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  • Ex Ilva, polemica su indennizzi Tamburi

    Ex Ilva, polemica su indennizzi Tamburi

    “Per l’anno 2024, hanno presentato richiesta di indennizzo ad Ilva S.p.A. in Amministrazione Straordinaria oltre 1.900 soggetti, un numero quasi quintuplicato rispetto a quello dell’anno precedente. Nonostante l’ingente numero di istanze pervenute, il ministero ha comunque emesso il Decreto di impegno e pagamento in data 4 dicembre 2024, con conseguente trasferimento alla Procedura dell’intero importo disponibile per l’annualità 2024 pari a 4 milioni di euro”. È quanto afferma il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in risposta all’interrogazione dell’onorevole Ubaldo Pagano (Pd) in merito al Fondo per indennizzo dei danni agli immobili derivanti dall’esposizione prolungata all’inquinamento provocato dagli stabilimenti siderurgici di Taranto del Gruppo Ilva e all’erogazione dei relativi indennizzi.

    “A differenza del passato, questo Governo non solo ha garantito un utilizzo efficace delle risorse disponibili, ma ha anche incrementato la dotazione del Fondo. Si rappresenta infatti che la legge di bilancio 2025 ha incrementato il Fondo in parola di 900 mila euro per l’anno 2025”, sottolinea ancora Urso. “Già dalle prossime settimane, Ilva in As potrà erogare l’indennizzo a tutti i beneficiari per i quali vi è stata l’approvazione dell’istanza presentata” afferma Urso, spiegando che “il totale degli indennizzi richiesti supera i 12 milioni di euro, a fronte di una dotazione del Fondo di 4 milioni di euro. Di conseguenza gli importi spettanti sono stati ridotti proporzionalmente, attestandosi al 30% circa di quanto richiesto per ciascun beneficiario“.

    “A seguito dell’avvio della procedura di vendita dell’ex Ilva, i Commissari Straordinari stanno attualmente esaminando le dieci proposte di acquisto pervenute, ponendo particolare attenzione sugli aspetti occupazionali, sulla decarbonizzazione e sull’entità degli investimenti, al fine di assicurare uno sviluppo sostenibile degli impianti e la massima tutela dei lavoratori coinvolti” ha detto ancora il ministro Urso. “Dopo oltre un decennio di crisi, questo Governo – sottolinea Urso – sta dando una svolta storica alla situazione, che assicuri un futuro produttivo, occupazionale e ambientale agli stabilimenti ex Ilva. Il nostro impegno è chiaro: garantire giustizia ai cittadini di Taranto attraverso risposte concrete e una gestione responsabile di una problematica che per troppo tempo è stata trascurata. Continueremo a monitorare la situazione e a collaborare con gli Enti locali e le parti interessate per sviluppare soluzioni strutturali e durature, al fine di rilanciare il settore della siderurgia italiana”, ha concluso il ministro nella sua risposta.

    “Ringrazio il Ministro Urso, di gran lunga più veloce a rispondere alle interrogazioni parlamentari che ad erogare gli indennizzi per i cittadini che ne hanno diritto” gli ha risposto Ubaldo Pagano, deputato barese del Partito Democratico (rieletto il 25 settembre 2022 nel collegio di Taranto), firmatario dell’emendamento con cui nel 2022 è stato istituito il fondo per indennizzo, nonché dei successivi emendamenti che ne hanno  incrementato la dotazione. “Purtroppo, mi duole smorzare i toni trionfalistici del Ministro. Nella sua risposta ci sono più problemi che soluzioni. Innanzitutto, mi  dispiace fargli presente che le cose non stanno affatto come riportato. Con la scorsa legge di bilancio il Governo Meloni ha tentato di ridurre il fondo per gli indennizzi di 200 mila euro, portandolo da 4 milioni a 3,8. Se un aumento c’è stato, lo si deve al sottoscritto, primo firmatario dell’emendamento approvato che ha stanziato 900 mila euro in più, e al Partito Democratico, che ha scelto di destinare parte delle risorse di sua competenza per ristorare i cittadini di Taranto. È triste vedere un Ministro della Repubblica che, in evidente difficoltà, tenta di appropriarsi del lavoro, dell’impegno e delle iniziative altrui. Per fortuna ci sono gli atti a stabilire qual è la verità”. “In secondo luogo, proprio perché le domande presentate superano di gran lunga le poche risorse a disposizione, sarebbe importante aumentare ancora la dotazione del fondo. Nella versione originaria del mio emendamento (approvato, poi, nella forma riformulata) chiedevo di stanziare 12 milioni di euro all’anno proprio per evitare che, come succederà per i richiedenti del 2024, i beneficiari si vedano riconoscere soltanto il 30% dell’indennizzo spettante. Spero che il madornale errore del Ministro – conclude Pagano – sia dovuto a una ‘svista’ dei suoi uffici. In caso contrario mi permetto di consigliargli di impegnarsi di più per garantire un equo e puntuale funzionamento del fondo, piuttosto che mettere il cappello sui risultati altrui”.

