Tag: vasco rossi

  • Maradona e gli anni di Piombo al Cinzella

    Maradona e gli anni di Piombo al Cinzella

    Se Maradona avesse l’occasione di tornare d’aldilà, anche solo per un giorno, probabilmente racconterebbe la sua storia. Renderebbe giustizia a Diego: l’uomo dalle molteplici fragilità. L’incompreso. Questo è ciò che scrive lo sceneggiatore pugliese, Cosimo Damiano Damato, nella sua ultima fatica letteraria “Hasta Siempre Maradona”, presentata alle terrazze Mon Reve. Quest’ultimo incontro ha chiuso la rassegna “Cinzella Parole”, la tre giorni condotta da Luca De Gennaro e Martina Martorano, a cui hanno partecipato artisti, scrittori e giornalisti. “Sono nato nella terra di Che Guevara e di Papa Bergoglio. Ernesto mi ha ispirato, Francesco mi ha benedetto. Per qualcuno sono un santo bueno, per altri un profeta, claro! Per altri ancora un martire, un pazzo, un brigante, un fuorilegge” questo l’incipit con cui la voce calda di Damiano Damato riporta il pubblico indietro nel tempo tra i ricordi de “el Pibe de Oro”. Lo showcase è stato un viaggio partenopeo, scandito dalle intramontabili “Napul’è”, “Te voglio bene assajie” e “Gracias a la vida” interpretate dalla compositrice Simona Molinari, nelle vesti della collega argentina Mercedes Sosa. Due anime latine, molto diverse, ma accomunate dalla vitalità: lui sul campo da calcio e lei sul palco.

    “L’arrivo di Maradona – ha detto Damiano Damato – ha cambiato il destino del calcio italiano, e non solo. Ha rivoluzionato la società: a esempio, prima che arrivasse a Napoli, era immaginabile che i ragazzini portassero i capelli lunghi e gli orecchini, perchè la loro sessualità non avrebbe dovuto essere fraintesa. Ma i suoi ricci hanno dettato moda, modificando perfino il sostrato culturale e sociale”. Lo sceneggiatore, inoltre, spiega di aver dedicato il libro al giornalista Gianni Minà, che “gli ha insegnato tanto ed è stato la sua finestra sul mondo”. Quando è stata contattata da Damiano Damato, Molinari è stata entusiasta del progetto: “Sentivo che mancasse qualcosa, così gli ho proposto di celebrare anche una donna dallo stesso spessore. E così è stato: dopo neanche ventiquattro ore, lui è tornato col copione e le musiche di Mercedes Sosa, che avrei cantato nel corso del reading musicale. E da lì è scoccata la magia. La magia argentina ovviamente”.

    Non solo calcio: Gino Castaldo presenta “Il cielo bruciava di stelle. La stagione magica dei cantautori italiani”

     

    Era la fine degli anni ’70 e l’Italia era un campo minato a cielo aperto. Era il Paese dei ragazzi che si sparavano per rivendicare i propri ideali, a tal punto di uccidere e rapire, anche personalità al di fuori del mondo politico, come Fabrizio De André. E “Il cielo bruciava di stelle. La stagione magica dei cantautori italiani” comincia esattamente da quel fatidico 27 agosto 1979, col sequestro del cantautore genovese e della cantante e compagna Dori Ghezzi e per cui le cui trattative poi andarono a buon fine. Per l’autore, giornalista e critico musicale, Gino Castaldo “il triennio 79’ – 81’ è magico tanto quanto misterioso” e fu l’epoca in cui “l’Italia sembrava stesse cambiando radicalmente”. Anche lui protagonista del “Cinzella Parole”, ha raccontato gli aneddoti e i ricordi che l’hanno spinto anche a scrivere questo libro. Uno spaccato su una nazione lacerata dai contrasti e dal terrorismo, in cui gli innocenti e le giovani generazioni riuscivano a trovare conforto nella musica. Un diario di eventi che intreccia le storie di vita e di musica di nove protagonisti, quali Fabrizio De André, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Lucio Battisti, Francesco De Gregori, Pino Daniele, Franco Battiato, Francesco Guccini e Rino Gaetano.

