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  • Vertenza ex TCT, si cerca una soluzione

    Vertenza ex TCT, si cerca una soluzione

    Sembra aprirsi uno spiraglio nella vertenza riguardante i lavoratori ex TCT del porto di Taranto, per la proroga dell’Agenzia del Lavoro (Taranto Port Workers Agency srl ed anche per i portuali dello scalo di Gioia Tauro). Il governo sarebbe infatti pronto a presentare un emendamento in Senato all’interno del decreto-legge Coesione (inizialmente si era pensato di introduco nel decreto-legge Lavoro) nella norma che disciplina la misura “Resto al Sud”, che estenderebbe di ulteriori 9 mesi il termine finale di possibile operatività delle agenzie per la somministrazione del lavoro nel porto e per la riqualificazione professionale – previste da una disciplina transitoria decorrente dal 1° gennaio 2017 per i porti contraddistinti da particolari stati di crisi aziendale o cessazioni delle attività terminalistiche – con uno stanziamento per l’anno 2024 pari a 6,6 milioni di euro, ai fini della corresponsione, in favore dei lavoratori iscritti negli elenchi delle stesse agenzie, dell’indennità per le giornate di mancato avviamento al lavoro. Ad annunciare questa ennesima iniziativa dell’esecutivo che si spera possa finalmente “andare in porto”, sono stati nella serata di ieri l’on. Dario Iaia ed il sen. Ignazio Zullo,di Fratelli d’Italia. Visto che negli ultimi mesi, tranne la mini proroga sino al 31 marzo, tutti gli altri tentativi di proroga sono saltati: prima nelle legge Bilancio, poi nel decreto ‘Milleproroghe’, ancora nel decreto in materia di lavoro ed anche nell’ultimo decreto Agricoltura approvato dal Consiglio dei ministri di lunedì scorso.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/03/porto-taranto-primo-trimestre-in-rosso/)

    Tempi della politica alla disperata ricerca di risorse, che come abbiamo sempre sottolineato non hanno i 328 lavoratori iscritti all’Agenzia sino al mese di giugno (il 7 del mese scadrà la clausola sociale) e che hanno un bisogno vitale della copertura finanziaria dell’Ima (indennità di mancato avviamento scaduta lo scorso 1 aprile), visto che il 20 maggio scade il termine per ottenere le spettanze economiche del mese di aprile. Certamente l’emendamento in questione, qualora fosse approvato, non risolverebbe il problema rinviandolo soltanto di qualche altro mese. L’obiettivo era ed è ancora quello di ottenere una proroga per la Taranto Port Workers Agency S.r.l. (TPWA) per un periodo non inferiore ad ulteriori 18 mesi (anche se il risultato migliore per tutti sarebbe arrivare a 24 mesi): uno strumento nient’affatto assistenzialistico ma bensì un progetto di politiche attive del lavoro nato con la costituzione del DL 243/16 diventato Legge 18/17 iniziato con circa 550 lavoratori e con un percorso tracciato, al fine di ricollocare i lavoratori ancora presenti in Agenzia attraverso anche e soprattutto una riqualificazione professionale che dovrà essere inevitabilmente coerente con le richieste dei nuovi investitori affacciatisi nell’area ZES.

    La proroga viene infatti considerata, da lavoratori e sindacati, condizione strettamente necessaria per poter vedere concretizzati e capitalizzati gli investimenti, da parte di quegli operatori economici che si stanno affacciando nell’area portuale ionica, in particolar modo attraverso i progetti nell’area ZES, che dovrebbero portare alla creazione di 600 posti di lavoro ed i progetti portati avanti dall’Autorità Portuale. Percorso che ha visto nelle scorse settimane la firma di un protocollo d’intesa con la Regione Puglia: l’accordo, che ha durata di 36 mesi, indica tre aree di intervento prioritarie: la definizione dell’impianto tecnico-giuridico per l’erogazione di un’azione formativa finalizzata alla riqualificazione delle competenze dei lavoratori, la cui prolungata inattività lavorativa ne rende difficile il reinserimento nel mercato del lavoro; l’aggiornamento del Repertorio Regionale delle Figure Professionali della Puglia, coerentemente con il Piano del Fabbisogno Formativo redatto dall’Autority nel 2022; la realizzazione di un Bilancio delle Competenze dei lavoratori.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/23/lavoratori-ex-tct-il-tempo-stringe/)

    Dunque la priorità di questi mesi, per non dire settimane, dopo i dati del primo trimestre sul traffico merci del 2024 certamente non positivi e in attesa di verificare la concessione della San Cataldo Container Terminal, resta quella di mettere in sicurezza il reddito di questi 328 lavoratori ad oggi iscritti all’agenzia istituita l’8 settembre 2017, con lo scopo attribuitole di ricollocazione previa eventuale riqualificazione dei lavoratori in esubero dall’allora terminalista ex art. 18 (della Legge 84/94) TCT (società gestita dal gruppo Evergreen), avendo sino ad oggi la stessa agevolato e consentito la ricollocazione ad oggi di oltre 200 lavoratori con competenze di alto livello in materia portuale presso la San Cataldo Container Terminal, la società veicolo attraverso la quale il terminalista turco Yilport ha ottenuto in concessione il Molo Polisettoriale nel 2019. E che ad oggi non ha ancora realizzato il piano industriale di rilancio che ci si attendeva nel traffico merci dello scalo ionico. Centinaia di lavoratori, di famiglie, che da anni attendono la possibilità di tornare a lavorare, ritrovando così dignità e sicurezza economica per le loro famiglie. L’ennesima, enorme vertenza sul lavoro per Taranto e la sua provincia, in perenne crisi economica e sociale, ed alla disperata ricerca di una soluzione definitiva e positiva che si continua a rinviare. Perché quella che servirebbe è una soluzione di sistema strutturale, che superi definitivamente la precarietà di continue proroghe e la spasmodica caccia al tesoro di risorse economiche da parte di ogni singolo governo. Servirebbe una vera politica industriale, lungimirante, oculata, seria. Servirebbe la politica, appunto. Quella ragionata, competente, silenziosa, operosa. Non quella che da tanti anni non fa altro che urlare slogan vuoti e inutili, che non fa altro che perdere occasioni, progetti, risorse e opportunità. Servirebbe una visione nuova, localistica e globale al tempo stesso. Servirebbero tante cose che al momento sembrano soltanto una lontana chimera.

    (leggi tutti gli articoli sul porto di Taranto https://www.corriereditaranto.it/?s=porto+&submit=Go)

  • Bonifica mar Piccolo, c’è ancora speranza

    Bonifica mar Piccolo, c’è ancora speranza

    Sembra intravedersi all’orizzonte qualche segnale positivo per l’intervento di bonifica più atteso all’interno del SIN di Taranto: la bonifica, ambientalizzazione, riqualificazione del bacino del Mar Piccolo di Taranto.

    A confermarlo il clima sereno nel quale si è svolto la scorsa settimana l’incontro in prefettura con il nuovo per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto Vito Felice Uricchio, in carica dallo scorso 1 marzo, richiesto dalle associazioni delle mitilicoltura AGCI AGRITAL TARANTO CONFCOOPERATIVE TARANTO -FEDERCOOPESCA LEGACOOP AGROALIMENTARE TARANTO – DIPARTIMENTO PESCA UNCI AGROALIMENTARE e i sindacati di categoria FAI CISL FLAI CGIL UILA PESCA.

    “È stato in larga misura un incontro positivo in quanto si sono avute rassicurazioni concrete sulla fattibilità e soprattutto sulla intenzione di riaprire il discorso delle bonifiche del primo seno del Mar Piccolo – affermano i rappresentanti delle associazioni e delle organizzazioni sindacali in una nota congiunta -. A seguito della scadenza del mandato del precedente commissario il tema era rimasto congelato. La situazione di stallo l’avevamo già registrata in tutto il corso del mandato in quanto avvertivamo una sostanziale preclusione all’idea di bonificare il nostro mare “giustificata” da una discutibile indicazione del rapporto costo/benefici a cui noi ci siamo da sempre opposti. Il dottor Uricchio ci ha, in maniera esaustiva e competente, dispiegato tecnicamente l’attuale situazione paventando interventi di natura tecnico scientifica che non solo giustificherebbero costi più contenuti ma che garantirebbero il diritto dei mitilicoltori e dei tarantini tutti ad avere un mare salubre. Il commissario ha garantito una consequenzialità rispetto alle progettualità e agli studi che negli scorsi anni sono stati condotti e prodotti, riconducendo la questione con una visione “scientifica” oltre che pragmatica e possibilista, condividendo di fatto il principio secondo il quale si vede il Mar Piccolo e la mitilicoltura che in esso si sviluppa, come risorsa identitaria, culturale oltre che economica ed ecosostenibile”. “In concreto il dott. Uricchio, ha di fatto assunto l’impegno di organizzare un tavolo composto da tutti gli attori istituzionali, economici e sociali in modo da condividere una intenzione univoca che parta dal territorio da portare con forza al prossimo tavolo del CIS (facciamo presente che dal 2020 al tavolo del CIS non si parla delle bonifiche)” prosegue la nota. “Nell’immediato invece si procederà a dare seguito al progetto sulla decontaminazione dei mitili che rappresenterebbe un sostegno fattivo per gli operatori. Ricordiamo che il progetto è fermo in quanto la partecipazione della struttura commissariale precedente del dottor Martino, per via della concomitante scadenza del mandato ha di fatto bloccato il lavoro svolto da Arpa e CNR, con grave danno per i mitilicoltori che vedevano in quella soluzione una possibilità di mitigare il loro disagio economico e sociale. Il commissario inoltre, ha dato la piena disponibilità a proseguire in un dialogo costruttivo e proficuo che salvaguardi, anche dal punto di vista etico, il prodotto e soprattutto i lavoratori. L’incontro avuto ribadisce finalmente quanto da noi sempre auspicato e sostenuto. La bonifica del Mar Piccolo non è un tabù, non è un investimento da non fare perché ritenuto antieconomico ma è un diritto dei mitilicoltori e di tutti i tarantini” concludono associazioni e sindacati.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/29/bonifiche-nominato-il-nuovo-commissario-1/)

