Il sopralluogo del presidente della Provincia di Taranto, Rinaldo Melucci, lungo le arterie viarie che insistono nei pressi del fiume Lato, le “S.P. 12” e la “S.P. 14” (chiuse da anni, la prima dal 2001 e la seconda dal 2006), ci consente di riaccendere i riflettori su una vicenda di cui ci siamo a lungo occupati negli anni ma da troppo tempo dimenticata. E che mostra il lato peggiore della politica nell’amministrare un territorio e la parte migliore della società civile impegnata nella tutela e difesa dello stesso.
“La nostra presenza in un luogo che continua ad essere al centro di problematiche tanto serie quanto datate è propedeutica ad un piano di azione che, sviluppandosi nell’ambito di ciò che ci compete, punterà al reperimento di quei finanziamenti in grado di garantire il 
prima possibile interventi strutturali. La volontà dell’Amministrazione che presiedo è quella di andare incontro alle esigenze di un territorio comprensibilmente stanco di aspettare soluzioni che tardano ad arrivare” ha dichiarato Rinaldo Melucci, al termine del sopralluogo effettuato lunedì mattina, con il dirigente del Settore Viabilità dell’Ente, ing. Aniello Polignano, ed i consiglieri provinciali Maria Giovanna Galatone e Marco Natale, visto che i collegamenti stradali di competenza provinciale sono stati al centro delle verifiche da parte di amministratori e tecnici allo scopo di risolvere una situazione la cui complessità si protrae da tantissimi anni.
“La necessità di procedere ad una riqualificazione della zona riconsegnandola ad una viabilità piena e sicura rappresenta un impegno che la Provincia conta di portare a compimento con la collaborazione dei Comuni interessati, vale a dire Palagiano, Palagianello e Castellaneta. Ed è molto probabile che per raggiungere l’obiettivo si dia vita ad una conferenza di servizi fissando le competenze di intervento per ciascuna Amministrazione – si legge nella nota della Provincia -. Precisato che per quanto riguarda il fiume Lato la Provincia non è legittimata ad assumere iniziative, durante il sopralluogo il presidente Melucci ha anche incontrato il sindaco di Palagianello, Maria Rosaria Borracci, rappresentanti di associazioni e cittadini ai quali ha comunicato di poter procedere solo in ordine all’agibilità e alla messa in sicurezza delle strade provinciali. Così come sta avvenendo per numerosi collegamenti del nostro territorio, fra cui un tratto della “S.P. 13”, la Castellaneta- Castellaneta Marina. All’indomani dell’annuncio dell’avvio di lavori che hanno imposto la chiusura di questa arteria, la CIA Agricoltori Area Due Mari ha proposto soluzioni alternative per ridurre problemi alla circolazione stradale e agli operatori del comparto agricolo. Ma le ipotesi formulate (riapertura delle provinciali “12” e “14”), così come rilevato dai tecnici dell’Ente Provincia, sono caratterizzate da criticità di non facile soluzione”.
Una storia assurda, paradossale, ingiusta
Del resto, la vicenda già complessa di per se, è stata ulteriormente complicata da ben vent’anni di pessima gestione da parte di una serie di amministrazioni ed enti coinvolti, e senza il dovuto controllo da parte della magistratura negli anni più volte sollecitata con denunce ed esposti. Vent’anni di sperpero di denaro pubblico consumato nella valle del fiume Lato, che ha sino ad oggi portato ad una viabilità inadeguata, pericolosa, non a norma e abusiva per diverse aspetti, visto che le strade sono precluse al traffico umano e veicolare ma vengono percorse ugualmente con grave rischio per chiunque le percorra. Con danni rilevanti e permanenti per l’approvvigionamento di acqua per gli agricoltori della zona. Un mondo agricolo assetato di acqua per le proprie colture, che paradossalmente vedeva i suoi raccolti distrutti per anni perché allagati dalle acque del fiume alle prime piogge, che esondando ha distrutto anche le strade, costringendo gli agricoltori a giri lunghissimi per superare le sponde del fiume Lato.
