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  • L’1 maggio della Taranto precaria

    L’1 maggio della Taranto precaria

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    A Taranto, il Primo Maggio non è mai una ricorrenza come le altre. È un giorno che mescola memoria, rabbia e speranza: non solo dal palco del concertone che dal 2013 utilizza la musica come strumento per veicolare denunce in cui la parola “lavoro” si carica di un peso più grande. Nel cuore di una delle vertenze industriali più lunghe e complesse d’Italia, il lavoro è spesso stato sinonimo di sacrificio, malattia, propaganda, silenzi istituzionali e divisioni profonde. Ma anche di dignità, resistenza e futuro, con gli interventi della magistratura, che spesso si è sostituita alla politica, e la resilienza dei comitati.

    Oggi, mentre in tutta Italia si celebra la Festa dei Lavoratori, Taranto si interroga ancora su quale sarà il suo destino. La vertenza Ilva – o ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia – resta il nodo centrale, mai sciolto. La trattativa in corso con i potenziali investitori, gli azeri di Baku Steel, apre scenari inediti ma anche incognite. Il governo cerca un equilibrio tra continuità produttiva, tutela occupazionale e riconversione ambientale. Ma il tempo passa e il futuro resta sospeso.

    Eppure, nonostante tutto, Taranto non si arrende. Pezzo dopo pezzo, prova a rilanciare un piano B, quello della diversificazione economica, evocato da anni e mai pienamente realizzato. Taranto non è solo la città delle emergenze. È anche la città delle possibilità. Il porto, ad esempio, con il suo potenziale ancora inespresso, può tornare al centro delle strategie di rilancio, attrarre investimenti, sviluppare la logistica, aprire nuove rotte nel Mediterraneo.

    C’è anche la sfida dello stabilimento Leonardo di Grottaglie. Nato con una vocazione fortemente legata alla produzione di fusoliere in fibra di carbonio per il Boeing 787, il sito ha attraversato negli ultimi anni fasi alterne, legate sia all’andamento del mercato aeronautico che a scelte industriali del gruppo. Oggi, mentre la transizione industriale del territorio tarantino è al centro di numerosi tavoli istituzionali, il ruolo della divisione Aerostrutture torna cruciale.

    In tema di riconversione si guarda con interesse alla possibilità di ampliare la gamma produttiva, svincolando progressivamente il sito dalla mono-committenza Boeing e puntando su nuove commesse, anche in ambito difesa, space economy, droni e mobilità aerea sostenibile.

    La trattativa tra Leonardo e il fondo sovrano saudita PIF (Public Investment Fund) per un possibile investimento nella divisione Aerostrutture è attualmente in una fase iniziale e suscita un acceso dibattito tra opportunità industriali e preoccupazioni sindacali.

    Un’altra realtà importante è la multinazionale danese Vestas, che ha inaugurato a Taranto una linea di produzione per le pale eoliche V236-15.0 MW, le più grandi al mondo. Ciascuna pala misura 115,5 metri di lunghezza e, una volta installata, la turbina raggiunge un’altezza di 280 metri, con un diametro del rotore di 236 metri. Queste turbine sono in grado di generare energia sufficiente per alimentare circa 20mila famiglie.

    E ancora. Con un decreto firmato dai Ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e dell’Economia, Taranto e Brindisi sono stati designati come poli strategici per l’eolico offshore. Nello specifico, a Taranto verranno costruite le piattaforme galleggianti per le turbine, mentre Brindisi ospiterà le attività di supporto tecnico e logistico. La fabbrica di turbine eoliche da 1.300 occupati verrà realizzata dalla cinese MingYang e Renexia.

    A proposito di investimento, c’è il progetto JFT (Just Transition Fund), che mette sul tavolo risorse per la riconversione e la creazione di nuove filiere produttive. Recentemente è ripartita la macchina del Contratto istituzionale di sviluppo (Cis): diversi progetti sono in campo, ma ancora in fase di stallo. Bisogna accelerare, sbloccare, coordinare. Basta promesse, servono cantieri.

    Infine, c’è la grande opportunità fornita dai Giochi del Mediterraneo del 2026. Ma perché questa non sia solo una vetrina effimera, occorre un lavoro strutturato. Oltre i nuovi impianti sportivi, servono servizi, accoglienza, decoro urbano e coinvolgimento sociale. Solo così l’evento diventerà un volano di sviluppo e non l’ennesimo spot a cui siamo tristemente abituati.

     

     

     

     

     

     

     

  • 2024 annus horribilis del porto di Taranto

    2024 annus horribilis del porto di Taranto

    Quello che durante il consiglio comunale monotematico dello scorso 15 maggio il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio Sergio Prete aveva previsto e preannunciato, si è concretizzato nel corso dei mesi sino a cristallizzarsi nei dati ufficiali e definitivi del traffico merci del porto di Taranto: il 2024 sarà ricordato come l’anno nero del traffico merci per lo scalo ionico, in cui si è registrato il minimo storico nella movimentazione delle merci (anche e soprattutto a causa della crisi gravissima che ha colpito il siderurgico tarantino ex Ilva, che ha registrato anch’esso il minimo storico in termini di produzione, attestandosi sui 2 milioni di tonnellate di acciaio prodotto).

