto?

    (leggi il nostro ultimo articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/12/09/bonifica-mar-piccolo-e-tutto-da-rifare/)

    Come fa un prefetto, che ha riconosciuto ancora volta, durante un’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta di fronte a parlamentari e senatori, di non avere le competenze tecnico-scientifiche per ricoprire un incarico di siffatta natura (cosa del resto del tutto legittima visto che non si capisce perché un uomo di legge, un uomo dello Stato, un prefetto debba essere sobbarcato di un impegno così gravoso in un territorio di certo non avaro di problemi di altra natura) a ritenersi però all’altezza di esprimere giudizi tecnici di merito sulle bonifiche e sulle decisioni del precedente commissario (il cui curriculum e la stima degli enti di ricerca, delle Università e degli enti preposti alla salvaguardia ambientale come ISPRA, CNR ed ARPA Puglia parlano da soli) criticandole e definendole sbagliate? Tra l’altro senza portare a sostegno di tale tesi alcun documento scientifico? Tanto da decidere, d’imperio, di sospendere la gara europea di partenariato sulla bonfica dei sedimenti del I seno del Mar Piccolo, come confermato dalla stessa Corbelli in audizione? Come fa il prefetto, e su quali basi, a sostenere che il Mar Piccolo vada bonificato tutto e che per farlo bisognerebbe impiegare una cifra pari ad 1 miliardo di euro? E’ fin troppo evidente che più di qualcosa non quadra.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2016/01/15/mar-piccolo-e-area-170-ha-tra-reti-carcasse-e-un-inquinamento-conosciuto-e-taciuto-senza-vergogna/)

    Ma c’è di più, ed è forse questo il punto più dirimente dell’intera vicenda. Su quali basi è stato deciso, nell’estate del 2020, che l’incarico di Commissario Straordinario non andasse più prorogato alla dott.ssa Corbelli? Quali valutazioni tecnico-scientifiche furono effettuate sul suo operato? Chi ha deciso che il percorso intrapreso andasse fermato e con esso tutto il sistema integrato creato negli anni, i rapporti con enti e Università, le collaborazioni? Quali organi tecnici hanno valutato negativamente l’intera azione sui singoli interventi, anche da un punto di vista economico con i relativi capitoli di spesa?

    (leggi tutti gli articoli sull’ex Cemerad https://www.corriereditaranto.it/?s=cemerad&submit=Go)

    Queste domande le poniamo da almeno due anni. Senza aver mai ricevuto alcuna risposta. E le ha poste pari pari alla Commissione anche la dott.ssa Corbelli. La quale ha chiesto sì di venire anche e giustamente criticata, ma che questo almeno avvenga con dati scientifici concreti alla mano. Ma è chiaro che un confronto pubblico, limpido, su basi scientifiche, non ci sarà mai. Visto che la dott.ssa Corbelli, come ha dichiarato pubblicamente in audizione, dal prefetto non ha ricevuto alcuna risposta. Così come dal ministero dell’Ambiente su diverse questioni.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2021/06/18/bonifica-cimitero-san-brunone-e-tutto-da-rifare/)

    Non solo. Perché è anche ora che la grande ipocrisia che ruota attorno a questa vicenda venga smascherata defintivamente. Come proviamo a fare da anni. Nell’estate del 2020 al governo, nel suo secondo mandato, c’era l’ex premier Giuseppe Conte. Al ministero dell’Ambiente c’era il dott. Sergio Costa. Il CIS di Taranto era affidato in delega al senatore tarantino del Movimento 5 Stelle Mario Turco. Rinaldo Melucci era ancora sindaco di Taranto, mentre il governatore Michele Emiliano era in procinto di ottenere il secondo mandato alla guida della Regione Puglia (entrambi uomini del Partito Democratico). Tutti loro, tranne il dott. Costa almeno non pubblicamente, per anni hanno criticato, a fasi alterne, con toni differenti, l’operato della dott.ssa Corbelli. E certamente non le hanno reso la vita facile. Né hanno pronunciato una sola parola al momento del mancato rinnovo dell’incarico. Né, guarda caso, intervengono mai in maniera diretta sull’argomento bonifiche. Si presume che qualcosa su tutto questo la sappiano eccome.

