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  • Tempa Rossa, a dicembre produzione a regime

    Tempa Rossa, a dicembre produzione a regime

    Oramai ci siamo. Secondo le previsioni della Total Italia, a metà dicembre sarà avviata la messa in esercizio defintiva del giacimento petrolifero Tempa Rossa. Il completamento delle prove di esercizio e la messa in esercizio definitiva sono infatti previsti entro l’11 dicembre, che vedrà l’adempimento dei necessari passaggi autorizzativi presso le autorità competenti.

    Da quanto comunicato dalla multinazionale infatti, proseguono secondo i programmi le prove di esercizio con u                  zna p       di esercizio, che ha messo ancora una volta in allarme i cittadini dei comuni limitrofi.

    Per tutta l’estate infatti, nel corso delle prove di esercizio che hanno coinvolto le diverse sezioni del centro olio, che hanno portato a vari interventi sulle apparecchiature e sui componenti di impianto dopo il completamento della fase di installazione, si sono verificati diversi fenomeni di elevata visibilità della torcia che comunque non hanno comportato anomalie della qualità dell’aria, come attestato dai dati misurati dalle centraline di monitoraggio (gestite da ARPAB e Regione Basilicata) predisposte intorno al centro olio, ma anche dalle risultanze delle ispezioni non programmate svolte dall’ARPAB nel corso degli ultimi eventi.

    Ma il sindaco di Corleto Perticara, località dove sorge l’impianto Tempa Rossa, ha rassicurato i cittadini inform.      andoli che quanto avvenuto è stata la conseguenza del tranciamento di un cavo della fibra ottica dell’Enel esterno all’impianto, compiuto erroneamente da una ditta che stava effettuando dei lavori di posa di alcuni cavi: l’evento ha portato al blocco temporaneo dell’impianto della sezione di trattamento del gas, provocando l’innalzamento della fiamma. Che non avrebbe comunque comportato uno sforamento dei limiti di legge previsti per gli inquinanti monitorati dalle centraline dell’ARPAB

    Stessa motivazione ha fornito la multinazionale, come si legge in una nota ufficiale: “Il 4 novembre, nel corso dell’esecuzione di lavori di posa di fibra ottica lungo una strada al di fuori del perimetro del centro olio, gli addetti di una ditta operante per conto di una società di telecomunicazioni causavano il tranciamento di una linea elettrica interrata che portava all’interruzione della quota parte di alimentazione elettrica del centro olio. Questo portava alla parziale fermata in sicurezza degli impianti ed alla necessità di riavviamento progressivo degli stessi secondo rigorose procedure a garanzia della sicurezza delle operazioni. Le procedure di riavviamento hanno dunque comportato tra il 4 e il 5 novembre dapprima l’invio di tutto il gas di separazione in torcia e successivamente la progressiva riduzione fino a giungere alle normali condizioni di fiamma, ormai pressoché ottimali in questa fase finale delle prove di esercizio. Durante il riavviamento si è peraltro prodotta una limitata fuoriuscita di gas propano da un compressore del sistema gas che è stato prontamente riparato. Dai dati rilevati dalle centraline di monitoraggio nonché dalle risultanze dell’ispezione non programmata dell’ARPAB svolta nella notte tra il 4 e il 5 novembre è stato confermato che durante il fenomeno di elevata visibilità della torcia i parametri di qualità dell’aria si sono mantenuti ben al disotto dei limiti prescritti dalla legge”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/10/26/1tempa-rossa-lavori-in-basilicata-e-pretolio-a-taranto/)

    Per avere sotto controllo l’intero sito, è stata anche decisa la condivisione con ARPAB dei risultati di calibrazione degli elementi del Sistema di Monitoraggio Emissioni in modalità continua installati all’interno dei camini delle apparecchiature del centro olio. Mentre le centraline di monitoraggio esterne al centro olio sono regolarmente in funzione da ormai oltre due anni e collegate in tempo reale con gli uffici dell’ARPAB.

    La multinazionale dichiara che “il prosieguo delle prove e conseguentemente della produzione proseguono grazie alle rigide misure adottate in termini di applicazione estesa dello smart working, di rigorose regole per l’accesso al sito, di sanificazione degli ambienti di lavoro, di uso dei presidi di protezione personale e distanziamento, e di screening dei lavoratori con tamponi molecolari e antigenici” previsti dalla normativa in vigore per contrastare la diffusione del Covid-19.