    Nell’anno appena passato infatti, la contrazione è stata del -17,1% essendo state movimentate 12,11 milioni di tonnellate di carichi rispetto a 14,61 milioni nell’anno precedente. Per restare agli ultimi anni, nel 2022 furono 14.572.761, nel 2021 17.529.183 , nel 2020 15.777.984 e nel 2019 18.125.166.

    Le sole merci allo sbarco hanno segnato un calo del -21,7% scendendo a 6,70 milioni di tonnellate e quelle all’imbarco ha riduzione del -10,7% attestandosi a 5,40 milioni di tonnellate. In decisa diminuzione, complessivamente, tutte le tipologie di merci ad eccezione delle rinfuse liquide che, con 4,15 milioni di tonnellate, hanno registrato una lieve flessione del -1,7% sul 2023. Le rinfuse solide hanno totalizzato 6,05 milioni di tonnellate (-19,7%). Rilevante anche il decremento delle merci convenzionali con 1,75 milioni di tonnellate (-34,5%) e quello delle merci in container con 149mila tonnellate (-16,4%) per appena 16.114 teu movimentati (-60,3%). In calo anche il numero di navi entrate e uscite, pari a 1.607 unità (-10,4%). Tremila tonnellate scarse di merci in ro-ro (rispetto a 0) e quasi mille crocieristi in più (+0,7%, su un totale di 139mila passeggeri complessivamente) sono gli unici numeri in attivo della difficile annata 2024 vissuta dal porto di Taranto.

    Nel quarto ed ultimo trimestre del 2024 la flessione del traffico è stata meno marcata essendo state movimentate globalmente 3,43 milioni di tonnellate di merci, il -3,0% in meno rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. L’attenuazione del trend negativo è stata prodotta dall’aumento del +5,2% delle rinfuse solide salite a 1,82 milioni di tonnellate. Le rinfuse liquide sono ammontate a 1,13 milioni di tonnellate (-5,0%). Le merci convenzionali sono state pari a 476mila tonnellate (-18,4%) e le merci containerizzate hanno registrato un crollo del -81,7% essendosi attestate a meno di 8mila tonnellate con una movimentazione di contenitori pari a 1.253 teu (-85,6%).

    In questo scenario si colloca il prossimo futuro del porto di Taranto. A cominciare dal fatto che da ieri il presidente dell’Autorità Portuale Sergio Prete è in regime di prorogatio per i prossimi 45 giorni, essendo scaduto il suo mandato il 14 gennaio (il primo incarico arrivò nel 2011, a cui seguì la nomina di Commissario Straordinario nel 2012, e le successive nomine dal 2017 al 2024). La scelta su chi affidare la guida dello scalo ionico, sarà come sempre tutta politica, visto che per la nomina dei presidenti delle Autorità Portuali servono vari passaggi: indicazione dei professionisti da parte dei partiti politici e delle varie istituzioni, intesa con la Regione Puglia, parere delle commissioni parlamentari interessate e firma del decreto di nomina da parte del ministro dei Trasporti: basta solo questo breve elenco per comprendere che la scelta rischia di essere l’ennesima partita nella quale potrebbero giocare un ruolo primario interessi che nulla hanno a che fare con un’indicazione che invece, come noi ci auguriamo, dovrà ricadere su una personalità che ha competenza e conoscenza del ruolo oltre che del territorio ionico.

    A stretto giro andrà anche avviata la verifica della concessione del Molo Poliesttoriale alla San Cataldo Container Terminal (società controllata dal colosso turco Yilport) da parte del Comitato di Gestione che sarebbe dovuta avvenire a fine settembre, che invece è stata rinviata per una serie di motivi. Il primo riguarda la decisione (attesa da mesi) del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, qualora dovesse scegliere i porti di Taranto e Brindisi come aree idonee in merito all’avviso pubblico del ministero per ospitare il cantiere di costruzione di impianti di eolico offshore. Visto che l’Autorità portuale ha candidato quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori, pari a quasi 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra, che inevitabilmente ridurrebbe gli spazi per l’operatività della stessa Yilport. L’avviso non è da confondere invece, con l’intesa che Renantis e BlueFloat Energy hanno sottoscritto nei mesi scorsi con la stessa Yilport, nella quale è previsto che le aree del terminal container di Taranto siano usate per l’assemblaggio e la costruzione dei parchi eolici previsti in Puglia.

    Inoltre, bisognerà comprendere cosa ne sarà dell’intervento per la realizzazione di un primo lotto della cassa di colmata funzionale all’ampliamento del V Sporgente del Porto di Taranto e al dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti in area molo Polisettoriale. Nei mesi scorsi è arrivata la conferma definitiva rispetto a quanto abbiamo scritto in questi anni e che molti addetti ai lavori già conoscevano: ovvero che i lavori sono stati realizzati in grave difformità rispetto al progetto approvato, con la vasca che non ha né tenuta idraulica né tenuta statica. Per questo motivo è stato avviato un momento di riflessione sia con il terminalista Yilport sia con i vari ministeri interessati (da quello dei Trasporti a quello dell’Ambiente sino ad arrivare a quello per gli Affari europei, per le politiche di coesione e per il PNNR) per capire se ci sarà o meno la possibilità di ottenere la copertura finanziaria per un nuovo intervento e quindi eventualmente siglare accordi in tal senso. Secondo alcune stime formulate dalla società Fincosit e condivise con l’Autorità Portuale, servirebbero non meno di 220 milioni di euro per portare a termine il progetto. Anche se queste cifre ufficialmente non sono state mai chiarite e spiegate del tutto, vi è infatti la possibilità di intervenire sul primo lotto con una somma minore che potrebbe consentire di completare la vasca di colmata ed effettuare così parte del dragaggio e permettere gli ormeggi con le nuove profondità.