    (leggi tutti gli articoli sulle scuole dei Tamburi https://www.corriereditaranto.it/?s=scuole+tamburi&submit=Go)

    Ancora oggi infatti, risultano essere alleati sia al governo che in Regione che alle prossime elezioni amministrative di Taranto. Ma il tema delle bonfiche, a differenza di quello riguardante l’ex Ilva (di cui si parla e straparla come sempre a vanvera), è avvolto da un sinistro silenzio. Com’è possibile che un tema così centrale per il presente e il futuro di questo territorio, come le bonfiche del SIN di Taranto, non venga mai affrontato da nessuno? Perché nessuno a livello politico prende di petto la questione? Dov’è tutta quella società civile, sempre presente sui media ogni qual volta si parla di Ilva, e che si vanta di essere impegnata da anni nella difesa dell’ambiente e della salute? Perché non chiedono conto a chi di dovere, leggi i nomi di cui sopra, del loro operato? Delle loro decisioni politiche? Delle loro critiche del passato alla Corbelli e del silenzio totale sull’operato del prefetto Martino? Sarà forse perché dopo anni di pseudo conflitti politici e sociali oggi sono, ancora una volta, tutti sulla stessa barca elettorale?

    leggi gli articoli sul Mercato Ittico Galleggiante https://www.corriereditaranto.it/?s=mercato+ittico+galleggiante&submit=Go)

    Resta, alla fine di tutto, la sensazione che questo territorio abbia sprecato ancora una volta un’occasione storica, probabilmente irripetibile. In particolar modo per quanto concerne la bonifica del I seno del Mar Piccolo. E ancora una volta, quando sarà troppo tardi, assisteremo a questa inifinita tragicommedia tutta tarantina, che saremo costretti a riviverla per chissà quanti anni ancora, in cui tutti si stracceranno le vesti, imprecando contro chiunque. Solo che ormai, dopo tanti anni, a questa finta sceneggiata non crede più nessunoAd maiora.

    (leggi qui tutti gli articoli sulle bonifiche https://www.corriereditaranto.it/?s=bonifiche)

  • Bonifiche ex Ilva, tra numeri e politica

    Bonifiche ex Ilva, tra numeri e politica

    Alla fine è avvenuto quel che non doveva accadere. Ma che era fin troppo scontato si sarebbe verificato. Ovvero che l’infinita vicenda Ilva finisse per essere ancora una volta strumentalizzata nell’eterna, populistica e demagogica campagna elettorale che attanaglia da anni la politica italiana. Costellata di uomini e donne che si ritrovano spesso e volentieri dal nulla ad occupare scranni di Parlamento e Senato. A far parte di ministeri centrali per la vita economica e sociale di un’intera nazione e di milioni di cittadini. O a diventare governatori di Regione, presidenti di provincia, sindaci di comuni, senza disdegnare il ruolo di assessori o consiglieri. Il problema però, non si ferma a questo. Perché costoro, la stragrande maggioranza, pecca finanche di superbia finendo per straparlare di questioni complesse, senza avere nemmeno la briga di informarsi un minimo. Di andarsi a cercare e a leggere carte che sono sotto i loro occhi. E che a loro più che a chiunque altro sono facilmente accessibili.

    E così, invece di proporre soluzioni, di avere uno sguardo proiettato sul futuro, di affrontare seriamente come il ruolo che rivestono vorrebbe problemi irrisolti da anni, finiscono per accapigliarsi in questioni di lana caprina, incappando in brutte figure che finiscono per affossare ancora di più l’immagine della politica agli occhi di cittadini già di per sé poco interessati e attenti a ciò che accade intorno a loro. E’ così da anni siamo costretti a leggere comunicati che sfiorano il ridicolo o ad ascoltare affermazioni e prese di posizione imparate a memoria come le poesie negli anni della scuola materna, quando di fatto si ha ancora poca contezza di ciò che si sta dicendo e di cui si sta parlando.