    Castaldo spiega che il libro nasce da una “provocazione dall’ editor di Mondadori”. Poi, prosegue, emozionato: “Anni cruciali, in cui credo sia successo di tutto. Periodo in cui, anche andare a un concerto, diventava una scommessa sulla vita”. E tra una canzone e l’altra, il critico musicale ha attinto dalle pagine della sua memoria diversi episodi: “Una volta col Maestrone – racconta divertito –  ci ritrovammo a dormire, per qualche giorno, a casa di operai. Furono dei giorni incredibili: li avevamo incontrati in una cantina. Sapete, un tempo la musica si produceva nei luoghi umidi e consunti, in osterie in cui si sfottevano le consorterie di Dalla e De Gregori e soprattutto, si discuteva di rivoluzione”.

    Martorano, De Gennaro e Castaldo

    E ancora, Castaldo ricorda di come il giovane Vasco si ispirasse dai versi poetici di De Gregori, della nascita dell’indelebile “Viva l’Italia” poi citata anche dal socialista Bettino Craxi in Parlamento e spiega l’innovazione della musica d’avanguardia di Battiato. Commosso, ha anche menzionato la bipartita del giovane Gaetano: “Effettivamente, non si sa cosa stesse facendo dalle 20 alle 4.00., ore in cui si presupponga sia uscito, prima dell’incidente. Rino era molto giovane quando è scomparso, in circostanze simili a quelle di Fred Buscaglione”. Il critico musicale menziona poi un altro dettaglio inquietante quanto funesto, ossia via Nomentana: “È stata costantemente presente nella sua vita. Lì hanno abitato i suoi genitori, prendeva l’autobus e acquistò anche casa con la sua compagna.  È come se – conclude Castaldo – non fosse mai andato via da quella zona. Questo ha dell’incredibile”.

     

     

     

  • Estate 2023 in Villa Peripato

    Estate 2023 in Villa Peripato

    E’ stato presentato questa mattina il nutrito cartellone della rassegna artistica in programma, per la dodicesima edizione, al teatro all’aperto di Villa Peripato. Tanti spettacoli, tanto cinema e ottima musica, con nomi anche di una certa rilevanza in questa manifestazione. C’è, insomma, tutto quello che si può desiderare per sfuggire alla calura di questi mesi, sognando e divertendosi un po’. “Il merito di tutto questo – ha riferito l’assessore comunale allo spettacolo Fabiano Marti – va a Gabriella Casabona (per le rappresentazioni teatrali e dei concerti) e a Elio Donatelli (per il cinema) con l’importante apporto del Teatro Orfeo, con spettacoli di grande livello. Insomma, un bel lavoro di squadra, come sempre, con il quale si raggiungono sempre ottimi risultati!”.

    “I nostri operatori culturali stanno facendo veramente un buon lavoro. Ormai da diversi anni in estate i tarantini non fuggo più dalla città, che fornisce ottime occasioni per rimanervi. – ha aggiunto l’assessore, annunciando che anche quest’estate il teatro all’aperto di Villa Peripato si prepara ad accogliere altre due importanti rassegne: il Magna Grecia Festival, con l’Orchestra della Magna Grecia, e li Taranto Jazz Festival.

    Quindi Gabriella Casabona ha illustrato il cartellone della rassegna teatrale-musicale-cabarettistica, giunta alla dodicesima edizione. Dopo i due spettacoli già svoltisi nei giorni scorsi (“La macchina del tempo” e soprattutto la serata con il grande Russell Crowe), il prossimo appuntamento sarà l’8 luglio con i “Vasconnessi”, che tanto successo stanno ottenendo con le riproposizione dei grandi successi di Vasco Rossi. Successivo appuntamento sarà la rappresentazione (13 luglio) della commedia comico dialettale della compagnia di Lina Antonante: “Amare com’u velène”. Di rilievo sarà la partecipazione alla rassega del gruppo “Palasport”, nota tribute band dei Pooh: il loro spettacolo si terrà il 14 luglio. I “Palasport” sono reduci dall’ apparizione televisiva in “Tali e quali show” con Carlo Conti e dalla partecipazione ai programmi con Serena Bortone (in occasione della commemorazione dello scomparso Stefano D’Orazio) e con Beppe Fiorello.