    Senza dimenticare la recente assegnazione in concessione della Piastra Logistica alla società Vestas, dopo anni e anni di mancato utilizzo, e i tanti progetti che insistono sull’area ZES e il mai avvenuto ma sempre possibile avvio dei progetti legati ad Agromed ed Eco Park (l’ex Distripark). Mentre da quest’anno entrerà definitivamente a regime il progetto Tempa Rossa dell’Eni, che sicuramente comporterà un incremento del traffico nelle rinfuse liquide. In questa grande partita resta però in ballo il destino dei 327 lavoratori ex TCT collocati nell’Agenzia del Lavoro, ai quali a Natale è stata prorogata di ulteriori due anni l’Indennità di Mancato Avviamento (IMA), con il contestuale investimento di 15 milioni di euro per la riqualificazione professionale da parte della Regione Puglia. Così come attendono da anni un nuovo futuro anche anche altri lavoratori di aziende scomparse da tempo nell’ambito portuale come quelli della ex STF e Delta uno.

    Tante sono state le cose fatte in questi anni, tante ancora quelle da fare. Perché se è vero che una stagione economico-industriale si è probabilmente chiusa per sempre, è altrettanto vero che il porto di Taranto non dovrà restare una grande incompiuta a fronte delle sue immense potenzialità a cui l’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio ha provato e proverà ancora a dare concretezza di qui ai prossimi anni.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/08/02/per-i-dragaggi-ora-servono-270-milioni-1/)

  • Piastra Logistica per le pale della Vestas

    Piastra Logistica per le pale della Vestas

    Il Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, ha unanimemente espresso parere favorevole in ordine alla domanda di rilascio di concessione demaniale marittima ex art. 36 cod. nav. da parte di VESTAS BLADES ITALIA S.r.l. – UNIPERSONALE ai fini dell’assentimento, per la durata di nove anni, del compendio denominato “Piastra Portuale di Taranto”. Confermata quindi la decisione assunta ad inizio settembre dalla commissione attivata per la comparazione a due in relazione alle istanze presentate, che aveva valutato e preferito “il richiedente che offra maggiori garanzie di proficua utilizzazione della concessione e si proponga di avvalersi di questa per un uso che, a giudizio dell’Amministrazione, risponda ad un più rilevante interesse pubblico”. Ovvero la multinazionale danese. Che utilizzerà l’infrastruttura, a supporto della nuova linea di produzione di pale destinate alla turbina più grande del mondo (la VESTAS V236, da 15 MW) lunghe 115,5 metri, il cui primo modello è stato inaugurato proprio in queste ore. Si è quindi concluso l’iter autorizzativo che dovrà essere ora perfezionato tra le Parti per pervenire a breve alla stipula dell’atto formale di concessione.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/09/05/la-piastra-logistica-affidata-alla-vestas/)

    Nella nota dell’Autorità Portuale si legge che “detto impiego logistico – integrato nell’area portuale unitamente all’importanza strategica della linea ferroviaria con il relativo terminal di collegamento con il ciclo produttivo dello stabilimento, nonché l’approvvigionamento di materie prime in import presso il Porto di Taranto – comporteranno anche una importante riduzione delle emissioni da trasporti su gomma”. Nello specifico, viene poi ricordato come l’iniziativa proposta da Vestas Blades Italia s.r.l., all’esito delle valutazioni della Commissione incaricata della analisi e comparazione delle istanze pervenute nell’ambito del concorso di domande di concessione, era già risultata essere coerente ed in linea con gli obiettivi strategici dell’Ente e del Porto di Taranto, anche verso lo sviluppo di un hub per l’assemblaggio e il varo di componentistica per la produzione di energia eolica off-shore. Inoltre, la proposta di Vestas è stata prescelta poiché connotata da profili di concretezza con un piano di sostenibilità pregevole sotto gli aspetti sociali, ambientali ed economici. Tra le ulteriori motivazioni addotte e che hanno portato alla scelta della proposta della società danese, la Commissione riprendeva l’intendimento della stessa di consolidare una importante struttura organizzativa e gestionale con un rilevante impegno finanziario finalizzato allo sviluppo delle attività produttive e logistiche nel Porto di Taranto apportando benefici per il territorio sotto il profilo socio-eco-economico-occupazionale, con l’impegno di attingere anche dalla Taranto Port Workers Agency s.r.l..

    “Con tale concessione – ha dichiarato il presidente dell’AdSP MI Sergio Prete – la Vestas Blades Italia s.r.l., ampliando la propria capacità produttiva e presenza sui mercati nazionali ed esteri, consoliderà il ruolo del porto di Taranto come centro nevralgico della logistica e dell’export di impianti eolici. L’avvio della gestione operativa della strategica infrastruttura “Piattaforma Logistica” contribuirà, inoltre, alla crescita dei trasporti marittimi ed intermodali nonché a dare ulteriore impulso ad una importante filiera logistica sostenibile, a beneficio dello sviluppo economico ed occupazionale. Con il nuovo ruolo di concessionario del Porto di Taranto, Vestas avrà l’opportunità di supportare concretamente la strategia di diversificazione che vede lo scalo jonico naturalmente candidato come hub per la produzione e la logistica legati agli impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili”.