    Il commissario Uricchio con il sindaco Melucci

     

    Dunque viene confermato quando ci comunicò lo stesso commissario in una prima chiacchierata ad inizio aprile. Sarà ripreso e portato avanti il progetto sulla “Valutazione dei tassi di decontaminazione in lotti di mitili trasferiti dal primo seno del Mar Piccolo al Mar Grande“ (attualmente sospeso), che vede la partecipazione del Comune di Taranto, di Arpa Puglia, del CNR Irsa, della Asl Taranto, della Capitaneria di Porto, delle associazioni di mitilicoltori e dei sindacati di categoria (di cui a lungo abbiamo parlato su queste colonne). Il progetto (di cui a lungo abbiamo riferito sulle colonne di questo giornale in questi mesi) prevede la possibilità di spostare i molluschi in determinate aree del Mar Grande (che sono state già individuate) in modo di agevolare non solo il completamento della loro maturazione, ma anche l’acquisizione di elementi utili alla definizione del quadro ambientale per le zone interessate dalla presenza di impianti per la mitilicoltura. Era stata già avviata la fase di sperimentazione (individuando le cooperative di mitilicoltori disposti a mettere a disposizione il loro prodotto oltre alla posa dei corpi morti sul fondo per gli ancoraggi) che ha come finalità, da un lato, il monitoraggio dello “stato di salute” dei mitili e, dall’altro, consentire “l’adozione di provvedimenti idonei, proporzionati e coerenti con l’obiettivo della tutela della salute”. Ovvero per una eventuale revisione dell’Ordinanza Regionale n. 1989/2011 ovvero a mitigarne l’impatto, rispetto alle attività della mitilicoltura tarantina nello stato attuale, che prevede il trasferimento dei mitili dal primo al secondo seno entro e non oltre il 28 febbraio di ogni anno. Arpa Puglia aveva anche individuato il personale da occupare in tale progetto, anticipando le risorse economiche necessarie. Si era quindi ad un passo dall’avvio del progetto che si spera possa essere ripreso quanto prima.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/10/11/mar-piccolo-in-sospeso-il-progetto-sui-mitili-1/)

    Inoltre, è intenzione del commissario Uricchio valorizzare e riprendere tutti gli studi delle precedenti gestioni commissariali targate Alfio Pini e Vera Corbelli, per riprendere e portare a compimento la bonifica dei sedimenti del primo seno del Mar Piccolo dal PCB, quanto meno per quanto riguarda le aree più contaminate, che sono state individuate negli anni in quelle zone prospicienti l’Arsenale della Marina Militare: l’ex area IP, l’ex area Gittata e l’ex area 170 ha (negli anni scorsi la Marina Militare intervenne sulle stesse aree nelle zone di terra). Secondo il commissario, il quadro della contaminazione è chiaro ed almeno in quello specchio d’acqua si potrà e dovrà intervenire per evitare che la contaminazione si propaghi ulteriormente. E lo si potrà fare attraverso un dispendio di risorse economiche che sicuramente sarà inferiore alle stime prospettate anni addietro dall’ex prefetto Martino e da alcuni ambienti del ministero dell’Ambiente, pari ad oltre un miliardo di euro, fattore che comportò all’interno del CIS di Taranto nel dicembre 2020 la decisione di mettere da parte la possibilità di bonifica del Mar Piccolo. Per riuscire in questo obiettivo, il commissario ha confermato l’intenzione di promuovere un contratto di mare per le acque di transizione del mar Grande e del mar Piccolo, a cui far aderire tutti gli stakeholder del territorio che si aggirano tra gli 80 e i 90, tra enti di ricerca e controllo, sindacati, associazioni di categoria, società civile, aziende del territorio, istituzioni. Un’iniziativa che ha come obiettivo quello di creare una sintonia e un’armonia sul territorio per traguardare insieme lo stesso obiettivo.

    Attualmente sulla contabilità speciale sono presenti 52 milioni di euro che certamente non bastano per ambire al risultato che ci si prefissò con il protocollo sottoscritto nell’estate del 2012 (e che per sei lunghi anni ha in parte ottenuto e in parte sognato la dott.ssa Vera Corbelli): la bonifica di un’area pari a 564 km2. Per questo si guarda con fiducia e speranza al CIS Taranto, che non viene convocato dal settembre 2022, ma che presto potrebbe rivedere la luce stando a quanto garantito allo stesso commissario dal viceministro del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Vannia Gava, impegnata in tal senso con il ministro Raffaele Fitto (sotto la cui guida è stato sottoposto anche il Dipartimento per le politiche di coesione dopo la soppressione dell’Agenzia di Coesione Territoriale dalla quale dipendeva il coordinamento e della vigilanza sull’attuazione dei Contratti di Sviluppo) e dallo stesso Dipartimento di Coesione che recentemente ha contattato lo stesso commissario. Secondo quanto emerse dalla relazione svolta dall’ultimo RUC Paolo Esposito, il CIS Taranto nel 2022 contava cantieri aperti per un valore pari a circa 570 milioni di euro, quasi 200 milioni in più rispetto a quelli attivi fino a dicembre 2021.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/03/bonifiche-ci-sara-la-svolta-tanto-attesa/)

  • Progetto Ferretti, mancano 5 milioni

    Progetto Ferretti, mancano 5 milioni

    Ad oltre un mese dalla firma (da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del ministero delle Imprese e del Made in Italy) del decreto ex articolo 252 bis, Sogesid non ha ancora pubblicato il bando di gara per i lavori relativi a messa in sicurezza, bonifica e infrastrutturazione primaria dell’area ex Yard Belleli interessata dal progetto del gruppo Ferretti.

    Il motivo di questo ritardo è stato affrontato giovedì durante una riunione del Comitato Esecuzione e Controllo dell’accordo sul progetto Ferretti: il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti ridotto di 5 milioni di euro il proprio contributo al progetto, costringendo  Sogesid (società in house al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) pronta a pubblicare la gara, a rinviare questo momento tanto atteso. Per uscire da questa nuova impasse, durante la riunione è stato deciso di individuare 5 milioni di lavori che saranno definiti ‘opzionali‘ e da effettuare in un secondo momento. A Sogesid il compito di individuare questi lavori, così da poter pubblicare il bando di gara (nel quale sarà specificata l’opzionalità di questi lavori): successivamente bisognerà però trovare la copertura finanziaria per effettuarli in un secondo momento.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/09/13/ferretti-che-sia-la-volta-buona/)

    Dunque, ci sarà ancora da attendere. Era il 5 aprile scorso, quando con un parere positivo con prescrizioni da parte di Arpa Puglia e ISPRA, la conferenza di servizi decisoria con il ministero dell’Ambiente e la partecipazione della Regione Puglia, del Comune e della Provincia di Taranto, dette il via libera al Progetto integrato di messa in sicurezza permanente e di riconversione industriale, sviluppo economico e produttivo nell’area ex Yard Belleli di Taranto. Il cronoprogramma stabilito dalle parti nell’Accordo di Programma, prevede tempi molto stretti per le fasi di affidamento (90 giorni dalla validazione del progetto) e l’esecuzione dei lavori (18-19 mesi). Mentre i lavori per la parte pubblica saranno appaltati dalla Sogesid a cui toccherà svolgere attività di Responsabile del Procedimento, verifica e validazione progetti, diriga i lavori e collaudi le opere terminate, quelli afferenti al privato verranno affidati direttamente dal gruppo Ferretti Group(società con sede a Forlì che tra i suoi marchi conta Riva, Wally, Itama, Pershing, Crn, controllata dalla cinese Weichai Group (“SHIG – Weichai Group”) per l’86% e al 13,2% dal gruppo Ferrari, guidato dal presidente Tan Xuguang, e dall’amministratore aelegato Alberto Galassi).

