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  • Sguardo basso sotto il palco

    Sguardo basso sotto il palco

    La notizia, più della sospensione dello spot, in merito a cui ce ne faremo certamente una ragione, sta ancora una volta nella conferma dello scollamento “terra – aria” esistente tra chi quotidianamente sbatte contro gli spigoli della normalità e chi invece comodamente schiaccia il bottone, tra chi alla Camera di Commercio è iscritto all’albo “Pontificatori dell’etere” e chi invece al polemically correct, proprio non riesce ad abituarsi.

    Il casus belli non è propriamente una donna come spesso accaduto nella storia e finanche nelle narrazioni epiche, bensì la concezione della stessa, divenuto ormai cavallo di battaglia di quelli che alla base d’ogni sussulto respiratorio ci mettono il dogma che esista un solo, corretto modo di pensare. Sicurezze assolute e dove trovarle.

    Il canovaccio, corsi e ricorsi storici, è sempre lo stesso, chiudete a chiave nelle segrete dei vostri pensieri più nobili l’ormai usurato “Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente”, a prescindere dalla paternità attribuibile o meno a Voltaire. Il (nuovo ma non tanto) mood purtroppo batte sempre gli stessi bpm ed è tanto supponente quanto antidemocratico, restando nell’orto piccolo del “massima libertà di pensarla come me, altrimenti sei fascista, sessista e razzista”. Amen.

    Tradotto per noi terreni: salta lo spot dell’U-Power. Una possibilità in meno di guardare l’inflazionatissima Diletta Leotta, che ironia del caso, mai aveva coperto così tanti centimetri di pelle come in questa occasione. Destino cinico e baro.

    Peggio del fato, solo il Giurì dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria, che solertemente cassa i primi otto secondi della reclame delle scarpe da lavoro, poiché negli stessi v’è un pargolo, che non arriva a dieci anni di età che sosta estasiato sotto un palco ad ascoltare (e ad ammirare, sempre ndr) una cantante in minigonna.

    Scandalo. Anatema. Fuori come i funghi dopo la pioggia quelli che: la scena “viola l’articolo 11 del Codice di autodisciplina della comunicazione commerciale”, ma soprattutto quegli altri che “lo spot rappresenta la sessualizzazione di un bambino”.

    Nato alla fine degli anni 80’ sono figlio del palinsesto Mediaset, degli andirivieni con gli amici sui retro delle edicole nel tentativo di sbirciare il più possibile il frutto proibito stampato su carta, dei sabato pomeriggi dal barbiere (non dal parrucchiere, attenzione) in attesa che i grandi lasciassero la copertina dell’Espresso, piuttosto che di Novella 2000 in bella mostra pur di sovrapporre la mia espressione a quella del bambino dello spot. Alzi la mano chiunque nato in quell’epoca non annoveri questa esperienza, chiunque trovi immorale e putrido tale step, a tal punto da intervenire con la solita ratio tutta italiana dell’esasperazione normativa. Molte leggi, molti regolamenti e codici non semplificano l’applicazione, non la migliorano, creano soltanto un labirinto nel quale districarsi diventa impossibile.

    Non sarà elegante? Probabilmente si ma siamo la società dei suicidi in diretta social, dei pesaggi ripresi coi telefoni, dei clochard incendiati, dei prof bullizzati nelle scuole, delle baby gang, riteniamo davvero che il problema sia il messaggio che passa mostrando un bambino che guarda sotto una minigonna?

    Brava Selvaggia Lucarelli, ovazione per le truppe cammellate pro famiglia, largo a quelli che “così sforniamo gli stupratori del domani”. Applausi, sempre dalla solita parte del paese che si nutre della polemica urlata stile social – talk, che si spella le mani quando c’è da glorificare l’ovvio vomitandolo come il massimo prodotto dell’elucubrazione targata intellighenzia.

    Ma siamo seri? Cioè, davvero facciamo? Questa gente vive sullo stesso pianeta sul quale risiedo io? Vede e vive le stesse dinamiche con i quali faccio i conti io? Guarda i miei stessi tg? Queste persone hanno mai aperto un social? Hanno mai guardato una serie di shorts messi in sequenza dall’algoritmo di Youtube? Hanno mai parlato con un ragazzo di quindici anni oggi? Sanno con che cosa si confrontano i bambini oggi quando hanno in mano uno smartphone. Evidentemente no.