    Ciò nonostante l’esistenza del centro olio, pur avendo movimentato un giro economico di centinaia di milioni di euro per la sua costruzione e manutenzione, per ditte locali e nazionali, ed aver portato all’assunzione di centinaia di lavoratori, continua ad essere inviso a gran parte della popolazione lucana, in particolar modo dai cittadini dei comuni limitrofi al centro olio. Stessa situazione dicasi per i comuni vicini al centro olio Eni di Viggiano. Mentre la politica, la Regione Basilicata in particolare ed i comuni interessati dalla vicinanza geografica ai siti industriali, ha sempre dialogato e trattato con le multinazionali del petrolio, stabilimendo accordi per decine di milioni di euro in royalty. Che però non hanno portato quel progesso e quello sviluppo sperato e promesso.

    A Taranto invece, mentre continua ad arrivare e ad essere stoccato nei serbatoi il greggio grezzo estratto a Tempa Rossa, proseguono i lavori per l’adeguamento del pontile petroli e le piattaforme off shore che serviranno al carico delle petroliere che giungeranno in rada in Mar Grande, prima di salpare alla volte delle raffinerie dove il petrolio lucano sarà raffinato.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/11/03/eni-due-piattaforme-offshore-per-tempa-rossa/)

    Anche qui, con tutti i dubbi del caso sull’impatto ambientale (per ARPA Puglia ammonterebbe ad un 12% in più di emissioni diffuse, mentre per Eni il dato scendeva all’8%) e sulle ricadute economiche e lavorative che saranno pressoché nulle. Ma questa è un’altra storia. Di una battaglia persa tanti anni fa. Che abbiamo seguito ancor prima dell’autorizzazione e della compatiblità ambientale al progetto giunta a cavallo degli anni 2011 e 2012. Adesso non resta altro che monitorare quanto accadrà ed allo stesso tempo cercare di comprendere in anticipo quale futuro attende la raffineria tarantina.

    (leggi tutti gli articoli su Tempa Rossa https://www.corriereditaranto.it/?s=tempa+rossa&submit=Go)

  • Eni, due piattaforme offshore per Tempa Rossa

    Eni, due piattaforme offshore per Tempa Rossa

    Nei giorni scorsi è stato realizzato un mega trasporto di due piattaforme petrolifere nella rada del porto di Taranto. Il Molo Polisettoriale di cui è attualmente concessionario la San Cataldo Container Terminal Spa del gruppo turco Yilport, sta ospitando diverse operazioni di “project cargo“, in questo caso attraverso il trasporto marittimo di carichi non standard e ‘fuori sagoma’.

    A svolgere l’attività è stata una squadra di 10 lavoratori della storica azienda Marraffa di Martina Franca, impegnati nella movimentazione dei due grandi carichi. Si tratta come detto di due piattaforme marine, la prima da 650 e la seconda da circa 500 tonnellate che saranno installate in mare nell’area dello Ionio antistante il porto di Taranto, come infrastrutture a servizio della raffineria Eni. I due apparecchi erano giunti a Taranto da Genova diversi mesi fa e posizionati provvisoriamente in banchina, in attesa del completamento delle opere per la definitiva installazione.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/10/26/1tempa-rossa-lavori-in-basilicata-e-pretolio-a-taranto/)

    La San Cataldo Container Terminal ha gestito la movimentazione delle piattaforme dallo yard alla banchina e il carico a bordo nave con le operazioni di stivaggio e rizzaggio del carico. Per la particolare movimentazione è stato utilizzato dalla Marraffa un convoglio composto da due semoventi Spmt disposti in parallelo formati ciascuno da 18 assi. Successivamente le piattaforme sono state caricate a bordo di una nave per essere trasferite offshore.

    Ma a cosa servono queste due piattaforme? Rientrano nelle installazioni off shore previste dal progetto di “Potenziamento delle strutture per lo  stoccaggio e la spedizione del greggio Tempa Rossa“.  

    La realizzazione delle due piattafome, con relativi accosti, permetteranno l’attracco di navi da un minimo di 30.000 DWT ad un massimo di 45.000 DWT allibate per l’esportazione del greggio Val D’Agri e di navi da un minimo di 30.000 DWT ad un massimo di 80.000 DWT allibate per l’esportazione del greggio Tempa Rossa.

    L’altra installazione off shore riguarda invece il prolungamento del pontile petroli esistente per una lunghezza totale di 324 m, di cui abbiamo scritto recentemente. I lavori sono stati realizzati dall’azienda veneta Nautilus, per conto della committente Fincosit, che infisso 42 pali metallici di grande diametro per realizzare le strutture di sostegno del pontile di scarico petroliere e le briccole di accosto delle navi.