Un problema, quello dell’approvvigionamento delle acque per l’agricoltura, che sul finire degli anni ’90 si provò a risolvere con lo stanziamento di 24 miliardi di lire (pari a 12milioni di euro) attraverso una delibera CIPE, per la realizzazione di due grandi vasche di accumulo a servizio dell’agricoltura (acqua sorgiva, acqua piovana e diga San Giuliano), che però non sono mai entrate in funzione perché mai completate. Ed è questo il primo grande buco nero di questa storia, perché quei lavori avrebbe dovuto realizzarli il Consorzio di Bonifica di Stornara e Tara, che ha sperperato secondo una stima ufficiale molto ridotta appena 3,136 milioni di euro per i lavori della vasche di accumulo come detto mai conclusi e abbandonati e mai consegnati. Stime ufficiose invece parlano di un buco di 22,5 milioni di euro, per una spesa ufficiale di oltre 30 milioni di euro.
Ma come spesso accade di fronte alla superficialità dell’essere umano, è la natura ad intervenire con tutta la sua forza dirompente per mostrare i danni e l’incuria prodotti dall’uomo. Avvenne l’8 settembre 2003, con l’alluvione devastante che in tanti ancora ricordano. Inizialmente il comune di Castellaneta intervenne subito con lavori urgenti per una cifra complessiva divisa in tre tranche pari a 1,173 milioni di euro. Poi, con il governo Berlusconi in carica, sempre nel 2003, si riunisce il CIPE (delibera n. 17) che stanziava a novembre una cifra di 8 milioni di euro a favore del comune ionico per ricostruire gli argini che si erano sfarinati sul fiume Lato.
Il terzo intervento è quello assicurato dopo le piogge del 2005, visto che gli argini si erano nuovamente sfarinati, per un altro milione di euro: ed è qui che si affaccia per la prima volta una ditta di Laterza, che aveva ottenuto in subappalto anche i lavori di 8 milioni previsti dal CIPE. Dopo le devastanti piogge alluvionali del 2010, vengono stanziati altri 650mila euro per lavori sul costone di destra che protegge la strada provinciale 12, quella completamente distrutta e chiusa totalmente al traffico, mentre la strada provinciale 14 lato Palagianello è chiusa soltanto formalmente ma viene percorsa ugualmente da persone e auto. Sempre la stessa ditta di Laterza poco dopo ottiene un altro appalto (con affidamento diretto e senza gara) per 1,3 milioni di euro sempre per interventi sugli argini, mentre però alla base degli stessi erano presenti grandi tubi che trasferivano acqua sulla strada provinciale 12 rovinandola ulterirormente.
Dopo l’alluvione del 2013, giunge un nuovo finanziamento da parte della Regione Puglia: 480 mila euro per il taglio delle canne che ostruivano il libero fluire delle acque del fiume, mentre 500mila euro vengono stanziati per la pulizia di appena 500 metri del greto di torrenti su 30 km di percorso della gravina grande: tutti lavori che però non sono serviti a nulla, e sui quali sono stati avanzati esposti alla magistratura.
Poi è sopraggiunto un altro intervento pari ad altri 4 milioni di euro sempre da parte della Regione Puglia, all’esito di una gara di appalto alquanto controversa e giunta sino al Consiglio di Stato, per rifare di nuovo gli argini: lavori che hanno finito per distruggere gli interventi precedenti effettuati sempre sugli stessi argini. Come non bastasse, durante questi lavori, sono stati commessi grossolani errori procedurali da parte del comune di Castellaneta: in quanto non solo le attività partite nell’estate del 2020 sono iniziate in agro di Palagiano, sulla sponda sinistra del fiume Lato verso la foce senza però che quest’ultimo ente ne avesse contezza, ma colmo dei colmi sono stati avviati su un terreno di proprietà privata e su un altro di proprietà dell’azienda dei boschi e delle foreste demaniali italiane che ha sede di Martina Franca, che sono tra l’altro stati considerati una riserva naturale integrale da un decreto del 1977. Il proprietario del terreno, titolare di una cooperativa, si è ovviamente opposto sporgendo denuncia (datata 7 ottobre 2021) tanto più visto che il terreno era già sottoposto a sequestro cautelare da parte della magistratura per una controversia tra una cooperativa e la Regione Puglia. Cose da non credere. Con responsabilità enormi sia per chi ha finanziato gli interventi e non ha controllato come venissero spese quelle risorse, sia per chi non è stato in grado di spendere a dovere le risorse in questione.
