La presenza di numerosi compagni con disabilità ha richiamato la nostra attenzione per sensibilizzare l’opinione pubblica, sforzandoci di imparare a guardare tutto ciò che ci circonda in una prospettiva diversa: la nostra scuola, la nostra città.
La costituzione italiana garantisce molte libertà all’essere umano. Un’accortezza in più si da alle persone con disabilità fisiche e psicologiche, al fine di integrarli in società.
Il nostro approccio con i disabili dev’essere sempre calmo, gentile e paziente in modo da aiutarli ad aprirsi e a comunicare con serenità.
Dunque, non dobbiamo mai far pesare la diversità, bensì dobbiamo provare a comunicare in modi diversi dal solito come, ad esempio, usare molto il linguaggio del corpo, del tatto e del viso.
L’autismo fa parte delle svariate disabilità. Abbiamo intervistato un ragazzo di 34 anni, affetto da autismo: si chiama Alessandro; quando aveva circa un anno, la madre notò dei comportamenti che non andavano come difficoltà con il contatto fisico e a farsi capire. Durante l’intervista, col passare del tempo, si è aperto sempre di più, raccontando sue esperienze personali. Ma come abbiamo interagito con una persona autistica?
1) Abbiamo evitato di ingigantire le parole;
2) Evitare il contatto fisico non consentito;
3) Non forzare il contatto oculare.
Una frase che ci ha colpito è stata: “La mia vita è perfetta così e sto bene così come sono!”.
Virale è diventato l’hashtag #tristezzazero, coniato da Marco D’Aniello, campione di nuoto italiano, affetto da autismo, che in occasione dell’iniziativa nazionale di lettura, Libriamoci, nella nostra Scuola, ha raccontato la sua incredibile storia. Da un passato difficile, segnato da episodi di emarginazione e bullismo, grazie all’amore della sua famiglia e alla passione per lo sport, è diventato poi di grande ispirazione per tutti, perché ognuno di noi è “unico e speciale” e possiede un talento.
Le persone con spettro autistico, hanno la giornata ricca di impegni tra scuola e terapie da seguire che vengono fatte nei centri socio- educativi- riabilitativi. Abbiamo visitato la cooperativa ‘Logos’ in via Genova che si occupa di ragazzi autistici dai 6 a 23 anni. “Essi hanno bisogno di qualcuno che li capisca veramente”, è l’opinione di una mamma che ha accettato di essere intervistata. “Occorrono strutture per seguirli nel tempo,ma c’è bisogno di una società pronta ad accoglierli! Infatti, chi ci sarà poi quando i ragazzi diventeranno uomini?”, conclude preoccupata.
La cecità è la completa assenza di vista, mentre l’ipovisione è la presenza di vista, che è però caratterizzata dalla scomparsa delle abilità ottiche giornaliere, come la lettura e scrittura. Una delle associazioni più importanti è la U.C.I. (Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti) che, tutt’oggi lotta per l’inclusione di persone con deficit visivo in Italia. Di seguito leggeremo le parole che la sig.ra Maria Lacorte – Presidentessa dell’Unione Italiana Ciechi e degli Ipovedenti Onlus – APS sez. territoriale di Taranto, che abbiamo personalmente intervistato: “Taranto è una città che purtroppo non è attrezzata per persone non vedenti, ma negli anni si sta adeguando. Riguardo ai mezzi pubblici possono esserci parecchi miglioramenti. Il trucco è immedesimarsi nelle altre persone, quindi non spostare gli oggetti altrui, non fare indovinelli. La persona non vedente si accomoda da sola, non va forzata. Tutte le porte vanno lasciate chiuse o aperte. Il braille è molto importante i tutti i luoghi.” La frase che ci ha colpito di più è stata: “La cosa che mi rende più felice è quando dei ragazzi come voi si avvicinano a questo mondo per fare sempre meglio. Siate riconoscenti a chi per voi è importante e gentili con tutti.”.
La sindrome di down, anche detta trisomia 21 è una condizione cromosomica causata dalla terza coppia del cromosoma 21.
Si tratta della più comune anomalia cromosomica del genere umano, solitamente associata ad un ritardo nella capacità cognitiva e nella crescita fisica, oltre che a un particolare insieme di caratteristiche del viso.
La maggior parte rientra nella gamma di “ Poco” o “Moderatamente Disabili” dal punto di vista della capacità motoria. La sindrome prende il nome dal medico Britannico John Landgon Down”.
“Non mi sono mai sentita inferiore agli altri, ma alcuni mi hanno delusa: degli amici di scuola durante il periodo degli esami per tanti giorni sono spariti e non mi hanno più neanche chiamata al telefono. L’amicizia, però, dura sempre. Tutti mi dicono che sono speciale, in Associazione mi dicono: sei una grande, menomale che ci sei tu qui che aiuti le persone. Mi sento amata e capita dai miei familiari e dai miei amici”, questa la testimonianza di una ragazza che ci ha ricevuto in casa sua per parlarci della sindrome di down.
Una barriera architettonica è un impedimento che limita o rende impossibile la fruizione di spazi, edifici e strutture, ostacolando in particolare il passaggio a bambini, anziani e persone con difficoltà motorie, sensoriali o psichiche.
Ma costituisce una barriera architettonica anche la mancanza di segnalazioni che permettono l’orientamento nei luoghi pubblici, evitando fonti di pericolo in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti e per i sordi.
L’eliminazione delle barriere architettoniche è un diritto del cittadino, sancito dalla Costituzione. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Il fenomeno degli scivoli per disabili, occupati impropriamente dalle auto parcheggiate è molto diffuso e difficile da debellare.
In Italia, rispetto alle barriere architettoniche, si è sviluppata un’ampia normativa; dal 1992, ogni Comune dovrebbe essere dotato dei P.E.B.A (Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche) strumenti in grado di monitorare, progettare e pianificare interventi finalizzati al raggiungimento di una soglia ottimale di fruibilità degli edifici per tutti i cittadini.
Nel comune di Taranto l’assessorato all’Urbanistica e Grandi Progetti ha terminato le procedure tecniche per giungere all’approvazione definitiva del “Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche” in consiglio comunale. Il P.E.B.A, già presentato nel 2019 in un primo stralcio riguardante i quartieri Porta Napoli, Città Vecchia e Borgo, è stato recentemente esteso a tutta la città di Taranto grazie a un ulteriore finanziamento ottenuto dalla Regione Puglia.
Chi non ha esperienza diretta con persone disabili può avere dubbi su come interagire con loro. Alcuni temono di sbagliare quando offrono aiuto o li assistono. Stabilire un rapporto con una persona con disabilità fisica o mentale non dovrebbe essere diverso rispetto a tutti gli altri. Ecco 7 consigli utili per aiutare l’altro:
1.Rivolgerti con educazione e rispetto
2.Capire la loro condizione
3.Distinguere la disabilità
4.Usare delicatezza negli spostamenti
5.Usare il linguaggio del corpo
6.Interagire nelle discussioni
7.Parlare direttamente alla persona disabile
Da questa mini inchiesta che abbiamo realizzato è emerso che Taranto non è ancora attrezzata ad ospitare persone con disabilità. C’è tanto da fare e non ci si può affidare soltanto alle Associazioni di volontariato che animano l’attività di inclusione sociale. Ci auguriamo che una parte dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vengano utilizzati per abbattere definitivamente le barriere architettoniche.


