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  • ArcelorMittal, l’Ugl: “Basta ‘segreti’ di Stato, giù la maschera”

    ArcelorMittal, l’Ugl: “Basta ‘segreti’ di Stato, giù la maschera”

    “Nella storia delle relazioni sindacali non risulta aver avuto a che fare con un’azienda che non rispetti accordi sottoscritti con il Governo: la multinazionale ArcelorMittal non rispetta nulla, continua il suo piano di disimpegno nei confronti del nostro paese, dei cittadini, dei lavoratori, ma soprattutto nei confronti del Governo che assiste inerme alle scelte unilaterali e scellerate da parte dell’azienda”. Fortemente critica è la presa di posizione dell’Ugl metalmeccanici con il suo leader nazionale, Antonio Spera il quale afferma che, “siamo di fronte ad un’azienda che tenta di creare anche tra il sindacato, spaccature a discapito dei lavoratori con riunioni carbonare coinvolgendo le Oo.Ss. a suo piacimento. ArcelorMittal faccia l’azienda se ne è capace – afferma criticamente Spera – : ad oggi su Taranto, non abbiamo un quadro degli interventi per quanto riguarda l’ambientalizzazione. Non vi è traccia delle bonifiche, si sono fatti diversi incontri e tante promesse ma le bonifiche non sono mai partite. Scarsa manutenzione, l’Ugl metalmeccanici denuncia che ci sono impianti da mettere in assoluta sicurezza per la salute dei lavoratori e dei cittadini”.

    “I dipendenti sono arrivati all’esasperazioni, non c’è la fanno più a sopportare questa farsa, non è più accettabile questo comportamento da parte di ArcelorMittal: finora ha portato a suo bilancio operazioni mirate solo al far quadrare i propri conti con massicci interventi di cassa integrazione per Covid-19 e che si vanno ad aggiungere, ai circa 1.700 lavoratori che sono in amministrazione straordinaria ancora senza un piano di rientro. Fornitori e ditte degli appalti sono incessantemente in attesa di incassare liquidità da mesi, ormai prassi consolidata dei pagamenti che vengono effettuati a lungo termine e con cadenze inusuali. Dunque abbiamo una dirigenza che pensa solo al business mentre la fabbrica cade a pezzi, a rischio c’è la vita di moltissime persone, ArcelorMittal pensa a fare incontri carbonari in riunioni segreti solo con una parte di sindacato” prosegue Spera.

    “Siamo consapevoli – aggiunge Spera – che l’Ugl metalmeccanici è un sindacato scomodo per questa azienda, un sindacato da mettere da parte e non dialogare: il perché sta’ nel fatto che siamo uomini liberi, lavoratori che raccontiamo solo e esclusivamente la verità dei fatti. Vogliamo parlare della mancanza di messa in sicurezza del sito Tarantino dove giornalmente assistiamo ad incidenti gravi, più delle volte mortali e dove l’azienda ignorando tutto ciò che prevede il sistema di prevenzione, non rispetterebbe la legge che impone di adottare tutte le misure di sicurezza per evitare rischi per la salute dei lavoratori mentre sono impegnati sul luogo di lavoro. Di tutto ciò vogliamo discuterne per il sito Ionico, quest’ultimo all’attenzione quanto la Ugl da tempo ribadisce, cioè che si è molto evasivi in merito al nostro territorio ed alle nostre domande, sul numero degli addetti da utilizzare e sulla struttura di Ilva“.

    “Vogliamo farlo allo scoperto, vogliamo sapere sul perché l’azienda non ha mai programmato e non viene mai fatta una prevenzione preventiva degli impianti. Insomma – conclude Spera – per l’Ugl si continua a mentire sul sito di Taranto in incontri segreti e Ministri, complici, che parlano dell’ex Ilva che è una realtà a loro del tutto sconosciuta. ArcelorMittal ha tolto definitivamente la maschera, sappiamo ufficialmente che non piace oramai dialogare con l’Ugl ma, poco interessa: a noi interessa il lavoro, l’occupazione, il salario, il territorio. L’Ugl metalmeccanici non si fermerà mai nel denunciare che ci sono impianti da mettere in assoluta sicurezza per la salute dei lavoratori e dei cittadini: del resto, ArcelorMittal faccia tutti gli incontri segreti che voglia”.