Come non bastasse, nel novembre del 2014 il governo Renzi con la delibera CIPE n. 55 rimette in gioco gli 8 milioni di euro inutilizzati dal Consorzio Bonifica Stornara e Tara. Che attualmente non sarebbero stati ancora utilizzati.
Ciliegina sulla torta, se così la vogliamo definire, con ennesimo sperpero di denaro pubblico, l’innalzamento dell’impalcato del ponte (realizzato pochi anni prima) che si è rivelata essere l’ennesima scelta scriteriata di questa lunga storia. L’idea era quella secondo la quale il ponte potesse fungere da tappo, per cui bisognava sollevarlo di un metro circa, finendo per essere sollevato di 90 cm, per una spesa ulteriore di circa 900mila euro. Anche in questo caso i lavori, seppur di competenza della provincia di Taranto, furono affidati alla ditta di Laterza che si stava già occupando da anni degli argini, sempre in affidamento diretto, senza gara.
La somma totale del disastro economico della valle del fiume Lato è stata quantificata in oltre 22, 539,363,53 milioni di euro.
Le denunce inascoltate e il presidio permanente dei 285 giorni di resistenza civile
Le prime denunce dalla società civile su quanto sopra riportato, arrivano il 30 giugno nel 2008 (per poi essere ripetute il 9 febbraio 2009 e il 25 settembre 2014) attraverso l’associazione Tavolo Verde, dove veniva messo in risalto come gli argini crollassero alle prime piogge. Questo perché veniva notato come gli argini fossero stati artatamente realizzati con rifiuti di ogni tipo e ricoperti da vegetazione. Secondo quanto previsto nel capitolato speciale d’appalto invece, una volta ripulito il greto del fiume dal materiale melmoso trovato sul fondo, quello stesso materiale doveva essere portato in discarica per essere smaltito (con un costo di 500mila euro) e per costruire i nuovi argini bisognava utilizzare pietrisco fresco da mettere nelle reti metalliche (materassi di tipo reno). Invece il materiale che veniva ricavato dalla pulizia del greto del fiume veniva spostato sul lato del fiume per diventare ‘argine’ e sgretolarsi alle prime nuove piogge. E quindi invece di effettuare i lavori come previsto, i soldi incassati hanno arricchito chi quei lavori ha ottenuto, visto che ha risparmiato sia sul trasporto in discarica che sull’acquisto del materiale previsto per realizzare gli argini. Tutto questo è stato denunciato sotto forma di interrogazioni, mozioni ed esposti (sugli appalti e i lavoro mal effettuati nel 2016 e nel 2017) che sono state portate anche nel consiglio comunale di Castellaneta. Denunce che Tavolo Verde ha portato avanti negli anni, a cui si accompagnavano anche tantissime lettere nelle quali si segnalava quanto accadeva.
A tutto questo non è seguita alcuna risposta significativa da parte delle istituzioni e della magistratura. Se non silenzio e grande lentezza nell’indagare su segnalazioni che evidenziavano storture di ogni tipo se non veri e propri reati. Per non parlare dell’assenza quasi totale della stampa locale, regionale e nazionale.
Per questo, il 20 ottobre del 2017 dopo anni di richieste, incontri, conferenze stampa ed esposti alle istituzioni interessate, il Tavolo Verde, Palagianello Bene Comune e l’associazione “nordsud” diedero vita ad un presidio permanente sul ponte del fiume Lato, durato
ben 285 giorni.