    Il progetto ha un valore complessivo di 201,2 milioni di euro, di cui 137,5 milioni di finanziamento pubblico (45.500.000 a valere sul Fondo Infrastrutture e 49.810.674,64 a valere su anticipazione dell’Autorità di sistema portuale) per il completamento della bonifica e le opere di infrastrutturazione e 63,6 milioni di investimento privato per l’attrezzaggio e la messa in esercizio di uno stabilimento produttivo per la costruzione di modelli e stampi per la produzione di scafi, coperte e sovrastrutture da parte della Ferretti S.p.A, che ha chiesto la concessione dell’area per 40 anni, coinvolto nel progetto insieme a Regione, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Autorità di Sistema portuale del Mar Ionio, per circa 65.500 metri quadrati coperti, in un’area che nel complesso arriva a 220.000 metri quadrati. Nello specifico la Regione Puglia finanzia 13,4 milioni a valere su proprie risorse nonché per 28,1 milioni di euro a valere sull’anticipazione di FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) disposte dal CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) in quota regionale su proposta del ministro per il Sud. Inoltre, lo stesso ministero su proposta del ministero dello Sviluppo economico finanzia altri 35 milioni di euro, a valere sul FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) di competenza del MiSE, la misura del Contratto di Sviluppo richiesto dal gruppo Ferretti. Il 7 dicembre 2021, il CIS Taranto approvò la riprogrammazione delle risorse proposta dall’allora ministro Mara Carfagna, in qualità di presidente. Grazie a quella decisione, fu possibile destinare 42,08 milioni di euro a diversi interventi (fondi inizialmente destinati al famoso progetto dell’Acquario Green). Di questi, 14,2 milioni di euro andarono ad integrare l’investimento volto all’insediamento del cantiere navale del gruppo Ferretti: risorse che come previsto dal contratto di sviluppo sottoscritto da Invitalia e dal gruppo imprenditoriale, lo Stato investe a fondo perduto per la realizzazione del progetto.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/08/26/il-progetto-ferretti-e-ancora-bloccato/)L’area interessata dal progetto è divisa in due lotti, il primo però è stato già bonificato: il progetto di bonifica per il secondo lotto è stato rivisto proprio in funzione delle esigenze del gruppo Ferretti ed è pronto da tempo. A proposito del primo lotto, nell’agosto 2021 è stato affidato alla ditta campana Cogei srl il servizio di Gestione dell’impianto TAF (Trattamento Acque di Falda) situato nell’area ex Yard Belleli del porto di Taranto e realizzato nell’ambito dell’intervento denominato “Primo stralcio dell’intervento di messa in sicurezza e bonifica della falda in area ex Yard Belleli, funzionale alla realizzazione della cassa di colmata la così detta “ampliamento del V Sporgente”. Per quanto attiene il secondo lotto, si prevede in particolare il completamento della bonifica già avviata col primo stralcio, col capping di circa 40 ettari di superficie, il marginamento della falda sul lato interno, dopo quello già ultimato nel primo lotto a ridosso del mare, l’ammodernamento della banchina portuale adiacente all’area interessata alla bonifica, la gestione dell’impianto TAF (trattamento acque di falda).

    Il progetto, come più volte ricordato, dovrebbe avere una ricaduta occupazionale stimata di circa 200 unità. Anche in questo caso però, urge fare ancora una volta una precisazione che riportammo tempo addietro: nel contratto sottoscritto con il gruppo Ferretti è prevista la clausola sociale che prevede che il 50% dei posti di lavoro dovrà arrivare dal bacino degli ex TCT. Dunque, in realtà i nuovi posti veri e propri saranno 100. Poi è chiaro che si spera che il progetto, una volta realizzato, possa creare un indotto di imprese tale da poter consentire l’assunzione dei tanti lavoratori inattivi da anni a causa della chiusura di molti siti produttivi tra Taranto e provincia. L’auspicio è che si possa partire il prima possibile con la realizzazione di un programma di opere molto lungo e complesso, che secondo quanto previsto dal progetto dovrebbe concludersi entro dicembre 2024. Ma con questi tempi burocratici, riuscirsi sarebbe una vera impresa.

    (leggi tutti gli articoli sul progetto Ferretti https://www.corriereditaranto.it/?s=ferretti&submit=Go)

  • San Cataldo senza fondi: sospesi i lavori

    San Cataldo senza fondi: sospesi i lavori

    La notizia che da tempo ci si attendeva e si temeva, alla fine è arrivata. Quest’oggi, durante l’audizione in Commissione bilancio e programmazione presieduta da Fabiano Amati (Azione), si è tornati a parlare del costruendo ospedale di Taranto San Cataldo.

    Dall’audizione del RUP e direzione dei lavori non è emerso nulla di nuovo rispetto alla volta precedente, in considerazione del mancato decreto di assegnazione all’Asl Taranto per l’erogazione del finanziamento di 105 milioni, utile all’acquisto di arredi e attrezzature, nonostante sia stato già sottoscritto l’accordo a livello interministeriale. Né i 5 milioni di cofinanziamento regionale risultano erogati. Dunque, si è proceduto alla sospensione parziale dei lavori per le aree di alta tecnologia e per ora non è possibile ipotizzare di procedere all’aggiudicazione delle gare già esperite. L’aggiornamento sul punto è previsto tra un mese.

    Sulla questione del completamento dell’ospedale San Cataldo di Taranto, è intervenuto l’assessore alla Sanità, Rocco Palese, anche in esito dei lavori della commissione consiliare sanità di oggi, rilasciando la seguente dichiarazione: “Ribadisco l’urgenza che il Governo nazionale approvi il decreto definitivo per il finanziamento di 105 milioni di euro per le attrezzature e gli arredi del nuovo ospedale “San Cataldo” di Taranto. La Regione Puglia è pronta e ha già definito tutti gli adempimenti correlati, compresi quelli relativi al cofinanziamento aggiuntivo. Rimaniamo in fiduciosa attesa degli atti del Governo centrale”.

    Da quel che è emerso oggi, i lavori nell’area di cantiere destinata all’alta tecnologia sono stati fermati lo scorso 23 maggio. Esattamente due giorni prima che a Roma venisse sottoscritto l’Accordo di Programma tra il ministero della Salute e la Regione Puglia per il completamento del Nuovo Ospedale San Cataldo di Taranto e per la realizzazione del Nuovo Ospedale del Nord Barese. La firma avvenne alla presenza del ministro della Salute Orazio Schillaci, del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato e una rappresentanza di parlamentari pugliesi. Sbloccando così un finanziamento di quasi 300 milioni di euro alla Regione Puglia, risorse necessarie al completamento degli interventi previsti dal Programma straordinario di investimenti in edilizia e tecnologie sanitarie (ex articolo 20 della Legge 67/1988).

    In base all’ultimo aggiornamento sulla realizzazione dei lavori avvenuta lo scorso 4 maggio in Commissione Bilancio e Programmazione, si registrava l’83,5% di realizzazione dell’opera con un avanzamento di appena lo 0,5% rispetto alla fine di marzo.

    In attesa del via libera da parte del ministero, l’Asl di Taranto in questi mesi ha comunque avviato diverse procedure di gara per economicità dei tempi. Sono state in tutto cinque le procedure multi lotto avviate e in corso di espletamento il cui importo appaltato è di 54 milioni, riguardanti le procedure per l’acquisizione delle apparecchiature per completare le opere murarie (per gli impianti di radioterapia e medicina nucleare e per le apparecchiature di radiologia, come tre acceleratori lineari, una Tac con simulatore di nuova generazione, due Gamma camere, una Pet/Tac, tre apparecchi per risonanza magnetica, un angiografo biplano e una sala attrezzata per la radiochirurgia dei tumori cerebrali). Ricordiamo che le gare indette dalla Asl di Taranto, sono state bandite grazie ad una delibera regionale, nonostante la mancanza della firma sull’accordo di programma con il ministero della Salute. La Regione infatti decise di assumersi la responsabilità di procedere lo stesso in attesa di raggiungere l’accordo con il ministero. Ciò detto, come più volte ribadito in questi mesi, senza l’erogazione dei fondi tutto è destinato a bloccarsi. Ed anche quando ciò avvenisse, secondo le previsioni ci vorrebbero almeno quattro mesi per far ripartire tutto.