    Soddisfazione espressa anche dal Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, poiché “con questa decisione riparte la Piattaforma Logistica del porto di Taranto, nodo logistico prioritario inserito nel corridoio scandinavo-mediterraneo all’interno della rete di trasporto trans-europea (Trans-European Network-Transport – Ten-T), che permetterà di realizzare quella visione della logistica sostenibile e intermodale obiettivo del Piano Regionale della Logistica e delle Merci e che darà un rilevante contributo alla transizione ecologica della regione Puglia e del Paese, con importanti investimenti e prospettive occupazionali”. Rinaldo Melucci, Sindaco di Taranto e Presidente della Provincia di Taranto ha dichiarato: “Siamo estremamente soddisfatti della decisione unanime del Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio di accordare a Vestas Blades Italia s.r.l. la concessione demaniale marittima per l’utilizzo della ‘Piastra Portuale di Taranto’.

    Questo rappresenta un importante passo avanti per la nostra città, in linea con gli obiettivi strategici di sviluppo sostenibile e valorizzazione del nostro porto. L’utilizzo di questa infrastruttura da parte di Vestas, a supporto della produzione delle turbine eoliche più grandi del mondo, non solo rafforza la posizione del Porto come hub logistico, ma contribuisce significativamente alla riduzione delle emissioni da trasporto su gomma, integrando perfettamente le attività produttive con la nostra rete ferroviaria e facendo diventare la città un punto di riferimento per l’innovazione e la sostenibilità nel settore energetico. Si tratta di un progetto che può essere ritenuto un esempio concreto di come si possano coniugare sviluppo economico e sostenibilità ambientale, offrendo anche nuove opportunità di lavoro e crescita per il territorio”.

    “La concessione odierna – ha infine affermato il Comandante della Capitaneria di Porto, C.V. (CP) Rosario Meo – rappresenta un ulteriore passo in avanti per il rilancio green dell’infrastruttura portuale tutta, frutto anche della consolidata sinergia tra Autorità Marittima e Autorità di Sistema Portuale e tutti gli stakeholder istituzionali e portuali dello scalo jonico, che contribuirà ulteriormente a rafforzarne ancor più i relativi livelli di competitività ed efficienza”.

    A distanza di quasi dieci anni da quel lontano 2 dicembre 2015 quando l’ex ministro Delrio inaugurò la Piastra Logistica, tempo nel quale la struttura è rimasta di fatto inutilizzata, sembra essere arrivato il momento della svolta. Di fatto parliamo di quella che può essere considerata la più importante delle opere infrastrutturali, nodo logistico prioritario inserito nel corridoio scandinavo-mediterraneo all’interno della rete di trasporto trans-europea (Trans-European Network-Transport – Ten-T). La Piattaforma Logistica oggetto dell’istanza Zes, è composta da una palazzina uffici, da un magazzino a temperatura ambiente e da un magazzino frigorifero, da un alloggio custode e servizi ristoro e da un’autorimessa, da un terminal ferroviario e da un piazzale deposito containers. 

    Un progetto che veniva definito “strategico e di preminente interesse nazionale” dalla Legge 443/01 (Legge Obiettivo), finanziato con un project financing di 219 milioni di euro. Il progetto venne approvato dal C.I.P.E. con la deliberazione 121 del 21 dicembre 2001 (voce “Hub portuali e interportuali – Piastra di Taranto”, che rientrava in un insieme di opere tra cui l’ampliamento del quarto sporgente; la darsena ad ovest del quarto sporgente; l’adeguamento e il potenziamento della strada dei moli; la nuova piattaforma logistica sull’area ex-squadra rialzo RFI, Rete Ferroviaria Italiana (148mila metri quadrati); la vasca di colmata per la raccolta dei sedimenti derivanti dalla realizzazione dei fondali del quarto sporgente e della darsena servizi).

    L’iter di aggiudicazione si concluse con la firma di apposita Convenzione il 9 marzo 2006 tra l’Autorità Portuale e l’associazione temporanea di imprese formata da Grassetto Lavori S.p.A., Grandi Lavori Fincosit S.p.A., Logsystem International S.r.l., Logsystem S.r.l., Magazzini Generali Lombardi S.p.A. e S.I.N.A. S.p.A. ATI concessionaria cheil 25.07.2006 costituì la società di progetto Taranto Logistica S.p.A. (del gruppo Gavio subentrata nel corso degli anni), la quale è subentrata nel rapporto di concessione, detenuta sino al marzo del 2022, quando la Piastra Logistica rientrò nella disponibilità dell’Autorità Portuale. La società infatti aveva richiesto all’Autorità Portuale un riequilibrio del piano economico finanziario facendo appello al Codice degli Appalti in quanto una serie di condizioni non si sarebbero verificate. Di fatto tra le parti si era aperto un contenzioso, motivo per il quale si mise in moto il collegio consultivo tecnico dell’Authority che stabilì come non vi fossero i presupposti del riequilibrio, emettendo una determina con valore di lodo contrattuale, con la quale si decise di liquidare il socio privato. I rapporti si sono dunque conclusi consensualmente, attraverso un accordo che prevede il pagamento al privato di quasi 40 milioni di euro, che saranno emessi attraverso un piano rateale. Ora, forse, la tanto attesa svolta.