    Ricordiamo che Il “Fondo per indennizzo dei danni agli immobili derivanti dall’esposizione prolungata all’inquinamento provocato dagli stabilimenti siderurgici di Taranto del Gruppo Ilva” era stato rifinanziato grazie un emendamento alla legge di Bilancio 2023, approvato in commissione Bilancio e presentato dal deputato del Partito Democratico, Ubaldo Pagano. Il decreto del ministero delle imprese e del Made in Italy del 3 gennaio 2023 che ne regolamentava le risorse, fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il rifinanziamento prevedeva risorse di 3,5 milioni di euro per il 2023, di 4,5 per il 2024 e di 4,5 per il 2025. Ad usufruire del risarcimento sono i proprietari di immobili esposti all’inquinamento dello stabilimento ex Ilva, a favore dei quali è stato disposto il risarcimento dei danni in virtù di una sentenza definitiva.

    Il rifinanziamento era stato necessario a fronte del fatto che i fondi istituiti con il precedente decreto del ministero dello Sviluppo economico (MiSE) del 23 settembre 2022 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 279 del 29 novembre 2022, pari a 7,5 milioni di euro, non erano mai arrivati ai proprietari degli immobili, visto che i primi 5 andarono persi in quanto non utilizzati in tempo. All’interno del decreto “Sostegni Bis” del 2021 era prevista l’istituzione, tramite un emendamento parlamentare (che fu presentato sempre dall’onorevole Ubaldo Pagano del Pd), di un fondo, presso il MiSE, di 5 milioni di euro per il 2021 e di 2,5 milioni per il 2022 per l’indennizzo dei proprietari degli immobili. Sempre in base al decreto leggi Sostegni bis, l’indennizzo era riconoscibile nella misura massima del 20% del valore di mercato dell’immobile danneggiato al momento della domanda e comunque per un ammontare non superiore a 30.000 euro per ciascuna unità abitativa. Il motivo per cui ciò avvenne, stava nel ritardo con cui è stato approvato il regolamento successivo alla legge, che sarebbe dovuto arrivare a luglio 2021.

    Inoltre, con l’ultimo emendamento approvato furono apportati dei correttivi, a partire dal criterio dell’indennizzo massimo del 20% del singolo immobile: questo perché l’importo per i proprietari sarebbe stato quasi nullo visto che molti appartamenti hanno oggi un valore già bassissimo di per se, avendo subito un deprezzamento di oltre il 30% sul mercato immobiliare. Per cui adesso, pur restando il tetto massimo dei 30mila euro, l’ammontare del risarcimento viene deciso direttamente dal giudice, in questo caso quelli del tribunale di Milano che si occupano del fallimento dell’ex Ilva. Infine, è stato anche abrogato lo sbarramento che impediva ad un singolo proprietario di essere risarcito per più immobili di proprietà presenti nel rione Tamburi. Ed è stato ampliato il periodo di tempo entro cui poter presentare l’istanza di indennizzo, da uno a sei mesi.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/12/27/case-tamburi-ecco-i-primi-indennizzi/)

  • Aqp: ancora lavori in Città Vecchia e Tamburi

    Aqp: ancora lavori in Città Vecchia e Tamburi

    Acquedotto Pugliese sta effettuando interventi per il miglioramento del servizio nell’abitato di Taranto. I lavori riguardano il risanamento delle reti idriche.

    Verrà sospesa temporaneamente la normale erogazione idrica il 16 e il 17 dicembre 2024 nei quartieri Tamburi e Città Vecchia di Taranto, dalle ore 18:00 del 16 dicembre con ripristino alle ore 6:00 del giorno successivo.

    Disagi saranno avvertiti esclusivamente negli stabili sprovvisti di autoclave e riserva idrica o con insufficiente capacità di accumulo. Acquedotto Pugliese raccomanda i residenti dell’area interessata di razionalizzare i consumi, evitando gli usi non prioritari dell’acqua nelle ore interessate dall’interruzione idrica.

  • AQP: lavori in Città Vecchia e Tamburi

    AQP: lavori in Città Vecchia e Tamburi

    L’Acquedotto Pugliese sta effettuando interventi per il miglioramento del servizio delle reti idriche nell’abitato di Taranto. Sarà sospesa temporaneamente la normale erogazione idrica tra il 3 e 4 dicembre 2024 nei quartieri Tamburi e Città Vecchia del Comune di Taranto.

    L’interruzione avrà la durata di 9 ore, a partire dalle ore 21:00 del 3 dicembre con ripristino alle ore 6:00 del giorno successivo. I disagi saranno avvertiti esclusivamente negli stabili sprovvisti di autoclave e riserva idrica o con insufficiente capacità di accumulo.

    Acquedotto Pugliese raccomanda i residenti dell’area interessata di razionalizzare i consumi, evitando gli usi non prioritari dell’acqua nelle ore interessate dall’interruzione idrica.