    “In data 23 maggio 2013 sono stati sospesi i lavori nell’area di cantiere destinata all’alta tecnologia, perché a oggi non è stato ancora adottato il decreto di assegnazione alla Asl Taranto dei 105milioni per arredi e attrezzature, e nemmeno i 5milioni di cofinanziamento regionale risultano erogati. Ciò continua a determinare uno notevole stato d’incertezza – afferma il consigliere regionale Amati -.Infatti, se pure fossero assegnati oggi i fondi, la sospensione dei lavori non potrebbe essere revocata prima di quattro mesi, poiché servirebbe la verifica di tutti i requisiti oggettivi e soggettivi degli aggiudicatari (tale attività deve essere concomitante con l’aggiudicazione e non può essere anticipata) e l’attesa del termine di stand still di 35 giorni per ogni contratto. Abbiamo accumulato troppi ritardi, con responsabilità diffuse: nessuno può chiamarsi fuori perché attinenti sia alla fase della richiesta risorse e sia alla fase di autorizzazione e sottoscrizione dell’accordo. Condivido con tutti i componenti della Commissione una grande preoccupazione e non solo per il mancato rispetto del 31 luglio per la fine lavori. Il continuo rinvio nella definizione delle procedure di acquisizione di beni e attrezzature, con il carico delle relative incertezze, potrebbe comportare due clamorosi rischi, ossia l’acquisto di beni tecnologicamente superati o eventuali richieste di aggiornamenti dei prezzi. Nel frattempo chiedo alla Giunta regionale di erogare immediatamente la quota di cofinanziamento per euro 5milioni e mi appello a tutti i parlamentari pugliesi per sollecitare l’adozione del decreto interministeriale di assegnazione delle risorse, in esecuzione dell’accordo recentemente sottoscritto. Mi auguro che d’ora in poi anche la comunicazione politico-amministrativa sull’argomento possa essere improntata alla verità, senza altalene tra esultanza e critiche in base al posizionamento politico. Il nuovo ospedale è argomento troppo importante e non merita ritardi, indugi o dibattito politico adulterato dal posizionamento” conclude il presidente Commissione bilancio e programmazione presieduta Fabiano Amati.

    ll Nuovo Ospedale San Cataldo, che subentrerà all’ospedale SS. Annunziata di Taranto, svolgerà un ruolo strategico nell’ambito della rete ospedaliera pugliese quale DEA di II Livello. Il presidio ospedaliero sarà, infatti, coinvolto nelle maggiori reti tempo-dipendenti, operando come HUB per la rete cardiologica, dell’ictus e del trauma. Sono inoltre previste altre discipline di alta specialità, quali la chirurgia vascolare; la neurochirurgia; la chirurgia toracica; la terapia intensiva neonatale. L’intervento di completamento consentirà di dotare l’ospedale di apparecchiature moderne e innovative da destinare ai reparti di radiologia, rianimazione e terapia intensiva, medicina nucleare, emodinamica, pediatria, radioterapia, dialisi, terapia intensiva neonatale, UTIC, sale operatorie e sale parto. Tecnologie che dovranno consentire all’ospedale di essere all’avanguardia e affrontare la sfida della transizione digitale offrendo ai cittadini servizi innovativi e avanzati. Si spera non troppo in là negli anni.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/24/san-cataldo-arriva-lok-dal-ministero3/)

  • Il “Manifesto Spreco Zero”

    Il “Manifesto Spreco Zero”

    Lo spreco alimentare è una problematica molto diffusa, ma ancora poco definita.

    I dati generali (fonti Istat) ci mostrano una perdita del cibo pari al 14% ed uno spreco alimentare del 17%.

    La perdita relativa alla raccolta degli alimenti nei campi, al trasporto, alla produzione in eccesso e la disposizione di depositi poco utili così come lo spreco da parte del consumatore, sono parzialmente quantificabili in quanto alcuni paesi non rendono disponibili tutti i dati necessari alla valutazione.

    L’obiettivo del workshop “Manifesto Spreco Zero Taranto”, che fa parte del progetto “Spreco Zero Taranto”, è proprio quello di contrastare e limitare la perdita e lo spreco alimentare e farmaceutico e di contribuire al conseguimento degli obiettivi previsti dalla Strategia locale “Ecosistema Taranto” che include, entro il prossimo decennio, una transizione ambientale, socio economica, urbanistica, culturale ed energetica della città di Taranto.

    Per questo progetto sono stati coinvolti gli studenti degli Istituti Scolastici quali l’I.T.T. “Pacinotti”, già capofila della rete di scuole “Tesori…nei rifiuti. No allo spreco alimentare”, che hanno partecipato attivamente sia al dibattito iniziale, tenuto da Antonio Massari e Lucia Lazzaro rispettivamente Presidente e vicepresidente di Learning Cities, volto a scoprire le Food Policy adottate dalla città di Taranto, che alla creazione dei contenuti del documento partecipativo.

    Il lavoro che i ragazzi hanno svolto nella Biblioteca Acclavio di Taranto, prevede la fornitura di idee sulla base dei dati forniti nel dibattito, di proposte per prevenire la perdita e lo spreco del cibo, dell’impatto che possono avere nella società, del risultato che si otterrebbe ed in fine dei rischi da contrastare. Tutto questo genererà il manifesto che verrà presentato alla Pubblica Amministrazione nell’occasione dell’evento finale del progetto.

    Il progetto “Spreco Zero Taranto” ha come partner il Comune di Taranto, che è anche capofila, e comprende Amici di Manaus che contribuiscono attraverso un emporio solidale, APMARR che si occupa dello spreco farmaceutico e sensibilizza tramite le scuole i ragazzi alla attenzione dell’acquisto dei medicinali, Europa Solidale che si occupano maggiormente degli sprechi all’interno delle mense, Banco Alimentare che si occupano del ritiro e della distribuzione delle eccedenze, Troisi Project, Noi e Voi e la Rosa e Federconsumatori.

    “Per la segnalazione del cibo in eccedenza è stata creata una piattaforma che aiuta, le associazioni coinvolte, a recuperare e ridistribuire gli alimenti” afferma Giuseppe Cavallo Coordinatore di Progetto e continua “l’emporio solidale che sarà situato dietro la Concattedrale di Taranto”

    Il documento, invece, rispetterà le normative vigenti a livello europeo e nazionale, e sarà in linea con i documenti di orientamento siglati dalle principali organizzazioni internazionali, tra questi l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

    L’Assessore ai Servizi Sociali ed Integrazione Gabriella Ficocelli ha affermato “È un primo gradino che una volta preso ci porta poi verso la prevenzione e la diminuzione dello spreco alimentare”

    Si cercherà sempre di coinvolgere i maggiori settori della società civile per contrastare lo spreco alimentare e farmaceutico e creare nuove soluzioni che puntino sulle politiche di prevenzione efficaci e condivise.

  • Risorse per la ceramica tarantina

    Risorse per la ceramica tarantina

    Definire delle azioni coordinate e congiunte a sostegno del settore della ceramica pugliese, anche alla luce della nuova normativa regionale sull’Artigianato approvata dal Consiglio Regionale.

    Con questo obiettivo, l’assessore allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci ha incontrato questa mattina presso l’assessorato, i rappresentanti dei Comuni di Cutrofiano (LE) Grottaglie (Ta) e Laterza (Ta) a cui si sono aggiunti di recente i Comuni di Rutigliano (Ba), San Pietro in Lama (Le) e Terlizzi (Ba) quali zone di affermata produzione ceramica ai sensi della L. 188/90 in seguito a delibera dello scorso dicembre del Consiglio Nazionale Ceramico (istituito presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy).

    La Legge regionale di bilancio prevede, per i suddetti Comuni, l’assegnazione di una dotazione finanziaria di 150.000 euro per ciascun esercizio finanziario del triennio 2023-2025 con la finalità di implementare e sostenere la promozione e la tutela della tradizione della ceramica pugliese, una delle principali risorse artistiche e identitarie della regione ed espressione artigianale unica al mondo, che rappresenta parte fondamentale del brand Puglia in ambito turistico, commerciale, culturale.

    “I saperi e le competenze legate alla produzione ceramistica pugliese – ha commentato Delli Noci – hanno necessità non solo di essere tutelati ma anche valorizzati, attraverso un sostegno pubblico integrato. Il sostegno di cui abbiamo discusso oggi si inserisce in una più ampia policy regionale di valorizzazione dell’artigianato artistico e di tradizione pugliese, che ci permetterà di lavorare, solo a titolo di esempio, sulla costituzione di Zone Franche dell’Artigianato, su un marchio collettivo di identificazione o sullo sviluppo e la costituzione dei Distretti dell’Artigianato. Voglio ringraziare il consigliere Francesco Paolicelli, presidente della Commissione Sviluppo economico e tutti i rappresentanti dei Comuni che hanno preso parte all’incontro, con cui ci siamo confrontati per costruire insieme, con le risorse disponibili, progetti volti alla promozione e allo sviluppo del territorio attraverso la narrazione della tradizione ceramica locale, allo sviluppo dell’attrattività dei luoghi e del turismo di qualità e al rilancio delle produzioni altamente qualificate”.