  • ArcelorMittal, l’Ugl: “Ancora criticità per azienda indotto”

    ArcelorMittal, l’Ugl: “Ancora criticità per azienda indotto”

    “Siamo alle solite, ancora continua la situazione di grave criticità che interessa le imprese dell’indotto dell’ex Ilva in perenne e persistente attesa del pagamento dei crediti maturati nei primi mesi dell’anno che ammontano a diversi milioni di euro”. E’ la denuncia del segretario nazionale dell’Ugl metalmeccanici, Antonio Spera il quale sostiene che, “nell’ultimo incontro di giugno c.a. con il Governo, dove erano presenti i Ministri Stefano Patuanelli e Nuzia Catalfo, le Oo.Ss. e i vertici di ArcelorMittal, avevamo chiesto in merito di venire incontro alle esigenze economiche delle aziende dell’indotto e degli autotrasportatori tarantini dove, a causa di nuovi ritardi nei pagamenti delle fatture, non potevano più continuare a lavorare e a sopprimere al pagamento dei propi dipendenti. Ad oggi ci risulterebbe secondo indiscrezioni, che le fatture da pagare ruoterebbero ad oltre i 60 milioni di euro. In quella sede Governativa, l’Ugl metalmeccanici riferì dell’elevata debitoria ma dalla parte politica non ci fù nessuna risposta in merito. Le banche, a tutto il settore fornitore dell’ex Ilva, hanno chiuso i rubinetti così come i distributori: le aziende di concessione materiale vogliono essere pagate e di conseguenza le ditte e autotrasportatori hanno continuato a pagare le dovute tasse. Dall’inizio del 2020 la situazione è perennemente tornata di emergenza, con i prevedibili riflessi sul tessuto economico locale e sul sistema delle piccole e medie imprese, la cui attività è per lo più legata allo stabilimento siderurgico”.

    “Bisogna tenere alta la guardia sulla questione: chiediamo – prosegue Spera – un’incontro urgente al Governo per definire tale incresciosa vicenda che vede coinvolti migliaia di lavoratori, l’Ugl continuerà a sollecitare direttamente il Presidente Giuseppe Conte, che già più volte è stato chiamato in causa senza, però, aver egli mostrato particolare sensibilità verso tale imprese e i lavoratori dell’indotto. È necessario garantire tanto il pagamento del dovuto quanto, il prosieguo delle attività lavorative in condizioni di certezza e continuità. L’Ugl metalmeccanici – conclude Spera – è disponibile a discutere, raggiungere un accordo per ricevere puntualmente i pagamenti e rivisitare la programmazione dei lavori: a questo proposito siamo disponibili a tentare di tenere aperto un eventuale confronto con le aziende e i lavoratori che vivono questo particolare momento di difficoltà e che chiedono di essere sostenuti e rappresentati. Se il Governo non darà risposte esaustive, l’Ugl sarà pronta a valutare di mettere in campo azioni pacifiche, legittime e democratiche di protesta a tutela dei tanti lavoratori che ci chiedono di andare avanti”.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2020/07/10/arcelormittal-associazioni-autotrasporto-si-appellano-al-governo/)

  • L’UGL commenta i cambiamenti al vertice di AMAT

    L’UGL commenta i cambiamenti al vertice di AMAT

    «L’Ing. Massimo Dicecca non sarà più il Direttore Generale dell’ AMAT, sostituito provvisoriamente dal Direttore Amministrativo dott. Piero Carallo. Mesi fa la segreteria provinciale della UGL Autoferrotranvieri aveva più volte segnalato atteggiamenti dell’oramai ex Direttore Dicecca, irrispettosi nei confronti delle relazioni sindacali tanto da dover intervenire anche con la segreteria confederale della UGL».

    Così l’UGL in una nota.

    «Durante la sua gestione – prosegue il sindacato – i Lavoratori e le OO.SS. hanno trascorso periodi durante i quali la mancanza di rispetto dei ruoli, l’autolesionismo e l’autoritario atteggiamento, avevano posto l’azienda in situazioni invivibili, privi di rapporti e collaborazione rispettosa tra le parti. I complimenti dovuti alla proprietà Comune di Taranto con l’assessore Castronovi ed alla stessa Società sono d’obbligo, per una decisione che auspicavamo da tempo e che finalmente è avvenuta, seppur con sacrificio ma che ha dimostrato essere di interesse per il bene di tutti».

    «Con tale cambiamento ci auguriamo che si possa ripristinare velocemente i rapporti collaborativi persi tra OO.SS. di categoria e azienda, che possano portare ad una proficua gestione e soprattutto serenità tra i lavoratori, sino ad oggi martoriati. Il mancato rispetto ricevuto che hanno portato la UGL Autoferrotranvieri e Confederale ad azioni di lotta singole e unitarie, per taluni erano diventati i presupposti per tentare di discriminare la nostra organizzazione, che aveva intuito preventivamente il malumore e la cattiva gestione. Come nelle favole però questa volta hanno vinto i buoni».