    Ciliegina sulla torta, quanto dichiarato mercoledì alla Camera dei Deputati dal ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. Il quale durante il question time, interpellato sui fondi sequestrati alla famiglia Riva che anni addietro furono destinati per la bonifica e la decontaminazione delle aree interne al siderurgico Ilva, ha sostanzialmente dichiarato di saperne poco o nulla. E che in questi giorni, insieme ai tecnici del ministero, studierà le carte di cui è in possesso. Può sembrare paradossale ma questo è.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/11/bonifiche-ex-ilva-valutazioni-in-corso-1/)

    Ultimo motivo del contendere oramai da diversi mesi, sul quale ancora una volta cercheremo di fare chiarezza si spera in via definitiva, sono infatti le norme sull’utilizzo dei fondi sequestrati alla famiglia Riva, il così detto Patrimonio Destinato, acquisite dall’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva tra il giugno 2017 e il dicembre 2018, e pari ad 1,157 miliardi di euro. L’utilizzo di tali somme è vincolato dall’articolo 3, comma 1 del D.L. 1/2015, per finanziare interventi di risanamento e bonifica ambientale delle aree del siderurgico. 

    A valle dell’accordo tra lo Stato italiano e ArcelorMittal nel settembre 2018 per la gestione in fitto dei rami aziendali dell’ex Ilva, venne previsto che 617 milioni di euro venissero utilizzarti dai Commissari straordinari di Ilva in AS per la bonifica e la messa in sicurezza permamente delle aree esterne (alcune comprese ed altre non all’interno del Piano Ambientale 2017), mentre la restante parte venisse allocata nell’ambito della gestione di Acciaierie d’Italia di cui 352 milioni di euro destinati ad inteventi di decontaminazione nello stabilimento (previsto dal contratto di affitto) e 188 milioni di euro per le bonifiche del sottosuolo dello stabilimento così come previsto dall’Addendum del contratto sottoscritto nel 2018 con ArcerloMittal (poi diventata Accaierie d’Italia).

    Dal 2018 in poi sono iniziate le diverse operazioni, da un lato da parte dei Commissari straordinari di Ilva in AS e dall’altro da parte di ArcelorMittal.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/09/bonifica-ex-ilva-si-lavora-sulla-falda/ e l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/10/bonifica-falda-ex-ilva-azienda-ricorre-al-tar/)

    Secondo l’ultimo documento in nostro possesso, che la struttura commissariale ha inviato al governo lo scorso 12 aprile, all’8 aprile di quest’anno dei 540 milioni di euro in dotazione all’azienda93,2 milioni di euro (pari al 17%) risultano erogati a AdI da Ilva in A.S. a fronte di interventi consuntivati riconosciuti; 8,4 milioni di euro (pari al 2%) risultano erogati a AdI da Ilva in A.S. a fronte di interventi preventivati riconosciuti, mentre 8,5 milioni di euro (pari al 8,5%) risultano come fondi spesi da Ilva in A.S. su aree interne stabilimento fino al 31.10.2018.

    Per quanto riguarda invece i 467 milioni di euro di Patrimonio Destinato per la bonifica e messa in sicurezza, 442 milioni (pari al 95%) risultano essere già allocati per gli interventi previsti nelle 18 aree escluse (così dette perché non rientrano nel perimetro aziendale gestito da ArcelorMittal prima e da Acciaierie d’Italia poi ma in quello gestito dai Commissari Ilva), 93 milioni (pari al 20%) risultano impegnati in ordini attivi (in corso) e ordini conclusi nel periodo che va da novembre 2018 ad oggi, ed infine 30 milioni di euro (pari al 6%) risultano già utilizzati.

    Qualcuno adesso si chiederà: perché in seno alla struttura commissariale risultano 467 milioni e non i 617 inizialmente previsti? La risposta è nell’articolo 10, comma 2 D.L. 21 marzo 2022, n. 21, il Decreto Ucraina conosciuto anche con la dicitura ‘taglia prezzi’, approvato ieri in Senato e sul quale il governo ha posto la fiducia. E di cui abbiamo già parlato tempo addietro. Che in sintesi prevede di reindirizzare per un ammontare determinato nel limite massimo di 150 milioni di euro del Patrimonio Destinato, con decreto del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro della transizione ecologica, da adottare di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Presidente della regione Puglia, a progetti di decarbonizzazione del ciclo produttivo dell’acciaio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto, proposti anche dal gestore dello stabilimento stesso ed attuati dall’organo commissariale di ILVA S.p.A., che puo’ avvalersi di organismi in house dello Stato. 