  • Giochi 2026, commissario più vicino

    Giochi 2026, commissario più vicino

    La notizia non è inedita ed è da diverse settimane rilanciata come ufficiosa. Oltre che richiesta a livello politico da più parti. E nelle ultime 48 ore la voce si è fatta sempre più insistente: la prossima settimana potrebbe essere quella nella quale il governo Meloni potrebbe commissariare i Giochi del Mediterraneo 2026.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/23/giochi-2026-commissario-piu-vicino/)

    Il condizionale è d’obbligo, specie in mancanza di notizie ufficiali e di un argomento così delicato. Anche dal punto di vista politico. Perché se la richiesta di commissariamento avanzata prima dal segretario cittadino della Lega e consigliere comunale di Taranto Francesco Battista e poi dai senatori di Fratelli d’Italia Liris, Ambrogio, Nocco, e Mennuni con un emendamento all’ultimo decreto sul PNRR nel quale si chiede ufficialmente la nomina di un commissario straordinario per realizzare i Giochi del Mediterraneo 2026, può esser vista come un’azione di disturbo o di polemica politica nei confronti di un’amministrazione comunale di centrosinistra, una certa sorpresa e un campanello d’allarme fu l’interrogazione (con la quale si chiedevano delucidazioni ai ministeri coinvolti) del senatore tarantino Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, alleato dell’amministrazione guidata dal sindaco Rinaldo Melucci. Che ricopre il ruolo di presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi, il cui direttore generale è Elio Sannicandro, nonché direttore di ASSET (l’Agenzia Regionale Strategica per lo Sviluppo Ecosostenibile del Territorio). 

    Ed è proprio qui, in questo incrocio di ruoli e di competenze (c’è chi sostiene anche nel rapporto tra il primo cittadino e uno dei fedelissimi di Emiliano), che il meccanismo si sarebbe definitivamente e irrimediabilmente inceppato. Con la Regione Puglia che avrebbe accettato ed avallato la decisione del governo nelle ultime settimane.

    Del resto il commissariamento sarebbe la logica e negativa conseguenza dell’aspra polemica scoppiata a metà marzo, dopo la lettera inviata congiuntamente dai ministri Raffaele Fitto (Affari Europei, per le politiche di coesione e per il PNNR) e Andrea Abodi (Sport e Giovani) al Comitato Organizzatore dei Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026, in cui venivano avanzati diversi dubbi e critiche in merito al criterio prevalente su cui è stata basata l’individuazione delle opere e la mancanza di indicazioni in merito ai criteri ulteriori che hanno indotto all’eliminazione dal Masterplan aggiornato di alcuni degli interventi in precedenza riportati. Oltre a mancare, veniva evidenziato dai due ministri nella missiva. lo stato di aggiornamento della progettazione e continua a mancare un cronoprogramma degli interventi, elementi utili a chiarire la metodologia utilizzata per l’elaborazione della stima dei costi che sono stati ulteriormente rivisti, la carenza di informazioni circa le fonti di finanziamento, con il concreto rischio di compromettere il tempestivo avvio degli interventi in tempi utili per lo svolgimento dei Giochi.

    Rilievi a cui però il Comitato Organizzatore ha risposto, evidenziando non solo il cambio di tre governi negli ultimi anni, ma anche i ritardi degli stessi nella destinazione dei fondi promessi. A cominciare dai 150 milioni di euro è stata deliberati dallacommissione Bilancio del Senato con un emendamento al decreto Sostegni Ter diventato legge il 28 marzo 2022, la cui attuazione è subordinata all’approvazione di un successivo DPCM a cura del Ministero per la Coesione territoriale. E con i quali è prevista la realizzazione di 32 progetti. Interlocuzione che sarebbe proseguita anche negli ultimi giorni.

    (leggi l’articolo sulla lettera dei ministri Fitto e Abodi https://www.corriereditaranto.it/2023/03/12/taranto-2026-ecco-la-lettera-dei-ministri-1/)

    Senza dimenticare che, secondo quanto emerso negli ultimi mesi, servirebbero almeno altri 100 milioni di euro, per i piccoli impianti che al momento non hanno alcuna copertura finanziaria. Senza la quale tutti i comuni che partecipano ai Giochi, non investiranno risorse economiche proprie, oltre ad essere già in difficoltà per la realizzazione dei progetti seppur aiutati e supportati in questo da ASSET. Da chi dovrebbero arrivare queste risorse non è ancora chiaro. Nè è chiaro il perché dopo la nota del 28 maggio 2021, con la quale veniva indicata una quota a carico della Regione Puglia di importo pari a 50 milioni di euro, di questa cifra si sarebbero perse le tracce.

    A tal proposito andrebbero ricordate due cose. La prima è che nel dossier di candidatura presentato a luglio 2019, si legge (a pagina 105) che gli enti locali avrebbero dovuto contribuire con 142 milioni di euro totali, a fronte dei 120 garantiti dallo Stato e dei 28 di investitori privati. La seconda riguarda quanto accadde nel dicembre del 2021, quando in Senato venne bocciato un emendamento a firma dei senatori pentastellati Mario Turco e Gianmauro Dell’Olio. Il testo, che avrebbe aggiunto un nuovo articolo alla legge presentata al Parlamento dal Ministro dell’Economia Daniele Franco, mirava a consentire lo stanziamento di 200 milioni di euro “per la riqualificazione, l’adeguamento degli impianti sportivi esistenti nonché la realizzazione dei nuovi impianti previsti nel Masterplan, al Comitato Organizzatore della XX Edizione dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026”. Oltre ad aver cercato, invano, di inserire i giochi o alcuni interventi previsti all’interno del CIS di Taranto (di cui tra l’altro si sono perse nuovamente le tracce), eventualità che però venne stoppata dall’allora ministro per il Sud, Mara Carfagna.

    (leggi l’articolo con la risposta del Commitato Organizzatore https://www.corriereditaranto.it/2023/03/12/il-comitato-organizzatore-risponde/)

    Dunque è oramai fin troppo chiaro che più di qualcosa non sia andato per il verso giusto. Cosa che tra l’altro su queste colonne abbiamo evidenziato più volte in questi ultimi anni.

    Ed è molto probabile che a questo punto la strada del commissariamento sia inevitabile e forse anche più utile, politicamente parlando, un pò per tutti gli enti e i soggetti coinvolti. Non certo però per il comune di Taranto, che perderebbe la possibilità di continuare a presiedere il comitato organizzatore e quindi di supervisionare quanto accade nel capoluogo e nei comuni della provincia interessati. Sicuramente non un dato politico a favore dell’attuale amministrazione comunale, che però avrebbe le sue attenuanti non solo nei confronti del governo centrale, oltre che nei confronti della Regione per le questioni di cui sopra.

    Certamente non una pagina di buona politica, anzi: l’ennesima conferma di come la competenza si ancora un obiettivo molto lontano da raggiungere per la classe politica e dirigente della politica locale e regionale.

    (leggi tutti gli articoli sui Giochi del Mediterraneo https://www.corriereditaranto.it/?s=giochi+mediterraneo&submit=Go)

  • Giochi 2026, commissario più vicino?

    Giochi 2026, commissario più vicino?

    La Commissione Bilancio del Senato è impegnata con l’esame del ddl Conversione in legge del decreto-legge 24 febbraio 2023, n. 13, recante disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC), nonché per l’attuazione delle politiche di coesione e della politica agricola comune.

    E tra i vari emendamenti presentati, risulta quello dei senatori di Fratelli d’Italia Liris, Ambrogio, Nocco, e Mennuni nel quale si chiede ufficialmente la nomina di un commissario straordinario per realizzare i Giochi del Mediterraneo 2026.  

    Il testo dell’emendamento recita così: “Al fine di assicurare la tempestiva realizzazione degli interventi necessari allo svolgimento dei Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato, su proposta del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e PNRR di concerto con il Ministro per lo sport e i giovani, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, è nominato un Commissario straordinario. Il quale entro sessanta giorni dall’atto di nomina, provvede alla predisposizione dell’elenco delle opere infrastrutturali occorrenti, ivi comprese quelle per l’accessibilità, distinte in opere essenziali, connesse e di contesto, con l’indicazione, per ciascuna opera, del codice unico di progetto, del soggetto attuatore e dell’entità del finanziamento concesso, delle altre fonti di finanziamento disponibili e del cronoprogramma di realizzazione degli interventi. L’elenco delle opere è approvato con uno o più decreti del Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR e del Ministro per lo sport e i giovani, adottati di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze”. “È autorizzata l’apertura di apposita contabilità speciale intestata al Commissario straordinario per le spese di funzionamento e di realizzazione dei progetti e degli interventi… Conseguentemente, il Commissario, nei limiti delle risorse impegnate in bilancio, può avviare le procedure di affidamento dei contratti anche nelle more del trasferimento delle risorse sulla contabilità speciale”.

    L’iniziativa dei senatori di Fratelli d’Italia segue quella lanciata per primo dal segretario cittadino della Lega e consigliere comunale di Taranto Francesco Battista rilanciata, non senza una certa sorpresa da una interrogazione anche dal senatore tarantino Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, alleato dell’amministrazione guidata dal sindaco Rinaldo Melucci. Che ricopre il ruolo di presidente del Comitato Organizzatore dei Giochi, il cui direttore generale è Elio Sannicandro, nonché direttore di ASSET (l’Agenzia Regionale Strategica per lo Sviluppo Ecosostenibile del Territorio).

