Per la soluzione della vertenza Vestas, si dovrà ancora attendere. Ma la sensazione è che anche questa volta ci sarà da soffrire per i lavoratori, con un finale ancora tutto da scrivere e che non lascia presagire nulla di buono. Dopo le turbolenze delle ultime settimane, questo pomeriggio si è svolto un incontro a Bari presso l’assessorato al Lavoro della Regione Puglia coordinato da Leo Caroli, responsabile della task force regionale per il lavoro. Al termine del quale si è deciso di sospendere il tavolo sulla vertenza, con la promessa di aggiornarsi entro i prossimi 30 giorni, visto che al momento azienda e sindacati sembrano essere molto distanti sul da farsi.
In ballo ci sono 338 lavoratori somministrati, che le organizzazioni sindacali vorrebbero che l’azienda assumesse in via definitiva; di contro, la multinazionale svedese che realizza turbine e pale eoliche, si è dichiarata indisponibile ad una tale eventualità, rimarcando una posizione che in realtà tiene da anni: ovvero quella di servirsi dell’intermediazione delle agenzie interinali, attraverso le quali attinge forza lavoro a seconda delle richieste del mercato. Che a detta della stessa azienda nell’incontro della scorsa settimana nella sede di Confindustria Taranto, non langue, anzi: nei prossimi mesi a Taranto si produrrà un numero complessivo di pale pari a 1311 esemplari. Inoltre, sono previsti nuovi investimenti per la realizzazione di nuove pale per le turbine V-112 e V-117: ma in tema di stabilizzazione dei 338 lavoratori interinali, al momento, nemmeno a parlarne. Così, in attesa di una nuova convocazione da parte della Regione Puglia, i sindacati incontreranno tutti i lavoratori dei due stabilimenti tarantini, quelli a impiegati a tempo indeterminato e non, per studiare azioni congiunte e cementificare la solidarietà tra i lavoratori che si trovano ad usufruire di condizioni contrattuali diverse. Ma in oltre 300, dopo aver lavorato per 36 mesi continuativi, rischiano concretamente di restare a casa.
(leggi anche http://www.corriereditaranto.it/2017/10/17/vestas-incontro-azienda-sindacati-ok-investimenti-nuove-commesse-no-stabilizzazione-somministrati/)
Una vertenza che viene da lontano
La vertenza Vestas, la multinazionale danese che produce turbine e pale eoliche distribuite in tutto il mondo, ha radici lontane. A Taranto sono rimasti due dei tre stabilimenti originari: il sito Vestas Nacelles fu infatti chiuso nell’autunno del 2013, con ben 147 lettere di licenziamento collettivo, poi ridimensionati da un accordo alquanto pittoresco (come lo definimmo sulle colonne del ‘Tarantooggi’ in quegli anni di vertenze che spuntavano da tutte le parti, come Marcegaglia Buildtech, l’ex Miroglio, Teleperformance, etc). Attualmente sono in attività gli stabilimenti Vestas Blades e Vestas Italia, che occupano 658 dipendenti, di cui ben 338 somministrati: più della metà in pratica. Un’anomalia che dalla scorsa primavera agita lavoratori e sindacati, una consuetudine per la multinazionale danese, che da tempo hanno sentito l’aria l’arrivo di una nuova crisi ovvero di decine di licenziamenti. Che nel mercato del lavoro odierno, quando si parla di interinali, vuol dire mancata conferma del contratto a tempo determinato, tanto per intenderci.
Quando nel 2013 scelse di chiudere il sito tarantino di Nacelles, la multinazionale danese motivò la decisione con la carenza di richieste da parte del mercato della turbina V-90, prodotta a Taranto. Salvo poi scoprire, come denunciammo sempre sulle colonne del ‘TarantoOggi’ nel febbraio del 2014, che la multinazionale danese aveva delocalizzato la produzione della turbina V-90 nello stabilimento spagnolo di Leòn, grazie ad un costo del lavoro e produttivo all’epoca più vantaggioso per l’azienda. Che si rifiutò di salvare i posti di lavoro del sito tarantino Vestas Nacelles, non consentendo la produzione della turbina V-112 per cui fu scelta sempre la Spagna, nello stesso sito di Leòn, sempre sostenendo la tesi dello svantaggio di natura fiscale previsto dalle leggi italiane rispetto a quelle spagnole. Per questo il 1 gennaio del 2014 il sito tarantino chiuse i battenti, con 127 lavoratori ingabbiati nell’accordo del novembre 2013, che prevedeva la ricollocazione di 38 di essi nei primi mesi del 2014, a cui si sarebbero dovuti aggiungerne altri 60 nelle altre due unità produttive della Vestas esistenti a Taranto (Blades e Italia), previo percorso formativo finanziato con 1 milione di euro dalla Regione Puglia, per la produzione delle pale eoliche e la manutenzione degli impianti. Con una precisazione ben chiara: nel corso dell’intervento della cigs ed a valle del percorso formativo della Regione, attesi gli sviluppi di mercato per effetto dell’investimento nel sito Vestas Blades, “ove il dato previsionale sarà stato confermato dalle richieste di acquisto, potranno consentire fino a 60 ulteriori proposte occupazionali in favore di lavoratori del bacino Vestas Nacelles”. Ad altri 30 lavoratori invece, l’azienda avrebbe offerto la possibilità di ricollocazione in attività industriali già esistenti in Europa (tra Inghiterra, Spagna, Danimarca e Germania).
Oggi, a tre anni di distanza dalla chiusura del sito Nacelles, i problemi si sono trasferiti nello stabilimento Vestas Blades, per il quale nell’autunno del 2013 l’azienda prese l’impegno di un investimento di 9,5 milioni di euro (per produrre le pale eoliche della turbina V-112 realizzata in Spagna) per trasformarlo in “centro di eccellenza per tutta l’Europa”. La multinazionale svedese, lo ricordiamo, giunse a Taranto negli anni ’90 grazie agli incentivi della legge 181 del 1989 sulla reindustrializzazione delle aree di crisi siderurgica e sempre con i bilanci in attivo (così come molte altre aziende su citate). Secondo fonti sindacali la Vestas avrebbe inoltre ottenuto dallo Stato italiano, mediante sgravi fiscali e incentivi alle assunzioni, aiuti per almeno 2 milioni di euro.
(leggi qui tutte le notizie sulla vertenza Vestas http://www.corriereditaranto.it/?s=vestas)