    Al netto delle numerosissime emergenze con le quali le nuove generazioni dovranno fare i conti, quella prioritaria del rispetto della figura della donna necessita di essere affrontata con serietà, attraverso un lavoro che solo famiglie e scuole possono operare fattivamente, diversamente è la solita propaganda di chi cavalca in maniera invidiabile l’onda.

    P.S. Intanto dopo il clamore delle scorse ore, oltre al rimbalzo mediatico le vendite del marchio fondato da Franco Uzzeni, sembrano aver subito un’impennata. Tutti a bocca aperta, proprio come il bambino. Complimenti!

    * a cura di Cataldo Conte (editorialista esterno)

  • L’attualità secondo Pio e Amedeo

    L’attualità secondo Pio e Amedeo

    È il 2038: nell’Italia distopica in cui Chiara Ferragni è il nuovo Big Brother di Orwell, Pio e Amedeo si ribellano e vengono deportati al carcere di massima sicurezza di City Life. Qui i comici pugliesi devono imparare a rispettare le nuove regole civiche, ormai plasmate al pensiero unico del politicamente corretto. È vietato esprimere le proprie opinioni, se contrastano la nuova concezione culturale collettiva. Guai a trasgredire le regole: non c’è nulla di più imbarazzante che scontare la pena, ballando davanti una telecamera, a ritmo delle musichette di Tik Tok. Questo lo scenario futuribile portato in scena, ieri sera, dai due comici sul palco del Teatro Orfeo di Taranto con “Felicissimo Show”. L’ironia e la satira, a volte pungenti, e con cui i due comici foggiani hanno affrontato le tematiche d’attualità anche con canzoni riadattate, hanno colto nel segno e divertito il numeroso pubblico tarantino. Una comicità di cui sono molto gelosi, tanto che è stato fatto divieto, perfino ai cronisti, di scattare foto durante lo spettacolo.

    Pier Silvio cosa stai combinando? La trama di “Felicissimo Show”

    Pio e Amedeo sono in crisi: da quando Pier Silvio Berlusconi è subentrato alla dirigenza di Mediaset, la vecchia linea editoriale sembrerebbe in discussione. Che fare? Innalzare la qualità degli spettacoli, a rischio di colare a picco nello share o continuare a intrattenere con un profilo culturale ritenuto basso? Stretto da questo dilemma, Amedeo finirà in terapia da Pio che, scimmiottando il noto psicologo Paolo Crepet, lo farà riflettere sulla piega presa della società. Amedeo, perciò, esprimerà il suo punto di vista sulle donne che esageratamente vedono nel sesso maschile una costante minaccia, sugli ambientalisti che assumono comportamenti estremi o sul concetto della fluidità di genere. Ancora, Amedeo accusa Pio di aver dimenticato le origini daune e di essersi adeguato allo stile di vita milanese, solo apparentemente interessante. Alla fine dell’esibizione, entrambi i comici hanno invitato il pubblico tarantino a non considerare il successo come un obiettivo sano. Non è oro ciò che luccica, perciò i valori che realmente contano sono da ritrovare principalmente negli affetti familiari.  

    Cosa va e cosa no

    Mai titolo fu più appropriato. Felicissimo, infatti, sembrerebbe l’aggettivo adatto al nuovo atteggiamento che una parte della società adotta, verso il cambiamento. Probabilmente, ci si riferisce a coloro che ballano le stesse canzoni sui social, perché va di moda, a chi spende molti soldi per festeggiare il compleanno nella meta turistica in voga o a chi vorrebbe conoscere il sesso di un nascituro soltanto dopo una grande festa con decine e decine di invitati. Fanno sorridere le battute come “Garko capo della Gestapo”, “Banfi al 41 bis per aver recitato, in passato, in film scabrosi” o il rifacimento di una strofa, del testo di Gigi D’Alessio: “Quanti amori arcobaleno nascono così”. Critiche velate che mostrano quanto la società si sia adeguata a standard e determinati comportamenti. Tuttavia, anche se lo scopo della satira è fare riflettere, alcuni argomenti andrebbero trattati con maggiore rispetto come le tematiche di genere. Amedeo, nel corso della seduta, è parso leggero quando ha fornito il suo punto di vista sul clamore suscitato dal bacio dato dall’ex presidente della Federazione di calcio spagnola al capitano della Nazionale femminile, che aveva appena vinto il mondiale. Certe posizioni sono inconsciamente figlie di una cultura di vecchio stampo, che cacciate dalla porta della realtà, con la satira rischierebbero di rientrare dalla finestra.