  • Arriva il ‘Villaggio di Natale’

    Arriva il ‘Villaggio di Natale’

    Arriva a Taranto il “Villaggio di Natale”, l’iniziativa dedicata alla condivisione sociale, che si svolgerà nei giorni 8, 14, 15, 21, 22 e 23 dicembre, dalle ore 18.00 alle 22.30. Sei giornate, organizzate dall’amministrazione comunale, incentrate in attività di svago, di animazione e di intrattenimento per famiglie e bambini, caratterizzate anche da momenti di sport con dimostrazioni pratiche e da esibizioni musicali, di danza, di artisti di strada in grado di coinvolgere cittadini, visitatori e turisti nel periodo più magico dell’anno.

    L’area in cui sorgerà il “villaggio” sarà una delle più centrali ed attrezzate della città: i “BAC-Parco della Musica”. Già apprezzato per la versatilità di utilizzo dimostrata in occasione di altre manifestazioni, sarà questo spazio ad accogliere tutti coloro che desidereranno visitare le nove casette che saranno animate con attività a tema natalizio e con la presenza di Babbo Natale per la gioia dei più piccoli.

    L’obiettivo è quello di creare opportunità capaci di incentivare la partecipazione attiva dei cittadini a tradizioni ed iniziative che stimolino il senso di comunità e che facciano di Taranto la méta ideale per chi è alla ricerca di un luogo ricco di storia e cultura.

    A tal proposito, sono state previste anche delle giornate dedicate ai quartieri con musica e animazione per favorire lo shopping natalizio. Queste si svilupperanno a partire dalle serate del 6 dicembre nel rione “Paolo VI” e dell’8 dicembre in viale Liguria, per poi proseguire il 13 dicembre in via Anfiteatro, il 15 dicembre in corso Vittorio Emanuele, a Talsano, e di sera in via Cesare Battisti, a Taranto, il 20 dicembre al rione “Tamburi” ed il 28 dicembre in Città Vecchia.

  • Tenta la fuga e aggredisce la Polizia

    Tenta la fuga e aggredisce la Polizia

    La Polizia di Stato ha arrestato un 34enne pregiudicato tarantino ritenuto presunto responsabile del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, porto abusivo di armi clandestine, violenza, resistenza a Pubblico Ufficiale e lesioni personali. A seguito di un’accurata attività info-investigativa, i Falchi della Squadra Mobile avevano maturato il sospetto che un noto pregiudicato tarantino, con diverse condanne alle spalle per reati inerenti stupefacenti ed armi, avesse ripreso l’attività di spaccio all’interno di una piazza in zona Tamburi.

    Per dar riscontro alle loro ipotesi investigative i poliziotti hanno deciso di effettuare un sopralluogo nella zona. Sul posto, gli investigatori hanno individuato il soggetto il quale, accortosi della loro presenza, si è dato alla fuga nel vano tentativo di far perdere le sue tracce.

    Durante l’inseguimento a piedi in una piazza gremita di giovani, il 34enne si è nascosto tra i veicoli in sosta, ma raggiunto dai poliziotti ha ripreso la sua folle corsa a piedi estraendo un’arma che celava addosso e puntandola costantemente nella direzione dei poliziotti totalmente incurante della presenza di numerosi cittadini. Dopo essere stato raggiunto dagli investigatori, l’uomo ha colpito al volto un poliziotto con il calcio della pistola e ferendone un altro. Messo, con estrema difficoltà, in sicurezza il soggetto, anche a causa della sua evidente alterazione psicofisica dovuta probabilmente all’effetto di sostanze stupefacenti, l’uomo è stato sottoposto a perquisizione personale che è stata estesa anche al suo domicilio.

    Al termine delle operazioni, sono stati sequestrati una pistola semiautomatica cal. 7.65 di fabbricazione italiana completa di caricatore monofilare, trovata con il cane armato, una cartuccia camerata, ed ulteriori quattro cartucce nel caricatore; un involucro di cellophane trasparente contenente sostanza stupefacente del tipo cocaina per un peso complessivo lordo di 0,2 grammi circa; la somma di 260 euro in banconote di vario taglio; due pezzi di sostanza stupefacente del tipo hashish del peso complessivo lordo pari a 2 grammi circa; un coltello a serramanico con un lama lunga 8 cm; altri due pezzi di sostanza stupefacente del tipo hashish per un peso complessivo lordo pari a 3 grammi circa.

    Il 37enne è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Taranto.

  • La Irigom ripartirà, gli odori molesti pure?

    La Irigom ripartirà, gli odori molesti pure?

    Torniamo ad occuparci a distanza di qualche tempo della società Irigom, che lo scorso anno fu al centro di tante polemiche e proteste da parte di molti cittadini (oltre ad una serie di tavoli tecnici tra l’azienda, l’amministrazione comunale, l’Asl di Taranto, Arpa Puglia e un comitato di cittadini) a causa delle emissioni odorigene emesse dall’impianto situato a nord rione Tamburi nel quale effettua lo stoccaggio, trattamento e recupero di rifiuti non pericolosi.