    Il tutto segue l’aspra polemica scoppiata una decina di giorni fa, dopo la lettera inviata congiuntamente dai ministri Raffaele Fitto (Affari Europei, per le politiche di coesione e per il PNNR) e Andrea Abodi (Sport e Giovani) al Comitato Organizzatore dei Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026, in cui venivano avanzati diversi dubbi e critiche in merito al criterio prevalente su cui è basata l’individuazione delle opere e la mancanza di indicazioni in merito ai criteri ulteriori che hanno indotto all’eliminazione dal Masterplan aggiornato di alcuni degli interventi in precedenza riportati. Oltre a mancare lo stato di aggiornamento della progettazione e continua a mancare un cronoprogramma degli interventi, elementi utili a chiarire la metodologia utilizzata per l’elaborazione della stima dei costi che sono stati ulteriormente rivisti, la carenza di informazioni circa le fonti di finanziamento, con il concreto rischio di compromettere il tempestivo avvio degli interventi in tempi utili per lo svolgimento dei Giochi.

    (leggi l’articolo sulla lettera dei ministri Fitto e Abodi https://www.corriereditaranto.it/2023/03/12/taranto-2026-ecco-la-lettera-dei-ministri-1/)

    Rilievi a cui però il Comitato Organizzatore ha prontamente risposto, evidenziando non solo il cambio di tre governi negli ultimi anni, ma anche i ritardi degli stessi nella destinazione dei fondi promessi. A cominciare dai 150 milioni di euro è stata deliberati dallacommissione Bilancio del Senato con un emendamento al decreto Sostegni Ter diventato legge il 28 marzo 2022, la cui attuazione è subordinata all’approvazione di un successivo DPCM a cura del Ministero per la Coesione territoriale. E con i quali è prevista la realizzazione di 32 progetti.

    (leggi l’articolo con la risposta del Commitato Organizzatore https://www.corriereditaranto.it/2023/03/12/il-comitato-organizzatore-risponde/)

    Dopo di che, secondo quanto emerso negli ultimi mesi, servirebbero almeno altri 100 milioni di euro, per i piccoli impianti che al momento non hanno alcuna copertura finanziaria. Senza la quale tutti i comuni che partecipano ai Giochi, non investiranno risorse economiche proprie, oltre ad essere già in difficoltà per la realizzazione dei progetti seppur aiutati e supportati in questo da ASSET. Da chi dovrebbero arrivare queste risorse non è ancora chiarissimo. Con una nota del 28 maggio 2021, veniva indicata una quota a carico della Regione Puglia di importo pari a 50 milioni di euro.

    A tal proposito andrebbero ricordate due cose. La prima è che nel dossier di candidatura presentato a luglio 2019, si legge (a pagina 105) che gli enti locali avrebbero dovuto contribuire con 142 milioni di euro totali, a fronte dei 120 garantiti dallo Stato e dei 28 di investitori privati. La seconda riguarda quanto accadde nel dicembre del 2021, quando in Senato venne bocciato un emendamento a firma dei senatori pentastellati Mario Turco e Gianmauro Dell’Olio. Il testo, che avrebbe aggiunto un nuovo articolo alla legge presentata al Parlamento dal Ministro dell’Economia Daniele Franco, mirava a consentire lo stanziamento di 200 milioni di euro “per la riqualificazione, l’adeguamento degli impianti sportivi esistenti nonché la realizzazione dei nuovi impianti previsti nel Masterplan, al Comitato Organizzatore della XX Edizione dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026”. Oltre ad aver cercato, invano, di inserire i giochi o alcuni interventi previsti all’interno del CIS di Taranto, eventualità che però venne stoppata dall’allora ministro per il Sud, Mara Carfagna.

    Dunque è fin troppo chiaro che più di qualcosa non sia andato per il verso giusto. Cosa che tra l’altro su queste colonne abbiamo evidenziato più volte in questi ultimi anni. Ed è molto probabile che a questo punto la strada del commissariamento possa rivelarsi quella più giusta e forse anche più utile, politicamente parlando, un pò per tutti gli enti e i soggetti coinvolti.

    “Oggi comincia un percorso che può diventare davvero fondamentale per il rilancio di Taranto: il governo, attraverso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, ha espresso parere favorevole rispetto alla candidatura della città per ospitare i Giochi del Mediterraneo nel 2025…”. E’ quanto annunciò il 27 novembre 2018 l’allora ministro per il Sud Barbara Lezzi al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, il direttore generale di Asset Elio Sannicandro, e i deputati M5S Giovanni Vianello e Paolo Lattanzio.

    Sempre per tener viva la memoria storica, ricordiamo che la candidatura ai XX Giochi del Mediterraneo 2025 a Taranto nacque nell’ambito del Piano Strategico Taranto Futuro Prossimo”, promosso dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto, per contribuire a definire “una nuova visione di sviluppo ecosostenibile della città e dell’intero territorio jonico-salentino, che possa mostrare il processo di rigenerazione urbana e di trasformazione economica in atto, indirizzata alla sostenibilità ambientale e al recupero del patrimonio storico-culturale della città.. Come è già successo per altre esperienze positive di riconversione di aree urbane in crisi (Glasgow, Bilbao, Barcellona, Torino) un grande evento di rilevanza mediatica e di forte aggregazione identitaria e territoriale può costituire un obiettivo fondamentale per dare fiducia e unitarietà al lavoro di squadra”. Staremo a vedere.

    (leggi tutti gli articoli sui Giochi del Mediterraneo https://www.corriereditaranto.it/?s=giochi+mediterraneo&submit=Go)

  • Valle del fiume Lato: una storia infinita

    Valle del fiume Lato: una storia infinita

    Il sopralluogo del presidente della Provincia di Taranto, Rinaldo Melucci, lungo le arterie viarie che insistono nei pressi del fiume Lato, le “S.P. 12” e la “S.P. 14” (chiuse da anni, la prima dal 2001 e la seconda dal 2006), ci consente di riaccendere i riflettori su una vicenda di cui ci siamo a lungo occupati negli anni ma da troppo tempo dimenticata. E che mostra il lato peggiore della politica nell’amministrare un territorio e la parte migliore della società civile impegnata nella tutela e difesa dello stesso.

    “La nostra presenza in un luogo che continua ad essere al centro di problematiche tanto serie quanto datate è propedeutica ad un piano di azione che, sviluppandosi nell’ambito di ciò che ci compete, punterà al reperimento di quei finanziamenti in grado di garantire il

    prima possibile interventi strutturali. La volontà dell’Amministrazione che presiedo è quella di andare incontro alle esigenze di un territorio comprensibilmente stanco di aspettare soluzioni che tardano ad arrivare” ha dichiarato Rinaldo Melucci, al termine del sopralluogo effettuato lunedì mattina, con il dirigente del Settore Viabilità dell’Ente, ing. Aniello Polignano, ed i consiglieri provinciali Maria Giovanna Galatone e Marco Natale, visto che i collegamenti stradali di competenza provinciale sono stati al centro delle verifiche da parte di amministratori e tecnici allo scopo di risolvere una situazione la cui complessità si protrae da tantissimi anni.

    “La necessità di procedere ad una riqualificazione della zona riconsegnandola ad una viabilità piena e sicura rappresenta un impegno che la Provincia conta di portare a compimento con la collaborazione dei Comuni interessati, vale a dire Palagiano, Palagianello e Castellaneta. Ed è molto probabile che per raggiungere l’obiettivo si dia vita ad una conferenza di servizi fissando le competenze di intervento per ciascuna Amministrazione – si legge nella nota della Provincia -. Precisato che per quanto riguarda il fiume Lato la Provincia non è legittimata ad assumere iniziative, durante il sopralluogo il presidente Melucci ha anche incontrato il sindaco di Palagianello, Maria Rosaria Borracci, rappresentanti di associazioni e cittadini ai quali ha comunicato di poter procedere solo in ordine all’agibilità e alla messa in sicurezza delle strade provinciali. Così come sta avvenendo per numerosi collegamenti del nostro territorio, fra cui un tratto della “S.P. 13”, la Castellaneta- Castellaneta Marina. All’indomani dell’annuncio dell’avvio di lavori che hanno imposto la chiusura di questa arteria, la CIA Agricoltori Area Due Mari ha proposto soluzioni alternative per ridurre problemi alla circolazione stradale e agli operatori del comparto agricolo. Ma le ipotesi formulate (riapertura delle provinciali “12” e “14”), così come rilevato dai tecnici dell’Ente Provincia, sono caratterizzate da criticità di non facile soluzione”.