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  • “Vestas, benessere lavoratori è prioritario”

    “Vestas, benessere lavoratori è prioritario”

    Nelle prossime ore, i lavoratori di Vestas Italia saranno chiamati ad esprimersi sulla proposta di accordo di integrativo aziendale che, tra i vari elementi presenti nell’accordo stesso, prevede l’aumento del valore del “Ticket restaurant”.

    “Vestas Blades, ha sempre sostenuto di non poter affrontare una concreta discussione circa l’incremento del ticket con l’RSU aziendale, in quanto bisognava attendere la discussione avviata in Vestas Italia. Come FIOM, abbiamo ritenuto sin dall’inizio questo atteggiamento aziendale poco serio e soprattutto irrispettoso nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori di Vestas Blades, che ogni giorno svolgono il proprio lavoro, vivendo non solo
    il disagio dell’assenza di una mensa aziendale, ma vedendosi anche riconoscere un ticket dal valore decisamente svalutato rispetto al periodo di inflazione che stiamo attraversando ed al conseguente caro-vita” affermano dal sindacato dei metalmeccanici del sindacato della Cgil di Taranto.

    “Come FIOM, pertanto richiediamo di avviare un confronto urgente per affrontare in maniera concreta il tema e raggiungere un’intesa di condizioni di miglior favore. Inoltre, data l’esponenziale espansione che sta vivendo lo stabilimento, consideriamo necessario discutere seriamente di un vero integrativo aziendale, che possa migliorare sia gli aspetti economici che normativi, in maniera trasversale, di tutte le lavoratrici e lavoratori di Vestas Blades. Il tempo dei rinvii è terminato, se non riceveremo risposte soddisfacenti, metteremo in campo tutte le iniziative necessarie al raggiungimento del risultato” concludono dalla Fiom Cgil di Taranto.

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  • “Il porto di Taranto cerca la svolta”

    “Il porto di Taranto cerca la svolta”

    “Per parlare della proroga dell’IMA e della TPWA dobbiamo fare prima sintesi con quanto abbiamo sentito e letto in questi giorni sul porto di Taranto”, afferma il segretario dei Porti FIT CISL Gianluca Semitaio, passando dal toto nomine per la presidenza dello scalo tarantino, alla formazione Regionale, alla Vestas, alla candidatura come HUB Energetico, ai dragaggi, alla riperimetrazione del SIN e non da ultimo alla proroga dei lavoratori portuali,

    “Sulle nomine che vengono proposte dai giornali e radio ritengo che sarebbe meglio aspettare il percorso politico nazionale e regionale per la scelta del miglior candidato fra quelli che hanno presentato il proprio curriculum, ma sono certo che come sempre fatto la FIT unitamente alle altre OO.SS. sarà sempre positiva alle iniziative che i nuovi rappresentanti dell’Amministrazione portuale vorranno attivare per il benessere del porto e dei loro lavoratori – afferma Semitaio -. Parlo di rappresentanti perché l’AdSP MI l’anno prossimo a gennaio il presidente Prete ed al giugno il segretario generale Settembrini finiscono il loro mandato pieno di attività e nuovi risultati che vedremo sbocciare: in questo periodo l’unica cosa dolente è un pizzico di fortuna che è mancata in alcuni interventi. Con Prete e Settembrini ho sempre avuto ottimi rapporti e stima reciproca ed unitamente alle altre OO.SS. abbiamo condiviso strategie per il rilancio del porto. Li ritengo oltre che delle belle persone anche ottimi e competenti manager dell’ambito del porto e gli auguro un “buon vento” per le loro prossime rotte”.

    Per la tematica formazione, va ricordata la sottoscrizione del protocollo di giugno tra Regione ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, con il quale si è proceduto all’aggiornamento del Repertorio Regionale delle Figure Professionali della Puglia, coerentemente con il Piano del Fabbisogno Formativo della AdSP MI. Il protocollo,di durata di 36 mesi, ha come finalità la riqualificazione delle competenze dei lavoratori portuali, ormai lontani dall’attività lavorativa, per permettere un veloce reinserimento nel mercato del lavoro – ricorda il segretario della FIT Cisl -. Da tempo abbiamo insieme alle altre organizzazioni sindacali ed alla Regione Puglia con il dipartimento politiche del lavoro, istruzione, formazione ed il Sepac, preparato l’aggiornamento del Repertorio Regionale delle Figure Professionali in Puglia che vedrà il proprio avvio in questi giorni attraverso la pubblicazione del Repertorio ed entro Dicembre con l’avvio dei corsi. In questo nuovo catalogo abbiamo inserito le professionalità che potenzialmente sia Vestas, che l’Hub energetico ed altri operatori economici interessati ad insediarsi nel porto di Taranto potrebbero utilizzare già formati alle loro esigenze. Questo per permettere lo svuotamento man mano dei 330 lavoratori presenti nella TPWA”. “Dopo il via libera da parte del Consiglio di Stato all’insediamento nell’area della piattaforma logistica della Vestas per il trasferimento del proprio business a Taranto, con lo stoccaggio e il trasporto dei prodotti connessi alla realizzazione di pale eoliche le così dette V236 lunghe circa 115,5 m., la Vestas ha messo in campo già tutte le professionalità per rendere più veloce l’insediamento nel porto di Taranto questo permetterà di attingere personale dall’agenzia portuale di Taranto (TPWA) dopo la giusta formazione che verrà erogata dal precitato protocollo”.