    Come si ricorderà, poco più di un anno fa l’attività dell’azienda ottenne una sospensione limitata comminata con una diffida dalla Provincia di Taranto, poiché, dopo accurate indagini, l’azienda venne individuata come una delle fonti delle emissioni odorigene che causarono nel periodo in questione innumerevoli disagi ai residenti delle vicinanze della zona industriale. La decisione fu presa considerando presunte inadempienze da parte dell’azienda riguardo a due prescrizioni contenute nell’autorizzazione all’attività: la necessità di implementare misure preventive contro la formazione di odori e la dispersione di aerosol e polveri, e l’obbligo che i rifiuti in ingresso siano privi di sostanze organiche putrescibili o che possano produrre odori.

    A fronte di ciò, la società ha presentato una modifica all’impianto relativa “al progetto di adeguamento tecnico finalizzato a migliorare il rendimento e le prestazioni ambientali, per minimizzare quanto più possibile le eventuali emissioni odorigene”, presentato nell’ambito della procedura di Riesame dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per la valutazione degli aspetti legati alle emissioni odorigene, che non erano stati considerati nel corso dell’iter istruttorio espletato per l’ottenimento del PAUR (Provvedimento Unico Autorizzatorio) rilasciato con Determina Dirigenziale n. 598 del 17/05/2021.

    Iter avviato nel novembre dello scorso anno all’interno della Conferenza dei Servizi, con la documentazione che la società ha presentato ad agosto. Dopo aver ottenuto il parere favorevole espresso dal Comitato Tecnico Provinciale per l’Ambiente, rilasciato nella seduta del 24 settembre 2024, e il parere favorevole dal punto di vista igienico-sanitario rilasciato dall’ASL-SISP il 30/08/2024, espresso “sono fatti salvi i pareri, le certificazioni di tutti gli enti e/o organi in riferimento alle normative vigenti ed a valle delle migliorie che il Proponente intende attuare, si raccomanda di mettere in atto un sistema di monitoraggio in (continuo) integrato con la misura di concentrazione di odore e attuare tutte le misure necessarie in caso di superamenti dei valori soglia a salvaguardia e a tutela della salute pubblica”, la Provincia di Taranto ha deciso di non assoggettare la modifica progettuale proposta dalla Irigom S.r.l., ad alcuna procedura di valutazione ambientale (Verifica di Assoggettabilità a VIA e/o VIA)”.

    Questo perché il settore Ambiente dell’ente di via Anfiteatro guidato dal presidente nonché sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, ha valutato che l’esame istruttorio della documentazione prodotta dalla società “ha evidenziato l’assenza di impatti significativi e negativi sull’ambiente degli interventi tecnici proposti, ha confermato l’assenza di impatti, neppure potenziali essendo esclusivamente volti a mitigare gli impatti odorigeni dell’impianto e la non necessità di procedere ad ulteriori fasi di approfondimento istruttorio attraverso l’avvio dei procedimenti di Verifica o di Valutazione ai sensi della Parte seconda del D. Lgs.152/2006 e s.m.i.”. Ed ha ritenuto che “la modifica proposta, in quanto non incidente sugli effetti ambientali attesi derivanti dal progetto nel suo insieme, può ritenersi pertanto non sostanziale, escludendo così la necessità di ricorrere a qualsivoglia ulteriore proceduraa patto che siano rispettate le sopracitate prescrizioni e raccomandazioni e tutte le ulteriori prescrizioni e condizioni a suo tempo impartite, giusto PAUR rilasciato con Determina Dirigenziale n. 598 del 17/05/2021”.

    L’azienda tra le sue proposte ha evidenziato “per l’abbattimento delle eventuali emissioni odorigene in uscita dal camino E1 a servizio del capannone C1, si propone, in aggiunta ai presidi già installati, l’installazione di un impianto di filtrazione a secco dell’aria per l’abbattimento degli odori”;  per garantire un minore impatto ai recettori sensibili,” il gestore intende innalzare il camino di ulteriori 8 m (fino a raggiungere l’altezza totale di 25 m) ed implementare alla sommità un restringimento del diametro interno del camino. Tale accorgimento determinerà un aumento della velocità in uscita dell’effluente (fino a circa a 13 m/s); ciò avrà ripercussioni positive in termini di ricaduta degli inquinanti al suolo, con particolare riferimento alle sostanze odorigene, che risulteranno mitigate e meno impattanti ai recettori sensibili”; al fine di ottimizzare ancora il quadro emissivo, “si propone di ridurre i quantitativi di rifiuti/prodotti previsti in stoccaggio nell’area destinata al deposito di materiale in attrezzature scarrabili e/o altri idonei contenitori: in particolare, si propone di ridurre di 800 tonnellate il quantitativo ivi previsto, che saranno invece trasferite nell’ara denominata T1 che, in quanto coperta e chiusa su tre lati, risulta presumibilmente soggetta a fenomeni mitigativi nella dispersione di eventuali emissioni odorigene diffuse”; infine per limitare all’interno del capannone di lavorazione dei rifiuti (C1) eventuali cattivi odori connessi all’innalzamento delle temperature, “si propone l’installazione di un sistema di raffrescamento interno che garantisca – in particolar modo nei periodi più caldi dell’anno e nei punti più sensibili dei locali – il mantenimento di condizioni tali da abbattere la probabilità di accadimento di tali fenomeni”. 

    Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché la decisione della Provincia è giunta nonostante Arpa Puglia abbia avanzato una serie di osservazioni negative nel parere redatto lo scorso 29 agosto. L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale sottolinea ad esempio come “la proposta di razionalizzazione dell’utilizzo dei portoni del capannone Cl avanzata dal Gestore (“allo scopo di evitare il più possibile eventuali emissioni fuggitive dal capannone verso l’esterno si intende intervenire sui portoni in modo da ridurre il numero e l’incidenza delle aperture di questi ultimi”) non è corredata da indicazioni sulle modalità di monitoraggio del numero e della durata degli eventi di apertura”; così come “l’uso di teli, con aperture in corrispondenza dei punti di passaggio degli operatori e dei punti di carico/scarico nastri della linea CSS, non appare poter garantire una efficace compartimentazione del capannone Cl in due campate”. Inoltre, nel parere viene anche ricordato come con il parere del 27/02/2024 ARPA Puglia aveva richiesto di documentare l’efficienza di abbattimento degli odori dell’impianto di filtrazione a secco che intende implementare, indicando gli esempi di impianti ove dette soluzioni impiantistiche sono state già adottate ovvero le fonti bibliografiche”: tale documentazione non è stata fornita dal Gestore. Con il medesimo parere, ARPA Puglia aveva chiesto all’azienda di modificare l’ipotesi progettuale, prevedendo la chiusura delle aree sotto tettoia ed il convogliamento delle emissioni generate ad un adeguato sistema di abbattimento mediante un sistema di estrazione. Nella proposta progettuale avanzata tale richiesta non risulta recepita” evidenziano dall’Agenzia.

    Un momento delle proteste dei cittadini

    Resta inoltre un problema non di poco conto sulle emissioni odorigene. Che spesso dipendono anche dalla direzione del vento e che nello scorso anno e per diversi mesi ha reso invivibile la zona dove sorge l’impianti, a causa degli odori nauseabondi patiti dei cittadini. La società ha presentato un documento che contiene uno studio modellistico realizzato dalla Progress s.rl.l, che rappresenta due scenari diversi. Arpa Puglia nel suo parere scrive che “nel primo scenario simulato la portata di odore oraria è variabile ed è proporzionale alla radice quadrata del rapporto fra la velocità del vento alla quota della sorgente e la velocità effettiva de/l’aeriforme nella camera di ventilazione durante i campionamenti; nel secondo scenario simulato la portata di odore oraria è costante ed è riferita alla velocità effettiva dell’aeriforme nella camera di ventilazione durante i campionamenti”. Nelle conclusioni dello stesso documento si può leggere che “nello scenario 1 i risultati delle simulazioni di dispersione mostrano quanto segue: Gli indici di impatto olfattivo simulato sono compresi fra 1 ouE/m3 e 2 ouE/m3 presso alcune aree industriali immediatamente adiacenti all’installazione in esame e ubicate fuori dal centro abitato di Taranto, nonché presso una piccola area del centro abitato di Taranto prospicente la Strada Statale 7, entro cui vi è la Scuola secondaria di primo grado “Ugo De Carolis” (ricettore sensibile n. 10, dove l’indice di impatto è 1,3 ouE/m3) e una parte del Plesso scolastico Deledda”. Pertanto, evidenzia l’Agenzia nel suo parere “ai sensi della L.R. Puglia n. 32/2018, le scuole rientrano nella classe di sensibilità 2 per la quale il valore di accettabilità dell’impatto olfattivo è fissato in 1ouE/m3. Sulla base dello studio modellistico trasmesso dal Gestore tale limite risulta superato”.

    Tutto ciò ha quindi determinato il parere negativo di ARPA: “Alla luce delle criticità evidenziate, le modifiche proposte non appaiono in grado di impedire l’insorgenza nel limitrofo quartiere Tamburi di Taranto di criticità ambientali dovute alle emissioni odorigene generate dall’attività industriale de quo. Pertanto, anche in considerazione delle ripetute segnalazioni di molestia olfattiva registrate nei mesi addietro nel suddetto quartiere, lo scrivente Servizio ritiene necessario che il Gestore implementi ulteriori misure di contenimento delle emissioni odorigene, come richiesto già indicato nella parere prot. 12655 del 27/02/2024 di ARPA Puglia”.

    Come detto però, la Provincia di Taranto ha decretato che le proposte migliorative presentate dall’azienda (che ha una capacità annua di trattamento pari a 150.000 tonnellate all’anno). Il rischio però, è che tali interventi non impediranno la propagazione delle emissioni odorigene che negli scorsi mesi ha ammorbato l’aria e reso invivibile un’intera zona del rione Tamburi.