    Una storia assurda, paradossale, ingiusta

    Del resto, la vicenda già complessa di per se, è stata ulteriormente complicata da ben vent’anni di pessima gestione da parte di una serie di amministrazioni ed enti coinvolti, e senza il dovuto controllo da parte della magistratura negli anni più volte sollecitata con denunce ed esposti. Vent’anni di sperpero di denaro pubblico consumato nella valle del fiume Lato, che ha sino ad oggi portato ad una viabilità inadeguata, pericolosa, non a norma e abusiva per diverse aspetti, visto che le strade sono precluse al traffico umano e veicolare ma vengono percorse ugualmente con grave rischio per chiunque le percorra. Con danni rilevanti e permanenti per l’approvvigionamento di acqua per gli agricoltori della zona. Un mondo agricolo assetato di acqua per le proprie colture, che paradossalmente vedeva i suoi raccolti distrutti per anni perché allagati dalle acque del fiume alle prime piogge, che esondando ha distrutto anche le strade, costringendo gli agricoltori a giri lunghissimi per superare le sponde del fiume Lato.

    Un problema, quello dell’approvvigionamento delle acque per l’agricoltura, che sul finire degli anni ’90 si provò a risolvere con lo stanziamento di 24 miliardi di lire (pari a 12milioni di euro) attraverso una delibera CIPE, per la realizzazione di due grandi vasche di accumulo a servizio dell’agricoltura (acqua sorgiva, acqua piovana e diga San Giuliano), che però non sono mai entrate in funzione perché mai completate. Ed è questo il primo grande buco nero di questa storia, perché quei lavori avrebbe dovuto realizzarli il Consorzio di Bonifica di Stornara e Tara, che ha sperperato secondo una stima ufficiale molto ridotta appena 3,136 milioni di euro per i lavori della vasche di accumulo come detto mai conclusi e abbandonati e mai consegnati. Stime ufficiose invece parlano di un buco di 22,5 milioni di euro, per una spesa ufficiale di oltre 30 milioni di euro.

    Ma come spesso accade di fronte alla superficialità dell’essere umano, è la natura ad intervenire con tutta la sua forza dirompente per mostrare i danni e l’incuria prodotti dall’uomo. Avvenne l’8 settembre 2003, con l’alluvione devastante che in tanti ancora ricordano. Inizialmente il comune di Castellaneta intervenne subito con lavori urgenti per una cifra complessiva divisa in tre tranche pari a 1,173 milioni di euro. Poi, con il governo Berlusconi in carica, sempre nel 2003, si riunisce il CIPE (delibera n. 17) che stanziava a novembre una cifra di 8 milioni di euro a favore del comune ionico per ricostruire gli argini che si erano sfarinati sul fiume Lato.

    Il terzo intervento è quello assicurato dopo le piogge del 2005, visto che gli argini si erano nuovamente sfarinati, per un altro milione di euro: ed è qui che si affaccia per la prima volta una ditta di Laterza, che aveva ottenuto in subappalto anche i lavori di 8 milioni previsti dal CIPE. Dopo le devastanti piogge alluvionali del 2010, vengono stanziati altri 650mila euro per lavori sul costone di destra che protegge la strada provinciale 12, quella completamente distrutta e chiusa totalmente al traffico, mentre la strada provinciale 14 lato Palagianello è chiusa soltanto formalmente ma viene percorsa ugualmente da persone e auto. Sempre la stessa ditta di Laterza poco dopo ottiene un altro appalto (con affidamento diretto e senza gara) per 1,3 milioni di euro sempre per interventi sugli argini, mentre però alla base degli stessi erano presenti grandi tubi che trasferivano acqua sulla strada provinciale 12 rovinandola ulterirormente.

    Dopo l’alluvione del 2013, giunge un nuovo finanziamento da parte della Regione Puglia: 480 mila euro per il taglio delle canne che ostruivano il libero fluire delle acque del fiume, mentre 500mila euro vengono stanziati per la pulizia di appena 500 metri del greto di torrenti su 30 km di percorso della gravina grande: tutti lavori che però non sono serviti a nulla, e sui quali sono stati avanzati esposti alla magistratura.

    Poi è sopraggiunto un altro intervento pari ad altri 4 milioni di euro sempre da parte della Regione Puglia, all’esito di una gara di appalto alquanto controversa e giunta sino al Consiglio di Stato, per rifare di nuovo gli argini: lavori che hanno finito per distruggere gli interventi precedenti effettuati sempre sugli stessi argini. Come non bastasse, durante questi lavori, sono stati commessi grossolani errori procedurali da parte del comune di Castellaneta: in quanto non solo le attività partite nell’estate del 2020 sono iniziate in agro di Palagiano, sulla sponda sinistra del fiume Lato verso la foce senza però che quest’ultimo ente ne avesse contezza, ma colmo dei colmi sono stati avviati su un terreno di proprietà privata e su un altro di proprietà dell’azienda dei boschi e delle foreste demaniali italiane che ha sede di Martina Franca, che sono tra l’altro stati considerati una riserva naturale integrale da un decreto del 1977. Il proprietario del terreno, titolare di una cooperativa, si è ovviamente opposto sporgendo denuncia (datata 7 ottobre 2021) tanto più visto che il terreno era già sottoposto a sequestro cautelare da parte della magistratura per una controversia tra una cooperativa e la Regione Puglia. Cose da non credere. Con responsabilità enormi sia per chi ha finanziato gli interventi e non ha controllato come venissero spese quelle risorse, sia per chi non è stato in grado di spendere a dovere le risorse in questione.

    Come non bastasse, nel novembre del 2014 il governo Renzi con la delibera CIPE n. 55 rimette in gioco gli 8 milioni di euro inutilizzati dal Consorzio Bonifica Stornara e Tara. Che attualmente non sarebbero stati ancora utilizzati.

    Ciliegina sulla torta, se così la vogliamo definire, con ennesimo sperpero di denaro pubblico, l’innalzamento dell’impalcato del ponte (realizzato pochi anni prima) che si è rivelata essere l’ennesima scelta scriteriata di questa lunga storia. L’idea era quella secondo la quale il ponte potesse fungere da tappo, per cui bisognava sollevarlo di un metro circa, finendo per essere sollevato di 90 cm, per una spesa ulteriore di circa 900mila euro. Anche in questo caso i lavori, seppur di competenza della provincia di Taranto, furono affidati alla ditta di Laterza che si stava già occupando da anni degli argini, sempre in affidamento diretto, senza gara.

    La somma totale del disastro economico della valle del fiume Lato è stata quantificata in oltre 22, 539,363,53 milioni di euro.

    Le denunce inascoltate e il presidio permanente dei 285 giorni di resistenza civile

    Le prime denunce dalla società civile su quanto sopra riportato, arrivano il 30 giugno nel 2008 (per poi essere ripetute il 9 febbraio 2009 e il 25 settembre 2014) attraverso l’associazione Tavolo Verde, dove veniva messo in risalto come gli argini crollassero alle prime piogge. Questo perché veniva notato come gli argini fossero stati artatamente realizzati con rifiuti di ogni tipo e ricoperti da vegetazione. Secondo quanto previsto nel capitolato speciale d’appalto invece, una volta ripulito il greto del fiume dal materiale melmoso trovato sul fondo, quello stesso materiale doveva essere portato in discarica per essere smaltito (con un costo di 500mila euro) e per costruire i nuovi argini bisognava utilizzare pietrisco fresco da mettere nelle reti metalliche (materassi di tipo reno). Invece il materiale che veniva ricavato dalla pulizia del greto del fiume veniva spostato sul lato del fiume per diventare ‘argine’ e sgretolarsi alle prime nuove piogge. E quindi invece di effettuare i lavori come previsto, i soldi incassati hanno arricchito chi quei lavori ha ottenuto, visto che ha risparmiato sia sul trasporto in discarica che sull’acquisto del materiale previsto per realizzare gli argini. Tutto questo è stato denunciato sotto forma di interrogazioni, mozioni ed esposti (sugli appalti e i lavoro mal effettuati nel 2016 e nel 2017) che sono state portate anche nel consiglio comunale di Castellaneta. Denunce che Tavolo Verde ha portato avanti negli anni, a cui si accompagnavano anche tantissime lettere nelle quali si segnalava quanto accadeva.

    A tutto questo non è seguita alcuna risposta significativa da parte delle istituzioni e della magistratura. Se non silenzio e grande lentezza nell’indagare su segnalazioni che evidenziavano storture di ogni tipo se non veri e propri reati. Per non parlare dell’assenza quasi totale della stampa locale, regionale e nazionale.

    Per questo, il 20 ottobre del 2017 dopo anni di richieste, incontri, conferenze stampa ed esposti alle istituzioni interessate, il Tavolo Verde, Palagianello Bene Comune e l’associazione “nordsud” diedero vita ad un presidio permanente sul ponte del fiume Lato, durato ben 285 giorni.