    Siamo invece ancora in attesa del Decreto da parte del MISE che a breve indicherà Taranto come uno degli HUB energetici nazionali – già l’AdSP MI ha scontato l’adeguamento tecnico funzionale che prevede già all’interno del PRP l’individuazione di aree demaniali marittime con relativi specchi acquei esterni alle difese foranee, da destinare alla realizzazione di infrastrutture idonee a garantire lo sviluppo degli investimenti del settore della cantieristica navale per la produzione, l’assemblaggio e il varo di piattaforme galleggianti e delle infrastrutture elettriche funzionali allo sviluppo della cantieristica navale per la produzione di energia eolica in mare che prevede un bacino di lavoratori di circa 3500 coprendo di fatto il fabbisogno dell’agenzia ed eventualmente anche di altri lavoratori scomparse nell’ambito portuale come i lavoratori della ex STF e Delta uno” sottilinea Semitaio. “Per quanto riguarda i dragaggi, non credo che oggi siano ancora così necessari per tutta la lunghezza del terminal anche in considerazione dell’Hub Energetico che potrà occupare parte del Molo polisettoriale ma soprattutto della possibilità che Yilport possa far parte della partita e diversificare il proprio business. Sicuramente i dragaggi ci saranno ma la partita è in mano alla AdSP che sta valutando i vari scenari e percorsi per completare l’opera” informa il sindacalista tarantino.

    Il porto sta giocando la propria partita anche attraverso la riperimetrazione dell’area SIN sia per le aree a mare che a terra permettendo uno snellimento delle procedure contenute nel Testo Unico Ambientale (Dlgs 152/06 da seguire per gli insediamenti in aree potenzialmente inquinate. La riperimetrazione chiesta dall’AdSP MI è sostenuta dal Commissario Straordinario del Governo per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto il dott. Vito Felice Uricchio ora è in fase di istruttoria presso il ministero competente, Icram e Arpa Puglia ma sono speranzoso per un esito positivo ed una riduzione dell’area SIN che possa attrarre più investitori. Tutti questi scenari cristallizzati o in fase di definizione – conclude il segretario della FIT Cisl – sono sicuramente volano per la richiesta di proroga, che vede il proprio termine il 31 dicembre, di almeno 18/12 mesi per l’IMA (indennità di mancato avviamento) al governo. Anche i parlamentari Ionici, lo scorso 14 settembre nella riunione in AdSP, alla luce di queste condizioni migliori rispetto alle precedenti si sono resi disponibili a rappresentare la proroga dell’IMA e dell’Agenzia, proprio per non disperdere tutte le energia sin ora profuse per ridare dignità ai lavoratori portuali ed al territorio tarantino”.

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  • Vestas Italia e sindacati, resta la tensione

    Vestas Italia e sindacati, resta la tensione

    Nuovo incontro tra la Direzione Aziendale di Vestas Italia, le segreterie Territoriali FIM, FIOM e UILM ed RSU, per riprendere il confronto in merito all’integrativo aziendale.

    Durante la riunione si è discusso dell’ultima proposta formulata da parte datoriale, analizzando nel merito i diversi punti presenti nella stessa. “FIM, FIOM e UILM ritengono la proposta del tutto insoddisfacente, ravvisando distanze notevoli su molti punti della piattaforma presentata e fatta votare dai lavoratori nell’assemblea dello scorso 11 giugno” affermano i sindacati in una nota unitaria.

    Per FIM FIOM UILM, gli elementi imprescindibili su cui bisogna discutere al fine di raggiungere un’intesa, che possa dare risposte in maniera trasversale a tutte le lavoratrici e lavoratori di Vestas Italia, siano essi impiegati che operai, restano i seguenti: “l’aggiornamento del trattamento di trasferta giornaliera per i tecnici di Service; l’aumento del valore del buono pasto; l’aumento del valore welfare; l’aumento delle indennità per la reperibilità; l’aumento del valore rimborso chilometrico”. “Durante la discussione, abbiamo ribadito unitariamente le nostre ultime condizioni per poter divenire ad un accordo integrativo. Con il senso di responsabilità ha contraddistinto le organizzazioni sindacali in tutta la trattativa, abbiamo inequivocabilmente espresso a Vestas che non siamo disposti ulteriormente a discutere condizioni al ribasso rispetto alla proposta avanzata. Pertanto, se nel prossimo incontro – programmato immediatamente dopo la pausa estiva – non dovessero arrivare risposte concrete che vadano nella direzione auspicata, metteremo in campo tutte le iniziative sindacali al fine di addivenire concretamente ad un accordo integrativo voluto da tutte le lavoratrici e i lavoratori di Vestas Italia” concludono le segreterie provinciali di FIM, FIOM e UILM Taranto e le RSU Vestas Italia.

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  • Che succede in Vestas Italia?

    Che succede in Vestas Italia?