Le ragioni che portarono al presidio sul ponte, sito sulle SS.PP 14 E 12, riassumevano le tre gravi e grandi questioni di questa infinita vicenda. La prima verteva sulla sicurezza della viabilità della predette strade, sul presupposto che la SP 14, costituisce snodo strategico di importanza nazionale ed europea, poiché collega la SS7 e l’Autostrada A14 alla SS 106 Jonica, di fatto di collegamento importantissimo tra il nord del Paese con le regioni del Sud (Basilicata, Calabria e Sicilia). Viabilità (SP 12 e 14) che è invece bloccata con ordinanza del comune di Palagianello e della provincia di Taranto dal 2003, ma regolarmente utilizzate, con l’indifferenza delle autorità che hanno sancito il divieto e di quelle preposte al rispetto del codice della strada.
La seconda questione riguarda la progettazione di recupero delle acque piovane e delle varie fonti sorgive presenti sul territorio, al fine di garantire l ‘acqua nelle campagne nei periodi di siccità. Vasche di accumulo per le quali si erano appunto spesi svariati milioni di euro non ultimate e perciò inutilizzate e abbandonate, nonostante gli oltre 20 milioni di euro impiegati dal comune di Castellaneta nella lama del fiume Lato. La terza, ma non certo per ultima per importanza, la manutenzione, pulizia e rimboschimento di pinete e boschi. Visto che il disastro naturale che si è abbattuto su questi bellissimi luoghi, parlano di pinete bruciate e i fondi regionali, destinati alla riforestazione, non utilizzati da parte dei comuni e quindi rispediti al mittente.
Il presidio permanente, frequentato da tantissimi cittadini e cittadine dei comuni interessati, inizi a far rumore, a far parlare di sé. Tanto che il 18 dicembre 2017 si svolge un’assemblea a cui partecipò il gruppo di lavoro convocato dalla dott.ssa Curcuruto, a quel tempo assessora regionale ai Lavori pubblici, alla presenza dei rappresentanti dei Comuni di Castellaneta, Laterza, Palagiano, Palagianello, dei rappresentanti regionali dei Lavori pubblici e della Difesa del suolo, alla luce anche del parere tecnico a firma del Segretario Generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Meridionale, Vera Corbelli (che anche in quest’occasione fornì il suo preziosissimo contributo e che anni dopo è stata defenestrata dagli ‘scienziati politici‘ che ancora oggi ci governano localmente e ci rappresentano a Roma), durante la quale vennero stabilite le priorità da attuare che consistevano in interventi di manutenzione ordinaria del canale per l’eliminazione della vegetazione spontanea, il ripristino delle rotture degli argini, ed il ripristino delle strade. Tutto ciò si rendeva necessario appunto per consentire la fruizione del territorio dal punto di vista della viabilità, da parte dei residenti, per ragioni lavorative, ma anche per consentire i collegamenti con tutto il territorio circostante. Senza tralasciare la messa in sicurezza del territorio e l’aspetto igienico-sanitario legato alla bonifica dei canali, dove, con il ristagno delle acque, si correva il rischio di far proliferare insetti.
Nella tarda mattina del 31 gennaio 2018, il ministro Claudio De Vincenti, insieme al prefetto di Taranto Donato Cafagna e all’on. Ludovico Vico del Pd, si recarono al presidio del fiume Lato, arrivato al 104esimo giorno di presidio. La presenza del ministro era senza dubbio un successo ed un riconoscimento istituzionale per il presidio e tutti i suoi partecipanti (tra cui i due ex parlamentari Rocco Loreto e Paolo Rubino). De Vincenti quel giorno promise che dal governo (in cooperazione con l’unità di missione per il rischio idrogeologico, commissaria per le bonifiche, la Regione Puglia e la Provincia) sarebbero subito arrivato i famosi 1,3 milioni di euro a disposizione della Protezione civile, per poi aggiungersi altri 4 milioni di euro per la messa in sicurezza degli argini, lavori che avrebbero dovuto consentire la riapertura delle strade, come le provinciali 12 e 14 chiuse da anni, la prima dal 2001 e la seconda dal 2006.