  • ArcelorMittal-Ilva, l’Ugl: “Situazione ancora caotica”

    ArcelorMittal-Ilva, l’Ugl: “Situazione ancora caotica”

    Udienza rinviata al 6 marzo in una situazione che appare ancora caotica per ArcelorMittal-Ilva. Il Governo ci convochi urgentemente, lo chiediamo ufficialmente affinché faccia conoscere i dettagli dell’intesa già preconfezionata con la multinazionale, aprire una discussione a 360° non predeterminata e a carte scoperte, sul futuro del territorio, di migliaia di lavoratori e dell’acciaieria più grande d’Europa. L’Ugl vuole conoscere nel dettaglio gli elementi dell’intesa tra ArcelorMittal, Governo e Commissari Straordinari dopo mesi di trattative e senza coinvolgere le Oo.Ss.: tutti sappiano della situazione all’interno degli stabilimenti già critica per i frequenti incidenti che si verificano e i mancati minimi investimenti sul lato manutentivo. Forte inoltre è la difficoltà alla grande incertezza sul futuro di migliaia di famiglie. Il Governo deve convocare i sindacati per far capire cosa succede e come intende andare avanti”. E’ Antonio Spera, segretario generale Ugl metalmeccanici, a rinnovare la richiesta del sindacato al Governo di un incontro a stretto giro di posta.

    Il Tribunale di Milano ha rinviato al prossimo 6 marzo l’udienza nella procedura cautelare promossa dai commissari straordinari dell’Ilva contro ArcelorMittal dove, il giudice civile Claudio Marangoni, titolare del procedimento che riguarda l’ipotesi di addio avanzata lo scorso 4 novembre dal gruppo franco-indiano, ha concesso di differire l’udienza su richiesta concorde della parti nel presupposto che entro fine febbraio si arrivi a un accordo. Come Ugl – prosegue Spera – vogliamo chiarezza su quanti lavoratori risulterebbero in eccesso e sia chiaro che noi non saremmo mai disponibili ad accettare esuberi. Vogliamo un accordo su Mittal che resti a Taranto e mantenga gli impegni sottoscritti. Ma se ArcelorMittal ha già finora intenzione di andare via, non illuda e prenda in giro l’Italia, lo dica  e faccia subito; non vorremmo che ci sia già un accordo tra il Governo e azienda su produzione e sugli esuberi affinché alla convocazione delle organizzazioni sindacali, un accordo preconfezionato possa concludersi con nessuna trattativa e ennesima perdita di tempo. Se così non sarebbe – conclude il segretario generale, Spera – per l’Ugl, Mittal dia un cenno di discontinuità: ritiri il suo atto di citazione con cui ha chiesto l’accertamento del recesso dal contratto, annunciato a novembre, così facendo anche i commissari possano ritirare il ricorso cautelare d’urgenza contro l’ipotesi d’abbandono di ArcelorMittal in modo che la procedura d’udienza in corso verrebbe sospesa”.

  • Amiu, ex Pasquinelli: l’Ugl attacca lo Slai cobas

    Amiu, ex Pasquinelli: l’Ugl attacca lo Slai cobas

    La diffusione di documenti sindacali che dichiarano inesattezze oramai è un’arma di coloro che vogliono illudere la popolazione ed i lavoratori che credono in alcune organizzazioni sindacali. Purtroppo la diffusione tramite social o piattaforme varie di informazione, facilita questi “pseudo sindacalisti” nel loro lavoro diffamatorio e ingiusto“. Inizia così una nota del segretario confederale UGL – Taranto Alessandro Calabrese.

    Il riferimento è allo Slai Cobasche asserisce in diversi documenti di rappresentare i lavoratori ex Pasquinelli e di essere in lotta per il loro posto di lavoro in crisi, lotta dichiarata con la procedura dedita ai servizi pubblici essenziali, erroneamente, in quanto i lavoratori sono attualmente nell’appalto per il decoro urbano, regolarmente assunti ed in attesa di collocazione definitiva – sostiene Calabrese -. Loro rappresentano solo 5 lavoratori dell’ex Pasquinelli e con il loro modo di agire mettono a rischio l’operato parsimonioso di anni dediti alle vere lotte ed accordi della UGL, e se i lavoratori iscritti alla loro organizzazione sindacale continuano ad essere tutelati e ad avere ancora un posto di lavoro, lo devono solo alla UGL ed in particolare al Segretario Cira Basile ed al Vice Enzo Digiorgio, che presso l’ufficio controversie collettive di Taranto hanno sottoscritto un accordo per tutelare tutti, che gli Slai Cobas hanno rinnegato come O.S., ma utilizzato per mantenere il posto di lavoro dei propri iscritti“. 