    Momento di particolare riflessione sarà offerto dall’Associazione Genitori Tarantini, che proporrà l’attore siciliano Alessio Di Modica, noto per il suo impegno nel teatro sociale”, nell’interpretazione de “In favola industriale blues” (12 agosto) in cui al centro sarà la vicenda del centro siderurgico. Alla conferenza stampa è intervenuto il presidente dell’associazione, Massimo Castellana, il quale ha annunciato che il ricavato dello spettacolo contribuirà alla realizzazione di un monumento per ricordare i bambini che non ci sono più, vittime dell’inquinamento industriale. “E’ una tragedia che interessa ognuno, perché tutti noi siamo padri e madri dei bambini di Taranto” – ha detto Castellana.

    Importante nella rassegna sarà l’apporto del Teatro Orfeo con propri spettacoli di una certa levatura, tra cui il monologo di Drusilla Foer (27 luglio), interpretato dall’attore Gianluca Gori, che balzò all’attenzione nell’edizione 2022 del Festival di Sanremo. Anche quest’anno non mancherà l’appuntamento con le canzoni degli anni 60-70 “Tutta musica italiana” (4 agosto) con la “reunion” dei complessini più famosi in città in quegli anni, allestito dall’infaticabile Mimmo Pulpito. Tre, infine gli appuntamenti con la canzone neomelodica napoletana (Nancy Coppola, Tony Colombo e Rosario Miraggio) che, a quanto pare, che si avviano al “sold out”.

    Dal canto suo, Elio Donatelli, ha illustrato il programma della rassegna filmica, da lui curata, annunciando soprattutto l’adesione alla “Festa del cinema” che permetterà la visione dei film a un prezzo ridotto: appena 3 euro e cinquanta. Le proiezioni si terranno ogni domenica e lunedì, a partire dalle ore 21, con lavori che accontenteranno tutti i gusti: dal genere drammatico a quello comico, non facendo mancare momenti di riflessione su temi di notevole interesse e rilevanza sociale. Il primo appuntamento ha avuto luogo domenica 25 con replica stasera, lunedì 26, con “Colibrì”, regia di Francesca Archibugi con l’interpretazione di Pierfrancesco Favino e Katia Smutniak. A conclusione della conferenza stampa, Gabriella Casabona ha informato dello svolgimento, ogni martedì sera, della rassegna “Food and soul”, sempre all’arena di villa Peripato, con diverse cover band, fino al 12 settembre. A soli 15 € bevanda a scelta, apericena e musica live. Prossimo appuntamento, martedì 27 giugno con Rino Argeri Tribute to Renato Zero. Prenotazioni al 379 1537653

    Ecco i programmi delle rassegne nei dettagli

     

    Rassegna estiva teatro-musicale, inizio ore 20.30, prenotazioni al 327.0130443:

    8 luglio: Vasconnessi, concerto tributo a Vasco Rossi; 13 luglio: Amare…com’u velène, commedia comica, compagnia Lina Antonante; 14 luglio, Palasport, concerto tributo a Vasco Rossi; 27 luglio: Drusilla Foer; 28 luglio: Nancy Coppola in concerto, canzone neomelodica napoletana; 29 luglio: Tony Colombo Tour 2023, neomelodica napoletana; 2 agosto: Barbascura, X Amore bestiale, cabaret; 4 agosto: Tutta musica italiana, ricordando gli anni 60-70; 6 agosto: All you need is love, Solis String Quartet & Sarah Jane Morris; 7 agosto: Omaggio a Morricone, uno dei più grandi compositori di musica da film; 11 agosto: Vivo Solo di te, Rosario Miraggio, canzone neomelodica napoletana; 12 agosto: In favola industriale blues, con Alessio Di Modica, a cura dell’Associazione genitori tarantini; 20 agosto: Il Giardino dei semplici; 25 agosto: Un funerale da 110 e lode, commedia comica, compagnia Teatro Novo; 1 settembre, Stavene no vota…chidde ca erene felice e cuntente, commedia comica, Compagnia I Nati per Caso; 2 settembre, Comedy Ring Cabaret, attori vari

    Rassegna Cinema Festival, inizio ore 21, ticket, euro 3.50, prenotazioni e informazioni al 392.0654406:

    26 giugno: Colibrì, con Piefrancesco Favino e Katia Smutiniak; 2-3 luglio: Il piacere è tutto mio, con Emma Thompson e Daryl McCormak; 9-10 luglio: Grazie ragazzi, con Antonio Albanese; 16-17 luglio: Tutto in un giorno, con Penelope Cruz e Luis Tosar; 24-30-31 luglio: Ticket to Paradise, con George Clooney e Julia Roberts; 13-21 agosto: La Guerra desiderata, con Edoardo Leo e Miriam Leone; 27-28 agosto: Quasi orfano, con Riccardo Scamarcio e Vittoria Puccini; 3-4 settembre: Tramite amicizia, con Alessandro Siani, Max Tortora e Matilde Gioli; 10-11 settembre: I migliori giorni, con Edoardo Leo, Massimiliano Bruno, Luca Argentiero, Claudia Gerini, Anna Foglietta e Max Tortora.

  • Vince Pastano: Io, Vasco e Grottaglie

    Vince Pastano: Io, Vasco e Grottaglie

    Parte da Grottaglie la storia che oggi vogliamo raccontare. Una storia che porta dritti al palco di un mostro sacro della musica italiana : Vasco Rossi. Non tutti sanno, forse, che uno dei chitarristi di Vasco nonché produttore artistico dei suoi ultimi lavori, sia in studio che live, è Vincenzo Pastano, per tutti Vince, nato a Grottaglie 41 anni fa e trapiantato ormai da anni a Bologna. Personaggio schivo, che non ama la luce dei riflettori se non on stage, Vince nel 2014 ha sostituito un certo Maurizio Solieri (storico chitarrista, fondatore della Steve Rogers Band) all’interno della band di Vasco, grazie alla conoscenza di Guido Elmi, storico produttore discografico del rocker di Zocca.

    Nel 2011 Stef Burns (lead guitar di Vasco, ndc), che conosco dal ’99, mi presentò Guido Elmi. Eravamo in centro a Bologna per una rassegna musicale e casualmente poco dopo avremmo suonato sullo stesso palco – racconta Vince Pastano che in precedenza aveva suonato con Luca Carboni – “Guido era  un tipo sulle sue, carismatico ma riservato e malgrado anche io sia molto introverso, nacque una grande intesa. Iniziò un lungo scambio artistico durato ben tre anni prima di suonare con Vasco del quale sono anche produttore. Tutto il suo staff mi ha conosciuto sin da subito in questo duplice ruolo e credo sia questo il motivo per cui mi abbiano accolto con loro”.

    Vasco, da quel si vede e si legge, ha molta considerazione nei tuoi riguardi, ritagliandoti un ruolo di grande responsabilità sia sul palco ma soprattutto in studio, visto che sei anche suo produttore artistico. Trovi difficoltà a esporgli le tue idee sugli arrangiamenti, ad esempio?

    “Assolutamente no perché c’è tanta fiducia. Conosco molto bene il suo repertorio sin da piccolo e questo credo sia stato un enorme vantaggio. Credo anche di aver capito alcune sue preferenze musicali ma comunque mi sento sempre sotto esame ed è ciò che mi fa dare il meglio. E’ lui a decidere cosa ‘mangiare’, io gli ‘apparecchio’ solo la tavola”.

     Ricordi la prima volta sul palco con Vasco? Quale data, di quale tour e in che città? Cosa hai provato a suonare di fronte a quella marea di gente che va a i concerti?

    “Era l’Olimpico a Roma (25 giugno 2014, ndc), i primi venti minuti ero in apnea ma poi durante il concerto ho preso le giuste misure per acquisire un po’ di lucidità”.

     Ci racconti qualcosa di inedito di Vasco, tipo qualcosa del dietro le quinte?

    “Non so se sia inedito ma in studio mi è capitato spesso di dover smettere di suonare per le risate durante i suoi racconti di aneddoti del passato. Per il resto è un gran lavoratore, molto metodico e pensa sempre ai suoi obbiettivi. Non si concede inutili distrazioni ed infatti sul palco i risultati si vedono e si sentono”.

     Secondo te nella storia dei live in Italia, si può dire che c’è un prima e un dopo Modena Park del 2017?