Passano quattro mesi e l’11 aprile del 2018, viene firmato simbolicamente presso il presidio dei comitati civici, un protocollo, alla presenza dell’allora ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti (che dedicherà al presidio permanente un articolo dal titolo “Storia d’amore per la propria terra. Il «Presidio» del Fiume Lato” pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno il 23 settembre del 2018) con il quale partivano i lavori del Tavolo tecnico permanente di confronto e monitoraggio per le problematiche idrogeologiche che interessano il bacino del fiume Lato. Firmatari dell’accordo, avvenuto alla presenza del ministro, il prefetto Donato Cafagna, il presidente dell’Autorità di bacino Vera Corbelli, i rappresentanti della Regione Puglia, della Provincia di Taranto, i sindaci dell’area, i comitati civici.
Il presidio si sciolse soltanto il 31 luglio 2018, dopo la firma di un accordo di programma di monitoraggio con la Provincia, la Regione, il Prefetto, l’Autorità di Bacino e il Governo, ed i Comuni del bacino, che prevedeva un investimento di 50 milioni di euro, che avrebbe visto la costituzione della cosiddetta Fabbrica Verde Intelligente, portando lavoro, sicurezza stradale e sviluppo nella nostra provincia. A distanza di quasi cinque anni, dal 2018, nessun impegno è stato onorato dalle autorità firmatarie del suddetto accordo di programma, né i rappresentanti del territorio hanno sollecitato i vari governi che si sono succeduti al rispetto dell’accordo di programma.
“Un Paese che assiste al silenzio assordante delle istituzioni (Procura, Prefettura, Questura, Regione Puglia, Provincia e amministrazioni comunali di Castellaneta, Palagianello e Palagiano ). Ancora oggi non si ha riscontro ai tanti esposti rivolti alla stessa magistratura, documentati e presentati dal Tavolo Verde Puglia, dal movimento politico Palagianello Bene Comune, da consiglieri comunali di Castellaneta, per il dispendio incauto di denaro pubblico elargito per interventi nella lama di Castellaneta, laddove si sono spesi oltre 20 milioni di euro, senza alcun esito, con grave pregiudizio per il territorio e la spesa pubblica. Difronte a denunce circostanziate, ci saremmo aspettati che gli inquirenti avrebbero potuto ritenere il carattere calunnioso e infondato delle denunce presentate, il non esserci estremi di reato o fondate gli esposti-denunce e procedere secondo quanto previsto dalla legge. Si possono avere punti di vista diversi ma ciò che non si può accettare è il silenzio e l’indifferenza“: è questo, ancora oggi, l’amaro commento di alcuni di quegli uomini che diedero vita a quello storico presidio e che ancora oggi non si sono arresi e continuano a combattere e a denunciare. Come il senatore Rocco Loreto presidente Tavolo Verde, Pietro Ricci coordinatore Tavolo Verde Puglia e Basilicata, come l’instancabile e infaticabile on. Paolo Rubino del movimento Palagianello Bene Comune, o l’avvocato Cosimo Antonicelli Archeoclub Massafra, Carlo Grassi e tanti altri ancora. Uomini da cui gran parte della comunità ionica, in particolar modo quella tarantina, dovrebbe solo prendere esempio. E che tutti noi dovremmo soltanto ringraziare per tutto ciò che hanno fatto e fanno ancora oggi.
Infine, un’ultima domanda che speriamo non resi inevasa: che sia arrivato davvero il momento per la politica di risolvere una volta e per tutta l’infinita storia della valle del fiume Lato? Noi possiamo solo augurarcelo. Ad maiora.
(leggi tutti gli articoli del fiume Lato https://www.corriereditaranto.it/?s=fiume+lato&submit=Go)