    La componente Rls- Rsu della Fiom Cgil di Taranto ha chiesto un incontro urgente alla direzione aziendale di Vestas Italia. Negli ultimi mesi, nell’’ambito del riassetto strutturale dei dipartimenti di Supply Chain ed Operations che prevedono un incremento di organico, “ovvero l’impiego di SSK Service Store keeper nei Service Point dislocati sul territorio Nazionale ed Agent, Dispatcher, ecc. a supporto delle operazioni, abbiamo assistito in parte, all’ impiego di Tecnici Service che, in virtù dell’esperienza maturata nello svolgimento delle proprie mansioni, rappresentano industrialmente la scelta più proficua per Vestas Italia. Dunque, suscitano perplessità i casi in cui si assiste al ricorso a personale esterno che generalmente proviene da contesti estranei al mondo dell’eolico, rispetto alla scelta tra le candidature del personale interno, in special modo nei casi in cui non appaiono i posti vacanti sul sistema di riferimento “Career Opportunities” affermano dalla Fiom.

    (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/01/28/vestas-taranto-fabbrichera-mega-pale-eoliche3/)

    “Come Fiom, consideriamo più opportuno che in fase di valutazione delle candidature in oggetto, sarebbe preferibile dare priorità a personale interno che svolge da diverso tempo lavorazioni in turbina e che presenta problematiche fisiche (tendenzialmente a livello muscoloscheletrico). Inoltre, per i lavoratori interessati, rappresenterebbe un’occasione di crescita professionale, così come previsto dalla policy aziendale – prosegue il sindacato -. Riteniamo che, nell’ambito delle corrette relazioni industriali, determinati processi aziendali che coinvolgono i lavoratori, debbano passare da un confronto costruttivo e preventivo con l’RSU”.

    Nelle scorse settimane, si è anche avuta notizia della vendita da parte di Vestas di portafoglio di impianti da 656 MW a PLT Energia, società romagnola. “Come Fiom, riteniamo pertanto opportuno conoscere la veridicità rispetto alla tematica, ed accertarci che non ci siano alcun tipo di ripercussioni sugli asset organizzativi e occupazionali di Vestas Italia, derivanti dall’operazione effettuata” concludono dal sindacato dei metalmeccanici della Cgil.

    (leggi tutti gli articoli sulla Vestas https://www.corriereditaranto.it/?s=vestas&submit=Go)

  • L’impegno civico della Vestas

    L’impegno civico della Vestas

    Sono 191 i Paesi coinvolti in tutto il mondo per un pianeta più pulito. Questo è l’obiettivo del World Cleanup Day, uno dei più gradi movimenti civici del nostro tempo che unisce 60 milioni di volontari e volontarie. Per partecipare all’edizione del 2023 c’è tempo dal 16 settembre al 1 ottobre registrando il proprio cleanup come quello realizzato questa mattina dall’azienda danese Vestas presso il Parco Cimino di Taranto. L’azienda, che progetta e realizza turbine eoliche, ha organizzato raccolte rifiuti nelle diverse località in cui ha sede proprio come fatto lo scorso anno. In più quest’anno sono state coinvolte anche le famiglie dei e delle dipendenti così come sottolineato da Francesco Amati, direttore generale di Vestas Italia Srl.

    L’anno scorso avevamo intervistato Giovanni Brunetti, coordinatore per Vestas Italia del team sostenibilità, il quale aveva specificato che per la salvaguardia dell’ambiente avrebbero abbandonato l’utilizzo di generatori elettrici con combustibile diesel e benzina per passare a dei gruppi a energia pulita con pannelli solari con batteria all’interno che avrebbe dato la possibilità di non inquinare. Al coordinatore abbiamo chiesto se quanto affermato lo scorso anno è andato in porto. Le sue parole: “Dal punto di vista dei generatori abbiamo deciso, a livello aziendale, di cambiare completamente l’approvvigionamento per prendere solo e unicamente ibridi o ad energia pulita utilizzando i pannelli solari. Il cambiamento generale è avvenuto a livello internazionale e non è l’unica iniziativa portata a buon fine”.

    Tra queste ha enumerato un’iniziativa riguardante il parco macchine: “Dal 2025 non potremo più utilizzare auto ibride, a diesel e a benzina ma solo auto elettriche quindi ad inquinamento zero. Dal 2030 invece tutto ciò che produrremo, dunque la nostra turbina e gli altri componenti, saranno completamente riciclabili”.

    La Giornata Mondiale della pulizia costruisce ponti tra comunità disparate e include tutti i livelli della società, dai cittadini alle imprese, al governo ed è giunta alla sua quinta edizione, le precedenti hanno registrato i seguenti dati:

    Il 15 settembre 2018, la Giornata mondiale della pulizia ha unito più di 17,6 milioni di persone in 157 paesi;

    Il 21 settembre 2019, la Giornata mondiale della pulizia ha unito più di 21,2 milioni di persone in 180 paesi;

    La Giornata mondiale della pulizia del 19 settembre 2020 ha unito più di 11 milioni di persone in 166 paesi;

    La Giornata mondiale della pulizia del 19 settembre 2021 ha unito più di 8,6 milioni di persone in 190 paesi;

    La Giornata mondiale della pulizia del 19 settembre 2022 ha unito più di 14,8 milioni di persone in 190 paesi.