    Gli ultimi mesi siamo stati impegnati con gli assessori del Comune di Taranto per cercare di riportare i Lavoratori nel mondo della raccolta differenziata, decine e decine di ore a confronto per salvare 21 posti di lavoro. Leggere le scemenze altrui denigra il nostro operato e quello di un’amministrazione che in questa vicenda è solidale con i lavoratori tanto quanto noi. Chiediamo pertanto un controllo appurato quando chi scrive, diffama ed è noto per le scorrettezze e falsità che diffonde – conclude Calabrese -. Altresì siamo a scusarci per qualche equivoco con la nostra O.S. che è solo conseguenza di un periodo intenso sindacalmente sul territorio tarantino, ove il suddetto sindacato non è l’unico che utilizza male i mezzi di informazioni, omettendo parti di verità“.

  • Ex Ilva, scontro totale governo, sindacati e azienda

    Ex Ilva, scontro totale governo, sindacati e azienda

    E’ scontro totale tra governo, sindacati e ArcelorMittal sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. E il vertice svoltosi nel pomeriggio al MiSE non ha fatto altro che acuire se possibile le distanze tra le parti. Una giornata che ha visto da un lato la discesa in campo della Procura di Milano che ha aperto un’inchiesta sull’intera vicenda, e dall’altro la deposizione del ricorso d’urgenza ex art. 700 da parte dei commissari straordinari di Ilva in AS contro l’atto di citazione della multinazionale in cui annuncia il recesso dal contratto di affitto dei rami d’azienda. In mattinata il tutto era stato preceduto dalla comunicazione ufficiale di ArcelorMittal, con il programma di fermata e spegnimento impianti sino al prossimo mese di gennaio.

    Una delle condizioni che era considerata essenziale, quando abbiamo firmato il contratto d’affitto, era l’immunità penale. Un’altra condizione era lo stato degli impianti che non era quello che ci era stato prospettato“. Così l’ad ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, si è espressa nel corso dell’incontro al Mise con Fim Fiom e Uilm. Con il venir meno dello scudo penale per “è stato rotto il concetto base del piano risanamento dell’ex Ilva“, sottolinea l’ad. Sono venuti meno i presupposti di un un piano “che diceva: ci piacerebbe avere la bacchetta magica ma non l’abbiamo, allora bisogna andare al 2023, quando l’area a caldo sarà accettabile, nel frattempo creiamo le condizioni per arrivarci e una delle condizioni era dare la protezione a chi ci lavora“. “ArcelorMittal ha deciso di andarsene. Il recesso è in corso” ha dichiarato in maniera diretta e sibillina con il suo stile inconfondibile la Morselli, ribadendo ancora una volta la volontà della multinazionale chiudendo l’incontro con Fim Fiom e Uilm che ha avviato ufficialmente la cessione di ramo d’azienda degli impianti dell’ex gruppo Ilva.

    Il contratto è un atto formale, legale. E quello che ci ha portato a ritenere che il contratto potesse essere terminato il fatto che non sia stati rispettati i termini del contratto stesso dal punto di vista legale. E i termini principali la possibilità di lavorare nell’area a caldo e fare delle migliorie sotto il profilo ambientale in una situazione di protezione degli aspetti criminali che c’era e ora non c’è più“, ha ancora argomentato la Morselli. “Noi riteniamo che ci siano le condizioni legali per il recesso. Secondo noi il contratto legalmente può essere sciolto e stiamo agendo in coerenza con questa condizione” ha detto ancora più chiaramente. Così l’ad di ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli ai sindacati nel corso dell’incontro al Mise, da fonti sindacali.

    L’area a caldo sta migliorando e il piano ambientale è rispettato nei suoi termini e non accetto il fatto che sia stato detto che il piano ambientale non è stato eseguito: è invece assolutamente rispettoso dei tempi previsti” ha poi ribadito. “L’area a caldo non è ancora nelle condizioni ottimali sotto il profilo ambientale. Ma questo fino a qualche settimana fa, non era un crimine, oggi lo è. Non è una cosa di poco conto“, ha detto ancora.