    (leggi tutti gli articoli sulla vicenda Irigom https://www.corriereditaranto.it/?s=irigom&submit=Go)

  • AQP: lavori rinviati

    AQP: lavori rinviati

    Acquedotto Pugliese comunica che sono stati rimandati, a data da destinarsi i lavori relativi al risanamento delle reti idriche. L’Intervento doveva migliorare il servizio nell’abitato di Taranto. la sospensione dell’erogazione idrica sarebbe dovuta avvenire l’11 e 12 settembre 2024 nei quartieri Tamburi e Città vecchia con una durata di 9 ore, a partire dalle ore 21:00 dell’11 settembre con ripristino alle ore 06:00 del giorno successivo.

  • Monitoraggio dei metalli ai Tamburi

    Monitoraggio dei metalli ai Tamburi

    Dopo aver pubblicato la relazione annuale di ARPA Puglia nella quale sono stati riportati i dati di monitoraggio della qualità dell’aria aggiornati al 2023, registrati nelle aree di Taranto e Statte, con particolare riferimento a quelli acquisiti nei siti ricadenti nel quartiere Tamburi, e i dati sulle deposizioni atmosferiche di metalli pesanti e alle deposizioni atmosferiche di Microinquinanti Organici, pubblichiamo una nuova relazione dell’Agenzia Regionela per la Protezione Ambientale.

    Il rione Tamburi continua infatti ad essere costantemente attenzionato a livello ambientale, com’è giusto che sia, da parte di Arpa Puglia. Dal 14 marzo al 24 marzo 2023, il Centro Regionale Aria di ARPA Puglia ha effettuato una nuova campagna di monitoraggio in aria ambiente nel quartiere, in modalità vento-selettiva, per la determinazione dei metalli sul PM10. La campagna è svolta realizzata in via Grazia Deledda, presso la scuola statale IC “Vico De Carolis” plesso Grazia Deledda (che in passato è stata al centro di moltissime polemiche, specie quando scoppiò nel 2019 il caso delle collinette ecologiche con le quali il plesso confina). 

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/08/07/qualita-dellaria-stabile-faro-sul-benzene/)

    Nella sua relazione l’ARPA precisa che l’aria ambiente campionata con la prima cartuccia ha coperto un angolo di 203° verso la zona industriale di Taranto, quindi sottovento agli impianti dello stabilimento Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria, da cui dista circa 450 metri. La seconda cartuccia ha invece campionato l’aria da un settore di circa 157°proveniente dall’area urbana (e quindi sopravento agli impianti della zona industriale). Una terza cartuccia è stata invece predisposta per campionare l’aria in condizioni di calma di vento, cioè in condizioni di velocità del vento inferiore a 0,5 m/s. Il periodo della campagna è stato caratterizzato da deboli precipitazioni e da concentrazioni di PM10, rilevati nelle cabine di monitoraggio limitrofe, piuttosto contenute e comunque inferiori al limite di legge sulla media giornaliera. 

    La normativa vigente sulla qualità dell’aria (D. Lgs. n.155/2010) prevede che i metalli pesanti da misurare in aria ambiente siano arsenico, cadmio, nichel e piombo, sulla frazione PM10, fissando un valore obiettivo per il tenore totale medio annuo dei summenzionati microinquinanti inorganici nella frazione PM10, prelevando campioni distribuiti nelle diverse stagioni: 6 ng/m3 per l’arsenico, 5 ng/m3 per il cadmio, 20 ng/m3 per il nichel. Per il piombo, invece, la normativa fissa un valore limite pari a 500 ng/m3 (o 0,5 μg/m3), mediato su un anno solare. 

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/08/08/diossine-e-metalli-pesanti-sotto-controllo/)

    Nel corso della campagna di monitoraggio, le concentrazioni di arsenico (As) e cadmio (Cd) sono risultate prossime ai rispettivi limiti di quantificazione. Le concentrazioni di nichel e piombo sono risultate basse e, per tali metalli, le concentrazioni riscontrate nella cartuccia sopravento (cartuccia 2) sono risultate superiori a quelle riscontrate nel campione sottovento alla zona industriale (cartuccia 1). Le concentrazioni dei metalli normati sono risultate tutte inferiori ai relativi valori di riferimento previsti dal D.Lgs. 155/2010, che però, si riferiscono alle medie di un anno solare e a monitoraggi distribuiti in diverse stagioni nel corso dell’anno. Inoltre, il campionamento ha coperto un periodo di 10 giorni e pertanto, il confronto con i valori di riferimento ha valenza puramente indicativa. 

    Pur non essendo confrontabili con un valore di riferimento, sono state determinate anche le concentrazioni dei metalli non normati, alcuni dei quali sono spesso associati alle polveri da impianti siderurgici. Fra le specie metalliche ricercate, il costituente maggioritario è risultato il ferro, tracciante tipico dei processi produttivi del siderurgico. 