    Nel frattempo prosegue l’invio del petrolio grezzo estratto in Basilicata alla raffineria Eni di Taranto. Che attualmente viene soltanto stoccato nei serbatoi del sito per poi essere spedito altrove per essere raffinato. In attesa di capire quale futuro attende il sito tarantino dell’Eni.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/08/18/tempa-rossa-leni-rivede-progetto-sul-pontile-petroli/)

  • Tempa Rossa, lavori in Basilicata e petrolio a Taranto

    Tempa Rossa, lavori in Basilicata e petrolio a Taranto

    E’ stato completato l’avviamento dell’impianto recupero zolfo del centro olio Tempa Rossa, inclusa la sezione di trattamento dei gas di coda, avviato lo scorso 18 ottobre. Conseguentemente si è proceduto al caricamento della (altro…)

  • Tempa Rossa, in corso prove estrazione greggio

    Tempa Rossa, in corso prove estrazione greggio

    Sono riprese a metà dicembre le prove di estrazione presso il Centro Oli Tempa Rossa in Basilicata. Lo scorso 12 dicembre il greggio estratto dal sottosuolo ha iniziato a fluire nelle condotte per arrivare fino al Centro olio. Per adesso la fase così detta di “oil-in” riguarda solo il pozzo Gorgoglione 1 (Gg1), situato a poche centinaia di metri dallo stabilimento petrolifero, per poi estendersi anche agli altri cinque pozzi. Secondo le previsioni della Total le prove di estrazione dovrebbero durare da un minimo di 39 ad un massimo di 102 giorni. Poi l’impianto dovrebbe essere pronto per iniziare la produzione vera e propria (in tarda primavera).

    Il tutto è stato possibile dopo due importanti punti di svolta. Il primo è consistito, sempre lo scorso 12 dicembre, nel via libera dell’Ufficio nazionale minerario (Unmig), controllato dal ministero dello Sviluppo Economico, successivo alla verifica del rispetto delle prescrizioni impartite dalla Regione Basilicata. In realtà siamo ancora in attesa di prendere visione del documento approvato, non ancora consultabile, ma la notizia è certa.

    Il secondo, come riportato negli scorso mesi, è stato l’accordo quadro integrativo-protocollo per lo sviluppo sostenibile relativo alla concessione petrolifera “Gorgoglione”, di cui sono titolari le compagnie Total Italia, Shell Italia e Mitsui Italia, raggiunto lo scorso 27 novembre ed approvato dalla giunta lucana lo scorso 2 dicmbre. 

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/12/02/tempa-rossa-giunta-regionale-approva-accordo-con-total/)

    Al tavolo sindacati e Total per il pagamento delle quote di sostegno ai lavoratori

    Intanto la scorsa settimana nella prefettura di Potenza si è svolta una riunione, presieduta dal prefetto Annunziato Vardè, per verificare lo stato dei pagamenti delle quote di sostegno al reddito destinate alle maestranze già impiegate per la realizzazione del Centro Oli di Tempa Rossa della Total E&P Italia spa, previste dagli accordi stipulati presso la regione Basilicata.

    Il segretario del sindacato Uilm ha fatto presente che molti lavoratori non hanno ancora ricevuto i compensi previsti dall’accordo sottoscritto il 5 novembre 2018, mentre altri sono stati completamente esclusi da tali sovvenzioni. La Total, dal canto suo, ha assicurato di aver avviato le procedure per i pagamenti di 210 lavoratori, che avverranno verosimilmente entro fine gennaio.

    È risultato pertanto che 36 domande di ex lavoratori non sono state al momento prese in considerazione perchè ritenute non rispondenti ai requisiti richiesti per la corresponsione del sussidio e, quindi, scartate.

    Per trovare una soluzione, il prefetto Vardè e l’assessore regionale hanno proposto alla società Total di rivedere le posizioni delle 36 persone escluse, alle quali potrà essere richiesta, da parte della società, una integrazione di documentazione per verificare il possesso dei requisiti, con l’intesa che le parti si riuniranno nuovamente in prefettura, coinvolgendo anche le altre sigle sindacali, per cercare di raggiungere un accordo transattivo, teso a soddisfare tutte le richieste.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2019/11/28/tempa-rossa-raggiunto-accordo-tra-regione-basilicata-e-total/)