    Sull’Afo 2, inoltre, tutto quello che era stato chiesto dalla magistratura circa interventi di miglioramento, non è stato fatto niente“, affonda ancora la Morselli nei confronti della struttura commissariale. “Stiamo agendo in coerenza con questa nostra convinzione. Una coerenza che si è esplicitata in un paio di azioni molto importanti: la prima sul fatto che i dipendenti potessero avere una destinazione che è quella prevista dal contratto in caso di recesso e questo prevedeva che i dipendenti dovessero essere riconsegnati all’amministrazione straordinaria. Altra cosa è che siccome noi abbiamo una area a caldo in una situazione abbastanza criminale riteniamo che gradualmente, nei tempi tecnici corretti, senza frenare gli appalti maggiori, vada messa nella condizione di non danneggiare l’ambiente, che è un crimine” ha concluso.

    Nel mentre era in corso l’incontro, si registravano le dichiarazioni del premier Conte: “È stato depositato il ricorso ex art.700 cpc al fine di fermare il depauperamento di un asset strategico del nostro sistema industriale come lo stabilimento ex Ilva di Taranto – ha detto il premier riferendosi al ricorso dei commissari straordinari -. Il Governo non lascerà che si possa deliberatamente perseguire lo spegnimento degli altiforni, il che significherebbe la fine di qualsiasi prospettiva di rilancio di questo investimento produttivo e di salvaguardia dei livelli occupazionali e la definitiva compromissione del piano di risanamento ambientale – proseguito nella sua dichiarazione ufficiale il premier -. Arcelor Mittal si sta assumendo una grandissima responsabilità, in quanto tale decisione prefigura una chiara violazione degli impegni contrattuali e un grave danno all’economia nazionale. Di questo ne risponderà in sede giudiziaria sia per ciò che riguarda il risarcimento danni, sia per ciò che riguarda il procedimento d’urgenza. Ben venga l’iniziativa anche della Procura di Milano che ha deciso di intervenire in giudizio e di accendere un faro anche sui possibili risvolti penali della vicenda” ha concluso il premier.

    Al termine dell’incontro si è fermato brevemente con i giornalisti il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Che ha dichiarato come “oggi l’azienda ci ha detto che il problemaè lo scudo penale, mentre dal 12 settembre ha dichiarato altro: ovvero che il problema fosse strutturale, che non si può andare oltre i 4 milioni di tonnellate di produzione e che quindi c’erano 5mila esuberi. Forse l’azienda deve mettersi d’accordo con se stessa” ha detto Patuanelli. Dopo di che il miinistro ha confermato che “l’azienda ha dichiarato di voler lasciare Taranto e ha annunciato la fermata degli impianti. Questo per noi è inaccettabile. Il governo ha ben chiaro che la produzione deve andare avanti perché non è immaginabile che il Paese rinunci alla siderurgia. Il piano A, B e C del governo è che ArcelorMittal deve restare a Taranto e deve rispettare gli impegni contrattuali“. Alla domanda se la trattativa tra esecutivo e azienda fosse ancora in corso, Patuanelli ha tagliato corto rispondendo che “il dossier è in mano al premier Conte e su questo aspetto tutte le dichiarazioni arriveranno dal presidente del Consiglio“. Infine, è stato chiesto al ministro cosa abbia fatto il governo dal 12 settembre in poi, a fronte dell’annuncio dell’azienda dei 5 mila esuberi, ed anche lì Patuanelli, prima di andare via, ha tagliato corto: “Abbiamo proposto all’azienda un accompagnamento per i lavoratori interessati, ma che fosse legato ad un momento contingente: l’azienda ci ha invece risposto che il taglio per loro era strutturale“.

    Al termine del vertice si sono espressi anche i sindacati. Che hanno annunciato la loro netta opposizione al programma di fermata degli impianti da parte dell’azienda, annunciando che i lavoratori si rifiuteranno di spegnere l’ex Ilva, attuando se necessario anche comportamenti di insubordinazione nei confronti degli ordini che saranno loro eventualmente impartiti. Ma hanno anche incalzato il governo nel farsi garante dell’accordo del 6 settembre e di rispettare anch’esso i patti presi con la multinazionale.