    Come è noto, comunque, ARPA ricorda che il rispetto dei limiti di qualità dell’aria previsti dalla normativa italiana (il citato D.Lgs. n.155/2010), recepimento di analoga normativa europea, non fornisce alcuna garanzia di assenza di effetti sulla salute. Quello che ancora una volta possiamo dire, in un momento in cui il percorso del riesame con valenza di rinnovo dell’AIA per l’ex Ilva procede molto a rilento (con un piccolo giallo sull’ultima valutazione del Danno Sanitario di cui parleremo nei prossimi giorni), è che la manutenzione agli impianti è e resta fondamentale: la sua assenza ha infatti peggiorato la tenuta dei condotti sottoposti a corrosione e questo spiega, come certificato da ARPA Puglia il perché a parità di produzione sono aumentate le emissioni fuggitive. Il tutto in attesa di avere risposte chiare e definitive sul presente e il futuro del siderurgico, sull’ambiente, sulla salute e sull’occupazione, da troppo tempo al centro di un tiro e molla che ha sfiancato anche i più tenaci.

    (leggi tutti gli articoli sulla scuola Deledda https://www.corriereditaranto.it/?s=deledda&submit=Go)

  • Follia incendiaria al quartiere Tamburi

    Follia incendiaria al quartiere Tamburi

    La Polizia di Stato ha arrestato un uomo ed una donna rispettivamente 26 e 37 anni entrambi di nazionalità bulgara perché ritenuti presunti responsabili dei reati di rapina ed incendio doloso in concorso. Nella tarda serata di ieri, il personale della Squadra Volante è intervenuto in via Galeso, al quartiere Tamburi, allertati da una donna di nazionalità bulgara che in forte stato di agitazione aveva chiesto aiuto al NUE 112 perché poco prima sarebbe stata aggredita da due suoi connazionali. I poliziotti hanno notato che, all’interno di un casolare abbandonato – che già nello scorso mese di luglio fu teatro di un simile episodio – era divampato un importante incendio che si era propagato fino al piano superiore.

    Temendo la presenza di persone all’interno dei locali, i poliziotti, nonostante le fiamme, hanno provveduto ad un’accurata bonifica dei luoghi fortunatamente senza rilevare la presenza di persone.
    Mentre i Vigili del Fuoco erano intenti a domare l’incendio, i poliziotti hanno individuato nelle vicinanze del casolare due donne ed un ragazzo tutti di nazionalità bulgara. Una delle due donne che presentava evidenti ecchimosi sul corpo e sul volto ha dichiarato che sarebbe stata sorpresa nel sonno dai due connazionali, i quali senza un apparente motivo avrebbero iniziato a malmenarla.
    La vittima sarebbe stata anche derubata del cellullare mentre era in contatto con il numero di emergenza. I due presunti aggressori si sarebbero dileguati, dando fuoco alle masserizie accatastate nei locali del casolare.

    La donna aggredita, secondo il suo racconto, sarebbe riuscita a mettersi in salvo nonostante il fuoco che aveva invaso ormai tutti le stanze. Da quanto emerso, la donna era già stata coinvolta nel luglio scorso in un analogo episodio dove fu vittima di un’aggressione da parte del compagno, arrestato dai poliziotti. Trasmessi gli atti all’Autorità Giudiziaria competente, i due sono stati arrestati ed accompagnati presso la locale Casa Circondariale.

  • Diossine e metalli pesanti sotto controllo

    Diossine e metalli pesanti sotto controllo

    Nell’ultima relazione annuale redatta da ARPA Puglia sui dati di monitoraggio della qualità dell’aria aggiornati al 2023, registrati nelle aree di Taranto e Statte di cui abbiamo dato ampia informazione nell’articolo di ieri linkato in pagina, vi è come sempre anche una sezione dedicataalle deposizioni atmosferiche di metalli pesanti e alle deposizioni atmosferiche di Microinquinanti Organici.

    Partendo dall’analisi di questi ultimi, nella relazione si legge che le immissioni di diossine tramite deposizione atmosferica umida e secca del materiale aeriforme sedimentabile nelle aree urbane prossime allo stabilimento hanno registrato un decremento a partire dall’anno 2012.

    Nel corso del quinquennio 2013-2017 i valori registrati per la rete deposimetrica ARPA esterna al perimetro aziendale (Tamburi, Talsano, Deledda, Carmine) sono stati prossimi a quelli della stazione di fondo (Talsano). Nel periodo immediatamente successivo, e più recentemente nel corso dell’ultimo inverno 2021-2022 la postazione di prelievo Masseria Carmine, ha registrato due periodi di relativo innalzamento delle concentrazioni di PCDD/F. Il primo nel corso dei mesi giugno-ottobre 2018 con concomitanti valori elevati all’interno dello stabilimento AdI. Il secondo, verificatosi simultaneamente anche presso le postazioni Deledda e Orsini, ha interessato particolarmente il mese di novembre 2021. In particolare, i valori recentemente osservati sono risultati superiori alle linee guida vigenti in Germania (4pg TE/m2 die – siti di pascolo). Eventi su cui in passato abbiamo scritto a lungo, ma che sono rimasti sostanzialmente senza una spiegazione ufficiale e definitiva.  