    “Domanda complessa per me perché la vedo sotto una prospettiva molto intima. Per Vasco sicuramente c’è e l’ha più volte detto. Per me esiste un prima e dopo Guido Elmi. Nel 2018 ho dovuto prendere decisioni ‘forti’ che prima spettavano a lui, la mia vita è cambiata e non sono più il Vince di Modena Park. Non voglio fare discorsi esoterici ma sicuramente qualcosa del carattere e vita di Guido mi è rimasto dentro. Quel primo tour da Produttore (2018) lo vedo conseguenziale al discorso musicale che Elmi portava avanti. Credo di aver raggiunto un mio personale equilibrio artistico solo nel 2019 durante i sei live San Siro che vedete nell’ultimo DVD edito (Vasco Non Stop Live, ndc)”.

     In che modo ti sei approcciato alla musica per la prima volta e chi o cosa ha influito sulla tua formazione musicale adolescenziale?

    “E’ grazie all’ascolto dei 33 giri di mio padre – ad esempio Pink Floyd e Deep Purple- che mi sono avvicinato alla musica. Lui ha sempre amato la chitarra e credo che questo mi abbia influenzato”.

    Che ricordi hai dei tuoi inizi a Grottaglie?

    “Era più o meno la metà degli anni novanta e ricordo l’atmosfera di sana competizione che c’era fra le tante band grottagliesi e le fazioni musicali interne che ci davano un senso di appartenenza. Eravamo fieri di credere a ‘qualcosa’ di astratto, di avere un sogno e di non esserci persi nel vuoto del disagio adolescenziale. Lo sviluppo musicale più interessante è avvenuto quando ci siamo miscelati, contaminati gli uni con gli altri ed iniziammo ad essere un’unica famiglia. C’erano talenti veri e propri che sinceramente ho fatto fatica a rivedere in tutti questi anni a Bologna. Io che ero un rockettaro iniziai a collaborare con diversi musicisti, ognuno con un bagaglio musicale differente: il polistrumentista Massimo Coppola,  i D’Amicis – fratelli e cugini – tutti con la musica nel sangue, il cantante Giovanni Blasi, l’ingegnere del suono Marc Urselli – icona a livello mondiale – (ha collaborato con grandi nome come U2, Lou Reed, Sting, tra gli altri – ndc),  Lucio Elia, chitarrista coetaneo, anni luce avanti a tutti noi e col sogno di diventare un turnista e tanti altri ragazzi a cui piaceva suonare uno strumento”.

    La tua storia è un esempio di lungimiranza, hai sempre voluto fare musica; hai passato interi giorni, mesi, anni, ad inseguire il tuo sogno in compagnia della tua amica di sempre: la chitarra. Cosa consigli ai tanti giovani che fanno musica e che vorrebbero vivere di musica?

    “Qualsiasi cosa io dica, rischia di farmi passare per ‘anziano’. Non ho tante cosa da dire, però, devono spegnere il cellulare che è solo una perdita di tempo, studiare tanto ed ascoltare vari stili musicali (non dal cellulare), sognare, che è ciò che manca in questa società cosi ‘fredda’. Inoltre devono dimenticarsi dei Talent perché è tutta una finzione; fidatevi di me che son stato in tv.  Si sgretola tutto in pochi mesi”.

    Pensi di essere profeta in patria? Grottaglie, nel senso anche delle Istituzioni, ti ha rivolto la giusta attenzione, un riconoscimento, un premio, una menzione particolare, per quello che stai facendo nel mondo della musica? E’ qualcosa a cui pensi?

    “Nessun attenzione a livello istituzionale. Mi fa piacere quando avverto orgoglio e simpatia dai sorrisi della gente per strada, anche di chi non conosco. E’ un paese che ha esportato statisticamente tanti talenti in vari ambiti ma mai valorizzati se non al di fuori. E’ sempre stato un paese artisticamente morto, figuriamoci oggi, periodo storico a livello globale ‘freddo’ e vuoto. Ho molti amici rimasti lì che mi descrivono di quel tepore fatto di noia e di non collaborazione a livello Istituzionale che ammazza qualsiasi forma di entusiasmo. Io la vedo peggiorata. Penso a Grottaglie? No! Però penso ai più giovani e alla storia che si ripete, cioè ai nuovi talenti che son costretti ad andare via. Sono davvero dispiaciuto per questo. Per il resto il mio paese di origine per me rappresenta solo la famiglia e i bei ricordi dell’infanzia.”

     

     * credit foto: Nino Saetti e www.vincepastano.com