    Nel corso dell’incontro al Mise con il Ministro Stefano Patuanelli, l’azienda ha affermato che non è intenzionata a ritirare la procedura. L’accordo firmato il 6 settembre del 2018 è vincolante e va rispettato da parte di ArcelorMittal. L’azienda non può pensare di mandare una comunicazione e andarsene, stracciando l’accordo del 6 settembre 2018 e mettendo sotto scacco la produzione dell’acciaio in Italia. La procedura messa in atto da ArcelorMittal è illegittima e deve essere revocata, come sono inaccettabili i 5mila esuberi annunciati al Governo, come ha dichiarato il Ministro Patuanelli, prima ancora che si ponesse la questione dello scudo penale.  In ogni caso il Governo tolga qualsiasi alibi ad ArcelorMittal e rispetti quello che aveva pattuito con l’azienda. Le organizzazioni sindacali e i lavoratori non sono disponibili ad essere complici della di chiusura di Taranto e si opporranno alle procedure di spegnimento. Diffidiamo l’azienda da qualsiasi azione di spegnimento. Gli impianti devono essere messi in sicurezza e continuare a produrre attraverso l’approvvigionamento dei minerali e delle materie prime. Il Ministero dell’Ambiente si dovrà esprimere sulle procedure che non sono attuabili senza la sua autorizzazione. Chiediamo al Premier Conte di convocare la proprietà al tavolo” dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

    I lavoratori non spegneranno gli impianti dello stabilimento ex Ilva, non celebreranno il loro funerale“, ha tuonato il segretario generale della Uilm, Rocco Paolmbella spiegando che “ci sarà un’insubordinazione verso la proprietà. Signor Ministro, parlo a nome dei lavoratori: non accetteremo mai di spegnere quegli impianti, quindi trovatevi qualcun’altro: noi saremo al fianco dei lavoratori per impedire tutto questo“. “C’è una grande confusione da parte della politica e del governo – dichiara il leader Uilmperché non vanno in un’unica direzione. Tutto il sistema Italia deve obbligare la multinazionale al rispetto dell’accordo del 6 settembre 2018. Se ci sono alibi devono essere eliminati nell’interesse del Paese, della salute dei cittadini e dell’occupazione di 20 mila lavoratori. Non c’è più tempo da perdere! Lo Stato deve essere garante del rispetto degli accordi”. “ArcelorMittal – continua – non può fermare gli impianti, non è titolare di nessun diritto di chiusura degli stabilimenti perché sono di proprietà dello Stato italiano. Non c’è più tempo da perdere, bisogna fare di tutto per non far fermare gli impianti, altrimenti avremo effetti irreversibili sulla continuità produttiva”. “Non possiamo dare una produzione e un settore strategico a eventuali investitori cinesi. L’Italia senza investimenti e crescita nel settore industriale non potrà mai uscire dall’attuale recessione economica” conclude Palombella.

    Questa mattina l’AD di Arcelor Mittal, Lucia Morselli, ha incontrato le RSU di Taranto per smentire le notizie emerse dalla Regione Puglia al termine dell’incontro di ieri. La Morselli ha invece comunicato il piano di fermate degli altoforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio mentre verrà chiuso il treno nastri2 tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini. Inoltre, la RSU ha chiesto in che prospettive ci si muove e se intendono fare dichiarazioni di esuberi, discussione che l’azienda ha rinviato al tavolo ministeriale di oggi confermando le stesse tesi. Questo piano di fermate modifica sostanzialmente le previsioni contenute nell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) pertanto l’azienda si confronterà con il Ministero dell’Ambiente su questo cambio di programma. Se ancora non fosse chiaro, la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica” ha dichiarato il segretario della Fim Cisl Marco Bentivogli.

    Quanto deciso da ArcelorMittal è una scelta insensata, sembra essere un tentativo di demolire e sabotare uno dei settori più produttivi del nostro Paese, arrecando seri danni non solo alla nostra economia, ma ai 20mila lavoratori che sono coinvolti, compreso l’indotto. Spegnere gli impianti vuol dire distruggere l’azienda, cosa che assolutamente va evitata“, commenta il segretario generale dell’Ugl Paolo Capone, dopo il tavolo sull’ex Ilva. “Mi dispiace – aggiunge – che ci sia confusione tra ciò che ha espresso il premier Conte e ArcelorMittal. Il Premier, assente al tavolo, la settimana scorsa ha affermato che l’immunità penale non fosse una difficoltà per l’azienda, secondo cui però il problema principale riguarda proprio il rischio ambientale non più coperto da alcuna garanzia. Insomma, il Presidente del Consiglio dice una cosa e Mittal l’esatto contrario“.