    La raccomandazione di proclamare il 20 settembre come giornata di azione globale nella lotta contro i rifiuti e l’inquinamento rappresenta un momento di svolta per la Giornata mondiale Cleanup e per il suo movimento globale. Questo riconoscimento nel calendario delle Nazioni Unite amplificherà la portata della rete e quindi il suo potere di avere un impatto. L’impatto di Let’s Do It World, l’organizzazione che organizza la Giornata, va però ben oltre le date e le risoluzioni.

    Sfrutta il potere dell’unità per promuovere il cambiamento, al di là dei confini, delle lingue e dei contesti. Con la Giornata Mondiale Cleanup in procinto di essere riconosciuta dalle Nazioni Unite, il movimento è forte della sua visione e del suo scopo collettivo, e del suo impegno costante per un futuro più pulito e sostenibile.

  • Vestas Blades, tensione con i sindacati

    Vestas Blades, tensione con i sindacati

    Lunedì si è svolto un incontro sindacale, in modalità video-call, per esaminare la questione riguardante l’eventuale assorbibilità dei superminimi erogati nella manovra salariale, disposta dalla società Vestas nel mese di giugno, in occasione dei cospicui aumenti dei minimi tabellari previsti nello stesso mese dal CCNL vigente.

    “Durante il confronto – le segreterie e le RSU FIM FIOM UILM Taranto – abbiamo ribadito all’azienda la nostra posizione in merito alle modalità con cui l’azienda stessa valorizza le professionalità espresse quotidianamente dalle lavoratrici e dai lavoratori. Nello specifico abbiamo espresso la nostra contrarietа e irremovibilitа rispetto al modus operandi attualmente applicato da Vestas. Infatti, nonostante l’azienda adotti aumenti superiori rispetto a quelli previsti dal CCNL li recupera sotto altre voci”. “Pertanto, non è accettabile l’atteggiamento della Vestas che, da un lato, ritiene di dover esercitare il diritto all’assorbimento dei superminimi e, dall’altro, non ha mai mostrato nessuna apertura alle proposte sindacali orientate alla tutela dei salari dal caro inflattivo in sede di contrattazione aziendale, peraltro pressochй inesistente. Il superminimo individuale, inoltre, corrisponde ad un accordo tra il datore di lavoro e il dipendente che ha il diritto di conoscerne i requisiti e accettare o meno l’istituto” affermano i sindacati.

    “In tema di inquadramenti contrattuali, per giunta, abbiamo ribadito come sia necessario un confronto per addivenire alla condivisione di un mansionario che esprima chiarezza e che permetta di garantire equità e trasparenza nell’attribuzione delle crescite professionali o negli adeguamenti rispetto alle declaratorie contrattuali – affermano FIM FIOM UILM Taranto -. Per avviare questi percorsi и necessario un repentino cambio di passo della società anche in termini di relazioni sindacali che non possono continuare ad essere gestite con l’atteggiamento di chi lo fa solo perché vincolato dai protocolli normativi”. “Di questi e tanti altri argomenti discuteremo con tutti i lavoratori di Vestas Blades nelle assemblee che convocheremo nei prossimi giorni e che seguiranno quelle già svolte con i lavoratori di Vestas Italia e dalle quali abbiamo registrato inequivocabilmente la delusione dei dipendenti in merito all’atteggiamento aziendale sui tanti temi emersi. Le assemblee saranno l’occasione più utile per effettuare con i lavoratori delle valutazioni più di dettaglio decidendo insieme le azioni da mettere in campo” concludono FIM FIOM UILM Taranto.

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  • Vestas, sindacati criticano l’azienda

    Vestas, sindacati criticano l’azienda

    In questi giorni, in Vestas si sta attuando là cosiddetta manovra aziendale annuale “merit increase”. Secondo quanto sostengono le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm e le RSU di Vestas Italia e Vestas Blades, “ai lavoratori di Vestas Italia e Vestas Blades, l’azienda sta riconoscendo in maniera del tutto unilaterale ed individuale – a circa l’80 % delle maestranze- un superminimo assorbibile che varia dall’1 al 3 % del valore della RAL. Nella lettera consegnata, l’azienda comunica al lavoratore che verrà incrementata la sua retribuzione mensile, specificando nella stessa testualmente: “il superminimo potrà essere assorbito in occasione di futuri aumenti previsti da contratto o a mutamenti di mansione comportanti l’inquadramento ad un livello superiore”.

    “Si tratta evidentemente di una manovra aziendale in cui da una parte l’azienda finge di aumentare il salario ai lavoratori, ma dall’altra toglie ai lavoratori stessi i soldi derivanti dagli aumenti contrattuali e scaturiti dalla contrattazione collettiva delle parti sociali in fase di rinnovo del CCNL, che quest’anno ha raggiunto l’importante valore di 123,40 € al livello C3 (ex 5º) – affermano i sindacati e le RSU -. Pertanto consideriamo tale atteggiamento aziendale scorretto nei confronti dei lavoratori e di chi li rappresenta, ed esortano l’azienda a ripristinare le corrette relazioni industriali attivando da subito un tavolo con le organizzazioni sindacali che discuta seriamente di aumenti salariali attraverso la contrattazione di secondo livello che inevitabilmente non possono essere considerati premi assorbibili”.

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