Una mafia mutevole e imprevedibile che da anni opera silenziosamente, sotto traccia, per la spartizione del territorio. È l’istantanea scattata dalla Direzione Investigativa antimafia sulla criminalità organizzata tarantina e contenuta nell’ultima relazione semestrale presentata al Parlamento sullo stato delle mafie italiane nel primo semestre del 2022.
Sulla criminalità ionica, la relazione divide i clan che operano nel capoluogo e quelli che invece si muovono nei comuni della Provincia, ma complessivamente la Dia afferma che “gli assetti della criminalità tarantina permangono mutevoli e imprevedibili anche in considerazione del proliferare di piccoli gruppi mafiosi emergenti e al ritorno in libertà di taluni esponenti di primo piano del panorama criminale jonico”.
I vecchi boss tornati in libertà che cercano di riprendere le redini dei loro gruppi e i nuovi clan emergenti, quindi, si giocano il controllo del territorio che lo Stato contrasta con le inchieste e gli arresti: “i numerosi gruppi attivi nel territorio sembrerebbero rapportarsi secondo logiche “spartitorie” così – si legge nella relazione – da mantenere i delicati equilibri in una sorta di latente conflittualità”.
Nella città di Taranto, in particolare, ogni quartiere secondo la Dia “sarebbe controllato da una o più consorterie, ciascuna autonoma ed egemone nella zona di rispettiva competenza”.
Nel capoluogo “continuerebbe ad essere attivo anche qualche componente del sodalizio De Vitis-D’oronzo”, gruppo che alla fine degli anni ‘90 fu protagonista della spietata guerra di mala contro i fratelli Riccardo, Gianfranco e Claudio Modeo.
E poi le famiglie Pizzolla e Taurino sarebbero attive nella zona della Città Vecchia mentre i clan Catapano, Leone e Cicala sarebbero storicamente radicati nelle borgate di Talsano, Tramontone e San Vito. Al quartiere Tamburi invece sarebbe la famiglia Sambito a tenere le fila delle attività criminali, mentre alla Salinella resta ancora il marchio del gruppo Scarci.
Nel quartiere Paolo VI, infine, ben quattro sono i clan che si muovono tra gli stradoni della zona nord della città guidati dalle famiglie Cesario, Ciaccia, Modeo e Pascali. Ed è proprio al clan Pascali che è dedicata una parte della relazione: le indagini che il 2 febbraio 2022 hanno portato al blitz “Summa” avrebbero infatti portato alla luce una nuova forma di intimidazione, cosiddetta di tipo “silente e simbiotico”, che sostanzialmente evita al gruppo criminali azioni violente e clamorose per imporre il proprio controllo. In sostanza il solo nome del gruppo basta a diffondere paura e soggezione nelle vittime.
In provincia, invece, il clan Locorotondo, guidato da Francesco detto “scarpalonga”, eserciterebbe la propria azione criminale nei comuni di Crispiano, Palagiano, Palagianello, Mottola, Massafra e Statte e anche a Leporano. Tra Massafra e Palagiano, infine, nel primo semestre 2022 il clan Locorotondo vedeva la contrapposizione del gruppo Caporosso-Putignano.
Da ultimo resta la questione “Manduria” dove in passato lo Stato aveva disarticolato con diverse operazioni il clan Stranieri che vede al vertice Vincenzo detto “Stellina” tornato alla ribalta della cronaca alcune settimane fa per il brutale omicidio del 21enne Natale Naser Bahtijari: un’esecuzione mafiosa secondo l’antimafia per regolare una vendita di droga.