    Ora serve un piano B. Occorre programmare un intervento pubblico direttamente nella proprietà dell’ex Ilva“. Così il segretario nazionale di Usb Sergio Bellavita e il coordinatore provinciale di Taranto Francesco Rizzo dopo il vertice al Mise sulla vicenda ex Ilva. “L’obiettivo – osservano – è la programmazione della chiusura delle fonti inquinanti, le bonifiche ed un piano straordinario per la riconversione dello stabilimento, per garantire occupazione, salari e reddito per i dipendenti Arcelormittal, per quelli in cassa integrazione nel bacino di Ilva in AS e per tutti quelli degli appalti. Se necessario, anche entrando in rottura con i divieti dell’Unione Europea“. Secondo Bellavita e Rizzo, “senza una nuova politica industriale fondata sull’intervento diretto dello stato in economia l’Italia continuerà ad essere ostaggio dei tanti, piccoli e grandi, profittatori ed il suo patrimonio industriale continuerà a perdere spessore e ruolo nella divisione internazionale del lavoro. Un Processo di impoverimento che infine scarica tutto sulle lavoratrici ed i lavoratori. Povero quel paese che ha pregato, inutilmente, Arcelormittal di restare“. Usb ha proclamato per il prossimo 29 novembre sciopero generale e manifestazione nazionale a Taranto. “Occorre liberare la città – concludono i due esponenti di Usb – dai veleni dell’acciaieria“.

    I segretari generali di Cgil Cisl e Uil, hanno inoltre dichiarato “che non saranno mai complici dello spegnimento della più grande acciaieria europea, vogliamo tentare ogni strada: per questo accanto ad una rinnovata mobilitazione abbiamo chiesto alla multinazionale di ritornare al tavolo e al Governo di lavorare affinché questo sia possibile. Questo perché, solo i sindacati hanno sempre rispettato le regole sottoscritte dall’accord». Non così l’azienda men che meno il governo“, sostengono. 

    L’incontro non è andato per nulla bene. La multinazionale ha confermato le ragioni del recesso e quindi ha annunciato nuovamente di voler lasciare la fabbrica. Noi abbiamo detto con chiarezza che non intendiamo assolutamente accettare che una multinazionale di questo livello venga nel nostro paese, partecipi ad una gara internazionale e dopo un anno receda dal contratto“, dichiara il segretario generale dalla Cisl, Furlan . “Non è proprietario solo chi affitta gli stabilimenti o chi li compra ma sono stabilimenti che appartengono al Paese“, prosegue ricordando di aver ribadito al governo la richiesta di reinserimento dello scudo penale. “Ma l’esecutivo non ci ha risposto così come la multinazionale non ha risposto quando Patuanelli ha ricordato alla Morselli di aver chiesto 5.000 esuberi ancora prima che il governo sopprimesse lo scudo“. “Chiederemo a Conte di adoperarsi per farci avere un incontro. Che i Mittal tornino nel nostro paese e incontrino anche noi perché questo accordo è stato siglato tra le parti sociali con il governo da garante. E noi siamo gli unici a non aver cambiato di una virgola l’accordo, a non aver mai avuto un comportamento scorretto e sleale“, conclude Furlan.

    Anche la Cgil ribadisce la necessità che il governo tolga ogni alibi dal tavolo e “reintroduca lo scudo penale. Noi abbiamo detto che i sindacati e i lavoratori non saranno mai complici della chiusura dello stabilimento. I lavoratori non lo spegneranno mai” scandisce il leader Maurizio Landini che alla multinazionale ha rinnovato la richiesta “di ritirare il recesso dagli stabilimenti e di venire al tavolo di trattativa con il sindacato“. Una richiesta ribadita con forza anche dal segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. “Chiunque ha dato ad ArcelorMittal l’alibi per andarse ha sbagliato e noi chiediamo di ripristinare le condizioni dell’accordo“, ha spiegato rinnovando rinnovando la richiesta di incontro alla famiglia Mittal. “Serve un incontro con la proprietà perché l’ad Morselli non era in grado di cambiare neppure una virgola di quello che la società aveva deciso. Non diamo alle multinazionali il segnali che possono scorrazzare impunite nel nostro paese“. 

  • Aggressioni ad autisti AMAT: l’Ugl avvia procedura raffreddamento

    Aggressioni ad autisti AMAT: l’Ugl avvia procedura raffreddamento

    E’ stata avviata la procedura di raffreddamento a tutela dei lavoratori per indire successivamente uno scioperoche porti in risalto quanto accaduto e che consenta di applicare sistemi di sicurezza ulteriori. Chiederemo pertanto ad Amat di attivare ulteriore forme di salvaguardia per i lavoratori nell’immediato“. Lo annuncia il segretario provinciale della Ugl Autoferrotranvieri di Taranto a proposito delle ripetute aggressioni, avvenute nelle ultime settimane, ad autisti di bus dell’Amat, l’ultima delle quali qualche giorno fa, quando un passeggero ha picchiato il conducente di un mezzo della linea 14 che si era rifiutato di effettuare una sosta ‘fuori fermata’.