    Le ragioni che portarono al presidio sul ponte, sito sulle SS.PP 14 E 12, riassumevano le tre gravi e grandi questioni di questa infinita vicenda. La prima verteva sulla sicurezza della viabilità della predette strade, sul presupposto che la SP 14, costituisce snodo strategico di importanza nazionale ed europea, poiché collega la SS7 e l’Autostrada A14 alla SS 106 Jonica, di fatto di collegamento importantissimo tra il nord del Paese con le regioni del Sud (Basilicata, Calabria e Sicilia). Viabilità (SP 12 e 14) che è invece bloccata con ordinanza del comune di Palagianello e della provincia di Taranto dal 2003, ma regolarmente utilizzate, con l’indifferenza delle autorità che hanno sancito il divieto e di quelle preposte al rispetto del codice della strada.

    La seconda questione riguarda la progettazione di recupero delle acque piovane e delle varie fonti sorgive presenti sul territorio, al fine di garantire l ‘acqua nelle campagne nei periodi di siccità. Vasche di accumulo per le quali si erano appunto spesi svariati milioni di euro non ultimate e perciò inutilizzate e abbandonate, nonostante gli oltre 20 milioni di euro impiegati dal comune di Castellaneta nella lama del fiume Lato. La terza, ma non certo per ultima per importanza, la manutenzione, pulizia e rimboschimento di pinete e boschi. Visto che il disastro naturale che si è abbattuto su questi bellissimi luoghi, parlano di pinete bruciate e i fondi regionali, destinati alla riforestazione, non utilizzati da parte dei comuni e quindi rispediti al mittente.

    Il presidio permanente, frequentato da tantissimi cittadini e cittadine dei comuni interessati, inizi a far rumore, a far parlare di sé. Tanto che il 18 dicembre 2017 si svolge un’assemblea a cui partecipò il gruppo di lavoro convocato dalla dott.ssa Curcuruto, a quel tempo assessora regionale ai Lavori pubblici, alla presenza dei rappresentanti dei Comuni di Castellaneta, Laterza, Palagiano, Palagianello, dei rappresentanti regionali dei Lavori pubblici e della Difesa del suolo, alla luce anche del parere tecnico a firma del Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale, Vera Corbelli (che anche in quest’occasione fornì il suo preziosissimo contributo e che anni dopo è stata defenestrata dagli ‘scienziati politici‘ che ancora oggi ci governano localmente e ci rappresentano a Roma), durante la quale vennero stabilite le priorità da attuare che consistevano in interventi di manutenzione ordinaria del canale per l’eliminazione della vegetazione spontanea, il ripristino delle rotture degli argini, ed il ripristino delle strade. Tutto ciò si rendeva necessario appunto per consentire la fruizione del territorio dal punto di vista della viabilità, da parte dei residenti, per ragioni lavorative, ma anche per consentire i collegamenti con tutto il territorio circostante. Senza tralasciare la messa in sicurezza del territorio e l’aspetto igienico-sanitario legato alla bonifica dei canali, dove, con il ristagno delle acque, si correva il rischio di far proliferare insetti.

    Nella tarda mattina del 31 gennaio 2018, il ministro Claudio De Vincenti, insieme al prefetto di Taranto Donato Cafagna e all’on. Ludovico Vico del Pd, si recarono al presidio del fiume Lato, arrivato al 104esimo giorno di presidio. La presenza del ministro era senza dubbio un successo ed un riconoscimento istituzionale per il presidio e tutti i suoi partecipanti (tra cui i due ex parlamentari Rocco Loreto e Paolo Rubino). De Vincenti quel giorno promise che dal governo (in cooperazione con l’unità di missione per il rischio idrogeologico, commissaria per le bonifiche, la Regione Puglia e la Provincia) sarebbero subito arrivato i famosi 1,3 milioni di euro a disposizione della Protezione civile, per poi aggiungersi altri 4 milioni di euro per la messa in sicurezza degli argini, lavori che avrebbero dovuto consentire la riapertura delle strade, come le provinciali 12 e 14 chiuse da anni, la prima dal 2001 e la seconda dal 2006.

    Passano quattro mesi e l’11 aprile del 2018, viene firmato simbolicamente presso il presidio dei comitati civici, un protocollo, alla presenza dell’allora ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti (che dedicherà al presidio permanente un articolo dal titolo “Storia d’amore per la propria terra. Il «Presidio» del Fiume Lato” pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno il 23 settembre del 2018) con il quale partivano i lavori del Tavolo tecnico permanente di confronto e monitoraggio per le problematiche idrogeologiche che interessano il bacino del fiume Lato. Firmatari dell’accordo, avvenuto alla presenza del ministro, il prefetto Donato Cafagna, il presidente dell’Autorità di bacino Vera Corbelli, i rappresentanti della Regione Puglia, della Provincia di Taranto, i sindaci dell’area, i comitati civici.

    Il presidio si sciolse soltanto il 31 luglio 2018, dopo la firma di un accordo di programma di monitoraggio con la Provincia, la Regione, il Prefetto, l’Autorità di Bacino e il Governo, ed i Comuni del bacino, che prevedeva un investimento di 50 milioni di euro, che avrebbe visto la costituzione della cosiddetta Fabbrica Verde Intelligente, portando lavoro, sicurezza stradale e sviluppo nella nostra provincia. A distanza di quasi cinque anni, dal 2018, nessun impegno è stato onorato dalle autorità firmatarie del suddetto accordo di programma, né i rappresentanti del territorio hanno sollecitato i vari governi che si sono succeduti al rispetto dell’accordo di programma.

    “Un Paese che assiste al silenzio assordante delle istituzioni (Procura, Prefettura, Questura, Regione Puglia, Provincia e amministrazioni comunali di Castellaneta, Palagianello e Palagiano ). Ancora oggi non si ha riscontro ai tanti esposti rivolti alla stessa magistratura, documentati e presentati dal Tavolo Verde Puglia, dal movimento politico Palagianello Bene Comune, da consiglieri comunali di Castellaneta, per il dispendio incauto di denaro pubblico elargito per interventi nella lama di Castellaneta, laddove si sono spesi oltre 20 milioni di euro, senza alcun esito, con grave pregiudizio per il territorio e la spesa pubblica. Difronte a denunce circostanziate, ci saremmo aspettati che gli inquirenti avrebbero potuto ritenere il carattere calunnioso e infondato delle denunce presentate, il non esserci estremi di reato o fondate gli esposti-denunce e procedere secondo quanto previsto dalla legge. Si possono avere punti di vista diversi ma ciò che non si può accettare è il silenzio e l’indifferenza“: è questo, ancora oggi, l’amaro commento di alcuni di quegli uomini che diedero vita a quello storico presidio e che ancora oggi non si sono arresi e continuano a combattere e a denunciare. Come il senatore Rocco Loreto presidente Tavolo Verde, Pietro Ricci coordinatore Tavolo Verde Puglia e Basilicata, come l’instancabile e infaticabile on. Paolo Rubino del movimento Palagianello Bene Comune, o l’avvocato Cosimo Antonicelli Archeoclub Massafra, Carlo Grassi e tanti altri ancora. Uomini da cui gran parte della comunità ionica, in particolar modo quella tarantina, dovrebbe solo prendere esempio. E che tutti noi dovremmo soltanto ringraziare per tutto ciò che hanno fatto e fanno ancora oggi.

    Infine, un’ultima domanda che speriamo non resi inevasa: che sia arrivato davvero il momento per la politica di risolvere una volta e per tutta l’infinita storia della valle del fiume Lato? Noi possiamo solo augurarcelo. Ad maiora.

    (leggi tutti gli articoli del fiume Lato https://www.corriereditaranto.it/?s=fiume+lato&submit=Go)

  • Giochi 2026, 1,5 milioni dalla Regione

    Giochi 2026, 1,5 milioni dalla Regione

    Giochi del Mediterraneo a Taranto: la Giunta regionale ha approvato quest’oggi uno schema di convenzione con la quale Regione Puglia, Presidenza della Giunta e il Comune di Taranto si impegnano per le attività di organizzazione della XX edizione dei Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, attraverso un processo virtuoso di collaborazione tra Amministrazioni.

    Con la delibera è stata prenotata annualmente la somma di 500.000 euro sugli esercizi finanziari 2023-2024-2025 in favore del Comune di Taranto per le attività di organizzazione della XX edizione dei Giochi.

    Il tutto in attesa dei  150 milioni di euro deliberata dalla commissione Bilancio del Senato con un emendamento al decreto Sostegni Ter diventato legge il 28 marzo dello scorso anno, di cui si attende ancora lo sblocco del Dpcm. Con i primi 150 milioni di euro si dovranno realizzare 32 interventi. Poi però, ne serviranno almeno altri 100 milioni per i piccoli impianti che al momento non hanno alcuna copertura finanziaria. Senza la quale tutti i comuni che partecipano ai Giochi, non investiranno risorse economiche proprie, oltre ad essere già in difficoltà per la realizzazione dei progetti seppur aiutati e supportati in questo da ASSET. L’obiettivo è realizzare tutti gli interventi entro dicembre 2025. Staremo a vedere.

    (leggi l’intervista a Sannicandro https://www.corriereditaranto.it/2023/03/04/saranno-i-giochi-di-taranto-3/)