    Dunque, stando ai documenti ufficiali in nostro possesso, al momento non si è configurato alcuno scippo, furto o latrocinio che dir si voglia alle spalle e sulla pelle della città di Taranto e degli interventi di bonifica previsti nelle aree dell’ex Ilva.

    (per chi vuole leggere i vari interventi posti in essere dai Commissari cliccare il link di questo articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/02/16/bonifiche-ex-ilva-a-che-punto-siamo/)

    Ed è qui che la politica nazionale, e poi quella locale, è andata in tilt. Rischiando una rottura non di poco conto all’interno della maggioranza di governo, nonché di riflesso in quella che governa la Regione Puglia e nella coalizione che sostiene alle prossime elezioni comunali del 12 giugno l’ex sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci.

    Perché se è vero che questa alleanza riuscì a cassare lo scorso febbraio l’art. 21 del decreto Milleproroghe Imprese di interesse strategico nazionale”, che prevedeva di utilizzare le somme finora rimaste inutilizzate del Patrimonio Destinato, che secondo la relazione illustrativa erano in tutto 575 milioni, per finanziareprogetti di decarbonizzazione ed elettrificazione del ciclo produttivo dell’acciaio” (450 milioni per l’attuazione del piano ambientale e di tutela sanitaria e 190 milioni alla bonifica del sito del siderurgico di Taranto e della connessa centrale termoelettrica), altrettanto non è accaduto stavolta

    Primo perché fu proprio il Partito Democratico durante la notte del 17 febbraio, a cercare un compromesso nelle commissioni congiunte I e V. Il deputato del Pd Francesco Boccia, braccio destro del governatore Michele Emiliano a Roma e molto vicino all’ex premier Giuseppe Conte, si presentò in commissione con una riformulazione dell’articolo 21, che prevedeva il trasferimento all’azienda di 150 milioni di euro dei 575 milioni su citati destinati a progetti di decarbonizzazione, da autorizzare con un decreto interministeriale “d’intesa il Presidente della Regione Puglia. Ma Forza Italia e Italia Viva si opposero. Molti temevano che quel passaggio prevedesse che quei 150 milioni potessero di fatto finire per essere gestiti dalla stessa Regione, magari attraverso la nomina di un commissario ad acta che sarebbe ovviamente indicato dallo stesso Emiliano. Per tale ragione non se ne fece più nulla e l’emendamento venne definitivamente cassato. E poche ore dopo tutti i partiti esultarono per tale decisione e se ne assegnarono il merito attraverso comunicati stampa di dubbia fattura. Omettendo tutto il resto.

    Poi l’altra notte, presso le commissioni riunite di Finanze e Industria del Senato, arriva l’esame del decreto ‘taglia prezzi’. Il Movimento 5 Stelle, attraverso il senatore tarantino Mario Turco (braccio destro dell’ex premier Giuseppe Conte che da mesi conduce una guerra nemmeno poi tanto sotterranea al primo ministro Mario Draghi), presenta un emendamento abrogativo in merito all’art. 10 comma 2, quello che prevede di reindirizzare i famosi 150 milioni di euro del Patrimonio Destinato in dotazione ai Commissari Ilva in AS per progetti di decarbonizzazione. Il governo non è d’accordo ed infatti vota dando parere contrario. L’indicazione dei vertici del Partito Democratico è di stare dalla parte del governo (non fosse altro perché è stato proprio il Pd a cercare di destinare la stessa somma per le stesse finalità pochi mesi prima) come faranno Lega e Forza Italia: ma il rappresentante dei Dem in commissione vota a favore dell’emendamento di Turco, insieme al Movimento 5 Stelle e a LeU (Liberi e Uguali). Si astengono Italia Viva e soprattutto Fratelli d’Italia: proprio grazie al partito di opposizione di Giorgia Meloni la votazione finisce 14 a 14 ed il governo si salva in extremis, con l’emendamento di Turco che viene respinto.