    Non saremo disposti – spiega Basilea sospendere l’azione intrapresa sino a quando concorderemo azioni valide ed effettive che proporremo nei futuri incontri con l’azienda o in eventuali tavoli istituzionali, se necessario“. La sicurezza sul posto di lavoro, aggiunge il segretario confederale Ugl di Taranto, Alessandro Calabrese, “è prioritaria per la nostra organizzazione. È inaccettabile che nello svolgimento delle proprie attività esista la possibilità di essere aggrediti da ‘imbecillì privi di alcun senso di civiltà e irrispettosi del prossimo. Esprimiamo solidarietà nei confronti del lavoratore aggredito, ma riteniamo che oltre le formalità e le frasi di forma per avvenimenti del genere, sia arrivato il momento di agire“.

  • Scritta offensiva al segretario provinciale telecomunicazioni Ugl Taranto ed Rsu Teleperformance

    Scritta offensiva al segretario provinciale telecomunicazioni Ugl Taranto ed Rsu Teleperformance

    Chicco Russo fascio infame“: con questa scritta, qualche spaesato nostalgico della violenza degli anni ’70 ha vergato il muro esterno della sede Ugl di Via Polibio 27 a Taranto. “Chicco Russo, segretario provinciale di Ugl Telecomunicazioni nonché RSU del Call Center Teleperformance, – afferma Stefano Conti segretario nazionale Ugl Telecomunicazioniè da sempre impegnato nella difesa dei lavoratori. Francesco, Chicco come viene affettuosamente chiamato dagli amici, è un sindacalista preparato e stimato dai colleghi, protagonista di vertenze anche esterne al settore delle Telecomunicazioni“. Così conclude Conti: “Forse questa sua positiva intraprendenza, ha dato fastidio a qualcuno. Sicuramente non ci faremo intimorire da nessuno, anzi: questa vile azione conferma che siamo sulla giusta strada e che la nostra azione sindacale è davvero volta al bene di tutti i lavoratori”.

    Il segretario confederale della UGL di Taranto Alessandro Calabrese, definisce questa scritta “un atto che determina l’ignoranza dell’esecutore col quale saremo disponibili ad affrontare una discussione pacifica e costruttiva per spiegargli cosa realmente ha compiuto“. “E’ stato danneggiato un condominio non di proprietà della UGL, commettendo un reato, è stato offeso un dirigente sindacale che esprime solidarietà e spirito di collaborazione con la Segreteria Confederale di Taranto in tutte le vertenze del territorio. La nostra organizzazione sindacale a Taranto – aggiunge Calabrese – non è costituita da alcuna tendenza politica, è aperta a tutti gli schieramenti e siamo orgogliosi di raggruppare le diverse idee personali col solo fine di lavorare meglio per la tutela ed i diritti dei lavoratori, Chicco non può che essere un esempio per lo spirito di sacrificio quotidiano.  Se qualcuno volesse esprimere dissenso personale o nei confronti della nostra O.S., non ha bisogno di compiere un reato, può liberamente presentarsi nella nostra sede ove verrà accolto senza alcuna discriminazione e col piacere di conoscere i propri interlocutori“. 

  • Ilva, allarme dell’Ugl su appalti nell’indotto

    Ilva, allarme dell’Ugl su appalti nell’indotto

    I lavoratori occupati nell’indotto Ilva osservano sbalorditi alcuni cambiamenti a dir poco preoccupanti, circondati dal silenzio di chi non può lamentarsi per non rischiare il posto di lavoro, sono sempre i lavoratori con contratto determinato costretti ad accettare qualsiasi condizione pur di lavorare“. È quanto denuncia Alessandro Calabrese, segretario della Ugl di Taranto, secondo il quale “a svolgere i lavori specializzati delle aziende metalmeccaniche dell’indotto, subentrano nuove società che si attribuiscono le commesse contando su un costo del lavoro più basso, applicando ai lavoratori, contratti individuali determinati ed il CCNL Multiservizi invece di quello Metalmeccanico, più oneroso“. I due contratti, osserva il sindacalista, “differiscono molto non solo sotto l’aspetto economico ma anche sulla modalità di applicazione in ambito lavorativo. Questa diversità lede oltre il lavoratore anche le aziende che applicando il CCNL Metalmeccanico, che a breve si ritroveranno con dei costi troppo elevati per acquisire nuovi appalti e pertanto, inevitabilmente, arriveranno ad un prevedibile esubero. Siamo stanchi – conclude Calabrese – di ripetere da anni che Taranto è diventata la terra di conquista di tutti coloro che hanno un potere, qualsiasi esso sia, a scapito sempre e solo dei cittadini e dei lavoratori“.