Ascolta l’audio dell’articolo
Sacchi di spazzatura che diventano sempre più numerosi, rifiuti che si riversano sul marciapiede, mosche e cattivi odori: è il bel panorama di cui godono i bambini e gli insegnanti della scuola elementare dell‘Istituto Comprensivo “E. De Amicis” di Talsano.
Proprio all’angolo dell’edificio, infatti, a pochi passi dalle finestre delle aule scolastiche, la mancanza di senso civico di alcuni residenti ha trovato la sua massima espressione nell’accumulo indiscriminato di sacchi di rifiuti indifferenziati, successivamente sventrati dagli animali randagi che, di notte, si cibano degli avanzi contenuti.
Scene da Quarto Mondo, testimonianza del degrado nel senso letterale del termine, ovvero di deterioramento e impoverimento, sociale quanto culturale.
Dalle finestre delle case i residenti scrutano mentre fotografiamo questo ennesimo scempio, poi scendono in strada a raccontare: per alcuni si tratta di famiglie che vivono nel prolungamento di via Domenico Savino, dove il restringimento stradale impedirebbe al camion di Kyma Ambiente di ritirare i rifiuti; un tacito accordo, insomma.
Nulla di più falso.
I residenti di via Domenico Savino insorgono, mostrano i carrellati nei quali eseguono correttamente la differenziata (come molti altri residenti della zona, peraltro), negano che Kyma Ambiente abbia difficoltà a ritirare i propri rifiuti: “Sono, anzi, venuti proprio oggi a ritirare l’organico, essendo lunedì”, spiega un condomino, mostrando l’apposito contenitore appena svuotato.
Effettivamente, un mezzo della partecipata incaricata della gestione dei rifiuti gira proprio in quel momento per le strade di Talsano ma, di fronte ai rifiuti accumulatisi davanti alla scuola De Amicis, tira dritto. Per gestire questa situazione, infatti, l’azienda deve mettere a disposizione mezzi e operatori extra, in orario differente.
Eppure, come abbiamo documentato fotograficamente, i sacchi si ammassano sul marciapiede dell’edificio almeno da sabato.
Ma la scuola primaria vicina al corso principale di Talsano non è l’unico punto di “raccolta”: anche piazza Lo Jucco, di nuovo un posto frequentato dai bambini, è meta gettonata delle “sacche di resistenza” alla differenziata.
Una commerciante, visibilmente esasperata, si affaccia per spiegarci la situazione: “I responsabili li conosciamo benissimo, abitano qui vicino. Non hanno alcuna voglia di differenziare i rifiuti e abbandonano qui la loro spazzatura, tanto sanno che prima o poi la vengono a ritirare. Il problema è che, qualche giorno fa, i sacchi erano ammassati lungo tutto il marciapiede e impedivano addirittura l’accesso al mio negozio”.
Una testimonianza che fa emergere due punti di vista interessanti: il primo è che per molti differenziare i rifiuti appare più una scelta che un obbligo di legge; il secondo è la deresponsabilizzazione che colpisce il classico qualunquista tarantino, secondo cui la colpa è sempre della mala gestione. Insomma, io scarico la mia spazzatura davanti ai giochi per i bambini perchè non mi va di ottemperare ad un obbligo di legge ma, se i rifiuti si accumulano e cominciano a costituire un pericolo per la salute pubblica, la colpa è di chi non li ritira.
Un fondo di verità, tuttavia, c’è: l’assenza totale di videosorveglianza, indispensabile per correggere almeno inizialmente un deficit culturale di tale portata, rischia di avallare situazioni del genere.
In realtà, Kyma Ambiente aveva implementato, tra 2022 e 2023, il numero delle foto trappole disseminate tra i quartieri e le periferie: un numero insufficiente, evidentemente, a contenere una situazione che rischia di andare presto fuori controllo.
Non va meglio nelle stradine interne, dove in alcuni casi è impossibile passare sugli stretti marciapiedi a causa dei sacchetti che strabordano dai contenitori.
Peggio ancora nelle zone di campagna, dove si possono trovare testimonianza del cosiddetto “turismo dei rifiuti”: passeggini, mobili in disuso, elettrodomestici, complementi d’arredo di vario genere abbandonati in zone così isolate da non possedere illuminazione pubblica nè strade asfaltate, figuriamoci le videocamere per la sorveglianza.

È la periferia delle assenze di cui parlavamo in precedenza: assenza di senso civico ma anche assenza delle istituzioni, assenza di controllo, terra di nessuno in cui chiunque si sente autorizzato ad agire come meglio crede, a scapito di tutti.
Situazioni vecchie di anni, come ci raccontano i residenti di via Goldoni, una strada che non potrebbe nemmeno essere definita tale per la totale mancanza di asfalto, nonostante costeggi case, scorci stupendi di campagna e si trovi alle spalle di un’importante zona industriale.
Ma non divaghiamo: è chiaro che la prossima amministrazione comunale dovrà farsi carico con estrema urgenza della situazione rifiuti a Taranto, in città quanto nelle periferie, prima che l’arrivo del caldo trasformi tutto in un’emergenza sanitaria degna dell’intervento dell’esercito, come si era già paventato qualche tempo fa.