    Stando a quanto dichiarato dal rappresentante dei Dem in commissione, tal Stefano Collina, il voto a favore da lui espresso rispondeva alla volontà di non rompere l’alleanza politica sottoscritta poche ore prima a Taranto, proprio dal senatore Turco e dal candidato sindaco Melucci. E che il rischio era calcolato in quanto aveva previsto che la votazione sarebbe finita comunque in parità.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/19/per-ilva-fondi-sace-e-150-milioni-dei-riva/)

    Ora. Ci asteniamo dal commentare il comportamento dei singoli partiti, così come dei singoli personaggi politici a qualsivoglia livello essi siano. Così come evitiamo di chiederci su quali basi alla fin fine si poggiano determinate alleanze politiche a Roma, Bari e Taranto. Quello che chiediamo da anni e anni, restando come sempre inascoltati, è una politica che scelga finalmente la serietà e la competenza per affrontare questioni complesse di difficile soluzione. Basterebbe semplicemente questo: e sarebbe già tanto. Ed invece il basso livello a cui siamo decaduti, anche per colpa di una società civile che spesso ha rincorso guru e obiettivi irrealizzabili finendo per disperdersi in mille rivoli, fa si che lo stato attuale delle cose sia questo. Dove regna una confusione e un pressappochismo totale sull’intera quesitone ambientale e sanitaria di Taranto e il suo futuro economico e sociale. Che appare sempre più fosco a guardare chi ci governa e rappresenta partendo da Roma, passando da Bari ed infine arrivando qui nella splendida città dei Due Mari, pronta ad assistere all’ennesimo giro di giostra delle prossime elezioni amministrative. Auguri.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/05/04/ex-ilva-trattativa-su-proroga-del-contratto/)

    Ps: infine, qui sotto, trovate il documento depositato lo scorso 12 aprile dai Commissari Straordinari di Ilva in AS, quello che con molta probabilità il ministro Cingolani non ha ancora letto. 

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  • “Giochi Mediterraneo: fondi non sono persi”

    “Giochi Mediterraneo: fondi non sono persi”

    “Un finanziamento corposo che permetterebbe alla città di Taranto di rendere il contesto idoneo ad ospitare l’importante evento previsto nel 2026”. L’onorevole Ubaldo Pagano, deputato Pd ed il commissario provinciale del Pd di Taranto, Nicola Oddati, intervengono a poche ore dalla notizia del mancato inserimento in Finanziaria dei 200 milioni indispensabili per preparare la città alla XX edizione dei Giochi del Mediterraneo. Si tratta di due emendamenti che portano la firma dei senatori Stefàno e Turco.

    “Certamente una doccia fredda – prosegue la nota congiunta – se si considera la portata degli interventi riferiti sia alle strutture da realizzare di sana pianta (Centro Nautico e Stadio del Nuoto) che alla riqualificazione di altri impianti esistenti e a tutta una serie di iniziative di carattere turistico-culturale. Ma quello che certamente pesa è il significato insito nello stanziamento di queste risorse: l’idea e la volontà di costruire un futuro nuovo, che veda Taranto finalmente proiettata verso un modello di sviluppo economico affrancato dalla monocultura dell’acciaio. Ospitare i Giochi del Mediterraneo, per la città dei due mari, significa iniziare ad alimentare finalmente le potenzialità inespresse in termini di turismo in tutte le sue declinazioni, iniziando appunto da quello sportivo, per poi procedere ovviamente con quello balneare, culturale, religioso, enogastronomico…”.

    “Senza dubbio questo finanziamento dovrà essere inserito in un altro provvedimento già a gennaio, dal momento che è ormai riconosciuta l’importanza del fatto che l’evento sportivo si svolga a Taranto. Spiace solo – concludono Pagano e Oddati – dover lavorare in emergenza, avendo già perso molto tempo in passato, a causa dell’emergenza sanitaria”.

    (leggi tutti gli articoli sui Giochi del Mediterraneo https://www.corriereditaranto.it/?s=giochi+mediterraneo&submit=Go)