    Sussiste, inoltre, una criticità per le deposizioni di Benzo(a)pirene per la postazione Tamburi Orsini che per l’anno 2023 risulta in aumento rispetto all’anno precedente ed è pari a 20 volte la media annuale rilevata a Talsano (fondo urbano), caratterizzato da simile orografia e densità antropica, incluso traffico veicolare, ma situata circa 10 km più a sud rispetto all’area industriale.

    La piovosità, parametro meteorologico maggiormente in grado di influenzare la deposizione umida, così come registrata per l’area tarantina nel corso della stessa decade, appare scarsamente correlabile con le concentrazioni determinate al suolo, portando alla conclusione che queste possono invece essere il risultato della variazione nel tempo di altri parametri, come ad esempio l’intensità delle attività produttive dell’adiacente area industriale o la movimentazione di materiali in grado di rilasciare microinquinanti organici sotto forma di particelle aerodisperse sedimentabili.

    Per quanto riguarda invece le deposizioni atmosferiche di metalli pesanti, i flussi di deposizione totale media di arsenico, cadmio, nichel, piombo, tallio e zinco, calcolati sulla base dei dati disponibili per il 2023 e relativi ai siti di monitoraggio Autorità Portuale, Capitaneria di Porto, Talsano e Scuola G Deledda, sono risultati nei limiti stabiliti dalle normative di altri stati europei (es. Germania, Croazia, Svizzera, Slovenia) fissati rispettivamente in 4, 2, 15, 100, 2 e 400 μg/(m2*die). 

    In riferimento alle postazioni “Tamburi – via Orsini – ex ILVA” ed “AGL2 – ex ILVA” (quest’ultima ricadente nel perimetro dello stabilimento siderurgico funzionali alle attività stabilite dalla Procedura n° 3 di cui al § 14 del PMC DM n.194/2016), confrontando i dati disponibili di deposizione relativi all’anno 2023 con le classi di polverosità elaborate dalla Commissione centrale contro l’inquinamento atmosferico istituita dal Ministero dell’Ambiente (1983), si desume che entrambe le postazioni “Tamburi – via Orsini” e “ILVA – AGL2” ricadono nella Classe V – indice di polverosità elevata. I valori medi di deposizione di materiale particellare sedimentabile (calcolati sulla base dei dati disponibili per il 2023) relativi alle postazioni “Tamburi – via Orsini – ex ILVA” ed “AGL2 – ex ILVA” risultano eccedenti rispetto al valore di 350 mg/(m2*d), limite (media annuale) del Belgio, Croazia e Germania. Per le postazioni afferenti alla “rete ex ILVA”, i flussi di deposizione totale media di ferro e manganese sono risultati sensibilmente più elevati se confrontati con quelli determinati nelle postazioni della rete ARPA (Autorità Portuale, Capitaneria di Porto, Scuola U. Foscolo in Talsano e Scuola G. Deledda). 

    Nel 2023 il flusso di deposizione totale (media calcolata sulla base dei dati disponibili per l’anno di riferimento) per i parametri arsenico, cadmio, nichel, piombo, tallio e zinco nelle postazione “Tamburi – via Orsini” e “AGL2 – ex ILVA” sono risultati inferiori ai limiti (espressi come medie annuali) vigenti in altri stati europei (es. Germania, Croazia, Svizzera, Slovenia). 

    Il confronto tra i valori medi dei dati di deposizione di solidi totali, ferro, manganese, piombo, zinco disponibili per l’anno 2023 e quelli relativi all’anno 2022, porta alle seguenti considerazioni: la deposizione di solidi totali rilevata mostra un incremento del +74% per la postazione “Tamburi – via Orsini”, del +2% per la postazione “Autorità Portuale”, del +56% per la posta- zione “Capitaneria di Porto” e del +22% per la postazione “Grazia Deledda”, mentre la posta- zione “AGL2 – ex ILVA) mostra una diminuzione pari al -3%. I valori medi di deposizione totale di ferro mostrano in tutte le postazioni un decremento che varia dal -28% (Grazia Deledda) al -67% (Tamburi – Via Orsini). Mentre i valori medi di deposizione totale di manganese mostrano in tutte le postazioni un decremento che varia dal -18% (Capitaneria di Porto) al -58% (AGL2 – ex ILVA).  Per quanto riguarda i valori medi di deposizione totale di piombo mostrano in tutte le postazioni un decremento che varia dal -49% (Autorità Portuale) al -62% (Capitaneria di Porto e AGL2 – ex ILVA). Infine, la deposizione totale di zinco rilevata presso la postazione Autorità Portuale mostra una varia- zione positiva del +28%. Si rilevano decrementi che variano dal -18% (AGL2 – ex ILVA) al – 45% (Capitaneria di Porto) nelle restanti postazioni deposimetriche.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/08/07/qualita-dellaria-stabile-faro-sul-benzene/)